WTA Madrid: subito fuori Francesca Schiavone. Kuznetsova batte Makarova, Ivanovic a fatica

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WTA Madrid: subito fuori Francesca Schiavone. Kuznetsova batte Makarova, Ivanovic a fatica

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Francesca Schiavone, che aveva avuto una wild card, si arrende alla giocatrice australiana nel primo match del WTA di Madrid, dopo 1h42 di lotta. La prima sorpresa arriva dal derby russo in cui l’esperienza di Svetlana Kuznetsova si dimostra dominante contro l’ottava testa di serie Ekaterina Makarova. La Ivanovic si salva contro la Dulgheru, facili esordi per Radwanska e Safarova

IL “TERRIBILE” TABELLONE DI MADRID

C. Dellacqua b. [WC] F. Schiavone 6-4 7-6(5) (Carlo Carnevale)

 

Quarta sconfitta consecutiva per Francesca Schiavone, che al turno d’esordio a Madrid si arrende in due combattuti set all’australiana Dellacqua. La Leonessa paga una percentuale per nulla soddisfacente di prima (55%), a cui aggiunge quattro doppi falli: non basta un avvio senz’altro positivo, con Schavone che scappa in un primo momento sul 2-0 e poi sul 4-2, ma in entrambi i casi viene riagganciata dalla Dellacqua, che in chiusura di primo parziale infila cinque giochi consecutivi per ottenere un set e un break di vantaggio. Schiavone reagisce per tornare a seguire i servizi, e si rifugia nel tiebreak di un set che sorprendentemente conta dieci giochi consecutivi senza break, con l’azzurra che spreca una ghiotta occasione di andare a servire per andare al terzo sul 4-3 in suo favore. Nel tredicesimo game del secondo set i servizi tornano ad essere relativi, le giocatrici in risposta ottengono sette punti sui dodici giocati, e la Schiavone non sfrutta l’allungo iniziale del 2-0: Dellacqua resta calma, ed è brava a non sprecare neanche un matchpoint una volta giunta alla linea del traguardo. L’australiana avrà adesso Agnieszka Radwanska.

[9] A. Radwanska  b. [W] L. Arruabarrena  6-4 6-3 (Diego Serra)

Finisce subito il sogno di Lara Arruabarrena di superare qualche turno nel torneo di casa, sulla terra madrilena. Troppo forte e convincente il gioco della Radwanska sulla terra per lasciarle qualche speranza. Arruabarrena inizia tenendo testa alla più quotata avversaria e il gioco è piuttosto equilibrato, con le tenniste che tengono il proprio servizio nei primi sette game del set. Nell’ottavo game c’è un primo break della Radwanska, restituito poi immediatamente alla tennista spagnola. Ma l’ultimo e decisivo game vede di nuovo la polacca capace di strappare il servizio alla tenera battuta della spagnola, chiudendo 6-4. Inizia il secondo set e la tennista di San Sebastiàn perde facilmente il servizio nel proprio turno di battuta e nel giro di poco si trova sul 3-0.  La Radwanska a questo punto ha un passaggio a vuoto, perde il quinto game a zero e lascia il servizio in mani iberiche. Stessa condizione purtroppo per l’Arruabarrena nell’ottavo game, zero punti in battuta, zero punti racimolati e servizio regalato alla numero 9 del mondo. Che poi non sbaglia, nel game successivo, le palle più importanti e si porta sul 6-3. Ora per il turno successivo la Dellacqua che ha eliminato la Schiavone.

[13] L. Safarova b. A. Riske 6-4 6-2 (Giovanni Vianello)

Nell’ultima partita di giornata sul campo Manolo Santana, facile esordio per Lucie Safarova, testa di serie numero 13, che si sbarazza di Alison Riske, che a noi italiani ricorda il doppio di Fed Cup, per 6-4 6-2. Nel primo set la ceca ha ottenuto il massimo risultato col minimo sforzo. É infatti riuscita ad aggiudicarsi il parziale con un break di vantaggio per 6-4, strappando la battuta all’avversaria nell’unica occasione in cui la Riske ha concesso palla break, nel terzo gioco; l’unico momento in cui la Safarova ha tremato è stato sul 5-4 e servizio in proprio favore, quando ha aperto il proprio game di battuta con due doppi falli consecutivi e poi si è ritrovata sotto 15-40, ma ha annullato le due palle break e successivamente ha portato a casa il game. Il secondo set è stato molto meno combattuto, con la Riske che ha perso solidità al servizio ed ha lasciato la bellezza di tre break di vantaggio all’avversaria, così la Safarova si è ritrovata 5-0 sopra. Come nel primo set, la ceca ha tentennato nel momento di chiudere il parziale, ed in quest’occasione ha concesso il break all’avversaria, che poi è anche riuscita a tenere finalmente un turno di battuta e portarsi sotto 2-5. Tuttavia nell’ottavo game la Safarova ha portato a casa game, set e match tenendo il servizio a 0.

Gli altri match:

Severa lezione impartita dalla russa Svetlana Kuznetsova alla connazionale Ekaterina Makarova: un 6-2 6-1 che non ha lasciato scampo a Makarova e che ha dimostrato, semmai ce ne fosse bisogno, che Kuznetsova su questi campi sa giocare davvero bene – vedi la vittoria a Parigi nel 2009. Esordio invece molto complicato per Ana Ivanovic che è stata davvero vicina alla sconfitta contro la wild card Alexandra Dulgheru prima di aggiudicarsi l’incontro grazie al ritiro della romena avvenuto nel terzo parziale. Dulgheru – avanti di un set e di un break – è addirittura andata a servire per il match prima di subire il controbreak della giocatrice serba che ha poi dominato il successivo tiebreak e subito acquisito un vantaggio importante nel terzo set approfittando di una Dulgheru in preda ai crampi, costretta infine ad alzare bandiera bianca. Debutto vincente per Sloane Stephens che si è aggiudicata il derby statunitense contro Bethanie Mattek-Sands rimontando l’iniziale set di svantaggio. Stephens attende adesso la vincitrice di un altro derby a stelle e strisce, quello fra la numero 1 del mondo Serena Williams e Madison Brengle.

Risultati:

S. Kuznetsova b. [8] E. Makarova 6-2 6-1
C. Dellacqua b. [WC] F. Schiavone 6-4 7-6(5)
I.C. Begu b. K. Nara 7-6(6) 6-1
[7] A. Ivanovic b. [WC] A. Dulgheru 2-6 7-6(1) 4-0 rit.
S. Stephens b. B. Mattek-Sands 3-6 6-1 6-4
K. Kanepi b. M.Keys 6-4 6-3
[9] A. Radwanska b. [WC] L. Arruabarrena 6-4 6-3
[13] L. Safarova b. A. Riske 6-4 6-2

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WTA Parma: a vincere è l’esperienza di Begu, il gioiello di Paoletti però brilla sempre di più

La 19enne perugina fa intravedere spunti da futuro roseo, ma il dritto e il servizio della rumena delineano la differenza nei momenti concitati. 12 successo in fila sul rosso per la n. 33 WTA

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Matilde Paoletti - Palermo 2022 (foto Palermo Ladies Open)

[3] I. C. Begu b. [WC] M. Paoletti 6-4 6-4

L’Italia del tennis femminile ha avuto in questa fredda serata emiliana, la conferma di avere tra le mani un gioiello dal potenziale ancora indecifrabile nella sua totalità, e che potrebbe essere in grado di rinverdire i fasti gloriosi della racchetta delle Ladies italiche. Lungi da noi mettere eccessiva pressione sulle spalle di una giovane 19enne perugina o paragonarla alle dive del passato, ma quello che ha mostrato Matilde Paoletti nel match contro Irina Camelia Begu va ben oltre il – seppur assolutamente significativo – “giocar bene” e fornire una performance importante alle prime esperienze di alto livello nel tennis professionistico. Perché la classe 2003, che si allena presso il Centro Federale di Formia, ha dimostrato di possedere uno stile decisamente completo per quelli che sono i canoni del tennis moderno e soprattutto di poter rappresentare un progetto tecnico diametralmente opposto a quello a cui ci hanno abituato le nostre Girls nel post: Pennetta, Vinci, Errani e Schiavone.

Non sulla stregua delle “trottoline” – l’unica eccezione è Camila Giorgi -, sì forti di gambe che però comunque devono necessariamente impregnare il loro gioco di un’accentuata fase difensiva per essere competitive; ma una giocatrice che fa del servizio e del dritto le sue armi principali ed imprescindibili. A ciò abbina anche un signor rovescio, ed in particolar modo una tenuta mentale da fare invidia per la sua età. La capacità di coprire il campo poi, per una delle sue leve, è più che ottima. Chiaramente bisogna lavorare sulla consistenza da fondo, ma l’istinto alla propensione offensiva, alla spinta e al dominio del punto, con un focus tattico che non si fa distogliere dalla prima tramontana che passa; è una bella base di partenza. Che migliori, il futuro è suo. Nel frattempo ha tenuto testa ad una, esperta come la 32enne di Bucarest che con il successo odierno, conseguenza di un dritto e di una battuta implacabili quando più contava, è arrivata a quota 12 vittorie consecutive su terra – prima di questo torneo, ha trionfato all’ITF 125 di Budapest senza perdere set – e che vuole ripercorrere le orme palermitane. Dal canto suo Matilde fa fruttare ancora una volta la wc concessale dalla Federazione, dopo le prime prime vittorie a Palermo nelle quali, a Parma si è spinta anche oltre e questo è certamente solo l’inizio.

 

IL MATCH – Nell’ultimo incontro di giornata al Parma Ladies Open, in una cornice di pubblico non di quelle che si vedono nelle grandi occasioni – tutt’altro, pochissimi i seggiolini occupati, forse anche a causa della temperatura rigida, scesa di colpo nella serata emiliana – si affrontano la nostra Matilde Paoletti opposta alla tds n. 3 del torneo emiliano: la rumena Irina Camelia Begu. La classe 2003 perugina è forse tra le tenniste, su cui è riversato il maggior interesse nazionale tra le giovani ragazze italiche che si stanno affacciando al Tour professionistico. Infatti, grazie al suo metro e 80, si distingue e distacca pienamente dal prototipo italiano, ora in voga nel tennis femminile: grande efficacia in battuta, sfruttando a dovere le sue lunghe leve, accompagnata da un’ottima propensione alla solidità e allo stesso tempo alla spinta con i suoi fondamentali di rimbalzo. Curiosamente la sua avversaria odierna, è una giocatrice che per caratteristiche ricorda molto la 19enne azzurra. La 32enne di Bucarest, chiaramente però può contare su un’esperienza ai massimi livelli del circuito, anche per una questione puramente anagrafica, assolutamente non paragonabile con quella agli albori della propria carriera della giovane nativa del capoluogo umbro.

La prima parte del match è difatti, condizionata e determinata, proprio dal fattore abitudinale a calcare certi palcoscenici: il primo momento di rottura arriva nel terzo gioco, dove sul 30-30 due doppi falli consecutivi dell’italiana spianano la strada al primo break dell’incontro. Sempre un doppio errore al servizio, tuttavia, dà il là al contro-break immediato con la rumena che si fa male un po’ da sola anche a causa di alcuni errori banali in lunghezza uscendo dal servizio. Ciò nonostante, meriti a Matilde per essersi fatta trovare pronta quando serviva, questa sua puntualità è dimostrata perfettamente da una risposta profonda e solida. Ma Irina Camelia, come detto, non è una alle prime armi – anzi – e senza scomporsi minimamente si va a riprendere subito il vantaggio nel quinto game, breakkando addirittura a 0 (3-2). Bisogna comunque sottolineare, come non ci siano state per nulla gravi disattenzioni della “nostra” nel concedere il break, ma che il nuovo strappo sia dipeso esclusivamente dall’eccezionale consistenza della n. 33 WTA, che ha costretto Paoletti a doversi disimpegnare sempre con un ulteriore colpo per vincere un quindici.

Ebbene questo è sostanzialmente il leitmotiv di tutto il parziale, con la n. 366 del mondo a fare la partita in continua spinta da fondo, comandando le operazioni di ogni scambio, e da contro altare l’estrema solidità difensiva di Begu. La 19enne italiana tiene benissimo il campo, ma come è facilmente intuibile, non è pensabile che in questa fase della sua carriera forzi a tutto gas attraverso le accelerazioni, senza incorrere in qualche gratuito. Tra settimo e ottavo game, altre tre palle break si materializzano: una a favore dell’ex n. 22 del ranking mondiale per il doppio break, annullata meravigliosamente dalla wc di casa che è bravissima nel tirare su dalle sabbie mobili un game quasi perso dimostrando tutta la sua tempra e il proprio attaccamento alla partita, e due per riequilibrare la contesa cancellate dalla prima di servizio da Bucarest. Matilde non molla neanche un punto, e come Paolini nel match precedente, prima mette in mostra tutta la sua forza di volontà frantumando un set point, per poi accorciare sul 4-5. La terza forza del torneo, ciò nonostante, riesce a mettere fine al parziale senza dover affrontare ulteriori insidie facendo affidamento al suo “essere veterana”: a 30 il suo ultimo turno di servizio, per il 6-4 in 51 minuti.

Nonostante il set perso, ripetiamo, prova assolutamente di livello e degna di un appuntamento WTA per la giovanissima azzurra: ha fatto vedere il suo tennis in toto, il dritto – sua arma principale – in tutte le sfaccettature possibili ed immaginabili, dagli strettini alle debordanti fiondate a sventaglio. Anche il rovescio è un ottimo colpo, non solo in tenuta, ma pure in spinta, ed infine ha fatto perfino vedere di possedere buona manualità negli approcci in slice. Una nervosa Begu, o comunque non soddisfatta appieno della propria performance odierna, che prima si copre il volto tra un set e l’altro con il suo berretto – non Matteo nazionale, ma un semplice cappellino – giallo e poi dopo aver rotto le corde della racchetta, la scaraventa rabbiosamente verso il campo. Questo nervosismo è per certi versi propedeutico per la rumena, che rinsavisce dal piattume passivo nel quale era entrato il suo gioco innalzando i giri del motore in termini di velocità delle sbracciate da fondo. Specialmente di dritto, con questo fondamentale tira fuori tre vincenti lungolinea che gli regalano il 3-0 “pesante”. Irina Camelia dà però seguito a qualche sensazione negativa percepita, confermando che non tutto è al proprio posto, rimettendo in partita la padrona di casa con un gentile cadeaux.

A questo punto, sulle ali dell’entusiasmo per il break omaggiato dall’avversaria, l’ex n. 17 junior prova il forcing finale per rientrare completamente nel match: è autrice dell’incredibile e spettacolare punto partita, con un’eccezionale arpionata di rovescio sullo smash al volo rumeno. Ma ancora una volta, la prima della 33 del mondo toglie quest’ultima d’impiccio. (4-2 Begu). La ragazza italica che è seguita dal Centro Federale di Formia, dà riprova del suo invidiabile atteggiamento, che le permette di rimanere sempre “connessa” dentro la partita e di navigare nel fluttuante mare che è un incontro di tennis, senza essere travolta dalle intemperie del momento ed essendo in grado di tener fede al proprio piano tattico qualunque cosa accada. Annulla anche due match point Paoletti ma al terzo deve cedere, per il 6-4 finale dopo 1h42’ di una prova alquanto positiva della nostra giovane promessa.

IL TABELLONE DEL WTA 250 DI PARMA

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WTA Parma: tempra inossidabile per una Paolini d’acciaio, ma quante chance mancate da Cocciaretto

Elisabetta propone un tennis più vario, con molte soluzioni, ma paga il 5 su 20 nella concretizzazione delle palle break. Ne approfitta Jasmine, che trova gusto nel rimontare

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Jasmine Paolini - Parma Ladies Open 2022 - Credits Daniele Combi

J. Paolini b. E. Cocciaretto 4-6 6-3 6-4

Ci ha preso gusto, oramai, a vincere di rimonta Jasmine Paolini, a trionfare soffrendo. Dopo aver passato in campo 2h21’ di gioco, sul Centrale del Tennis Club Parma, per avere la meglio sulla quartofinalista dell’ultima edizione di Wimbledon Julie Niemeier, le è servito lo stesso kilometraggio temporale con l’aggiunta di un minuto, per superare la connazionale di cinque anni più giovane Elisabetta Cocciaretto. Lo score finale recita 4-6 6-3 6-4 in, appunto, 2h22’. Un risultato però, per ampi tratti della partita andata in scena, bugiardo rispetto alla prestazione mostrata dalla marchigiana. Il dato emblematico, che rappresenta alla perfezione la mole di tennis messa a disposizione del mattone tritato romagnolo da parte della 21enne di Ancona, ma allo stesso tempo ciò che le è mancato per andarsi prendere realmente la partita; è quello relativo al cinismo nel far fruttare la quantità industriale di palle break che si è procurata. Infatti Betta, ha concretizzato soltanto 5 dei – udite, udite – 20 break point offerti gentilmente dall’avversaria, ma anche costruiti di forza a suon di soluzioni pregiate e raffinate. Variazioni, che tuttavia si sono frantumate in mille pezzi dinanzi all’agonismo inossidabile di Jas e che hanno fatto da cornice al solito derby azzurro tra sfidanti “trottoline”, con i servizi ovviamente viziati da una sfilza di break (11 in tutto il match). Ai quarti del Parma Ladies Open per Paolini ci sarà la montenegrina Danka Kovinic (n. 78 WTA), esattamente un posto avanti in classifica alla 26enne toscana.

IL MATCH – Primo set molto equilibrato e disputato dinanzi ad una non foltissima cornice di pubblico. Parte bene Cocciaretto che strappa il servizio alla sua connazionale alla quinta palla break costruita. Paolini si rifà subito nel turno di battuta successivo, ma la precarietà della prima di servizio da una parte e dall’altra rende spigoloso il percorso di entrambe. E’ Paolini la giocatrice più in affanno sul suo turno di battuta e sarà costretta ad annullare ben sette palle break. La svolta nel primo set, arriva dopo 40 minuti quando Cocciaretto aumenta la qualità dei suoi colpi e costringe Paolini alla resa nel corso del nono gioco. Il break viene consolidato immediatamente dalla n. 98 del ranking che al primo set point chiude 6-4

 

Nel secondo set, Cocciaretto avrebbe immediatamente l’occasione per ammazzare la partita, anzi ben tre, issandosi 0-40 nel game iniziale della seconda frazione. Qui però, ad un passo dal precipitare nel burrone, Paolini riesce a salvarsi miracolosamente facendo affidamento a tutta la sua caparbietà agonistica. Tuttavia questo turno di servizio tenuto in piedi in extremis dalla 26enne di Castelnuovo di Garfagnana, si rivelerà soltanto un unicum nell’andamento intrapreso dal parziale. Infatti, dopo che la 21enne di Ancora porta a casa, a quindici, il proprio game alla battuta inaugurale del set, viene dato il via libera al Festival “dei servizi strappati”, con addirittura un filotto di quattro break consecutivi, che hanno fissato così il punteggio a metà score sul 3-3 in perfetto equilibrio. Il match sembrava decisamente ben indirizzato nelle fauci della n. 98 WTA, invece quel sesto game – del secondo set – in cui Elisabetta pur andando avanti 30-15, non è riuscita consolidare il vantaggio ma anzi si è fatta rimontare subendo un nuovo contro-break e dimostrandosi anche non cinica nello sfruttare due possibilità di 4-2 – cedendo al contrario, ai vantaggi, il fondamentale d’inizio gioco alla seconda chance -; può aver di fatto cambiato l’inerzia della contesa e riscritto le pieghe della sfida. Questo perché, nell’ottavo gioco sul 4-4, la classe 2001 marchigiana si è vista sottrarsi per la terza volta nel parziale il proprio gioco di servizio, dando il là alla conquista della frazione da parte della tennista toscana; la quale nonostante sia stata costretta a ricorrere al terzo set point, in qualche modo è riuscita nell’intento di trascinare la contesa al set decisivo: 6-3 in 45 minuti per la n. 79 del ranking mondiale.

Coccia rischia di capitolare definitivamente, nel game d’apertura della frazione finale ritrovandosi a dover rincorrere dal 15-30; tuttavia aggrappandosi al match con tutta la sua forza di volontà supera indenne questo svarione recuperando lo svantaggio. A quel punto, rinvigorita dallo spavento corso ma brillantemente “sconfitto” si procura complessivamente nei due turni di risposta successivi: tre palle break, una nel secondo gioco del set e due consecutive nel quarto. Purtroppo però, alla semifinalista junior dell’Australian Open 2018 manca per l’ennesima volta in questo incontro la “castagna” del killer instinct – ha concretizzato soltanto 4 dei 18 break point avuti a disposizione in tutta la partita -. Ed in questa circostanza, non riesce a dimostrarsi – come invece fatto nelle precedenti medesime situazioni – forte mentalmente nel farsi scivolare di dosso le possibilità sprecate, concede la testa della “corsa” all’avversaria in un momento che potrebbe essere fatale per il prosieguo del suo torneo emiliano. Ma la classe ’96 di madre ghanese, con anche origini polacche, è benevola nei confronti della connazionale, decidendo dunque di rimetterla in careggiata quasi come se provasse un certo senso di disagio nel poter – anche solo immaginare – di vincere questo derby nonostante tutte le chance avute da Elisabetta (3-3). La 21enne toscana però, che si allena presso il CT di Porto San Giorgio, sembra frastornata e tramortita da tutte le ghiotte occasioni non concretizzate, e perciò inizia a spegnersi fragorosamente riconsegnando nelle mani dell’ex n. 44 delle classifiche nuovamente le redini del duello. Come accaduto anche nella parte centrale del secondo set, va in scena un parziale di break in fila – questa volta tre, nel secondo erano stati quattro -. Sul 4-3 per Paolini, infatti, non c’è alcun acuto di reazione della inseguitrice con Jas che prima s’inerpica sul 5-3, e poi sui guadagna un match point nel gioco successivo. All’allieva di Fausto Scolari va comunque riconosciuto il merito di non essersi lasciata andare totalmente, allungando l’allungabile; ma al terzo match ball nulla ha potuto, dovendosi arrendere alla combattività formidabile di Jasmine: un 6-4 di rimonta, a chiudere i giochi dopo la bellezza di 2h22’ di partita.

GLI ALTRI MATCH – (a cura di Paolo Michele Pinto) Sugli altri campi, Zanevska sfrutta un infortunio occorso a Galfi nel secondo game del primo parziale. La belga vince 6-1 6-3 in 1h16’. Tanta sofferenza per l’ungherese, mentre la belga tiene saldamente il suo servizio e chiude la pratica agevolmente. Affronterà Sakkari, che invece vince in rimonta su Rus 3-6 6-2 6-3 in un match dai due volti. Olandese che non mette mai in partita la greca nel primo parziale e che arriva a palla break nel primo gioco del secondo parziale. Da lì in poi Sakkari sale di livello e riesce a limitare gli errori gratuiti. Non sfrutta una palla break nel sesto gioco del terzo set e va in affanno nel suo turno di servizio successivo dove deve rimontare da 15-30. Anche nel game decisivo della gara annulla una palla break prima di chiudere al secondo match point.

Anche Bogdan vince soffrendo: la sua sfida contro Schmiedlova finisce 6-2 3-6 6-3 in 2he21’. La testa di serie n. 6 si complica la vita dopo un set agevole. Finisce sotto di un break nel set decisivo e con un medical time-out da chiamare per allentare la fatica fisica. Da lì in poi è un’altra partita e per la belga si spalancano le porte dei quarti di finali.

Sherif, invece, battaglia e conquista meritatamente il passaggio del turno ai danni di Waltert 6-3 7-6(1) in 1h48’. Gara intensa, con numerosi game combattuti. Primo set agevole per l’egiziana che, però, soffre nel secondo set il ritorno dell’avversaria che va avanti anche di un break. Sherif è brava a restare lucida e a rientrare in partita. Domina il tiebreak e continua la sua avventura a Parma. Affronterà una splendida Lauren Davis tornata ad esprimersi su buonissima livelli. L’americana batte Sorribes Tormo con il punteggio di 3-6 6-4 7-5, dopo una battaglia tennistica durata ben 3h05’. Brava a crederci la n. 99 del ranking. Sotto di un set e di un break nel terzo, ha saputo trovare la forza per risalire la corrente e vincere 7-5 una gara molto combattuta.

Va fuori, invece, Sloane Stephens, testa di serie n. 4. Kovinic la batte in tre set con il punteggio di 7-5 2-6 7-5. L’americana dovrà soffermarsi molto dopo questa sconfitta sulle occasioni mancate, una su tutte il black-out in cui incappa quando è andata a servire per il primo set: subisce un parziale di tre giochi a zero che serve alla montenegrina per portare a casa il round. Poi arriva la roboante reazione di Stephens che lascia poco margine all’iniziativa dell’avversaria e con il suo gioco riequilibra la gara. Nel terzo set succede di tutto. Americana avanti di un break sul 2-1, cede subito il servizio e finisce sotto 4-2. Stephens annulla un match point all’avversaria prima di ribaltare, ancora una volta, il filo conduttore del match. Kovinic va a servire per il match, ma incappa in due doppi che rimettono in partita l’americana. La montenegrina soffre anche per un problema alla gamba destra vistosamente fasciata, ma stringe i denti e infila otto punti di fila e passa il turno chiudendo in 2h35’.

IL TABELLONE DEL WTA 250 DI PARMA

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L’amaro destino comune di Aleksandra Krunic e Daria Saville

A pochi giorni di distanza l’una dall’altra, le due amiche sono state colpite dallo stesso grave infortunio: crociato ko per entrambe

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Aleksandra Krunic e Daria Saville (foto via Instagram @alexkrunic e @daria_sav)

La settimana scorsa, al torneo di Tokyo, il match di Daria Saville contro Naomi Osaka era durato poco più di un game a causa dell’infortunio al ginocchio sinistro durante quello che sembrava un normalissimo appoggio.

I primi tweet di Daria dopo il ritiro recitavano: “Possiamo pregare tutti che non sia il legamento crociato? Ho la risonanza magnetica domani.” Il riferimento era alla rottura del legamento crociato anteriore e alla conseguente chirurgia di ricostruzione a cui si era sottoposta nel 2013. “Sono incredula. Cosa c*** è successo? Non sono neanche triste, solo scioccata.”

Poi, è arrivato il risultato della RM: “Lesione al legamento crociato anteriore. Flashback del 2013.” E aggiunge: “Non preoccupatevi per me, comunque. Mi sento in colpa perché tutti sono così preoccupati. Sto bene, promesso. È solo sfiga.”

 

Pochi giorni dopo, nel suo incontro di primo turno alle qualificazioni del Tallinn Open, la serba Aleksandra Krunic si è ritirata in vantaggio 6-4 5-4 su Lys. Il giorno dopo, ha spiegato su Instagram:

“Ciao a tutti. Ieri, sfortunatamente, ho fatto un brutto cambio di direzione con scivolata che ha causato una rotazione del ginocchio verso l’interno e ho sentito un crack. Sto ancora sperando che sia “solo” una lussazione, che la rotula si sia spostata per poi tornare a posto. Farò una RM martedì a Belgrado. I test preliminari per il crociato anteriore sono stati negativi, spero che i legamenti abbiano resistito alla rotazione e siano intatti. C’è ancora una grossa possibilità che abbia danneggiato il menisco. Ma cerco di rimanere positiva.”

Martedì, purtroppo, la risonanza smentisce test e disillude speranze: “Cattive notizie. Sfortunatamente è il legamento crociato anteriore, rottura totale. Grazie @thisissile per avermi dato la brutta notizia 🙂 Ma ritornerò più forte e più saggia.”

Dietro al nickname che la tennista ringrazia c’è Ivan Andjelkovic, radiologo alla University hospital Clinical Center of Serbia. Il quale le ha poi risposto con l’augurio una pronta guarigione e aggiungendo: “Ci vediamo tra qualche mese per la risonanza post-operatoria: darò buone notizie”.

Appresa la notizia, arriva il tweet dell’australiana. Perché Daria e Aleksandra sono migliori amiche, si conoscono fin da piccole – entrambe sono nate a Mosca. Ecco cosa scrive:

“Alex è stata la prima a chiamarmi la settimana scorsa. Ora è successo a lei. È uno schifo. Un sacco di videochiamate.”

E, sotto, la foto di loro due bambine accompagnata dalla scritta: “Ho appena scoperto che la mia migliore amica si è voluta unire a me e anche lei si è rotta il LCA. Mi domando cosa ci saremmo dette da piccole scoprendo che vent’anni dopo avremmo avuto uno dei peggiori infortuni.”

A noi non resta che augurare a entrambe di riprendersi presto e completamente.

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