Coppa Davis: Kukushkin e Nedovyesov lanciano il Kazakhstan, Murray fissa la parità contro la Francia

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Coppa Davis: Kukushkin e Nedovyesov lanciano il Kazakhstan, Murray fissa la parità contro la Francia

A Londra il nr.1 francese regola senza problemi James Ward in tre set. Andy Murray piega Tsonga dopo 2 set lottatissimi e fissa l’1-1, la prima vittoria della Gran Bretagna sulla Francia in 37 anni.
Sull’erba di Darwin accade l’incredibile. I kazaki vincono entrambi i singolari sull’Australia ed ora sono ad un passo dalla prima semifinale della loro storia.

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COPPA DAVIS, Quarti di finale

GRAN BRETAGNA-FRANCIA 1-1 (Raffaello Esposito)

G. Simon b. J. Ward 6-4 6-4 6-1

 

“Paganini non ripete” era il motto del genio italiano del violino e James Ward, n° 89 ATP, se ne appropria suo malgrado nell’incontro d’apertura al Queen’s, non riuscendo ad opporsi al gioco monotono ma sempre intelligente e pensato del numero 11 del mondo Gilles Simon. Niente miracolo quindi, come invece era avvenuto nel turno precedente a Glasgow con la vittoria determinante del londinese su John Isner.
Arnaud Clément rinuncia coraggiosamente al braccio d’oro di Gasquet preferendogli  l’affidabilità di Gilles e il tennista di Nizza lo ricambia pienamente, portando il primo punto ai galletti senza scossoni. Un fastidioso vento trasversale spazza il campo quando l’inglese apre al servizio, nel secondo game ha subito una palla break sul 30-40 ma il nastro gliela spinge in corridoio. Ward non avrà più occasioni nel set e nel quinto game capitola, facendosi rimontare da 40-15 e cedendo la battuta dopo uno scambio spaccagambe di quelli che piacciono a Simon. Quanto basta al suo avversario per intascare il parziale col punteggio di 6-4.
Ward non possiede la potenza necessaria per sfondare la ragnatela di Simon, se la prima palla lo porta in posizione di vantaggio bene, altrimenti se lo scambio si allunga Simon ha gioco facile nel portare a casa la maggior parte dei punti. Inoltre James colpisce molto piatto e classico, con poco margine e questo dato tecnico lo sfavorisce contro il muro francese, portandolo ad un elevato numero di errori. Lo scambio che dà a Gilles il break nel terzo gioco del secondo set è emblematico in questo senso: Ward prende il comando dello scambio ma Simon gli recupera due drittacci con i suoi garretti alati, fino a quando l’inglese, esasperato, spara in corridoio. Simon è diabolico nel palleggiare lungo e senza peso per non aprire angoli alle sbracciate dell’avversario per poi accelerare all’improvviso. Da quell’unica occasione nel secondo game dell’incontro l’inglese non riesce più ad infastidire l’avversario in risposta, sbaglia sempre molto e Gilles tiene i suoi turni in scioltezza senza sprecare energie fisiche e nervose fino al 6-4 che chiude anche il secondo set.
Il capitano Smith tiene a rapporto il suo giocatore più a lungo del solito al cambio campo cercando di scuoterlo ma senza esito perché Ward cede subito il servizio, facendosi ancora colpevolmente rimontare da 40-15 prima di arrendersi al passante del francese che di fatto decide l’incontro. James infatti si spegne completamente, si fa brekkare altre due volte e esce dalla partita. Francia avanti come da pronostico e inglesi già con le spalle al muro in attesa del messia Murray, chiamato alla vittoria della speranza contro Tsonga nel secondo singolare di giornata.

A. Murray b. J.W. Tsonga 7-5 7-6(10) 6-2

Già decisivo il secondo incontro di giornata a Londra dopo la facile vittoria di Simon su Ward. Alle 14.50 ora d’Albione scendono in campo il numero tre del mondo Andy Murray opposto al numero dodici Jo Wilfried Tsonga. Precedenti senza storia con l’uomo di Dunblane che conduce 12-2 a livello ATP e ha vinto tutti e quattro gli incontri disputati su erba. Memore delle critiche subite quando ha deciso di iniziare alla risposta contro Federer nella semi di Wimbledon, Andy vince il sorteggio, serve per primo, mette giù cinque prime fra cui un ace e si porta subito a condurre. Tsonga replica con autorità simile e l’incontro ha inizio, dominato come prevedibile dalle battute anche perché l’erba del Queen’s sembra essere molto veloce e scivolosa. Al termine del quinto game Murray cambia scarpe, evidentemente insoddisfatto della loro tenuta. Nell’ottavo Alì tiene la battuta con tre aces sopra le 130 miglia orarie e il punteggio scorre veloce senza occasioni. Il vento non infastidisce eccessivamente nessuno dei due contendenti, la cui velocità di palla e di braccio si fa beffe di Eolo. L’equilibrio rischia di spezzarsi nel nono gioco quando Jo serve, commette due erroracci e concede la prima occasione che è anche un set point. Il coraggio però non gli ha mai fatto difetto e il francese annulla spostandosi quasi sulla prima fila di spettatori per colpire un esplosivo dritto inside-in. Poco dopo tocca a Murray soffrire sulla propria battuta, andando ai vantaggi prima di tenere e andare sei cinque. In questo game Tsonga cade pesantemente sul braccio sinistro nel tentativo di scattare su una smorzata e qualcosa rimane nella sua testa perché nel gioco seguente non mette una prima, sembra più rigido nelle movenze e precipita sul 15-40. Murray si dimostra spietato e chiude subito mettendogli una risposta d’incontro sulle stringhe per il sette cinque Gran Bretagna.

In apertura di secondo però accade quel che non t’aspetti. Jo fa i buchi per terra con due vincenti in risposta e Andy lo omaggia gentilmente di due errori non forzati, il primo dei quali su una stecca dell’avversario che si trasforma in una palla stellare e rimbalza quasi sulla riga. Primo break subìto dallo scozzese nell’incontro e immediata conferma del francese che scappa sul due zero. Mentre nuvole nere si addensano sul green Murray tiene la prima battuta del set e accorcia le distanze. Forse Tsonga ha qualche problema fisico perché spara forte su ogni singola palla per accorciare lo scambio ma nel sesto game le cose peggiorano quando cade ancora pesantemente sul fianco sinistro nel tentativo di recuperare una gran risposta di Andy.
Un doppio fallo e un vincente dell’avversario  lo condannano allo 0-40 e poco dopo al break. In questa fase si gioca molto di più sul servizio del francese, che sembra avere sempre meno confidenza con gli appoggi e gioca spesso il rovescio a una mano, instillando il sospetto che le cadute abbiano in qualche modo riacutizzato l’infortunio all’avambraccio sinistro di qualche mese fa. Sia come sia il punteggio segue le battute fino al sei pari e nel tie break Tsonga si incendia.un vincente, una volée bassa di rovescio che neanche Laver e un attacco a rete lo portano sul 3-0 ma Andy, che cade a sua volta,  recupera lo svantaggio e va 5-4 sfruttando due sanguinosi non forzati del francese. Da qui in poi è uno spettacolo, Jo è un leone e con due seconde sparate a tutta va a set point che Murray annulla issandosi a sua volta sul 7-6. Due prime a 130 miglia ribaltano la situazione ma ora entrambi difendono le proprie battute con ferocia alternandosi nel salvare o procurarsi set point. L’equilibrio è irreale e solo un gesto tecnico-atletico straordinario di Andy spezza l’incantesimo.
Sull’11-10 per Murray Tsonga serve da sinistra una prima piatta a 137 miglia orarie e lo scozzese in allungo di rovescio, con entrambi i piedi staccati da terra, intercetta la bomba rimandando una palla alta e molle che cade quasi all’incrocio delle righe. Jo non crede ai suoi occhi e spedisce fuori il dritto seguente. Il francese si fa massaggiare a lungo il collo prima di rientrare in campo. Nel corso del primo set aveva mancato netta una prima palla di servizio e forse il potente movimento a vuoto ha provocato qualche danno.

E’ un Alì provato psicologicamente e fisicamente quello che apre il terzo set al servizio e lo perde immediatamente commettendo due doppi falli, uno all’inizio e uno alla fine del game. L’incontro termina di fatto in questo momento col francese che difende l’onore procurandosi due palle per il contro-break, ma perde ancora il servizio su una risposta fulminante e cede per sei due.Punteggio in parità e incontro chiuso in tre set, situazione che forse spingerà il capitano inglese Leon Smith a schierare Andy anche domani in un doppio che appare decisivo. Se col fratello Jamie o con Dominic Inglot si vedrà

AUSTRALIA-KAZAKHSTAN 0-2 (Stefano Tarantino)

Parafrasando “Tutto il calcio minuto per minuto” verrebbe da esclamare “Clamoroso a Darwin!”. Sull’erba australiana dopo la 1° giornata della sfida di quarti di finale tra i locali ed il Kazakhstan delle meraviglie, sono gli ospiti a trovarsi avanti 2-0 ed ad essere ad un passo dalle semifinali di Coppa Davis.
I giovani virgulti locali Kokkinakis e Kyrgios naufragano di fronte alla solidità ed alla determinazione di Mikhail Kukushkin, leader indiscusso in questo 2015 del team kazako, e di Alexandr Nedovyesov, già giustiziere di Fabio Fognini nella sfida di 1° turno contro l’Italia ed oggi vincitore di uno sciagurato Nick Kyrgios, che ha fatto tutto il contrario di quello che avrebbe dovuto fare il nr.1 di una squadra di Davis. Crediamo che Lleyton Hewitt debba insegnarli ancora qualcosa prima di lasciargli il comando delle operazioni.

Ora per l’Australia si fa dura, durissima, mentre i Kazaki sognano a ragion veduta una semifinale di Davis (eventualmente in trasferta contro la Gran Bretagna o in casa contro la Francia) che per ciò che hanno fatto vedere nelle ultime edizioni della manifestazioni sarebbe meritatissima, visto il quasi miracolo dell’anno scorso in Svizzera sfumato solo nell’ultima giornata.

M. Kukushkin b. T. Kokkinakis 6-4 6-3 6-3

Non c’è che dire, l’edizione 2015 della Coppa Davis ha un protagonista assoluto, Mikhail Kukushkin. Il nr.1 kazako dopo aver praticamente battuto da solo (con il supporto dello sconosciuto Nedovyesov) la nostra nazionale, si conferma addirittura sull’erba australiana di Darwin, superando agevolmente in 3 set il nr.2 locale Thanasi Kokkinakis e dando al suo team un insperato vantaggio che potrebbe avere un peso specifico non indifferente ai fini del risultato finale.
Un match quello di Kukushkin quasi perfetto (37 vincenti e 24 gratuiti), giocato con grandissima autorità e scioltezza, da vero leader e dominato dall’inizio alla fine.
Nulla da fare per il giovane Kokkinakis, chiamato ad una conferma dopo gli ottimi risultati nel circuito dell’ultimo periodo e soprattutto dopo le ottime prestazioni fornite in R.Ceca nel 1° turno (vittoria contro Rosol rimontato da due set sotto e al quale era stato annullato un match point). Il giovane australiano probabilmente schiacciato dalla tensione dell’importanza della posta in palio e anche dalla scomoda posizione di chi è costretto a scendere per primo in campo, oltretutto in casa, ha giocato ben al di sotto delle proprie responsabilità, non essendo mai capace di imporre il proprio ritmo all’avversario, anzi lasciandogli spesso l’iniziativa e mostrando una scarsa resistenza negli scambi da fondo campo. Giusto epilogo di quanto descritto il 6-4 6-3 6-3 in appena poco più di 2 ore per Kukushkin.

Si inizia con Kokkinakis al servizio, Kukushkin sembra ben messo in campo e si procura subito due palle break che il suo avversario gli annulla con buona autorità. Ma Kokkinakis non riesce a trovare un minimo di fluidità nel suo gioco e il break arriva nel terzo game. Sarà alla fine quello decisivo nel primo set, Kokkinakis non sfrutta due palle per il controbreak e Kukushkin chiude 6-4 in 49 minuti il primo parziale.
Ti aspetteresti una reazione del giocatore di casa ed un calo del tennista kazako ed invece avviene l’esatto contrario. Kokkinakis è sempre più contratto, Kukushkin scappa di nuovo ad inizio secondo set allungando sul 2-0. Finalmente però l’australiano reagisce, arriva il controbreak e l’aggancio sul 3 pari. Ma è un fuoco di paglia, Kukushkin fa 3 giochi di fila e mette una seria ipoteca sul match andando avanti 2 set a zero.
Il terzo set è un monologo di Kukushkin, Kokkinakis è in balia dell’avversario che dilaga agevolmente per chiudere 6-4 6-3 6-3.

E adesso la strada si fa davvero in salita per i padroni di casa, Kyrgios non si può assolutamente permettere alcuna distrazione contro il giustiziere dell’Italia Nedovyesov, un 2-0 kazako sarebbe davvero quanto di inimmaginabile si poteva ipotizzare in questi quarti di finale di Davis.

A. Nedovyesov b. N. Kyrgios 7-6(5) 6-7(2) 7-6(5) 6-4

Kyrgios deve assolutamente riportare in parità i padroni di casa, Nedovyesov non ha nulla da perdere ed a Wimbledon ha comunque passato le qualificazioni perdendo poi al 1° turno, quindi sull’erba ci sa giocare
Il kazako dimostra ad inizio match quanto di buono fatto vedere ad Astana nel match contro Fognini degli ottavi di finale. Servizio dirompente (9 ace nel primo set), buon gioco di volo, nessun timore reverenziale. Kyrgios invece affronta il match con una certa supponenza, tiene senza problemi i suoi turni di battuta ma non riesce ad andare oltre. Nemmeno l’ombra di una palla break (solo sul 5-5 Nedovyesov arriva ai vantaggi sul suo servizio) nel 1° set, si decide tutto con un logico tie-break. Il kazako scappa 5-1, Kyrgios sul 3-6 salva due set point, ma poi capitola 7-5.
Sta accadendo l’incredibile, i supporter kazaki fanno un tifo indiavolato, si vede che si divertono, sicuramente molto di più degli australiani.
Il secondo set segue la falsariga del primo, nessuna palla break, le uniche emozioni arrivano sul 6-5 Kyrgios quando Nedovyesov serve per rimanere nel set. Il kazako sale 40-0, poi si complica la vita ma ai vantaggi approda al tie-break. Stavolta però il tennista di casa va come un treno, sale 5-0 e chiude 7-2, 1 set pari, la partita ora potrebbe girare.
Kyrgios lo sa e inizia il terzo set con piglio di verso. Prova a spingere di più sul rovescio dell’avversario per poi chiudere il punto con le accelerazioni di diritto, Nedovyesov incomincia a boccheggiare, arriva la prima palla break per l’australiano sull’1-1, bravissimo però il kazako ad annullarla con un ottimo servizio. Ma il break è nell’aria ed arriva nel “fatidico” settimo game. Kyrgios sale 15-40, Nedovyesov riesce ad annullare la prima palla break, ma sulla seconda commette un inopportuno gratuito. I giochi sembrano fatti, Kyrgios fila liscio sino al 5-3 e sul 5-4 serve per il set. Qui accade l’imponderabile, il tennista di casa ci mette del suo con un doppio fallo, ma bisogna dire che a Nedovyesov non manca il coraggio. Diritto largo di Kyrgios, arriva il controbreak si riapre il set. E come con Fognini ad Astana ora il kazako ci crede e si arriva al terzo tie break della partita. Subito minibreak Nedovyesov, Kirgios lo recupera sul 4-5 ma un altro gratuito manda di nuovo avanti l’avversario, che sul 6-5 mette un’ottima prima e porta a casa il set.
Qui viene fuori la parte peggiore del “bad boy” Kyrgios, che inizia ad imprecare, parla da solo, se la prende con  il pubblico. Logica conseguenza di tutto ciò un primo game del quarto set davvero disastroso, Nedovyesov sta buono lì, ringrazia, opera il break e allunga sicuro. Kyrgios dovrebbe comportarsi da leader ed invece sparisce dal campo, fa solo 3 punti alla risposta in tutto il set, Nedovyesov chiude senza problemi sul 6-4, il Kazakhstan scrive una delle pagine più belle della sua breve storia tennistica. Ed a questo punto la semifinale è più che mai vicina. Chissà se Tomic non se la stia ridendo sotto i baffi…

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Coppa Davis

Quanto vale davvero la World Cup of Tennis (alias Coppa Davis)?

Un’analisi di business del nuovo formato. Al momento siamo allineati a un ATP 500 top, ma il trend è in crescita

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Dopo un weekend di intense emozioni a seguito del commovente saluto di Federer che non dimenticheremo facilmente, comincia una nuova settimana abbastanza soft, con soltanto tornei ATP 250. Ne approfittiamo allora per guardare avanti e parlare un po’ di questa nuova Davis Cup, che speriamo possa regalarci nel prossimo futuro belle soddisfazioni.

Riavvolgiamo allora il nastro;

ANNO 2018: Il board ITF votò l’OK alla nuova formula della Davis sulla base di una proposta che parlava di un total financial commitment iperbolico di 3 miliardi di euro in 25 anni, ovvero 125 milioni all’anno (col senno di poi sarebbe interessante leggere il report di Deloitte che all’epoca redasse la due diligence per ITF sulla “soundness” della proposta di Kosmos; purtroppo il documento è riservato). Tuttavia già all’epoca la quota “reale” di prize money destinata ai giocatori era ben diversa, nell’ordine dei 15 milioni di euro totali.

 

ANNO 2019: la grande discontinuità comincia nel 2019, con la prima edizione che si tiene a Madrid nella Caja Magica. Tutte le fasi finali con le migliori 16 squadre tutte assieme appassionatamente, nei round robin che hanno determinato poi il quadro a eliminazione diretta dai quarti in poi. Due cose sono rimaste di quell’edizione: un nuovo capitolo della leggenda di Nadal che si caricò lettaralmente sulle spalle la Spagna per portarla alla vittoria finale; e il delirio organizzativo con un numero folle di match compressi in una settimana, col risultato di sessioni mattutine dagli spalti vuoti e session serali che si prolungavano fino a notte fonda.

ANNO 2020: niente da segnalare, le finali di Davis non hanno luogo causa Covid, e causa deficit registrato a seguito della prima edizione del nuovo corso, con gli organizzatori che colgono la palla balzo per evitare guai ulteriori

ANNO 2021: primo aggiustamento della formula, con la distribuzione della fase a gironi presso 4 sedi staccate per ampliare la partecipazione di pubblico e snellire le finals ai match più significativi di semifinali e finali. Esperimento parzialmente riuscito in quanto l’idea delle sedi staccate appare azzeccata per avere in una di quelle sedi un home team che traina la partecipazione di pubblico (meglio se però in città affamate di tennis). Il tallone d’achille fu però una programmazione che rendeva di fatto irrealistico per i fan organizzarsi per andare a seguire alle finali la propria squadra e rendere l’atmosfera speciale, visto che fra quarti e semifinali/finali il lag temporale era di circa 10 giorni.

ANNO 2022: qua siamo arrivati al nadir della storia della Davis con l’opzione di Abu Dhabi che sembrava emergere prepotentemente come sede favorita delle Finals, sull’onda di chissà quanti petrodollari; una decisione che è stata schivata per sollevazione popolare, visto che una fetta consistente degli addetti ai lavori, in modo più o meno rumoroso, espresse la propria disapprovazione per l’ipotesi che avrebbe definitivamente ucciso ogni rimando al vecchio formato. L’altra innovazione al formato introdotta infine è stata quella di spostare i quarti nello stesso slot temporale e nella stessa sede della fase finale, grazie ad un’estensione dello slot a calendario dedicato alla manifestazione.

Nell’attesa insomma di vedere gli sviluppi del braccio di ferro Kosmos – Tennis Australia che dovrebbe portare all’unione fra ATP Cup e Davis Cup, con ogni evidenza la soluzione di maggior buon senso sotto tutti i punti di vista, con l’attuale formula Kosmos e ITF sembrano aver trovato un minimo di equilibrio. Ma è davvero così?

Andiamo allora a vedere come si colloca su queste basi la Davis rispetto ad altri tornei ATP e se i fondamentali economici e sportivi siano sballati o meno. L’analisi che faremo verterà su tre dimensioni:

  • Appeal sportivo
  • Ritorno economico per i giocatori
  • Ritorno economico per gli organizzatori

Su queste 3 dimensioni cercheremo per quanto possibile di fare una comparazione con diverse categorie di tornei ATP e a squadra, come la Laver Cup e l’ATP Cup.

APPEAL SPORTIVO: misure fisiche oggettive ovviamente non ce ne sono, ma proviamo comunque a porci la seguente domanda: quanto è attraente la Davis per un tennista? Lasciamo da parte le nostalgie della vecchia formula, per cui la Davis era sì un traguardo ambito da raggiungere, ma non in maniera seriale. Se da un lato un grande campione nei decenni in genere ha sempre cercato di mettere in bacheca una Davis oltre ai trofei del grande Slam, è anche vero che lo sforzo che veniva richiesto per l’insalatiera era tale che ci si considerava liberati dopo aver iscritto anche solo una volta il proprio nome nell’albo d’oro (come ci confermava anche Albert Costa in una chiacchierata al torneo di Barcelona). A un Roland Garros in più in bacheca invece non si dice mai di no…vero Rafa?

Ma scherzi a parte un modo per vedere se l’interesse dei giocatori è reale o meno possiamo considerare che questi hanno sempre la possibilità di “votare con i piedi”, ovvero di non rispondere alle convocazioni; pertanto andare a vedere ad esempio quale sia il ranking dei migliori 8 giocatori che partecipano alle varie competizioni è un modo per avere un’idea di quanto siano più o meno considerate

Il caso dell’ATP CUP poi evidenzia come ulteriori fattori quali la collocazione in calendario e la disponibilità di punti ATP siano un fattore non irrilevante nel considerare le scelte.

*(classifiche al 26/09/22).

Fra parentesi per ogni torneo almeno le prime 8 teste di serie, se rientranti nei primi 20 del ranking ATP all’atto del torneo.

Il caso dell’ATP CUP poi evidenzia come ulteriori fattori quali la collocazione in calendario e la disponibilità di punti ATP siano un fattore non irrilevante nel considerare le scelte. Inoltre, la formula inclusiva che ai nastri partenza un numero di nazioni ben superiore a quello di fasi finali della Davis rende più facile la presenza di tutti i migliori. Questo era un po’ il ragionamento che era stato adottato anche per l’edizione 2019 della Davis, ma che poi è stato scartato causa calendario troppo compresso. Anche in questo senso, il vantaggio di calendario dell’ATP cup è evidente.

RITORNO ECONOMICO PER I GIOCATORI: Qua le comparazioni son un po’ più complicate in quanto gli schemi sono differenti fra un torneo e l’altro e inoltre un valore assoluto come il prize money non è comparabile fra tornei a squadre e tornei individuali, in quanto gli schemi di remunerazione sono differenti e meno sbilanciati verso un singolo individuo vincitore del torneo.

Per i tornei ATP il dato è di facile lettura. Per i tornei a squadre invece la lettura è un po’ più articolata:

  • Per la Laver Cup è previsto uno schema semplificato per cui ognuno dei 6 membri di ogni team riceve 250k $ in caso di vittoria, e 125k in caso di sconfitta. A queste somme vengono aggiunte delle participation fees variabili in funzione del ranking. Non sono distribuiti punti ATP.
  • Nel caso della Davis Cup nel 2021 il prize money era distribuito fra 16 team composti da 5 membri ognuno, che a partire dai round robin si sono scontrati fino alla fase a eliminazione diretta, dai quarti di finale in poi. Non ci sono differenze di remunerazione in funzione del ranking e di singoli match vinti, conta soltanto il risultato di squadra. Non sono distribuiti punti ATP. Sono inoltre previsti altri 5 milioni da ripartire fra le federazioni
  • Lo schema di remunerazione dell’ATP CUP infine è quello più complessa di tutti, basata su participation fees che variano in funzione del ranking, vittorie individuali e vittorie di squadra. Inoltre, oltre ad una discreta sommetta, i giocatori ricevono fino ad un massimo di 750 punti ATP per il singolare e 250 per il doppio. Le participation fees sono un bel richiamo per attirare i top player, che garantiscano ai top ten un cachet di ingresso di oltre 150k, indipendentemente dalle prestazioni di team o individuali. I team partecipanti sono 24, contro i 16 della Davis.

RITORNO ECONOMICO PER GLI ORGANIZZATORI: Il ritorno economico per gli organizzatori ovviamente dipende da variabili che prescindono dal semplice “sbigliettato”. Tuttavia se un torneo “tira” a livello di pubblico sugli spalti, è ragionevole pensare che l’evento abbia un certo appeal e che questa possa essere una proxy anche dell’appeal televisivo. 

Andando anche in questo caso ad analizzare per i vari tornei l’affluenza di pubblico registrata e i prezzi dei biglietti messi in vendita per diverse tipologie di settore ci possiamo farci un’idea a livello comparativo.

** Dato stimato per il 2022: la fase a gironi di settembre nelle 4 sedi di Valencia, Bologna, Glasgow e Amburgo ha fatto registrare ottimi risultati di pubblico con oltre 110.000 presenza complessive. A metà settembre 2022 inoltre oltre il 20% dei biglietti per le Finals di Malaga risulta già venduto e pertanto, stante una capienza dell’impianto pari a 11.000 spettatori un target di 160.000 biglietti venduti appare raggiungibile

CONCLUSIONI: che la Davis sia ancora in una fase di assestamento è indubbio. Al momento sulla base della nostra analisi diremmo che sotto vari aspetti la manifestazione è un appeal che come minimo è pari a quello di un 500 top come Vienna o Barcellona. Che questo sia sufficiente a far quadrare gli “economics” (come dicono quelli bravi…i conti della serva per chi non ha vezzi da consulente) è tutto da vedere anche perché il dettaglio della proposta fatta da Kosmos ad ITF non è stato reso pubblico. Sicuramente la strada intrapresa è quella giusta, in quanto la formula delle 4 città per i round robin per avere l’effetto traino di una nazione che gioca in casa funziona. e una collocazione in calendario a fine anno che veda quarti semifinali e finali nella stessa settimana e nella stessa location è utile sia ai fan per organizzarsi che per far crescere il pathos dell’evento. Staremo a vedere come andrà a finire, noi ovviamente saremo in prima fila a tifare azzurri contro il team USA.

BONUS TRACK: Abbiamo scelto di non fare comparazioni con Roma e Madrid in quanto combined event, mentre Bercy ha solo il tabellone ATP. In ogni caso nelle nostre ricerche abbiamo dato un occhiata anche ad altri tornei di nostro interesse come Roma e Madrid e ci siamo accorti che il torneo capitolino non ha ancora pubblicato il programma delle partite per l’edizione 2023, a differenza della Villa spagnola: fate attenzione se state pensando di acquistare in anticipo i biglietti per Roma, visto che potrebbe essere adottato lo schema di Madrid, e magari il sabato, anziché le semifinali maschili potrebbe aver luogo la finale femminile, scelta fatta da Madrid e già resa pubblica.

A Roma invece, per quanto riguarda il torneo femminile (categoria WTA 1000), sono ancora in corso colloqui con la WTA per adeguarlo alla lunghezza e alla dimensione di quello maschile, in maniera analoga ai tornei dello stesso livello. Insomma i biglietti sono già in vendita, ma su come verranno i definiti i contenuti delle singole giornate ancora non v’è certezza. Insomma, occhio!

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Coppa Davis

Santopadre: “Matteo si rialza sempre! Andiamo a Malaga tra le favorite ma nessuna squadra è debole”

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La nuova versione della Coppa Davis ha attirato molte critiche per la nuova formula, ma stando a quanto comunicato dall’ITF l’affluenza nelle quattro sedi di gara dice che al pubblico piace sempre

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Matteo Berrettini - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Matteo Berrettini - Davis Cup 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

La rivoluzione della Coppa Davis andata in scena negli ultimi anni ha proposto una competizione sicuramente molto diversa rispetto a quella che eravamo abituati a conoscere. E ovviamente non sono mancate le critiche, sia per la formula a gironi, sia per la diminuzione dei match (da cinque a tre per ogni incontro), sia per il fatto che spesso i match finiscono a tarda ora (l’ultimo a lamentarsene è stato Andy Murray). La ITF, al fianco del partner Kosmos, ha respinto tutte le critiche – vedi anche l’intervista rilasciata al direttore Ubaldo Scanagatta dal presidente David Haggerty – e sta cercando tuttora di far evolvere in senso positivo la competizione. Ad esempio, quest’anno la fase a gironi è stata anticipata da novembre a settembre, in modo da staccarla da quella a eliminazione diretta, per rendere meno impegnativo il calendario dei giocatori coinvolti.

Da notare c’è che stando ai dati diramati oggi dalla ITF e da Kosmos, la Coppa Davis non ha perso il suo fascino da massima competizione mondiale del tennis per nazioni, e nemmeno il pubblico all’interno dei palazzetti di gara (nella scorsa settimana si è giocato a Casalecchio di Reno, Glasgow, Valencia e Amburgo). Infatti, viene comunicato che un totale di 113.268 persone hanno acquistato un biglietto per la fase appena chiusa, con 26.445 persone presenti nella sola domenica di gare. Un dato che grossomodo equivale a quello fatto registrare nel 2021, per la fase finale che si è giocata tra Torino e Madrid. Insomma, considerando che si deve giocare la fase più calda della competizione (a Malaga dal 21 al 27 novembre), l’affluenza di quest’anno finirà per essere maggiore rispetto a quella della passata edizione.

“I numeri di oggi sono molto simili a quelli visti nelle intere edizioni del 2019 e del 2021 – ha affermato Enric Rojas, il Ceo di Kosmos -. Ci aspettiamo tra le 50mila e le 60mila persone a Malaga. Il miglioramento in termini di affluenza, percentuale di riempimento degli stadi e fan engagement sarà, a nostro giudizio, enorme”. Per ora a Malaga sono stati venduti 20mila biglietti circa e verosimilmente, ora che si sanno le squadre protagoniste, tra cui c’è anche l’Italia, inizia il periodo più caldo per le vendite dei biglietti.

 

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