Nick Bollettieri risponde ai lettori: "Nadal non vincerà a lungo. Djokovic senza punti deboli"

Interviste

Nick Bollettieri risponde ai lettori: “Nadal non vincerà a lungo. Djokovic senza punti deboli”

Il tour italiano dell’allenatore americano, dal 2014 entrato nella Hall of Fame del tennis, dopo Milano e Roma ha fatto tappa domenica a Vicenza

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Osservando attentamente Nick Bollettieri ci si rende conto di come, questo filosofo 84enne italoamericano, sprizzi ancora un’energia e una voglia di vivere fuori dal comune. Che fosse un personaggio carismatico, un coach eccezionale, insomma una leggenda del tennis era risaputo a tutti gli addetti ai lavori ma il suo spessore umano lo abbiamo conosciuto domenica 10 maggio presso il Circolo Tennis Vicenza dove ha presentato il suo ultimo libro biografico “Change Game (cambiare gioco)”. Reduce dal simposio al Foro italico di Roma e da varie tappe italiane, si è presentato puntualissimo alle 20.00, camicia nera, jeans e scarpe da ginnastica; subito ha messo tutti a suo agio usando un linguaggio pacato e dimostrando una semplicità direttamente proporzionale ai successi ottenuti e in linea con i veri numero uno, lui che nel 2014 è entrato a pieno diritto nella Hall of Fame di Newport.

Nella sua bulimica ricerca della parola ha intrattenuto i presenti sfoderando vari aneddoti della sua carriera. Una dozzina di giocatori/giocatrici sono riusciti a diventare numeri uno passando dalla sua Accademia in Florida creata nel 1981 e lui li ha ricordati un po’ tutti (Agassi, Becker, Courier, le sorelle Williams, Sharapova, Seles e l’ultimo prodotto Kei Nishikori); significative le parole spese per Marcelo Rios, in vetta alle classifiche solo per due settimane, un giocatore pieno di talento ma che non sapeva sacrificarsi. Ed è proprio qui che sta il nocciolo della questione secondo Nick: questo psicologo prestato allo sport ci ha fatto capire che per un giocatore di tennis la tecnica e la preparazione fisica sono importantissimi, ma ancora di più lo è la mentalità che si costruisce da dentro e crea stimoli continui e un’ambizione da vincente. Bisogna agire sui ragazzini iniettandogli quella dose di fiducia e autostima che li porterà ad essere sicuri delle loro scelte e sempre desiderosi di successo. Per essere grandi nella vita inoltre bisogna fare errori, questo è uno dei concetti base che ha voluto trasmetterci; dagli errori uno impara a correggersi e a perfezionarsi sempre più conoscendo in questo percorso anche il sacrificio e l’umiltà. Fra un aneddoto e l’altro c’è stato spazio anche per qualche risata, in particolare quando ha citato le otto mogli che ha avuto e che, toccandosi il portafoglio, a detta sua non è in grado di mantenere, o quando ha citato John McEnroe che, pur accusandolo di non capire nulla di tennis (è la frase che apre il suo libro), lo considera un pioniere di questo mondo.

Si è soffermato poi sulla sua Accademia in Florida, una superficie di quasi 800.000 mq dove circa 55.000 atleti passano nel corso di un anno; 55 campi da tennis, 22 da calcio, e una decina di sport praticati all’interno fanno di questo piccolo paese un giardino di talenti. Ha parlato anche di Nadal e del momento delicato della sua carriera; a suo parere non è più imbattibile sulla terra perché non si muove più come una volta; il Rolland Nadal (come lo chiama lui) di quest’anno sarà il banco di prova definitivo. La seconda parte è stata dedicata agli autografi: con pazienza certosina Nick (guai a chiamarlo Bollettieri) si è messo, come un vero amanuense, a scrivere una perla di saggezza per ognuno di noi, personalizzandoci la dedica. Questo è stato l’unico episodio che mi ha collegato il maestro ai suoi anni; questa calma e dedizione nella scrittura a mano è tipica delle persone di una certa età, un po’ allergici alla tecnologia informatica (computer, cellulare) ma fedeli ancora alla manualità tradizionale.

 

Grazie Nick per la tua lezione di vita e per il tuo esempio, terrò sempre gelosamente la dedica che mi hai regalato in questa magica serata primaverile: “Life is simple but you must tell yourself, you must work to win the Big Prize (La vita è semplice ma devi dire a te stesso che devi lavorare per vincere il  Premio più grande)”.

Di seguito l’intervista a Nick Bollettieri:

Ubaldo vorrebbe parlare di Sara Errani, ricordi che venne nella tua Accademia quando era molto piccola. La domanda è: a quei tempi, aveva già le caratteristiche per essere una campionessa?
Se devo dirti la verità, era difficile per me vederlo perché era davvero piccola. Ciò che rende speciale Sara Errani è che è costantemente in crescita, pensa bene e si muove bene. E pensare bene e muoversi bene, ti dà l’opportunità di diventare una tennista eccellente. Il tennis è uno sport di movimento, se non riesci a muoverti, non riesci a raggiungere la palla, e di conseguenza non puoi colpirla. Inoltre è molto forte mentalmente. Fare quello che ha fatto lei è notevole, anche perché non è una gigante, e il gioco di oggi è caratterizzato da grandi giocatori, specialmente fra gli uomini,. Ma oggi se guardi anche a Sharapova, Azarenka o Serena e Venus, sono tutte grandi e forti, ma Sara Errani si muove meglio. Quindi lei è l’esempio che non si deve necessariamente essere una gigante per vincere.

In quante lingue è stato tradotto il tuo libro?
In questo momento negli Stati Uniti e in Italia, adesso stiamo negoziando con il Giappone, il Belgio ed anche per la Repubblica Ceca e per il Sud America. Attualmente ne stiamo parlando.

Questa è una domanda difficile: cosa ne pensi del libro del padre di Andre Agassi?
Non l’ho letto! Agassi restò con me per più di 3 o 4 mesi, è stato con me per ben 9 anni. Quando Andre venne da me, non ha mai pagato l’Accademia, mi diede una nuova Corvette. Ma devo fare i complimenti al padre di Agassi, per come ha fatto iniziare a giocare il figlio, lui venne da me e mi chiese di prendere suo figlio, perché aveva bisogno di me. La cosa più bella è quando ha preso il microfono e ha detto davanti a tutto il mondo, “ Nick si è preso cura di me, e se non fosse per lui non sarei qui”. Quindi non credo ci sia altro da aggiungere. È diventato n. 1 del mondo, campione di Davis, vincitore di Slam e ha vinto una medaglia alle Olimpiadi, non male no?

Crede che Nadal, con il suo particolare tipo di gioco, possa vincere così a lungo come Federer?
No, assolutamente. Nadal ha bisogno di lavorare, e di saltare, e ha sempre bisogno di maggiore energia, sempre. Federer gioca come un danzatore. E questa è la differenza. Sono entrambi dei campioni, ma uno ha bisogno di lavorare, ed è una cosa importante da sapere. Tutti hanno delle caratteristiche differenti, giocano in maniera diversa, si allenano in maniera diversa. Per quanto riguarda Nadal, è davvero difficile fare quello che fa lui, ogni singolo giorno.

Con chi avresti avuto il piacere di lavorare fra Nadal e Djokovic?
Credo che avrei voluto lavorare con entrambi. Secondo me, nella storia del tennis, Djokovic è l’unico tennista a non avere punti deboli. I suoi movimenti, il suo servizio, il dritto, il rovescio, il dropshot. Per me lui è un tennista perfetto. Sicuramente ha vinto meno titoli Slam di Federer o di Sampras, ma se andiamo a vedere tutto nel dettaglio, colpo dopo colpo, deve essere davvero uno dei migliori di sempre.

Molte persone chiedono della seconda di servizio. Spesso la seconda di servizio è più importante della prima. Chi credi abbia la migliore seconda al momento?
Prima di tutto sono d’accordo. Io giudico un tennista dalla seconda di servizio, e anche dalla risposta. Quando si arriva alla seconda, attualmente Raonic è incredibile. Quando ti trovi a dover affrontare, ad esempio, Isner, qualcuno che fa 20, 24 aces, è assolutamente un grande vantaggio. Quindi quando giochi contro un tennista del genere, solitamente si arriva al tie-break e nel tie-break può succedere qualunque cosa,ed è molto difficile. Inoltre oggi Isner ha anche un buon tennis. Dovrebbe stare più vicino alla linea di fondo, fare più serve&volley e andare a rete. Ecco perché Federer oggi gioca un tennis perfetto oggi: prima di tutto ha cambiato racchetta, secondo sta vicino alla linea di fondo, terzo va a rete. E il suo servizio è eccellente. Perché Edberg è un allenatore perfetto per lui? Perché neanche Edberg ha vinto dalla linea di fondo, e ha aiutato Federer ad andare sempre più a rete.

In questo momento, chi ha più opportunità di diventare un campione nei prossimi anni, fra i più giovani?
È davvero difficile fare una previsione oggi. Perché dobbiamo guardare a chi ancora sta giocando. Djokovic gioca ancora e lo farà per i prossimi anni. Murray sta giocando in questo momento un gran tennis, si sta allenando duramente a Miami, è fisicamente più forte da quando Mauresmo è diventate suo coach. E sono davvero felice per Amélie, perché è stata una campionessa eccellente.
Oggi è difficile parlare dei più giovani, perché dovrebbero stare bene fisicamente, e oggi essere un campione a 17, 18 anni è impossibile. Oggi è difficile, il gioco è troppo fisico per vincere uno Slam, è dura, e poi devi affrontare Djokovic, Nadal. È per questo che oggi i genitori dovrebbero pensare a mandare i loro figli al college per un paio d’anni. La WTA e ATP non investono nei più giovani, danno possibilità solo ai grandi campioni e a pochissimi giovani. A meno che non si abbiano i soldi, è davvero difficile. Ma se vai al college per un paio d’anni, puoi giocare degli eventi, e non costano nulla.

 

 

Alessandro Binotto, Chiara Bracco

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Flash

Wilander sui Fab 4: “Vedremo se le rivalità del futuro saranno allo stesso livello”. Schett: “Non credo che a Djokovic manchi Federer”

Le parole degli opinionisti di Eurosport sul tramonto di un’era, e su quanto lascerà in eredità. “Novak sarà l’ultimo dei tre a giocare, grazie al suo corpo” dice Mats Wilander

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Mats Wilander e Barbara Schett

Il tennis, come tutti i grandi sport, vive dei grandi nomi che lo popolano, delle imprese, i momenti epici… e soprattutto delle rivalità. Le contrapposizioni tra grandi giocatori che alle volte quasi arrivano a prendere forma di complementarità e contemporanea distanza come yin e yang. Ma rivalità del livello di quelle dei Fab Four, la cui era sta ormai finendo, è difficile pensare di rivederne. “Ci mancheranno tremendamente“, spiega Matts Wilander dai microfoni di Eurosport, “penso che Novak sarà l’ultimo dei tre a giocare, grazie al suo corpo. Sembra essere in grado di affrontare gli infortuni che subisce. È così fresco, sembra così giovane, presumo batterà Federer anche nello sci (hobby che il campione svizzero ha ripreso a praticare dopo 15 anni, ndr), visto che Novak è cresciuto sciando. Ci mancherà“.

L’ex campione svedese sa quanto abbiano dato al tennis questi grandissimi, come prima aveva fatto lui insieme a Edberg e Lendl, e prima di loro Borg, Connors e McEnroe, o Sampras e Agassi subito dopo. In fin dei conti ci saranno altri grandissimi giocatori, altri duelli epici, ma varranno un Fedal o i 59 incontri di Rafa e Nole? La risposta dell’ex n.1 al mondo è chiara, ma lascia aperta una porticina: “Non dobbiamo preoccuparci che questi tre se ne vadano, perché si tratta solo di rivalità. Abbiamo visto Alcaraz e Jannik Sinner allo US Open lo scorso anno e per me è stato come “oh mio dio”, è tutta una questione di rivalità. La domanda è: ne avremo come le abbiamo avute con Roger Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic. E Andy Murray“.

Barbara Schett, il volto di punta della cosiddetta “casa degli Slam” (almeno in TV), esamina lo stesso argomento, ma da una prospettiva diversa e più spinosa: cioè quanto e se realmente si possa dire che a un Novak Djokovic, ancora in piene forze sul circuito, manchi l’amico-rivale Roger Federer. Una questione non scontata, e che certamente vale la pena di considerare: “Novak ha detto che gli manca Roger nel Tour, ma quelle rivalità li hanno portati tutti e quattro dove sono oggi, a ricoprire il ruolo che hanno nel Tour in questo momento“.

 

Non credo che gli manchi Roger“, pizzica Schett, “probabilmente perché ha ottime possibilità di entrare nei libri di storia vincendo il maggior numero di titoli del Grande Slam di sempre. Certo, c’è Rafael Nadal, ma lui [Djokovic] è in ottima forma. Ha dei problemi ma non subisce infortuni gravi e sembra che il suo corpo stia davvero bene. Ed è anche ancora così motivato. 21 titoli del Grande Slam non sono sufficienti per Novak Djokovic ed è bello da vedere. Da un lato, probabilmente gli manca Roger Federer, ma dall’altro penso che probabilmente sia felice che non ci sia più“. Una disamina interessante della giornalista austriaca, che tratta chiaramente l’ipotesi di una felicità meramente sportiva, ma che considerando quanti titoli e quante vittorie si siano strappati a vicenda il serbo e lo svizzero, non è poi così azzardata.

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Australian Open

Australian Open, Rybakina: “Sabalenka è tra le poche che sanno mettermi in difficoltà. Non mi sentirò diversa per la classifica”

“Si dovrebbe spingere le altre tenniste verso un gioco più aggressivo”, così la kazaka dopo la finale persa. “Aryna ha avuto grandi miglioramenti”

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Elena Rybakina - Australian Open 2023 (Twitter @AustralianOpen)
Elena Rybakina - Australian Open 2023 (Twitter @AustralianOpen)

Il torneo di Elena Rybakina, di livello altissimo e di intense emozioni, certamente non si è concluso nel modo da lei auspicato. La kazaka, dopo una bella finale in cui ancora una volta ha espresso un ottimo tennis, si è dovuta arrendere ad Aryna Sabalenka, una ragazza in missione che ormai da troppo aspettava il momento che finalmente è giunto. Nonostante ciò rimane un gran risultato quello di Elena, con una finale Slam e l’orgoglio di entrare per la prima volta in carriera tra le prime 10. Con questo spirito Rybakina si è presentata in sala stampa per la conferenza post match, mansione mai facile da svolgere dopo una finale persa.

D: “Penso di essere nel giusto dicendo che da lunedì sarai in top 10. Non hai ricevuto i punti per lo Slam che hai vinto (Wimbledon 2022), ma ti sei mai sentita come una giocatrice da prime dieci? Domani ci sarà una differenza per te per il fatto che lo sarai ufficialmente?
Rybakina: “Non credo che domani mi sentirò diversamente solo a causa della classifica. Ma di sicuro cambierà per i tornei più piccoli. Sarò testa di serie, forse in alcuni tornei non giocherò il primo turno. Quindi ovviamente ci sono alcuni vantaggi da questa cosa, ma di certo non guardo così tanto al ranking

D: “Su Sabalenka, considerando quello che ha passato con il suo servizio, quanto è difficile per una giocatrice, contando il livello in cui era lei l’anno scorso, arrivare a servire sotto pressione in quel modo in un grande incontro?
Rybakina: “Di sicuro ha servito davvero bene oggi, non importano i doppi falli. Poche seconde, che ha colpito probabilmente come prime. Il suo servizio era davvero buono, e di sicuro non è facile mentalmente. Lei non ha avuto grandi numeri in battuta l’anno scorso, ma oggi era super forte e ha servito bene. Gliene do atto, so quanto lavoro ci vuole

 

D: “Quanto è importante per te arrivare a questa seconda finale Slam così rapidamente dopo aver vinto Wimbledon? Ti toglie un po’ do pressione il sapere che puoi farlo ancora?
Rybakina: “Sicuramente. Anche se vorrei dire che sto provando a non pensare alle aspettative. Come ho detto nei giorni scorsi, dopo una grande pre-season, stavo pensando che avrei dovuto mostrarlo in campo. Le prime settimane non sono state così belle come forse ho iniziato gli altri anni, ma penso che alla fine ci voglia solo fiducia per andare avanti, per continuare a lavorare. Ora mi sento anche bene fisicamente. So che se continuerò a lavorare, i risultati ci saranno

D: “Potresti un po’ spiegare cosa sia affrontare il tennis di Sabalenka rispetto alle altre giocatrici incontrate in tour?
Rybakina: “Vorrei dire che non molte sono in grado di mettermi realmente sotto pressione. Contro di lei non è facile, perché ha un gran servizio e gioca in maniera davvero aggressiva. La sua palla arriva molto pesante, ci sono forse un paio di altre che giocano come lei. Io solo che dovrò servire bene, c’è pressione fino alla fine, e appena ho delle opportunità, devo prenderle. Oggi ho avuto delle opportunità, non le ho sfruttate, e il match non è andato nella mia direzione. È un’avversaria molto ostica

D: “Ti sei trovata sotto pressione nei tuoi game di servizio più di quanto ti saresti aspettata? Ti ha reso le cose difficili con l’avanzare della partita?
Rybakina: “Assolutamente. Aryna stava rispondendo davvero bene. Ma mi sentivo come quando ho giocato con Vika, non era facile tenere alta la velocità del servizio, le palle erano piuttosto pesanti. Sapevo che non stavo servendo molto veloce, allora avrei dovuto cercare dei buoni piazzamenti. Sentivo una sorta di pressione in quei momenti. Abbiamo giocato molti game davvero lunghi sul mio servizio, tra parità e vantaggi. Ma avrei potuto servire forse un po’ meglio. Basta qualche momento qua e là e la partita può girare, ma non oggi, non per me

D: “Riesci ad apprezzare quanto la partita sia stata di qualità? Cosa pensi possa fare uno spettacolo come questo per il tennis femminile in generale?
Rybakina: “Penso che la qualità della partita fosse buona. Il gioco è stato molto potente da parte di entrambe e, come ho detto, non sono molte le giocatrici potenti in tour. Forse si dovrebbe spingere le altre verso un gioco più aggressivo, anche se le condizioni sono sempre diverse. Devi adattarti a tutto: alla velocità, alla pesantezza della palla, non è facile. Penso che alla fine la partita sia stata di un buon livello…sono troppo stanca, non so più cosa dire (sorridendo)“.

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Australian Open

Australian Open, la grande notte di Sabalenka: “Questo trofeo è per il mio team” [VIDEO]

Tutte le dichiarazioni della nuova campionessa di Melbourne dopo la vittoria del suo primo titolo Slam

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Aryna Sabalenka - Australian Open 2023 (Twitter @AustralianOpen)
Aryna Sabalenka - Australian Open 2023 (Twitter @AustralianOpen)

Il resto del video, che qui potete vedere in anteprima, è disponibile sul sito di Intesa Sanpaolo, partner di Ubitennis.

Clicca QUI per vedere il video completo!

Aryna Sabalenka, all’età di 24 anni, vince il suo primo trofeo dello Slam. Battuta in rimonta Elena Rybakina nella finale dell’Australian Open 2023 al termine di una contesa durata due ore e ventinove minuti (qui la cronaca). La bielorussa si è lasciata andare così dopo il match point:

Indimenticabile il momento in cui Aryna ha ricevuto il trofeo dalle mani di Billie Jean King:

Così Aryna Sabalenka ha risposto, a caldo, alle domande di Barbara Schett nella one to one con Eurosport.

Schett: “Congratulazioni, a cosa stai pensando?”

Sabalenka: “Avrò bisogno di qualche giorno per realizzare. Sono felice e orgogliosa, tante cose mi passano per la testa, ora non sono con i piedi per terra”.

Schett: “Cosa provi, gioia, sollievo…?”

Sabalenka: “Un po’ di tutto. Sono tra le prime 10 da un po’ di tempo ma ancora non avevo tra le mie mani uno trofeo Slam. Era sempre più complicato, ogni Slam mi creava grosse emozioni. Quindi sì, gioia e sollievo”.

Schett: “Cosa hai detto al tuo team quando li hai abbracciati?”

Sabalenka: “Qualche parolaccia… Loro sono stati presenti, ad incoraggiarmi nei momenti complicati. Mi sentivo quasi responsabile per loro. Si meritavano questo trofeo e per questo sono scese le lacrime”.

Schett: “Parliamo del match. Hai perso il primo, poi tatticamente sei andata più sul suo dritto…”

Sabalenka: “Nel primo set ero tesa, lei giocava benissimo e tatticamente non ho fatto tutto nel modo giusto. Nel secondo set ho modificato qualche cosa, ho cercato di farla giocare più di dritto, di spostarla, di metterla più sotto pressione sul suo servizio”:

Schett: “Cosa farai stasera?”

Sabalenka: “Non lo so, forse mangerò un po’ di cose che di solito non posso mangiare…”

Schett: “E la Coppa dove la metti?”

Sabalenka: “Staranno lottando mia mamma e mia nonna su cui può averla per prima”.

Successicamente a queste interviste, si è recata in sala stampa per la conferenza post partita.

D: “Puoi provare a spiegarci come ti stavi sentendo in quel game finale, e in particolare quando hai commesso doppio fallo sul championship point?

Sabalenka: “Per me è stato un buon inizio. Ero tipo ‘bene, sarà divertente dopo il doppio fallo’ (ridendo). Ero un po’ nervosa nell’ultimo game. Continuavo a ripetere a me stessa ‘nessuno dice che sarà facile, devi lavorare per questo, fino all’ultimo punto’. Come game è stato molto difficile, sono contenta di essere riuscita a gestire le emozioni e vincerlo

D: “Date le circostanze, il momento più importante della tua carriera finora, è questa la miglior partita che tu abbia mai giocato?

Sabalenka: “Sì penso che sia realmente la migliore, direi che lo è stata. Lei ha giocato un tennis incredibile, ho combattuto molto duramente per vincere. Penso che il tennis fosse di alto livello. Sono molto felice che non sia stata una partita facile, mi è piaciuta davvero molto questa battaglia

D: “Cosa hai imparato da quella sconfitta a New York, la tua ultima in uno Slam? Cosa hai usato a tuo favore in finale?

Sabalenka: “Cos’ho imparato? Ho imparato che devo essere un po’ più calma sul campo e non devo fare le cose di fretta. Devo solo giocare la mia partita, essere calma, e credere in me stessa, ciò che attualmente posso fare. Credo che durante queste due settimane sia stata davvero super calma sul campo e abbia creduto molto in me stessa, e che il mio gioco mi avrebbe dato molte opportunità in ogni partita per vincere questo titolo

D: “Ad Adelaide hai parlato di diventare più calma sul campo, di imparare a controllare le tue emozioni. Portaci attraverso quello che hai fatto. Alla fine qual è stato il fattore che ha risolto tutto?

Sabalenka: “Ho sempre avuto questo strano sentimento che quando le persone venivano da me e chiedevano un autografo, avrei voluto dirgli ‘perché lo stai chiedendo? Io non sono nessuno. Sono una giocatrice, non ho neanche vinto uno Slam’. Ho solo cambiato il modo in cui mi sento. Ad esempio, iniziando a rispettare di più me stessa. Comincio a capire che in realtà sono qui perché lavoro molto duramente e sono una buona giocatrice. Avendo capito ciò, posso gestire molte emozioni. Ogni volta che ho avuto un momento difficile in campo, ho semplicemente ricordato a me stessa che sono abbastanza brava da gestire tutto questo

D: “Oggi hai colpito 51 vincenti, commesso 28 non forzati. Un buon rendimento. Dopo aver perso il primo set, sembravi più determinata a fare più vincenti. Attualmente il numero di vincenti sta diventando più alto. Qual era la tua mentalità, la tua tattica, dopo aver perso il primo set?

Sabalenka: “Sono ottime statistiche, più vincenti che non forzati. Dopo il primo set ero nervosa. Ho solo detto a me stessa che dovevo andare avanti, continuare a lottare, a provarci, e avrei avuto la mia possibilità di rientrare nella partita

D: “Sono passati 10 anni da quando Vika ha vinto qui. Ora sono tre gli Australian Open delle donne bielorusse. Quale influenza ha avuto su di te? Cosa c’è tra le giocatrici bielorusse e l’Australian Open?

Sabalenka: “Non so. Penso che amiamo l’Australia, e spero che l’Australia ami noi. C’è qualcosa di buono per noi riguardo l’Australia. 10 anni sono molti, e ad essere onesta non guardavo così tanto il tennis quando lei ha vinto l’Australian Open. Ma, naturalmente, avere una grande giocatrice dal mio Paese mi ha aiutato ad avere quella sorta di fiducia nel poter fare bene. Ho pensato che se ha potuto lei, probabilmente posso anche io

D: “Ovviamente vuoi goderti questo momento. Il n.1 del ranking è tra i tuoi obiettivi quest’anno? È qualcosa che ti piacerebbe raggiungere?

Sabalenka: “Più o meno abbiamo tutte lo stesso tipo di obiettivi. E vincere uno Slam non è l’ultimo sulla mia lista

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