Brad Gilbert non ha dubbi: “Sinner e Alcaraz oggi non sono nemmeno nella top 15 all-time”

Brad Gilbert avverte Jannik Sinner e Carlos Alcaraz: per entrare nella storia del tennis servono continuità nei Major e massima longevità

Di Sabrina Giorgi
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Jannik Sinner e Carlos Alcaraz (foto via Twitter @ATPTour_ES)

Jannik Sinner e Carlos Alcaraz stanno innegabilmente riscrivendo le regole del tennis contemporaneo, macinando record e imponendo un dominio che lascia sempre meno spazio agli avversari. Eppure, per varcare le porte dell’Olimpo tennistico e sedersi al tavolo dei più grandi di sempre, c’è chi pensa che il talento puro e i successi odierni non sono ancora sufficienti. Questa è l’opinione di Brad Gilbert, figura storica del circuito ed ex allenatore di fuoriclasse come Andre Agassi, Andy Roddick e Andy Murray. In una recente intervista a Tennis Channel, il tecnico statunitense ha offerto una prospettiva severa ma lucida, riconoscendo le immense potenzialità dei due giovani campioni, ma chiarendo che la strada per la consacrazione definitiva è ancora lunga.

Stimolato a stilare una gerarchia dei migliori giocatori di ogni epoca, Gilbert non ha lasciato spazio a dubbi sulle posizioni di vertice: “Il numero uno è ovviamente Novak Djokovic, Rafael Nadal è secondo, Roger Federer terzo, Pete Sampras quarto, Bjorn Borg quinto e Rod Laver sesto”. La discussione si fa più fluida e interpretabile dal settimo posto in poi, dove Gilbert ha scelto di inserire il suo ex allievo Andre Agassi, tallonato da John McEnroe, premiato anche per i suoi straordinari traguardi nel doppio. A chiudere questa prestigiosa e personale top ten troviamo infine due colossi delle racchette di legno e grafite come Jimmy Connors e Ivan Lendl. In questa élite, per il momento, non c’è spazio né per lo spagnolo né per l’azzurro. Secondo l’analisi di Brad, i due volti nuovi del tennis faticherebbero persino a rientrare tra i primi quindici giocatori della storia. Davanti a loro pone campioni del passato come Mats Wilander, Stefan Edberg, Boris Becker, Ken Rosewall e John Newcombe. “Quando entrambi raggiungeranno gli otto o dieci titoli del Grande Slam e avranno costruito una carriera duratura, saliranno in questa classifica. Se invece non dovessero vincere più nulla, non potrei inserirli” precisa l’allenatore americano.

Eppure, la rigidità di questo criterio aritmetico porta a qualche legittima perplessità. Richiedere una soglia minima di otto o dieci Major alle nuove leve appare in contrasto con le stesse scelte di Gilbert, che ha incluso nella sua personale classifica giocatori che non hanno mai raggiunto tali cifre. Questo paradosso suggerisce che il giudizio del tecnico non si limiti al mero pallottoliere degli Slam, ma includa parametri più ampi e sfaccettati. Tra questi, l’influenza culturale esercitata sulla propria epoca, la continuità agonistica negli anni e, nel caso di McEnroe, la trasversalità dei traguardi raggiunti nelle altre specialità. Eppure, la prudenza di Gilbert risulta del tutto fisiologica quando si tenta l’arduo paragone tra carriere ormai archiviate e percorsi agonistici ancora agli inizi. Sinner e Alcaraz non possono ovviamente vantare la stessa storicità dei campioni citati, ma i risultati ottenuti finora parlano chiaro. Infatti, lo spagnolo ha già conquistato sette titoli Slam, mentre l’azzurro è salito a quota cinque dopo il suo secondo sigillo consecutivo a Wimbledon. Considerando la giovanissima età di entrambi, il tempo è interamente dalla loro parte. Se riusciranno a mantenersi costanti, il loro ingresso definitivo tra i grandi del tennis mondiale si trasformerà ben presto da semplice ipotesi a inevitabile certezza.

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