Quando dici Bjorn Borg, pensi al tennis di frontiera tra presente e passato, a quel cambiamento che andava plasmandosi secondo l’evoluzione di uno sport che da sempre ha i suoi tempi. Ti viene in mente l’allure degli anni Settanta, un tempo mitico in cui il tennista svedese si è affermato non solo come autentico fuoriclasse in campo, ma anche come una delle prime superstar della racchetta.
Gli anni che passano non sbiadiscono le vittorie di chi ha cambiato la storia del tennis, di chi anche nel giorno del suo compleanno numero 70 continua a essere l’icona che è sempre stata.
11 tornei dello Slam. Sei Roland Garros – il back to back tra 1974 e il 1975 e i quattro consecutivi tra il 1978 e il 1981, una linea segmentata solamente da Adriano Panatta e Guillermo Vilas – e cinque successi consecutivi a Wimbledon, tra cui si ricorderà l’ultimo nel 1980 contro il rivale di sempre John McEnroe, con il “tiebreak del secolo” da 34 punti del quarto set.
Bjorn Borg, la complessità oltre il campione
Una carriera che non ha bisogno di tante didascalie. Tuttavia, Borg è più dei 64 titoli che ha racimolato in tanti anni di vita tennistica. Il campione di Stoccolma ha portato avanti la rivoluzione copernicana della racchetta, imprimendole una traiettoria nuova. Bjorn ha cambiato il paradigma dell’interpretazione del gioco, della sua tecnica e dello stile. Ma ha anche sconvolto la percezione dei tennisti, che proprio in quell’epoca hanno rotto i confini sportivi per divenire personaggi pop.
La rivalità con McEnroe non ha che accresciuto il mito di Borg. Un dualismo totale. Stilistico, estetico e cromatico. E anche caratteriale, per certi aspetti. Nel 2017 il film “Borg McEnroe” ha fissato nel tempo la sfida che li ha contrapposti a Wimbledon nel 1980. Un’opera cinematografica che ha puntato sulla contrapposizione dei due, sul contrasto, rischiando di appiattire la figura di Borg, limitandola alla compostezza scandinava e alla meticolosità. E invece la complessità di fondo è la base del personaggio, che è molto di più del puntiglio che ha animato la sua carriera. Le ombre di un privato tormentato sono emerse con il tempo e da sempre si sono celate dietro l’aspetto misurato e garbato.
Borg ha attraversato gli anni rimanendo se stesso. Ha dominato negli anni Settanta, ha sfidato e condiviso la scena con McEnroe a inizio anni Ottanta e, dopo il ritiro a 26 anni, ha cercato un ultimo sussulto negli anni Novanta. Lui che da sempre è sinonimo di cambiamento tennistico, di una nuova era, ha provato il rientro con le vecchie racchette in legno, quando ormai il mondo stava evolvendo verso la modernità che lui stesso ha contribuito a inaugurare.
Allora buon compleanno Bjorn Borg!
