ATP Montecarlo: fuori Wawrinka e Federer! Nadal, Raonic e Ferrer vincono al terzo, solido Djokovic

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ATP Montecarlo: fuori Wawrinka e Federer! Nadal, Raonic e Ferrer vincono al terzo, solido Djokovic

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Stan Wawrinka perde contro Dimitrov che vince la  prima partita dell’anno contro un top 10. Fuori anche l’altro finalista dell’anno scorso, Roger Federer battuto da Monfils dopo un brutto match. Isner costringe Nadal al terzo set. Ai quarti scontro tra i vincitori degli ultimi due slam, Djokovic e Cilic. Avanti anche Berdych, Raonic. Ferrer in tre contro Simon

[14] G. Monfils b. [2] R. Federer 6-4 7-6 (5) (Da Montecarlo, Carlo Carnevale)

Intervista audio di Monfils, Ubaldo chiede: “Visto che hai il senso dello humor, con la tua mise/pigiama ci dormi?” Monfils: “E perché, voi dormite con i vostri registratori?”

 

https://youtu.be/rV9vGsNGVgE

Si conferma una giornata disastrosa per il tennis svizzero; come Wawrinka, Roger Federer, finalista qui lo scorso anno proprio contro il connazionale, abbandona prematuramente il torneo di Montecarlo. Lo fa perdendo un incontro scialbo e non bello contro il francese Gael Monfils, che senza demeriti dimostra come i recenti precedenti (vittoria in Davis e sconfitta in cinque set con matchpoint sprecati agli ultimi US Open) non siano stati un caso; il beniamino locale esprime un tennis potente ma vario, come dirà anche Federer in conferenza stampa postpartita: “Gael ha uno stile particolare, riesce a trovare angoli e profondità anche su palle senza peso e difficili da gestire, per cui a volte mi sono trovato fuori equilibrio e un po’ contratto”.

Lo svizzero parte paradossalmente avanti dai blocchi, involandosi sul 3-1 grazie a due gratuiti bimani di Monfils, prima di registrare il suo primo doppio fallo proprio sulla palla break che restituisce l’avversario ai binari della parità; da lì Federer si inceppa paurosamente, soffrendo un parziale di quattro giochi a uno, dimostrando sorprendenti lacune di timing soprattutto in uscita dal servizio, ritrovandosi spesso investito dalle risposte di Monfils o in ritardo quando costretto a scivolare, per lo più dalla parte del dritto. Federer non serve granché (una prima su due) e opta per un’impostazione fin troppo paziente degli scambi, ricordandosi di avere il visto per la rete praticamente solo ad inizio secondo set; magnifica la voleè di rovescio che annulla una palla break sul 3-3, prima di sprecarne a sua volta una nel gioco successivo, seppur senza colpe dato il potente servizio vincente di Monfils.

Il parigino continuare a tuonare da fondo, spreca tre opportunità di allungare quando Federer si aggrappa prima a servizi vincenti nel quinto gioco, poi ad un celeste ace per rintanarsi nel tiebreak; un rovescio dipinto seguito da un comodo dritto a chiudere, prima di un altro fendente incrociato portano l’elvetico a due punti dal terzo set sul 5-3 e servizio, ma la lampadina si fulmina e Monfils ne approfitta. Federer manda infatti largo un rovescio con i piedi in campo, e dopo pochi istanti indirizza allo stesso modo un dritto non impossibile, perché il francese possa dare inizio al bagno di applausi. Trentotto i non forzati di Federer a fine match, che non è riuscito a far male con i suoi back al cloroformio, controllati da Monfils con ottima personalità anche nei momenti decisivi; il francese avrà ai quarti di finale Grigor Dimitrov, che ha estromesso l’altro rossocrociato Stan Wawrinka con il severo punteggio di 6-1 6-2. Lucida la sua analisi a fine partita: “Sono stato aggressivo fin dal primo punto e sono riuscito a sfruttare le opportunità che Roger mi ha concesso. Sono anche stato fortunato, lui ha sbagliato nel momento decisivo del tiebreak”.
Comunque sereno Federer, che afferma di essere contento del lavoro svolto nelle ultime settimane: “Ho avuto quasi un mese per potermi preparare, mentalmente sono prontissimo, anche se oggi non ho giocato bene. La mia programmazione non dovrebbe cambiare, vedrò con Severin e Pierre se apportare modifiche per concentrarmi ancora sulla parte atletica”.

Qui la conferenza stampa di Federer.

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[3] R. Nadal b. [15] J. Isner 7-6 (6) 4-6 6-3 (da Montecarlo, Alberto Prestileo)

In tutti e quattro i precedenti giocati, Rafael Nadal ha sempre battuto John Isner. Il maiorchino ha vinto l’ultimo incontro di due anni fa a Cincinnati con un doppio tiebreak, presenza costante nelle partite dell’americano. E come se non bastasse, Nadal è 8-0 contro gli statunitensi sulla terra battuta. Insomma, per il lunghissimo Isner, non proprio il migliore dei terzi turni.

Ma andando per ordine, Rafa nel primo set trova un avversario tutt’altro che arrendevole. Big John gioca benissimo nei suoi turni di battuta, dove “smazza” più di qualche ace e gioca molto bene a rete, contrariamente alla sua fama. Il buon Rafael non riesce così a sfondare, anzi, rischia anche di andare sotto d’un break: nel quarto gioco è infatti costretto ad annullare due break point all’americano, gli unici, da una parte e dall’altra, di tutto il primo set. La logica conseguenza, tra più d’una goccia e l’altra, è quindi il tiebreak: Isner, vero esperto del settore, lo gioca bene e dopo una serie di minibreak riesce ad ottenere 2 set point, di cui uno con il servizio a disposizione. Entrambi vengono però annullati dallo spagnolo, che addirittura si porta in vantaggio di una lunghezza e si prende il lusso di chiudere alla battuta.

Il pubblico, assai divertito, è adesso tutto, o quasi, per Isner. La partita è coinvolgente, e l’ipotesi di una chiusura in due set è molto viva. L’eventualità quasi si concretizza nell’ottavo gioco, quando l’americano è al servizio sotto 0-40. Sembrerebbe finita, ma Isner se ne esce con un ace, due gran discese a rete ed un altro servizio bomba, chiudendo così il game in suo favore. In più, la testa di serie numero 15 è visibilmente gasata dal buon momento e, sull’onda dell’entusiasmo suo e della folla, brekka incredibilmente Nadal, andando dunque a servire per il set. Il braccio a questo punto non trema, e la partita viene trascinata al terzo parziale.

Il meteo sembra quasi andare di pari passo con l’andamento del match perché dei grossi nuvoloni, grigi e cupi, si addensano ulteriormente sul Country Club del Principato. Nadal pare messo all’angolo ed è il gigante ad avere in mano il pallino del gioco. Ma come spesso accade in questo sport, soprattutto quando in campo c’è il nipote di Toni, la partita cambia piega. Rafa non concede più d’un 15 nei suoi primi due turni di battuta mentre mangia il campo al buon John, che si ritrova sotto 1-2 e 15-40. Il pubblico vorrebbe nuovamente la rimonta del suo nuovo beniamino, ma così non è: Nadal è un cannibale e strappa il break alla prima occasione. È ovviamente la svolta: le gradinate del campo centrale tornano a gridare “vamos” insieme a Rafael, ormai in totale controllo.

Dopo 2 ore e 20 di battaglia, dunque, Nadal chiude 7-6 4-6 6-3 contro John Isner, approdando dunque ai quarti di finale del Master di Montecarlo. Davvero bravo lo spagnolo a non lasciarsi influenzare dalle sfavorevoli circostanze e a saper trovare la forza necessaria per vincere una partita alquanto complicata. Adesso, per Rafa, si prospetta un derby spagnolo contro Ferrer, contro cui domina gli scontri diretti 22-6.

http://youtu.be/pdhboNjE2WQ

 

nadal

[9] G. Dimitrov b. [7] S. Wawrinka 6-1 6-2 (da Montecarlo, Giulio Fedele)

Grigor Dimitrov: “Sono molto contento, sto giocando un buon tennis”

Il primo incontro sul Centrale doveva dare spettacolo ed invece è stato grigio come il tempo sopra il Country Club. Nuvole non ancora cariche di pioggia sopra la testa di Stan Wawrinka,  mentre usciva dal campo a testa bassa, evidentemente non soddisfatto per la disastrosa prestazione di oggi. 6-1 6-2 per un totale di 45 errori non forzati e 4 vincenti (solo di dritto, due per set). Non è nemmeno giustificato dalla prestazione dell’avversario, che di vincenti ne ha giocati anche meno, tre in totale. In effetti Grigor Dimitrov, si è ben difeso quando doveva ma nulla più, se il punteggio è stato quello che è stato è solo perché il detentore del trofeo oggi sembrava in completo blackout.

Come se non avesse le misure del campo, nel primo set ha tirato troppi dritti fuori dalla riga di fondo, facendo appena 3 punti in 4 game, con Dimitrov che ne approfittava e guadagnava il doppio break di vantaggio. Il primo vincente è arrivato nel quinto gioco, dopo soli 13 minuti, in quello che è stato l’unico game conquistato da Wawrinka nel parziale, ed anche ai vantaggi. Nel game successivo ha avuto 4 chance di riprendersi uno dei due break ed abbozzare la reazione, ma sono state tutte sprecate. 17 a 30 il computo dei punti dei due nel primo set.

Anche nel secondo set, dopo una prima fase interlocutoria, Dimitrov ha di nuovo strappato il servizio a Wawrinka ai vantaggi e poi lo svizzero non è più riuscito a rientrare in partita, perdendo la battuta anche nel game finale. Wawrinka non ha sfruttato nessuna delle sei palle break avute nel match. Dimitrov raggiunge i quarti di finale, miglior risultato qui a Montecarlo ed anche della stagione, battendo un top 10 (Wawrinka è n°9, Dimitrov n°11), cosa che non accadeva da Wimbledon dell’anno scorso, quando sconfisse Andy Murray, n°5, nei quarti di finale. Il bilancio contro i top 10 rimane comunque molto negativo, 9 vittorie e 35 sconfitte.

wawrinka

[5] D. Ferrer b. [10] G. Simon 6-2 (3)6-7 6-1 (da Montecarlo, Giulio Fedele)
Gilles Simon, n°13 ATP, e David Ferrer, n°7 ATP, non hanno deluso le aspettative: due ore e trenta di gioco. Il Campo dei Principi si è gremito di tutta quella gente che, finiti i match su qualsiasi altro campo, non sapevano dove radunarsi, e si sono ritrovati quindi a tifare per l’atleta “di casa”, il francese Gillou. Lo spagnolo ha inaugurato una striscia di tre vittorie consecutive contro Simon, apertasi agli Australian Open di quest’anno (3 ore e 50 minuti di gioco, come nello stile dei due) e quella più rapida al Masters 1000 di Miami.
Simon ha recuperato il set di svantaggio, che aveva perso in malo modo, subendo due break dall’avversario in 41 minuti, al tiebreak. Il francese in verità ha servito per il set sul 5-4, dopo aver ottenuto il break nel settimo gioco, ma ha poi ceduto il servizio a 30, dopo aver annullato in precedenza due palle break. Ha poi giocato un tiebreak perfetto, nel quale si è portato avanti dapprima 5-1 ed ha poi chiuso 7-3.
La folla non è sembrata per nulla annoiata dagli scambi chilometrici tra i due ed anzi esaltava con maggior enfasi chi riuscisse a vincere il punto… a maggior ragione se era Simon.
Nel terzo set purtroppo Simon non ha retto il ritmo di Ferrer e dopo aver perso il servizio nel terzo gioco ed aver fallito due occasioni per il controbreak, non è più sembrato in partita. Ferrer ha chiuso con un altro break di vantaggio per il finale 6-1.

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[4] M. Raonic b. [16] T. Robredo 6-3 3-6 6-3 (da Montecarlo Alberto Prestileo)

Sotto le ormai onnipresenti nuvole del Montecarlo Country Club, Milos Raonic batte per la quarta volta, su 4, Tommy Robredo ed avanza così ai quarti di finale del Master 1000 monegasco. L’allievo di Piatti e Ljubicic non gioca però una gran match e tiene in partita Robredo più di quanto in effetti avrebbe dovuto, limitandosi più al compitino piuttosto che provare ad osare un po’ di più.

Il primo set, Milos gioca discretamente, malgrado un problema al piede subito dopo la fine del primo game: pochi errori col dritto, buone soluzioni di rovescio, migliorato tantissimo, e tante discese a rete, soprattutto in situazione di serve&volley. Insomma, il canadese varia tanto, mettendo così in difficoltà Robredo e strappandogli dunque il servizio per il 6-3 finale.

Al rientro in campo, però, Raonic non è più lo stesso: s’innervosisce molto, sbaglia tanto, più di quanto dovrebbe, e concede il lusso allo spagnolo di strappargli il servizio. Sotto di un break e qualche brutto urlaccio dopo, il canadese si ritrova nella situazione di partenza, con il punteggio che recita 1 set a testa.

Tutto da rifare dunque. Raonic non sembra essersi calmato ma adesso riesce a contenersi. Sbaglia, torna a giocare un discreto tennis e ad impensierire dunque Robredo. Lo spagnolo sta però bene, è in fiducia e difficilmente sbaglia e soltanto la differenza tecnica tra i due, alla fine, consente a Raonic di strappargli la battuta ed andare a servire per il match. L’occasione è di quelle d’oro, da non farsi scappare, e così è: Milos tiene l’avversario a 15 e dunque, seppur con qualche difficoltà, arriva, come da pronostico, ai quarti di finale.

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  [8] M. Cilic b. [11] J.-W. Tsonga 6-3 7-6(5) (da Montecarlo, Laura Guidobaldi)

Un ingresso in campo bagnato per Jo-Wilfried Tsonga e Marin Cilic. Per la prima volta nella settimana, una pioggia sottile cade sul Principato. Si tratta soltanto di alcune gocce e lo svolgimento del match non subisce variazioni. Per Tsonga, attualmente n. 14 Atp, lo scontro con Cilic consiste nella vera prova del nove per testare l’attuale condizione dopo il lungo stop a causa dell’infortunio al braccio. Ma lo è anche per il croato, n. 10 in classifica, che ritrova le competizioni sulla terra monegasca dopo la pausa delle ultime settimane per un problema alla spalla.

L’inizio del match è caratterizzato da un perfetto equilibrio tra i due fino al 2-2. Ma ecco che il croato rompe gli indugi e, sul 3-2, riesce a strappare la battuta al francese; sale successivamente 5-2 per poi chiudere il primo parziale 6-3 in 29 minuti.  Marin dimostra maggiore consistenza, mette a segno 10 vincenti rispetto a Tsonga che ne realizza solo 4 ; ci sono tuttavia per lui 8 gratuiti a fronte dei 9 del transalpino.

Nel frattempo un timido sole fa nuovamente capolino sul Country Club; Jo tiene testa a Cilic che, dal canto suo, estrae dal cilindro soluzioni pregevoli, prendendo spesso e volentieri la rete o quanto meno entrando con i piedi dentro il campo per rubare il tempo all’avversario. Sul 3-3 della seconda frazione, Tsonga rischia nuovamente di farsi sorprendere dal pupillo di Ivanisevic ma si salva e il testa a testa continua fino al 4-4. Sul 5-4 Tsonga spreca malamente un setpoint e Cilic pareggia i conti sul 5-5. Comunque il tennista di Le Mans, solido al servizio, ora è più centrato, sembra aver trovato le misure e compie un ulteriore passo in avanti sul 6-5.

Ed è tie-break.

Dal 3-0, Cilic si fa rimontare 3-2. Nel momento opportuno arriva però un ace tutto croato e il n. 10 del mondo sale 4-2. Ma il francese rimonta ancora per poi sorpassare Marin sul 5-4 grazie a una soluzione vincente di dritto. Il tennista di Medjugorje però non ci sta per niente a lasciarsi sorprendere e, non solo recupera, ma sale 6-5 per poi chiudere il match con lo score di 6-3 7-6(5), ancora grazie ad una smorzata che obbliga Tsonga ad una corsa sfrenata e a lasciare il campo libero.  Prestazione solida per il campione dello US Open 2014 che ora ai quarti aspetta il vincente tra Djokovic e Haider-Maurer.

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[1] N.Djokovic b. A.Haider-Maurer 6-4 6-0 (da Montecarlo, Carlo Carnevale)

Novak Djokovic: “Sarà una bella partita contro Marin, siamo amici e non mi sento il favorito”

Sul velluto il terzo turno per Novak Djokovic, che passeggia sulla sorpresa del torneo Andreas Haider-Maurer, austriaco numero 52 del mondo; Nole sporca appena il foglio, chiudendo in meno di un’ora senza neanche macchiare di sudore il completino nipponico firmato, e Becker seduto nel box annuisce sereno. Paurose le statistiche del serbo a fine gara, con errori in singola cifra e l’ottanta per cento di punti ottenuti con la prima; Haider-Maurer combatte e cerca di costruire come può con il dritto, ma Djokovic legge prima quasi ogni colpo e ribatte con una lunghezza semplicemente ingestibile per il ventottenne di Zwettl. Il numero uno del mondo conquista i primi tre punti dell’incontro per garantirsi subito tre palle break, e allungare alla seconda opportunità con una classica azione di forcing dalla linea di fondo; il primo set scivola senza ulteriori sussulti, Haider-Maurer tenta qualche soluzione estemporanea tra passanti e dropshot, ma tutto quello che ottiene è l’applauso del pubblico. Djokovic affronterà ai quarti Marin Cilic, fresco vincitore su Tsonga, con cui il serbo ha sempre vinto in undici confronti diretti, quattro dei quali giocati lo scorso anno, compreso l’unico precedente su terra (Roland Garros); il ticket per il turno successivo viene timbrato da Djokovic con un secondo set di passerella, concluso con una ciambella figlia, se possibile, della ancor maggiore solidità dal lato del dritto, con cui nel primo parziale aveva regalato qualche gratuito in più. Con lo champagne a riempire i bicchieri per gli aperitivi dei facoltosi occupanti del ristorante che affaccia sul Centrale, Nole chiude con due penetranti dritti ad uscire che costringono Haider-Maurer ad affondare la palla in rete.

https://youtu.be/6WRqJJDn8xg

djokovic

Risultati:

[9] G. Dimitrov b. [7] S. Wawrinka 6-1 6-2
[4] M. Raonic b. [16] T. Robredo 6-3 3-6 6-3
[14/WC] G. Monfils b. [2] R. Federer 6-4 7-6 (5)
[6] T. Berdych b. [12] R. Bautista-Agut 7-6(7) 6-4
[3] R. Nadal b. [15] J. Isner 7-6(6) 4-6 6-3
[8] M. Cilic b. [11] J.W. Tsonga 7-6(5) 6-3
[1] N. Djokovic vs A. Haider-Maurer 6-4 6-0
[5] D. Ferrer b. [10] G. Simon 6-2 6-7 (3) 6-1

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Lorenzo Sonego: “Non mi piace chi vince sempre, io preferisco lottare e soffrire”

“Io e il Toro amiamo le sfide impossibili, come in Coppa Davis. “. In una lunga intervista al quotidiano La Repubblica di Torino, Lorenzo Sonego racconta le sue abitudini e gli obiettivi per l’anno prossimo

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Lorenzo Sonego - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Lorenzo Sonego - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Che Lorenzo Sonego sia un ragazzo umile e alla mano l’hanno capito tutti gli appassionati di tennis. Un’ulteriore conferma la si ha leggendo l’intervista rilasciata a Fabrizio Turco, collega che scrive per La Repubblica di Torino. In questa off-season, Lorenzo è nella sua Torino e si allena allo Sporting “perché qui mi sento a casa”.

Per lui che vive a poche centinaia di metri dal circolo, la sveglia è alle 7:30 ogni mattina e poi 4 ore di allenamento in campo e preparazione atletica al mattino e altrettante al pomeriggio, sempre sotto la guida attenta del suo inseparabile coach Gipo Arbino (intervistato in esclusiva pochi giorni fa) che l’ha scoperto e condotto nel mondo dello sport di racchetta quando ancora alternava il tennis al calcio nel Toro.

Classe 1995, Lorenzo non è ancora arrivato al suo meglio “Ho iniziato tardi e non sono mai stato un predestinato”. La passione per il tennis ha affiancato per tanti anni l’amore per il calcio, mai sopito che ancora agita il cuore del giovane torinese Io e il Toro amiamo le sfide impossibili, proprio come in Coppa Davis. Non mi piace chi vince sempre, io preferisco lottare e soffrire, anche sul campo da tennis”.

 

Già, la Coppa Davis. In due giornate straordinarie, Lorenzo è stato l’eroe della spedizione azzurra. Prima la vittoria contro Frances Tiafoe, n. 19 del ranking, poi contro il mancino Denis Shapovalov, n. 18 “Però la partita della vita resta il 6-2 6-1 contro Djokovic, un paio d’anni da a Vienna. L’obiettivo per il 2023 è ritoccare il best ranking, mentre ora resta al n. 45. “Un pensierino alle Finals lo faccio e nel frattempo alzo l’asticella: l’obiettivo per il 2023 è migliorare la mia miglior posizione raggiunta in carriera, la n.21. La Coppa Davis purtroppo non assegna punti in classifica, ma vuoi mettere la soddisfazione?”. E chissà che quel sogno Finals di fine anno non possa concretizzarsi anche in doppio con il suo amico Andrea VavasSori. QUI INTERVISTATI IN ESCLUSIVA

Tra i suoi colleghi, il più simpatico è Berrettini, e non solo perché mi ha presentato Alice” cui Lorenzo riserva parole al miele sebbene non si parli ancora di matrimonio; Nadal “fuori dal campo è molto disponibile pur restando uno che daÀpoca confidenza” mentre Djokovic “è molto aperto”.

Gli Internazionali a Roma e Wimbledon sono per Lorenzo i tornei più belli ed emozionanti per l’atmosfera sugli spalti del primo e l’eleganza e la storia che si respira nel secondo ma i grandi spazi infiniti dei tornei americani come Miami e Indian Weels esercitano sempre un grande fascino. La stagione 2023 di Lorenzo Sonego inizierà il 2 gennaio al torneo di Adelaide e subito dopo il primo Slam dell’anno, gli Australian Open.

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ATP e WTA, calendario di gennaio: manca poco al via della stagione 2023 in Australia

A breve si ricomincia In Australia. Dopo la United Cup, ATP e WTA di nuovo in campo ad Adelaide. Ecco il calendario ufficiale del primo mese dell’anno

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La stagione 2022 si è conclusa da poco con le finali di Coppa Davis e della Billie Jean King Cup – e le storiche vittorie rispettivamente del Canada e della Svizzera – tuttavia manca pochissimo all’avvio del circuito 2023 che, come da tradizione, ripartirà dall’emisfero australe.

Oltre alla United Cup, competizione mista a 18 squadre che si svolgerà tra Brisbane, Perth e Sydney dal 29 dicembre all’8 gennaio, i ragazzi possono ricominciare a scaldare i motori il 2 gennaio con l’Adelaide International 1, evento della categoria 250. Per il primo appuntamento del 2023 hanno confermato la loro presenza Novak Djokovic – fresco campione delle Nitto ATP Finals – e Jannik Sinner che ha scelto proprio Adelaide per ricominciare a competere dopo lo stop per infortunio.

Si gareggerà contemporaneamente anche a Pune (in India, l’unico evento ATP a gennaio che non si trova nell’emisfero australe), con un torneo della stessa categoria. Dal 9 gennaio i ragazzi saranno impegnati ancora ad Adelaide con l’Adelaide International 2 e con l’opzione dell’ASB Classic di Auckland, in Nuova Zelanda.

Anche per le ragazze, oltre alla United Cup, la stagione riparte il 1 gennaio da Adelaide (Adelaide International 1), anche se per loro il torneo apparterrà alla categoria 500. Allo stesso tempo si svolgerà anche il torneo femminile 250 ASB Classic di Auckland (una settimana prima rispetto a quello maschile), a cui parteciperanno anche le sorelle Fruhvirtova (Linda grazie al ranking e Brenda con una wild card). Dal 9 gennaio, si continua con l’Adelaide International 2 (ancora un 500 per le donne). Il circuito WTA sarà impegnato contemporaneamente anche all’evento ‘250’ di Hobart.

E poi, dal 16 gennaio, tutti presenti a Melbourne per il primo slam dell’anno, l‘Australian Open, che si concluderà il 29 gennaio con la finale maschile. La finale femminile si disputerà invece il sabato 28.

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Nakashima: “Devo migliorare sui cinque set, Sinner ne aveva più di me allo US Open” [ESCLUSIVA]

Intervistato da Steve Flink, il vincitore delle Next Gen Finals Brandon Nakashima parla del percorso nel torneo milanese, “Più corti sono i set più c’è divertimento”, gli insegnamenti di Pat Cash, “Andare a rete il più possibile”, e dei suoi big match in stagione

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Brandon Nakashima - Milan 2022 (Twitter @nextgenfinals)
Brandon Nakashima - Milan 2022 (Twitter @nextgenfinals)

Nel 2022 ha vinto nella natia San Diego il suo primo e finora unico titolo ATP, ma ha alzato anche il trofeo Next Gen a Milano. Classe 2001, anche in questa stagione Brandon Nakashima ha continuato il percorso di miglioramento in quel termometro che è il ranking di fine anno. Se nell’agosto del 2021 aveva fatto l’ingresso in top 100, quest’anno ha sfondato il muro successivo e lo ritroviamo così al numero 47, dopo un picco al 43° posto.

Intervistato da Steve Flink per Ubitennis.net, Brandon ha cominciato la conversazione rispondendo alle domande sull’esperienza milanese, soprattutto per quanto riguarda la gestione del formato particolare e delle regole differenti. “Con i set brevi, subisci un break e in pratica vai al set successivo. Toglie dall’equazione l’elemento del cercare di rientrare quando sei in svantaggio perché è estremamente difficile farlo. Personalmente preferisco il solito sistema di punteggio, ma è una buona idea provarlo per le Next Gen Finals. Più corti sono i set, più divertimento c’è per i fan”.

Naturalmente, ha approfittato del vantaggio di aver già giocato con queste regole l’anno prima, quando aveva raggiunto le semifinali, sconfitto da Korda. “Mi ero un po’ abituato al formato, ma ero comunque nervoso prima dell’esordio di quest’anno. Sapevo di avere l’opportunità di fare bene e avevo delle aspettative alte”.

 

E, in effetti, proprio il suo primo match è stato quello più impegnativo, con Matteo Arnaldi unico a costringerlo al quinto set sulle ali dell’entusiasmo del pubblico amico. “Un incontro che mi ha aiutato per quelli successivi in termini di mentalità e approccio ai punti decisivi”.

Lo ha certo aiutato nella vertiginosa semifinale contro Jack Draper, del quale dice: “Ha un buon gioco a tutto campo per diventare un top player. Sono certo che questa non sarà stata l’ultima volta che ci gioco. Ci spingeremo l’un l’altro a migliorare nei prossimi anni”.

La parte più difficile della finale è stata giocare di nuovo contro Lehecka, giù battuto nel girone. “Sapevo che il primo match non significava granché a quel punto. Lui cercava la rivincita e sarebbe partito forte, quindi dovevo superare la tempesta. Un paio di punti nei tie-break hanno fatto la differenza. Alla fine, questo torneo sarà un trampolino”.

Abbiamo detto del primo titolo, che era uno degli obiettivi stagionali per Nakashima. “Sapevo di aver il gioco per riuscirci, mancava solo l’occasione giusta. Vincere nella mia città natale con famiglia e amici a tifare è stato speciale, non lo dimenticherò mai”.

Brandon aveva già avuto modo di dire che il suo idolo era Roger Federer, nonostante il suo gioco assomigli più a quello di Djokovic. Tenere i piedi sempre vicini alla linea di fondo sembra quasi un dogma per lui, tanto che nessuno avrebbe nulla da ridire, anzi, se in determinate situazioni si prendesse un po’ più di tempo e spazio. 188 cm di altezza, inappuntabile dal punto di vista atletico e muscolare, è sedicesimo nella classifica dei migliori battitori dell’anno compilata dall’ATP. Non è bastato per superare colui che in quella classifica è secondo, Nick Kyrgios, trascinato comunque al quinto agli ottavi in Church Road per il miglior risultato Slam del californiano. “Ho avuto l’opportunità di giocare contro alcuni dei più forti e ho tirato fuori il mio tennis migliore. Mi ha dato tanta fiducia. È stato fantastico giocare sul Centrale di Wimbledon oppure sull’Armstrong allo US Open nonostante abbia perso. La vittoria su Dimitrov a New York è stata uno dei migliori momenti della mia stagione”.

Brandon si sofferma poi sull’esperienza con Pat Cash, terminata alla fine del 2020. “Andare a rete il più possibile è una delle tante cose che ho imparato da lui. Poi ho provato diversi coach e ora ho Eduardo [Infantino] e Franco [Davin]. Collaborano e comunicano molto ed entrambi aggiungono valore al mio tennis”.

B-Nak, questo il suo soprannome, è uno dei nove statunitensi in top 50. “Il tennis Usa è messo bene, quindi per me è grandioso essere a questo punto, ma voglio continuare a migliorare. Gli obiettivi per il prossimo anno sono l’ingresso tra i primi 25 o 30 e andare avanti in tutti gli Slam. Ho 21 anni, quindi sto ancora costruendo la mia forma e diventando più forte e veloce. Una delle chiavi sarà migliorare la resistenza nei tre su cinque. Sento che allo US Open Sinner ne aveva assolutamente più di me negli scambi tirati. Ci sto lavorando, so che differenza può fare”.

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