ATP Roma: Djokovic in rimonta, Nadal solido. Federer vince, avrà Berdych

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ATP Roma: Djokovic in rimonta, Nadal solido. Federer vince, avrà Berdych

Rafa Nadal apre il programma sul Centrale superando in due set John Isner. Ai quarti ritrova Stan Wawrinka, che sempre in due set ha fatto fuori Dominic Thiem. Federer si rilassa con Anderson sul 6-3 5-2, ma chiude comunque 7-5, aspetta Berdych. Djokovic rimonta un set a Bellucci

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[1] N. Djokovic b. T. Bellucci 5-7 6-2 6-3 (da Roma, Roberto Dell’Olivo)

Djokovic ai quarti di finale. Il numero uno al mondo soffre ma vince contro il numero 68 al mondo Tomasz Bellucci. Due soli i precedenti fra i due giocatori, ormai un po’ datati, con un precedente anche qui a Roma nel 2010 con doppio 6-4 per Djokovic, che vinse poi anche nel 2011 a Madrid.

Un match molto divertente quello di questa sera, durato esattamente due ore,  con belle accelerazioni di diritto da parte del brasiliano,  capace di mettere in difficoltà a più riprese Djokovic, che  sta al gioco. Nascono scambi spettacolari con palle corte, rincorse, pallonetti e anche un tentativo fallito di tweener di Nole che raccoglie comunque gli applausi del pubblico.

 

Il primo set rispetta la regola del servizio fino al cinque pari. Ma quando ti aspetti l’allungo del serbo, ecco arrivare quello di Bellucci che di diritto fa letteralmente quello che vuole.   Con il diritto direttamente in risposta Bellucci  conquista il break e va a servire per il set che chiude alla perfezione in 51 minuti, complice certo anche qualche errore cui Diokovic ultimamente proprio non ci aveva abituato.

Ma questo Bellucci vale di più del numero 69 Atp. A Djokovic non resta che restare lì, difendersi, attendendo un calo del suo avversario che arriva , anche se ben più tardi del previsto.

Sul 2-1 nel secondo set per Djokovic, ecco il break con Thomasz a sbagliare di diritto dopo un recupero di Nole  in allungo altissimo, che più alto proprio non si può. Tanto da disorientare Bellucci che insacca a rete il diritto a  seguire. Un errore che costa caro al brasiliano e che di fatto spiana la strada a Djokovic, che dopo il match con Almagro (chiuso al terzo) forse inizia ad odiare la terra rossa. Con i suoi specialisti che qui a Roma lo fanno penare non poco. Chilometri “utili per tornare in forma”, ma che siamo certi Nole ne avrebbe fatto volentieri a meno.

Mi aspettavo un match difficile- dirà Djokovic a fine partita in italiano  –  (Murray non c’è più ed i giornalisti inglesi  se ne sono andati, quindi posso parlare in italiano) – Bellucci ha giocato con molta forza, variando tanto in battuta. Questa vittoria mi dà fiducia per la prossima partita contro Nishikori, con cui dovrò essere fin dall’inizio molto più aggressivo di questa sera”

Nole al momento è salvo e incamera il secondo set (6-2). C’ è anche qualche bandiera brasiliana a sventolare sugli spalti, via via più gremiti. Dagli applausi del Centrale, Bellucci ha certo  raccolto qualche tifoso in più questa sera.

Si va al terzo, con un po’ di stanchezza che inizia ad affiorare per entrambi. Ma Bellucci è ancora vivo, resiste fino al due pari, sotto i colpi di fioretto di Nole che predilige sempre più la palla corta, ovviamente sul rovescio bimane del suo avversario. Che alla fine paga le continue corse, peraltro quasi sempre senza esito, ed inizia a  commettere qualche errore in più con il suo colpo migliore, il diritto, che Tomasz comincia via via a sentire sempre di meno. C’è il break, Nole va 4-2. Finita?  Non ancora. Il brasiliano ci prova ancora, conquista il contro break ma poi  cede . In battuta non riesce ad essere incisivo come all’inizio e chiude out l’ultimo colpo proprio di diritto.

Djokovic ringrazia e può continuare a sorridere. Grazie Roma  il messaggio scritto sulla telecamera dopo il match con Almagro. Questa sera è diventato “Ti amo Roma.” Scampato pericolo il pubblico romano si potrà godere Djokovic anche nei quarti di domani contro Nishikori, salutando  un avversario più che “Bellucci”, proprio bello questo sera.

Con Nishikori il bilancio è favorevole a Djokovic: 3-2 e 1-0 sulla terra rossa. Però Nishikori ha sorpreso Djokovic in semifinale all’ultimo US Open, forse l’incontro più importante giocato dai due.

 

 

 

djokovic-stat-bellucci

[5] K. Nishikori b. V. Troicki 6-4 6-3  (Raffaello Esposito)

I due walkover consecutivi di Murray e Serena rivoluzionano il programma giornaliero del GrandStand ma non influenzano l’orario dell’ottavo di finale fra la quinta testa di serie Nishikori e il serbo Troicki, che aprono le ostilità poco dopo le sette di sera. Solo un anno fa questo sarebbe stato un match da ko tecnico; Il giapponese andava verso la sua prima storica finale slam allo US Open mentre a luglio 2014 Viktor era nella Fossa delle Marianne: n°847 ATP. Da allora Troicki ha ricostruito la sua carriera con umiltà e costanza chiudendo l’anno al centoduesimo posto. Kei samurai è ormai stabile fra i grandi e dichiara di puntare al Roland Garros ma sia a Madrid (a fatica con Goffin e distrutto da Murray) che all’esordio romano (7-6 7-5 a Vesely) non ha destato grande impressione apparendo spesso lento e confuso tatticamente. Oggi farà meglio a stare all’erta perché il serbo ritrovato gioca con la serenità mentale di chi ha toccato il fondo e non si è arreso, prova ne siano le strenue e alfin vittoriose battaglie romane con Tomic e Feliciano Lopez. Precedenti 2-1 Nishikori che ha perso la sfida di Tokyo 2010 ma ha vinto netto recentemente a Miami.

Inizio cauto per i due contendenti che difendono i rispettivi turni di battuta senza eccessivi problemi ma già nel terzo game il giapponese si procura tre palle break che spreca orribilmente. Kei appare comunque in controllo e tesse la sua ragnatela di colpi anticipati con l’evidente intento di muovere l’avversario e non consentirgli di piazzarsi bene con i piedi e sparare col drittone. Troicki invece serve pesante ma non è mai incisivo in risposta. Nel settimo game Nishikori tentenna al servizio, spreca il 40-15 ma ai vantaggi è bravo e coraggioso nell’andare a rete e chiudere. “Audaces fortuna iuvat” e nel game successivo Troicki sente la tensione, va sotto 15-40 e non riesce a riparare. Qui il samurai si distrae colpevolmente e Viktor sfrutta la seconda palla break concessa nel game per equilibrare il punteggio ma non riesce a pareggiare perché il giapponese si tramuta in un muro impenetrabile, ribatte tutto e va 0-40 conquistando per 6-4 un parziale caratterizzato da tre break consecutivi. Kei ora è tranquillo e tiene a zero la prima battuta del secondo set. Troicki sta facendo il maratoneta da inizio match e crolla improvvisamente al servizio; va sotto 0-40, si salva ma cede ai vantaggi e ora l’incontro si gioca sul servizio nipponico. Nishikori non si fa pregare e scappa 3-0, ormai è entrato in palla e picchia col dritto anomalo costringendo l’avversario sulla prima fila di spettatori. Nel momento migliore è però tradito da un passaggio a vuoto e restituisce il break nel quinto gioco. Il serbo riesce a pareggiare a tre annullando altre due palle break ma appare evidentemente in apnea. Nell’ottavo game l’ossigeno termina di colpo e il samurai si conquista il vantaggio decisivo per correre dritto nei quarti nelle fauci dell’orco Djokovic che quasi certamente disporrà a suo piacimento in serata del mancino brasiliano Thomaz Bellucci.

[2] R. Federer b. [15] K. Anderson 6-3 7-5 (da Roma, Carlo Carnevale)

Fedexpress, partito in orario e a velocità sostenuta, con dieci minuti di ritardo accumulati all’arrivo: bastano due set a Roger Federer per avere la meglio sul sudafricano Kevin Anderson,  per la terza volta in carriera (mai neanche un set concesso al gigante biondo), nonostante un finale di partita balbuziente. Prestazione di grande pulizia, costruita su ottime percentuali al servizio (76% di punti ottenuti con la prima) e una invidiabile tenuta sulla diagonale di rovescio: Anderson mantiene il grilletto premuto alla battuta per l’intero incontro, chiudendo con 14 ace e un’infinità di servizi vincenti, dimostra una certa aggressività con i colpi a rimbalzo, ma soccombe sotto i colpi del recordman svizzero, che già in avvio pare tonico e in palla: per due volte infila Anderson con passanti di dritto e vola sul 3-0, senza mai concedere break point fino al 6-3 del primo set. Federer raggiunge il suo settimo quarto di finale a Roma, e insegue la sua quinta semifinale (l’ultima nel 2012 persa da Djokovic, che quest’anno e nel lato opposto di tabellone), sebbene si ingolfi negli ultimi game; in vantaggio di due break nel secondo parziale, ottenuti grazie alla storica manovra con risposta corta di rovescio in back e passante a seguire, lo svizzero si scompone e sbaglia due soluzioni di dritto su altrettanti matchpoint. Seguono una volèe lunga e un doppio fallo per permettere a Anderson di riavvicinarsi ad un solo break di distanza, fino addirittura al pareggio sul 5-5: Federer (animato forse da spirito semi patriottico, data la sua discendenza sudafricana da parte di madre) serve due sole prime dal 5-2, concede campo con il rovescio in top sul quale Anderson impatta in anticipo e rimette in discussione il parziale. C’è tempo anche per concitate richieste di aiuto dagli spalti, dovute ad un malore sulle tribune, prontamente soccorso dal celere intervento dei paramedici: Federer torna a far male con i tagli di rovescio in lungolinea, Anderson non riesce ad alzare il dritto e per due volte colpisce in rete; sull’errore che gli concede una terza occasione di servire per il match, lo svizzero grida in tedesco e si merita il bagno di applausi, prima di chiudere rimontando da 0-30 nel game successivo. In quarti di finale affronterà adesso Berdych, che ha sconfitto Fognini al tiebreak del terzo.

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[4] R.Nadal b. [16] J.Isner 6-4 6-4 (da Roma, Carlo Carnevale)

“Occhio che questo non è finito manco pe’nniente”. I sediolini delle due file superiori alla tribuna stampa sono occupati da entusiasti tifosi, che commentano così l’ottima prestazione di Rafa Nadal, vincitore in due set, e per la sesta volta in carriera, su John Isner; lo spagnolo è il gemello bello di quello visto nei primi mesi della stagione, anche all’inizio dello swing terraiolo, quando a Montecarlo faticava a spingere il dritto oltre il quadrato del servizio e proprio contro il pivot americano aveva smarrito un set in ottavi di finale. Mobile con le gambe, sempre attivo alla ricerca della palla, forse un po’ eccessivo nella rincorsa alla soluzione a sventaglio, con cui però governa per tutto l’incontro: Isner serve con i 215 km/h come velocità di crociera, colpisce con violenza ogni volta che i rimbalzi glielo permettono, ma non riesce a venire a capo di un Nadal oggi paurosamente concentrato. Un break per set a decidere la contesa, con Isner mai neanche vicino alla possibilità di strappare il servizio; Rafa inizia con tre palle break sprecate nel primo gioco, salvo poi riuscire nell’impresa nel quinto game, grazie a due bei dritti angolati, per poi tenere fino al 6-4. L’incontro scorre via piacevole e senza troppi scossoni, il vero protagonista sul Centrale sembra essere l’inconfondibile timbro vocale dell’arbitro Lahyani: “Non completamente silenzio, un po’ di silenzio per favore”, la perla di giornata. Isner cerca la via della rete con più frequenza nel secondo parziale, ma il rovescio di Nadal è puntuale a trafiggerlo per procurarsi una fondamentale palla break sul 4-4, sfruttata con una risposta lungolinea di dritto che lascia dietro di sé una nuvola di vapore, oltre ai titoli di coda del match. Lontani, almeno per il momento, gli spettri dell’unica stagione degli ultimi dieci anni in cui Nadal non ha ancora vinto un titolo sul rosso europeo; il maiorchino avrà adesso in quarti Wawrinka.

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[8] S. Wawrinka b. D. Thiem 7-6(3) 6-4 (Da Roma, Roberto Dell’Olivo)

Lo svizzero  si ricorda di essere “Stan The Man” e riesce ad approdare ai quarti di finale, battendo il numero 49 al mondo, l’austriaco Dominic Thiem, in un match a tratti particolarmente intenso che ha divertito il pubblico del Pietrangeli numeroso come al solito, anzi più del solito in attesa soprattutto dell’inizio del match successivo, quello di Fognini contro Berdych. Con tanto di un “Forza Fabio” gridato prima del primo servizio di Wawrinka, accompagnato dal suono di campane stile tirolesi.

Wawrinka e Thiem sono al terzo scontro diretto. Entrambi i precedenti si sono giocati nel 2014: a Bercy vinse lo svizzero, ma a Madrid, sulla terra battuta, fu l’austriaco ad imporsi in tre set. Questo match ha sicuramente allertato Wawrinka, apparso particolarmente concentrato, dopo aver vinto solo al terzo set nel match d’esordio contro Juan Monaco.

Il pubblico si diverte, è una sfida a chi tira più forte soprattutto di diritto e Thiem all’inizio impressiona per la sua rapidità di braccio. Due palle break ciascuno: la prima per Stan sul 2-1 in suo favore, la seconda per Dominic sul 3 pari. Entrambe vengono annullate con un ace. È una sfida fatta anche di servizi vincenti con conseguenza finale e inevitabile la chiusura del set al tie break. Dove Wawrinka si ricorda di essere stato il campione dell’Australian Open. E ritrova uno dei suoi marchi di fabbrica: il rovescio in diagonale, che blocca i tentativi di discesa a rete di Thiem. Tie break monocolore, con lo svizzero che sul 4-0 lascia l’onore di un rovescio vincente anche al suo avversario, prima di chiudere 7-3.

L’austriaco sembra pagare dazio, non è più così incisivo come all’inizio, perde un po’ le misure con il suo diritto e Wawrinka  riesce ad ottenere il  break decisivo sul 3-2. Palla break accompagnata peraltro da un fortissimo “Come on”. Ora non c’è più scampo, si gioca sul servizio di Stan che ormai è una furia. Sono parecchi i servizi ad uscire con successivi diritti vincenti, spesso in contropiede. E i quarti di finale sono serviti.

Thiem esce comunque a testa alta dal torneo romano  in cui ha ottenuto due buoni successi, sul nostro Bolelli e sul francese Simon. Per Wawrinka ora un appassionante quarto contro Nadal. Prima di abbandonare il campo, Stan si diverte a surriscaldare il pubblico con il lancio di ben quattro palline autografate. Il clima del Pietrangeli ora è davvero pronto per il  match dell’ultimo italiano rimasto a Roma, Fabio Fognini.

Schermata 2015-05-14 alle 16.30.38

 

Risultati:

[4] R.Nadal b. [16] J.Isner 6-4 6-4
[7] D. Ferrer b. G. Garcia Lopez 6-1 6-3
[8] S. Wawrinka b. D. Thiem 7-6(3) 6-4
D. Goffin b. [3] A. Murray ret.
[2] R. Federer b. [15] K. Anderson 6-3 7-5
[6] T. Berdych b. F. Fognini 6-3 3-6 7-6(2)
[5] K. Nishikori b. V. Troicki 6-4 6-3
[1] N. Djokovic b. T. Bellucci 5-7 6-2 6-3

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Svelato il calendario dei tornei in Australia: nove eventi in programma più la ATP Cup

Tennis Australia ha inviato il calendario dei tornei pre-Australian Open ai giocatori che potrebbero partecipare

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La stagione 2021 tennistica non è ancora finita, ma gli occhi di tutti sono già puntati verso l’Australian Open 2022, che con il suo obbligo vaccinale sta già facendo discutere tutto il mondo del tennis. La seconda tappa a livello ufficiale è il calendario dei tornei previsti prima dello Slam australiano, inviato oggi tramite un memorandum a tutti i tennisti uomini e donne che potrebbero recarsi in Australia grazie alla loro classifica. Adelaide parte ospitando due tornei in contemporanea con l’ATP Cup, una partenza col botto per il circuito femminile che esordirà con un torneo di categoria 500 in programma dal 2 al 9 gennaio.

Il WTA 500 di Adelaide prenderà il posto in calendario del WTA 500 di Abu Dhabi, vinto lo scorso anno da Aryna Sabalenka. Non è da meno l’inizio del calendario ATP, che dal 1 al 9 gennaio vedrà sfidarsi sedici squadre nazionali da tutto il mondo nella Ken Rosewall Arena di Sydney per l’ATP Cup, ormai appuntamento fisso di prestigio dell’inizio di stagione. Ad Adelaide anche un torneo ATP 250, nello slot di calendario l’anno scorso occupato dall’Antalya Open e da Delray Beach. Calendario ricco anche a Melbourne, che dal 4 al 9 gennaio ospiterà ben due tornei WTA di categoria 250 e un ATP 250.

Spazio anche a tornei di categoria minore tra il 3 e il 9 gennaio, con l’ATP80 e ITF60k di Bendigo e Traralgon, entrambi a Victoria. A chiudere la prima settimana di tornei ci sarà il Victoria Wheelchair Open, dedicato al circuito del tennis wheelchair. Sydney sarà impegnata nella seconda settimana, con un altro WTA500 dal 10 al 15 gennaio al Sydney Olympic Park Centre. Nella stessa sede ci sarà un altro ATP250, erede insieme all’altro ATP250 sempre in programma dal 10 al 15 gennaio ad Adelaide dei due tornei vinti lo scorso anno da Jannik Sinner e Daniel Evans.

 

Il Memorial Drive di Adelaide vedrà in scena anche un altro WTA250, a completare quindi il programma pre-Australian Open con ben cinque tornei riservati alle donne. Victoria ospiterà gli ultimi due tornei del programma, il Melbourne Wheelchair Open allo Hume Tennis Center di Victoria e un torneo Juniors di categoria J1 a Traralgon, entrambi dal 15 al 19 gennaio. Nessuna sorpresa invece per la terza e quarta settimana dello swing australiano, con l’Australian Open maschile e femminile in calendario dal 17 al 30 gennaio. Definite anche le date dell’Australian Open Junior, dal 19 al 29 gennaio, e dell’AO Wheelchair Championship, dal 23 al 27 gennaio.

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Nitto ATP Finals: Zverev è impeccabile, Medvedev mai in partita. Secondo titolo di Maestro per Sascha

Il tedesco è ingiocabile al servizio e la sua potenza imbriglia il gioco del russo. Il primo campione delle Finals di Torino è lui

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[3] A. Zverev b. [2] D. Medvedev 6-4 6-4

Prima della finale di oggi, la prima delle Nitto ATP Finals giocata a Torino, era accaduto 10 volte su 18 che in caso di rivincita in finale tra due giocatori che si erano già affrontati nel girone, il perdente della prima sfida avesse poi ribaltato il risultato nell’atto conclusivo. Bene, ora possiamo aggiornare a 11 su 19.

Alexander Zverev gioca il miglior match del torneo solo poche ore dopo aver eliminato Novak Djokovic in semifinale, annichilendo Daniil Medvedev in appena 75 minuti con un 6-4 6-4 che non rende nemmeno giustizia alla sua superiorità in campo. Medvedev aveva vinto le ultime cinque sfide consecutive con il tedesco di cui due negli ultimi giorni: la semifinale di Parigi Bercy e come detto il match di Round Robin vinto al tie-break decisivo martedì pomeriggio.

 

Per Sascha si tratta inoltre del sesto titolo della sua stagione, il più prestigioso, ed è anche il secondo alle ATP Finals dopo quello vinto a Londra nel 2018. La vittoria di oggi è anche la n.59 di un 2021 chiuso in modo trionfale (Zverev non giocherà le Finals di Coppa Davis).

In entrambi i set il break è arrivato piuttosto presto, nel terzo game del primo e nel gioco di apertura del secondo. Da lì in avanti è cominciata una performance sontuosa del tedesco al servizio che chiuderà il match senza concedere alcuna palla break con 8 ace, un solo doppio fallo e l’83% di punti con la prima messa in campo quasi 3 volte su 4 (74%). Molto bene anche nelle scelte di discesa a rete con Medvedev lontanissimo dal campo in risposta (15 punti su 21).

Con simili numeri è già stato miracoloso il fatto che Medvedev abbia raccolto otto giochi complessivi, considerando che anche da fondo campo il russo è apparso molto lontano da una delle sue versioni migliori chiudendo addirittura con un saldo negativo tra vincenti ed errori (14/16), un autentico inedito per il Medvedev visto questa settimana.

Un Medvedev apparso quasi più apatico del solito in campo, incapace di invertire la tendenza di un match apparso da subito in salita. Forse non si aspettava nemmeno che Zverev fosse così fresco 17 ore dopo la battaglia con Djokovic nella seconda semifinale. Eppure quello più stanco dei due sembrava proprio il russo che ieri pomeriggio aveva passeggiato contro Casper Ruud.

Per Zverev si ripete dunque quanto era accaduto a Ivan Lendl nel 1982: ottenere il secondo titolo di Maestro senza ancora aver mai vinto un torneo del Grande Slam. Gli farà piacere sapere che poi Ivan ne ha vinti ben otto e a lui il tempo certamente non manca.

Il tabellone completo

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ATP Finals, è di Zverev la battaglia con Djokovic: sarà finale contro Medvedev

Il tedesco la spunta in quasi due ore e mezza di gioco e centra la sua seconda finale alle ATP Finals. Bello l’abbraccio a fine partita col serbo

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Alexander Zverev (sinistra) e Novak Djokovic (destra) - Nitto ATP Finals Torino 2021 (foto Twitter @atptour)

[3] A. Zverev b. [1] N. Djokovic 7-6 4-6 6-3

Ci si aspettava una battaglia, battaglia è stata. E a vincerla è Alexander Zverev, che elimina il numero uno del mondo Novak Djokovic in tre set e si qualifica per la finale delle ATP Finals, la seconda della sua carriera dopo quella vinta nel 2018 proprio contro il serbo. Il 24enne tedesco ottiene nel sabato sera del PalaAlpitour di Torino la sua quarta vittoria contro il numero uno del mondo, tornando a batterlo dopo il successo in rimonta di quest’estate alle Olimpiadi di Tokyo. È stata una partita equilibrata e molto combattuta, ma il tedesco complessivamente è stato il giocatore migliore: a fine gara sono 35 i suoi vincenti, contro i 27 del serbo, e 24 i suoi errori gratuiti, contro i 29 di Nole.  Zverev è stato bravo a rintuzzare le variazioni di gioco di Djokovic e lo ha battuto spesso anche negli scambi che si sono allungati oltre i nove colpi (il conteggio totale di questo tipo di scambi a fine gara è di 20-10 a favore del vincitore).

Sascha si giocherà il primo titolo sul suolo di Torino contro Daniil Medvedev e di certo arriverà alla finalissima meno riposato del russo, considerando che il campione dello US Open ha giocato nel pomeriggio (vincendo facilmente contro Ruud) e che la semifinale contro Djokovic è durata la bellezza di 2 ore e 28 minuti. Nole, dal canto suo, saluta Torino con un pizzico di amarezza (brutto il passaggio a vuoto che gli è costato il break nel terzo set) e rimanda ulteriormente l’appuntamento con il sesto trionfo alle ATP Finals, un appuntamento che aspetta dal 2015.

 

PRIMO SET: SUPER ZVEREV – Nel primo set regna l’equilibrio, i primi giochi sfilano via con i turni di servizio rispettati senza scossoni: si arriva al 5-4 senza che alcuno dei due giocatori permetta all’avversario di arrivare a 40 in risposta. Questo è dovuto soprattutto all’ottimo rendimento di entrambi al servizio: Nole vanta in questa fase l’81% di prime di servizio “unreturned” e Sascha il 77%, a conferma anche del fatto che la velocità della superficie torinese rende più agevole il compito di chi serve. La situazione inizia a movimentarsi nel decimo gioco, con Zverev al servizio: uno scambio lungo e di altissimo livello si conclude con uno schema palla corta-lob vincente di Djokovic, che chiama l’aiuto del pubblico. Poi Nole piazza la zampata: accelerazione di rovescio lungolinea vincente e prima palla break dell’incontro sul 30-40. Ma Sascha tira una sassata esterna con la prima palla, si salva e fa 5-5. Nel game successivo i ruoli si invertono: è Zverev che arriva a due palle break (15-40). Nole annulla la prima con un’ottima prima slice a uscire, e sulla seconda si inventa una gran cosa: segue a rete la prima palla centrando una gran demi-volée di rovescio. Una prodezza che gli permette di salire successivamente sul 6-5 garantendosi il tie-break. Tie-break che arriva, perchè nel dodicesimo gioco Sascha combina due pasticci con il diritto a punto già mezzo vinto ma poi si aggrappa a San Servizio e sale 6-6. Nel gioco decisivo, Djokovic commette un sanguinoso doppio fallo e Zverev va 3-2, ma restituisce il mini-break con un evitabilissimo errore di diritto. Il 24enne però torna subito avanti leggendo bene una palla corta del serbo aiutato anche dal nastro, che gli sistema la palla sul diritto per chiudere il punto (5-3). Sul 5-4 c’è uno scambio massacrante: Nole tenta di avvolgere l’avversario nella sua ragnatela, ma il tedesco si inventa un rovescio da applausi dal centro del campo (6-4). Ed è buono il primo set point, con la prima vincente: è 7-6 Zverev dopo un’ora esatta di gioco. Ed è un verdetto che può dirsi meritato, se si considera che la bilancia dei vincenti pende nettamente dalla parte del tedesco (14-8), il quale vince il 67% di punti sulla seconda contro il 38% di Nole.

SECONDO SET: LA ZAMPATA DI NOVAK – Segnali di cedimento di Djoko nel secondo gioco del secondo set, ma Zverev, avanti 15-30 in risposta, spreca una ghiotta opportunità mettendo fuori un (per lui) non impossibile passante di diritto in recupero (1-1). Salvo che in quella circostanza, non ci sono grandi scossoni e si arriva al 4-4. Sul servizio tedesco, Nole si fa avanti e sale 15-30 con uno smash, poi prende ancora il centro del campo affondando col diritto e chiudendo con un altro smash: palla break sul 30-40. Ma Zverev la annulla con un ace al centro. Djoko però spara un vincente con il rovescio incrociato, che impatta la linea (inutile il falco chiamato da Zverev): la seconda occasione è quella buona perché il serbo tira fuori una risposta da campione alla prima di servizio del tedesco (5-4). Il numero uno del mondo va a servire per il secondo set (dopo aver piantato un urlaccio al suo box affinché gli venisse portato un collirio al cambio di campo) e, con l’aiutino di Zverev che va fuori giri col rovescio, ha due set point a disposizione: ma concede due errori e il tedesco si arrampica sul 40-40. Qui però l’asso di Belgrado scaglia un ace al centro, ma Zverev non sta a guardare, entra dentro il campo e chiude col diritto. Al momento giusto arriva un’altra prima vincente ma sul quarto set point Zverev risponde alla grande col diritto. Sascha cerca un vincente col rovescio lungo linea ma la palla gli esce, e il quinto set point è quello buono con l’ace al centro di Nole, il sesto del suo match. Al termine di altro set equilibrato è chirurgico il serbo, che al momento giusto si aiuta con il servizio e non concede palle break in questo parziale: dopo un’ora e 49 minuti si va al terzo set.

TERZO SET: ZVEREV NON TREMA – Il turning point è nel quarto game, quando Djokovic si trova a dover fronteggiare due palle break dopo aver affossato malamente un diritto (15-40). Sulla prima, il rovescio di Zverev è lungo; ma sulla seconda il serbo casca sul terreno che dovrebbe essere a lui favorevole, sbagliando in lunghezza un rovescio in manovra durante uno scambio dal fondo che si era allungato. Zverev sale 3-1 e servizio e conferma il break aiutandosi con la prima palla (4-1). Nole sale 4-2 tenendo il servizio a zero, ma è nei turni di battuta di Alexander che ora si gioca la partita: è noto come Sascha in simili circostanze a volte ceda mentalmente e in effetti il tedescone concede palla del contro-break regalando col diritto. Però Nole gli dà una mano, forzando in modo inopportuno col diritto: la palla è lunga. Zverev tira un sospiro di sollievo anche nel punto seguente, quando, chiamato a rete dal serbo, vede il suo passante di rovescio sfilare fuori (non era facilissimo, per la verità). Infine, con una prima vincente Sascha si assicura la possibilità di servire per il match (5-2). Djokovic tiene il servizio in un gioco facile e interlocutorio (5-3) e si arriva al momento della verità: Zverev stavolta non trema, serve bene, comanda il gioco e arriva a tre match point quando un recupero di Djokovic sfila lungo. E porta a casa il match alla sua maniera, con un ace centrale. Il braccio di ferro lo vince Sascha, il bell’abbraccio a rete è una degna conclusione.


LE PAROLE A CALDO – A caldo, ai microfoni di Diego Nargiso, Zverev ha voluto fare un tributo a Djokovic: “A volte ci si dimentica tutto quello che Novak ha raggiunto. Abbiamo giocato cinque volte quest’anno e voglio dargli un tributo. E’ un giocatore pazzesco, il migliore di tutti i tempi, nessuno merita rispetto più di lui. La finale con Medvedev? Sarà una grande partita e spero che il pubblico sia dalla mia parte! Io sono il campione olimpico, lui ha vinto lo US Open, cercheremo di dare vita al miglior show possibile”.

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