Bracciali e Starace radiati: ma le prove dove sono?

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Bracciali e Starace radiati: ma le prove dove sono?

Si decreta la morte lavorativa e sociale di due Davismen senza attività istruttoria. Bastano articoli di giornale e fragili presunzioni? Potito Starace “agganciato” 4 anni prima della sola combine imputata a lui. E
Gimeno Traver? E l’ATP? Il tribunale FIT declina le più fantasiose teorie sui punteggi del tennis per motivare una sentenza troppo severa, almeno per i fatti ad oggi noti. E sul rinvio ha ragione Daniele Bracciali

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Binaghi: «Guerra totale a chi ci infanga»

Dopo la sentenza del Tribunale federale che ha radiato Potito Starace e Daniele Bracciali ho tratto l’impressione di un clima decisamente colpevolista – per non dire giustizialista – dalla lettura dei commenti in argomento. Personalmente ritengo che solo la lettura degli atti del procedimento (che sono poi quelli inviati dalla Procura della Repubblica di Cremona), comprese le trascrizioni delle intercettazioni, possa consentire, come sempre, l’espressione di un giudizio individuale.

Il solo contenuto della sentenza – che ho avuto modo di leggere nella sua versione integrale su Ubitennis – non è infatti sufficiente per il semplice fatto che, costituendo la motivazione scritta ex post di un giudizio di condanna, è naturalmente impostata in senso colpevolista.

 

Aggiungo che mi sembrano d’obbligo la massima attenzione e la massima prudenza, considerato che stiamo parlando della morte lavorativa, e in un certo senso anche sociale, di due persone cui un tratto di penna ha di colpo tolto la possibilità di svolgere il proprio lavoro sia di atleti professionisti che di tecnici, financo con l’applicazione dell’odioso ostracismo rispetto a ogni luogo che abbia a che fare con il tennis, dal circolo, ai centri tecnici e agli stadi. Due persone, peraltro, che hanno dato molto alla stessa Federazione come componenti fondamentali della nostra squadra di Davis (Bracciali addirittura anche come consigliere nazionale) e che quindi hanno respirato a fondo stimoli e valori di quell’ambiente, di quella dirigenza e di quel gruppo. Motivo di più, dunque, per considerare più che mai valido, in questo particolare caso, il fondamentale principio che vuole presunto innocente qualunque incolpato sino al passaggio in giudicato della sua eventuale condanna. Motivo di più per sospendere ogni effetto di una decisione provvisoria e, soprattutto, ogni giudizio troppo sommario.

Detto questo non posso esimermi da alcune brevi e sintetiche osservazioni circa il contenuto di una sentenza che, pur con le riserve già sopra espresse circa l’impossibilità, allo stato, di conoscere tutti gli atti del procedimento, solleva fin da subito alcune perplessità sul piano del rigore logico e giuridico.

Va anzitutto rilevato come non risulti mai svolta, sia nella fase di indagini da parte della Procura federale , sia in fase dibattimentale avanti il Tribunale federale, una vera attività istruttoria. La decisione è stata infatti assunta sulla base delle sole notizie di giornale e delle sole carte provenienti dalla Procura ordinaria di Cremona (peraltro relative principalmente a una indagine sulle scommesse nel mondo del calcio). Scrive infatti il Tribunale federale : “… Dall’esame di quanto trasmesso dalla Procura di Cremona si evince l’esistenza di una vera e propria organizzazione tendente all’alterazione di incontri di tennis. Sulla base di tali elementi …”.

Viene subito da pensare che gli elementi raccolti a supporto di tale sistematica “alterazione” da parte di una “vera e propria organizzazione ” a delinquere non dovessero essere particolarmente solidi se, in tutto e per tutto, questo procedimento ha riguardato un solo episodio, e cioè il match Starace/Gimeno Traver del 19/4/2011 a Barcellona. Né, al proposito, sembra serio il richiamo del Tribunale federale a due altre partite di Starace che vengono descritte come in odore di “alterazione” (nonostante non facciano in alcun modo parte del capo di imputazione !) solo perché in un’occasione Potito avrebbe perso con un avversario che in precedenza aveva sempre sconfitto (!!) e in un’altra avrebbe deciso di ritirarsi in conseguenza di uno stato fisico precario che i giudici – non si sa perché – si sentono di mettere in discussione, anche arrivando a riferire, o almeno così sembra dalla lettura della sentenza, che uno strappo muscolare è malanno di minor rilievo di uno stiramento muscolare (!). Il tutto condito da una imbarazzante disamina del punteggio dei singoli set e dei singoli game che, a dire della Corte, proverebbero l’andamento non corretto (!!!) e quindi illecito dei match in questione. Ci si riferisce alla sconfitta con Andujar nel 2011 a Casablanca e al ritiro con Brands nel 2009 a Monaco. Questi, a dire del Tribunale, sarebbero gli indizi gravi, precisi e concordanti che dimostrerebbero la responsabilità di Starace giustificando la sua morte tennistica e lavorativa.

Il precedente è assolutamente allarmante perché induce a temere che qualunque giocatore del circuito perda con un avversario con cui non ha mai perso in precedenza, oppure ceda 6/0 al terzo dopo aver vinto il primo set si ritrovi accusato di “alterazione” dolosa del risultato.

Naturalmente la cosa è abbastanza risibile, posto che chiunque conosca il bellissimo sport del tennis sa perfettamente che situazioni di punteggio come quelle puntigliosamente (e anche un po’ maldestramente) ricostruite in sentenza sono all’ordine del giorno anche nel tennis professionistico.

Ma è perfettamente inutile dilungarsi su match che non sono oggetto del procedimento, torniamo a Barcellona. Qui Starace si ritira dopo aver perso il secondo set 6/1 senza aver manifestato prima sintomi particolari che inducessero a ritenerlo vittima di qualche malanno. Potito afferma di aver accusato improvvisamente dolori tali da indurlo al ritiro e il certificato medico parla di virus gastrointestinale, motivo che causa, nello stesso torneo, la cancellazione di Starace dal tabellone del doppio!

Non spiega bene, il Tribunale, perché questo andamento del match porti a concludere che Starace ha voluto “alterare” il risultato. Argomenti decisivi sembrano essere tre: l’insorgere troppo improvviso del dolore intestinale (a me è capitato, è capitato! Non so a voi ), il fatto che Gimeno Traver in quel momento aveva una classifica analoga a quella di Starace e quindi una sua facile vittoria stonava (… ci risiamo) e, infine, il fatto che, guarda caso, Potito aveva perso dopo avere vinto il primo set. Circa quest’ultimo fatto il Tribunale argomenta richiamando una intercettazione in occasione della quale l’indagato (a Cremona) Bruni, uno dei presunti organizzatori a delinquere, spiegava che un match perso dopo aver vinto il primo set rendeva molto di più, in termini di ammontare di scommesse, che non una facile e veloce sconfitta in due set. Principio sacrosanto (si fa per dire), ma che nulla prova circa il fatto che tutti i match persi al terzo (come quello in discussione) siano match venduti. Salvo che non concorrano ben altri argomenti di prova. Aggiunge il Tribunale che, sempre a dire del Bruni, in quei casi sarebbe fondamentale che i due avversari si conoscano bene, per consentire al venduto di proporre all’altro “fammi vincere il primo set e ti faccio vincere il match”. Purtroppo per lui Starace ha perso dopo avere vinto il primo e conosceva Gimeno Traver… quindi, indizi pesantissimi.

Peccato però che da nessuna parte della sentenza si affermi (non dico si provi) che Gimeno Traver era d’accordo e, soprattutto, non si ipotizzi che, in quel caso, si dovrebbe ovviamente supporre un concorso grosso come una casa dello stesso Gimeno Traver nella “alterazione” (cosa farà l’ATP?!).

L’argomento principe utilizzato dal Tribunale federale per chiudere il cerchio sulla responsabilità di Starace è però il seguente : “… appare dunque inverosimile che il Bracciali abbia coinvolto lo Starace nel giro delle partite truccate senza il suo consenso…!!!” ( e ciò anche in ragione del fatto che i due si conoscevano bene, formavano un ottimo doppio di tennis e cenavano spesso insieme). Siamo a fine pagina 39 della sentenza.

Un’ affermazione, un’argomentazione, un’elucubrazione… logica che si commenta da sola e che da sola, a mio parere, induce a togliere molta credibilità alla intera sentenza che, ricordiamolo, soprattutto per quanto riguarda Starace, è basata solo su elementi indiziari (della cui fondatezza in parte si è già detto). Ma per restare, e poi chiudere, sulla posizione di Potito, va anche rilevata un’altra incongruenza. La sentenza richiama con grande enfasi un sms del Bruni a certo Sganzerla (altro indagato a Cremona) in cui si scrive : “Abbiamo acquistato Potito!” .

Allora. Punto primo lo sms in questione non proviene da Bracciali né è a questi diretto. Punto due la data di questo sms è il 6/12/2007 ( ! ) e la partita “truccata” oggetto del procedimento – e della condanna – è del 19/4/2011!! Tre anni e mezzo dopo… il preteso ingaggio; è peraltro il Tribunale a scrivere che “le manovre” per convincere Starace a vendere la partita di Barcellona cominciano il giorno prima e proseguono la mattina della gara. Ma Potito non faceva già’ parte della… scuderia? Perché tutte queste manovre per convincerlo?

Dunque questi sono gli elementi a carico di Starace: nessuna dichiarazione esplicita di nessuno (a parte l’inconsistente sms richiamato), nessun elemento oggettivo (passaggio di denaro o altro), nessun testimone a carico, tante, sofferte, dolorose e gridate smentite.

Su Bracciali non mi sembra che ci sia molto di più, almeno, ribadisco, a leggere la sola sentenza. Alcune telefonate con questo Bruni di contenuto abbastanza equivoco. Nulla, a mio parere che possa costituire la famosa prova della… pistola fumante. Qualcosa più di Starace, certo (ma la c’è il nulla), però per condannare alla morte civile ci vuole altro, almeno secondo il mio punto di vista.

Bracciali ha comunque ragione da vendere sul piano processuale quando eccepisce la decadenza per superamento del termine posto dal Regolamento di Giustizia federale per la pubblicazione della sentenza. La Corte si arrampica sugli specchi, a mio parere, per respingere l’eccezione, che appare invece fondata. La tesi della Corte è infatti che il termine sarebbe stato sospeso per le richieste di semplice rinvio formulate dagli incolpati, ma la tesi non regge. Non voglio qui tediare i miei pochi lettori (pochissimi poi quelli arrivati sin qui), ma va detto che: i rinvii sono stati chiesti dalla sola difesa Starace e non da quella Bracciali; i rinvii non erano semplici ma motivati con richieste istruttorie (delle due l’una: o erano infondate le richieste e dunque dovevano essere respinte, oppure erano fondate e dunque non si trattava di rinvii semplici); la Corte ha concesso d’ufficio termini a tutte le parti (quindi anche alla Procura e a Bracciali che non li aveva chiesti). Il termine è stato dunque superato e la sentenza è dunque criticabile e annullabile anche sul piano formale.

Vedi anche il commento del direttore Ubaldo Scanagatta alla sentenza emessa dal Tribunale FIT

 

Massimo Rossi

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ATP Tel Aviv: Djokovic un treno non dirottabile, Andujar evita quantomeno il doppio cappotto

Pablo esulta nell’ottavo game del match, quando finalmente si sblocca, come se avesse compiuto l’impresa del secolo. Pospisil, prossimo avversario di Novak, non sarà contento

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Novak Djokovic - Laver Cup 2022 Londra (foto Twitter @lavercup)

[1] N. Djokovic b. P. Andujar 6-0 6-3

Era affamato, lo si era già compreso appieno durante la Laver Cup, almeno finché le energie fisiche lo hanno sostenuto. Era voglioso di riconquistarsi il terreno perduto, in termini di partite giocate ed eventi a quali non ha potuto prendere parte nel 2022, era motivato a dimostrare a tutti i costi che lui non ci pensa minimamente a cedere lo scettro. L’adrenalina del campo, poi, è cresciuta a dismisura a causa del mancato esordio in doppio in Israele, dove avrebbe dovuto accompagnare al canto del cigno il padrone di casa e specialista Erlich. Dunque arrivati al suo match di singolare, tutta l’essenza del campione che ha in corpo non poteva non essere sprigionata travolgendo tutto quello che incontrava.

Così si racconta il 6-0 6-3 in neanche un’ora e mezza, di una mattanza “quasi” totale, che la tds n. 1 del Watergen Tel Aviv Open Novak Djokovic ha inflitto al veterano castigliano Pablo Andujar; al cui spirito combattivo, oltre che alla lucida abilità nel saper modificare il piano partita strada facendo, si deve il mancato – non per molto – doppio capotto. Un “one Nole show“, caratterizzato principalmente da una prima di servizio ed in generale da una battuta massacrante – per gli avversari – per costanza ed efficacia: 8 ace scagliati, il 66% di prime in campo, l’81% di trasformazione, ma anche un invidiabile 71% di realizzazione con la seconda (10/14) e dulcis in fundo 0 palle break concesse. Ma ciò che più di tutto impressiona, è l’enorme ventaglio di opzioni del fondamentale d’inizio gioco balcanico: ogni taglio, ogni angolo, all’interno di una costante variazione per non dare punti di riferimento. A sottolineare, infine, le difficoltà incontrate dal 36enne di Cuenca; l’incredibile – in negativo – dato di punti vinti sulla prima nel parziale d’apertura: solo 6 e addirittura 0 sino al 5-0. In quarti di finale Vasek Pospisil è avvisato, il problema al polso è ormai solo un lontano ricordo.

 

IL MATCH – A discapito di quello che potrebbe far pensare la nomea di Andujar, derivante dall’etichetta appiccicatagli agli albori della sua carriera di solido regolarista fondocampista della terra battuta, caratteristiche riscontrabili nel tipico giocatore di formazione spagnola; il 36enne castigliano è un tennista che ben si adatta ai campi veloci. E’ vero che il suo “titolo” di specialista del rosso, il n. 115 ATP se l’è guadagnato non solo per via delle sue origini iberiche o del proprio stile di gioco, ma anche a suon di successi sulla terra; infatti i quattro tornei vinti in singolare, nella sua longeva carriera, – nonostante sia sta profondamente martoriata dagli infortuni – da parte del classe ’86 nativo di Cuenca sono stati conquistati tutti sul mattone tritato. Eppure andando a scandagliare approfonditamente gli anni trascorsi nel circuito dal veterano Pablo, si ci rende conto di come abbia ottenuto i risultati più prestigiosi, negli appuntamenti di maggiore rilevanza del Tour, sul cemento: in veneranda età, tre anni fa, si è spinto sino agli ottavi dello US Open raggiungendo il proprio miglior risultato negli Slam. Ma purtroppo per lui, oggi, si sapeva che le cose sarebbero state alquanto – per usare un eufemismo – complicate; questo non perché nel secondo turno dell’ATP 250 di Tel Aviv trovava dall’altra parte della rete un 21 volte campione Slam, recordman di settimane – e stagioni concluse – al n. 1 del ranking mondiale e di svariati altri primati della storia di questo sport: ma semplicemente un giocatore come Andujar non può minimamente impensierire un atleta delle qualità di Djokovic. Terzo confronto diretto tra i due, vittorie balcaniche a Umago 2007 e ad Indian Wells 2012, in California successo al set finale.

Se poi la versione del 35enne di Belgrado, è quella magnifica ammirata già settimana scorsa contro Tiafoe in Laver Cup, è presto fatto che il match sostanzialmente è soltanto un’utopia. E’ più corretto definirlo un one man show. Chiaramente, inoltre, il livello dell’avversario odierno è inferiore rispetto a quello che può esprimere un tennista. come Frances, capace di raggiungere la semifinale a New York meno di un mese fa: ciò vuol dire score ancora più a senso unico. Un 6-0 in 29 minuti, che ha mostrato tutti i limiti dello spagnolo e, allo stesso tempo, tutti i punti di forza leggendari del campione serbo. L’ex n. 32 nel ranking ci ha provato, ma nell’incontro odierno la tattica che normalmente utilizza contro qualsiasi avversario, ovvero allungare lo scambio sfiancando il duellante attraverso l’impermeabile solidità, al cospetto del n. 7 al mondo è unicamente controproducente. Infatti se c’è uno stile, con il quale Novak va a nozze è proprio quello che viene prodotto dalla racchetta di un regolarista da fondo, poiché lui da contro attaccante – celeberrima invenzione del Poeta Clerici, per definire Andre Agassi – raffinatissimo qual è, in parole povere fa le cose in campo in maniera migliore. Pablo può contare su un ottimo equilibrio tra i due fondamentali, non ha un colpo a rimbalzo nettamente superiore all’altro, ma manca dell’esecuzione definitiva; di quella “castagna” in grado di destabilizzare il punto per incisività, velocità o potenza – per capirsi il drittone alla Berrettini, o alla Del Potro -. Possedere una arma definitiva, provoca come conseguenza il restringimento del rettangolo di gioco per l’avversario, banalmente la porzione di campo da poter – dover – centrare visto che non ci si può permettere di mandare la sfera di feltro nella metà campo “infestata” dalla mazzata altrui.

Dunque in questo contesto tattico, il ribattitore per antonomasia non può che sguazzarci con il proprio tennis. Andujar però, purtroppo per lui, deve fare i conti anche con una giornata in cui non perviene la profondità nei suoi colpi. Ebbene se poi il 36enne di Cuenca, considerando il suo gioco, offre palle comode da spingere dalla linea del servizio; a Nole viene servita sul piatto d’argento l’opportunità di dominare in lungo e largo. E’ uno spettacolo della natura tennistica, il sette volte campione di Wimbledon: monumentale in risposta, implacabile nell’anticipo, robotico – nel senso di non umano, non di poco stilistico – nell’efficacia dei suoi colpi, imbarazzante – per l’iberico – nella consistenza, elegante e mortifero nei tocchi sopraffini. L’ex n. 1 del mondo regala perle, da fare invidia ai più grandi: accelerazioni in contro-balzo di rovescio magnifiche, stop-volley e drop-shot inavvicinabili dai comuni mortali.

L’assolo non cenna ad arrestare la sua corsa. Ma quantomeno nel secondo parziale Djokovic trova un minimo di resistenza in più che regala qualche, seppur isolato ed effimero, bagliore di equilibrio che possa giustificare la dicitura “partita”: la quale dovrebbe presuppore due avversari che si affrontano cercando di superarsi a vicenda. E’ portatore di tratti addirittura drammatici ed eroici, il secondo game della “nuova” frazione: la bellezza di 27 punti giocati, 20 minuti di durata, cinque palle break sfumate che avrebbero significato l’ottavo gioco consecutivo vinto dalla tds n. 1. Soprattutto, però, a svettare su tutti gli altri numeri, le sei chance non concretizzate dal castigliano prima che si materializzasse la settima opportunità per, finalmente, ottenere il tanto agognato e sospirato primo game della sua partita. Boato del pubblico, anche Nole è costretto a boccheggiare. Pablo alza le braccia al cielo come se avesse vinto un torneo, quando invece ha solo cancellato lo zero dalla propria casella, che tuttavia forse oggi è veramente un’impresa di cotale importanza. In verità anche sul 5-0 del primo, qualcosa si era iniziata a smuovere, con un altro turno di servizio maratona da 17 punti, con il n. 115 che ha messo tutto se stesso per iscriversi al match. Tuttavia un affamato Novak non si è dimostrato caritatevole in alcun modo, mettendo in mostra la propria micidiale capacità – quasi unica del suo genere, l’unico a poterne replicare le gesta è Nadal – di coprire il campo a tutto tondo; da sopra a sotto e viceversa. Emblematico, un quindici, nel quale Nole recupera il lob spagnolo, e subito dopo, s’intasca il punto grazie ad un scatto bruciante in avanti con cui riprende la volée stoppata dall’ex n. 32. Di fronte a questa ennesima prodezza, Andujar si accovaccia sulla rete in segno disperazione e lesa maestà: la fotografia della prima parte della sfida, insieme all’espressione – da meme social – di Ivanisevic sorpreso e sbalordito dal suo allievo.

Per fortuna, come detto, con grande forza d’animo il veterano della Castiglia riesce a liberarsi della scimmia, che si era posseduta della sua “spalla”, e questo finalmente lo slega dal peso che avvertiva su di sé permettendogli di lasciare andare il braccio. Ciò unito ad un atteggiamento decisamente più propositivo e offensivo, dettato dall’assunta e assoluta consapevolezza del classe ’86 della Roja del fatto che non avrebbe avuto praticamente nessuna occasione di mettere in cascina alcuno dei restanti game; cambia piano tattico verticalizzando maggiormente e prendendo la via della rete con più continuità. Questo, quindi, ci omaggia almeno di un secondo set disputato sulla stessa onda, con una “specie” di equilibrio che si manifesta. Di fatto un vero e proprio nuovo incontro, che raggiunge il suo acme a metà parziale. Sul 3-3, per la prima volta nel match – e seconda, visto che si ripeterà nell’ultimo gioco della partita ma da 40-0 – Andujar si arrampica a 30 sul servizio serbo, ma nell’unico momento di reale pathos della sfida; Djokovic chiama a raccolta la sua prima e si toglie d’impiccio. E’ l’ultimo sussulto del duello, perché Novak dà la sgasata finale portando a casa gli ultimi due game della contesa: 6-3 dopo meno di un’ora e mezza.

LE ALTRE PARTITE (di Paolo Michele Pinto)

Cadono teste di serie a Tel Aviv. Fuori Schwartzman e Van De Zandschulp, ovvero i n. 3 e 5 del tabellone dell’ATP Tel Aviv 2022. L’argentino si fa ammaliare dai colpi potenti di Rinderknech, mentre l’olandese esce sconfitto nella sfida con Broady.

Tel Aviv, invece, continua a impreziosire la settimana di Constant Lestienne che supera nettamente Emil Ruusuvuori in due set, 6-4, 6-2. Il francese parte male ed è costretto ad annullare due palle break che avrebbero portato il finlandese sul 3-0.  Sul più bello si spegne la luce in casa Ruusuvuori che si passa dal 4-3 e servizio al 6-4 per il suo avversario. Il finlandese chiuderà con ben 29 errori non forzati che faranno tutta la differenza del mondo in negativo anche nel secondo set, condotto agevolmente da Lestienne e vinto 6-2. Adesso per il francese la sfida con Cressy, testa di serie n. 4.

L’impresa di giornata è di Liam Broady che batte Van De Zandschulp con il punteggio di 6-4, 4-6, 6-3 in 2he42’. Parte subito bene il n. 174 del ranking che ottiene il break e vola 3-0. L’olandese avrà sei palle per il controbreak ma riuscirà a concretizzare la settima solo nel nono gioco. Ma a sorpresa la testa di serie n. 5 non sfrutta la chance di agganciare il suo avversario e si ritrova sotto di un set. Nel secondo parziale arriva la reazione dell’olandese che potrebbe chiudere 6-2, ma sul finire del set subisce il rientro dell’avversario. Nel terzo set scappa subito via il britannico che ottiene il break e non sfrutta tre palle del possibile 4-0. Poi Broady si complica i piani quando va a servire per il match, ma è costretto ad annullare una palla del controbreak prima di alzare le braccia al cielo.

Tutto facile per Vasek Pospisil contro Edan Leshem, n. 446 del ranking ATP. Match durato 1he21’ con il padrone di casa che, sospinto dal tifo del pubblico, ha retto bene al servizio sino al 2-2. Poi Pospisil ha cominciato con una serie di colpi vincenti che hanno messo in difficoltà l’israeliano. Compito agevole nel secondo parziale chiuso con 5 ace, 11 vincenti e il 93% di punti ottenuti con la prima, ben 14/15. Dall’altra parte Leshem soffre soprattutto con la prima di servizio con la quale vince solo il 48% dei punti.

Il match più spettacolare è senza dubbio quello tra Rinderknech e Schwartzman durato 2he38’ e vinto dal francese con il punteggio di 6-3, 2-6, 7-6(9). Parte bene il n. 58 del ranking che vince ben 17 punti su 18 con la prima di servizio. L’argentino si innervosisce e non riesce mai a entrare in partita. Nel secondo set si invertono i ruoli, Schwartzman comincia a rispondere bene alla prima di servizio dell’avversario e infila una striscia di quattro giochi consecutivi e riequilibra il match. La striscia di game vinti dall’argentino si allunga a sei nel terzo set, con il break in apertura che sembra indirizzare una gara che, in realtà, è ancora lunga da vivere. Rinderknech ottiene il controbreak nel turno di battuta successivo e ne nasce una sfida molto equilibrata. La prima è un gran vantaggio per il francese, mentre l’argentino prova a chiamare a rete l’avversario e ottiene punti preziosi. Sul 5-4 0-30 Rinderknech ritrova la magia della sua prima e la gara si prolunga sino al tie break. In avvio entrambi commettono un doppio fallo. E’ sempre il francese ad ottenere il minibreak e a sprecare a rete quando con la volee distrugge quanto di buono costruito. Schwartman soffre e si spazientisce per le tante righe pescate dal francese. Ma fanno parte del gioco e anche l’ultimo dritto pizzica la riga laterale e regala il passaggio del turno al Rinderknech che chiude al secondo matchpoint.

IL TABELLONE DELL’ATP 250 DI TEL AVIV

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ATP

ATP Napoli, in corso i lavori per la costruzione dell’Arena da 4.000 posti

Iniziati i lavori per la costruzione dell’impianto principale del torneo, l’Arena da 4000 posti. “Nonostante il maltempo di questi giorni, saremo pronti” ha dichiarato l’organizzazione

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A poco meno di un mese dall’inizio del torneo di Napoli, a cui parteciperanno tra gli altri gli azzurri Musetti, Sonego e Fognini, oltre al numero 9 del mondo Rublev, sono a buon punto i lavori per la costruzione dell’Arena da 4.000 posti sul lungomare della città partenopea: sarà l’attrazione e il cuore pulsante della Tennis Napoli Cup, torneo ATP250 in programma dal 17 al 23 ottobre (qualificazioni il 15 e il 16 ottobre). Dopo la trasformazione della superficie di tre campi del Tennis Club Napoli, da terra rossa a cemento, è partita l’operazione principale, con l’allestimento dell’Arena che rappresenta il vero e proprio fiore all’occhiello di un evento molto importante per tutto il movimento tennistico italiano e per Napoli in particolar modo, città che ha ospitato per anni un torneo Challenger e che ora si prepara al salto di categoria: “Nonostante il maltempo di questi giorni che ci sta facendo inevitabilmente soffrire – ha spiegato l’organizzatore Cosimo Napolitano – saremo pronti. Contiamo per mercoledì 12 o giovedì 13 ottobre di effettuare le tanto attese prove tennistiche”.

Passaggi obbligati, una sorta di tabella di marcia fino al grande giorno: “Si tratta di passaggi uno successivo all’altro, obbligatori per la perfetta realizzazione del campo – illustra nei particolari Cosimo Napolitano –. Si provvederà a disegnare e gettare il bordo del perimetro del campo, che poi verrà riempito con degli inerti che creeranno la base per stendere la platea di legno, con il tappetino, il cemento e la relativa resina”.

L’Arena sarà una struttura ad alta tecnologia, tutto l’impianto perimetrale del campo sarà dotato di tecnologia Led con un backdrop di due metri sul lato corto del campo centrale, come nei grandi tornei dell’ATP Tour. “Durante il challenger del 2021 a Napoli abbiamo fatto intravedere le novità che metteremo in pratica nell’ATP 250 – ha aggiunto Napolitano -, qualcosa di bello che a Napoli non si è mai visto. Ora le stiamo realizzando tutte, con l’aggiunta di effetti grafici particolari e nuovi, tutto ad altissima tecnologia”.

 

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Flash

WTA Tallinn: Kontaveit e Kanepi dettano legge in casa

La numero uno estone lascia appena tre game a Martincova e si avvicina alla top3. In caso di vittoria domani nei quarti scavalcherebbe infatti Paula Badosa

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Anett Kontaveit - US Open 2022 (foto Twitter @wta)

Nel giovedì del WTA di Tallinn grandi protagoniste le due padroni di casa, Anett Kontaveit e Kaia Kanepi. Le due estoni staccano il biglietto per i quarti di finale battendo rispettivamente Martincova e Li.

A. Kontaveit b. T. Martincova 6-2 6-1

Dopo un rapido scambio di break e contro-break in avvio, Anett Kontaveit prende subito il largo. La tennista di casa fa valere la sua maggiore completezza tennistica rispetto a Tereza Martincova, è determinante in risposta e conquista cinque giochi consecutivi. In men che non si dica, la numero 4 del mondo vola sul 5-1. Al servizio per conquistare il primo parziale è costretta a salvare due palle break – seppur non consecutive – ed è brava a sventarle entrambe, chiudendo 6-2 in meno di 40 minuti.

L’andamento del secondo parziale ricalca perfettamente quello del primo. Tre break consecutivi all’alba del set, poi è la numero 1 del seeding a prendere il largo. La giocatrice ceca non riesce a tenere neanche un turno di servizio nei quattro affrontati nel secondo parziale, cedendo il passo alla sua avversaria in poco più di un’ora di gioco. La tennista estone fa la voce grossa e vince 6-2 6-1, raggiungendo ai quarti Ysaline Bonaventure. La 28enne belga è riuscita ad eliminare la favorita Jil Teichmann, salvandole anche un set point nel primo set. La sorpresa di questo torneo si impone 7-6 (8) 6-3: ora l’asticella si alza notevolmente, contro una Kontaveit che ha una grande occasione. In caso di approdo in semifinale, infatti, scavalcherebbe Paula Badosa in classifica per appena sei punti, issandosi alla terza posizione.

K. Kanepi b. A. Li 7-5 7-5

Nei quattro match in programma quest’oggi, il 50% vedeva in campo una giocatrice di casa. Oltre al già citato successo di Anett Kontaveit, l’Estonia può esultare anche per via della vittoria di Kaia Kanepi, glaciale nell’undicesimo game di entrambi i set. La numero 32 WTA viene infatti spinta alla distanza da Ann Li, che nel primo set le tiene testa fino al 5-5. La tennista estone, però, accelera e trova in break a zero, si fa riprendere da 40-0 mentre è in procinto di chiudere il set, ma alla quarta chance intasca comunque il primo parziale: 7-5.

Nella seconda frazione Kanepi perde due volte la battuta (finendo prima sotto 0-2, poi 2-4), ma in entrambi i casi riesce a rintuzzare immediatamente il tentativo d’allungo della statunitense. A Li è fatale ancora l’undicesimo gioco, perso a 15. La sua avversaria si trova nella stessa situazione poco dopo, ma riesce a rimontare e, alla seconda opportunità, vince 7-5 7-5. Ai quarti di finale per una Kanepi molto concreta (5/6 sulle palle break) ci sarà Karolina Muchova. Definito anche l’ultimo quarto, che si disputerà tra Belinda Bencic – già qualificata grazie alla vittoria di ieri su Boulter – e Donna Vekic, capace di eliminare per 6-2 6-4 Shuai Zhang, testa di serie numero 8.

Il tabellone completo del WTA250 di Tallinn

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