WTA Baku: battuta d'arresto in semifinale per Karin Knapp. La finale é Gasparyan-Tig

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WTA Baku: battuta d’arresto in semifinale per Karin Knapp. La finale é Gasparyan-Tig

Doppia sorpresa nelle semifinali del torneo WTA di Baku. Un’irrequieta Karin Knapp cede in tre set alla russa Margarita Gasparyan, mancando la terza finale stagionale dopo Norimberga e Bad Gastein. Nel secondo match di giornata la qualificata Patricia Maria Tig schianta la testa di serie no.1 Anastasija Pavlyucenkova lasciandole la miseria di cinque game

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Lo storico dei match tra le due semifinaliste recita la scritta “nessun incontro”, ma nonostante la giovane età della russa, Karin Knapp e Margarita Gasparyan si sono già incrociate nel Giugno 2013 in quella che non fu più di un’esibizione davanti ai 5000 di Cagliari. Era la finale dellla Fed Cup 2013, e il tandem azzurro Knapp/Pennetta calò il poker contro la coppia Gasparyan/Khormacheva.

Il match parte subito in ascesa per Karin. La Gasparyan trova il doppio break e sale celermente 3-0. La moscovita tiene in mano il pallino del gioco e costringe Karin a muoversi con regolarità sulla linea di fondo, entrando di frequente con entrambi i fondamentali. Col rovescio coperto la russa trova profondità asfissianti, tenendo bene la diagonale e infilando l’azzurra con improvvisi cambi di direzione. La Knapp interrompe il parziale restituendo il break e tenendo il successivo servizio, complice un naturale calo di rendimento del rovescio monomane della sua avversaria. A preoccupare sono però le condizioni dell’altoatesina, che ad ogni cambio campo, probabilmente a causa del forte caldo, chiude gli occhi e poggia una borsa di ghiacco sulla testa. Si va avanti senza break sino al 5-3, sul 40 pari Karin rallenta le operazioni al servizio, interrompendo il palleggio e piegandosi sulle ginocchia. Il time violation non aiuta l’azzurra che serve una prima scarica e concede la palla break sulla quale la Gasparyan si avventa con un diritto lungolinea che pizzica la riga. L’urlo della russa è accompagnato dai timidi applausi dello sparuto parterre azero.

Il secondo set si apre com’era terminato il primo, con la classe ’94 che chiude il game ancora con un lungolinea, ma questa volta col rovescio. Il successivo break a 0 manda letteralmente fuori di testa Karin che batte violentemente la racchetta sul cemento prima di ricevere il warning e lasciarsi andare ad un ironico applauso verso il giudice di sedia. Il 3-0 arriva puntuale, con la russa impassibile dinanzi alle insanie dell’azzurra. La giornata sino a quel momento eufemisticamente poco positiva è segnata dal rendimento ampiamente sotto gli standard del dritto della Knapp, che non offre l’abituale numero di vincenti nonostante Karin riesca spesso a girare bene sul frequente, ma innocuo back difensivo della russa. Sul quarto game consecutivo conquistato dalla Gasparyan, l’altoatesina si trasforma, conquista un doppio break rispondendo sovente sulle stringhe della ventunenne moscovita e completa la rimonta ritrovando il servizio in quattro game che filano via rapidamente. Il ritorno dell’azzurra spaventa la Gasparyan, che dopo aver faticato e non poco a tenere il turno di battuta, cede sul cinque pari, palesando la desuetudine a giocare punti che pesano. Karin non si lascia pregare e rimette il match in equilibrio.

 

La russa prova a ravvivarsi con una lunga sosta negli spogliatoi, Karin la raggiunerà poco dopo, abbandonando i (pochi) spettatori accorsi sul centrale della Baku Tennis Academy al sollazzo di qualche ventaglio artigianale. “La città dove soffia il vento” non vuole proprio saperne di tener fede all’epiteto. Si ricomincia ed è subito break Knapp, che con una nuova mise affonda il drittone sul muro russo che manifesta qualche cedimento. Si va avanti senza break sino al 3-2, con l’azzurra che non approfitta di qualche passaggio a vuoto della Gasparyan e le permette di ricucire lo strappo dopo una volèe che scappa dal piattocorde, regalando un elementare passante alla moscovita. Il repertorio della russa torna prepotentemente a pesare nell’economia del match, col rovescio monomane con cui spinge sulla diagonale per aprisi il campo e poi colpire vincente in lungolinea. Il suo schema preferito le permette di breakkare nuovamente Karin ed andare a servire per il match. Sul 30-40 salva una palla break salendo meravigliosamente col dritto su una palla senza peso, poi chiude con un contestatissimo ace. Karin esce contrariata dal campo, rifiutando di stringere la mano al giudice di sedia. Potrà consolarsi col nuovo best ranking.

Nell’altra semifinale Patricia Maria Tig non lascia scampo alla testa di serie no.1 Anastasjia Pavlyuchenkova, eludendo la possibilità di un derby russo in finale. La statuaria rumena fa gara di testa sin dalle prime battute, tenendo le redini dello scambio per tutta la durata del match. Tre break per set bastano a giustificare la prova incolore della più accreditata giocatrice russa, incapace di sostenere il ritmo terrificante imposto dalla Tig col dritto, capace di trovare angoli strettissimi anche colpendo in corsa, merito delle lunghissime ed abili leve.
Tra le due finaliste non ci sono precedenti nel circuito maggiore, ma si sono già affrontate sul duro sette mesi fa, nel 25K di Andrezieux-Boutheon, dove nei sedicesimi di finale la Gasparyan ha superato Patricia Tig 6-2 7-5. Due giocatrici con ottimi fondamentali, aggressive e poco inclini a perdere campo. Comunque vada domani sarà una prima volta.
Risultati:
 
M.Gasparyan b. [2] K. Knapp 6-3 5-7 6-3
[Q] P.M. Tig b. [1] A. Pavlyucenkova 6-3 6-2

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WTA Toronto, Halep: “Questa vittoria darà a me stessa una spinta in più per credere che ci sarà altro in arrivo”

Simona Halep raggiante per il titolo e il ritorno in top10: “A volte devi accettare di non essere eccezionale in alcuni momenti e lottare per ritrovare fiducia”

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Simona Halep, conferenza post-vittoria - Toronto 2022

La 30enne Simona Halep si aggiudica il WTA 1000 di Toronto, centrando la tripletta in Canada battendo la brasiliana Beatriz Haddad Maia per 6-3 2-6 6-3. In conferenza stampa, la rumena ci ha tenuto a specificare quanto questo successo abbia importanza per lei, sia in termini di ranking che per la fiducia futura.

Il tabellone completo del WTA 1000 di Toronto

D. Ovviamente c’erano molti fan rumeni tra la folla e tu ne hai accennato. Ma quanta differenza fa per te e forse per il tuo avversario avere un tale supporto vocale, anche quando non sei in Romania?
SIMONA HALEP: Beh, per me è fantastico avere un supporto così grande perché ti spinge nei momenti difficili. E facevano il tifo per me ogni singolo punto, anche se durante la partita ero a terra. È molto importante perché senti di avere così tante persone accanto a te e ti senti un po’ più forte. Ma oggi è stata una bella atmosfera anche per lei. Quindi penso che la partita sia stata grandiosa perché anche noi siamo stati spinti così tanto dal pubblico.

 

D. Beatriz Haddad Maia ha battuto molte delle sue avversarie con il suo servizio feroce e con un dritto schiacciante. Quindi mi chiedo come hai fatto a contrastare quel ritmo in questa finale?
SIMONA HALEP: Sì, all’inizio è stata davvero dura. Ed è mancina, quindi la pallina stava arrivando diversamente, per la rotazione. È molto potente. È solida. E non è mai facile giocare contro di lei. Ci ho giocato sull’erba. Mi ha battuta qualche settimana fa, qualche mese fa. Quindi sapevo che sarebbe stata una bella sfida e una bella battaglia. Così è stato oggi, e sono davvero felice di essere stata davvero più forte nei momenti importanti.

D. Adesso sei di nuovo tra le prime 10. Credo che sia passato un anno da quando sei uscita dalla top 10. Quindi, quando guardi indietro a quest’anno, puoi forse descrivere cosa lo rende ancora più speciale ora che non stai solo vincendo ma sei tornata tra i primi 10 al numero 6 al mondo.
SIMONA HALEP: Sì, sono lì da molti anni. Ma ora mi sento come se fosse una cosa di grande rilevanza tornare tra le prime 10. Sono davvero felice di questa prestazione. Quando ho iniziato l’anno non ero molto fiduciosa e mi sono posta l’obiettivo di essere, a fine anno, in top10. Ed eccomi qui. Quindi è un momento molto speciale. Mi divertirò. Mi darò credito. Sto solo sognando di più.

D. Questo è il tuo terzo titolo in Canada. Come si paragona questa vittoria con le tue vittorie nel 2016 e nel 2018?
SIMONA HALEP: Oh, beh, è ​​difficile fare un confronto. Sono una persona diversa. Sono cambiata così tanto. Ma la felicità di vincere un titolo è la stessa. Questo torneo è un torneo piuttosto grande. È un grande torneo. Molti giocatori stanno giocando qui. Molti top player, in realtà. Quindi, sì, è una grande vittoria, secondo me. Lo prendo davvero con entrambe le mani. Darà a me stessa una spinta in più per credere che ci sarà altro in arrivo.

D. Ti è stato chiesto del momento più difficile della partita. Puoi parlare della tua mentalità nel tuo gioco di servizio in cui hai commesso quattro doppi falli?
SIMONA HALEP: Oh, sì, terribile. Sì, lo so, sono stata un po’ stressata. Non mi aspettavo di fare quattro doppi falli in un game. Non so se è successo prima. Ma a volte devi accettare di non essere eccezionale in alcuni momenti e di lottare ancora per calmarti e ritrovare la fiducia. Alla fine, è stato molto meglio servire.

Il tabellone completo del WTA 1000 di Toronto

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WTA Toronto: Simona Halep torna grande, firma il tris in Canada

Dopo quasi due anni la rumena torna a vincere un grande torneo battendo Haddad Maia in finale al terzo. Lunedì tornerà in Top 10 al numero 6

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[15] S. Halep b. B. Haddad Maia 6-3 2-6 6-3

La scorsa settimana si ritirava dal torneo di Washington in quello che era sembrato un altro brutto segno sulla sua competitività attuale. Dieci giorni dopo Simona Halep si rilancia nell’elite del tennis mondiale conquistando per la terza volta l’Open del Canada (ma la prima a Toronto) e sarà N.6 del mondo nella classifica WTA di Ferragosto.
La rumena batte in tre set la combattiva brasiliana Beatriz Haddad Maia una delle giocatrici più in forma di questa seconda parte di stagione e firma il 24° titolo della carriera, il primo WTA 1000 da Roma 2020 quasi due anni fa.

 

Un match altalenante che la brasiliana avrebbe potuto anche vincere se non avesse delapidato un vantaggio di 3-0 nel primo set cedendo 6 giochi consecutivi in stato confusionale totale.

Ma quando la partita riprende sembra essere ricominciata da zero: la mancina brasiliana stavolta sale fino a 4-0 e senza blackout particolari chiude 6-2 rimandando tutto al giusto epilogo: il terzo set.

Anche all’inizio del terzo Haddad ha le sue occasioni per partire a razzo ma Halep resiste inserendo la modalità “muro” dei bei tempi per tenere il servizio d’apertura ai vantaggi e piazzare il break alla prima chance in quello successivo. Un altro game fiume porta Beatriz al controbreak ma il prezzo da pagare in termini di energie fisiche è troppo alto sebbene sia lei ad essere 5 anni più giovane.

L’esperienza di Simona, guidata dal suo nuovo mentore Patrick Mouratoglou fa la differenza e una volta salita 4-1 difende il break senza patemi chiudendo al secondo match point.

Dolce ritorno in Top 10 per Halep che si rilancia in vista dei prossimi appuntamenti negli Stati Uniti a Cincinnati e soprattutto New York. Per Haddad Maia rimane un altro torneo eccezionale che la porta al N.16 del ranking mondiale. Al prossimo grande appuntamento!

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WTA Toronto, preview finale: sogno e realtà, Haddad Maia per volare, Halep per tornare su. E attenti agli scambi

La brasiliana vuole la ciliegina sulla torta, Simona tornare a vincere. I colpi da fondo e la resistenza il leit motiv

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Anche a Toronto, dopo lo stupore e l’incertezza della finale di Montreal, la situazione prende le pieghe della sorpresa, dell’occasione da non farsi scappare. Da una parte una giocatrice che ha iniziato l’anno al n.82 del mondo, che mai aveva raggiunto neanche un quarto di finale 1000, contro invece una che è stata al primo posto del ranking mondiale, campionessa Slam, vincitrice due volte a Montreal nel 2016 e nel 2018 (oltre ad una finale qui nel 2015). Apparentemente Simona Halep, per l’esperienza, la mentalità, il desiderio di rivincere un torneo importante che manca ormai dal 21 settembre 2020, quando alzò al cielo di Roma il trofeo degli Internazionali d’Italia più atipici di sempre, in autunno, contro Karolina Pliskova. Ma Beatriz Haddad Maia ha costruito il suo torneo da sfavorita, sta camminando in un sogno lucido, e non vorrà fermarsi proprio ora, a un passo dal terzo titolo, che sarebbe il più importante e storico, della carriera.

Non mi paragono, ha detto la brasiliana in conferenza stampa. Be’, umile e giusto da parte sua, ma sicuramente sta diventando l’orgoglio del tennis, e dello sport in generale, del suo Paese: è la prima brasiliana a battere la n.1 al mondo, prima a raggiungere una finale 1000, e prima da Gesteira nel ’69 a raggiungere tre o più finali nello stesso anno. Per arrivare fin qui ha battuto Trevisan, Fernandez, Swiatek, Bencic e Pliskova, cioè una semifinalista Slam, la padrona di casa, la n.1 al mondo, una ex campionessa e la finalista uscente (4 top 20 su 5 tra l’altro, buon presagio essendo Halep n.15), già questo basterebbe ad evincere lo stato di forma spaziale di quella che automaticamente, co le vittorie a Nottingham e Birmingham, può essere definita la giocatrice dell’estate. In realtà ha vinto 17 partite da giugno (3 meno della leader Garcia), ma il peso delle 5 di questa settimana colma ampiamente lo scarto, per palcoscenico e nome delle avversarie. Inoltre è colei ad aver giocato (e vinto) più partite da tre set nel 2022, con un invidiabile 15 su 19 e, come se non bastasse, da lunedì sarà almeno n.16 del mondo (14 se vincesse il titolo).

Dall’altra parte, le statistiche di Halep quasi svergognano quelle dell’avversaria: è la giocatrice più vincente nella storia dei Masters 1000, con 184 match portati a casa, e oggi gioca infatti la diciottesima finale (8 vittorie e 9 sconfitte) pareggiando il record di Serena Williams. Inoltre è già alla quarta finale qui, a due dalla primatista Seles, ed è la seconda giocatrice con più vittorie del tour quest’anno (37, 11 in meno di Swiatek). Dando retta ai dati e ai numeri ci sarebbe ben poco da discutere, la rumena è largamente favorita in tutto e per tutto, per esperienza, attitudine al cemento, ranking (da domani tornerà dopo un anno in top 10, da n.9 sicuramente, sesta in caso di vittoria), forse anche per precedenti: una vittoria a testa, quella di Halep all’Australian Open a gennaio, sempre sul cemento, mentre Haddad Maia ha vinto il confronto più recente in semifinale a Birmingham, torneo poi portato a casa dalla brasiliana.

 

Ma sarà il campo a dare il giudizio finale, e analizzando il gioco la situazione certamente si equilibra: Haddad Maia prima di tutto è mancina, dunque può servire curve da sinistra per tentare poi la chiusura con il dritto che possono mettere in difficoltà Halep, la quale si esalta nello scambio lungo, sul ritmo. La partita per buona parte passerà sicuramente per chi saprà meglio gestire da fondo, resistere e tenere una buona difesa, per quanto sia instillato in entrambe. Certamente tra le due la n.15 del tabellone è più avvezza alla lotta, vi ha costruito una carriera, e può andare in sofferenza se le mancano le certezze; e proprio qui dovrebbe insistere Haddad Maia, che essendo mancina e brava a variare, tagliare e attaccare la rete, può impedire ad Halep il suo gioco paziente, da tessitrice. Per quanto, di contrasto, proprio questa può essere la chiave (oltre al servizio, anche il suo è ben lavorato e porta buoni frutti) che sfrutterà la rumena per innervosire e far sbagliare l’avversaria, oltre a un gioco che vede proprio nella capacità di passare rapidamente da difensivo ad un attacco a spron battuto la sua forza. Tanti temi, stili diversi e a tratti simili, un obiettivo: la Rogers Cup 2022, per danzare con le aquile, o per tornare tra le stelle.

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