Coppa Davis: Kukushkin e Nedovyesov lanciano il Kazakhstan, Murray fissa la parità contro la Francia

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Coppa Davis: Kukushkin e Nedovyesov lanciano il Kazakhstan, Murray fissa la parità contro la Francia

A Londra il nr.1 francese regola senza problemi James Ward in tre set. Andy Murray piega Tsonga dopo 2 set lottatissimi e fissa l’1-1, la prima vittoria della Gran Bretagna sulla Francia in 37 anni.
Sull’erba di Darwin accade l’incredibile. I kazaki vincono entrambi i singolari sull’Australia ed ora sono ad un passo dalla prima semifinale della loro storia.

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COPPA DAVIS, Quarti di finale

GRAN BRETAGNA-FRANCIA 1-1 (Raffaello Esposito)

G. Simon b. J. Ward 6-4 6-4 6-1

 

“Paganini non ripete” era il motto del genio italiano del violino e James Ward, n° 89 ATP, se ne appropria suo malgrado nell’incontro d’apertura al Queen’s, non riuscendo ad opporsi al gioco monotono ma sempre intelligente e pensato del numero 11 del mondo Gilles Simon. Niente miracolo quindi, come invece era avvenuto nel turno precedente a Glasgow con la vittoria determinante del londinese su John Isner.
Arnaud Clément rinuncia coraggiosamente al braccio d’oro di Gasquet preferendogli  l’affidabilità di Gilles e il tennista di Nizza lo ricambia pienamente, portando il primo punto ai galletti senza scossoni. Un fastidioso vento trasversale spazza il campo quando l’inglese apre al servizio, nel secondo game ha subito una palla break sul 30-40 ma il nastro gliela spinge in corridoio. Ward non avrà più occasioni nel set e nel quinto game capitola, facendosi rimontare da 40-15 e cedendo la battuta dopo uno scambio spaccagambe di quelli che piacciono a Simon. Quanto basta al suo avversario per intascare il parziale col punteggio di 6-4.
Ward non possiede la potenza necessaria per sfondare la ragnatela di Simon, se la prima palla lo porta in posizione di vantaggio bene, altrimenti se lo scambio si allunga Simon ha gioco facile nel portare a casa la maggior parte dei punti. Inoltre James colpisce molto piatto e classico, con poco margine e questo dato tecnico lo sfavorisce contro il muro francese, portandolo ad un elevato numero di errori. Lo scambio che dà a Gilles il break nel terzo gioco del secondo set è emblematico in questo senso: Ward prende il comando dello scambio ma Simon gli recupera due drittacci con i suoi garretti alati, fino a quando l’inglese, esasperato, spara in corridoio. Simon è diabolico nel palleggiare lungo e senza peso per non aprire angoli alle sbracciate dell’avversario per poi accelerare all’improvviso. Da quell’unica occasione nel secondo game dell’incontro l’inglese non riesce più ad infastidire l’avversario in risposta, sbaglia sempre molto e Gilles tiene i suoi turni in scioltezza senza sprecare energie fisiche e nervose fino al 6-4 che chiude anche il secondo set.
Il capitano Smith tiene a rapporto il suo giocatore più a lungo del solito al cambio campo cercando di scuoterlo ma senza esito perché Ward cede subito il servizio, facendosi ancora colpevolmente rimontare da 40-15 prima di arrendersi al passante del francese che di fatto decide l’incontro. James infatti si spegne completamente, si fa brekkare altre due volte e esce dalla partita. Francia avanti come da pronostico e inglesi già con le spalle al muro in attesa del messia Murray, chiamato alla vittoria della speranza contro Tsonga nel secondo singolare di giornata.

A. Murray b. J.W. Tsonga 7-5 7-6(10) 6-2

Già decisivo il secondo incontro di giornata a Londra dopo la facile vittoria di Simon su Ward. Alle 14.50 ora d’Albione scendono in campo il numero tre del mondo Andy Murray opposto al numero dodici Jo Wilfried Tsonga. Precedenti senza storia con l’uomo di Dunblane che conduce 12-2 a livello ATP e ha vinto tutti e quattro gli incontri disputati su erba. Memore delle critiche subite quando ha deciso di iniziare alla risposta contro Federer nella semi di Wimbledon, Andy vince il sorteggio, serve per primo, mette giù cinque prime fra cui un ace e si porta subito a condurre. Tsonga replica con autorità simile e l’incontro ha inizio, dominato come prevedibile dalle battute anche perché l’erba del Queen’s sembra essere molto veloce e scivolosa. Al termine del quinto game Murray cambia scarpe, evidentemente insoddisfatto della loro tenuta. Nell’ottavo Alì tiene la battuta con tre aces sopra le 130 miglia orarie e il punteggio scorre veloce senza occasioni. Il vento non infastidisce eccessivamente nessuno dei due contendenti, la cui velocità di palla e di braccio si fa beffe di Eolo. L’equilibrio rischia di spezzarsi nel nono gioco quando Jo serve, commette due erroracci e concede la prima occasione che è anche un set point. Il coraggio però non gli ha mai fatto difetto e il francese annulla spostandosi quasi sulla prima fila di spettatori per colpire un esplosivo dritto inside-in. Poco dopo tocca a Murray soffrire sulla propria battuta, andando ai vantaggi prima di tenere e andare sei cinque. In questo game Tsonga cade pesantemente sul braccio sinistro nel tentativo di scattare su una smorzata e qualcosa rimane nella sua testa perché nel gioco seguente non mette una prima, sembra più rigido nelle movenze e precipita sul 15-40. Murray si dimostra spietato e chiude subito mettendogli una risposta d’incontro sulle stringhe per il sette cinque Gran Bretagna.

In apertura di secondo però accade quel che non t’aspetti. Jo fa i buchi per terra con due vincenti in risposta e Andy lo omaggia gentilmente di due errori non forzati, il primo dei quali su una stecca dell’avversario che si trasforma in una palla stellare e rimbalza quasi sulla riga. Primo break subìto dallo scozzese nell’incontro e immediata conferma del francese che scappa sul due zero. Mentre nuvole nere si addensano sul green Murray tiene la prima battuta del set e accorcia le distanze. Forse Tsonga ha qualche problema fisico perché spara forte su ogni singola palla per accorciare lo scambio ma nel sesto game le cose peggiorano quando cade ancora pesantemente sul fianco sinistro nel tentativo di recuperare una gran risposta di Andy.
Un doppio fallo e un vincente dell’avversario  lo condannano allo 0-40 e poco dopo al break. In questa fase si gioca molto di più sul servizio del francese, che sembra avere sempre meno confidenza con gli appoggi e gioca spesso il rovescio a una mano, instillando il sospetto che le cadute abbiano in qualche modo riacutizzato l’infortunio all’avambraccio sinistro di qualche mese fa. Sia come sia il punteggio segue le battute fino al sei pari e nel tie break Tsonga si incendia.un vincente, una volée bassa di rovescio che neanche Laver e un attacco a rete lo portano sul 3-0 ma Andy, che cade a sua volta,  recupera lo svantaggio e va 5-4 sfruttando due sanguinosi non forzati del francese. Da qui in poi è uno spettacolo, Jo è un leone e con due seconde sparate a tutta va a set point che Murray annulla issandosi a sua volta sul 7-6. Due prime a 130 miglia ribaltano la situazione ma ora entrambi difendono le proprie battute con ferocia alternandosi nel salvare o procurarsi set point. L’equilibrio è irreale e solo un gesto tecnico-atletico straordinario di Andy spezza l’incantesimo.
Sull’11-10 per Murray Tsonga serve da sinistra una prima piatta a 137 miglia orarie e lo scozzese in allungo di rovescio, con entrambi i piedi staccati da terra, intercetta la bomba rimandando una palla alta e molle che cade quasi all’incrocio delle righe. Jo non crede ai suoi occhi e spedisce fuori il dritto seguente. Il francese si fa massaggiare a lungo il collo prima di rientrare in campo. Nel corso del primo set aveva mancato netta una prima palla di servizio e forse il potente movimento a vuoto ha provocato qualche danno.

E’ un Alì provato psicologicamente e fisicamente quello che apre il terzo set al servizio e lo perde immediatamente commettendo due doppi falli, uno all’inizio e uno alla fine del game. L’incontro termina di fatto in questo momento col francese che difende l’onore procurandosi due palle per il contro-break, ma perde ancora il servizio su una risposta fulminante e cede per sei due.Punteggio in parità e incontro chiuso in tre set, situazione che forse spingerà il capitano inglese Leon Smith a schierare Andy anche domani in un doppio che appare decisivo. Se col fratello Jamie o con Dominic Inglot si vedrà

AUSTRALIA-KAZAKHSTAN 0-2 (Stefano Tarantino)

Parafrasando “Tutto il calcio minuto per minuto” verrebbe da esclamare “Clamoroso a Darwin!”. Sull’erba australiana dopo la 1° giornata della sfida di quarti di finale tra i locali ed il Kazakhstan delle meraviglie, sono gli ospiti a trovarsi avanti 2-0 ed ad essere ad un passo dalle semifinali di Coppa Davis.
I giovani virgulti locali Kokkinakis e Kyrgios naufragano di fronte alla solidità ed alla determinazione di Mikhail Kukushkin, leader indiscusso in questo 2015 del team kazako, e di Alexandr Nedovyesov, già giustiziere di Fabio Fognini nella sfida di 1° turno contro l’Italia ed oggi vincitore di uno sciagurato Nick Kyrgios, che ha fatto tutto il contrario di quello che avrebbe dovuto fare il nr.1 di una squadra di Davis. Crediamo che Lleyton Hewitt debba insegnarli ancora qualcosa prima di lasciargli il comando delle operazioni.

Ora per l’Australia si fa dura, durissima, mentre i Kazaki sognano a ragion veduta una semifinale di Davis (eventualmente in trasferta contro la Gran Bretagna o in casa contro la Francia) che per ciò che hanno fatto vedere nelle ultime edizioni della manifestazioni sarebbe meritatissima, visto il quasi miracolo dell’anno scorso in Svizzera sfumato solo nell’ultima giornata.

M. Kukushkin b. T. Kokkinakis 6-4 6-3 6-3

Non c’è che dire, l’edizione 2015 della Coppa Davis ha un protagonista assoluto, Mikhail Kukushkin. Il nr.1 kazako dopo aver praticamente battuto da solo (con il supporto dello sconosciuto Nedovyesov) la nostra nazionale, si conferma addirittura sull’erba australiana di Darwin, superando agevolmente in 3 set il nr.2 locale Thanasi Kokkinakis e dando al suo team un insperato vantaggio che potrebbe avere un peso specifico non indifferente ai fini del risultato finale.
Un match quello di Kukushkin quasi perfetto (37 vincenti e 24 gratuiti), giocato con grandissima autorità e scioltezza, da vero leader e dominato dall’inizio alla fine.
Nulla da fare per il giovane Kokkinakis, chiamato ad una conferma dopo gli ottimi risultati nel circuito dell’ultimo periodo e soprattutto dopo le ottime prestazioni fornite in R.Ceca nel 1° turno (vittoria contro Rosol rimontato da due set sotto e al quale era stato annullato un match point). Il giovane australiano probabilmente schiacciato dalla tensione dell’importanza della posta in palio e anche dalla scomoda posizione di chi è costretto a scendere per primo in campo, oltretutto in casa, ha giocato ben al di sotto delle proprie responsabilità, non essendo mai capace di imporre il proprio ritmo all’avversario, anzi lasciandogli spesso l’iniziativa e mostrando una scarsa resistenza negli scambi da fondo campo. Giusto epilogo di quanto descritto il 6-4 6-3 6-3 in appena poco più di 2 ore per Kukushkin.

Si inizia con Kokkinakis al servizio, Kukushkin sembra ben messo in campo e si procura subito due palle break che il suo avversario gli annulla con buona autorità. Ma Kokkinakis non riesce a trovare un minimo di fluidità nel suo gioco e il break arriva nel terzo game. Sarà alla fine quello decisivo nel primo set, Kokkinakis non sfrutta due palle per il controbreak e Kukushkin chiude 6-4 in 49 minuti il primo parziale.
Ti aspetteresti una reazione del giocatore di casa ed un calo del tennista kazako ed invece avviene l’esatto contrario. Kokkinakis è sempre più contratto, Kukushkin scappa di nuovo ad inizio secondo set allungando sul 2-0. Finalmente però l’australiano reagisce, arriva il controbreak e l’aggancio sul 3 pari. Ma è un fuoco di paglia, Kukushkin fa 3 giochi di fila e mette una seria ipoteca sul match andando avanti 2 set a zero.
Il terzo set è un monologo di Kukushkin, Kokkinakis è in balia dell’avversario che dilaga agevolmente per chiudere 6-4 6-3 6-3.

E adesso la strada si fa davvero in salita per i padroni di casa, Kyrgios non si può assolutamente permettere alcuna distrazione contro il giustiziere dell’Italia Nedovyesov, un 2-0 kazako sarebbe davvero quanto di inimmaginabile si poteva ipotizzare in questi quarti di finale di Davis.

A. Nedovyesov b. N. Kyrgios 7-6(5) 6-7(2) 7-6(5) 6-4

Kyrgios deve assolutamente riportare in parità i padroni di casa, Nedovyesov non ha nulla da perdere ed a Wimbledon ha comunque passato le qualificazioni perdendo poi al 1° turno, quindi sull’erba ci sa giocare
Il kazako dimostra ad inizio match quanto di buono fatto vedere ad Astana nel match contro Fognini degli ottavi di finale. Servizio dirompente (9 ace nel primo set), buon gioco di volo, nessun timore reverenziale. Kyrgios invece affronta il match con una certa supponenza, tiene senza problemi i suoi turni di battuta ma non riesce ad andare oltre. Nemmeno l’ombra di una palla break (solo sul 5-5 Nedovyesov arriva ai vantaggi sul suo servizio) nel 1° set, si decide tutto con un logico tie-break. Il kazako scappa 5-1, Kyrgios sul 3-6 salva due set point, ma poi capitola 7-5.
Sta accadendo l’incredibile, i supporter kazaki fanno un tifo indiavolato, si vede che si divertono, sicuramente molto di più degli australiani.
Il secondo set segue la falsariga del primo, nessuna palla break, le uniche emozioni arrivano sul 6-5 Kyrgios quando Nedovyesov serve per rimanere nel set. Il kazako sale 40-0, poi si complica la vita ma ai vantaggi approda al tie-break. Stavolta però il tennista di casa va come un treno, sale 5-0 e chiude 7-2, 1 set pari, la partita ora potrebbe girare.
Kyrgios lo sa e inizia il terzo set con piglio di verso. Prova a spingere di più sul rovescio dell’avversario per poi chiudere il punto con le accelerazioni di diritto, Nedovyesov incomincia a boccheggiare, arriva la prima palla break per l’australiano sull’1-1, bravissimo però il kazako ad annullarla con un ottimo servizio. Ma il break è nell’aria ed arriva nel “fatidico” settimo game. Kyrgios sale 15-40, Nedovyesov riesce ad annullare la prima palla break, ma sulla seconda commette un inopportuno gratuito. I giochi sembrano fatti, Kyrgios fila liscio sino al 5-3 e sul 5-4 serve per il set. Qui accade l’imponderabile, il tennista di casa ci mette del suo con un doppio fallo, ma bisogna dire che a Nedovyesov non manca il coraggio. Diritto largo di Kyrgios, arriva il controbreak si riapre il set. E come con Fognini ad Astana ora il kazako ci crede e si arriva al terzo tie break della partita. Subito minibreak Nedovyesov, Kirgios lo recupera sul 4-5 ma un altro gratuito manda di nuovo avanti l’avversario, che sul 6-5 mette un’ottima prima e porta a casa il set.
Qui viene fuori la parte peggiore del “bad boy” Kyrgios, che inizia ad imprecare, parla da solo, se la prende con  il pubblico. Logica conseguenza di tutto ciò un primo game del quarto set davvero disastroso, Nedovyesov sta buono lì, ringrazia, opera il break e allunga sicuro. Kyrgios dovrebbe comportarsi da leader ed invece sparisce dal campo, fa solo 3 punti alla risposta in tutto il set, Nedovyesov chiude senza problemi sul 6-4, il Kazakhstan scrive una delle pagine più belle della sua breve storia tennistica. Ed a questo punto la semifinale è più che mai vicina. Chissà se Tomic non se la stia ridendo sotto i baffi…

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Finals Coppa Davis 2022: i calendari dei gruppi

L’Italia esordirà contro la Croazia il 14 nel girone di Bologna. Il 16 la sfida con l’Argentina, il 18 quella con la Svezia. Tutti i calendari degli altri gironi

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Sono stati compilati stamani, 12 maggio, i calendari dei Gruppi delle Finals della Coppa Davis che si svolgeranno a settembre dal 14 al 18 settembre nelle quattro sedi designate e cioé Bologna, Valencia, Amburgo e Glasgow.

Vediamo innanzitutto il sorteggio del gruppo A, quello dove è inserita l’Italia e che si giocherà per l’appunto a Bologna alla Unipol Domus Arena, località Casalecchio di Reno.

Il calendario prevede subito per l’Italia un esordio in salita con l’ostacolo più duro, la Croazia vice campione in carica. La sfida si disputerà il 14 settembre, mentre il 16 l’Italia incontrerà l’Argentina e il 18 la Svezia, sempre alle ore 16 (che è l’orario unico per tutti i match del gruppo).

 

Quindi nella sostanza avversari di livello decrescente per i nostri tennisti (lo schema è lo stesso per tutti i gironi, le squadre delle prime due fasce all’atto del sorteggio si affrontano subito). Guardando il bicchiere mezzo pieno e ricordando che passano le prime due di ogni girone alle Finals di Malaga in programma a novembre, per l’Italia sarà fondamentale iniziare subito alla grande di modo da poter affrontare senza patemi l’ultima sfida con gli svedesi, sulla carta gli avversari più morbidi.

Questo il calendario del Gruppo A:

13 settembre Argentina-Svezia

14 settembre Croazia-Italia

15 settembre Croazia-Svezia

16 settembre Italia-Argentina

17 settembre Croazia-Argentina

18 settembre Italia-Svezia

Questi invece i calendari degli altri gruppi. Iniziamo dal gruppo B, quello di Valencia (tutte le sfide inizieranno alle ore 16):

13 settembre Canada-Corea

14 settembre Spagna-Serbia

15 settembre Serbia-Corea

16 settembre Spagna-Canada

17 settembre Canada-Serbia

18 settembre Spagna-Corea

Big match il secondo giorno con la sfida tra Spagna e Serbia.

Calendario gruppo C (quello di Amburgo, inizio sfide ore 14)

13 settembre Belgio-Australia

14 settembre Francia-Germania

15 settembre Francia-Australia

16 settembre Germania-Belgio

17 settembre Francia-Belgio

18 settembre Germania-Australia

Calendario gruppo D (quello di Glasgow, inizio sfide ore 14 locali, 15 in Italia)

13 settembre Kazakistan-Olanda

14 settembre USA-Gran Bretagna

15 settembre USA-Kazakistan

16 settembre Gran Bretagna-Olanda

17 settembre USA-Olanda

18 settembre Gran Bretagna-Kazakistan

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“Una squadra” di Domenico Procacci: a Roma si rivive la Coppa Davis del 1976

Stamattina alla Casa del Cinema a Villa Borghese, un’anteprima della docuserie sulla squadra di Davis italiana più grande di sempre

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Le grandi squadre, nel calcio, hanno spesso una “filastrocca” che racchiude i nomi dei più importanti giocatori, che ne incarnano la fama e lo splendore (Gre-No-Li del Milan, Didì-Vavà-Pelè per il Brasile e via dicendo), ma anche in uno sport individuale come il tennis c’è stato uno schieramento che ha fatto storia, e non solo nella nostra Italia. Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Tonino Zugarelli, i quattro tenori che nei secondi anni ’70 fecero grande l’Italia della racchetta, con 4 finali di Coppa Davis in 5 anni. Raramente si è vista una squadra di Coppa Davis con 2 top 10, un top 15 che avrebbe potuto fare anche meglio, e il giocatore “meno forte” che è stato n.24 al mondo, capitananti da un ex campione e grande personaggio come Nicola Pietrangeli. Gli azzurri di quei tempi avevano questa formazione di livello assoluto, eppure mai (per vicende politiche, di gran meschinità) sono stati celebrati abbastanza dopo la Coppa Davis vinta a Santiago, in casa di Pinochet, nel 1976. La dittatura che c’era in Cile creò discussioni ben oltre il tennis e rese una storia che doveva essere leggenda quasi una vergogna, senza mai farne parlare abbastanza.

Eppure, negli ultimi anni, qualcosa si è mosso: il riconoscimento (per quanto quasi un contentino, inserito tra le finali di doppio maschile e singolare femminile) a Panatta e alla squadra agli Internazionali d’Italia del 2016, il quarantennale della sua vittoria lì e al Roland Garros, varie conferenze, una delle storie di Federico Buffa dedicate su Sky…fino ad oggi, alla proiezione di un’anteprima di Una squadra” di Domenico Procacci, tenutasi alla Casa del Cinema a Villa Borghese, a cui è seguita una conferenza di presentazione con i protagonisti nel campo e coloro che hanno reso possibile quest’opera con il proprio lavoro (mancava il solo Pietrangeli per motivi personali). Un docufilm appassionante, intenso, al cinema il 2,3,4 maggio sempre come anteprima e sui canali di Sky dal 14 maggio, oltre a un succoso libro con le interviste ai cinque protagonisti da parte del regista Procacci.

Una squadra“, come già emerse dalla prima presentazione in occasione delle ATP Finals a Torino, è una serie che va ben oltre il semplice campo e le racchette. Una storia di uomini e dei loro destini, delle loro vite, anche dei loro contrasti che chiaramente tra campioni così giovani non mancano di certo. Come ha egregiamente riassunto Adriano Panatta in una delle sue risposte mai banali nella conferenza post proiezione: “Eravamo quattro ragazzi che giocavano benino a tennis, e avevano vinto qualche trofeo, con i nostri contrasti e le nostre personalità. Questa serie ci ha restituito la voglia di viverci e di raccontarci insieme, dopo tanti anni“.

 

Come si è potuto vedere dalla proiezione odierna, non è un semplice copia e incolla di interviste e domande scontate, che lasciano il tempo che trovano, ma va ben oltre, montando espressioni stupite e commenti anche coloriti di seguito a una determinata affermazione. Un certosino lavoro di montaggio e volute contrapposizioni, di malinconia e riavvolgimenti di un nastro da troppo sopito, come ha spiegato Procacci, lui che è un vero e proprio dipendente dal tennis: “Questa è una bella storia da raccontare, all’inizio si trattava solo della vittoria in Cile e di quello che le girava intorno, che volevo approfondire di più. C’erano tante cose che meritavano attenzione, loro hanno vinto tanto anche singolarmente, e mi ha divertito raccontare i rapporti interpersonali, quelli con Nicola. Ho giocato a creare contrasti per suscitare interesse, come quello tra Corrado e Adriano, uno dei più noti. Ma parlando con loro trovavo sì voglia di marcare la differenza, ma anche amicizia e stima reciproca. Si sono rivisti tutti e 4 insieme a Torino per la prima volta dal 1979, e la distanza rimaneva comunque vicinanza“.

Al regista va il merito di aver riunito questi campioni e di aver loro restituito l’entusiasmo di ragazzini entusiasti e sorpresi di andare a fare una bighellonata in Cile (e a proposito della famosa maglietta rossa indossata nel doppio: “Nessuno sapeva nulla, è stata un’iniziativa mia, e Paolo mi ha seguito. La squadra non se ne accorse, neanche Nicola; la stampa o fece finta di niente o anche loro non se ne accorsero, e sarebbe ancora più grave” commenta Panatta sull’ipotetico messaggio contro il regime di Pinochet delle due magliette): ” Alla prima telefonata non sapevo se crederci o no che fosse Procacci, poi ho chiamato Adriano e me lo ha confermato, e mi ha fatto piacere. Per un motivo o per l’altro, le nostre vite si sono divise, e così siamo potuti stare di nuovo tutti insieme a rievocare un’altra vita”, dice Bertolucci, a cui fa ruota, seppur con un po’ più di malinconia, Barazzutti: “Inizialmente ho detto di no, poi ci ho pensato: pur avendo vissuto una bella vita, diversa da quella di molte altre persone, tornare indietro mi rende più triste che contento. Con Adriano è sempre stato un rapporto un po’ così, e questo docufilm lo ha ricucito, dando giustizia a un trionfo di cui non si è mai parlato molto“.

Già, l’unico trionfo del nostro Paese in Coppa Davis, eppure ancora oggi dopo 46 anni molti neanche sanno di questo avvenimento. Questo a causa di un’intromissione politica, come detto in apertura, nello sport, che non ha mai portato adeguata celebrazione a questi grandi campioni (“al Foro Italico non veniamo riconosciuti come succede ai campioni negli altri Paesi. Sarebbe bella una lettera di invito, uno spazio dove vedere foto e video che onorino il passato e lo ricordino ai giovani“, l’opinione di Barazzutti). Una questione politica che mai come oggi, alla luce della recente esclusione dei tennisti russi da Wimbledon e della discussione di non farli competere neanche a Roma e Madrid, trova attualità, e dove una volta tanto tutti si sono trovati in accordo, con particolare ira Bertolucci: “Sarebbe ridicolo non calcolare i punti per il ranking e far giocare questi ragazzi come per un’esibizione quando non hanno colpe. Il problema è stato creato in Inghilterra, e ora il CIO deve decidersi; ma Madrid è la settimana prossima, e siamo già oltre con i tempi“.

Ovviamente l’ultimo, piccante intervento, non poteva che essere del solito Adriano, anche lui particolarmente coinvolto nella questione russi e bielorussi: “Avrei più potuto concepire un’esclusione in Davis, dove si rappresenta direttamente la nazione, ma questi ragazzi giocano nei tornei come singoli cittadini russi, non sono loro ad aver ordinato l’invasione. Una cosa ridicola e ingiusta; il problema sarebbe che ad un’eventuale premiazione la famiglia reale sarebbe imbarazzata? Be’, facessero consegnare il trofeo ad un ex campione, anche meglio. Se giocassi gli Internazionali, lo farei con una maglietta gialla e azzurra, quello sarebbe un segnale per l’Ucraina“. Tra i quattro, a parlare di meno come sempre è stato Tonino Zugarelli, che sorrideva e ringraziava, con quel suo solito dolce imbarazzo che aveva anche nel suo gioco leggero. Eppure, senza di lui, quella Davis del ’76 non l’avremmo mai vinta. Perché “Una squadra” racconta proprio questo: una storia di ragazzi come tanti, con un sogno in comune, che per anni scrissero la storia uno per tutti e tutti per uno, dal campione da prima pagina alla sua fida spalla destra, dal secondo sempre in ombra e quasi ai suoi livelli a quello che “ah se avessi…”. Quella storia che vuole ingiustamente relegarli tra le ombre, e l’obiettivo della docuserie è proprio restituire ad Adriano, Paolo, Corrado e Tonino, quella gloria che, quasi mezzo secolo fa, gli venne tolta, e che ora rivogliono, in un’epoca felice per il tennis nostrano, com’è giusto che sia.

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Coppa Davis 2022: gruppo B di ferro, Australia e Germania favorite nel gruppo C, Usa e Gran Bretagna in quello D

A Malaga sarà bagarre tra Spagna, Serbia e Canada con la Corea vaso di coccio. Ad Amburgo Belgio e Francia sembrano fuori dai giochi, a Glasgow Kazakistan e Olanda proveranno a rovesciare i pronostici

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La Coppa Davis 2019 è della Spagna (photo by Manuel Queimadelos / Kosmos Tennis)

Dopo aver approfondito con dovizia di particolari il gruppo A delle Finals di Coppa Davis che riguarda l’Italia e che sarà disputato a Bologna (per la precisione a Casalecchio di Reno, sede del palasport dove si disputeranno le sfide dal 14 al 18 settembre) sorteggiato a Malaga (sede del concentramento finale della manifestazione per quest’anno e per il prossimo), vediamo quali sono gli altri gironi sorteggiati e quali sono le favorite per l’approdo al concentramento finale, ricordando che per ogni raggruppamento passeranno le prime due squadre in classifica.

Qui l’approfondimento sulla Croazia

Qui l’approfondimento sulla Svezia

 

Qui l’approfondimento sull’Argentina

GRUPPO B (VALENCIA)

È il gruppo che si giocherà a Valencia dove ci saranno i padroni di casa spagnoli (Alcaraz, Carreno-Busta, Nadal?), la Serbia di Nole Djokovic (figuriamoci se l’attuale numero 1 del mondo in buone condizioni non disputerà la competizione a squadre), il Canada dei terribili Auger-Aliassime e Shapovalov e la Corea del Sud, vera cenerentola del girone che ha in Soonwoo Kwon, n.71, il suo giocatore più rappresentativo.

Ipotizzando, come giusto che sia, le squadre al completo con tutti i migliori, appare abbastanza chiaro che la Spagna parte favorita in quanto anche squadra ospitante e quindi supportata in campo dal proprio pubblico. A ruota segue il Canada (ripescata al posto della squalificata Russia) che nei favori del pronostico precede di poco la Serbia, che è vero ha in squadra il numero 1 del mondo, ma proprio l’anno scorso abbiamo notato come il solo Nole non basti ai serbi per fare strada nella manifestazione. Come si dice in questi casi due posti per tre pretendenti, chi avrà la meglio

SPAGNA 40% – CANADA 35% – SERBIA 25%

GRUPPO C (AMBURGO)

Si giocherà ad Amburgo dove ci sarà la Germania padrona di casa, l’Australia, il Belgio e la Francia.

Francia e Belgio sembrano essere un po’ fuori dai giochi. Il Belgio schiererà l’ormai maturo Goffin, al quale affiancherà un secondo singolarista (Bergs?) e il doppio più che affiatato Gille/Vliegen. La Francia è in pieno ricambio generazionale. Oramai out Tsonga e Simon, Gasquet potrebbe essere il jolly da affiancare a Rinderknecht e Mannarino. La vera certezza transalpina è il doppio, Herbert/Mahut che rende la Francia una mina vagante.

Sembrano favorite per il passaggio ai quarti Germania e Australia. I tedeschi, soprattutto se schiereranno Zverev, avranno poi un doppio di tutto rispetto (Krawietz o con Mies o con Puetz) e un buon secondo singolarista (Struff, Otte, o Koepfer?) senza sottovalutare il fatto che giocheranno in casa. Mentre invece gli australiani innanzitutto avranno Hewitt in panchina (aspetto da non sottovalutare) e poi in campo De Minaur, “cavallo pazzo” Kyrgios, John Peers (doppista di ottimo livello), Kokkinakis che potrebbe essere preferito a Duckworth o a Millman. Grande equilibrio comunque.

AUSTRALIA 40% – GERMANIA 30% – FRANCIA 20% – BELGIO 10%

GRUPPO D (GLASGOW)

Si giocherà a Glasgow per la felicita di Andy Murray che insieme al fratello Jamie saranno con molta probabilità convocati dal capitano Leon Smith. Non si dovrebbe discutere la presenza di Cameron Norrie e Daniel Evans.

I favoriti del raggruppamento saranno però gli Stati Uniti, che potranno schierare John Isner affiancato nei singolari da uno dei nuovi esponenti della “new generation” americana, Tommy Paul, Taylor Fritz, Sebastian Korda e di sicuro anche un buon doppio, senza dimenticare l’altro bombardiere Reilly Opelka. Passaggio del gruppo per Usa e Gran Bretagna?

Sulla carta è così, ma occhio a sottovalutare Olanda e Kazakistan che sembrano fuori dai giochi. L’Olanda proverà ad emergere con l’apporto di Tallon Griekspoor e Botic van de Zandschulp mentre in doppio la presenza di Jan Julien Rojer dovrebbe dare qualche certezza in più rispetto alle avversarie. Il Kazakistan invece farà leva sull’imprevedibilità e la classe di Alexander Bublik e al gruppo dei soliti che oramai da anni difende i colori kazaki. Primo tra tutti Mikhail Kukushkin, senza dimenticare Nedovyesov e Golubev affiatati in doppio. Ma la qualificazione di una delle due sarebbe una gran sorpresa visto il valore dei team qualificati.

USA 40% – Gran Bretagna 35% – Kazakistan 15% – Olanda 10%

Ricordiamo che le sfide dei gironi sono in programma dal 14 al 18 settembre nelle rispettive sedi mentre il tabellone dai quarti di finale in poi si svolgerà in quel di Malaga dal 21 al 27 novembre.

Sorteggiati anche gli accoppiamenti dei quarti, dove chiaramente non si potranno sfidare squadre provenienti dallo stesso girone. Ecco di seguito il tabellone dai quarti di finale in poi:

VINCENTE GRUPPO A – SECONDA GRUPPO D

VINCENTE GRUPPO C – SECONDA GRUPPO B

SECONDA GRUPPO C – VINCENTE GRUPPO D

SECONDA GRUPPO A – VINCENTE GRUPPO B

Ciò significa ipotizzando che la nostra nazionale si qualifichi per i quarti che o ci toccherà la seconda del gruppo D se arriviamo primi (Gran Bretagna o Usa?) o la prima del gruppo B (il girone di ferro come abbiamo scritto in precedenza) cioè una tra Spagna, Serbia e Canada. Sulla carta fattibile il primo accoppiamento, ben più improbo il secondo.

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