Le 500 vittorie di Murray: un punto di partenza o di arrivo?

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Le 500 vittorie di Murray: un punto di partenza o di arrivo?

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All’ATP Master 1000 di Miami, la vittoria su Anderson, regala ad Andy Murray un prestigioso traguardo in carriera: le 500 vittorie in match ufficiali, più di Henman e Rusedski. E’ il sedicesimo giocatore, in ordine di anzianità, a raggiungere questo traguardo. A quasi 28 anni, Andy ha la maturità giusta e la voglia di tornare a vincere uno Slam. Le 500 vittorie faranno da stimolo?

La storia di Andy Murray racconta un giocatore in costante mutamento, in perenne metamorfosi, che da sempre prova a migliorare alcuni aspetti del suo gioco, passando per diversi coach e differenti idee di gioco. Il traguardo delle 500 vittorie rappresenta una pietra miliare non da poco, in una carriera condita da 2 titoli Slam, tra cui l’agognato Wimbledon che ha cancellato l’incubo Fred Perry. Mai nessuno britannico, nell’era Open, è riuscito nell’impresa di raggiungere quota 500: Henman si è fermato a 496 e Rusedski a 436 successi. Non solo; con questo risultato il campione scozzese entra sempre più a far parte della storia di questo sport, essendo il nono giocatore in attività a raggiungere detto traguardo.

Ecco la tabella dei 9 giocatori, tuttora attivi,che hanno raggiunto quota 500:

 
Player
Career Match Record
1,012-229
721-145
625-142 (prior to Miami QF)
623-296 (prior to Miami QF)
612-255
561-315
507-266 (prior to Miami QF)
505-322
500-155

Andy Murray è inoltre, il sedicesimo giocatore, in ordine di anzianità a raggiungere le 500 vittorie in carriera, tutti rientrati nel ventisettesimo anno di età:

Bjorn Borg=           23 anni e 7 mesi
Ivan Lendl=           24 anni e 10 mesi
Rafael Nadal=       24 anni e 10 mesi
John McEnroe=    24 anni e 10 mesi
Michael Chang=   25 anni e 1 mese
Jimmy Connors=  25 anni e 1 mese
Boris Becker=         25 anni e 5 mesi
Stefan Edberg=      25 anni e 7 mesi
Roger Federer=      25 anni e 8 mesi
Pete Sampras=       25 anni e 9 mesi
Novak Djokovic=   26 anni
Goran Ivanisevic= 26 anni e 9 mesi
Guillermo Vilas=   26 anni e 11 mesi
Yevgeny Kafelnikov= 27 anni e 3 mesi
Andy Roddick=       27 anni e 5 mesi
Andy Murray=    27 anni e 10 mesi

Un giocatore in costante mutamento, si diceva all’inizio dell’articolo; Andy ha sempre cercato di migliorare gli aspetti deboli del suo gioco, partendo dal dritto fino ad arrivare al gioco di volo. Gli anni passati con Ivan Lendl hanno trasformato i colpi dello scozzese in quelli di un campione vero, con notevoli miglioramenti, soprattutto sulla diagonale destra, uno dei suoi punti deboli. L’improvvisa separazione dall’ex numero uno del mondo ha suscitato non poche perplessità negli addetti ai lavori, tant’è che, complice qualche infortunio di troppo, lo scozzese sembrava non riuscire a recuperare il livello di gioco che lo ha portato a trionfare a Church Road. L’innesto di Amelie Mauresmo e il recente annuncio di una collaborazione con Jonas Bjorkman dimostra la voglia di Andy di consolidare una posizione più offensiva, con i piedi dentro il campo. Troppo spesso, non ultimo nella finale degli Australian Open, Murray ha utilizzato un atteggiamento passivo, forse poco convinto dei propri mezzi di attacco, che lo ha portato a perdere la finale, quando Djokovic sembrava sul punto di non ritorno.

Sono 2 i macroscopici punti deboli che Murray si porta avanti da troppo tempo e deve quantomeno ridurre per accarezzare di nuovo il sogno Slam e, perchè no, spodestare l’attuale numero uno del mondo: la seconda di servizio e l’atteggiamento fiacco in campo. Quanto al primo aspetto, anche nel match di ieri si è avuto modo di notare quanto lo scozzese facesse fatica sulla propria seconda palla di servizio. 15 punti su 32 (46%) non sono sufficienti contro un giocatore come Anderson, che non fa della risposta il suo punto di forza. Sull’atteggiamento indolente, c’è poco da aggiungere se non che Murray ricorda il primo Stefan Edberg (peraltro poi ampiamente migliorato), in questo aspetto. La Mauresmo sta provando a farlo migliorare anche sotto questo punto di vista, (così come ci proverà Bjorkman) ma i risultati non sono ancora sufficienti. Colmate queste due lacune, Novak Djokovic non sarà certo irraggiungibile, poichè lo stesso Murray ha dimostrato più volte di giocarsela alla pari con il serbo.

Ecco le vittorie “tonde” di Murray, dagli albori, fino ad arrivare al successo di ieri:

Match Win No. & Opponent
Tournament (Round)
No. 1 – d. Santiago Ventura
2005 London-Queen’s Club (1R)
No. 100 – d. Fernando Verdasco
2007 St. Petersburg (Final)
No. 200 – d. Fabio Fognini
2009 Masters 1000 Monte-Carlo (3R)
No. 300 – d. Robin Soderling
No. 400 – d. Tatsuma Ito
2012 Roland Garros (1R)
No. 500 – d. Kevin Anderson
2015 Masters 1000 Miami (4R)

La sfida con il numero del mondo, sembra possa riproporsi proprio a Miami, dove Murray sta mostrando un buon livello di gioco, dopo la vittoria in tre set, su un avversario ostico come Kevin Anderson. Che il traguardo delle 500 vittorie sia stato raggiunto proprio a Crandon Park, ha un valore ancora maggiore per il brittanico, che prepara la off-season proprio in Florida: “Raggiungere quota 500 a Miami è stato piuttosto adatto. Ho faticato molto su questo campo”. La prossima sfida sarà con l’austriaco Thiem, ma Murray sembra il più accreditato della parte bassa, a raggiungere un posto in finale, dove tenterebbe di ottenere il decimo successo in un Master 1000 (il terzo in Florida, dopo il 2009 e il 2013)

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WTA Cincinnati: una gran Madison Keys estromette Swiatek in due set

Ottima prestazione di Keys ed estate nordamericana finora indigesta per la n. 1 Iga Swiatek

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Madison Keys – WTA Cincinnati (foto via Twitter @WTA)

La prima volta non si scorda mai, dicono, e nel caso di Madison Keys probabilmente sarà il luogo delle prime volte a rimanere perpetuamente nella memoria, dato che il trofeo più prestigioso e la vittoria più importante combaciano entrambi con il cemento del Western and Southern Open di Cincinnati. 12 agosto 2019, l’americana batte Svetlana Kuznetsova e conquista il primo titolo 1000 della carriera, ancor oggi il suo miglior risultato. 18 agosto 2022, a venire sconfitta, con il punteggio di 6-3 6-4, è Iga Swiatek, n.1 al mondo e assoluta dominatrice di questo 2022, che sta però soffrendo una piccola crisi di risultati in seguito al Roland Garros. Dopo la sconfitta prematura di Wimbledon contro Cornet e al terzo turno la scorsa settimana contro Beatriz Haddad Maia a Toronto, un’altra sconfitta prima del tempo per la polacca, che non sembra trovarsi a suo agio nell’estate americana. La prestazione di oggi, eccezion fatta per gli ultimi game, è assolutamente da cancellare per Iga, che ha sbagliato eccessivamente, trovando ben poche certezze anche con il suo super rovescio, in luogo di una Keys che si sta sempre più ritrovando in un buon 2022, per quanto altalenante, e protagonista dall’inizio alla fine da fondo e con il servizio, concedendo giusto qualche briciola, e ritrovando dopo due anni i quarti qui in Ohio.

Il match – Prima palla break per la n.1 al mondo nel quarto game, annullata da una bella spolverata di dritto di Keys, che deve contare al massimo sulla precisione da fondo e sul buon servizio per arginare nello scambio e sul lato del rovescio Swiatek, diagonale dove spesso è semplicemente inarrivabile. E pesa enormemente la reattività dell’americana nel game successivo, costellato di errori evitabili a dir poco della polacca, che regalano un break senza sforzi a Keys, approfittando prontamente di una sfilza di regali, specie sul dritto, solitamente più debole, oggi decisamente evanescente, dell’avversaria. Piedi a terra e con i giusti appoggi Swiatek con il rovescio dimostra di far male, ma la bravura della n.24 al mondo è farla muovere il più possibile mettendola sul braccio di ferro. E nel nono gioco infila risposte di altissimo livello, al corpo, ben angolate, portando Swiatek a più errori, e entrando ben in campo con il dritto, per chiudere 6-3 un primo set ben giocato dall’americana, ma in modo pessimo dalla n.1 al mondo.

Prosegue l’opera sin dalle prime battute del secondo set Keys, forzando e verticalizzando bene il campo, impedendo a Swiatek di entrare in ritmo e punire dal lato del rovescio, portandola ancora a vari errori e trovando subito un break di vantaggio, egualmente diviso tra meriti e colpe, con anche il servizio che oggi sta mancando tanto alla prima della classe. Ma, purtroppo per la polacca, il tanto amato rovescio inizia ad assentarsi non solo come qualità, ma anche come quantità, e prosegue negli errori, anche di ampia misura, ben indirizzati dalla profondità e la pesantezza della palla dell’americana, che vince il settimo game di fila trovando il doppio break (4-0). Swiatek tenta un improbabile comeback tornando a vincere un game, addirittura due, con 8 punti di fila e due match point annullati (o meglio gettati via da Keys, che rallenta un po’ in vista del traguardo). La tensione divora l’americana, che perde anche l’altro break di vantaggio, sciupando il terzo match point, apparendo contratta e incapace di trovare con continuità e incisività il campo come fatto finora. Ma, per sua fortuna e per la gioia di Cincinnati, Swiatek non riesce a sfruttare del tutto il poco cinismo di Keys, e non dà seguito a quello che appariva come un ritorno al suo abituale tennis, ancora con errori, su cui grava però l’ombra di un ritrovato rovescio di Keys. Per l’americana si tratta del secondo quarto di finale dell’anno in un 1000 (dopo quello ad Indian Wells perso proprio contro Swiatek), in cui affronterà, partendo da favorita per la superficie e il sostegno del pubblico, la campionessa di Wimbledon Elena Rybakina.

Il tabellone del WTA 1000 Cincinnati

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Swiatek e il problema palline: “Non capisco perché siano diverse dai maschi. Sono troppo leggere”

La n.1 del mondo fa partire la crociata: “Queste palle sono orribili. Incordiamo le racchette sempre più tese e rischiamo infortuni”

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Iga Swiatek - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Altra vittoria per la polacca Iga Swiatek, 6-4 7-5 sulla statunitense Sloane Stephens, la 50esima stagionale, in cui si sono alternate strisce interminabili di successi a qualche batosta tutto sommato comprensibile per una numero 1 così giovane. La 21enne Iga in conferenza stampa si è dilungata molto – su sollecitazione dei giornalisti, questo va riconosciuto – su un tema finora poco esplorato. E cioè la differenza di palline tra uomini e donne usate durante questa parte di stagione sul cemento nordamericano. La marca utilizzata fino agli US Open è sempre quella, Wilson, ma a quanto pare quelle della WTA sono più leggere con conseguenze sul gioco tutt’altro che trascurabili. Sulla diversità di palline si è espresso ieri anche Nadal, il quale ha sminuito tutto (“Vedo che la palla femminile ha il numero in rosso […] non credo sia affatto un argomento importante“), ma, dopo aver ascoltato le ragioni di un’altra numero 1, forse cambierà opinione.

Il tabellone completo del WTA 1000 di Cincinnati

D. In campo hai detto di essere contenta della vittoria perché negli ultimi giorni è stato un po’ complicato e un po’ difficile. Cosa intendevi con questo? La tua performance, cosa ne hai ricavato?
IGA SWIATEK: Beh, sicuramente fiducia e capacità di, non so, resettare dopo quello che è successo negli allenamenti. Mi sento come se avessi alti e bassi durante gli allenamenti qui. Ci sono molte ragioni, ma non voglio davvero entrare nel merito perché sto cercando di concentrarmi sul futuro e non di tornare alle aspettative e a tutto ciò che è successo negli ultimi tornei sul cemento. Quindi sono davvero orgogliosa della mia stagione, ma voglio essere di nuovo senza paura, quindi sto cercando di rifarlo.

 

D. Cosa ne pensi delle palline degli US Open? Ti piacciono?
IGA SWIATEK: Oh, mio ​​Dio. Beh, onestamente, non mi piacciono. Ho sentito anche molti giocatori lamentarsi. Giocatrici donne, perché abbiamo palle diverse rispetto agli uomini. So che suona strano (sorridendo). Ma in fondo il fatto è che sono più leggere. Volano da pazzi. Sai, al momento abbiamo un gioco davvero potente. Non è come 10 anni fa tranne Serena, dove credo che le ragazze giocassero più lentamente, giusto? Adesso giochiamo potente e non riusciamo a lasciar andare i colpi con queste palle. So che ci sono molte giocatrici che si lamentano e molte di loro sono in top 10. Facciamo più errori, di sicuro. Quindi non penso che sia davvero bello da vedere.

Non so perché sono diverse da quelli degli uomini. Non lo so, forse 15 anni fa probabilmente le donne hanno avuto qualche infortunio al gomito perché le palline erano più pesanti, e le hanno cambiate in palline femminili, ma in questo momento siamo così preparate fisicamente che non credo succederebbe. Inoltre non troviamo quelle palle in Europa, o effettivamente, quando le acquistiamo in negozio, sono totalmente diverse da quelle del torneo, quindi quando mi alleno con le palle degli US Open a casa, mi alleno con quelle maschili. Penso che anche questa situazione sia piuttosto difficile in termini di infortuni, perché stiamo incordando le nostre racchette sempre più tese, e questo è davvero fonte di confusione per le braccia e le mani e per il nostro tocco. Non so se magari ne hai parlato con Ash [Barty] quando giocava, ma nemmeno a lei piacevano queste palle. Sento che è davvero difficile controllarle, ma tutte hanno le stesse condizioni, quindi stiamo cercando di fronteggiarle. Non capisco perché siano diverse, onestamente.

D. Quando le persone si sono lamentate, sai qual è stata la risposta?
IGA SWIATEK: Da parte di chi?

D. Quando le persone si lamentano, non so, agli US Open o…
IGA SWIATEK: Beh, è ​​più come se ci lamentassimo tra di noi. So che l’anno scorso ne abbiamo parlato con la WTA, con Steve [Simon, Presidente della WTA]. Prima di tutto abbiamo parlato di usare una palla per tutto lo swing, perché nel 2019 ho giocato quattro tornei: Washington Toronto, Cincinnati, US Open. Washington erano palline Penn. Toronto erano palline US Open. Cincinnati, ancora Penn. US Open, ovviamente quelle US Open. Ma quest’anno è cambiato, quindi almeno siamo coerenti in questo momento. Tuttavia, penso che quelle palle siano orribili, specialmente dopo tre giochi tosti diventano sempre più leggere. Alla fine, non puoi nemmeno servire a 170 chilometri all’ora perché sai che volerà da matti. Sì, penso che siano piuttosto brutte. Scusate.

D. A Toronto c’erano anche le Wilson, le palline degli US Open? Con che palle giocavi a Toronto?
IGA SWIATEK: Palline US Open. Quindi in questo momento è diventato tutto uguale, ma comunque, io e Paula Badosa l’anno scorso, abbiamo parlato con Steve [Simon, Presidente della WTA] del passaggio a palline maschili. Non credo che sarebbe un problema perché è sempre la stessa azienda, è Wilson, ma sì, forse dovremmo spingere un po’ di più. In realtà ho smesso di farmi sentire e cercare di convincere la WTA, perché è avvenuta la guerra in Ucraina e mi sono concentrata su qualcos’altro. Ma onestamente, in qualsiasi torneo che gioco con queste palle, non mi sento a mio agio. Forse questo sarà il primo (sorridendo).

D. È l’unico periodo dell’anno in cui ci sono diverse palline maschili e femminili?
IGA SWIATEK: Anche a Dubai. Ma non abbiamo il torneo maschile a Dubai. Non contemporaneamente. A Dubai giochiamo con le stesse palle degli US Open.

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ATP

ATP Cincinnati, Nadal: “Devo entrare in modalità Slam per essere pronto a New York”

“Adesso farò qualche test per vedere se l’addome è nello stato in cui dovrebbe essere”. Dopo la terza sconfitta patita in carriera contro Borna Coric, il n. 3 ATP si proietta verso l’ultimo Slam dell’anno non dimenticando però di salvaguardare sempre il suo corpo

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Rafael Nadal - Cincinnati 2022 press conference

Rafael Nadal al ritorno alle competizioni dopo più di un mese di assenza forzata, per via dell’infortunio all’addome subito in occasione dei quarti di finale di Wimbledon contro Taylor Fritzvinti eroicamente nonostante l’evidente menomazione – e il recente forfait di Montreal a causa di un leggero riacutizzarsi del problema, è stato immediatamente eliminato all’esordio dal croato Borna Coric dopo quasi tre ore di partita per 6-3 al terzo set. Il n.152 ATP in gara grazie la ranking protetto, non è la prima volta che sorprende il maiorchino e peraltro neanche la prima al Western & Southern Open: il finalista 2016 di Shanghai s’impose infatti a Basilea nel 2014 e a Cincinnati due anni più tardi, mentre Rafa ebbe la meglio allo Us Open 2015 e a Montreal 2017.

Proprio l’imminente Slam newyorchese è stato il principale tema di dibattito con i giornalisti presentatisi in sala stampa nel post match; con il 22 volte campione Major che è conscio di dover alzare il livello in vista di Flushing Meadows. Una tematica ricorrente è stata poi la situazione fisica del campione spagnolo, da monitorare costantemente, il quale si è detto fiducioso ma comunque cauto poiché sente ancora dolore e quindi inevitabilmente ci saranno altri esami di routine a cui sottoporsi. Per ciò che concerne il KO rimediato in Ohio, secondo Nadal pesano i due set point non sfruttati nel tie-break del 1° set e in generale la poca aggressività messa in campo, una sconfitta che lo estromette immediatamente da un torneo con il quale non ha mai trovato un grande feeling: in 16 partecipazioni, soltanto in tre occasioni ha raggiunto la semifinale, trionfando nel 2013 in una delle migliori stagioni della sua carriera. Probabilmente le condizioni umide e rapide, a livello di superficie, come gli è sempre accaduto anche a Miami non hanno mai permesso di ammirare in Ohio la miglior versione del Toro di Manacor.

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D: Cos’hai trovato incoraggiante e cosa scoraggiante nel tuo gioco, dopo la performance di oggi?

Rafael Nadal: “È difficile da dire, sicuramente però prenderò un sacco di cose positive, ma ho bisogno di migliorare. Devo allenarmi perché ho bisogno di tornare al meglio e per farlo ho bisogno solamente di gironi da dedicare alle sedute di allenamento. Per quanto riguarda il match, ovviamente ho avuto le mie possibilità, soprattutto all’inizio. Nel tiebreak ho avuto due importanti opportunità con due set point che ho giocato terribilmente. E poi, sì, ho giocato un brutto terzo set. Questo è il tennis, specialmente in queste circostanze contro un giocatore che ha servito così bene, nonostante ciò ho avuto la mia occasione per andare avanti all’inizio del terzo con quel 30-30 ma ho giocato un paio di punti terribili. Dunque sarebbe stato certamente meglio per me vincere, perché quando torni dopo un periodo di lontananza dalle competizioni, se riesci a vincere già la prima partita, poi le cose vanno meglio. Ma purtroppo non è stato il caso di oggi [ieri, ndr]. Un giorno accadrà.

Ovviamente sono tornato tantissime volte a competere dopo aver affrontato degli infortuni e ho sempre raccolto aspetti positivi. Tuttavia nel caso specifico, nella partita odierna non ero abbastanza pronto per vincere e come ho già detto, credito a Borna [Coric, ndr] che ha giocato con molto coraggio. Lui ha servito davvero bene, io non altrettanto perché se non sei in grado di giocare il più aggressivo possibile e di prendere un vantaggio che poi porta a crearti un’opportunità, è davvero dura portare a casa l’incontro. Ma fa parte di questo sport, ho semplicemente perso un match, si va avanti. Conosco la strada e la cosa principale per me è rimanere in salute. L’ultimo periodo è stato difficile da gestire, onestamente. In particolare l’ultimo mese e mezzo non è stato affatto facile, perché avendo questa lesione all’addome, non sai mai quando sarai al 100% e supererai definitivamente il problema, e certamente ciò influisce sulla tua sicurezza nel servire. Quindi mi ero detto prima del torneo, che avrei dovuto fare un passo avanti ed è successo, il gioco è stato fatto come si doveva, ma ben fatto da parte sua“.

D: Come ti senti fisicamente? Ovviamente hai servito molto oggi. Come ti sei sentito in campo?

Rafael Nadal: “Per certi versi è difficile d’analizzare, perché quando hai la cicatrice, allora la linea è molto sottile. Poiché quando hai quel tipo di cicatrice non hai abbastanza flessibilità, e senti anche di più il dolore. Ma non sai se lo senti per questo motivo, o perché qualcosa non è andato come sarebbe dovuto andare. Quindi devi prenderti cura del tuo corpo, in ogni singolo momento. Così probabilmente farò qualche test dopo questo torneo, per confermare che tutto rimanga come io e il mio team vogliamo. Ma io sono positivo, sono stato in grado fisicamente di avere una settimana di allenamento qui, facendo del mio meglio in ogni singolo giorno e migliorando il mio livello di girono in giorno, e sinceramente mi sono allenato per tutta la settimana ad un livello superiore di quello espresso oggi. Ma sì, non succede nulla. Certo che è meglio vincere, tuttavia allo stesso tempo rimane ovviamente ancora una settimana e mezza prima di New York. Poi dire che sono triste di non aver giocato bene qui, è ovvio visto che questo torneo è abbastanza importante per me ma al momento devo andare avanti mentalmente. Dal punto di vista dell’allenamento, ho bisogno d’iniziare a proiettarmi verso lo Us Open, devo entrare in modalità Slam allenandomi nel modo in cui ho bisogno affinché possa essere competitivo fin dall’inizio lì, e spero di essere in grado di farlo accadere”.

D: Questo è stato un torneo difficile per te in passato in termini di risultati. New York invece ti ha visto avere un grande feeling recentemente con lo US Open. Come pensi che Flushing Meadows tiri fuori da te il meglio? Non vedi l’ora di riprovare quelle sensazioni?

Rafael Nadal: “È difficile parlarne. Ma è vero che questo torneo non è stato mai il più facile per me durante tutta la mia carriera tennistica, anche se sono riuscito a vincere un anno, però era l’anno in cui stavo ottenendo quasi tutto. Poi ho disputato un altro paio di semifinali. È vero comunque, per qualche strana ragione, che in questo torneo non ho mai avuto le migliori sensazioni, ma dall’altra parte mi sono sempre sentivo ben accolto qui in tutti l’edizioni a cui ho preso parte. Non potrò ringraziare mai abbastanza l’organizzazione per avermi sempre reso le cose molto facili. Io cerco di fare del mio meglio, ogni volta che scendo in campo; loro lo sanno e mi dispiace di essere fuori già al primo turno, ma questo è il tennis, questo è il nostro sport. L’altro avversario gioca bene, e se gioca meglio di te vai a casa.

Per quanto riguarda New York, non lo so. È un Grande Slam, è un torneo diverso dagli altri. Ma allo stesso tempo è sempre tennis, se non giocherò bene, probabilmente avrò lo stesso destino di qui. Tuttavia conosco perfettamente il modo in cui mi devo comportarmi per ottenere un risultato diverso. È vero che quando arriverò allo Us Open, avrò già due settimane e mezzo nel Tour allenandomi con gli altri i ragazzi, e questo mi permetterà di essere pronto per battaglie al quinto set. Ero in grado di giocare solo due set, prima di questa partita negli ultimi 40 giorni. Quindi, sì, questa è la chiave. Poi non bisogna dimenticarsi che oggi ho giocato contro un avversario duro, il quale mi aveva già battuto in passato, quindi sapeva come farlo. E’ un tennista estremamente coraggioso in campo, un lottatore. Ha attraversato alcuni momenti difficili, nell’ultimo periodo, con anche degli infortuni, perciò sono felice di rivederlo a questo livello. Per quanto riguarda me, devo andare avanti e iniziare a pensare all’energia, che saprà darmi la folla a New York. So che è un posto molto speciale per me, e mi piace. Ho vissuto alcuni momenti della mia carriera lì indimenticabili e farò del mio meglio ogni singolo giorno per essere pronto per questo evento”.

D: Lo US Open è l’unico dei tornei del Grande Slam che ha le palline diverse per uomini e donne. Alcune tenniste non sono particolarmente felici di questo. Vorrebbero giocare con la stessa pallina degli uomini. Mi chiedevo se mai avessi davvero provato le palle femminili…

Rafael Nadal: “Non lo so. Non ne ho idea onestamente. Vedo che la pallina femminile ha il numero in rosso. Le nostre hanno il numero in nero. Ma ovviamente non ho mai utilizzato quelle femminili, perché mi alleno con la palla con cui giocherò in partita. Ma non credo sia affatto un argomento importante (sorridendo)”.

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