Anteprima WTA: la terra verde di Charleston, indoor fuori stagione in Polonia

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Anteprima WTA: la terra verde di Charleston, indoor fuori stagione in Polonia

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Il caldo e la terra verde della South Carolina opposti al freddo e al duro indoor della Polonia. La prossima settimana il circuito WTA prende direzioni quasi opposte e propone ai suoi tifosi due appuntamenti profondamente diversi tra loro. Da una parte la tradizione della Family Circle Cup, dall’altra la freschezza del Katowice Open. Vediamo nel dettaglio numeri e storia dei tornei in questione.

WTA Charleston e Katowice – I Tabelloni (Sara Niccolini)

Quello di Charleston è un tabellone piuttosto ricco di nomi, a partire da Bouchard, che ha accettato la wild card propostale dagli organizzatori acquisendo così la prima testa di serie, le statunitensi Sloane Stephens e Madison Keys, Sara Errani, unica italiana ad aver proseguito con un altro torneo in terra americana dopo quello di Miami e la russa Pavlyuchenkova.
La parte bassa è anch’essa abbastanza equilibrata con Makarova come seconda testa di serie, la quale vede Jankovic sul lato opposto del tabellone. La serba ha ormai un rendimento altalenante, come hanno dimostrato le ultime settimane passando dall’essere finalista di Indian Wells a uscire al secondo turno a Miami subendo un 61 61 da Azarenka. Tra un eventuale incontro tra Jankovic e Makarova ci sono nel mezzo Petkovic, Belinda Bencic, Kerber ed Heather Watson.

 

Il solo torneo WTA che si disputa in Polonia non poteva che essere presenziato dalle sorelle beniamine di casa: Agnieszka e Urszula Radwanska. Il pubblico di casa aspetta con ansia di vedere la sua stella “Aga” conquistare il titolo dopo la sorprendente battuta d’arresto dell’anno passato a seguito della sconfitta contro Alize Cornet, che poi andò a vincere il titolo. Forse più dell’anno passato, Agnieszka ha poche certezze sul campo e di conseguenza un tabellone sulla carta abbordabile potrebbe trasformarsi in un duro percorso in salita. Al primo turno incontra Wickmayer che è riuscita una sola volta a strappare una vittoria alla polacca nel lontano 2010 quando la belga era all’apice della carriera.
Sullo stesso lato di tabellone della più grande delle sorelle Radwanska ci sono Koukalova, Zvonareva, Kanepi e le uniche due italiane iscritte al torneo, Karin Knapp e Camila Giorgi che deve difendere l’ottima finale del 2014.
La seconda testa di serie è stata assegnata alla vincitrice della passata edizione Alize Cornet che ha davanti a sé un tabellone più che abbordabile poiché ha dal suo lato giocatrici come Flipkens, Rybarikova e Schmiedlova.

WTA Charleston e Katowice – Un po’ di Storia (Remo Borgatti)

Charleston – Una pubblicazione di cucina e varie distribuito a partire dal 1932 nei supermarket degli Stati Uniti e poi acquisito dal gruppo del New York Times dal 1971; questo è il Family Circle, ovvero il più fedele tra gli sponsor nell’intero panorama del tennis professionistico. Dal 1973 infatti, il torneo disputato nella South Carolina (con l’eccezione del biennio 75/76 in cui si svolse ad Amelia Island, in Florida) prende il nome ormai più che storico di Family Circle Cup.

In principio fu la Sea Pines Plantation a Hilton Head Island, con i suoi campi in terra verde, ad ospitare un evento che si contraddistinse subito per la munificenza del montepremi (100.000 dollari), il più alto della stagione 1973. La finale, che Rosie Casals si aggiudicò in rimonta su Nancy Richey, fu la prima partita di tennis femminile trasmessa da un network televisivo e per questo motivo (oltre che per aver assegnato la cifra più alta vinta quell’anno da una giocatrice: 30 mila dollari!) passò alla storia.

Da quel giorno e per gli anni successivi il torneo, che attualmente si disputa sui campi di Daniel Island, ha via via consolidato una tradizione che tuttora lo colloca tra le prove più affascinanti del circuito WTA. Basti pensare che, in 42 anni, solo tre vincitrici non hanno disputato in carriera almeno una finale slam (Coetzer, Petrova e la campionessa in carica Petkovic) e altre quattro non hanno mai vinto un major (Casals, Jankovic, Wozniacki e Lisicki). Insomma, sangue blu per una manifestazione che vede Chris Evert quale detentrice del record di titoli (8) il doppio rispetto alle due che la seguono in classifica, ovvero Navratilova e Graf (4). Quattro anche le finali di Kerry Reid, tutte perse.

Così l’anno scorso – Reduce dalla vittoria di Miami, Serena Williams cercava il poker (tris consecutivo) sull’Har-Tru di Charleston e non poteva certo pensare di uscire subito dai giochi. Testa di serie n°1 e defending champion, Serena bypassava il primo turno ma rimediava un clamoroso 64 64 contro Jana Cepelova, n°78 del ranking. La slovacca era una delle due outsider capaci di approdare ai quarti di finale; l’altra era la giovanissima svizzera Belinda Bencic, qualificata e vittoriosa su Kirilenko, Erakovic e Svitolina.

La Cepelova superava anche più di una prova del nove sbarazzandosi, dopo Serena, pure di Vesnina e Hantuchova prima di battere la stessa Bencic nella più imprevedibile delle semifinali con lo score di 64 57 76. Nella parte bassa del tabellone emergeva invece la tedesca Andrea Petkovic, n°14 del seeding e giunta nei pressi del traguardo avendo battuto tre favorite quali la connazionale Lisicki (4), la ceca Safarova (9) e la giovane Bouchard (6). In finale la più esperta Petkovic soffriva solo nel primo set per poi chiudere in scioltezza 75 62. Una sola italiana in campo, Sara Errani (3) battuta nei quarti da Belinda Bencic.

ALBO D’ORO (Era Open)

1973 Rosie Casals-Nancy Richey                        36 61 75

1974 Chris Evert-Kerry Reid                              61 63

1975 Chris Evert-Martina Navratilova                75 64

1976 Chris Evert-Kerry Reid                              62 62

1977 Chris Evert-Billie Jean King                      60 61

1978 Chris Evert-Kerry Reid                              62 60

1979 Tracy Austin-Kerry Reid                                     76 76

1980 Tracy Austin-Regina Marsikova                 36 61 60

1981 Chris Evert-Pam Shriver                            63 62

1982 Martina Navratilova-Andrea Jaeger           64 62

1983 Martina Navratilova-Tracy Austin              57 61 60

1984 Chris Evert-Claudia Khode-Kilsch             62 63

1985 Chris Evert-Gabriela Sabatini                   64 60

1986 Steffi Graf-Chris Evert                               64 75

1987 Steffi Graf-Manuela Maleeva                      62 46 63

1988 Martina Navratilova-Gabriela Sabatini      61 46 64

1989 Steffi Graf-Natalia Zvereva                         61 61

1990 Martina Navratilova-Jennifer Capriati       62 64

1991 Gabriela Sabatini-Leila Meskhi                 61 61

1992 Gabriela Sabatini-Conchita Martinez        61 64

1993 Steffi Graf-Arantxa Sanchez                      76 61

1994 Conchita Martinez-Natalia Zvereva            64 60

1995 Conchita Martinez-Magdalena Maleeva     61 61

1996 Arantxa Sanchez-Barbara Paulus              62 26 62

1997 Martina Hingis-Monica Seles                     36 63 76

1998 Amanda Coetzer-Irina Spirlea                    63 64

1999 Martina Hingis-Anna Kournikova             64 63

2000 Mary Pierce-Arantxa Sanchez                    61 60

2001 Jennifer Capriati-Martina Hingis              60 46 64

2002 Iva Majoli-Patty Schnyder                          76 64

2003 Justine Henin-Serena Williams                 63 64

2004 Venus Williams-Conchita Martinez           26 62 61

2005 Justine Henin-Elena Dementieva              75 64

2006 Nadia Petrova-Patty Schnyder                   63 46 61

2007 Jelena Jankovic-Dinara Safina                  62 62

2008 Serena Williams-Vera Zvonareva                64 36 63

2009 Sabine Lisicki-Caroline Wozniacki            62 64

2010 Samantha Stosur-Vera Zvonareva             60 63

2011 Caroline Wozniacki-Elena Vesnina            62 63

2012 Serena Williams-Lucie Safarova                 60 61

2013 Serena Williams-Jelena Jankovic              36 60 62

2014 Andrea Petkovic-Jana Cepelova                 75 62

 

Katowice – Alla Spodek Hall della più importante città della Slesia si spegne la terza candelina del Katowice Open, torneo indoor che si è disputato sulla terra rossa nel 2013 prima di passare al duro l’anno successivo. Nelle due edizioni fin qui giocate protagoniste le italiane: titolo a Roberta Vinci nel 2013, in finale sulla ceca Petra Kvitova, e finale sfortunata per Camila Giorgi nel 2014, sconfitta dalla francese Cornet.

Così l’anno scorso – All’appello dei quarti di finale mancavano solo due teste di serie, entrambe quelle dell’ultimo spicchio di tabellone. Erano uscite anzitempo la bulgara Pironkova, sorpresa dalla rediviva Shahar Peer, e la campionessa uscente Roberta Vinci, sconfitta nel derby dalla giovane Giorgi con un perentorio 6-0 nel terzo parziale.

Camila, che aveva lasciato appena un gioco all’esordio alla polacca Piter, avrebbe poi disposto senza fatica della stessa Peer prima di imporsi in semifinale alla favorita Suarez Navarro (3) per 76 64. Nella parte alta del tabellone tutto regolare fino alla semifinale, conquistata dalla favoritissima Agnieszka Radwanska (1) e dalla francese Cornet (4) a spese rispettivamente di Meusburger e Koukalova. Qui però la transalpina reagiva alla partenza travolgente di Aga (6-0) e alla lunga sovvertiva il pronostico guadagnando la finale grazie al 6-2 6-4 di secondo e terzo set.

Bella e incerta la finale. Giorgi avanti 3-1 nel primo set, poi costretta a salvare tre set-point prima di subire sei punti consecutivi nel tie-break, chiuso 7-4 dalla Cornet. La francese serve per il match nel secondo parziale sul 5-4 ma si innervosisce e la Giorgi ne approfitta per infilare tre game e pareggiare il conto dei set. Il terzo vede Alize sprintare sul 3-0, recuperata da Camila (4-4) che ha un match-point sul 5-4. Break a zero della francese nell’11° gioco e chiusura 7-5 dopo 3 ore e 11 minuti di contesa.

ALBO D’ORO

2013 Roberta Vinci-Petra Kvitova                       76 61

2014 Alize Cornet-Camila Giorgi                        76 57 75

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Il tennis domina su Google: Djokovic, Nadal e Serena Williams i tre sportivi più ricercati nel 2022

I tre tennisti dominano la categoria “atleti” di Google Trends per il 2022. In Italia Sinner, Berrettini e Djokovic tra i più ricercati

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Novak Djokovic - ATP Finals, Torino 2022 (Credits Photo Giampiero Sposito:FIT)

Si avvicina il 31 dicembre e come di consueto è tempo di classifiche che sintetizzino i fatti salienti di questo 2022, che è giunto ormai agli sgoccioli.

Una delle classifiche che si attende con più curiosità alla fine di ogni anno solare è quella redatta da Google. Sulla base dei dati raccolti dal motore di ricerca, Google fornisce un elenco delle parole più in tendenza, sia per ogni paese che complessivamente a livello globale.

Se la guerra in Ucraina e la morte della Regina Elisabetta hanno monopolizzato l’attenzione degli utenti per quanto riguarda le notizie più ricercate, alla voce atleti a farla da padrone è il mondo del tennis.

 

Quattro tennisti tra i primi 10 atleti più ricercati, rende l’idea di come l’attenzione verso il nostro sport sia in costante crescita. Occorre sottolineare come le prime tre posizioni della classifica siano completamente appannaggio di tennisti. Coloro che hanno monopolizzato le ricerche su Google sono, infatti, Novak Djokovic, Rafael Nadal e Serena Williams. A completare il trionfo del mondo del tennis troviamo al decimo posto il nuovo leader della classifica ATP, Carlos Alcaraz.

Non sorprende che data la grandezza dei personaggi, noti non solo agli appassionati di tennis, e la particolarità di questo loro 2022 li abbia portati sulla bocca, o meglio sulle tastiere di tutti. I tre, infatti, per diversi aspetti in questo 2022 hanno tenuto i loro fan alla ricerca di notizie ed aggiornamenti.

Il caso più controverso è stato sicuramente quello di Novak Djokovic. Il serbo ha monopolizzato l’attenzione degli appassionati di tennis e non solo per la nota vicenda australiana di inizio anno. Nole, infatti, contrario a sottoporsi al vaccino contro il Covid-19, è prima atterrato sul suo australiano per poi essere espulso qualche giorno dopo. Nel mezzo si è assistito ad un processo, con annullamento del visto e ban per l’ingresso nel paese. Situazione che per la gioia di Djokovic è ormai alle spalle, con Nole che è certo di tornare in Australia per iniziare la stagione.

Ciò che ha segnato la stagione per Serena Williams, è l’annuncio del ritiro avvenuto alla vigilia dello US Open sulle pagine di Vogue. Rafa invece ha vinto le prime due prove dello Slam nel 2022 restando in corsa per la prima posizione mondiale fino all’ultima settimana di tennis; nonché è stato co-protagonista del un lungo e commovente addio in Laver Cup del grande amico e rivale Roger Federer.

Se ci spostiamo alle ricerche effettuate in Italia, l’Australian Open si posiziona al numero 4 come parola dell’anno dietro solo a Ucraina, Regina Elisabetta e Russia Ucraina. Le vicende dei nostri portacolori, invece, hanno monopolizzato le ricerche dei fan italiani. Jannik Sinner si posiziona al numero 4 nella categoria personaggi dietro a Vladimir Putin, Drusilla e il cantante Blanco. Nella stessa classifica seguono al numero 5 il calciatore Vlahovic che precede altre due tennisti: Novak Djokovic e Matteo Berrettini.

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Come ATP e WTA hanno gestito l’assenza di tornei in Cina

Dal successo delle licenze annuali a livello ATP con l’Italia protagonista, all’annosa questione delle WTA Finals ancora alla ricerca di una stabilità

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Nella memoria di tutti ormai è impossibile non classificare gli eventi in pre e post pandemia. Il Covid-19, con il suo impatto, ha lasciato il segno in tanti aspetti delle nostre vite e non poteva essere da meno il tennis. Sport globale e itinerante, negli ultimi anni il mondo del tennis ha dovuto fare i conti con la politica anti Covid messa in atto dal governo cinese, con le relative limitazioni riguardanti l’ingresso nel paese asiatico.

ATP e soprattutto WTA si sono dovuto ingegnare, reinventando anno dopo anno il calendario, spesso a stagione in corso e con esiti sicuramente diversi tra i due circuiti.

L’ultimo torneo del circuito ATP disputato sul suolo cinese è stato il Rolex Shanghai Masters 2019 vinto da Daniil Medvedev su Alexander Zverev. Da quella data i quattro tornei ATP che fanno parte del circuito non si sono mai più disputati. Oltre a Masters 1000 di Shanghai, il programma dei tornei cinesi includeva l’ATP 500 di Pechino e i due ATP 250 di Zhuhai e Chengdu. 

 

Sin dalla ripartenza l’ATP ha potuto contare sul supporto di alcuni paesi grazie alle licenze annuali concesse per completare gli slot rimasti vuoti nel calendario. Germania, Italia e Kazakistan furono le prime a farsi avanti. Infatti, nel 2020 si svolsero i tornei di Colonia (due eventi back-to-back), Santa Margherita di Pula e quello di Astana, che negli anni a venire è entrato a far parte nel circuito sostituendo definitivamente San Pietroburgo.

Nel 2021 a colmare il vuoto dei tornei cinesi nel mese di ottobre fu lo slittamento, dal consueto slot primaverile, del Masters 1000 di Indian Wells. Anche in questo caso l’ATP attraverso le licenze annuali è riuscita ad uscire indenne dalle difficoltà, rappresentate non solo dall’assenza dei tornei cinesi ma anche da altri spazi vuoti nel calendario derivanti da circostanze avverse, come ad esempio le due settimane di quarantena richieste in Australia all’ingresso nel paese. Turchia (Antalya), Singapore, Spagna (Marbella), Serbia (con il doppio appuntamento di Belgrado) e Italia (Cagliari e Parma) sono subite corse in supporto del circuito maschile offrendo soluzioni che riscossero un ottimo successo a livello organizzativo e di pubblico.

Anche nella stagione appena terminata l’Italia è stata tra le nazioni protagoniste con i due tornei di Firenze e Napoli.  La Spagna non è stata da meno, aggiungendo un nuovo torneo anche in questa stagione in Asturia a Gijon. Nella sezione nostalgia, vi è stato il ritorno nel circuito anche di Tel Aviv e Seul, dopo che l’ultimo torneo in entrambe le città si disputò nel lontano 1996.

L’assenza dei tornei cinesi ha decretato anche la fine dello swing asiatico di fine stagione, sebbene quest’anno sia ritornato in calendario dopo 3 anni l’ATP 500 di Tokyo. L’inserimento del torneo di Seul ha contributo a creare una sorta di mini trasferta in estremo oriente per supportare il torneo nipponico. Tuttavia se i tornei cinesi venissero nuovamente cancellati, il Japan Open rimarrebbe l’unico torneo asiatico previsto dal calendario nella parte finale della stagione.

Il calendario 2023 ad oggi comprende i quattro tornei cinesi. Chengdu e Zhuhai sono programmati in contemporanea, nella stessa settimana della Laver Cup. Le tre settimane successive vedrebbero la disputa del torneo di Pechino, seguito dal Masters 1000 “allargato” di Shanghai. I dubbi sull’effettiva disputa dei tornei è alta, basti pensare che è già stato comunicato l’annullamento del Gran Premio di Cina di Formula 1 previsto la prossima primavera. Nonostante ciò, si può dire senza alcun dubbio che L’ATP ha la certezza che non avrà molte difficoltà a trovare federazioni e sponsor pronti ad accettare una licenza annuale.

Se per l’ATP non vi sono stati molti grattacapi, non si può dire la medesima cosa per la WTA. Il problema cinese per l’associazione tennistica femminile, non riguarda solo con la tematica COVID. Infatti, vi è ancora un caso aperto legato alla richiesta di spiegazioni sul caso Peng Shuai, a cui il governo cinese non ha mai stata dato seguito.

Come detto l’ATP ha già reso noto il calendario per la prossima stagione includendo i tornei cinesi. Al contrario il calendario WTA 2023 è stato rilasciato con gli eventi in programma sino allo US Open, lasciando dubbi su quali saranno i tornei che animeranno l’ultima parte della stagione. Il quesito più grande che attanaglia il CEO Simon e di riflesso le giocatrice è quello relativo alla sede delle WTA Finals.

Rispetto a quanto previsto pre-pandemia, la WTA non ha potuto contare su diversi tornei. Nella prima parte di stagione, secondo il calendario in essere prima della pandemia, si sarebbe dovuto giocare il WTA 250 di Shenzhen (gennaio), che ha rappresentato l’ultimo evento giocato sul suolo cinese nel gennaio 2020. Tuttavia, l’impatto più grande è relativo alla parte finale della stagione, durante la quale la WTA si spostava massivamente in Asia per uno swing che comprendeva diverse tappe in terra cinese: le WTA Finals di Shenzhen, il WTA Elite Trophy di Zhuhai, due WTA 1000, di cui uno mandatory (China Open e Wuhan Open), un WTA 500 (Zhengzhou Open) e quattro WTA 250 (Jiangxi Open, Tianjin Open, Hong Kong Open, Guangzhou Open).

La nota più dolente per la WTA è relativa alla gestione delle WTA Finals. La WTA avevo puntato tutto sulla Cina con la scelta di Shenzhen effettuata nel 2018. Un accordo di lungo termine che puntava a fornire una certa stabilità economica al circuito femminile. Si trattava, infatti, di un contratto decennale firmato con la città cinese che garantiva alle partecipanti un montepremi da urlo pari a 14 milioni di dollari.

Dopo la ricca edizione del 2019, il torneo non si è più svolto sul suolo cinese. Cancellata l’edizione 2020, nel 2021 la scelta di Guadalajara ha registrato un ottimo riscontro dal pubblico messicano. Il lavoro svolto dagli organizzatori messicani è stato apprezzato dalla WTA e ha permesso alla città di ospitare, l’anno successivo, un WTA1000, colmando il posto vacante lasciato proprio da Wuhan (trattandosi di un 1000 non mandatory). Meno soddisfacente l’edizione di Fort Worth, con scarsa presenza di pubblico e tante critiche. Malcontento che ha riguardato anche le giocatrici, a partire dalla numero 1 Swiatek che ha chiesto stabilità alla WTA.

Per uscire dalle difficoltà, nel periodo 20-21 la WTA ha potuto contare su contributi dal vecchio continente (Italia, Repubblica Ceca e Romania su tutte) e dagli Stati Uniti con i tre eventi di Chicago e il WTA 250 di Cleveland.

Nel 2022 la situazione è stata la medesima. Tra le notizie positive, vi è stato il ritorno in Asia con i tornei di Seul, Osaka e Tokyo assenti dal 2019. Le novità, invece, sono rappresentate dal ritorno di un torneo a San Diego, a 19 anni di distanza dall’ultima volta, e dalle prime edizioni di Tallinn e Monastir. Eventi che hanno cavalcato l’onda dell’entusiasmo del pubblico locale per le prestazioni di due protagoniste del circuito femminile come Kontaveit e Jabeur. A questi eventi si aggiungono delle nuove certezze rappresentate dalla riconferma di Parma, Ostrava e Cluj. Tuttavia, a fine 2022 i tornei disputati (50 più le WTA Finals e i 4 slam) sono stati tre in meno di quelli del 2019.

La sensazione confrontando i due calendari è sempre quella che il circuito WTA offra meno opportunità di quello ATP (68 eventi più l’ATP Cup) e che l’associazione tennistica femminile sia sempre più in balia degli eventi. Per la WTA il punto cruciale è rappresentato dalla ricerca di una sede definitiva per le WTA Finals, una cosa fondamentale per la stabilità economica e per la programmazione di associazione e giocatrici.

L’ATP dal canto suo sembra uscire più forte da questa situazione avendo una rosa di alternative a disposizione sempre ampia non solo nel livello superiore ma anche a livello Challenger, se si pensa che nel 2022 il numero dei tornei organizzati (184) è stato maggiore di quello pre pandemia (158 nel 2019). La WTA sta puntando anno dopo anno a cercare nuovi lidi attratti dalla possibilità di ospitare tornei del circuito. Guardando il calendario 2023 non si può non notare un incremento dei tornei in USA e Messico (Austin e Merida). Tuttavia, solo una corretta programmazione a lungo termine potrebbe permettere al circuito femminile di uscire dalla situazione di stallo in cui si trova.

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evidenza

Una contro tutte: Martina Navratilova e Tracy Austin

Dal 1975, 28 giocatrici hanno occupato la prima posizione del ranking mondiale. Ripercorriamo le storie di Martina Navratilova e Tracy Austin

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Martina Navratilova con il trofeo di Wimbledon (Credits: @usta on Twitter)

Dopo la rubrica UNO CONTRO TUTTI” dedicata ai numeri uno della storia ATP di Remo Borgatti, vi proponiamo la versione WTA a cura di Viola TamaniUNA CONTRO TUTTE. Qui trovate il primo episodio dedicato alle carriere di Chris Evert ed Evonne Goolagong

La storia di Martina Navratilova sembra essere uscita da un romanzo. Quella sportiva non meno che quella personale, sempre strettamente intrecciate quando si parla di campioni di questo calibro. La nascita in un paese socialista nell’orbita dell’Unione Sovietica, la decisione di deferire la sua casa natale, il maggior numero di titoli vinti nella storia del tennis dell’Era Open. Ma andiamo con ordine.

Nata nel 1956 a Řevnice nella Cecoslovacchia governata da una dittatura di stampo comunista, iniziò a giocare a tennis a 7 anni utilizzando la vecchia racchetta di sua nonna; con il manico troppo grande per la sua piccola mano, Martina giocava il rovescio a due mani e si allenava palleggiando contro il muro. Lei stessa ha rintracciato nell’origine in questi suoi arbori tennistici giocati contro l’avversario che non sbaglia mai, uno dei suoi tratti caratteristici nel gioco: l’abilità di giocare al volo.

 

Il suo patrigno, Miroslav Navratil, fu il suo primo insegnante di tennis. Fu presto necessario spostarsi nella capitale Praga per permettere all’acerbo talento di sbocciare e vincere, a soli 15 anni, i Campionati nazionali cecoslovacchi. A sedici anni mosse i primi passi nel mondo professionistico, fino al primo titolo conquistato ad Orlando in Florida nel 1974.

L’anno seguente è uno spartiacque per la sua vita privata. Il regime comunista in Cecoslovacchia obbligava tutti i suoi cittadini a richiedere un permesso dal governo per lasciare il paese; un permesso che faticava ad arrivare alla giovane Martina, perché si trattava di recarsi nel paese nemico del blocco sovietico in piena Guerra Fredda, gli Stati Uniti. Oltremare si tenevano la maggior parte dei tornei, con un circuito a sé stante, e l’ambiziosa tennista dell’Est Europa era ben conscia della necessità di poter viaggiare e muoversi liberamente per raggiungere alti obiettivi nel tennis. Appena maggiorenne, Martina si recò presso gli uffici dell’Immigration and Naturalization Service di New York comunicando la sua intenzione di defezionare dal regime comunista del suo paese. Le venne concessa la Green Card e solo nel 1981 ottenne ufficialmente la cittadinanza americana.

Si trattò di una scelta coraggiosa perché, come ricorda lei stessa, andarsene ha significato abbandonare la propria famiglia e il proprio paese senza sapere se e quando avrebbe potuto rivedere i suoi affetti. Rivedrà la nonna, colei che le aveva trasmesso la passione per il tennis, 11 anni dopo per giocare. Ma su questo, torneremo più avanti.

 La nuova vita sul suolo statunitense le permise anche di fare coming-out, diventando la prima tennista a dichiarare il proprio orientamento sessuale e un’icona per il movimento LGBT.

Martina Navratilova e Chris Evert – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Al contrario della sua rivale Chris Evert, come raccontato nell’articolo a lei dedicato, la mancina Navratilova abbandonò il rovescio a due mani, omologandosi e imparando a giocare il rovescio a una mano. Il suo stile, in opposizione a Evert, era molto aggressivo con un frequente utilizzo del serve&volley che toglieva tempo alle proprie avversarie. Non a caso, il suo tennis si esprimeva al massimo sulle superfici veloci e in particolare l’erba: vinse 20 titoli, tra singolare (9, un record) e doppio a Wimbledon.

Sì, perché Navratilova era anche un’ottima doppista. Se nei primi anni di carriera, la partner cambiava spesso (Chris Evert, Billie Jean King, Betty Stove), fu il sodalizio con la connazionale Pam Shriver a decretare il suo dominio anche in questa specialità. Fu numero 1 del ranking di doppio per oltre tre anni a partire dal 1980. A fare l’elenco dei suoi record, si rischia di lasciare qualcosa indietro. È la giocatrice ad aver vinto più titoli nella storia del tennis dell’Era Open: 344 titoli (59 Slam, 18 in singolare e 31 in doppio) di cui 167 in singolare e 177 in doppio.

L’unica atleta ad aver completato il Super Slam – aver vinto tutte le prove del Grande Slam in tutte le categorie, insieme alle WTA Finals e alla Fed Cup. A livello femminile, ha conseguito il maggior numero di vittorie consecutive, 74 fino al novembre 1984. È anche la più anziana giocatrice ad aver vinto uno Slam: nel 2006 a quasi 50 anni, Martina in coppia con Bob Bryan si è aggiudicata il titolo nel doppio misto e ha dato l’addio al tennis giocato.

Dopo la pesante sconfitta incassata contro Chris Evert per 6-0 6-0 nella finale del torneo di Amelia Island nel 1981, Martina dovette scontrarsi con la dura realtà: per battere la rivale di sempre, era necessario lavorare sul potenziamento fisico. La perdita di peso ma soprattutto il duro lavoro per aumentare la resistenza e la potenza fisica le consentirono di ribaltare le sorti di questa rivalità, dominando gli scontri diretti nel biennio ’83-’84.

Raggiunge per la prima volta la posizione n. 1 del ranking nel luglio 1978 grazie alla vittoria su Evert a Wimbledon; ma è dal 1982 che Navratilova sovrasta le sue avversarie e mette fine al dominio della dolce Chrissy. Dal giugno 1982 resta in vetta alla classifica mondiale per 239 settimane: in tutto il 1983 Navratilova perse una sola partita, al Roland Garros contro Kathy Horvath e nel 1984, solamente due sconfitte nell’intera stagione. Dal novembre 1985 all’agosto 1987 le settimane furono 331. Seconda solo a Steffi Graf.

Piena di significati, politici e personali, fu la vittoria in Fed Cup nel 1986. La finale si giocava a Praga: Cecoslovacchia contro Stati Uniti. Da poco più di un anno Martina aveva ottenuto la cittadinanza americana e con essa, la possibilità di rappresentare il paese a stelle e strisce nella competizione a squadre. Da ben 11 anni non tornava nel suo paese d’origine. Nelle sue parole, ricordando questo avvenimento, si riesce a leggere tutta la sofferenza di una giovane donna costretta a lasciare il proprio paese per seguire il suo sogno. Rivide la nonna, quella che le aveva messo in mano la prima racchetta, che venne a mancare qualche mese più tardi, i suoi amici e i suoi affetti. Vinse due incontri: il singolare contro Hana Mandlikova e il doppio in coppia con Pam Shriver.

Tracy Austin

La quarta giocatrice a mettersi in vetta al ranking fu Tracy Austin. Classe ’62 di Palos Verdes, nel 1980 fu capace di conquistare 12 titoli che le consentirono di restare al n. 1 per un totale di 22 settimane (2 settimane in aprile e 20 da luglio a novembre). Vinse due titoli Slam, entrambi agli US Open. Il primo titolo, nel 1979, fu conquistato a soli 16 anni e 9 mesi battendo in due set Chris Evert. Nella finale del 1981 ebbe la meglio su Martina Navratilova in tre set durissimi (1-6 7-6 7-6).

È sicuramente una delle atlete più sfortunate della storia del tennis moderno. Numerosi guai fisici, specialmente alla schiena, non le permettono di avere continuità nel suo gioco. A soli 21 anni nel 1983 prese la difficilissima decisione di ritirarsi, consapevole che i problemi fisici non le permettevano più di mantenere il suo miglior livello di gioco.

A 26 anni, tornò a giocare solamente in doppio dove vinse 7 titoli, ma di nuovo la sua carriera venne interrotta a causa di un serio incidente stradale in cui rischiò di perdere la vita. Tra il 1993 e il 1994 tentò un nuovo ritorno, purtroppo senza successo. Si ritirò definitivamente con all’attivo 7 titoli del Grande Slam: 2 in singolare, 4 in doppio femminile e uno (Wimbledon) in doppio misto.


SCONFITTE DA NUMERO 1 SUBITE DA MARTINA NAVRATILOVA

1978P. Shriver – NAVRATILOVA7-6 7-6US Open
1978C. Evert – NAVRATILOVA7-6 0-6 6-3Atlanta
1978R. Marsikova – NAVRATILOVA6-3 7-6Oldsmar
1978C. Evert – NAVRATILOVA6-3 6-3Palm Springs
1978C. Evert – NAVRATILOVA7-5 6-2Tokyo
1979T. Austin – NAVRATILOVA6-3 6-2Washington
1979C. Evert – NAVRATILOVA6-3 6-4Los Angeles
1979W. Tumbull – NAVRATILOVA6-4 1-6 6-4Detroit
1979B.J. King – NAVRATILOVA6-1 6-2Chichester
1979C. Evert – NAVRATILOVA7-5 5-7 13-11Eastbourne
1979D. Fromholtz – NAVRATILOVA1-6 6-3 6-1Minneapolis
1979T. Austin – NAVRATILOVA7-5 rit.Minneapolis
1979T. Austin – NAVRATILOVA6-2 6-0Filderstadt
1979T. Austin – NAVRATILOVA6-2 6-1Tokyo
1980B.J. King – NAVRATILOVA6-1 6-3Houston
1980T. Austin – NAVRATILOVA6-2 2-6 6-2WTA Finals
1980B. Stove – NAVRATILOVA6-3 3-6 7-5Eastbourne
1980C. Evert – NAVRATILOVA4-6 6-4 6-2Wimbledon
1982P. Shriver – NAVRATILOVA1-6 7-6 6-2US Open
1982C. Evert – NAVRATILOVA6-3 2-6 6-3AUS Open
1983K. Horvath – NAVRATILOVA6-4 0-6 6-3Roland Garros
1984H. Mandlikova – NAVRATILOVA7-6 3-6 6-4Oakland
1984H. Sukova – NAVRATILOVA1-6 6-3 7-5AUS Open
1985C. Evert – NAVRATILOVA6-2 6-4Key Biscayne
1985H. Mandlikova – NAVRATILOVA7-6 6-0Princeton
1985C. Evert – NAVRATILOVA6-3 6-7 7-5Roland Garros
1986K. Jordan – NAVRATILOVA5-7 6-3 7-6Oakland
1986S. Graf – NAVRATILOVA6-2 6-3Berlino
1986C. Evert – NAVRATILOVA2-6 6-3 6-3Roland Garros
1987H. Mandlikova – NAVRATILOVA7-5 7-6AUS Open
1987S. Graf – NAVRATILOVA6-3 6-2Key Biscayne
1987C. Evert – NAVRATILOVA3-6 6-1 7-6Houston
1987G. Sabatini – NAVRATILOVA7-6 6-1Roma
1987S. Graf – NAVRATILOVA6-4 4-6 8-6Roland Garros
1987H. Sukova – NAVRATILOVA7-6 6-3Eastbourne
1987C. Evert – NAVRATILOVA6-2 6-1Los Angeles

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