Coppa Davis: formula da cambiare oppure no?

Coppa Davis

Coppa Davis: formula da cambiare oppure no?

Ogni volta che la Davis scende in campo le emozioni sono garantite, ma i “big” ormai la giocano poco e mal volentieri. Rafael Nadal partecipa sempre più raramente mentre Roger Federer tornerà in campo con la Svizzera per lo spareggio contro l’Olanda. Da più parti si suggerisce una modifica alla formula: ma è davvero questa la soluzione giusta?

Pubblicato

il

 
 

Ad ogni turno di Davis inevitabilmente tutti gli appassionati di tennis si ritrovano a ripetere sempre lo stesso concetto: nessun evento tennistico riesce a regalare le emozioni che riserva la Coppa Davis. Non ci sono tornei dello Slam, ATP Finals o Masters 1000 che tengano, l’intensità emotiva generata da una competizione di squadre nazionali le cui sfide si sviluppano su tre giorni conditi di alti e bassi, rimonte, strategici cambi di formazione ed incitamenti dalla panchina ad ogni punto non trova eguali nei “normali” tornei del circuito nei quali ogni tennista gioca per sé, contro tutto il resto del mondo.

Quest’ultimo turno ha fornito un compendio di tutto questo capitale emotivo: due rimonte da 0-2, con l’Australia salvata dal comprimario Groth e dal vecchio leone Hewitt dopo la doppia stecca delle giovani stelle nascenti Kyrgios e Kokkinakis, e la Spagna rassegnata al massacro sul veloce indoor di Vladivostok, travolta dalle bordate del giovane Rublev nel singolare decisivo; la sfida di grande fascino tra Gran Bretagna e Francia, nella suggestiva cornice del Queen’s Club di Londra, nella quale Andy Murray si è caricato in spalla la squadra portando a casa i due singolari e, in coppia con il fratello Jamie, ha garantito la vittoria nel doppio trascinando la nazionale britannica in semifinale per la prima volta dal lontano 1981; e la favola della Repubblica Dominicana del 35enne Estrella Burgos, che si è issata fino ai play-off del World Group nei quali il prossimo settembre si giocherà con la Germania il sogno di una stagione tra l’elite del tennis mondiale.

Ce n’è stato davvero per tutti i gusti e per tutti i palati, ma nonostante tutto ciò le voci che chiedono sempre più insistentemente un ripensamento della formula e del calendario della Coppa Davis si moltiplicano ad ogni occasione, non tanto tra gli appassionati “hard core”, ma soprattutto tra addetti ai lavori e giocatori. Solamente uno dei primi dieci della classifica mondiale è sceso in campo in questo turno estivo di Davis, collocato subito dopo Wimbledon perché a suo tempo erano stati proprio i giocatori a richiedere la programmazione della Davis immediatamente dopo gli Slam. D’altronde non sono i successi in questa competizione a definire il valore di un tennista: un successo in Davis può essere se mai una ciliegina su una carriera, ma sono altri i titoli che contano, per il ranking, per il pedigree, per le sponsorizzazioni.

 

Roger Federer, dopo l’affermazione ottenuta con la sua Svizzera nel 2014, ha pubblicamente dichiarato come durante la sua carriera la Davis sia stata più una spiacevole incombenza che altro, e di come sia felice di poterla considerare un capitolo “quasi” chiuso. Quel “quasi” è dovuto alle condizioni imposte dall’ITF per la qualificazione olimpica, che impongono un certo numero di presenze nella propria nazionale per poter prendere parte al torneo a cinque cerchi. Molti atleti, uomini e donne, hanno più o meno esplicitamente fatto capire che il richiamo di una possibile medaglia ha un efficacia molto superiore a quello della propria bandiera nazionale, e che partecipano alle competizioni a squadre ITF (Coppa Davis e Fed Cup) quasi solo per soddisfare le condizioni di eleggibilità olimpica.

Il semplice fatto che la presenza degli assi della racchetta sia legata ad un’artificiosa regola che sfrutta la volontà di partecipare ad una competizione per ottenere la presenza in un’altra dovrebbe essere un sintomo sufficiente per suggerire che qualche intervento urgente è necessario per rendere la Davis (più allettante.

Le proposte non mancano: la più gettonata è quella di una trasformazione in una sorta di “Campionato del Mondo” da disputarsi ad intervalli pluriennali (massimo ogni due anni, se non addirittura ogni quattro), in sede unica e nel corso di due settimane durante le quali non vi siano altri tornei professionistici. In questo modo sarebbe possibile conoscere in anticipo luogo e superficie di gara, con un più facile inserimento all’interno dei cicli di tornei che governano il circuito, e con una più agevole programmazione da parte dei giocatori.

Dal punto di vista logistico sarebbe poi molto più semplice poter promuovere l’evento, dati i molti mesi a disposizione per vendere biglietti, raccogliere sponsor ed ottenere una buona copertura mediatica. Uno degli aspetti più onerosi della formula attuale è infatti quello organizzativo: si conosce soltanto con pochi mesi, a volte addirittura poche settimane di anticipo, in quale luogo e su quale superficie si gioca, c’è poco tempo per aggiustare la preparazione oppure organizzare trasferimenti, e parecchie volte può essere anche piuttosto complicato per la nazione ospitante trovare un impianto adatto. A questo proposito si ricorda come nel 1991, la finale di Davis che vide la Francia di Forget e Leconte prevalere contro gli USA di Sampras e Agassi riportando in Francia l’insalatiera per la prima volta dall’epoca dei “Moschettieri”, si disputò nell’angusto Palazzo dello Sport di Lione perché la Federazione Francese non era riuscita ad assicurarsi l’uso del Palais Omnisport di Bercy, impegnato in quel fine settimana da un concerto rock. E per rimanere nel presente, la Gran Bretagna non potrà ospitare l’Australia in semifinale (la prima dal 1981) nell’impianto più capiente del Paese, la O2 Arena di Londra, perché in quel weekend di settembre è già occupata dalla visita del Dalai Lama.

Il regolamento della Coppa Davis, infatti, richiede che le squadre possano allenarsi sullo stesso campo di gara per almeno due giorni prima dell’inizio della competizione (ed i giorni salgono a quattro se si tratta di un campo outdoor o di un campo indoor in terra battuta o erba allestito per l’occasione), ragion per cui è necessario avere a disposizione l’impianto di gara per una striscia di 7-10 giorni consecutivi (tenendo conto del tempo necessario per allestimento e smontaggio), fatto non esattamente semplice se si vuole giocare nelle più importanti (e capienti) arene delle grandi capitali, che possono arrivare ad essere occupate anche per 200 e più giorni l’anno.

Un qualche problema logistico questa formula della Davis la crea anche a noi rappresentanti dei media: il processo di pianificazione delle trasferte a seguito dei tornei, specialmente quelli dello Slam, avviene con molti mesi di anticipo. Gli incontri di Davis e di Fed Cup, invece, andandosi ad aggiungere ad un calendario piuttosto cristallizzato aggiungendo eventi nei posti più disparati del globo, ci costringono a repentini cambiamenti di programma e notevoli peripezie per assicurare la copertura degli incontri. Per esempio, quest’anno l’Italia ha saputo il nome della propria avversaria nei Play-Off 2015 solamente pochi giorni fa, a metà luglio, e probabilmente verrà resa nota la sede dell’incontro con la Russia soltanto a metà agosto, rendendo potenzialmente molto complicato (e costoso) organizzare una trasferta in Russia per un incontro che inizia cinque giorni dopo la finale maschile dell’US Open a New York.

Ma se dal punto di vista organizzativo una kermesse in sede unica programmata molti mesi prima semplificherebbe sicuramente le cose, l’attuale formula consente tuttavia di portare tennis dove normalmente il grande tennis non va. Chi abita a Vladivostok di solito gli assi della racchetta li vede in TV, mentre nell’ultimo turno di Davis ha potuto osservare di persona le gesta di Robredo ed Andujar, che non saranno Nadal e Federer, ma sono pur sempre giocatori di assoluto livello mondiale. Lo scorso anno la Federazione Americana USTA lavorò molto sulla promozione dello spareggio USA-Slovacchia che si disputò a Hoffman Estates, un sobborgo di Chicago. La “città del vento”, infatti, è probabilmente la maggior area metropolitana nell’emisfero occidentale a non avere alcun torneo professionistico nelle proprie vicinanze, e per promuovere il tennis in questa grande metropoli di sport (tutte le leghe professionistiche americane sono presenti con una o più franchigie), il capitano USA ed ex n.1 del mondo Jim Courier si rese disponibile per numerose apparizioni promozionale sulle televisioni locali per pubblicizzare l’evento.

Altro aspetto non secondario da tenere in considerazione è quello economico: per le Federazioni Nazionali gli introiti provenienti dagli incontri casalinghi di Coppa Davis rappresentano una percentuale considerevole delle proprie entrate, e non potrebbero rinunciarvi a cuor leggero. Si potrebbe arrivare a studiare un sistema di redistribuzione dei proventi di una eventuale competizione in sede unica, un po’ come accade per la Formula 1 o per le leghe professionistiche americane, ma non sembra ci sia un grande entusiasmo da questo punto di vista, anche perché probabilmente le Federazioni che maggiormente traggono profitto da Davis (e Fed Cup) preferiscono lo status quo ad un futuro scenario che sarebbe comunque molto incerto.

Come si può vedere, dunque, ci sono parecchi argomenti sia pro sia contro un cambiamento radicale della formula, ma potrebbe comunque essere il caso di apportare qualche correttivo per tentare di ridare un po’ di lustro ad una competizione che ora come non mai sente il peso della sua storia ultracentenaria. Qualche addetto ai lavori ha proposto una riduzione del World Group da 16 a 14 o 12 squadre, assegnando un bye alle finaliste o alle semifinaliste della precedente edizione. In questo modo si ridurrebbe l’impegno richiesto alle squadre più forti, e quindi verosimilmente ai giocatori più forti, rendendo la partecipazione in Davis meno onerosa e quindi più attraente. D’altra parte, chiedere a chi ha “appena” giocato una finale di Davis a fine novembre di tornare in campo ad inizio febbraio per il primo turno dell’anno successivo (subito dopo gli Australian Open, cambiando repentinamente clima, superficie, fuso orario e stagione) può non a torto essere giudicato eccessivo.

Altra proposta che è stata avanzata sarebbe quella di un cambio della formula della Davis che andrebbe ad allinearsi con la Fed Cup: due tabelloni da otto squadre (World Group I e World Group II), in modo da ridurre i turni da quattro a tre.

In conclusione, anche i più strenui difensori del fascino della Davis devono riconoscere che questa competizione non esercita più, ormai da qualche tempo, la stessa attrattiva sulle superstar della racchetta – ed anche sugli altri giocatori di livello mondiale, se per questo: basti vedere i vari esempi di disaffezione ai “colori” della propria Nazione come quello di Dolgopolov e di Anderson. E la famosa citazione de “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa (“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”) potrebbe essere l’unica strategia per fermare il lento ed inevitabile declino della più antica competizione sportiva a squadre del mondo.

Continua a leggere
Commenti

Coppa Davis

Finals Coppa Davis 2022: i calendari dei gruppi

L’Italia esordirà contro la Croazia il 14 nel girone di Bologna. Il 16 la sfida con l’Argentina, il 18 quella con la Svezia. Tutti i calendari degli altri gironi

Pubblicato

il

Sono stati compilati stamani, 12 maggio, i calendari dei Gruppi delle Finals della Coppa Davis che si svolgeranno a settembre dal 14 al 18 settembre nelle quattro sedi designate e cioé Bologna, Valencia, Amburgo e Glasgow.

Vediamo innanzitutto il sorteggio del gruppo A, quello dove è inserita l’Italia e che si giocherà per l’appunto a Bologna alla Unipol Domus Arena, località Casalecchio di Reno.

Il calendario prevede subito per l’Italia un esordio in salita con l’ostacolo più duro, la Croazia vice campione in carica. La sfida si disputerà il 14 settembre, mentre il 16 l’Italia incontrerà l’Argentina e il 18 la Svezia, sempre alle ore 16 (che è l’orario unico per tutti i match del gruppo).

 

Quindi nella sostanza avversari di livello decrescente per i nostri tennisti (lo schema è lo stesso per tutti i gironi, le squadre delle prime due fasce all’atto del sorteggio si affrontano subito). Guardando il bicchiere mezzo pieno e ricordando che passano le prime due di ogni girone alle Finals di Malaga in programma a novembre, per l’Italia sarà fondamentale iniziare subito alla grande di modo da poter affrontare senza patemi l’ultima sfida con gli svedesi, sulla carta gli avversari più morbidi.

Questo il calendario del Gruppo A:

13 settembre Argentina-Svezia

14 settembre Croazia-Italia

15 settembre Croazia-Svezia

16 settembre Italia-Argentina

17 settembre Croazia-Argentina

18 settembre Italia-Svezia

Questi invece i calendari degli altri gruppi. Iniziamo dal gruppo B, quello di Valencia (tutte le sfide inizieranno alle ore 16):

13 settembre Canada-Corea

14 settembre Spagna-Serbia

15 settembre Serbia-Corea

16 settembre Spagna-Canada

17 settembre Canada-Serbia

18 settembre Spagna-Corea

Big match il secondo giorno con la sfida tra Spagna e Serbia.

Calendario gruppo C (quello di Amburgo, inizio sfide ore 14)

13 settembre Belgio-Australia

14 settembre Francia-Germania

15 settembre Francia-Australia

16 settembre Germania-Belgio

17 settembre Francia-Belgio

18 settembre Germania-Australia

Calendario gruppo D (quello di Glasgow, inizio sfide ore 14 locali, 15 in Italia)

13 settembre Kazakistan-Olanda

14 settembre USA-Gran Bretagna

15 settembre USA-Kazakistan

16 settembre Gran Bretagna-Olanda

17 settembre USA-Olanda

18 settembre Gran Bretagna-Kazakistan

Continua a leggere

Coppa Davis

“Una squadra” di Domenico Procacci: a Roma si rivive la Coppa Davis del 1976

Stamattina alla Casa del Cinema a Villa Borghese, un’anteprima della docuserie sulla squadra di Davis italiana più grande di sempre

Pubblicato

il

Le grandi squadre, nel calcio, hanno spesso una “filastrocca” che racchiude i nomi dei più importanti giocatori, che ne incarnano la fama e lo splendore (Gre-No-Li del Milan, Didì-Vavà-Pelè per il Brasile e via dicendo), ma anche in uno sport individuale come il tennis c’è stato uno schieramento che ha fatto storia, e non solo nella nostra Italia. Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Tonino Zugarelli, i quattro tenori che nei secondi anni ’70 fecero grande l’Italia della racchetta, con 4 finali di Coppa Davis in 5 anni. Raramente si è vista una squadra di Coppa Davis con 2 top 10, un top 15 che avrebbe potuto fare anche meglio, e il giocatore “meno forte” che è stato n.24 al mondo, capitananti da un ex campione e grande personaggio come Nicola Pietrangeli. Gli azzurri di quei tempi avevano questa formazione di livello assoluto, eppure mai (per vicende politiche, di gran meschinità) sono stati celebrati abbastanza dopo la Coppa Davis vinta a Santiago, in casa di Pinochet, nel 1976. La dittatura che c’era in Cile creò discussioni ben oltre il tennis e rese una storia che doveva essere leggenda quasi una vergogna, senza mai farne parlare abbastanza.

Eppure, negli ultimi anni, qualcosa si è mosso: il riconoscimento (per quanto quasi un contentino, inserito tra le finali di doppio maschile e singolare femminile) a Panatta e alla squadra agli Internazionali d’Italia del 2016, il quarantennale della sua vittoria lì e al Roland Garros, varie conferenze, una delle storie di Federico Buffa dedicate su Sky…fino ad oggi, alla proiezione di un’anteprima di Una squadra” di Domenico Procacci, tenutasi alla Casa del Cinema a Villa Borghese, a cui è seguita una conferenza di presentazione con i protagonisti nel campo e coloro che hanno reso possibile quest’opera con il proprio lavoro (mancava il solo Pietrangeli per motivi personali). Un docufilm appassionante, intenso, al cinema il 2,3,4 maggio sempre come anteprima e sui canali di Sky dal 14 maggio, oltre a un succoso libro con le interviste ai cinque protagonisti da parte del regista Procacci.

Una squadra“, come già emerse dalla prima presentazione in occasione delle ATP Finals a Torino, è una serie che va ben oltre il semplice campo e le racchette. Una storia di uomini e dei loro destini, delle loro vite, anche dei loro contrasti che chiaramente tra campioni così giovani non mancano di certo. Come ha egregiamente riassunto Adriano Panatta in una delle sue risposte mai banali nella conferenza post proiezione: “Eravamo quattro ragazzi che giocavano benino a tennis, e avevano vinto qualche trofeo, con i nostri contrasti e le nostre personalità. Questa serie ci ha restituito la voglia di viverci e di raccontarci insieme, dopo tanti anni“.

 

Come si è potuto vedere dalla proiezione odierna, non è un semplice copia e incolla di interviste e domande scontate, che lasciano il tempo che trovano, ma va ben oltre, montando espressioni stupite e commenti anche coloriti di seguito a una determinata affermazione. Un certosino lavoro di montaggio e volute contrapposizioni, di malinconia e riavvolgimenti di un nastro da troppo sopito, come ha spiegato Procacci, lui che è un vero e proprio dipendente dal tennis: “Questa è una bella storia da raccontare, all’inizio si trattava solo della vittoria in Cile e di quello che le girava intorno, che volevo approfondire di più. C’erano tante cose che meritavano attenzione, loro hanno vinto tanto anche singolarmente, e mi ha divertito raccontare i rapporti interpersonali, quelli con Nicola. Ho giocato a creare contrasti per suscitare interesse, come quello tra Corrado e Adriano, uno dei più noti. Ma parlando con loro trovavo sì voglia di marcare la differenza, ma anche amicizia e stima reciproca. Si sono rivisti tutti e 4 insieme a Torino per la prima volta dal 1979, e la distanza rimaneva comunque vicinanza“.

Al regista va il merito di aver riunito questi campioni e di aver loro restituito l’entusiasmo di ragazzini entusiasti e sorpresi di andare a fare una bighellonata in Cile (e a proposito della famosa maglietta rossa indossata nel doppio: “Nessuno sapeva nulla, è stata un’iniziativa mia, e Paolo mi ha seguito. La squadra non se ne accorse, neanche Nicola; la stampa o fece finta di niente o anche loro non se ne accorsero, e sarebbe ancora più grave” commenta Panatta sull’ipotetico messaggio contro il regime di Pinochet delle due magliette): ” Alla prima telefonata non sapevo se crederci o no che fosse Procacci, poi ho chiamato Adriano e me lo ha confermato, e mi ha fatto piacere. Per un motivo o per l’altro, le nostre vite si sono divise, e così siamo potuti stare di nuovo tutti insieme a rievocare un’altra vita”, dice Bertolucci, a cui fa ruota, seppur con un po’ più di malinconia, Barazzutti: “Inizialmente ho detto di no, poi ci ho pensato: pur avendo vissuto una bella vita, diversa da quella di molte altre persone, tornare indietro mi rende più triste che contento. Con Adriano è sempre stato un rapporto un po’ così, e questo docufilm lo ha ricucito, dando giustizia a un trionfo di cui non si è mai parlato molto“.

Già, l’unico trionfo del nostro Paese in Coppa Davis, eppure ancora oggi dopo 46 anni molti neanche sanno di questo avvenimento. Questo a causa di un’intromissione politica, come detto in apertura, nello sport, che non ha mai portato adeguata celebrazione a questi grandi campioni (“al Foro Italico non veniamo riconosciuti come succede ai campioni negli altri Paesi. Sarebbe bella una lettera di invito, uno spazio dove vedere foto e video che onorino il passato e lo ricordino ai giovani“, l’opinione di Barazzutti). Una questione politica che mai come oggi, alla luce della recente esclusione dei tennisti russi da Wimbledon e della discussione di non farli competere neanche a Roma e Madrid, trova attualità, e dove una volta tanto tutti si sono trovati in accordo, con particolare ira Bertolucci: “Sarebbe ridicolo non calcolare i punti per il ranking e far giocare questi ragazzi come per un’esibizione quando non hanno colpe. Il problema è stato creato in Inghilterra, e ora il CIO deve decidersi; ma Madrid è la settimana prossima, e siamo già oltre con i tempi“.

Ovviamente l’ultimo, piccante intervento, non poteva che essere del solito Adriano, anche lui particolarmente coinvolto nella questione russi e bielorussi: “Avrei più potuto concepire un’esclusione in Davis, dove si rappresenta direttamente la nazione, ma questi ragazzi giocano nei tornei come singoli cittadini russi, non sono loro ad aver ordinato l’invasione. Una cosa ridicola e ingiusta; il problema sarebbe che ad un’eventuale premiazione la famiglia reale sarebbe imbarazzata? Be’, facessero consegnare il trofeo ad un ex campione, anche meglio. Se giocassi gli Internazionali, lo farei con una maglietta gialla e azzurra, quello sarebbe un segnale per l’Ucraina“. Tra i quattro, a parlare di meno come sempre è stato Tonino Zugarelli, che sorrideva e ringraziava, con quel suo solito dolce imbarazzo che aveva anche nel suo gioco leggero. Eppure, senza di lui, quella Davis del ’76 non l’avremmo mai vinta. Perché “Una squadra” racconta proprio questo: una storia di ragazzi come tanti, con un sogno in comune, che per anni scrissero la storia uno per tutti e tutti per uno, dal campione da prima pagina alla sua fida spalla destra, dal secondo sempre in ombra e quasi ai suoi livelli a quello che “ah se avessi…”. Quella storia che vuole ingiustamente relegarli tra le ombre, e l’obiettivo della docuserie è proprio restituire ad Adriano, Paolo, Corrado e Tonino, quella gloria che, quasi mezzo secolo fa, gli venne tolta, e che ora rivogliono, in un’epoca felice per il tennis nostrano, com’è giusto che sia.

Continua a leggere

Coppa Davis

Coppa Davis 2022: gruppo B di ferro, Australia e Germania favorite nel gruppo C, Usa e Gran Bretagna in quello D

A Malaga sarà bagarre tra Spagna, Serbia e Canada con la Corea vaso di coccio. Ad Amburgo Belgio e Francia sembrano fuori dai giochi, a Glasgow Kazakistan e Olanda proveranno a rovesciare i pronostici

Pubblicato

il

La Coppa Davis 2019 è della Spagna (photo by Manuel Queimadelos / Kosmos Tennis)

Dopo aver approfondito con dovizia di particolari il gruppo A delle Finals di Coppa Davis che riguarda l’Italia e che sarà disputato a Bologna (per la precisione a Casalecchio di Reno, sede del palasport dove si disputeranno le sfide dal 14 al 18 settembre) sorteggiato a Malaga (sede del concentramento finale della manifestazione per quest’anno e per il prossimo), vediamo quali sono gli altri gironi sorteggiati e quali sono le favorite per l’approdo al concentramento finale, ricordando che per ogni raggruppamento passeranno le prime due squadre in classifica.

Qui l’approfondimento sulla Croazia

Qui l’approfondimento sulla Svezia

 

Qui l’approfondimento sull’Argentina

GRUPPO B (VALENCIA)

È il gruppo che si giocherà a Valencia dove ci saranno i padroni di casa spagnoli (Alcaraz, Carreno-Busta, Nadal?), la Serbia di Nole Djokovic (figuriamoci se l’attuale numero 1 del mondo in buone condizioni non disputerà la competizione a squadre), il Canada dei terribili Auger-Aliassime e Shapovalov e la Corea del Sud, vera cenerentola del girone che ha in Soonwoo Kwon, n.71, il suo giocatore più rappresentativo.

Ipotizzando, come giusto che sia, le squadre al completo con tutti i migliori, appare abbastanza chiaro che la Spagna parte favorita in quanto anche squadra ospitante e quindi supportata in campo dal proprio pubblico. A ruota segue il Canada (ripescata al posto della squalificata Russia) che nei favori del pronostico precede di poco la Serbia, che è vero ha in squadra il numero 1 del mondo, ma proprio l’anno scorso abbiamo notato come il solo Nole non basti ai serbi per fare strada nella manifestazione. Come si dice in questi casi due posti per tre pretendenti, chi avrà la meglio

SPAGNA 40% – CANADA 35% – SERBIA 25%

GRUPPO C (AMBURGO)

Si giocherà ad Amburgo dove ci sarà la Germania padrona di casa, l’Australia, il Belgio e la Francia.

Francia e Belgio sembrano essere un po’ fuori dai giochi. Il Belgio schiererà l’ormai maturo Goffin, al quale affiancherà un secondo singolarista (Bergs?) e il doppio più che affiatato Gille/Vliegen. La Francia è in pieno ricambio generazionale. Oramai out Tsonga e Simon, Gasquet potrebbe essere il jolly da affiancare a Rinderknecht e Mannarino. La vera certezza transalpina è il doppio, Herbert/Mahut che rende la Francia una mina vagante.

Sembrano favorite per il passaggio ai quarti Germania e Australia. I tedeschi, soprattutto se schiereranno Zverev, avranno poi un doppio di tutto rispetto (Krawietz o con Mies o con Puetz) e un buon secondo singolarista (Struff, Otte, o Koepfer?) senza sottovalutare il fatto che giocheranno in casa. Mentre invece gli australiani innanzitutto avranno Hewitt in panchina (aspetto da non sottovalutare) e poi in campo De Minaur, “cavallo pazzo” Kyrgios, John Peers (doppista di ottimo livello), Kokkinakis che potrebbe essere preferito a Duckworth o a Millman. Grande equilibrio comunque.

AUSTRALIA 40% – GERMANIA 30% – FRANCIA 20% – BELGIO 10%

GRUPPO D (GLASGOW)

Si giocherà a Glasgow per la felicita di Andy Murray che insieme al fratello Jamie saranno con molta probabilità convocati dal capitano Leon Smith. Non si dovrebbe discutere la presenza di Cameron Norrie e Daniel Evans.

I favoriti del raggruppamento saranno però gli Stati Uniti, che potranno schierare John Isner affiancato nei singolari da uno dei nuovi esponenti della “new generation” americana, Tommy Paul, Taylor Fritz, Sebastian Korda e di sicuro anche un buon doppio, senza dimenticare l’altro bombardiere Reilly Opelka. Passaggio del gruppo per Usa e Gran Bretagna?

Sulla carta è così, ma occhio a sottovalutare Olanda e Kazakistan che sembrano fuori dai giochi. L’Olanda proverà ad emergere con l’apporto di Tallon Griekspoor e Botic van de Zandschulp mentre in doppio la presenza di Jan Julien Rojer dovrebbe dare qualche certezza in più rispetto alle avversarie. Il Kazakistan invece farà leva sull’imprevedibilità e la classe di Alexander Bublik e al gruppo dei soliti che oramai da anni difende i colori kazaki. Primo tra tutti Mikhail Kukushkin, senza dimenticare Nedovyesov e Golubev affiatati in doppio. Ma la qualificazione di una delle due sarebbe una gran sorpresa visto il valore dei team qualificati.

USA 40% – Gran Bretagna 35% – Kazakistan 15% – Olanda 10%

Ricordiamo che le sfide dei gironi sono in programma dal 14 al 18 settembre nelle rispettive sedi mentre il tabellone dai quarti di finale in poi si svolgerà in quel di Malaga dal 21 al 27 novembre.

Sorteggiati anche gli accoppiamenti dei quarti, dove chiaramente non si potranno sfidare squadre provenienti dallo stesso girone. Ecco di seguito il tabellone dai quarti di finale in poi:

VINCENTE GRUPPO A – SECONDA GRUPPO D

VINCENTE GRUPPO C – SECONDA GRUPPO B

SECONDA GRUPPO C – VINCENTE GRUPPO D

SECONDA GRUPPO A – VINCENTE GRUPPO B

Ciò significa ipotizzando che la nostra nazionale si qualifichi per i quarti che o ci toccherà la seconda del gruppo D se arriviamo primi (Gran Bretagna o Usa?) o la prima del gruppo B (il girone di ferro come abbiamo scritto in precedenza) cioè una tra Spagna, Serbia e Canada. Sulla carta fattibile il primo accoppiamento, ben più improbo il secondo.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement