Signori fate il vostro gioco: Djokovic o Federer? O la sorpresa?

US Open

Signori fate il vostro gioco: Djokovic o Federer? O la sorpresa?

Parte l’ultimo slam del 2015. Djokovic e Federer i soliti favoriti, ma sono tanti i motivi di interesse. Da Murray a Nishikori, dai giovani Kyrgios e Rublev. Tra questi purtroppo non ci sono gli italiani, ma sarà divertente lo stesso

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I trofei dello US Open, sullo sfondo il Brooklyn Bridge

Lunedì 31 Agosto alle ore 11 – in Italia saranno le 17 – Dominica Cibulkova e Ana Ivanovic apriranno l’edizione numero 48 degli US “Open” cioè aperta ai professionisti. Il torneo si disputa dal 1881 ma a differenza del più celebre fratello maggiore – Wimbledon – ha cambiato superficie varie volte. Questa del 2015 è la 38ma sul cemento. La prima, nel 1978, la vinse Jimmy Connors che lasciò appena otto games a Bjorn Borg; l’ultima – e in molti si chiedono ancora come – Marin Cilic che in finale ha lasciato un game in più a Nishikori di quanto Connors ne avesse lasciati a Borg.

È l’unico torneo, dei 4 dello Slam, ad aver avuto 2 vincitori diversi dai Fab Four dal 2006 a oggi, Del Potro e Cilic. Il numero 1 del mondo, Novak Djokovic, lo ha vinto una sola volta, nel suo anno di grazia 2011, ma anche allora andò vicinissimo a perderlo, quando si trovò a rispondere sotto 40-15 e 3-5 nel quinto set in semifinale contro Federer. Qui Andy Murray ha vinto il suo primo Slam e questo è lo Slam che dopo essere stato dominato in lungo e in largo da Federer è diventato tabù per lo svizzero, che non arriva in finale dal 2009. In nessun altro slam ha un’astinenza maggiore.

È un torneo che parte con un gran numero di giovani promesse: Rublev, Zverev, Coric, Ymer (Elias, che ha anche un fratello più piccolo, Mikael nato nel 1998), Chung, Tiafoe, oltre ai più celebri Kyrgios e Kokkinakis e a Domic Thiem che sembra già un veterano ma in fondo compirà 22 anni durante il torneo. Insieme a loro delle vecchie glorie, come Hewitt, Baghdatis, Stepanek, Tommy Haas e Mardy Fish che quest’anno ci saluta, a questo punto speriamo faccia un regalo a Cecchinato. Tanto giovani non sono neanche Karlovic e ovviamente il buon Federer che però pare azzardato inserire in elenco.

 

Alcune partite del primo turno sono più che interessanti. Su tutte naturalmente quella tra Kyrgios e Murray, anche se lo scozzese appare troppo solido perché ci possa davvero essere partita. I due si sono già incontrati sia a Melbourne che a Parigi e Nick ha perso 6 set, arrivando una sola volta al tiebreak. Difficilmente riuscirà a fare tanto meglio.
Ma anche Kokkinakis poteva avere un sorteggio migliore. Il Gasquet di questi tempi non vincerà né Slam né “1000” ma a primo turno non perderà.
Borna Coric ci dirà probabilmente per quanto tempo ancora vedremo in campo Nadal. Difficile pensare ad una sconfitta del maiorchino ma il dubbio che possa essere un Nadal sempre più sfiduciato serpeggia tra addetti ai lavori e semplici spettatori. E non è impossibile che l’abbia lo stesso Nadal che quest’anno non è mai andato oltre ai quarti di uno slam.
Oltre ai giovani un’occhiata sarà il caso di darla a Dolgopolov. Il “guru” può perdere netto oppure arrivare in rotta di collisione con Nishikori. Nei panni del giapponese forse preferiremmo evitarlo.
Meglio invece avere poche aspettative sull’incredibile Gulbis, capacissimo di rischiare qualcosa persino con Bedene. Qualcuna in più magari su Dimitrov, che ha avuto un tabellone come meglio non si poteva e che ai quarti dovrebbe arrivarci senza particolari problemi.

Prima di passare ai big la solita triste panoramica su casa nostra. Seppi ha un primo turno agevole ma già al secondo cominceranno i guai. Arrivare da Djokovic sarebbe già qualcosa.
Per Bolelli sarebbe già tanto invece arrivare da Berankis a secondo turno, ma con Goffin sarà molto dura.
Cecchinato avrà Fish, come detto sopra. Lo statunitense ci terrà a far bella figura e purtroppo l’italiano finirà con l’essere la vittima predestinata. Ci aspettavamo uno dei campi principali ma evidentemente dalle parti di New York sono ottimisti e sperano di rinviare la festa.
Su Fognini non c’è più niente da dire, in tutta franchezza una sua vittoria contro Johnsson sarebbe sorprendente.
Infine Lorenzi. a cui è toccato Veselj, non proprio un big match.

Tante parole per arrivare ai favoriti. Togliamo di mezzo la questione Cilic anche a Međugorje non sarà il caso di esagerare con i miracoli. Il croato dopo un anno di gita in Top10 potrà almeno evitare di giocare con la pressione di chi è il detentore di un torneo della Slam. Il sorteggio non è stato malvagio ma tra lui e Nishikori c’è Dimitrov, forse troppo per il buon Marin.

In qualche modo si è parlato già del giapponese, che si trova in una strana situazione. Ormai stabile in Top5 Kei pare non riuscire a fare quell’ultimo passettino in grado di trascinarlo a vincere almeno un “1000” se non proprio uno Slam. Il fatto che abbia saltato Cincinnati è un segnale che gli avversari non dovrebbero sottovalutare, perché è evidente che Chang punta al bersaglio grosso. Si è detto che meglio lui che Murray per Djokovic ma non ne siamo così convinti. In ogni caso sarà dura.

E a proposito di Murray, se mai dovesse vincere questo torneo sarà forse il più meritato degli ultimi anni. Allo scozzese è toccato un tabellone da brividi. Abbiamo detto di Kyrgios, dopo un paio di turni agevoli dagli ottavi dovrebbe vedersela con uno tra Thiem, Anderson e Rublev e va ancora bene. Poi la triade Wawrinka-Federer-Djokovic. Sarebbe meno faticoso un giro in Amazzonia.

Sul fatto che Wawrinka sarà presente all’appuntamento ci sono pochi dubbi. Il vincitore del Roland Garros, sembra che abbia deciso, come Nishikori, di puntare sugli slam a costo di prendere delle severe scoppole anche in tornei prestigiosi come Cincinnati. Del resto a 30 anni meglio dosare le risorse e il tabellone piuttosto agevole, quel matto di Gulbis permettendo, è un vantaggio in più. Poi vale quello già detto per Murray: sarà in grado di fare le tre partite della vita? Nei due slam vinti una mano l’aveva avuto dagli avversari che dopo il gran quarto di finale (Djokovic a Melbourne e Federer a Parigi) gli avevano consentito di rifiatare un po’ in semi e farsi trovare pronto all’ultimo atto. Ma il Federer di questi tempi ha fatto una capatina alla fonte della gioventù e non sarà Berdych a fermarlo.

A proposito di Federer sembra di nuovo l’anno buono. Il monumento svizzero pare persino più rapido del solito e per quanto la cattiva giornata è uno spettro più spaventoso di un tempo Roger sembra aver di nuovo un ampio margine sul resto della compagnia. Almeno fino alla semi dovrebbe bastare, soprattutto se continauerà a servire in questo modo pazzesco: dopo i 117 turni di fila interrotti da Simon e Wimbledon, con l’eccezione della finale contro Djokovic, Federer ha concesso in tutto quattro palle break: una a Murray a Londra e 3 a Feliciano Lopez a Cincinnati. Poi stop. Semifinali e finali di Cincinnati sono a loro modo storici: contro i primi due del mondo e i migliori ribattitori forse mai visti su un campo da tennis Federer solo una volta è arrivato a 40 sul proprio servizio. Sembra incredibile a scriversi non immaginiamo a farsi.

Gran finale con il favorito degli ultimi 5 anni, Novak Djokovic. Solo la prima volta il serbo è riuscito a confermare i pronostici, poi è riuscito a regalare un paio di titoli a Murray e Nadal e a farsi travolgere da Nishikori. L’impressione è che Nole faccia una gran fatica a tenere alta la concentrazione per tutto l’anno, e che per via di Parigi finisca con lo spendere enormi risorse, mentali prima ancora che fisiche, che poi fatica a recuperare. Quest’anno i concorrenti sembrano agguerriti ma il sorteggio l’ha trattato bene, se si considera che il suo problema più grosso prima di Nishikori potrebbe essere addirittura Nadal. Può provare a rifiatare ma deve stare attento perché se non è al massimo i suoi margini si riducono, anche se Goffin non arriverà certo ad avere deu break di vantaggio nel set decisivo.

Insomma questo è quello che ci aspetta, ma altro è rimasto fuori. L’orgoglio di Ferrer, la mina vagante Isner, il declinante Tsonga.

Il nostro pronostico? Ve lo diciamo dopo, buon tennis a tutti.

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Entry List

US Open 2021, entry list femminile: quattro italiane a far compagnia a tutte le favorite

Tutta la top 20 presente. Suarez Navarro si concede un ultimo saluto, Bertens no. Dentro Giorgi, Paolini, Trevisan ed Errani

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US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

C’è ancora un’Olimpiade di mezzo ma intanto a New York si portano avanti con il lavoro e dunque è stata rilasciata la lista delle partecipanti agli US Open 2021, l’ultimo Slam stagionale. Al momento non ci sono assenze tra le prime 20 giocatrici del mondo e la prima a non risultare iscritta è proprio la n. 21 Kiki Bertens. L’olandese aveva annunciato un mese fa l’intenzione di chiudere la carriera nel giro di poco tempo e stando così le cose il torneo olimpico di Tokyo sembra essere il suo ultimo evento agonistico. Oltre a Bertens non saranno presenti Svetlana Kutsnetsova (vincitrice dell’edizione 2004) e le due cinesi Zheng Saisai e Zhu Lin. A sfruttare il ranking protetto sarà invece Carla Suarez Navarro la quale dopo il Roland Garros, Wimbledon e le Olimpiadi, sta facendo un vero e proprio tour d’addio più che meritato.

Il numero di italiane ammesse direttamente nel tabellone principale sale a quattro giocatrici rispetto alle tre di Wimbledon perché oltre alle solite Camila Giorgi, Jasmine Paolini e Martina Trevisan, va aggiunto il ritorno di Sara Errani, che occupa proprio con l’ultimo posto disponibile. Per lei, che in passato raggiunse anche una semifinale nel 2012, è la prima apparizione a Flushing Meadows dal 2016.

L’entry list aggiornata degli US Open

 

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Flash

Ufficiale: pubblico al 100% per tutto lo US Open 2021

Nessun limite di pubblico a Flushing Meadows quest’estate: sarà il primo torneo a giocarsi interamente con gli spalti pieni

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Arthur Ashe Stadium US Open
Fans all'Arthur Ashe Stadium - US Open 2019 (Photo by Allison Joseph/USTA)

Lo US Open 2021 sarà il primo torneo del circuito di tennis professionistico a disputarsi per intero con gli spalti pieni, senza riduzioni dovute alla pandemia di Covid-19. Lo ha comunicato lo US Open e l’USTA sui loro canali ufficiali. Potremmo perciò rivedere in estate (dal 30 agosto al 12 settembre) un altro torneo con il 100% della capienza di pubblico per la a livello Slam dall’inizio della pandemia: l’ultimo torneo Major giocato interamente senza restrizioni fu infatti l’Australian Open 2020, vinto da Novak Djokovic.

Un primo assaggio di ciò che ci aspetterà allo Slam di Flushing Meadows lo avremo nella fase finale del prossimo torneo di Wimbledon. Nonostante un preoccupante aumento dei casi di contagio – dovuti alla diffusione della “variante Delta” – in Gran Bretagna, a Church Road il torneo si giocherà quasi interamente con la capienza dimezzata, ma il governo e gli organizzatori del torneo hanno trovato un accordo per cui in occasione delle finali (sabato 10 e domenica 11 luglio) il Campo Centrale di Wimbledon sarà pieno al 100% della sua capacità.

 

Negli Stati Uniti le vaccinazioni procedono a ritmo serrato: quasi metà popolazione è stata già immunizzata con due dosi di vaccino anti-Covid (o con la dose unica Johnson&Johnson). Nello stato di New York il 70% della popolazione adulta ha già ricevuto almeno una dose di vaccino, riporta la NBC, mentre oltre il 50% è già stata immunizzata. Grazie a questi numeri il torneo quest’estate potrà riaccogliere gli appassionati senza limitazioni all’accesso: nell’ultima edizione “Covid-free”, lo US Open 2019, hanno assistito al torneo oltre 700.000 spettatori, mentre fu desolante quella del 2020, vinta da Dominic Thiem. Si giocò con gli spalti interamente vuoti.

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Focus

Gli outfit dello US Open 2020

Bene (per una volta) Serena Williams. Benissimo Osaka. Agassi è di nuovo tra noi. Djokovic impeccabile… non come in campo. A Berrettini serve più fantasia

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Serena Williams - US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Anche i tennisti sono rimasti loro malgrado in pigiama e pantofole per un sacco di giorni. Niente scarpe, fascette e polsini. Immaginiamo che avranno avuto una voglia matta di tornare a sfoggiare quelle che sono le loro uniformi, come il camice per il dottore, la toga per gli avvocati e la divisa per i poliziotti. A maggior ragione considerando che il primo Slam dell’era post-Covid è stato lo US Open, dove si sa, in termini di outfit, vale un po’ qualsiasi cosa. E noi siamo lieti, a pochi giorni dall’inizio del Roland Garros, di poter tornare a commentare quelli che sono riusciti a scegliere gli abiti migliori e quelli che invece, a forza di girare per casa con quello che trovavano, hanno perso il buon gusto in fatto di vestire.

Serena Williams – Nike

Finalmente! No, Serena non ha vinto il tanto agognato 24esimo titolo Slam – fermata in semifinale da un’ispiratissima Vika Azarenka – ma, per una volta, ha centrato la mise in campo. Nike le ha creato un abito elegante dalle linee abbastanza classiche, mettendo da parte gli eccessi di dubbio gusto. Molto graziosa la gonna dai volant asimmetrici ma senza esagerazioni. Azzeccati i colori: beige per la sessione diurna e rosso carminio per quella serale. Unico neo, l’elastico per capelli col doppio pon pon. Un po’ naïf e fuori contesto ma, trattandosi di un piccolo accessorio, glielo perdoniamo. (Laura Guidobaldi)

Serena Williams – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Novak Djokovic e Lacoste

Lacoste dimostra ancora una volta l’estrema eleganza nella scelta dei completi con i quali presentare a un torneo il suo uomo immagine: il numero uno del mondo Novak Djokovic. Le due versioni disegnate per lo US Open sono complementari: sfondo blu elettrico con il lato destro decorato da righe oblique candide, per i match serali e maglietta total white, con le medesime righe color blu elettrico, per i match giocati sotto il sole di Flushing Meadows. Il pantaloncino si intona di volta in volta al colore delle righe creando un effetto molto chic. Anche a New York, quindi, Lacoste si conferma indiscussa regina di stile nel mondo del tennis, senza strafare ma puntando su uno stile semplice e classico. Il bianco piace sempre molto. Certo il completo con la maglietta candida non passerà alla storia per aver però portato fortuna a Nole nel match contro Carreno Busta, ma questo è un altro discorso!

 
Novak Djokovic lascia il campo dopo lo squalifica – US Open 2020 (via Instagram, @djokernole)

Il coccodrillo colpisce nel segno però anche con la sua collezione “basic”, riservata a tutti coloro che non si chiamino Djokovic. La polo di Daniil Medvedev è ad esempio un riuscito gioco di linee (due verticali, bianche, spezzate a metà) e colori molto classici (il blu sulla spalla e il nero nel resto). Peccato per le scarpe verde acido Nike che ci stanno a dire ben poco. In ogni caso se il russo ha fatto un passo indietro nel risultato rispetto all’anno scorso, fermandosi in semifinale, ha fatto un passo in avanti nel look rispetto alla rivedibile fantasia a ragnatela che gli era stata appioppata nel 2019. (Chiara Gheza)

Daniil Medvedev – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Naomi Osaka – Nike

Nike si ispira a un quadro di Mondrian per infilare Naomi Osaka in una tuta da super eroina. Come consuetudine a New York il modello viene presentato in due diverse varianti: il colore dominante resta in entrambe le versioni il viola, ma le forme geometriche che completano il look sono in un caso salmone e arancione chiaro, nell’altro nere e giallo fluo. La tutina super aderente viene smorzata da un paio di short che Osaka indossa sopra quella che pare essere una seconda pelle. Un completo molto difficile da sfoggiare, ma che Naomi riesce a valorizzare al meglio trasformandolo in uno degli outfit più riusciti e originali di questa edizione dello US Open.

Naomi Osaka – US Open 2020 (photo by Adam Glanzman/USTA)

Naomi a New York si dimostra una vera eroina, non solamente per aver conquistato il suo terzo titolo Slam, ma soprattutto per il coraggio di utilizzare la sua immagine a sostegno della lotta contro il razzismo. Osaka ha giocato sette match e a ogni ingresso in campo ha indossato una mascherina nera con scritto il nome di una vittima del razzismo. Naomi ha alzato al cielo la coppa indossato l’outfit viola, nero e giallo. Una volta rientrata nello spogliatoio è scivolata fuori dalla sua tutina per infilarsi la maglia di un altro eroe dello sport: Kobe Bryant. E così con il numero otto dei Lakers in bella vista è tornata sull’Arthur Ashe per le foto di rito. Perfetta anche nel cambio d’abito finale, insomma. (Chiara Gheza)

Collezione Nike Agassi

Un outfit nel segno dell’amarcord. La collezione dedicata al “Kid” di Las Vegas ci fa rivivere gli anni d’oro del giovane ex campione, rivoluzionario non solo nel maneggiare la racchetta con esasperato anticipo, ma anche nell’osare una mise inedita e “ribelle”. Ed ecco l’acrobatico Shapovalov indossare la celebre T-Shirt con maniche larghe giallo fosforescente, molto anni ’90, che staccano benissimo sul bianco della parte anteriore e il nero sulla schiena. E poi i mitici pantaloncini di jeans, portati sopra gli short aderenti giallo fluo. Il tutto è ovviamente molto psichedelico e futurista, in perfetto stile US Open. Il revival è una bella idea, tuttavia dal punto di vista prettamente estetico e dell’eleganza non era il massimo allora e non lo è neanche trent’anni dopo. Ma almeno “Shapo” non si è ossigenato i capelli e sfoggia un biondo naturale. E niente capelli a spazzola. Decisamente più classy il canadese anche se il cappellino portato al contrario sarebbe sempre da evitare.

Futurista, sgargiante e grintosa anche la collezione femminile. Vika Azarenka indossa magnificamente gli short di colore fucsia. I pantaloncini le portano decisamente bene, li indossava anche quando vinse il suo primo titolo Slam a Melbourne, nel 2012. La canotta, semplice e accollata, anch’essa fucsia, è variegata con “macchie” viola e righe diseguali bianche, con un pizzico di giallo fluo. Semplice ma accesa, essenziale ma esplosiva, proprio come il gioco di Vika in campo. (Laura Guidobaldi)

Vika Azarenka – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Collezione Adidas

Semplicità e sobrietà per la collezione Adidas di fine agosto, con un tocco di vivacità grazie al color ciclamino. Per Sascha Zverev pantaloncini dalla tinta accesa abbinati alla T-shirt grigio chiaro lievemente “spruzzata” di grigio perla, gli conferiscono un’aria un po’ sbarazzina. Anche la fascetta sulla fronte, dello stesso colore degli short, contribuisce a ravvivare un completo decisamente classico.

Alexander Zverev – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Anche la versione Adidas femminile è, come sempre, raffinata. Forse questa volta manca un po’ di originalità ma il gonnellino è comunque vezzoso con, inoltre, un tocco di “grinta”, grazie alla tinta “dégradé” del color ciclamino. Così come è di buon gusto la canotta bianca con il richiamo del colore viola chiaro della gonna sui bordi delle spalline. La fascetta è rigorosamente colorata, come il gonnellino. Tutto molto carino ma non eccezionale. (Laura Guidobaldi)

Karolina Muchova – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Collezione Fila

Fila sceglie un completo spezzato per vestire Sofia Kenin a New York: canotta blu in stile marinara e gonnellino a vita alta verde menta. La tonalità scelta per la gonna è accesa, allegra e fuori dagli schemi. Forse la forma della stessa si potrebbe rivedere poiché sembra troppo corta e troppo aderente, quasi scomoda per muoversi sul campo. Lo stesso outfit, ma con gonnellino svolazzante avrebbe potuto essere tra i più riusciti di questo Slam, in campo femminile.

Sofia Kenin – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Per i maschietti il brand di Biella sceglie un abbinamento più sobrio. Il blu navy per la maglia viene confermato anche in versione uomo. La tonalità molto scura è illuminata da sottili linee orizzontali che decorano l’intera maglietta. Il pantaloncino è invece classico, bianco con un paio di inserti laterali blu e rosso. Diego Schwartzman abbina poi il polsino blu e rosso completando così un outfit perfetto e senza tempo. Non certo il look più originale visto a Flushing Meadows, ma decisamente di classe e, come insegna Chanel, lo stile e la classe non passano mai di moda. (Chiara Gheza)

Diego Schwartzman – US Open 2020 (photo by Mike Lawrence/USTA)

Matteo Berrettini – Lotto

Ennesimo outfit di Matteo Berrettini, firmato Lotto, molto lineare e semplice. Fin troppo lineare e semplice. Maglietta rosso fuoco con bordino navy e stemma dello storico marchio di Treviso in bianco. Pantaloncini navy a richiamo. Nessun fronzolo. Che ne so una striscia sulla maglietta, dei motivi nei pantaloncini. Nulla di nulla. Zero assoluto. Il risultato è inevitabilmente ordinario per non dire banale. E dire che in questi tempi di revival anni novanta Lotto potrebbe attingere ai meravigliosi completi indossati in quegli anni da Boris Becker e Thomas Muster, con i loro motivi colorati e sgargianti, rivisitandoli in chiave moderna. Ci riflettano per favore che cominciamo ad essere stanchi di vedere il nostro bel Matteo vestito in maniera così scialba. (Valerio Vignoli)

Matteo Berrettini – US Open 2020 (courtesy of USTA)

Andy Murray – Castore

Castore è il nome di una montagna del massiccio del Monte Rosa alta oltre 4mila metri e di un sistema stellare facente parte della costellazione dei gemelli. Non si sa a cosa i fratelli Beaton, Tom e Phil, nativi di Liverpool, ex sportivi di alto livello, rispettivamente nel Cricket e nel Calcio, si siano ispirati quando hanno fondato l’omonimo brand d’abbigliamento sportivo. In ogni caso l’obiettivo era puntare in alto. Molto in alto. A quello che probabilmente è uno degli atleti, se non l’atleta, più riconoscibile del Regno Unito, ovvero l’ex n.1 del mondo Andy Murray. Dall’inizio del 2019, il fenomeno scozzese veste infatti gli outfit di questo piccolo ma ambizioso brand locale, con un simbolo formato da due ali.

Andy Murray – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

La collaborazione era partita all’insegna della semplicità, con T-Shirt eleganti e semplici, in puro stile Murray, come quella indossata nello sportivamente drammatico match contro Roberto Bautista Agut agli Australian Open. In questi US Open post-Covid però c’è stato il salto di qualità, con uno degli outfit della seconda edizione della Andy Murray Collection (AMC). Raffinatissima e al contempo aggressiva la maglietta bianca con due righe blu notte abbinata a pantaloncini blu notte con laccetti bianchi. So British. Un outfit non per tutti. In tutti i sensi dato che la combo top-pantaloncini sul sito ufficiale costa in totale 150 euro. Ma si sa, lo stile ha un prezzo. (Valerio Vignoli)

Jan-Lennard Struff – Diadora

Da un paio di stagioni Diadora, marchio iconico nel mondo del tennis, basti pensare alle scarpe di Bjorn Borg o alle polo di Gustavo Kuerten, si è riaffacciata nel tennis che conta. Lo ha fatto con una scelta di testimonial non di primissimo piano ma comunque interessanti: l’esperto olandese Robin Haase, l’esplosivo tedesco Jan-Lennard Struff e il giovane spagnolo Alejandro Davidovich Fokina. Gli outfit sono un trait d’union tra passato e presente. Tagli e fantasie un pò retrò, colori e vestibilità assolutamente contemporanee. La collezione del marchio veneto per questi US Open era tutta giocata sul verde, nelle su diverse sfumature: verde bosco (nel chevron sulla maglietta e nei pantaloncini), verde acceso (nella parte superiore della t shirt) e verde lime (nelle finiture). Un look riconoscibile e di impatto che riporta dritto dritto Diadora al top nel settore. (Valerio Vignoli)

Jan-Lennard Struff – US Open 2020 (courtesy of USTA)

Bonus Off Court – Non sappiamo chi sia e chi abbia fatto l’abito ma vorremmo saperlo al più presto

Per quanto ci si possa vestire in maniera stravagante per seguire una partita di tennis è difficile farsi riconoscere tra la folla. Soprattutto tra quella immensa dell’Arthur Ashe Stadium. Ma quest’anno era tutto diverso come ben sappiamo. E così abbiamo potuto apprezzare come merita questo fenomenale completo a pois multicolori con la cravatta in tinta sfoggiata da uno dei pochissimi spettatori. Non è dato sapere chi sia quest’individuo e cosa ci facesse sugli spalti mentre Medvedev e Rublev se le davano di santa ragione. Dai commenti su Twitter pare possa essere uno degli Chef presenti nella bolla newyorkese. Così come non è dato sapere dove abbia comprato il suo outfit. Fatto sta che è magnificamente kitsch. Numero uno vero. (Valerio Vignoli)

Il calendario compresso di questo 2020 ci impone di darvi appuntamento già tra tre settimane, quando commenteremo le scelte compiute dai vari marchi per il Roland Garros pronto a cominciare: saranno lanciata nuove collezioni o verranno ‘riciclati’ i completini dello US Open, con i quali i giocatori sono scesi in campo anche a Roma? Non molto è trapelato sinora, tranne le scelte di Nike già rese note a maggio – Nadal dovrebbe vestire così; si tratta però di una collezione estiva, pensata prima del rinvio del torneo a settembre. Non resta che attendere la prova del campo.

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