Coppa Davis, per la stampa italiana è "una figuraccia kazaka". Ora lo spareggio a settembre

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Coppa Davis, per la stampa italiana è “una figuraccia kazaka”. Ora lo spareggio a settembre

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Le reazioni della stampa italiana all’incredibile rimonta subìta dall’Italia in Kazakistan, da 2-1 a 2-3, con Fognini e Seppi battuti da Kukushkin e Nedovyesov nell’ultima giornata di singolari. Era già successo un mese fa alle azzurre di Fed Cup, di perdere dilapidando un vantaggio di 2-0 contro la Francia a Genova. A settembre lo spareggio per restare nel World Group

Azzurri, l’incubo peggiore. Una figuraccia kazaka

Vincenzo Martucci, La Gazzetta dello Sport del 9.03.2015

 

Battuti, beffati, delusi? Come escono gli azzurri di Coppa Davis dal 3-2 di Astana contro il Kazakistan che li costringe allo spareggio di settembre per restare in serie A dopo la semifinale dell’anno scorso? Sono sorpresi. Dal tennis, dal destino, dall’intelligente solidità di Kukushkin e dall’offensività totale di Nedovyesov, i ragazzi di Coppa Davis — «hanno dato tutto fino all’ultima palla e non ho niente da rimproverargli» — come sottolinea capitan Barazzutti, ma si sono fatti rimontare proprio come un mese fa le colleghe di Fed Cup contro avversarie altrettanto anonime, come Garcia e Mladenovic. «Ma lì il nostro doppio, numero 1 del mondo, ha perso in 55 minuti appena, i due match sono completamente diversi», insiste il c.t. forse per la prima volta più magnanimo con gli uomini. Infatti i ragazzi Seppi e Fognini sono soprattutto sorpresi, in negativo, da se stessi. Andreas s’è arreso dopo un set: lui che è un maratoneta e l’uomo sicurezza, lui che sta giocando il miglior inizio d’anno di sempre, si blocca così davanti al numero 58 del mondo? «Non mi può scappare via il secondo set in quel modo, ho avuto 20 minuti che non sapevo cosa fare, non trovavo soluzioni, non trovavo il ritmo al servizio, come alla risposta, bravo lui». E Fabio si arena per la prima volta in Davis, come l’anno scorso nei grandi tornei, quand’è avanti due set a uno e poi all’alba del quinto set e ancora sul 5-4, quando ha il match in pugno. Troppo, anche contro il numero 130 del mondo che sul 4-1 ha chiaramente paura di vincere: «Sono dispiaciuto, è stata una partita molto lunga e combattuta, ho perso contro un avversario che non so perché è così in basso in classifica. Ce l’ho messa tutta, mi dispiace soprattutto per il capitano che mi ha dato fiducia in un match così importante e in un mese e mezzo ha preso due brutte insaponate».

TATTICA Il capitano filosofeggia: «Succede, questo è lo sport, abbiamo lottato e abbiamo perso, ora torniamo subito in pista, pronti a ripartire». Già, ma lui ed Andreas, dopo il match di venerdì di Bolelli, avevano avuto una bella anticipazione di quanto fosse difficile schiodare Kukuskhin dalla sua Maginot: possibile che anche un giocatore più solido come l’altoatesino sia crollato dopo un set, distrutto di tennis e quindi di testa? E che dire di Fabio? Possibile che un ex numero 13 del mondo (oggi comunque 22) non sappia gestire un picchiatore classico da cemento indoor, sfruttando le occasioni che quello sempre concede, falloso com’è da fondo? Certo la storia della domenica, al National Tennis Center di Astana, s’è snodata in modo drammatico, dopo il 2-1 pieno di sorrisi del doppio di sabato. Sul 7-6 5-0 per Kukushkin, il c.t. sbaglia nel far alzare dalla panchina il solo Fognini per il riscaldamento, lasciando a Bolelli il ruolo di tifoso ed aiutando nella scelta dell’ultimo singolarista la panchina avversaria, già perplessa dal 4-0 nei testa a testa fra Fognini e Golubev. E, pronti: via, tutti sono a bocca aperta davanti al bum-bum di Nedovyesov. Possibile che nessuno l’avesse visto in finale a Bergamo a febbraio contro Paire? Sasha, ucraino di nascita e povero di mezzi economici, è stato All American alla Oklahoma University, poi è stato maestro di tennis a casa sua e, quand’è entrato nei primi 100 del mondo, è stato assoldato dai signori del metano di Astana. Insomma, è un talento tardivo, a 28 anni compiuti, ma non è solo la spalla di Golubev nel miracoloso doppio dell’anno scorso a Ginevra contro Federer e Wawrinka, non è solo un giocatore da Challenger. «Mi meraviglio che abbia avuto solo quel calo nel quinto set», si sorprende Fognini. Che sicuramente è arrivato in Kazakistan poco allenato sul cemento, dopo la stagione sulla terra rossa sudamericana, e che ha dovuto giocare una partita nella partita contro i giudici di linea…..

In Kazakhstan l’Italia torna piccola Davis, Seppi e Fognini sconfitti da Kukushkin e Nedovyesov

Gianni Clerici, la Repubblica del 9.3.2015

E’ abbastanza noto che la Coppa Davis sia presenza anomala in uno sport come il tennis, che ha introdotto per primo valutazioni del computer atte a stabilire rapporti matematici tra i suoi praticanti. E’ infatti insolito non soltanto che il n. 58 prevalga sul n. 35, in modo tanto netto che un co-spettatore televisivo sia giunto a suggerirmi di rivolgermi a Djokovic per chiedergli se si ritenesse l’autentico numero uno del mondo, e non lo fosse invece il kazarusso Kukushkin, attratto dalle righe quasi un’umana calamita, capace di avvilire Seppi lasciandogli quattro games nel secondo e terzo set. Lo stupore di simile partita, nella quale le scelte tattiche dell’italiano altro non avevano fatto che giovare a Kukushkin, è stato tuttavia sommerso dalle sorprese della seconda, quella tra il nostro Fognini e il kazacraino Alexandre Nedovyesov. Simile incontro era giunto grazie a una duplice sostituzione, peraltro consentita dal regolamento della Davis. Gli strateghi italiani avevano pensato che un tennista esperto di Davis quale Fognini, giunto ad Astana con qualche ritardo ma apparentemente ambientatosi dopo il doppio di ieri, desse maggiori garanzie di un Bolelli addirittura connivente nella scelta. Gli ospitanti avevano a loro volta deciso di sostituire il kazarusso Golubev con il kazacraino Nedovyesov, n. 130 del mondo, un bell’atleta che aveva raggiunto, quale maggior successo, la finale del Challenger di Bergamo. Simili scelte, all’apparenza bizzarre, si son rivelate felici per i padroni di casa, anche perché agli italiani era toccato in sorte un capitano non più lungimirante dei tempi in cui era stato dignitoso tennista, mentre i kazaki avevano dalla loro un visionario del nome di Dias Doskarayev. Nel favorirli, oh certo involontariamente, è stato dapprima Andreas Seppi che, privo dell’abituale, fraterno aiuto di coach Sartori, non si è reso conto che l’avversario non fosse, a volte, una sorta di vivente pubblicità dei teloni pubblicitari di fondo campo e, dopo ben due dropshot riusciti all’inizio della partita, altro non ha fatto che favorire i rimbalzi irresistibili, specie di rovescio, di Kukushkin, senza mai più smorzargli la palla o alzargliela sopra la spalla. Raggiunti quindi sul due pari i nostri erano – così mi dice un informatore – ottimisti per la scelta apparentemente disperata del giovanottone ucraino, al posto di un Golubev che non era parso soddisfare il Presidente Nazarbaiev, peraltro assente nelle prime due giornate, ma ieri osannato quale dev’essere un Dittatore Tennista. Apparentemente ignaro degli schemi contemporanei che ritengono obsoleto il serve and volley, il giovanotto ne ha messo in pratica un incontro d’attacco che, in giorni più ispirati e su campi più morbidi, avrebbe dovuto essere ideale per un passatore quale Fognini. Superato dagli attacchi e dalla sorpresa che gli avevano fatto smarrire un primo set al tiebreak, Fabio pareva aver trovato sufficiente lunghezza per rendere complicati gli approcci dell’avversario. Nell’ottavo game del secondo, e nel quinto del terzo, gli riuscivano infatti due peraltro complessi break, che lo issavano in vantaggio di due set a uno. Ma, quando molti ritenevano ormai risolto lo spettacolo, pur dopo due ore e venti minuti, la tattica audace dell’omone, e la crescente fatica del nostro, forse ancora vittima di jet lag, riaprivano un copione spesso banale. Due doppi errori e un gratuito ferivano Fabio con un break nel secondo game del quarto set, che l’affaticato avrebbe sofferto sino al quinto. E qui il nerbo, la freschezza, e gli insistenti attacchi dell’uomo del destino avrebbero prevalso, dopo che Fabio, indietro 1 a 4, ci avrebbe nuovamente illusi recuperando, ahi-noi invano, sino ad un evanescente vantaggio di 5 a 4. Al di là dell’occasionale patronimico del capitano kazako, non si può trattenersi dal pensare al ripetuto copione negativo dei nostri attori maschi e femmine. di entrambe le squadre azzurre superate da scelte audaci quanto felici degli avversari di Fed e Davis Cup

Davis, l’Italia si butta via

Stefano Semeraro, La Stampa del 9.03.2015

I cosacchi sognano da tempo di abbeverarsi alla Coppa Davis. Difficilmente ci riusciranno, intanto fanno vittime eccellenti. Ultima della serie un’Italia fragile, confusa e soprattutto illusa, dopo il doppio vinto sabato, che Astana fosse pronta a cadere. Il Kazakistan, per carità, non è la Finlandia, né lo Zimbabwe – tanto per citare gli sprofondi più neri degli ultimi 15 anni azzurri.

Kazaki rognosi In casa dal 2008 a oggi i kazaki hanno perso solo una volta (nel 2013 con i cechi) e a luglio si giocheranno il terzo quarto di finale consecutivo, il quarto in totale da quando nel 2010 sono approdati al World Group. Insomma trattasi di squadra rognosissima, formata da una curiosa genia di mercenari russi e ucraini attaccatissimi alla bandiera (e ai rubli della loro nuova patria), primo fra tutti Mikahil Kukushkin, n. 58 del mondo che – tanto per dire – oggi sarebbe n. 1 anche in Russia. La sconfitta per 3-2 rimediata dagli azzurri per meritare un posticino fra le multiformi «Coree» del nostro sport: per come è maturata e perché, proprio come in Fed Cup dopo la sconfitta di Genova con la Francia, ci condanna agli spareggi salvezza (ad aprile per le donne, a settembre per gli uomini). Un brutto risveglio: nelle coppe pensavamo di essere da corsa, invece rischiamo una duplice serie B.

«Sofferto come un cane» «Mi spiace soprattutto per Barazzutti – ha commentato con auto-sarcasmo Fognini – in due mesi si è preso due belle insaponate». Ieri sul 2-1 sarebbe bastato un punticino per evitare lo shampoo kazako e approdare ai quarti (contro l’Australia, a luglio), invece siamo inciampati nel barbiere Kukushkin, che ha riservato a uno spaesato Andreas Seppi lo stesso servizio in tre set somministrato il primo giorno a Simone Bolelli. E soprattutto su Aleksandr Nedovyesov, n. 130 del mondo, capace sul 2-2 di strappare il punto della vittoria in 5 rocamboleschi set a Fabio Fognini, l’eroe mancato della giornata, che pure si era trovato avanti 2 set a 1 e anche nel 5 pareva averci messo una pezza (4 pari da 1-4 e due palle per il 5-4). Il «Fogna» era stato tenuto a riposo nella prima giornata, ieri Barazzutti ha deciso di giocarselo a sorpresa in sostituzione di Bolelli ma lo spariglio vincente, la vera mossa da Coppa Davis, l’ha azzeccata il capitano kazako Doskarayev, preferendo a Golubev l’impronunciabile ma spavaldo doppista Nedovyesov, che ci ha disarcionato servendo come un fabbro e sfruttando sia l’irritante arbitraggio dei giudici di linea, sia i fatali passaggi a vuoto di Fognini. «In panchina ho sofferto come un cane – ha esalato Barazzutti – ma la Davis è così: tante volte abbiamo vinto lottando come pazzi, stavolta è andata male a noi». La dura legge della Coppa. A settembre per restare nel World Group

Per l’Italia sono Kazaki amari

Piero Valesio, Tuttosport del 9.03.2015

Il signor Nedovyesov non fa il cameriere. O meglio: magari, a tempo perso, quando è tornato in Ucraina e non sapeva bene che fare della sua vita dopo gli studi in America, qualche serata al ristorante non da cliente, per sbarcare il lunario, l’avrà anche trascorsa, chissà. In fondo non s’è mai capito se Peter Szoke si fosse invece dilettato davvero con la nobile arte del servire ai tavoli o se invece fosse il gestore di un albergo-ristorante: la vox populi ha raccontato questa storia migliaia di volte dopo che l’ungherese battè Panatta in un match di Davis di tanti anni fa. Ciò che Szoke e Nedovjesov hanno mostrato di avere in comune, però, è l’attitudine a cuocere i big italiani Come saprete ieri è stata la volta di Fabio Fognini, numero 22 del mondo, arrendersi al ucraino-kazako che invece al mondo è 130 e poche settimane fa si dibatteva con alterne fortune al Challenger di Bergamo. Ci sentivamo pronti, dopo il doppio vittorioso, a entrare nei quarti di Davis stuzzicanti come un fois gras; siamo ripartiti da Astana abbigliati come un carrello di bolliti. Non una bella cosa, decisamente.

Non è la Corea Buttati fuori dal Kazakhstan: pazzesco, si dovrebbe dire. Mettiamo subito a tacere la coscienza ricordando che quella kazaka non è la pallonara Corea del Nord di Pa Doo Ik e nemmeno l’Ungheria di Szoke: ma una squadra multinazionale di tennis che l’anno scorso ha fatto vedere i sorci verdi alla Svizzera di Federer e Wawrinka. Aggiungiamo anche che dopo il doppio spirava una strana aria, come se ci fosse qualcosa di oscuro che ci aspettava dietro l’angolo. Niente più di una sensazione, certo: però l’idea che fosse Seppi a dover conquistare contro Kukushkin il punto decisivo nei più qualche tremore lo suscitava. Direte voi: ma come? II Seppi che ha buttato fuori Federer dall’Australian Open? Si sarebbe dovuto ritenere sfavorito un Seppi così? Perdere con Kukushkin si può: perdere rimediando pure un ovetto (nel senso di un set perso a zero) no. Ha servito male, Andreas e lui stesso lo ha ammesso. Ma non basta Lui che è uno di quelli, nel circuito, che maggiormente si muove a suo agio quando il match si prolunga nel tempo, avrebbe dovuto sputare l’anima e inventarsi follie per evitare che, come dicono i giocatori in gergo, l’avversario gli passasse sopra. Invece si è fatto, semplicemente, passare sopra. E non va bene. Anche perché Seppi sapeva benissimo che dopo di lui avrebbe rischiato di arrivare il diluvio: Barazza si sarebbe trovato nella condizione di scegliere fra un Bolelli che aveva rimediato, a sua volta, una dolorosa asfaltatura nel primo incontro e un Fognini non fisicamente al top, con poche ore di allenamento sul veloce indoor dopo la campagna sudamericana e perdipiù in un ambiente a lui molto avverso: nel senso che il demone sempre albergante nel suo cuoricino sarebbe stato ad alto rischio di esplosione con tutti gli errori dei giudici di linea che mai così frequentemente si erano manifestati su un campo da tennis ai tempi nostri. Invece Seppi si è liquefatto.…..Barazza ha scelto (a ragion veduta) Fognini che è pur sempre il nostro top player e quando si è capito che Fogna avrebbe dovuto vedersela contro Nedovjesov e non contro Golubev a qualcuno un sogghigno sarà dal sen fuggito.

Troppo normale «Ditemi voi se uno che gioca così deve essere fuori dai primi 100 giocatori del mondo. Ma lo avete visto? Ha tenuto un livello folle, sempre». Fabio ha commentato così la sua sconfitta. Un Fabio buono nel senso che non ha mai dato spazio a quel demone di cui sopra: ha cercato di restare in partita, perfino da 1-4 sotto nel quinto ha trovato la forza di risalire, di riagganciare l’avversario tremebondo. Ma poi ha vinto l’avversario ex-tremebondo, forte di un servizio superiore certo (20 aces contro 9) ma anche di una maggior consapevolezza di sé. Il novello Szoke è stato un verso davisman, Fognini no. E’ stato un giocatore normale che ha provato a vincere e ha perso. Per vincere un match così avremmo avuto bisogno di una Schiavone o di una Pennetta d’antan invece non l’abbiamo. Questo è il problema

Seppi-Fognini che gaffe

Alberto Giorni, il giorno del 9.03.2015

Harakiri Italia, seconda puntata. Dopo la clamorosa rimonta subita dalle ragazze di Fed Cup contro la Francia a Genova, anche gli azzurri si lasciano scappare una qualificazione che sembrava in pugno, scivolando da 2-1 a 2-3 sul veloce indoor di Astana: ai quarti di Coppa Davis sarà il Kazakistan ad affrontare l’Australia, invece l’Italia tornerà in campo il 18-20 settembre nello spareggio per rimanere nel World Group, la serie A. I rimpianti sono molti, perché ieri sarebbe bastato portare a casa un singolare, invece Andreas Seppi è crollato 7-6(8), 6-0, 6-4 contro Mikhail Kukushkin (già giustiziere di Bolelli venerdì), mentre Fabio Fognini dopo una maratona ha alzato bandiera bianca davanti a Aleksandr Nedovyesov, 7-6(5), 3-6, 4-6, 6-3, 7-5. Proprio Nedovyesov, 28 anni, è stato l’inatteso eroe per il Kazakistan, in perfetto stile Davis. Numero 130 del mondo (Fognini è n.22), mandato in campo a sorpresa sul 2-2 dal capitano Doskarayev al posto del più esperto Golubev, il ragazzone nato in Ucraina ha esibito un gran servizio e uno straordinario coraggio facendo esplodere di gioia il presidente della Repubblica kazaka, Nazarbayev. Fognini, che l’anno scorso aveva trascinato i compagni in semifinale, era stato escluso dal primo singolare, ma è stato scelto da capitan Barazzutti per il match decisivo, dove pareva in pieno controllo. Avanti due set a uno, pero, ha commesso troppi errori all’inizio del quarto; nel quinto ha rimontato da 1-4 a 4-4, ma non è stato lucido nel momento decisivo. Anche ieri si sono verificate parecchie sviste arbitrali (seppur corrette dall’Occhio di Falco tecnologico, hanno innervosito comunque i nostri), ma sportivamente gli azzurri non hanno cercato alibi. «Gli sbagli dei giudici di linea sono stati evidenti — sottolinea Fognini —, ma non deve essere una scusa. Nedovyesov si è espresso al di sopra del suo ranking. Mi posso rimproverare quel primo game del quarto set: ho commesso due doppi falli e lui ha ripreso fiducia». Barazzutti concorda: «Loro hanno giocato meglio di noi. Fabio ci ha provato fino alla fine, ma Nedovyesov è stato sorprendente, meritando il successo. Questa è la Davis, ai ragazzi non posso rimproverare nulla».

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Quanto vale davvero la World Cup of Tennis (alias Coppa Davis)?

Un’analisi di business del nuovo formato. Al momento siamo allineati a un ATP 500 top, ma il trend è in crescita

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Dopo un weekend di intense emozioni a seguito del commovente saluto di Federer che non dimenticheremo facilmente, comincia una nuova settimana abbastanza soft, con soltanto tornei ATP 250. Ne approfittiamo allora per guardare avanti e parlare un po’ di questa nuova Davis Cup, che speriamo possa regalarci nel prossimo futuro belle soddisfazioni.

Riavvolgiamo allora il nastro;

ANNO 2018: Il board ITF votò l’OK alla nuova formula della Davis sulla base di una proposta che parlava di un total financial commitment iperbolico di 3 miliardi di euro in 25 anni, ovvero 125 milioni all’anno (col senno di poi sarebbe interessante leggere il report di Deloitte che all’epoca redasse la due diligence per ITF sulla “soundness” della proposta di Kosmos; purtroppo il documento è riservato). Tuttavia già all’epoca la quota “reale” di prize money destinata ai giocatori era ben diversa, nell’ordine dei 15 milioni di euro totali.

 

ANNO 2019: la grande discontinuità comincia nel 2019, con la prima edizione che si tiene a Madrid nella Caja Magica. Tutte le fasi finali con le migliori 16 squadre tutte assieme appassionatamente, nei round robin che hanno determinato poi il quadro a eliminazione diretta dai quarti in poi. Due cose sono rimaste di quell’edizione: un nuovo capitolo della leggenda di Nadal che si caricò lettaralmente sulle spalle la Spagna per portarla alla vittoria finale; e il delirio organizzativo con un numero folle di match compressi in una settimana, col risultato di sessioni mattutine dagli spalti vuoti e session serali che si prolungavano fino a notte fonda.

ANNO 2020: niente da segnalare, le finali di Davis non hanno luogo causa Covid, e causa deficit registrato a seguito della prima edizione del nuovo corso, con gli organizzatori che colgono la palla balzo per evitare guai ulteriori

ANNO 2021: primo aggiustamento della formula, con la distribuzione della fase a gironi presso 4 sedi staccate per ampliare la partecipazione di pubblico e snellire le finals ai match più significativi di semifinali e finali. Esperimento parzialmente riuscito in quanto l’idea delle sedi staccate appare azzeccata per avere in una di quelle sedi un home team che traina la partecipazione di pubblico (meglio se però in città affamate di tennis). Il tallone d’achille fu però una programmazione che rendeva di fatto irrealistico per i fan organizzarsi per andare a seguire alle finali la propria squadra e rendere l’atmosfera speciale, visto che fra quarti e semifinali/finali il lag temporale era di circa 10 giorni.

ANNO 2022: qua siamo arrivati al nadir della storia della Davis con l’opzione di Abu Dhabi che sembrava emergere prepotentemente come sede favorita delle Finals, sull’onda di chissà quanti petrodollari; una decisione che è stata schivata per sollevazione popolare, visto che una fetta consistente degli addetti ai lavori, in modo più o meno rumoroso, espresse la propria disapprovazione per l’ipotesi che avrebbe definitivamente ucciso ogni rimando al vecchio formato. L’altra innovazione al formato introdotta infine è stata quella di spostare i quarti nello stesso slot temporale e nella stessa sede della fase finale, grazie ad un’estensione dello slot a calendario dedicato alla manifestazione.

Nell’attesa insomma di vedere gli sviluppi del braccio di ferro Kosmos – Tennis Australia che dovrebbe portare all’unione fra ATP Cup e Davis Cup, con ogni evidenza la soluzione di maggior buon senso sotto tutti i punti di vista, con l’attuale formula Kosmos e ITF sembrano aver trovato un minimo di equilibrio. Ma è davvero così?

Andiamo allora a vedere come si colloca su queste basi la Davis rispetto ad altri tornei ATP e se i fondamentali economici e sportivi siano sballati o meno. L’analisi che faremo verterà su tre dimensioni:

  • Appeal sportivo
  • Ritorno economico per i giocatori
  • Ritorno economico per gli organizzatori

Su queste 3 dimensioni cercheremo per quanto possibile di fare una comparazione con diverse categorie di tornei ATP e a squadra, come la Laver Cup e l’ATP Cup.

APPEAL SPORTIVO: misure fisiche oggettive ovviamente non ce ne sono, ma proviamo comunque a porci la seguente domanda: quanto è attraente la Davis per un tennista? Lasciamo da parte le nostalgie della vecchia formula, per cui la Davis era sì un traguardo ambito da raggiungere, ma non in maniera seriale. Se da un lato un grande campione nei decenni in genere ha sempre cercato di mettere in bacheca una Davis oltre ai trofei del grande Slam, è anche vero che lo sforzo che veniva richiesto per l’insalatiera era tale che ci si considerava liberati dopo aver iscritto anche solo una volta il proprio nome nell’albo d’oro (come ci confermava anche Albert Costa in una chiacchierata al torneo di Barcelona). A un Roland Garros in più in bacheca invece non si dice mai di no…vero Rafa?

Ma scherzi a parte un modo per vedere se l’interesse dei giocatori è reale o meno possiamo considerare che questi hanno sempre la possibilità di “votare con i piedi”, ovvero di non rispondere alle convocazioni; pertanto andare a vedere ad esempio quale sia il ranking dei migliori 8 giocatori che partecipano alle varie competizioni è un modo per avere un’idea di quanto siano più o meno considerate

Il caso dell’ATP CUP poi evidenzia come ulteriori fattori quali la collocazione in calendario e la disponibilità di punti ATP siano un fattore non irrilevante nel considerare le scelte.

*(classifiche al 26/09/22).

Fra parentesi per ogni torneo almeno le prime 8 teste di serie, se rientranti nei primi 20 del ranking ATP all’atto del torneo.

Il caso dell’ATP CUP poi evidenzia come ulteriori fattori quali la collocazione in calendario e la disponibilità di punti ATP siano un fattore non irrilevante nel considerare le scelte. Inoltre, la formula inclusiva che ai nastri partenza un numero di nazioni ben superiore a quello di fasi finali della Davis rende più facile la presenza di tutti i migliori. Questo era un po’ il ragionamento che era stato adottato anche per l’edizione 2019 della Davis, ma che poi è stato scartato causa calendario troppo compresso. Anche in questo senso, il vantaggio di calendario dell’ATP cup è evidente.

RITORNO ECONOMICO PER I GIOCATORI: Qua le comparazioni son un po’ più complicate in quanto gli schemi sono differenti fra un torneo e l’altro e inoltre un valore assoluto come il prize money non è comparabile fra tornei a squadre e tornei individuali, in quanto gli schemi di remunerazione sono differenti e meno sbilanciati verso un singolo individuo vincitore del torneo.

Per i tornei ATP il dato è di facile lettura. Per i tornei a squadre invece la lettura è un po’ più articolata:

  • Per la Laver Cup è previsto uno schema semplificato per cui ognuno dei 6 membri di ogni team riceve 250k $ in caso di vittoria, e 125k in caso di sconfitta. A queste somme vengono aggiunte delle participation fees variabili in funzione del ranking. Non sono distribuiti punti ATP.
  • Nel caso della Davis Cup nel 2021 il prize money era distribuito fra 16 team composti da 5 membri ognuno, che a partire dai round robin si sono scontrati fino alla fase a eliminazione diretta, dai quarti di finale in poi. Non ci sono differenze di remunerazione in funzione del ranking e di singoli match vinti, conta soltanto il risultato di squadra. Non sono distribuiti punti ATP. Sono inoltre previsti altri 5 milioni da ripartire fra le federazioni
  • Lo schema di remunerazione dell’ATP CUP infine è quello più complessa di tutti, basata su participation fees che variano in funzione del ranking, vittorie individuali e vittorie di squadra. Inoltre, oltre ad una discreta sommetta, i giocatori ricevono fino ad un massimo di 750 punti ATP per il singolare e 250 per il doppio. Le participation fees sono un bel richiamo per attirare i top player, che garantiscano ai top ten un cachet di ingresso di oltre 150k, indipendentemente dalle prestazioni di team o individuali. I team partecipanti sono 24, contro i 16 della Davis.

RITORNO ECONOMICO PER GLI ORGANIZZATORI: Il ritorno economico per gli organizzatori ovviamente dipende da variabili che prescindono dal semplice “sbigliettato”. Tuttavia se un torneo “tira” a livello di pubblico sugli spalti, è ragionevole pensare che l’evento abbia un certo appeal e che questa possa essere una proxy anche dell’appeal televisivo. 

Andando anche in questo caso ad analizzare per i vari tornei l’affluenza di pubblico registrata e i prezzi dei biglietti messi in vendita per diverse tipologie di settore ci possiamo farci un’idea a livello comparativo.

** Dato stimato per il 2022: la fase a gironi di settembre nelle 4 sedi di Valencia, Bologna, Glasgow e Amburgo ha fatto registrare ottimi risultati di pubblico con oltre 110.000 presenza complessive. A metà settembre 2022 inoltre oltre il 20% dei biglietti per le Finals di Malaga risulta già venduto e pertanto, stante una capienza dell’impianto pari a 11.000 spettatori un target di 160.000 biglietti venduti appare raggiungibile

CONCLUSIONI: che la Davis sia ancora in una fase di assestamento è indubbio. Al momento sulla base della nostra analisi diremmo che sotto vari aspetti la manifestazione è un appeal che come minimo è pari a quello di un 500 top come Vienna o Barcellona. Che questo sia sufficiente a far quadrare gli “economics” (come dicono quelli bravi…i conti della serva per chi non ha vezzi da consulente) è tutto da vedere anche perché il dettaglio della proposta fatta da Kosmos ad ITF non è stato reso pubblico. Sicuramente la strada intrapresa è quella giusta, in quanto la formula delle 4 città per i round robin per avere l’effetto traino di una nazione che gioca in casa funziona. e una collocazione in calendario a fine anno che veda quarti semifinali e finali nella stessa settimana e nella stessa location è utile sia ai fan per organizzarsi che per far crescere il pathos dell’evento. Staremo a vedere come andrà a finire, noi ovviamente saremo in prima fila a tifare azzurri contro il team USA.

BONUS TRACK: Abbiamo scelto di non fare comparazioni con Roma e Madrid in quanto combined event, mentre Bercy ha solo il tabellone ATP. In ogni caso nelle nostre ricerche abbiamo dato un occhiata anche ad altri tornei di nostro interesse come Roma e Madrid e ci siamo accorti che il torneo capitolino non ha ancora pubblicato il programma delle partite per l’edizione 2023, a differenza della Villa spagnola: fate attenzione se state pensando di acquistare in anticipo i biglietti per Roma, visto che potrebbe essere adottato lo schema di Madrid, e magari il sabato, anziché le semifinali maschili potrebbe aver luogo la finale femminile, scelta fatta da Madrid e già resa pubblica.

A Roma invece, per quanto riguarda il torneo femminile (categoria WTA 1000), sono ancora in corso colloqui con la WTA per adeguarlo alla lunghezza e alla dimensione di quello maschile, in maniera analoga ai tornei dello stesso livello. Insomma i biglietti sono già in vendita, ma su come verranno i definiti i contenuti delle singole giornate ancora non v’è certezza. Insomma, occhio!

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Coppa Davis

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Matteo Berrettini - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Matteo Berrettini - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

La rivoluzione della Coppa Davis andata in scena negli ultimi anni ha proposto una competizione sicuramente molto diversa rispetto a quella che eravamo abituati a conoscere. E ovviamente non sono mancate le critiche, sia per la formula a gironi, sia per la diminuzione dei match (da cinque a tre per ogni incontro), sia per il fatto che spesso i match finiscono a tarda ora (l’ultimo a lamentarsene è stato Andy Murray). La ITF, al fianco del partner Kosmos, ha respinto tutte le critiche – vedi anche l’intervista rilasciata al direttore Ubaldo Scanagatta dal presidente David Haggerty – e sta cercando tuttora di far evolvere in senso positivo la competizione. Ad esempio, quest’anno la fase a gironi è stata anticipata da novembre a settembre, in modo da staccarla da quella a eliminazione diretta, per rendere meno impegnativo il calendario dei giocatori coinvolti.

Da notare c’è che stando ai dati diramati oggi dalla ITF e da Kosmos, la Coppa Davis non ha perso il suo fascino da massima competizione mondiale del tennis per nazioni, e nemmeno il pubblico all’interno dei palazzetti di gara (nella scorsa settimana si è giocato a Casalecchio di Reno, Glasgow, Valencia e Amburgo). Infatti, viene comunicato che un totale di 113.268 persone hanno acquistato un biglietto per la fase appena chiusa, con 26.445 persone presenti nella sola domenica di gare. Un dato che grossomodo equivale a quello fatto registrare nel 2021, per la fase finale che si è giocata tra Torino e Madrid. Insomma, considerando che si deve giocare la fase più calda della competizione (a Malaga dal 21 al 27 novembre), l’affluenza di quest’anno finirà per essere maggiore rispetto a quella della passata edizione.

“I numeri di oggi sono molto simili a quelli visti nelle intere edizioni del 2019 e del 2021 – ha affermato Enric Rojas, il Ceo di Kosmos -. Ci aspettiamo tra le 50mila e le 60mila persone a Malaga. Il miglioramento in termini di affluenza, percentuale di riempimento degli stadi e fan engagement sarà, a nostro giudizio, enorme”. Per ora a Malaga sono stati venduti 20mila biglietti circa e verosimilmente, ora che si sanno le squadre protagoniste, tra cui c’è anche l’Italia, inizia il periodo più caldo per le vendite dei biglietti.

 

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