Coppa Davis, per la stampa italiana è "una figuraccia kazaka". Ora lo spareggio a settembre

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Coppa Davis, per la stampa italiana è “una figuraccia kazaka”. Ora lo spareggio a settembre

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Le reazioni della stampa italiana all’incredibile rimonta subìta dall’Italia in Kazakistan, da 2-1 a 2-3, con Fognini e Seppi battuti da Kukushkin e Nedovyesov nell’ultima giornata di singolari. Era già successo un mese fa alle azzurre di Fed Cup, di perdere dilapidando un vantaggio di 2-0 contro la Francia a Genova. A settembre lo spareggio per restare nel World Group

Azzurri, l’incubo peggiore. Una figuraccia kazaka

Vincenzo Martucci, La Gazzetta dello Sport del 9.03.2015

 

Battuti, beffati, delusi? Come escono gli azzurri di Coppa Davis dal 3-2 di Astana contro il Kazakistan che li costringe allo spareggio di settembre per restare in serie A dopo la semifinale dell’anno scorso? Sono sorpresi. Dal tennis, dal destino, dall’intelligente solidità di Kukushkin e dall’offensività totale di Nedovyesov, i ragazzi di Coppa Davis — «hanno dato tutto fino all’ultima palla e non ho niente da rimproverargli» — come sottolinea capitan Barazzutti, ma si sono fatti rimontare proprio come un mese fa le colleghe di Fed Cup contro avversarie altrettanto anonime, come Garcia e Mladenovic. «Ma lì il nostro doppio, numero 1 del mondo, ha perso in 55 minuti appena, i due match sono completamente diversi», insiste il c.t. forse per la prima volta più magnanimo con gli uomini. Infatti i ragazzi Seppi e Fognini sono soprattutto sorpresi, in negativo, da se stessi. Andreas s’è arreso dopo un set: lui che è un maratoneta e l’uomo sicurezza, lui che sta giocando il miglior inizio d’anno di sempre, si blocca così davanti al numero 58 del mondo? «Non mi può scappare via il secondo set in quel modo, ho avuto 20 minuti che non sapevo cosa fare, non trovavo soluzioni, non trovavo il ritmo al servizio, come alla risposta, bravo lui». E Fabio si arena per la prima volta in Davis, come l’anno scorso nei grandi tornei, quand’è avanti due set a uno e poi all’alba del quinto set e ancora sul 5-4, quando ha il match in pugno. Troppo, anche contro il numero 130 del mondo che sul 4-1 ha chiaramente paura di vincere: «Sono dispiaciuto, è stata una partita molto lunga e combattuta, ho perso contro un avversario che non so perché è così in basso in classifica. Ce l’ho messa tutta, mi dispiace soprattutto per il capitano che mi ha dato fiducia in un match così importante e in un mese e mezzo ha preso due brutte insaponate».

TATTICA Il capitano filosofeggia: «Succede, questo è lo sport, abbiamo lottato e abbiamo perso, ora torniamo subito in pista, pronti a ripartire». Già, ma lui ed Andreas, dopo il match di venerdì di Bolelli, avevano avuto una bella anticipazione di quanto fosse difficile schiodare Kukuskhin dalla sua Maginot: possibile che anche un giocatore più solido come l’altoatesino sia crollato dopo un set, distrutto di tennis e quindi di testa? E che dire di Fabio? Possibile che un ex numero 13 del mondo (oggi comunque 22) non sappia gestire un picchiatore classico da cemento indoor, sfruttando le occasioni che quello sempre concede, falloso com’è da fondo? Certo la storia della domenica, al National Tennis Center di Astana, s’è snodata in modo drammatico, dopo il 2-1 pieno di sorrisi del doppio di sabato. Sul 7-6 5-0 per Kukushkin, il c.t. sbaglia nel far alzare dalla panchina il solo Fognini per il riscaldamento, lasciando a Bolelli il ruolo di tifoso ed aiutando nella scelta dell’ultimo singolarista la panchina avversaria, già perplessa dal 4-0 nei testa a testa fra Fognini e Golubev. E, pronti: via, tutti sono a bocca aperta davanti al bum-bum di Nedovyesov. Possibile che nessuno l’avesse visto in finale a Bergamo a febbraio contro Paire? Sasha, ucraino di nascita e povero di mezzi economici, è stato All American alla Oklahoma University, poi è stato maestro di tennis a casa sua e, quand’è entrato nei primi 100 del mondo, è stato assoldato dai signori del metano di Astana. Insomma, è un talento tardivo, a 28 anni compiuti, ma non è solo la spalla di Golubev nel miracoloso doppio dell’anno scorso a Ginevra contro Federer e Wawrinka, non è solo un giocatore da Challenger. «Mi meraviglio che abbia avuto solo quel calo nel quinto set», si sorprende Fognini. Che sicuramente è arrivato in Kazakistan poco allenato sul cemento, dopo la stagione sulla terra rossa sudamericana, e che ha dovuto giocare una partita nella partita contro i giudici di linea…..

In Kazakhstan l’Italia torna piccola Davis, Seppi e Fognini sconfitti da Kukushkin e Nedovyesov

Gianni Clerici, la Repubblica del 9.3.2015

E’ abbastanza noto che la Coppa Davis sia presenza anomala in uno sport come il tennis, che ha introdotto per primo valutazioni del computer atte a stabilire rapporti matematici tra i suoi praticanti. E’ infatti insolito non soltanto che il n. 58 prevalga sul n. 35, in modo tanto netto che un co-spettatore televisivo sia giunto a suggerirmi di rivolgermi a Djokovic per chiedergli se si ritenesse l’autentico numero uno del mondo, e non lo fosse invece il kazarusso Kukushkin, attratto dalle righe quasi un’umana calamita, capace di avvilire Seppi lasciandogli quattro games nel secondo e terzo set. Lo stupore di simile partita, nella quale le scelte tattiche dell’italiano altro non avevano fatto che giovare a Kukushkin, è stato tuttavia sommerso dalle sorprese della seconda, quella tra il nostro Fognini e il kazacraino Alexandre Nedovyesov. Simile incontro era giunto grazie a una duplice sostituzione, peraltro consentita dal regolamento della Davis. Gli strateghi italiani avevano pensato che un tennista esperto di Davis quale Fognini, giunto ad Astana con qualche ritardo ma apparentemente ambientatosi dopo il doppio di ieri, desse maggiori garanzie di un Bolelli addirittura connivente nella scelta. Gli ospitanti avevano a loro volta deciso di sostituire il kazarusso Golubev con il kazacraino Nedovyesov, n. 130 del mondo, un bell’atleta che aveva raggiunto, quale maggior successo, la finale del Challenger di Bergamo. Simili scelte, all’apparenza bizzarre, si son rivelate felici per i padroni di casa, anche perché agli italiani era toccato in sorte un capitano non più lungimirante dei tempi in cui era stato dignitoso tennista, mentre i kazaki avevano dalla loro un visionario del nome di Dias Doskarayev. Nel favorirli, oh certo involontariamente, è stato dapprima Andreas Seppi che, privo dell’abituale, fraterno aiuto di coach Sartori, non si è reso conto che l’avversario non fosse, a volte, una sorta di vivente pubblicità dei teloni pubblicitari di fondo campo e, dopo ben due dropshot riusciti all’inizio della partita, altro non ha fatto che favorire i rimbalzi irresistibili, specie di rovescio, di Kukushkin, senza mai più smorzargli la palla o alzargliela sopra la spalla. Raggiunti quindi sul due pari i nostri erano – così mi dice un informatore – ottimisti per la scelta apparentemente disperata del giovanottone ucraino, al posto di un Golubev che non era parso soddisfare il Presidente Nazarbaiev, peraltro assente nelle prime due giornate, ma ieri osannato quale dev’essere un Dittatore Tennista. Apparentemente ignaro degli schemi contemporanei che ritengono obsoleto il serve and volley, il giovanotto ne ha messo in pratica un incontro d’attacco che, in giorni più ispirati e su campi più morbidi, avrebbe dovuto essere ideale per un passatore quale Fognini. Superato dagli attacchi e dalla sorpresa che gli avevano fatto smarrire un primo set al tiebreak, Fabio pareva aver trovato sufficiente lunghezza per rendere complicati gli approcci dell’avversario. Nell’ottavo game del secondo, e nel quinto del terzo, gli riuscivano infatti due peraltro complessi break, che lo issavano in vantaggio di due set a uno. Ma, quando molti ritenevano ormai risolto lo spettacolo, pur dopo due ore e venti minuti, la tattica audace dell’omone, e la crescente fatica del nostro, forse ancora vittima di jet lag, riaprivano un copione spesso banale. Due doppi errori e un gratuito ferivano Fabio con un break nel secondo game del quarto set, che l’affaticato avrebbe sofferto sino al quinto. E qui il nerbo, la freschezza, e gli insistenti attacchi dell’uomo del destino avrebbero prevalso, dopo che Fabio, indietro 1 a 4, ci avrebbe nuovamente illusi recuperando, ahi-noi invano, sino ad un evanescente vantaggio di 5 a 4. Al di là dell’occasionale patronimico del capitano kazako, non si può trattenersi dal pensare al ripetuto copione negativo dei nostri attori maschi e femmine. di entrambe le squadre azzurre superate da scelte audaci quanto felici degli avversari di Fed e Davis Cup

Davis, l’Italia si butta via

Stefano Semeraro, La Stampa del 9.03.2015

I cosacchi sognano da tempo di abbeverarsi alla Coppa Davis. Difficilmente ci riusciranno, intanto fanno vittime eccellenti. Ultima della serie un’Italia fragile, confusa e soprattutto illusa, dopo il doppio vinto sabato, che Astana fosse pronta a cadere. Il Kazakistan, per carità, non è la Finlandia, né lo Zimbabwe – tanto per citare gli sprofondi più neri degli ultimi 15 anni azzurri.

Kazaki rognosi In casa dal 2008 a oggi i kazaki hanno perso solo una volta (nel 2013 con i cechi) e a luglio si giocheranno il terzo quarto di finale consecutivo, il quarto in totale da quando nel 2010 sono approdati al World Group. Insomma trattasi di squadra rognosissima, formata da una curiosa genia di mercenari russi e ucraini attaccatissimi alla bandiera (e ai rubli della loro nuova patria), primo fra tutti Mikahil Kukushkin, n. 58 del mondo che – tanto per dire – oggi sarebbe n. 1 anche in Russia. La sconfitta per 3-2 rimediata dagli azzurri per meritare un posticino fra le multiformi «Coree» del nostro sport: per come è maturata e perché, proprio come in Fed Cup dopo la sconfitta di Genova con la Francia, ci condanna agli spareggi salvezza (ad aprile per le donne, a settembre per gli uomini). Un brutto risveglio: nelle coppe pensavamo di essere da corsa, invece rischiamo una duplice serie B.

«Sofferto come un cane» «Mi spiace soprattutto per Barazzutti – ha commentato con auto-sarcasmo Fognini – in due mesi si è preso due belle insaponate». Ieri sul 2-1 sarebbe bastato un punticino per evitare lo shampoo kazako e approdare ai quarti (contro l’Australia, a luglio), invece siamo inciampati nel barbiere Kukushkin, che ha riservato a uno spaesato Andreas Seppi lo stesso servizio in tre set somministrato il primo giorno a Simone Bolelli. E soprattutto su Aleksandr Nedovyesov, n. 130 del mondo, capace sul 2-2 di strappare il punto della vittoria in 5 rocamboleschi set a Fabio Fognini, l’eroe mancato della giornata, che pure si era trovato avanti 2 set a 1 e anche nel 5 pareva averci messo una pezza (4 pari da 1-4 e due palle per il 5-4). Il «Fogna» era stato tenuto a riposo nella prima giornata, ieri Barazzutti ha deciso di giocarselo a sorpresa in sostituzione di Bolelli ma lo spariglio vincente, la vera mossa da Coppa Davis, l’ha azzeccata il capitano kazako Doskarayev, preferendo a Golubev l’impronunciabile ma spavaldo doppista Nedovyesov, che ci ha disarcionato servendo come un fabbro e sfruttando sia l’irritante arbitraggio dei giudici di linea, sia i fatali passaggi a vuoto di Fognini. «In panchina ho sofferto come un cane – ha esalato Barazzutti – ma la Davis è così: tante volte abbiamo vinto lottando come pazzi, stavolta è andata male a noi». La dura legge della Coppa. A settembre per restare nel World Group

Per l’Italia sono Kazaki amari

Piero Valesio, Tuttosport del 9.03.2015

Il signor Nedovyesov non fa il cameriere. O meglio: magari, a tempo perso, quando è tornato in Ucraina e non sapeva bene che fare della sua vita dopo gli studi in America, qualche serata al ristorante non da cliente, per sbarcare il lunario, l’avrà anche trascorsa, chissà. In fondo non s’è mai capito se Peter Szoke si fosse invece dilettato davvero con la nobile arte del servire ai tavoli o se invece fosse il gestore di un albergo-ristorante: la vox populi ha raccontato questa storia migliaia di volte dopo che l’ungherese battè Panatta in un match di Davis di tanti anni fa. Ciò che Szoke e Nedovjesov hanno mostrato di avere in comune, però, è l’attitudine a cuocere i big italiani Come saprete ieri è stata la volta di Fabio Fognini, numero 22 del mondo, arrendersi al ucraino-kazako che invece al mondo è 130 e poche settimane fa si dibatteva con alterne fortune al Challenger di Bergamo. Ci sentivamo pronti, dopo il doppio vittorioso, a entrare nei quarti di Davis stuzzicanti come un fois gras; siamo ripartiti da Astana abbigliati come un carrello di bolliti. Non una bella cosa, decisamente.

Non è la Corea Buttati fuori dal Kazakhstan: pazzesco, si dovrebbe dire. Mettiamo subito a tacere la coscienza ricordando che quella kazaka non è la pallonara Corea del Nord di Pa Doo Ik e nemmeno l’Ungheria di Szoke: ma una squadra multinazionale di tennis che l’anno scorso ha fatto vedere i sorci verdi alla Svizzera di Federer e Wawrinka. Aggiungiamo anche che dopo il doppio spirava una strana aria, come se ci fosse qualcosa di oscuro che ci aspettava dietro l’angolo. Niente più di una sensazione, certo: però l’idea che fosse Seppi a dover conquistare contro Kukushkin il punto decisivo nei più qualche tremore lo suscitava. Direte voi: ma come? II Seppi che ha buttato fuori Federer dall’Australian Open? Si sarebbe dovuto ritenere sfavorito un Seppi così? Perdere con Kukushkin si può: perdere rimediando pure un ovetto (nel senso di un set perso a zero) no. Ha servito male, Andreas e lui stesso lo ha ammesso. Ma non basta Lui che è uno di quelli, nel circuito, che maggiormente si muove a suo agio quando il match si prolunga nel tempo, avrebbe dovuto sputare l’anima e inventarsi follie per evitare che, come dicono i giocatori in gergo, l’avversario gli passasse sopra. Invece si è fatto, semplicemente, passare sopra. E non va bene. Anche perché Seppi sapeva benissimo che dopo di lui avrebbe rischiato di arrivare il diluvio: Barazza si sarebbe trovato nella condizione di scegliere fra un Bolelli che aveva rimediato, a sua volta, una dolorosa asfaltatura nel primo incontro e un Fognini non fisicamente al top, con poche ore di allenamento sul veloce indoor dopo la campagna sudamericana e perdipiù in un ambiente a lui molto avverso: nel senso che il demone sempre albergante nel suo cuoricino sarebbe stato ad alto rischio di esplosione con tutti gli errori dei giudici di linea che mai così frequentemente si erano manifestati su un campo da tennis ai tempi nostri. Invece Seppi si è liquefatto.…..Barazza ha scelto (a ragion veduta) Fognini che è pur sempre il nostro top player e quando si è capito che Fogna avrebbe dovuto vedersela contro Nedovjesov e non contro Golubev a qualcuno un sogghigno sarà dal sen fuggito.

Troppo normale «Ditemi voi se uno che gioca così deve essere fuori dai primi 100 giocatori del mondo. Ma lo avete visto? Ha tenuto un livello folle, sempre». Fabio ha commentato così la sua sconfitta. Un Fabio buono nel senso che non ha mai dato spazio a quel demone di cui sopra: ha cercato di restare in partita, perfino da 1-4 sotto nel quinto ha trovato la forza di risalire, di riagganciare l’avversario tremebondo. Ma poi ha vinto l’avversario ex-tremebondo, forte di un servizio superiore certo (20 aces contro 9) ma anche di una maggior consapevolezza di sé. Il novello Szoke è stato un verso davisman, Fognini no. E’ stato un giocatore normale che ha provato a vincere e ha perso. Per vincere un match così avremmo avuto bisogno di una Schiavone o di una Pennetta d’antan invece non l’abbiamo. Questo è il problema

Seppi-Fognini che gaffe

Alberto Giorni, il giorno del 9.03.2015

Harakiri Italia, seconda puntata. Dopo la clamorosa rimonta subita dalle ragazze di Fed Cup contro la Francia a Genova, anche gli azzurri si lasciano scappare una qualificazione che sembrava in pugno, scivolando da 2-1 a 2-3 sul veloce indoor di Astana: ai quarti di Coppa Davis sarà il Kazakistan ad affrontare l’Australia, invece l’Italia tornerà in campo il 18-20 settembre nello spareggio per rimanere nel World Group, la serie A. I rimpianti sono molti, perché ieri sarebbe bastato portare a casa un singolare, invece Andreas Seppi è crollato 7-6(8), 6-0, 6-4 contro Mikhail Kukushkin (già giustiziere di Bolelli venerdì), mentre Fabio Fognini dopo una maratona ha alzato bandiera bianca davanti a Aleksandr Nedovyesov, 7-6(5), 3-6, 4-6, 6-3, 7-5. Proprio Nedovyesov, 28 anni, è stato l’inatteso eroe per il Kazakistan, in perfetto stile Davis. Numero 130 del mondo (Fognini è n.22), mandato in campo a sorpresa sul 2-2 dal capitano Doskarayev al posto del più esperto Golubev, il ragazzone nato in Ucraina ha esibito un gran servizio e uno straordinario coraggio facendo esplodere di gioia il presidente della Repubblica kazaka, Nazarbayev. Fognini, che l’anno scorso aveva trascinato i compagni in semifinale, era stato escluso dal primo singolare, ma è stato scelto da capitan Barazzutti per il match decisivo, dove pareva in pieno controllo. Avanti due set a uno, pero, ha commesso troppi errori all’inizio del quarto; nel quinto ha rimontato da 1-4 a 4-4, ma non è stato lucido nel momento decisivo. Anche ieri si sono verificate parecchie sviste arbitrali (seppur corrette dall’Occhio di Falco tecnologico, hanno innervosito comunque i nostri), ma sportivamente gli azzurri non hanno cercato alibi. «Gli sbagli dei giudici di linea sono stati evidenti — sottolinea Fognini —, ma non deve essere una scusa. Nedovyesov si è espresso al di sopra del suo ranking. Mi posso rimproverare quel primo game del quarto set: ho commesso due doppi falli e lui ha ripreso fiducia». Barazzutti concorda: «Loro hanno giocato meglio di noi. Fabio ci ha provato fino alla fine, ma Nedovyesov è stato sorprendente, meritando il successo. Questa è la Davis, ai ragazzi non posso rimproverare nulla».

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Finals Coppa Davis 2022: i calendari dei gruppi

L’Italia esordirà contro la Croazia il 14 nel girone di Bologna. Il 16 la sfida con l’Argentina, il 18 quella con la Svezia. Tutti i calendari degli altri gironi

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Sono stati compilati stamani, 12 maggio, i calendari dei Gruppi delle Finals della Coppa Davis che si svolgeranno a settembre dal 14 al 18 settembre nelle quattro sedi designate e cioé Bologna, Valencia, Amburgo e Glasgow.

Vediamo innanzitutto il sorteggio del gruppo A, quello dove è inserita l’Italia e che si giocherà per l’appunto a Bologna alla Unipol Domus Arena, località Casalecchio di Reno.

Il calendario prevede subito per l’Italia un esordio in salita con l’ostacolo più duro, la Croazia vice campione in carica. La sfida si disputerà il 14 settembre, mentre il 16 l’Italia incontrerà l’Argentina e il 18 la Svezia, sempre alle ore 16 (che è l’orario unico per tutti i match del gruppo).

 

Quindi nella sostanza avversari di livello decrescente per i nostri tennisti (lo schema è lo stesso per tutti i gironi, le squadre delle prime due fasce all’atto del sorteggio si affrontano subito). Guardando il bicchiere mezzo pieno e ricordando che passano le prime due di ogni girone alle Finals di Malaga in programma a novembre, per l’Italia sarà fondamentale iniziare subito alla grande di modo da poter affrontare senza patemi l’ultima sfida con gli svedesi, sulla carta gli avversari più morbidi.

Questo il calendario del Gruppo A:

13 settembre Argentina-Svezia

14 settembre Croazia-Italia

15 settembre Croazia-Svezia

16 settembre Italia-Argentina

17 settembre Croazia-Argentina

18 settembre Italia-Svezia

Questi invece i calendari degli altri gruppi. Iniziamo dal gruppo B, quello di Valencia (tutte le sfide inizieranno alle ore 16):

13 settembre Canada-Corea

14 settembre Spagna-Serbia

15 settembre Serbia-Corea

16 settembre Spagna-Canada

17 settembre Canada-Serbia

18 settembre Spagna-Corea

Big match il secondo giorno con la sfida tra Spagna e Serbia.

Calendario gruppo C (quello di Amburgo, inizio sfide ore 14)

13 settembre Belgio-Australia

14 settembre Francia-Germania

15 settembre Francia-Australia

16 settembre Germania-Belgio

17 settembre Francia-Belgio

18 settembre Germania-Australia

Calendario gruppo D (quello di Glasgow, inizio sfide ore 14 locali, 15 in Italia)

13 settembre Kazakistan-Olanda

14 settembre USA-Gran Bretagna

15 settembre USA-Kazakistan

16 settembre Gran Bretagna-Olanda

17 settembre USA-Olanda

18 settembre Gran Bretagna-Kazakistan

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“Una squadra” di Domenico Procacci: a Roma si rivive la Coppa Davis del 1976

Stamattina alla Casa del Cinema a Villa Borghese, un’anteprima della docuserie sulla squadra di Davis italiana più grande di sempre

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Le grandi squadre, nel calcio, hanno spesso una “filastrocca” che racchiude i nomi dei più importanti giocatori, che ne incarnano la fama e lo splendore (Gre-No-Li del Milan, Didì-Vavà-Pelè per il Brasile e via dicendo), ma anche in uno sport individuale come il tennis c’è stato uno schieramento che ha fatto storia, e non solo nella nostra Italia. Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Tonino Zugarelli, i quattro tenori che nei secondi anni ’70 fecero grande l’Italia della racchetta, con 4 finali di Coppa Davis in 5 anni. Raramente si è vista una squadra di Coppa Davis con 2 top 10, un top 15 che avrebbe potuto fare anche meglio, e il giocatore “meno forte” che è stato n.24 al mondo, capitananti da un ex campione e grande personaggio come Nicola Pietrangeli. Gli azzurri di quei tempi avevano questa formazione di livello assoluto, eppure mai (per vicende politiche, di gran meschinità) sono stati celebrati abbastanza dopo la Coppa Davis vinta a Santiago, in casa di Pinochet, nel 1976. La dittatura che c’era in Cile creò discussioni ben oltre il tennis e rese una storia che doveva essere leggenda quasi una vergogna, senza mai farne parlare abbastanza.

Eppure, negli ultimi anni, qualcosa si è mosso: il riconoscimento (per quanto quasi un contentino, inserito tra le finali di doppio maschile e singolare femminile) a Panatta e alla squadra agli Internazionali d’Italia del 2016, il quarantennale della sua vittoria lì e al Roland Garros, varie conferenze, una delle storie di Federico Buffa dedicate su Sky…fino ad oggi, alla proiezione di un’anteprima di Una squadra” di Domenico Procacci, tenutasi alla Casa del Cinema a Villa Borghese, a cui è seguita una conferenza di presentazione con i protagonisti nel campo e coloro che hanno reso possibile quest’opera con il proprio lavoro (mancava il solo Pietrangeli per motivi personali). Un docufilm appassionante, intenso, al cinema il 2,3,4 maggio sempre come anteprima e sui canali di Sky dal 14 maggio, oltre a un succoso libro con le interviste ai cinque protagonisti da parte del regista Procacci.

Una squadra“, come già emerse dalla prima presentazione in occasione delle ATP Finals a Torino, è una serie che va ben oltre il semplice campo e le racchette. Una storia di uomini e dei loro destini, delle loro vite, anche dei loro contrasti che chiaramente tra campioni così giovani non mancano di certo. Come ha egregiamente riassunto Adriano Panatta in una delle sue risposte mai banali nella conferenza post proiezione: “Eravamo quattro ragazzi che giocavano benino a tennis, e avevano vinto qualche trofeo, con i nostri contrasti e le nostre personalità. Questa serie ci ha restituito la voglia di viverci e di raccontarci insieme, dopo tanti anni“.

 

Come si è potuto vedere dalla proiezione odierna, non è un semplice copia e incolla di interviste e domande scontate, che lasciano il tempo che trovano, ma va ben oltre, montando espressioni stupite e commenti anche coloriti di seguito a una determinata affermazione. Un certosino lavoro di montaggio e volute contrapposizioni, di malinconia e riavvolgimenti di un nastro da troppo sopito, come ha spiegato Procacci, lui che è un vero e proprio dipendente dal tennis: “Questa è una bella storia da raccontare, all’inizio si trattava solo della vittoria in Cile e di quello che le girava intorno, che volevo approfondire di più. C’erano tante cose che meritavano attenzione, loro hanno vinto tanto anche singolarmente, e mi ha divertito raccontare i rapporti interpersonali, quelli con Nicola. Ho giocato a creare contrasti per suscitare interesse, come quello tra Corrado e Adriano, uno dei più noti. Ma parlando con loro trovavo sì voglia di marcare la differenza, ma anche amicizia e stima reciproca. Si sono rivisti tutti e 4 insieme a Torino per la prima volta dal 1979, e la distanza rimaneva comunque vicinanza“.

Al regista va il merito di aver riunito questi campioni e di aver loro restituito l’entusiasmo di ragazzini entusiasti e sorpresi di andare a fare una bighellonata in Cile (e a proposito della famosa maglietta rossa indossata nel doppio: “Nessuno sapeva nulla, è stata un’iniziativa mia, e Paolo mi ha seguito. La squadra non se ne accorse, neanche Nicola; la stampa o fece finta di niente o anche loro non se ne accorsero, e sarebbe ancora più grave” commenta Panatta sull’ipotetico messaggio contro il regime di Pinochet delle due magliette): ” Alla prima telefonata non sapevo se crederci o no che fosse Procacci, poi ho chiamato Adriano e me lo ha confermato, e mi ha fatto piacere. Per un motivo o per l’altro, le nostre vite si sono divise, e così siamo potuti stare di nuovo tutti insieme a rievocare un’altra vita”, dice Bertolucci, a cui fa ruota, seppur con un po’ più di malinconia, Barazzutti: “Inizialmente ho detto di no, poi ci ho pensato: pur avendo vissuto una bella vita, diversa da quella di molte altre persone, tornare indietro mi rende più triste che contento. Con Adriano è sempre stato un rapporto un po’ così, e questo docufilm lo ha ricucito, dando giustizia a un trionfo di cui non si è mai parlato molto“.

Già, l’unico trionfo del nostro Paese in Coppa Davis, eppure ancora oggi dopo 46 anni molti neanche sanno di questo avvenimento. Questo a causa di un’intromissione politica, come detto in apertura, nello sport, che non ha mai portato adeguata celebrazione a questi grandi campioni (“al Foro Italico non veniamo riconosciuti come succede ai campioni negli altri Paesi. Sarebbe bella una lettera di invito, uno spazio dove vedere foto e video che onorino il passato e lo ricordino ai giovani“, l’opinione di Barazzutti). Una questione politica che mai come oggi, alla luce della recente esclusione dei tennisti russi da Wimbledon e della discussione di non farli competere neanche a Roma e Madrid, trova attualità, e dove una volta tanto tutti si sono trovati in accordo, con particolare ira Bertolucci: “Sarebbe ridicolo non calcolare i punti per il ranking e far giocare questi ragazzi come per un’esibizione quando non hanno colpe. Il problema è stato creato in Inghilterra, e ora il CIO deve decidersi; ma Madrid è la settimana prossima, e siamo già oltre con i tempi“.

Ovviamente l’ultimo, piccante intervento, non poteva che essere del solito Adriano, anche lui particolarmente coinvolto nella questione russi e bielorussi: “Avrei più potuto concepire un’esclusione in Davis, dove si rappresenta direttamente la nazione, ma questi ragazzi giocano nei tornei come singoli cittadini russi, non sono loro ad aver ordinato l’invasione. Una cosa ridicola e ingiusta; il problema sarebbe che ad un’eventuale premiazione la famiglia reale sarebbe imbarazzata? Be’, facessero consegnare il trofeo ad un ex campione, anche meglio. Se giocassi gli Internazionali, lo farei con una maglietta gialla e azzurra, quello sarebbe un segnale per l’Ucraina“. Tra i quattro, a parlare di meno come sempre è stato Tonino Zugarelli, che sorrideva e ringraziava, con quel suo solito dolce imbarazzo che aveva anche nel suo gioco leggero. Eppure, senza di lui, quella Davis del ’76 non l’avremmo mai vinta. Perché “Una squadra” racconta proprio questo: una storia di ragazzi come tanti, con un sogno in comune, che per anni scrissero la storia uno per tutti e tutti per uno, dal campione da prima pagina alla sua fida spalla destra, dal secondo sempre in ombra e quasi ai suoi livelli a quello che “ah se avessi…”. Quella storia che vuole ingiustamente relegarli tra le ombre, e l’obiettivo della docuserie è proprio restituire ad Adriano, Paolo, Corrado e Tonino, quella gloria che, quasi mezzo secolo fa, gli venne tolta, e che ora rivogliono, in un’epoca felice per il tennis nostrano, com’è giusto che sia.

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Coppa Davis 2022: gruppo B di ferro, Australia e Germania favorite nel gruppo C, Usa e Gran Bretagna in quello D

A Malaga sarà bagarre tra Spagna, Serbia e Canada con la Corea vaso di coccio. Ad Amburgo Belgio e Francia sembrano fuori dai giochi, a Glasgow Kazakistan e Olanda proveranno a rovesciare i pronostici

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La Coppa Davis 2019 è della Spagna (photo by Manuel Queimadelos / Kosmos Tennis)

Dopo aver approfondito con dovizia di particolari il gruppo A delle Finals di Coppa Davis che riguarda l’Italia e che sarà disputato a Bologna (per la precisione a Casalecchio di Reno, sede del palasport dove si disputeranno le sfide dal 14 al 18 settembre) sorteggiato a Malaga (sede del concentramento finale della manifestazione per quest’anno e per il prossimo), vediamo quali sono gli altri gironi sorteggiati e quali sono le favorite per l’approdo al concentramento finale, ricordando che per ogni raggruppamento passeranno le prime due squadre in classifica.

Qui l’approfondimento sulla Croazia

Qui l’approfondimento sulla Svezia

 

Qui l’approfondimento sull’Argentina

GRUPPO B (VALENCIA)

È il gruppo che si giocherà a Valencia dove ci saranno i padroni di casa spagnoli (Alcaraz, Carreno-Busta, Nadal?), la Serbia di Nole Djokovic (figuriamoci se l’attuale numero 1 del mondo in buone condizioni non disputerà la competizione a squadre), il Canada dei terribili Auger-Aliassime e Shapovalov e la Corea del Sud, vera cenerentola del girone che ha in Soonwoo Kwon, n.71, il suo giocatore più rappresentativo.

Ipotizzando, come giusto che sia, le squadre al completo con tutti i migliori, appare abbastanza chiaro che la Spagna parte favorita in quanto anche squadra ospitante e quindi supportata in campo dal proprio pubblico. A ruota segue il Canada (ripescata al posto della squalificata Russia) che nei favori del pronostico precede di poco la Serbia, che è vero ha in squadra il numero 1 del mondo, ma proprio l’anno scorso abbiamo notato come il solo Nole non basti ai serbi per fare strada nella manifestazione. Come si dice in questi casi due posti per tre pretendenti, chi avrà la meglio

SPAGNA 40% – CANADA 35% – SERBIA 25%

GRUPPO C (AMBURGO)

Si giocherà ad Amburgo dove ci sarà la Germania padrona di casa, l’Australia, il Belgio e la Francia.

Francia e Belgio sembrano essere un po’ fuori dai giochi. Il Belgio schiererà l’ormai maturo Goffin, al quale affiancherà un secondo singolarista (Bergs?) e il doppio più che affiatato Gille/Vliegen. La Francia è in pieno ricambio generazionale. Oramai out Tsonga e Simon, Gasquet potrebbe essere il jolly da affiancare a Rinderknecht e Mannarino. La vera certezza transalpina è il doppio, Herbert/Mahut che rende la Francia una mina vagante.

Sembrano favorite per il passaggio ai quarti Germania e Australia. I tedeschi, soprattutto se schiereranno Zverev, avranno poi un doppio di tutto rispetto (Krawietz o con Mies o con Puetz) e un buon secondo singolarista (Struff, Otte, o Koepfer?) senza sottovalutare il fatto che giocheranno in casa. Mentre invece gli australiani innanzitutto avranno Hewitt in panchina (aspetto da non sottovalutare) e poi in campo De Minaur, “cavallo pazzo” Kyrgios, John Peers (doppista di ottimo livello), Kokkinakis che potrebbe essere preferito a Duckworth o a Millman. Grande equilibrio comunque.

AUSTRALIA 40% – GERMANIA 30% – FRANCIA 20% – BELGIO 10%

GRUPPO D (GLASGOW)

Si giocherà a Glasgow per la felicita di Andy Murray che insieme al fratello Jamie saranno con molta probabilità convocati dal capitano Leon Smith. Non si dovrebbe discutere la presenza di Cameron Norrie e Daniel Evans.

I favoriti del raggruppamento saranno però gli Stati Uniti, che potranno schierare John Isner affiancato nei singolari da uno dei nuovi esponenti della “new generation” americana, Tommy Paul, Taylor Fritz, Sebastian Korda e di sicuro anche un buon doppio, senza dimenticare l’altro bombardiere Reilly Opelka. Passaggio del gruppo per Usa e Gran Bretagna?

Sulla carta è così, ma occhio a sottovalutare Olanda e Kazakistan che sembrano fuori dai giochi. L’Olanda proverà ad emergere con l’apporto di Tallon Griekspoor e Botic van de Zandschulp mentre in doppio la presenza di Jan Julien Rojer dovrebbe dare qualche certezza in più rispetto alle avversarie. Il Kazakistan invece farà leva sull’imprevedibilità e la classe di Alexander Bublik e al gruppo dei soliti che oramai da anni difende i colori kazaki. Primo tra tutti Mikhail Kukushkin, senza dimenticare Nedovyesov e Golubev affiatati in doppio. Ma la qualificazione di una delle due sarebbe una gran sorpresa visto il valore dei team qualificati.

USA 40% – Gran Bretagna 35% – Kazakistan 15% – Olanda 10%

Ricordiamo che le sfide dei gironi sono in programma dal 14 al 18 settembre nelle rispettive sedi mentre il tabellone dai quarti di finale in poi si svolgerà in quel di Malaga dal 21 al 27 novembre.

Sorteggiati anche gli accoppiamenti dei quarti, dove chiaramente non si potranno sfidare squadre provenienti dallo stesso girone. Ecco di seguito il tabellone dai quarti di finale in poi:

VINCENTE GRUPPO A – SECONDA GRUPPO D

VINCENTE GRUPPO C – SECONDA GRUPPO B

SECONDA GRUPPO C – VINCENTE GRUPPO D

SECONDA GRUPPO A – VINCENTE GRUPPO B

Ciò significa ipotizzando che la nostra nazionale si qualifichi per i quarti che o ci toccherà la seconda del gruppo D se arriviamo primi (Gran Bretagna o Usa?) o la prima del gruppo B (il girone di ferro come abbiamo scritto in precedenza) cioè una tra Spagna, Serbia e Canada. Sulla carta fattibile il primo accoppiamento, ben più improbo il secondo.

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