Davis: Infermeria piena per il Canada, fuori anche Pospisil!

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Davis: Infermeria piena per il Canada, fuori anche Pospisil!

Il Canada dovrà affrontare il Belgio senza i suoi due migliori giocatori. Pospisil ha un ematoma al polso, Raonic starà lontano dai campi per tre settimane

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Si preannuncia durissima la trasferta della squadra canadese in Belgio in occasione dei quarti di finale di Davis in programma allo SportPark Krokodiel di Ostende la settimana prossima. Dopo la forzata rinuncia di Milos Raonic a causa del piede operato, arriva anche il forfait di Vasek Pospisil, neo-quartofinalista a Wimbledon, che è stato messo fuori  causa da un serio ematoma al polso destro.

Sono davvero dispiaciuto di non poter partecipare a questo incontro di Davis – ha fatto sapere Pospisil in un comunicato – I miei medici mi hanno consigliato di osservare 2-3 settimane di riposo per evitare ulteriori danni al polso. La Davis ha sempre rivestito un’importanza particolare per me e questo incontro è una grande occasione per la nostra squadra; ero pronto a dare il mio apporto per tentare di raggiungere la semifinale, ma potrò solamente incoraggiare i miei compagni di squadra il prossimo weekend”.

Il capitano canadese Laurendeau non ha ancora annunciato il sostituto di Pospisil che sarà scelto nei prossimi giorni.

 

Nel frattempo il n.1 canadese Raonic in una conferenza stampa telefonica ha spiegato la natura dell’infortunio che lo ha costretto a rinunciare alla convocazione in Davis e che lo terrà lontano dai campi per qualche tempo: “Dopo la sconfitta a Wimbledon [contro Kyrgios], mi sono recato a Strasburgo dove martedì ho effettuato la visita di controllo periodica al piede dopo l’intervento chirurgico. Dopo aver effettuato una ecografia ad alta definizione ed una risonanza magnetica, è stata riscontrata la presenza di fluido nel piede destro ed i miei medici hanno fortemente consigliato un periodo di riposo per permettere il recupero”.

Raonic ha in ogni caso rassicurato la stampa sulla buona riuscita dell’operazione: “La presenza di fluido è stata causata da una compensazione delle altre parti del piede ed è principalmente dovuta al recupero a tappe forzate cui mi sono sottoposto dopo l’intervento per essere in campo al Queen’s ed a Wimbledon. Ora mi aspettano 7-10 giorni di riposo assoluto, dopo i quali potrò ricominciare a fare esercizi a basso impatto, per poi ritornare a giocare non prima di 3 settimane”.

Nonostante il prolungato periodo di riposo forzato, che Raonic passerà negli Stati Uniti, il n.1 canadese si dice fiducioso della sua partecipazione alla Rogers Cup di Montreal (10-16 agosto), anche se tuttavia non sarà in grado di difendere il titolo conquistato lo scorso anno all’ATP 500 Citi Open Tennis di Washington, in programma la settimana precedente gli Open del Canada.

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Raffaella Reggi su Bollettieri: “Entrava nell’anima di ogni suo giocatore, sapeva sempre dire la parola giusta”

Ubaldo Scanagatta e Raffaella Reggi ricordano Nick Bollettieri. Reggi si è allenata con lui da quando aveva 15 anni. “L’ho sentito l’ultima volta poche settimane fa”

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Nick Bollettieri

Poche ore dopo la scomparsa di Nick Bollettieri, il Direttore di Ubitennis Ubaldo Scanagatta è stato interpellato da Radio Sportiva insieme con una delle sue allieve storiche, la faentina Raffaella Reggi, che è stata seguita dall’accademia del grande coach italo-americano a Bradenton in Florida da quando aveva 15 anni.

Stavo giocando lo US Open junior nel 1981 e sapevo che un mese dopo sarei andata in Florida ad allenarmi da lui nell’ambito di un contratto di sponsorizzazione che avevo firmato – ha ricordato Reggi – Arrivai in Florida un giorno più tardi perchè avevo perso la coincidenza a New York, e mi catapultarono subito in campo. Venti minuti dopo, con quelle sue quattro-cinque parole in italiano maccheronico che conosceva venne in campo e mi disse ‘Facciamo una scommessa io e te? Tra un anno tu sarai entrata nelle Top 50’. Sei mesi dopo ero già arrivata al n. 47, quindi ci aveva visto lungo“.

Qui sotto l’audio integrale della conversazione andata in onda su Radio Sportiva il 5 dicembre.

 

Le frasi celebri di Nick Bollettieri

Il ricordo dei campioni del tennis

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Luca Van Assche, il primo 2004 a vincere un torneo Challenger: ecco il dato che può renderlo ottimista

Il diciottenne francese di origini italo-belghe iscrive il suo nome in un elenco che lo vede in compagnia anche di Alcaraz e Sinner

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Luca Van Assche – Maia Open 2022 (foto via Twitter @ATPChallenger)

Era in agguato da un paio di mesi, Luca Van Assche. Una, due, tre prede gli erano state soffiate all’ultimo momento da Cecchinato, Barrere e Krutykh. Era ormai solo questione di tempo, ma il tempo stava per scadere. O, meglio, il calendario era arrivato all’ultimo foglio da strappare, quello con i nomi di Maspalomas, nella Canarie, e Maia, in Portogallo. È stata quest’ultima la destinazione scelta da Luca per l’ultimo torneo della stagione, il Maia Open, categoria Challenger 80. Così, dopo tre finali perse, il diciottenne francese ha messo le mani sul suo primo trofeo a questo livello. Ora francese, ma nato a Woluwe-Saint-Lambert, comune nei pressi di Bruxelles, da padre belga e madre italiana, per poi trasferirsi con la famiglia a Aix-en-Provence all’età di tre anni.

Da numero 501 del ranking, a inizio anno ha giocato il suo ultimo torneo ITF, vincendolo. Ha così continuato la sua rapida ascesa (un anno prima era fuori dai primi 1500) fino all’attuale n. 138, l’ultimo (ma certo non ultimo) best ranking conquistato. Vincitore del Roland Garros 2021, per l’ATP misura 178 cm, un’altezza che, se confermata e definitiva, non è molto promettente, per quanto i due top 20 più bassi vantino appena cinque centimetri più di lui – e parliamo di Alcaraz e Ruud, numero 1 e 3 del mondo.

Di sicuro, almeno per adesso, non possiede il colpo che lascia fermo l’avversario, né a destra, né con il rovescio bimane, né con il servizio. Riservandoci di capire meglio nel prossimo futuro le qualità su cui può puntare per continuare un’ascesa che si fa sempre più ripida, ci sono un paio di dati che paiono di buon auspicio e, forse, anche per questo Luca sembra essersi avventato con particolare urgenza sul trofeo portoghese. Innanzitutto, l’elenco dei vincitori francesi under 18 a livello Challenger vede Richard Gasquet, Gael Monfils, Fabrice Santoro e Sébastien Grosjean. Vabbè, anche Corentin Moutet.

 

Inoltre, ci svela un tweet di Luca Fiorino, c’era una casella vuota in corrispondenza della classe 2004 nella lista dei primi vincitori Challenger di ogni annata ed è stata occupata appunto da Van Assche. Non che la concorrenza fosse agguerritissima, con il solo connazionale Fils (quello che aveva battuto Fognini nelle quali di Bercy per poi perderci al primo turno) a frequentare abitualmente la categoria. In ogni caso, considerando i nomi che lo precedono – Auger-Aliassime, Sinner, Musetti e Alcaraz – il giovane francese ha un motivo in più per essere ottimista riguardo alla propria carriera da pro.

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Connors: “Sanzioni ITIA a Fish e Bryan da Medioevo: le scommesse fanno comodo al tennis”

L’ex campione statunitense dice la sua sul rapporto tra lo sport e il betting. Un punto di vista di chi confessa di essere stato uno scommettitore compulsivo

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Jimmy Connors, US Open 2017 - Raccolta fondi della Croce Rossa per le vittime dell'uragano Harvey (foto Art Seitz)

Jimmy Connors dice la sua sul rapporto tra tennis e scommesse e, come spesso accade quando parla, ciò che afferma non lascia indifferenti. Durante il suo podcast trasmesso dalla Apple e condotto insieme al figlio Brett, “Advantage Connors”, Jimmy ha parlato anche delle recenti sanzioni inflitte dalla ITIA a Mardy Fish e Bob Bryan, entrambi membri della nazionale americana, per aver promosso sui social una società di gioco d’azzardo. Per le regole ITIA, qualsiasi persona in attività nel tennis non può incoraggiare in alcun modo le scommesse. Ma Connors è di tutt’altro parere.

“Sanzioni così sono da Medioevo – ha detto Jimbo -. Le scommesse possono fare il bene del tennis ed è ora di capirlo, invogliando le persone a guardare le partite e tenersi aggiornati sui giocatori. Io sono un appassionato di tennis, ma l’idea di poter fare delle scommesse su baseball o basket mi rende interessato a quegli sport. Vogliamo dare alla gente un motivo in più per guardare il tennis? Inoltre, il tennis potrebbe avere dei benefici economici nello stringere rapporti con società di scommesse sportive”.

Come è ovvio, il tema è ampio e il mondo delle scommesse può anche avere degli influssi negativi, dal fenomeno del match fixing a quello delle ludopatie. Però Connors dice tutto questo rivelando di essere stato a sua volta uno scommettitore accanito. Secondo quanto riporta tennis365.com, infatti, Connors ha affermato di aver scommesso più volte su sé stesso persino quando giocava. Puntando sempre, ha precisato, su sé stesso vincitore. Grazie alla moglie, Jimbo ha poi superato il vizio del gioco ma tuttora si ritiene convinto che tennis e scommesse possano andare a braccetto.

 

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