Principi di Monaco: tutti i numeri del torneo di Montecarlo

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Principi di Monaco: tutti i numeri del torneo di Montecarlo

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La tradizione del torneo di Montecarlo non ha bisogno di presentazioni, andiamo ad analizzare dunque tutti i numeri che hanno fatto la Storia dell’appuntamento monegasco che segna l’inizio della stagione sul rosso europeo. Un occhio di riguardo anche alle correlazioni con il resto dei tornei stagionali… 

 

Tabella 1

 

LE FINALI

Il Monte-Carlo Open, aperto ai professionisti a partire dall’edizione del 1969, ha visto completarsi 44 finali delle 46 edizioni sin qui disputate.

Le due eccezioni sono avvenute nel 1981, quando Jimmy Connors e Guillermo Vilas non conclusero il loro incontro a causa della pioggia (interrompendo la partita sul 5-5 del primo set), e nel 1999, con la vittoria di Guga Kuerten su Marcelo Rios per ritiro di quest’ultimo sul 6-4 2-1.

Delle 44 finali rimanenti, 31 sono state giocate sulla distanza del tre set su cinque e 13 del due su tre.

Per quanto riguarda i match sulla lunga distanza, per 20 volte si sono avuti successi in 3 set, per 9 volte in 4, e per due nella frazione decisiva: dei nove successi per tre set a uno, cinque di questi sono arrivati con il vincitore costretto a rimontare un parziale di svantaggio; i due incontri terminati al quinto set hanno visto come protagonista l’austriaco Thomas Muster; curiosamente, in entrambi i casi, per due anni consecutivi e in rimonta: da due set di svantaggio e annullando due match point, nel tiebreak del quarto, nel 1995 contro Boris Becker, e da due set a uno sotto nel ’96, contro Albert Costa.

Dei 13 incontri disputati sulla breve distanza, 10 si sono conclusi in straight sets, mentre in tre occasioni si sono conclusi in tre parziali: di questi ultimi, per due volte si sono verificate rimonte da un set di svantaggio.

Le finali più lunghe e più brevi, in termini di game, nel tre set su cinque, sono state, rispettivamente, quelle del 1991 (Bruguera-Becker 5-7 6-4 7-6 7-6), del ’95 (Muster-Becker 4-6 5-7 6-1 7-6 6-0) e del ’96 Muster-Costa (6-3 5-7 4-6 6-3 6-2), tutte e tre con 48 giochi; quella più breve nel 1980, invece, vede Borg concedere solo 3 giochi nel 6-1 6-0 6-2 finale a Vilas.

Nel due su tre, le partite con il maggior numero di giochi disputati sono state due, entrambe con 31 games: nel 1974, con il rhodesiano Pattison uscito vincitore dal match con Ilie Nastase per 5-7 6-3 6-4, e nel 2014, con Stanislas Wawrinka in grado di aggiudicarsi il trofeo sconfiggendo Roger Federer 4-6 7-6 6-2.

L’atto conclusivo con meno giochi in assoluto è stata quella del 2010, con l’otto volte vincitore del torneo di Monte-Carlo, Rafael Nadal, giustiziere di Fernando Verdasco col punteggio di 6-0 6-1.

 

tab2

CORRELAZIONI CON SLAM E ATP FINALS

Sono stati 13 i giocatori in grado di vincere almeno uno Slam/ATP Finals, insieme al Monte-Carlo Open, nella stessa annata. E sono 25 i casi in cui il giocatore che ha vinto nel Principato ha poi terminato la stagione con almeno uno dei 4 Major e/o il Masters/ATP Finals (56% del totale, escludendo la finale senza vincitori del 1981).

Il giocatore che ha portato a casa il maggior numero di MC in accoppiata con uno Slam/Finals è Rafael Nadal, ben 11 volte, seguito a distanza da Bjorn Borg, a 7, e Ilie Nastase, a 5.

Lo Slam che presenta maggiore correlazione con il Monte-Carlo Open è il Roland Garros, chiaramente segnato anch’egli dagli straordinari e ripetuti successi ottenuti dal maiorchino in questi due tornei: nell’era Open, chi ha vinto Monte-Carlo ha poi vinto anche a Parigi per 15 volte (33% sul totale), con Nadal mattatore assoluto con 7 doppiette dal 2005 al 2008 e dal 2010 al 2012, seguito da Borg con 2 double nel 1979 e nell’80 e altri sei giocatori a quota uno.

Dopo Parigi, l’evento che ha più affinità con il torneo del Principato è il Masters/ATP Finals, che ha visto trionfare lo stesso giocatore nella stessa stagione per 7 volte (16%): qui il record spetta a Ilie Nastase, capace di centrare il bis per 3 volte, peraltro consecutive (dal ’71 al ’73), seguito a ruota da Borg a 2. Da notare come Djokovic, nel 2013, sia stato in grado di fare questa doppietta dopo ben 27 anni dall’ultima, firmata Ivan Lendl nel 1985.

L’accoppiata MC-Wimbledon è stata realizzata 5 volte (11%), ma da soli due giocatori: Bjorn Borg, tre volte nel 1977, ’79 e ’80, e da Nadal, due volte nel 2008 e 2010.

I due Slam con minore correlazione rispetto a Monte-Carlo sono l’Australian Open e lo US Open: in entrambi, solo 4 volte (8,8%) il vincitore di Monte-Carlo ha iscritto il proprio nome anche nell’albo d’oro di uno dei due Major. E nessuno lo ha fatto per più di una volta.

Sono state 8 le (quantomeno) triplette, con quindi due Slam/ATP Finals insieme a MC, realizzate: due volte da Nastase (’72 e ’73), Borg (’79 e ’80), Ivan Lendl (1985), Nadal (2008 e 2010) e Djokovic (2013).

Le triplette più frequenti sono state MC+RG+W, accadute 4 volte e realizzate due volte da Borg e due da Nadal.

I “poker”, almeno tre Major/ATP Finals sommati a MC, sono stati solo tre, e realizzati dai “soliti” due: doppietta di Borg nel ’79 e ’80 (MC+RG+W+Master due volte di fila), e Nadal nel 2010 (MC+RG+W+USO).

 

tab3

 

TOURNAMENT RANKING

Nella tabella sono riportati il numero delle edizioni giocate a Montecarlo ed i piazzamenti conseguiti da ciascun giocatore nelle varie edizioni del torneo. Abbiamo stabilito di assegnare ad ogni tennista 8 punti per ogni torneo conquistato, 4 punti per ciascuna finale perduta, 2 punti per ogni semifinale raggiunta ed un punto per ciascun quarto di finale giocato. Per le eliminazioni subite nei turni che precedono i quarti di finali abbiamo assegnato un punteggio pari a zero.

In termini assoluti (valori riportati nella seconda colonna a partire da destra) e cioè sommando semplicemente i punteggi assegnati come sopra, vediamo primeggiare Nadal, il quale totalizza ben 69 punti, infliggendo un distacco abissale a tutti gli altri. Dopo di lui, troviamo Nastase, a quota 32 ed a seguire Muster e Borg a 31.

I dati più significativi però si evincono dalla media punti (vedere prima colonna a partire da destra), ottenuta in questo modo : per ogni giocatore si divide il numero punti conquistati per il numero di edizioni disputate, ottenendo una cifra che è tanto più elevata quante più volte il soggetto ha raggiunto le fasi finali del torneo.

Notiamo che in testa alla classifica svetta sempre Nadal, con una media elevatissima, pari a 6,27 (69 punti/11 edizioni), seguito a notevole distanza da Wilander (3,50), Coria (3,17) e Borg (2,82) penalizzato quest’ultimo da partecipazioni quando ormai si era di fatto ritirato dal circuito.

Subito a ridosso dei primissimi troviamo Djokovic, con una media punti pari a 2,75, sicuramente destinata ad incrementarsi in futuro.

A dimostrazione del fatto che la superficie del campo da gioco ha un’importanza non trascurabile, notiamo che Federer fa segnare una media punti pari a soli 1,73, più bassa di quella di quasi tutti i “terraioli” che qui hanno primeggiato. Campioni come Edberg, Sampras e McEnroe non compaiono in nessuna delle due tabelle.

 

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YOUNGER AND OLDER

E’ stato Mats Wilander (classe 1964) il più giovane ad imporsi sulla terra del Country Club a 19 anni non ancora compiuti.

Quattro le edizioni vinte da teen-agers: oltre a Mats , anche Nadal (2005), Medvedev (1994) e Mancini (1989) sono riusciti nell’impresa.

Lo stesso Borg – campione di precocità e monegasco di adozione – centra il primo successo “solo” nel 1977 poco prima di compiere i 21 anni.

In ben 30 edizioni su 45 il vincitore ha sollevato la coppa prima dei 25 anni .

Cedric Pioline detiene invece il primato di giocatore più anziano capace di aggiudicarsi il torneo: unico over 30, nel 2000.

tab5

 

SETS AND GAMES

In dodici occasioni il vincitore del Masters1000 di Montecarlo non ha perso neppure un set in tutto il torneo. Nadal vi è riuscito addirittura quattro volte, Borg e Vilas due a testa.

Sempre Nadal primeggia in quanto a percentuale di games vinti, con l’ 81,1% ottenuto nell’edizione del 2010, seguito da Borg, con il 76,1% (anno 1980) ed Orantes, con il 74,1% nel lontano 1975.

 

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TIE BREAKS

Federer, Muster e Bruguera sono i giocatori ad aver vinto il maggior numero di TieBreaks: 9.

Per Roger due Tie Breaks persi hanno peraltro condizionato le 2 finali perse con Nadal (2006) e Wawrinka lo scorso anno.

Per Rafa il TieBreak a Montecarlo presenta addirittura un saldo negativo : 3 vinti e 5 persi: il dato sorprende e due Tie Breaks persi gli sono costati la eliminazione nelle ultime due edizioni: con Djokovic nel 2013, con Ferrer nel 2014.

tab7

SIX – LOVE

Nadal si riscatta con i 6 a zero rifilati agli avversari: tra questi si segnala anche quello inflitto a Verdasco nella finale del 2010.

Djokovic al momento insegue a quota 5.

 

Guido Tirone, Michele Gasperini e Marco Zara

 

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L’ultimo scambio del coach dei coach: addio a Nick Bollettieri

A 91 anni, ci lascia il più grande coach della storia del tennis. La sua Tennis Academy, fondata nel 1978, ha cambiato per sempre il modo di approcciare al tennis professionistico

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Si è spento a 91 anni Nicholas James Bollettieri, meglio noto come Nick. Figlio di immigrati italo-americani, è stato il coach che più di tutti ha saputo cambiare l’approccio dei giocatori al tennis professionistico. Una vita dedicata a giovani tennisti talentuosi, che lo ha visto trascurare la propria vita privata, in cui si contano ben 8 mogli diverse e 7 figli, per dedicarsi al mestiere di “allenatore di tennis”, sebbene non abbia mai giocato un torneo in tutta la sua vita.

Laureato in filosofia, inizia la sua avventura nel mondo del tennis nei primi anni Settanta, diventando il direttore delle attività agonistiche al Dorado Beach Hotel a Porto Rico, di proprietà dei Rockefeller. Nel 1978 apre la sua Tennis Academy a Bradenton, in Florida – ora di proprietà della IMG. La vera rivoluzione introdotta da Bollettieri è stata quella di trasformare l’accademia in un luogo simile a college americano: i suoi allievi erano invitati a vivere all’interno dell’impianto, dove erano a loro disposizione campi da gioco aperti a tutti le ore, affiancati dall’offerta di numerosi corsi di studio compatibili con gli allenamenti. Secondo Nick, l’amore e la passione per il gioco erano l’elemento cardine per ambire alle vette della classifica mondiale. La sua lungimiranza gli ha permesso di capire, prima degli altri, la direzione futura del tennis: si può lecitamente considerare l’ideatore del power tennis, basato sulla potenza e la forza degli scambi da fondo campo. Forse, in fondo, più che capire in che direzione stava andando il tennis, è lui stesso ad averne indicato la strada.

Ben 12 dei suoi allievi hanno raggiunto la vetta delle classifiche ATP e WTA: Andre Agassi, Jim Courier, Marcelo Rios, Pete Sampras, Jennifer Capriati, Jelena Jankovic, Martina Hingis, Monica Seles, Maria Sharapova e le sorelle Williams.

 

È l’uomo che impose ad Andre Agassi il rovescio a due mani perché, secondo lui, era il colpo migliore per vincere i grandi tornei: in un tennis sempre più rapido, il rovescio a una mano sarebbe diventato un problema. Lo stesso Agassi, nella sua biografia Open, ha parlato molto degli allenamenti alla Bollettieri Academy, criticando aspramente i metodi utilizzati, a suo dire, troppo duri. Anche oggi, chi sceglie di varcare la soglia dell’Accademia deve accettare rigide regole che coinvolgono tutti gli aspetti della vita: dall’alimentazione allo studio, dalla fatica fisica alla preparazione mentale.

Bollettieri è stato anche il primo ad applicare il concetto di mental coaching e a dare risalto all’aspetto mentale dei giocatori. A Milano, nel 2015, in occasione della presentazione della sua ultima fatica editoriale, Bollettieri su Sharapova e Seles aveva detto Nessuna delle due era un’atleta, ma erano entrambe forti mentalmente”.

La sua formula per essere un ottimo coach Capire chi sono i tuoi allievi, anche le loro manie. Non si tratta di insegnare a colpire una palla, ma aiutare i giocatori 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana, 365 giorni all’anno”.

Nick ci lascia con una grande eredità che, siamo certi, non sarà lasciata cadere nel vuoto. Dopo aver letto o ascoltato le sue parole, si rimane con la sensazione di aver assistito a una vera lezione di vita che si adatta bene a qualsiasi contesto dell’esistenza umana, non solo all’interno del rettangolo da gioco E come diceva lui stesso, “tutte le persone grandi nella vita devono fare errori, se non commetti errori non puoi diventare una grande persona”.

Buon viaggio Nick.

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Una contro tutte: Chris Evert ed Evonne Goolagong

Dal 1975, 28 giocatrici hanno occupato la prima posizione del ranking mondiale: ripercorriamo le loro storie. Le prime due furono Chris Evert ed Evonne Goolagong

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Dopo la rubrica UNO CONTRO TUTTI” dedicata ai numeri uno della storia ATP di Remo Borgatti, vi proponiamo anche la versione WTA a cura di Viola Tamani: UNA CONTRO TUTTE. Primo episodio dedicato alle carriere di Chris Evert ed Evonne Goolagong


Il tennis mi ha aiutato a darmi un’identità e mi ha reso qualcuno. Christine Marie Evert

Con due anni di ritardo rispetto ai colleghi uomini, dal 3 novembre 1975 anche il circuito femminile fu dotato di una classifica computerizzata che permise di definire l’accesso ai diversi tornei, fino ad allora a discrezione degli organizzatori. Il primo nome che uscì da questi complessi calcoli fu quello della statunitense Christine Marie Evert, a tutti nota come Chris. Nata nel 1954 a Fort Lauderdale, in Florida, iniziò a giocare a tennis nel campo comunale in terra rossa della sua città natale a soli 5 anni.

 

Il padre, Jimmy Evert, era un maestro di tennis e iniziò al tennis tutti e cinque i suoi figli – tutti vincitori dei National Juniors Championship -, forse ignaro di avere tra la progenie la futura stella del tennis americano.

Il primo grande exploit fu durante un piccolo torneo in North Carolina nel 1970. A soli 15 anni, Chris sconfisse l’allora numero uno Margaret Court in due tie-break. L’anno seguente, quando gli US Open si giocavano ancora sull’erba di Forest Hills, Evert infilò una serie di inaspettate vittorie che le consentirono di giocare la sua prima semifinale Slam, contro Billie Jean King. La stessa King ha detto di lei: “Chris non gioca game o set, ma solamente punti”.

Evert fu l’artefice di una piccola rivoluzione tennistica; fu la prima ad utilizzare il rovescio a due mani che, nella mente del padre-coach, avrebbe dovuto essere una soluzione temporanea: infatti Chris, alle prime armi con la racchetta, era troppo piccola e minuta per colpire con una sola mano. Crescendo, decise di non abbandonarlo e anzi, ne fece il suo marchio di fabbrica. Ad oggi, più dell’80% delle top 100 usa il rovescio bimane. Degli insegnamenti di suo padre, dirà lei stessa, ha osservato sempre tre fondamenti che la accompagnarono per tutta la carriera: porta la racchetta dietro, affiancati, fai sempre passo avanti quando colpisci.

Il dominio di Evert fu pressoché incontrastato fino al 1982. Dal 1975 al 1978 conservò la prima posizione del ranking, ceduta per sole due settimane nell’aprile del 1976 all’australiana Evonne Goolagong.

La carriera di Evert è costellata di record. Nel triennio 1975-1977 vinse le uniche tre edizioni degli US Open tenutesi sull’Har-Tru, la terra verde americana. Ed è proprio sulla superficie più lenta, la prima su cui iniziò a giocare da bambina, che Chris Evert ottenne i suoi migliori risultati. A soli 19 anni, vinse il primo dei sette Roland Garros, del quale detiene il record di vittorie.

L’altro record mai eguagliato è quello della sequenza di 125 vittorie consecutive ottenute sulla stessa superficie, la terra, per un totale di ben sei anni da imbattuta (1973-1979). Ha vinto almeno una prova dello Slam per tredici anni consecutivi dal 1974 al 1986. Ha vinto oltre il 90% delle gare disputate (1304 su 1448 incontri disputati) secondo i dati della WTA.

Raggiunge la finale del Master di fine anno per sei anni consecutivi dal 1972 al 1977, perdendo solo due volte dall’australiana Evonne Goolagong nel 1974 e nel 1976. Per 13 anni, dal 1974 al 1986 ha occupato la prima o la seconda posizione del ranking. Ma la carriera di un grande atleta non sta solo nei record.

Jimmy Connors e Chris Evert (Art Seitz)

Questi primi anni ’70 furono per Chris di grande ascesa mediatica: era la sportiva più riconosciuta al mondo e, oltre alle vittorie in campo, un fattore che influì sulla sua popolarità è la felice relazione con il connazionale Jimmy Connors. I due nell’estate del 1974 vincono i rispettivi titoli di singolare a Wimbledon, con il tennis americano al massimo della sua espressione. Sfortunatamente però questo matrimonio non s’ha da fare.

Dal 1979 la si trova in campo col nome di Chris Evert-Lloyd, dopo aver preso il cognome del marito, anche lui tennista. Inizia in questo torno di anni una delle rivalità più seguite e amate del pubblico nello sport. Con Martina Navratilova. Nessuna altra rivalità nella storia del tennis ha visto opporsi i due contendenti per così tanto: le due si affrontarono in 80 occasioni. Praticamente in tutte le fasi finali dei tornei! Si scontravano due tipologie di giocatrice opposte: da un lato Chris consistente e paziente, impeccabile e abile a gestire la pressione; dall’altro Martina emozionale, sentimentale, coinvolgente col pubblico. Anche a livello personale, la percezione mediatica delle due è opposta. Evert incarnava perfettamente la figura della “ragazza della porta accanto”, la figlia e la moglie che tutti desideravano. Navratilova era l’estroversa e la ribelle, anche a causa della sua scelta politica di prendere le distanze dal comunismo, e acquisire la nazionalità americana.

Tra la primavera del 1975 e la fine del 1977 Evert vinse 15 dei 17 match disputati contro la cecoslovacca naturalizzata statunitense; in generale dal 1973 al 1982 Evert ha avuto la meglio sull’avversaria ma nel biennio ‘83-‘84 ha subito ben 13 sconfitte consecutive.

Il coach del marito John, Denis Ralston, iniziò a seguire anche Chris. L’unico modo per arginare la potenza di Navratilova era ricorrere al serve-and-volley. La finale del Roland Garros 1985 è uno dei match più belli della storia del tennis femminile. In tre lottatissimi set, Evert batte 6-3 6-7 7-5 l’avversaria di sempre ed agguanta, per l’ultima volta nella sua carriera la prima posizione mondiale.

Fin da giovanissima, le viene attribuito il soprannome The Ice Maiden: imperturbabile nelle espressioni facciali, quasi priva di emozioni come il ghiaccio; mentre Maiden sta ad indicare l’innocenza di una giovane donna, ma in lingua scozzese, è anche una rudimentale ghigliottina. Le straordinarie capaci mentali di Evert furono chiare fin dal secondo turno dello US Open del 1971 quando vinse, salvando addirittura 6 match point, ribaltando un pesante 4-6 5-6 e 0-40 contro la connazionale Mary Ann Eisel.

La sconfitta certamente più dolorosa da numero 1 del mondo è stata la semifinale del Roland Garros del 1981 persa in due set da Hana Mandlikova, tennista di Praga ma naturalizzata australiana, che la sconfisse nuovamente nel 1985 allo US Open. Nella sua carriera, Evert ha giocato 34 finali Slam, perdendone 16 delle quali 7 solo a Wimbledon, lo Slam in cui ha raccolto meno vittorie (solo 3 affermazioni ai Championship). Come detto, il biennio ’83-’84 fu per Chris, il momento più difficile di tutta la carriera. Stabile al secondo posto del ranking, subì la superiorità di Martina Navratilova che le inflisse anche le due peggiori sconfitte nelle finali Slam: allo US Open ’83 e al Roland Garros ’84, Evert raccolse solo 4 game (6-1 6-3 6-3 6-1).

La dolcezza dei tratti, la bellezza femminile ed elegante di Chris erano in netto contrasto con l’aggressività e l’imperturbabilità del suo volto durante le partite. Uno spirito guerriero sorprendente se si considera che, alla stessa età, a 30 anni, quando Evert decide di passare alla grafite (la sua rivale Navratilova era passata alla nuova tecnologia l’anno prima), un’altra straordinaria atleta come Steffi Graff decideva di ritirarsi. La carriera di Evert si conclude ufficialmente nel 1989.

Nei primissimi anni della sua carriera da professionista, iniziata nel 1973, la sua più grande rivale fu l’australiana Evonne Goolagong. Nata da una famiglia aborigena, ha qualcosa in comune con l’ultima campionessa australiana, Ashleig Barty. Oltre a condividere un’ascendenza comune, entrambe da piccole si sono cimentate nel cricket. A soli 19 anni, nel 1971 vinse il torneo di Wimbledon, diventando la prima tennista aborigena a vincere uno Slam. È diventata mamma nel 1976 e due anni dopo ha vinto gli AUS Open: non accadeva dal 1914. La sua carriera terminò nel 1982. Fu la prima atleta di colore a vincere uno Slam e a diventare la numero 1 del mondo, segnando così i sogni e la carriera di tante giovani atlete dopo di lei.

Evonne Goolagong (foto via Twitter, @Wimbledon)

SCONFITTE DA NUMERO 1 SUBITE DA CHRIS EVERT

1976M. Navratilova – EVERT6-3 6-4Houston
1976D. Fromholtz – EVERT2-6 6-2 6-3Boston
1976E. Goolagong – EVERT6-3 7-6Philadelphia
1976E. Goolagong – EVERT6-3 5-7 6-3Los Angeles
1976V. Wade – EVERT6-2 6-2Londra
1977M. Navratilova – EVERT6-2 6-3Washington
1977V. Wade – EVERT6-3 6-4San Francisco
1977V. Wade – EVERT6-1 4-6 6-2Wimbledon
1978E. Goolagong – EVERT4-6 6-1 6-4Boston
1978M. Navratilova – EVERT6-4 4-6 9-7Eastbourne
1978M. Navratilova – EVERT2-6 6-4 7-5Wimbledon
1979G. Stevens – EVERT6-2 6-3Florida
1979M. Navratilova – EVERT6-4 6-4Dallas
1979S. Barker – EVERT6-3 6-1Boston
1979M. Navratilova – EVERT6-4 6-4Wimbledon
1980M. Navratilova – EVERT7-6 6-2Tokyo
1981H. Mandlikova – EVERT7-5 6-4Roland Garros
1981T. Austin – EVERT6-1 6-4Toronto
1981M. Navratilova – EVERT7-5 4-6 6-4US Open
1981M. Navratilova – EVERT6-3 6-2Tokyo
1981M. Navratilova – EVERT6-7 6-4 7-5AUS Open
1981T. Austin – EVERT6-1 6-2East Rutherford, NJ
1982A. Jaeger – EVERT7-6 6-4California
1982A. Jaeger – EVERT6-1 1-6 6-2Hilton Head
1982A. Jaeger – EVERT6-3 6-1Roland Garros
1982M. Navratilova – EVERT6-1 3-6 6-2Wimbledon
1985M. Navratilova – EVERT4-6 6-3 6-2Wimbledon
1985H. Mandlikova – EVERT4-6 6-2 6-3US Open

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ATP

Lorenzo Sonego: “Non mi piace chi vince sempre, io preferisco lottare e soffrire”

“Io e il Toro amiamo le sfide impossibili, come in Coppa Davis. “. In una lunga intervista al quotidiano La Repubblica di Torino, Lorenzo Sonego racconta le sue abitudini e gli obiettivi per l’anno prossimo

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Lorenzo Sonego - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Lorenzo Sonego - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Che Lorenzo Sonego sia un ragazzo umile e alla mano l’hanno capito tutti gli appassionati di tennis. Un’ulteriore conferma la si ha leggendo l’intervista rilasciata a Fabrizio Turco, collega che scrive per La Repubblica di Torino. In questa off-season, Lorenzo è nella sua Torino e si allena allo Sporting “perché qui mi sento a casa”.

Per lui che vive a poche centinaia di metri dal circolo, la sveglia è alle 7:30 ogni mattina e poi 4 ore di allenamento in campo e preparazione atletica al mattino e altrettante al pomeriggio, sempre sotto la guida attenta del suo inseparabile coach Gipo Arbino (intervistato in esclusiva pochi giorni fa) che l’ha scoperto e condotto nel mondo dello sport di racchetta quando ancora alternava il tennis al calcio nel Toro.

Classe 1995, Lorenzo non è ancora arrivato al suo meglio “Ho iniziato tardi e non sono mai stato un predestinato”. La passione per il tennis ha affiancato per tanti anni l’amore per il calcio, mai sopito che ancora agita il cuore del giovane torinese Io e il Toro amiamo le sfide impossibili, proprio come in Coppa Davis. Non mi piace chi vince sempre, io preferisco lottare e soffrire, anche sul campo da tennis”.

 

Già, la Coppa Davis. In due giornate straordinarie, Lorenzo è stato l’eroe della spedizione azzurra. Prima la vittoria contro Frances Tiafoe, n. 19 del ranking, poi contro il mancino Denis Shapovalov, n. 18 “Però la partita della vita resta il 6-2 6-1 contro Djokovic, un paio d’anni da a Vienna. L’obiettivo per il 2023 è ritoccare il best ranking, mentre ora resta al n. 45. “Un pensierino alle Finals lo faccio e nel frattempo alzo l’asticella: l’obiettivo per il 2023 è migliorare la mia miglior posizione raggiunta in carriera, la n.21. La Coppa Davis purtroppo non assegna punti in classifica, ma vuoi mettere la soddisfazione?”. E chissà che quel sogno Finals di fine anno non possa concretizzarsi anche in doppio con il suo amico Andrea VavasSori. QUI INTERVISTATI IN ESCLUSIVA

Tra i suoi colleghi, il più simpatico è Berrettini, e non solo perché mi ha presentato Alice” cui Lorenzo riserva parole al miele sebbene non si parli ancora di matrimonio; Nadal “fuori dal campo è molto disponibile pur restando uno che daÀpoca confidenza” mentre Djokovic “è molto aperto”.

Gli Internazionali a Roma e Wimbledon sono per Lorenzo i tornei più belli ed emozionanti per l’atmosfera sugli spalti del primo e l’eleganza e la storia che si respira nel secondo ma i grandi spazi infiniti dei tornei americani come Miami e Indian Weels esercitano sempre un grande fascino. La stagione 2023 di Lorenzo Sonego inizierà il 2 gennaio al torneo di Adelaide e subito dopo il primo Slam dell’anno, gli Australian Open.

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