Radio Londra: dopo metà Wimbledon non ci sono sorprese (e come potranno essercene?)

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Radio Londra: dopo metà Wimbledon non ci sono sorprese (e come potranno essercene?)

Prima settimana quasi senza emozioni a Wimbledon, lo slam più importante dell’anno. Tutti i favoriti sono ancora in corso. La mesta sconfitta di Rafa Nadal era tutto sommato prevedibile. Il rischio è che si cominci a fare sul serio solo a partire dai quarti. Inutile parlar male degli italiani

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I giudici di Wimbledon 2015: anche loro aspettano qualche sorpresa
 
 

La prima domenica di luglio è stata per 33 anni dedicata al match più importante dell’intera stagione, addirittura la finale dei “Championship”, come si usa chiamare da queste parti un torneo di tennis organizzato dall’All England Lawn Tennis and Croquet Club. Da quest’anno servirà per fare dei bilanci, meglio così in fondo. Per una volta, invece di seguire match a spizzichi e bocconi ci si potrà prendere del tempo per capire cos’è successo, e chissà, capire cosa succederà.

È successo che dei 16 giocatori rimasti in gara, soltanto due non erano comprese tra le teste di serie, Denis Kudla e Vasek Pospisil. Se pensate che abbiano fatto un’impresa, o che abbiano battuto qualcuno che ha fatto un’impresa, siete fuori strada. Kudla, numero 105 del mondo, in tabellone grazie ad una Wild Card, è arrivato sin qui superando Cuevas, Zverev e Giraldo. In teoria doveva esserci Nishikori, ma il giapponese si è fatto male (strano eh?) e quindi non è sceso in campo contro Giraldo. Pospisil almeno ha superato il nostro Fognini, oltre al qualificato Millot e al padrone di casa Ward. Ma anche in questo caso nessuna impresa per nessuno, è la parte di tabellone di Ferrer, che ha pensato bene di ritirarsi ancor prima che il torneo iniziasse.
Gli altri che avrebbero dovuto essere qui e invece sono partiti anzitempo li elenchiamo in ordine di stupore: Bautista-Agut, che ha preso il posto di Feliciano Lopez sconfitto dal nostro tennishipster Basilashvili; Ivo Karlovic, che ha ridotto all’avvilimento il povero Tsonga, al quale non è bastato non perdere mai il servizio e concedere due sole palle break per vincere la partita; Nick Kyrgios, che ha superato un rientrante Milos Raonic, e che è difficilissimo considerare una sorpresa; e infine i due forse meno attesi: Richard Gasquet – che però era avanti 4 a 0 nei confronti diretti con Dimitrov – e soprattutto Viktor Troicki che ha preso il posto che sembrava dovesse essere di Rafa Nadal.

Di Dimitrov abbiamo detto sin troppo. Il bulgaro è in chiara fase involutiva, si sperava che il ritorno sull’erba potesse scuoterlo, ma inspiegabilmente Grigor continua a giocare come se si trovasse sulla terra rossa, non troppo vicino alla linea di fondo. Forse farebbe bene a staccare un po’ e cercare di comprendere – insieme al suo allenatore, chiunque debba essere… – cosa vuol fare da grande. In questo senso perdere con Gasquet è stato paradossale, perché il francese dovrebbe essere preso come esempio da tutti i giocatori talentuosi del circuito: “state attenti, perché rischiate di finire come lui”.

Ma è inutile sottolineare che la prima settimana è stata dominata dall’esclusione del bi-vincitore di Wimbledon e pluridecorato slammer Rafael Nadal. Quanto fosse forte Brown si è visto nel turno successivo, ma non è che contro Lu fosse sembrato Laver. E se Rafa pensa che il problema possa essere l’avversario in stato di grazia è meno lucido di quanto non sembri. Per quanto si debba stare molto attenti prima di qualsiasi de profundis, non si vede davvero come lo spagnolo possa uscire dalla palude in cui è invischiato: le gambe semplicemente girano meno di prima e la conseguenza è devastante, perché non arriva più perfettamente sul dritto e non riesce a chiudere lo scambio. Di conseguenza non funziona il passante e insomma le armi su cui ha costruito la sua formidabile carriera non ci sono più. Ne troverà di nuove? Dire che sembra improbabile è il minimo. Rafa può lavorare un po’ sul servizio, cercare – proprio lui, sembra un’offesa – di abbreviare lo scambio giocando un paio di metri più avanti e poco altro. Basterà? Lo sapremo molto presto. Meglio però che i suoi tifosi non si facciano troppe illusioni, perché quel dritto non tornerà più.

 

Sugli italiani non possiamo che ripeterci. Fognini ha buttato al vento l’ennesima occasione ma speriamo continui a lavorare senza scoraggiarsi troppo; Bolelli ha fatto quello che poteva ed esce per la seconda volta di fila al quinto set da uno slam; Seppi è già stato bravo a portare via un set a Murray, chiedergli di più proprio non si può. E ancora più bravo a “confessare” che alla fine del secondo set non aveva un bel niente. Seppi è diventato un uomo sereno, beato lui, il tennis seguirà. Per gli italiani, considerati i chiari di luna, i tempi bui sono lontani dall’essere finiti, ma di questo abbiamo già parlato.

I 16 rimasti appartengono a 12 nazioni diverse. Croazia, Francia, Serbia e Svizzera hanno due rappresentanti. Le altre otto sono Australia, Belgio, Canada, Gran Bretagna, Repubblica Ceca, Spagna, Sudafrica e USA. Niente Italia appunto, ma non è una novita.

Domani il “Super Monday” (si giocheranno tutti quanti gli ottavi di finale, sia maschili che femminili) sarà in tono un po’ dimesso, perché non si profilano all’orizzonte match particolarmente affascinanti (almeno tra gli uomini, delle donne vi ha parlato il nostro bravo AGF). Forse Kyrgios-Gasquet, anche se il francese ha troppe volte deluso per contarci troppo; o magari Berdych-Simon col ceco che è sorprendentemente indietro nei precedenti. Murray è nella strana situazione di avere un ottavo di finale più complicato del turno successivo. Non che Karlovic possa continuare a far miracoli. Servirà un’altra ventina di aces ma difficilmente Murray gli permetterà tanto di più. Ma in ogni caso sarà un osso più duro del vincente tra Troicky e Pospisil. Cilic, dopo il pericolo scampato contro Isner, dovrebbe interrompere la corsa di Kudla, e difficilmente Djokovic e Federer potranno trovare chissà quale problema nel superare Anderson o Bautista-Agut. E tutto sommato sarebbe strano anche che Wawrinka smarrisse qualche set contro Goffin.

Il torneo insomma comincia con i quarti. Finora è stato di una regolarità notevole e ben 4 giocatori non hanno ancora perso un solo set (Djokovic e Waw e sorprendentemente Goffin e Gasquet) nessuno ha strappato un servizio agli svizzeri. Ma il tran tran potrebbe esplodere insieme a Nick Kyrgios, l’unico, ci sembra, in grado di sparigliare le carte. Altrimenti Federer e Murray si giocheranno probabilmente il titolo venerdì prossimo, Djokovic permettendo.
Ad ogni modo sarebbe molto, molto sorprendente non trovare i primi 4 del ranking in semifinale, se Kyrgios sarà d’accordo. Quando questo succedeva nel tennis femminile fioccavano polemiche per i tabelloni troppo ampi. Ora si dice che siamo nella Golden Age del tennis maschile. Misteri della critica.

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Kyrgios dopo Wimbledon: “Se avessi vinto avrei perso motivazioni. Provo più rispetto per Djokovic, Nadal e Federer”

“Solo dopo una settimana mi sono reso conto di quello che ho combinato”. Nick Kyrgios torna a parlare dopo la sconfitta con Djokovic: “Devi essere un animale a livello mentale per vincere Slam”

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Nick Kyrgios – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @atptour)

Dopo la finale persa a Wimbledon contro Novak Djokovic, Nick Kyrgios si prepara al ritorno in campo. L’australiano esordirà all’ATP 250 di Atlanta questa notte intorno alle 2.30 italiane. Affronterà Peter Gojowczyk, in un torneo di cui è la settima testa di serie e nel quale ha già trionfato nel 2016.

Il tabellone completo dell’ATP di Atlanta

Kyrgios è intervenuto in una diretta sull’account Instagram del Citi Open, l’ATP 500 di Washington che partirà la prossima settimana e che l’anno scorso vide trionfare Jannik Sinner. Sono stati diversi i temi affrontati dall’attuale numero 47 del mondo Kyrgios (che con i 1200 punti di Wimbledon ora sarebbe a ridosso della top15), dal tempo necessario per capire la portata dell’impresa da lui compiuta al crescente rispetto verso i tre alieni di questo sport: Novak Djokovic, Rafael Nadal e Roger Federer.

 

“È stato molto strano: soltanto dopo una settimana mi sono reso conto di quello che ho combinato. Ho perso una finale di Wimbledon. Da una parte è ovviamente triste, ma è comunque stato un cammino fantastico“. Immancabile un accenno ai giorni senza tennis, trascorsi alle Bahamas: “Ero in un piccolo alloggio alle Bahamas e ho passato davvero un’ottima settimana. Mi sono allenato, ma sono comunque stati giorni piuttosto frenetici dopo la finale”.

Sicuramente Kyrgios si porterà via da Wimbledon tante belle sensazioni, ma anche la consapevolezza di quanto difficile sia arrivare così lontano in tornei tanto importanti. Da questa esperienza, inoltre, l’australiano ha dichiarato di avere più rispetto verso i big3, proprio perché ha capito quanto sforzo sia necessario per ottenere certi risultati.

“Devi semplicemente essere un animale a livello mentale per vincere uno Slam. Provo certamente più rispetto ora verso Djokovic, Nadal e Federer. Giocare contro uno di loro in finale è stato bello, anche se sembrava che Novak non avesse giocato a tennis nelle due settimane precedenti: non l’ho mai visto in difficoltà.

In ogni caso, mi porto dietro molta fiducia. Ad inizio anno mi ha aiutato molto la finale di doppio con Thanasi a livello mentale (insieme a Kokkinakis Kyrgios ha vinto il titolo di doppio all’Australian Open, ndr), anche se di trattava di una finale di doppio. Da quando gioco a tennis, più o meno dall’età di sette anni, mi hanno detto che vincere un Major è tutto in questo sport. Probabilmente se avessi vinto avrei perso motivazione. Ogni tennista sogna di vincere Wimbledon, anche se io, guardando indietro nella mia carriera, non avrei mai pensato che sarei riuscito a giocare una finale Slam. Pensavo che ormai il treno fosse passato. Se avessi vinto il titolo, non avrei davvero saputo che cos’altro avrei dovuto dimostrare come tennista. È stato eccitante, sono andato così vicino al trofeo“.

Clicca qui per leggere la classifica ATP aggiornata al 25 luglio 2022!

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Wimbledon ha bisogno di più momenti “Arthur Ashe”, dentro e fuori dal campo

Nick Kyrgios e Ons Jabeur sono una boccata d’aria fresca nelle finali dei singolari maschile e femminile

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Arthur Ashe col trofeo di Wimbledon il 5 Luglio 1975, dopo la vittoria su Jimmy Connors

Traduzione dell’articolo di Kurt Streeter, NY Times, 11 luglio 2022

WIMBLEDON, Inghilterra – Per la prima volta in quasi mezzo secolo, un fine settimana a Wimbledon è sembrato diverso.

Nick Kyrgios e Ons Jabeur sono stati una boccata d’aria fresca nelle finali del singolare maschile e femminile. Jabeur, tunisina, è diventata la prima giocatrice nordafricana a raggiungere una finale in singolare. Kyrgios, australiano di origini malesi e con una spavalderia ben documentata, che lo contraddistingue e lo fa apparire come qualcosa di completamente diverso dai suoi colleghi, giocava la sua prima finale di un Grande Slam. Jabeur e Kyrgios hanno perso il match, ma non è questo il punto.

 

Era dal 1975, quando Arthur Ashe ed Evonne Goolagong arrivarono in finale, che i due incontri non erano così diversi. Il tennis si evolve in modo discontinuo, e non è mai stato così vero come a Wimbledon.

Osservando il pubblico del campo centrale nelle ultime due settimane, si è capito quanto sia difficile cambiare, soprattutto quando si tratta di tornei.

Sugli spalti, un’omogeneità fin troppo familiare. A parte qualche tocco di colore qua e là, un mare di bianco. Per me, un uomo di colore che ha giocato a questo sport nei circuiti minori e che auspica il rinnovamento del sistema tradizionale, vedere la mancanza di colori è sempre un pugno allo stomaco, soprattutto a Wimbledon, in una città come Londra.

Dopo la finale femminile di sabato, mi sono fermato accanto a un pilastro vicino a una delle uscite del campo centrale. Sono passate centinaia di persone. Poi alcune migliaia. Ho contato circa una dozzina di persone di colore. Questo grande evento si svolge in una delle metropoli più multietniche del mondo, aperta a persone provenienti da ogni parte del mondo. Non si direbbe guardando gli spettatori. C’erano alcuni volti asiatici, oppure alcuni musulmani in hijab. La comunità sikh è molto numerosa a Londra. Ho visto solo uno dei tradizionali turbanti sikh tra gli spalti.

Quando ho preso in disparte alcuni tifosi di colore e ho chiesto loro se si sentissero consapevoli della loro rarità tra il pubblico presente, la risposta è sempre stata rapida come una volée di dritto di Jabeur o un servizio di Kyrgios. “Come potrei non sentirmi una rarità?“, ha detto James Smith, residente a Londra. “Ho visto un ragazzo in un settore appena sopra di me. Ci siamo sorrisi a vicenda. Non lo conosco, ma c’era un legame. Sapevamo di essere pochi e lontani”.

I tifosi lo vedono.

E anche i giocatori.

“Me ne accorgo sicuramente”, ha detto Coco Gauff, la teen star americana, quando abbiamo parlato la scorsa settimana. Ha detto di essere così concentrata quando gioca quasi da non si accorgersi della folla. Ma dopo, quando guarda le sue foto a Wimbledon, le immagini la spaventano. “Non ci sono molte persone di colore tra la folla”.

Gauff ha confrontato Wimbledon con gli U.S. Open, che hanno un’atmosfera più “terrena”, sembra un po’ il più grande torneo di parchi pubblici del mondo e la folla è molto più variegata.

“È decisamente strano qui, perché Londra dovrebbe essere un grande melting pot”, ha aggiunto Gauff, riflettendo per un po’ e chiedendosi perché.

Andare a Wimbledon, proprio come andare ai grandi eventi sportivi in tutto il Nord America e oltre, richiede un impegno notevole. Il collaudato e tradizionale Wimbledon porta questo presupposto al limite. Non è possibile acquistare i biglietti online. Per molti posti c’è un sistema di lotteria. Alcuni fan si mettono in fila in un parco vicino e si accampano per tutta la notte pur di partecipare. Il prezzo non è esattamente a buon mercato.

Dicono che è aperto a tutti, ma il sistema di prenotazione di biglietti è progettato con così tanti ostacoli che è quasi come se fosse destinato a escludere le persone di un certo tipo“, ha detto Densel Frith, un imprenditore edile di colore che vive a Londra.

Mi ha detto di aver pagato circa 100 sterline per il suo biglietto, circa 120 dollari. Sono un sacco di soldi per un ragazzo che si è descritto come un colletto blu. “Non tornerò domani“, ha aggiunto. “Chi può permettersi una cosa del genere? Le persone della nostra comunità non possono permetterselo. Non è possibile. Non se ne parla. Proprio non se ne parla”.

C’è qualcosa di più dell’accesso e del costo, qualcosa di più profondo. Il prestigio e la tradizione di Wimbledon sono allo stesso tempo i suoi punti di forza e il suo tallone d’Achille. Il luogo è meraviglioso – il tennis in un giardino all’inglese non è un’iperbole – ma anche soffocante, tedioso e statico.

“Pensate a cosa rappresenta Wimbledon per molti di noi”, ha detto Lorraine Sebata, 38 anni, cresciuta in Zimbabwe e ora residente a Londra.

“Per noi rappresenta il sistema”, ha aggiunto. “Il sistema coloniale, la gerarchia” che è ancora alla base della società inglese. Basta guardare il palco reale per rendersene conto, è bianco proprio come il dresscode del torneo, risalente all’epoca vittoriana. 

Sebata si è descritta come una fan appassionata. Ama il tennis dai tempi di Pete Sampras, anche se lei non lo gioca. La sua amica Dianah Kazazi, un’assistente sociale arrivata in Inghilterra dall’Uganda e dai Paesi Bassi, ha la stessa passione per il tennis. Mentre parlavamo, si guardavano intorno – su e giù per un corridoio appena fuori dal maestoso campo centrale foderato di edera – e non riuscivano a trovare nessuno che sembrasse avere le radici africane che condividevano. Hanno detto di avere molti amici di colore che amano il tennis, ma non sentono di poter far parte di Wimbledon, situato in un lussuoso sobborgo che sembra esclusivo e così lontano dalla quotidianità.

“C’è un establishment e una storia dietro questo torneo che mantiene tutto legato proprio status quo”, ha detto Kazazi. “Come tifoso, devi uscire dagli schemi per superare questa situazione”. Ha proseguito: “È la storia che ci attrae come tifosi, ma quella storia dice qualcosa alle persone che non si sentono a proprio agio a venire”. Per molte persone di colore in Inghilterra, il tennis semplicemente non è visto come “qualcosa per noi”.

Ho capito. So esattamente da dove venivano questi tifosi. Ho sentito il loro sgomento, la loro amarezza e il dubbio riguardo alla possibilità di un cambiamento. Onestamente, mi ha fatto male.

Forse è utile sapere cosa significa Wimbledon per me.

Mi viene la pelle d’oca ogni volta che entro nei cancelli di Church Road, una strada verdeggiante a due corsie. Il 5 luglio 1975, quando Arthur Ashe sconfisse Jimmy Connors, diventando il primo uomo di colore a vincere il titolo di Wimbledon in singolare e l’unico uomo di colore a vincere un titolo in un torneo del Grande Slam, tranne Yannick Noah agli Open di Francia nel 1983, ero un bambino di 9 anni la cui passione sportiva erano i Seattle SuperSonics.

Vedere Ashe con il suo gioco aggraziato e la sua intelligenza acuta, i suoi capelli afro e la sua pelle che assomigliava alla mia, mi convinse a fare del tennis il mio sport.

Wimbledon non ha modificato la traiettoria della mia vita, ma ne ha cambiato la direzione.

Sono diventato un giocatore junior e di college di livello nazionale. Ho trascorso poco più di un anno nei circuiti minori del gioco professionistico, raggiungendo il numero 448 della classifica ATP. Ai miei tempi i giocatori non bianchi erano rari come ai tempi di Arthur.

Oggi, come abbiamo visto questo fine settimana, c’è una nuova generazione di talenti sull’erba. Serena e Venus Williams sono la loro stella polare. Eppure c’è ancora molto da fare. Non solo in campo, ma anche per avvicinare i tifosi al gioco e portarli sugli spalti di un monumento del tennis come Wimbledon. Un lavoro che richiederà sicuramente molto tempo.

Traduzione di Alice Nagni

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Flash

Quei tifosi inglesi irritati dai posti vuoti al Centre Court di Wimbledon

Durante i Championships avete notato qualche posto vuoto di troppo, specie nei pressi del Royal Box? Ecco le testimonianze dei tifosi che li avrebbero voluti

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Centre Court - Wimbledon 2022 (foto Twitter @Wimbledon)
Centre Court - Wimbledon 2022 (foto Twitter @Wimbledon)

Traduzione dell’articolo di Charlie Parker, The Times, 30 giugno 2022

Gli spettatori che non sono riusciti a prendere i biglietti per vedere Emma Raducanu, Andy Murray e Serena Williams si lamentano delle serie di posti vuoti nelle sezioni principali del Centre Court.

Sebbene quello per il Centrale di Wimbledon sia normalmente il biglietto più richiesto della città, entrare quest’anno dovrebbe essere più facile di quanto non sia stato negli ultimi decenni. Il numero complessivo di spettatori è diminuito in modo significativo e con le partite che si svolgono fino a tarda sera, ci dovrebbero essere maggiori possibilità di ottenere biglietti dell’ultimo minuto per il Centre Court e il Campo n.1.

 

Tuttavia, molti dei posti vuoti intorno al Royal Box per le partite dei due giorni di apertura sono riservati agli ospiti aziendali e ai membri dell’All England Club e della Lawn Tennis Association. Alcuni possessori di questi biglietti sembravano però preferire rimanere nelle suite riservate agli ospiti dopo le vittorie di Novak Djokovic nelle partite di apertura piuttosto che tornare a vedere le partite successive.

Sue Barker, la presentatrice di tennis della BBC, ha fatto notare che “ci sono molti posti vuoti” all’inizio della partita di Raducanu.

Nia Jones, una netballer internazionale gallese, ha twittato lunedì durante la partita di apertura di Murray sul Centre Court: “Confessate. Chi si è accaparrato il biglietto per Wimbledon e non ci è nemmeno andato? Totalmente esaurito online, ma ci sono più posti vuoti per la partita di Murray al Centre Court che per una partita di netball durante il Covid”.

I tentativi dell’All England Club di limitare il numero di posti vuoti rivendendo i biglietti di quegli spettatori che se ne vanno sono stati inizialmente ostacolati da difficoltà tecniche, ha detto uno steward. Alcune persone hanno anche dimenticato di scansionare i biglietti per la rivendita, poiché quest’anno molti sono sullo smartphone anziché essere in formato cartaceo.

Ieri, poco prima dell’inizio della partita di secondo turno di Murray, gli spettatori in fila per la rivendita dei biglietti hanno detto di essere “stufi” dopo aver aspettato in coda per più di due ore.

Max Smith, 24 anni, ha dichiarato: “Lascia l’amaro in bocca vedere tutti quei posti vuoti riservati alle aziende. Al diavolo questa gente: dovrebbero piuttosto andare in un ristorante elegante. Wimbledon ha bisogno di fare di più per far sembrare che il torneo non sia tanto elitario”.

Ha aggiunto che dopo aver fatto la fila “per due ore” sentiva che Wimbledon era più interessato alla “propria reputazione d’élite” che a riempire i posti.

Killy Cavendish, 63 anni, un appassionato di tennis che vive nella zona e va al torneo da anni, ha dichiarato: “Sono stufo. Non mi piace vedere posti vuoti quando le persone sono bloccate fuori in coda. La cosa principale che voglio vedere è la possibilità di acquistare alcuni biglietti per il Centre Court”.

Poiché l’All England Club cerca di vendere il maggior numero possibile di posti, i biglietti restituiti per i campi principali vengono ancora offerti la mattina prima dell’inizio delle partite. Ieri c’era un piccolo numero di posti disponibili sul Centre Court per veder giocare Djokovic, Raducanu e Murray.

Wimbledon incoraggia anche gli spettatori a venire dopo il lavoro vendendo abbonamenti più economici per coloro che arrivano alle 17:00. Questi abbonamenti danno ai titolari l’opportunità di acquistare quei biglietti per i campi principali che sono stati riconsegnati al momento della partenza dal proprietario originale.

La famosa coda di Wimbledon per l’acquisto di biglietti giornalieri per i campi secondari è notevolmente più breve rispetto agli anni precedenti. Lunedì c’erano 36.603 spettatori rispetto ai 42.517 del giorno di apertura nel 2019. È stato il numero più basso dal 2007 per il primo lunedì in un anno senza restrizioni Covid.

Traduzione di Massimo Volpati

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