US Open: 2011-2015, Djokovic fa dieci e ripete quell'anno mostruoso

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US Open: 2011-2015, Djokovic fa dieci e ripete quell’anno mostruoso

Novak Djokovic batte un pubblico irrispettoso e Roger Federer con il punteggio di 6-4 5-7 6-4 6-4. Vince il secondo US Open della carriera, il decimo Slam ed ora può ambire ai record dei grandi campioni. Così come nel 2011, ha vinto 3 Major su 4, se non fosse stato per Wawrinka, sarebbe stato Grande Slam. Roger Federer deve rimandare ancora una volta il sogno del diciottesimo Slam

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Novak Djokovic - US Open 2015

[1] N. Djokovic b. [2] R. Federer 6-4 5-7 6-4 6-4 (da New York, Luca Baldissera)

Passata la pioggia, calato il tramonto su Flushing Meadows, alle 19.15 di New York, dopo oltre tre ore di attesa scendono in campo i finalisti del singolare maschile, i due rulli compressori che sono arrivati all’atto conclusivo dello US Open 2015 schiantanto qualsiasi avversario avessero davanti. Roger Federer e Novak Djokovic, risultati alla mano, sono attualmente il meglio che il tennis possa offrire. Gli spettatori infreddoliti, che hanno pazientato fino adesso per godersi lo spettacolo, e riempiono l’Arthur Ashe fino alle gradinate più alte e lontane, fanno capire da subito dove andrà il loro tifo: parte Roger al servizio, ancora un po’ a freddo ed è comprensibile visto il tempo trascorso negli spogliatoi e l’arietta frizzante che è arrivata dopo le “showers” del pomeriggio. Un doppio fallo, un paio di incertezze, e ci sono tre break point non consecutivi per Novak: due annullati con grandi servizi, uno con un bel dritto, 1-0 Federer, ogni punto dello svizzero un boato, per quelli del serbo applausi “di cortesia”.

Nole non ci pensa, e va 1-1 in un attimo, poi ancora Roger incerto ed è 0-40: due begli attacchi, 30-40, poi scambio tiratissimo da fondo, e Federer perde il terzo servizio in totale nel torneo. 2-1 Djokovic, Roger sembra davvero imballato in questo avvio. Immediata reazione Federer, subito avanti in risposta, e sullo 0-15 con una volée di rovescio in allungo in contropiede manda al tappeto Nole, veramente una caduta pesante, ma pare che non sia nulla di troppo grave, forse è stato tradito dall’umidità sul campo. Rovescio in rete Djokovic, 0-40, alla seconda opportunità Roger contro-brekka andando 2-2, lo stadio esplode ai livelli di quando gioca Serena Williams. Ora Federer sta martellando bene con il servizio, e tiene a 0, 3-2 per lui. Al cambio campo, solito celebrity-zapping sui maxischermi, con grandi applausi per David Beckam accanto ad Ann Wintour, e per Bredley Cooper e Sean Connery, la cui inquadratura viene accompagnata dal tema di James Bond. Il fisio è in campo a dare un’occhiata alle sbucciature di Nole, che ha fatto un bel volo prima.

 

Eva Asderaki, prima volta per un arbitro di sedia donna in finale qui a New York, si produce in un paio di over-rule precisi e di bella personalità, Roger spara un gran rovescio lungolinea, ma poi stecca un dritto, Nole serve bene e da fondo è un muro come sempre, è 3-3. Molto bene poi lo svizzero al servizio, ma un paio di errori (due rovesci e una volée), è 30-40, ancora break point, Roger segue una seconda, volée non incisiva, passante lungolinea di Djokovic, 4-3 e servizio per il serbo. Federer brekkato per due volte in un set, dopo aver perso solo altri due turni di battuta in tutto il torneo (entrambi contro Kolschreiber). Ora gli scambi lunghi e duri fisicamente sono un po’ troppi per i gusti di Roger, il pubblico mormora, ma con una gran difesa che porta Nole all’errore Federer va 30-40, palla del secondo contro-break, ma Djokovic si salva, poi attacca bene e va 5-3. Si sentono addirittura dei fischi, manco fossimo in Coppa Davis in Svizzera.

Djokovic nel game successivo se li guadagna comunque sul campo i suoi meritati applausi, con un gran recupero in avanti su palla corta, seguito da volée vincente, e arriva addirittura a palla del terzo break, che coincide con un set-point: ottimo qui Roger a salvarsi servendo alla grande. Quando viene inquadrata Mariska Hargitay, una nota attrice che interpreta il detective Olivia Benson nel poliziesco Law & Order, e mostra il cappellino rossocrociato, gli applausi si sprecano, ma Federer in risposta commette il sedicesimo errore gratuito, manda Djokovic 40-0 e tre set point, che il serbo sfrutta chiudendo alla prima occasione. 6-4 Nole, sinceramente male Roger, il match ora è durissimo per lui.
Via al secondo set, e subito Federer mette uno slice senza senso a metà della rete, poi bel punto in acrobazia al volo, gran servizio e dritto, ma di nuovo al primo scambio lungo cede alla distanza, 30 pari, poi servizio vincente seguito da doppio fallo, il secondo, poi drittone a uscire, seguito da steccata larga, finalmente un errore – sono pochissimi – di Djokovic, bel vincente ed è 1-0 Roger, ma che fatica. Così non va, non potrà mai bastare a superare la solidità di Nole, Federer se ne rende conto perfettamente e appare stizzito anche nei gesti e nel linguaggio del corpo.

Le due fucilate di rovescio (in anticipo sulla risposta, e poi lungolinea) con cui va 0-30 per lui nel game dopo sono tirate di autentica rabbia, e forse è un bene per lui sbloccarsi anche in questo modo. Errore Djokovic, 0-40, tre palle break per Federer, sprecate dallo svizzero più che salvate dal serbo. Sulla parità, super-dritto Federer all’incrocio delle righe, quarta opportunità di 2-0, stavolta bravo Nole in pressione ad annullarla. Splendido Federer con risposta di rovescio, cross di dritto e volée, quinta palla break, stavolta cancellata dal bel dritto diagonale di Nole. Stop-volley fallita da Roger, vantaggio Djokovic, e poi 1-1. Due game lottatissimi, non è certo questo il tipo di partita che vuole Federer, che tiene in ogni caso il servizio con autorità per andare 2-1 sopra, e non gli è successo quasi mai stasera. Sono quasi le otto e mezza, il cielo è nero, il catino dello stadio illuminato è bellissimo, si può dire che questa sia una finale giocata in “night session” a tutti gli effetti.

Passantone di rovescio lungolinea di Nole a inaugurare il quarto game, poi ecco la “sabr” di Roger (attacco a sorpresa sulla riga del servizio), ben riuscita in diagonale, ma ancor meglio il pallonetto liftato di Djokovic, subito ripetuto nel punto successivo, 40-0. Battuta vincente, 2 pari, che game Nole. Roger avanti tutta con servizio e anticipi, 3-2 sopra in un attimo, adesso il match appare incanalato nei binari più congeniali a Federer, ma è un set sotto, il che è molto grave per lui. Spaventosa solidità di Djokovic che rispedisce al mittente un paio di attacchi anche buoni di Roger, 3 pari. “You can’t score a winner with that guy”, mormora il collega inglese accanto a me, e ha ragione, a momenti sembra che mettere in difficoltà vera Nole sia impossibile, a meno che non commetta sciocchezze lui. Aiutato come sempre da un gran servizio, Federer va 4-3, il momento ora è importantissimo, va da sè che lo svizzero non può assolutamente permettersi di andare sotto due a zero. Boato per Adrien Brody e Leonardo di Caprio, con cappellino nero, va al servizio Djokovic, la Asderaki ammonisce giustamente gli spettatori che fischiano tra la prima e la seconda palla di Nole, che non fa una piega e si porta 4-4.

Game delicatissimo adesso, Roger attacco buono e poi doppio fallo numero 3, ace (ne aveva bisogno come dell’ossigeno per respirare), scambio da dietro in cui subisce la pressione del serbo, 30-30. Dritto e smash magnifici di Federer, poi bel servizio esterno, 5-4 per lui, l’atmosfera si è fatta elettrizzante, la sensazione da “ultimo treno che passa stasera” per Roger è chiara a tutti, se non esce vincitore da questo set per lui è quasi finita. Nole al servizio, bravo e fortunato con una volée di pura opposizione, erroraccio di Federer in avanzamento, poi Roger prima gran volée, poi slice spaventoso che striscia per terra invece che rimbalzare, poi reazione di Djoko che impatta alla grande un mezzo smash non chiuso da Roger (gravissimo, sarebbe andato a set point), spara il rovescio nei piedi dello svizzero, ed esplode come Roberta Vinci incitando se stesso e il pubblico a tifare anche per lui. Poi drittone Nole, palla del 5-5, ma Roger sta attaccato al game con le unghie, molla uno sventaglio dei suoi, poi drop shot mal recuperato da Nole, esplode letteralmente l’Arthur Ashe: set point Federer, annullato con il servizio, parità, ormai alla gente scappano i “yes” quando Nole sbaglia la prima praticamente sempre, ancora vantaggio Djokovic, e ancora parità. Superpassante di rovescio lungolinea Roger, con fist-pump e ovazione annessa, set point numero due, prima di Nole in rete applaudita dal pubblico, ma poi Federer dritto non impossibile messo lungo. Deuce. Bella pressione da fondo di Djokovic, vantaggio suo, gran dritto Federer, ancora pari. La gente grida ogni scambio, vantaggio Djokovic, bella volée Roger, ennesima parità, ancora vantaggio Nole, finalmente 5-5. Ripensando al game appena concluso, le occasioni per Roger sono state importanti, il rischio è che ora la paghi.

Infatti Federer rischia andando 15-30, ma “san servizio” lo salva ancora, 6-5 avanti, set non bellissimo ma terribilmente intenso dal punto di vista emotivo finora, pubblico schierato per lo svizzero in modo quasi imbarazzante a tratti. Errore Djokovic (il primo vero non forzato da un’eternità), poi affondo sul lato del dritto di Roger, 15 pari. Un gruppo di tifosi serbi intona un timido “Nole, Nole”, zittito dal boato di “buuh” dello stadio. Altro errore di Djokovic, 15-40, altri due set point (siamo a 4) per Roger, il primo sprecato con stecca di dritto, il secondo realizzato con un grande anticipo di rovescio, saltano in piedi e si abbracciano tutti, la standing ovation è assordante, Federer esulta “Nadal-style”. Tutto molto bello ed emozionante, ma il 7-5 con cui Roger ha impattato il punteggio dei set gli è costato tanta fatica, fisica e mentale, siamo a un’ora e tre quarti di partita.
Avanti tutta Federer a inizio terzo set, con il servizio, 1-0, poi game di risposta all’arrambaggio, sabr compresa (che provoca l’errore di Nole), ma il serbo si salva ed è 1-1. Ancora servizi e dritti fulminanti di Roger, ma anche il terzo doppio fallo, ed errore da fondo col rovescio, da 40-15 a 40-pari, poi ancora rovescio da dietro che scappa lungo, male qui col peso del corpo Roger, palla break, ancora gratuito stavolta col dritto, e Federer cede la battuta per la terza volta, 2-1 Nole e servizio, è durissima per lo svizzero.

Una piccola mano gliela dà Djokovic con due errori nel game successivo, è 15-30, poi si arriva ai vantaggi, Roger ormai si rifugia spessissimo negli slice difensivi e non è un bel segnale, ma anche Djokovic sembra stranamente distratto, commette doppio fallo sul suo vantaggio, Federer attacca bene, ed ha la palla del 2-2, che Nole gli concede affondando un rovescio in rete. Onestamente, inaspettato questo regalo, l’unico, del serbo. Che ancora stuzzicato dalla “sabr” di Roger commette doppio fallo dopo un dritto steccato, è 15-30, poi 30 pari con un buon servizio, poi stecca Federer di rovescio, 3 pari. A rete Federer, belle volée alte di rovescio e dritto ficcante, 4-3. Game nuovamente lottatissimo l’ottavo, Roger le prova tutte, arriva due volte a palla break, ma la solidità di Djokovic è frustrante, dopo 12 punti arriva il 4-4. E qui Federer combina il pasticcio: si fa rimontare da 40-15 sopra, poi spreca un vantaggio, e Nole alla prima occasione piazza un break letale, 5-4 per lui. Decimo game, ancora Roger a tutta, gran rovescio lungoriga, pressione a tutto campo, 15-40, due palle break per il 5 pari: Nole gran servizio, poi scambio durissimo di 21 punti vinto, 40 pari, e chiusura al primo set point: 6-4 e due set a uno per lui. Terribile il conto delle occasioni mancate da Roger a questo punto, ma il serbo è una macchina adesso.

Il break in apertura di quarto set subito da Roger (siamo a 5 servizi persi, un’enormità per il Federer visto finora) sa tanto di sentenza, 1-0 per Novak che tiene a 30, 2-0, poi Roger con un game senza scossoni va sotto 1-2, ma Djokovic non sembra intenzionato a concedere più nulla, va subito 3-1, Federer rimane in scia, 2-3, e con due bei dritti ritenta l’assalto alla battuta del serbo, 15-30, poi passante Nole, 30 pari, gran scambio da fondo, e 30-40, palla break Federer, occasione da vera ultima spiaggia, manco a dirlo sprecata con errore di dritto. Non è serata per lo svizzero, che ci prova in tutti i modi, ma se di là hai un mostro di continuità e consistenza fuori dal mondo c’è poco da fare, per brillante e propositivo che tu possa tentare di essere. 4-2 Nole, Roger spara via un dritto di puro fastidio, se non avesse i punti facili che riesce comunque a realizzare con il servizio sarebbe già finita, e il passante di rovescio con cui Djokovic lo brekka per la sesta volta chiude virtualmente la finale e il torneo. 5-2 e servizio Djokovic, siamo al countdown. Il pubblico è attonito, a parte la minoranza di tifosi serbi che esultano già da mezz’ora, Federer ha la faccia di uno che non ne può più di prendere a testate un muro di gomma, si concede un’altra “sabr” chiusa dallo smash che lo porta 15-30, seguita da un rovescio in controbalzo da fondocampo pazzesco, 15-40, ennesime palle break per lui, e incredibile ma vero, lo svizzero con una bella volée di rovescio concretizza alla seconda occasione, 3-5.

In modo forse troppo ottimistico, l’Arthur Ashe riprende coraggio, applaude e spera nella rimonta, Federer piazza un bel game di servizio, chiude un passante di dritto, ed è 4-5. Il momento della verità è arrivato per Djokovic, il coro “Let’s go Roger, let’s go” è assordante. Nole servizio e dritto, 15-0, poi rovescio largo, 15 pari, volée in allungo Roger sulla riga, 15-30, favoloso passante di rovescio in cross Federer, 15-40, e siamo a due possibilità di incredibile pareggio. Brutta risposta alla seconda, 30-40, servizio vincente, 40 pari. Ancora rovescio da ovazione Federer lungoriga, terza palla break, ancora errore, parità. Servizio robusto Nole al centro, ed è championship point: ancora prima palla centrale, e il campione dello US Open 2015 è Novak Djokovic.

Contro una macchina da tennis di tale consistenza, nemmeno il miglior Roger Federer (figurarsi quello sottotono di stasera) può permettersi di sprecare così tante opportunità (4 palle break sfruttate su 23, il 17%, è una statistica terribile): il pubblico avrebbe decisamente preferito festeggiare un risultato differente, ma è giusto che nello sport vinca il più forte in quel momento, non il più amato. E il decimo Slam di Novak è più che meritato, a coronamento di una stagione memorabile, che non è ancora finita.

 

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Nadal sventa la rimonta di Medvedev e vince lo US Open: è il 19esimo Slam

NEW YORK – Nadal vince lo US Open per la quarta volta. Medvedev gli rimonta due set di svantaggio, ma deve arrendersi al quinto. Ora Federer rischia il record Slam e Djokovic il numero 1

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Rafa Nadal - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Dal nostro inviato a New York

[2] R. Nadal b. [5] D. Medvedev 7-5 6-3 5-7 4-6 6-4

Si temeva che potesse essere una finale scontata, noiosa, un massacro annunciato. Era l’opinione di molti qui a New York. Ebbene si sono sbagliati tutti: per quasi cinque ore Daniil Medvedev ha dato battaglia a uno dei più grandi giocatori di sempre, arrivando vicinissimo a causare una delle più grosse sorprese della storia del torneo e della storia del tennis. Indietro due set e un break, Daniil Medvedev ha reagito da grandissimo campione rifiutando la sconfitta per tre set a zero e rimontando punto su punto Nadal, fino ad avere prima la chance di andare in vantaggio per 2-0 nel quinto set, e poi quella di recuperare entrambi i break di svantaggio nel parziale decisivo e presentarsi sul 5-5 alla volata finale (ricordiamo che qui allo US Open nel set decisivo c’è il tie-break a sette punti sul 6-6).

 

Sessantasei (66) discese a rete per Nadal, 74 per Medvedev, in un match giocato da quelli che dovevano essere due fondocampisti indefessi, che invece hanno messo in campo ogni variante tecnica e tattica a loro disposizione per cercare di vincere un punto in più. Ha vinto Nadal perché è probabilmente il più grande agonista che questo sport abbia conosciuto, che dopo aver paurosamente sbandato nel terzo set ed essere stato messo in grande difficoltà da Medvedev, si è messo a combattere punto su punto con “il coltello tra i denti” ed è riuscito ad arrivare per primo con il cuore oltre il traguardo, sfogando poi tutta la tensione in un pianto dirotto.

IL MATCH – Si capisce subito che questa partita è un’altra cosa rispetta alla finale femminile: i due sono ben lieti di palleggiare a velocità relativamente bassa, ed i primi otto punti durano sette minuti. Nadal non sembra interessato a far salire il ritmo e ogni tanto piazza qualche colpo più alto e arcuato, si prende un warning per “time violation” nel primo game dell’incontro ma poi aggiusta il ritmo e procede più tranquillamente. È Medvedev a ottenere il break per primo, al quinto game, ma lo restituisce immediatamente, e da quel momento in poi è lui ad essere sotto pressione sulla sua battuta. Nadal insiste nel palleggio sul rovescio di Medvedev, che rispondendo da tre metri dietro alla linea di fondo non riesce a far danni sulla battuta del suo avversario (parziale di 2-16 dopo aver fatto e restituito il break). I drop shot del russo funzionano a corrente alternata, molto meglio le discese a rete, con le quali annulla due palle break sul 3-4. La partita di scacchi non è altamente spettacolare ma sicuramente divertente, anche se forse un po’ troppo raffinata per gli oltre 23.000 dell’Arthur Ashe Stadium, tra cui la solita parata di celebrità, da Anna Wintour a Michael Douglas con la moglie Catherine Zeta-Jones.

Allo scoccare dell’ora di gioco, Nadal piazza la zampata: due vincenti da fondo lo portano a set point, Medvedev viene a rete ma sul lob di Nadal non riesce a piazzare la volée alta di rovescio. Dopo 63 minuti il favorito si aggiudica il primo set, nel quale ha perso solamente 9 punti su 32 quando è stato al servizio.

Daniil prova a venire più vicino alla linea del servizio a rispondere, ma i risultati sono alterni. Quando invece è lui a battere sono sempre problemi: sull’1-2 deve rimontare da 0-40, due giochi più tardi si trova ancora 15-40 e la magia non gli riesce. Nadal non perdona, e anche se non è più il cecchino del primo set al servizio porta comunque a casa il parziale, e dopo 1 ora e 15 minuti di gioco Medvedev si trova in svantaggio di due set avendo totalizzato 14 colpi vincenti e solo 9 errori gratuiti.

I numeri sembrano tutti contro il russo, che in carriera ha perso tutti e cinque i match giocati che sono andati al quinto set, mentre Nadal solo una volta (US Open 2015 contro Fognini) è stato rimontato quando era in vantaggio di due set. Quando sul 2-2 Nadal ottiene il break con un paio di bei colpi vincenti sembra che il match sia avviato alla fine, ma il maiorchino d’un tratto si appanna, commette un doppio fallo, sbaglia una volée semplicissima e con un rovescio di alleggerimento oltre la riga di fondo regala una possibilità di salvezza a Medvedev, che dal canto suo “rema” come non mai da fondocampo e tira fuori tutto il suo repertorio. Nadal recupera dalla sbandata, sul 4-4 ha due chance per andare a servire per il match ma nel game più bello del match Medvedev si conquista tutto il pubblico dell’Arthur Ashe e continua a combattere mantenendo la battuta e il vantaggio nel set. Ogni punto è una battaglia, il russo si trasforma in un muro invalicabile da fondo campo e rimanda tutto palla su palla. Sul 6-5 Medvedev accade l’imponderabile: Daniil si inventa un paio di vincenti da fondo, va 0-40, e con un rovescio lungolinea, il “suo” rovescio lungolinea, allunga la partita al quarto set dopo 2 ore e 53 minuti di gioco.

La sera è ormai diventata notte a New York, e si gioca sotto le luci che erano comunque accese fin dall’inizio del match. Nadal accusa il colpo, sbaglia colpi che raramente gli si vede sbagliare, deve salvarsi da due palle per il 2-0 Medvedev, ma in qualche modo ne esce. La palla dello spagnolo non è più pesante come era nei primi due set, e soprattutto è molto più corta: Medvedev invece sembra soffrire meno dal punto fisico e continua a giocare negli ultimi metri del campo. Si procede seguendo i servizi fino al 5-4 Nadal quando la realtà romanzesca prende il sopravvento sulla realtà: dal 40-15 Nadal il maiorchino mette in rete un diritto di palleggio, si butta a rete in maniera suicida facendosi infilare da un passante, sbaglia un altro diritto e, sul set point, viene infilato da un clamoroso passante di rovescio da fuori dal campo che Borg e Wilander sarebbero probabilmente disposti a comprare.

Dopo 3 ore e 45 minuti si va al quinto set, Medvedev per la prima volta nel match mette il naso avanti nel punteggio tenendo il servizio e poi non converte tre chance per il 2-0 che Nadal salva con coraggio leonino. I due continuano a cambiare rotazioni, direzioni e tattica. I serve&volley ormai non si contano più: con l’aiuto della IBM sappiamo che alla fine saranno 20 per Nadal, di cui 17 vincenti, e 29, di cui 22 vincenti, per Medvedev.

Sul 2-2 Medvedev si fa rimontare da 40-0 e subisce il break che fa girare la partita. Lo spagnolo non sbaglia più una palla, tiene il turno di battuta seguente e poi si supera conquistando un altro break per il 5-2 pesante, con recuperi strepitosi su un Medvedev sempre più stanco e scoraggiato. Ma la partita non ne vuole sapere di essere finita. Dopo aver conquistato un altro punto da cineteca per il 30-15, Nadal commette due errori e concede la palla break all’avversario: sfora i 25 secondi permessi per la terza volta nella serata, deve servire con solo una palla di servizio e commette un “mono fallo”. La gente non capisce, l’angolo di Nadal inveisce contro il giudice di sedia, ma la decisione è ineccepibile: gioco Medvedev!

Con coraggio leonino Daniil annulla due match point sul 3-5, uno con un rovescio lungolinea vincente (sempre quello), l’altro con un servizio e manda Nadal a servire per il match una seconda volta. I due sono stremati, l’orologio viaggia oramai verso le cinque ore di parita. Due gratuiti di diritto di Nadal confezionano la palla del 5-5 per Medvedev, che però viene annullata con un diritto. Una successiva palla corta procura il terzo match point, che è quello decisivo.

Rafa Nadal – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Quattro ore e 51 minuti di battaglia (solo 3 in meno delle due finali più lunghe qui New York, quella del 2012 tra Djokovic e Murray e Wilander-Lendl del 1988) siglano il diciannovesimo titolo dello Slam per Rafael Nadal, ma Daniil Medvedev può uscire a testa altissima da questo torneo, che conclude un’estate favolosa per lui.

È il quarto US Open per Nadal, gli stessi di McEnroe e appena uno in meno di Sampras e Federer, il cui record dei 20 Slam è adesso seriamente in pericolo perché Nadal con questo successo tocca quota 19. E nella Race to London vola (quasi) a +2000 da Djokovic, mettendo una seria ipoteca sul numero uno di fine stagione.

MEDVEDEV A FINE MATCH: “Prima di tutto voglio congratularmi con Rafa, 19 titoli, assurdo, incredibile. Grande tu e il tuo team, è durissima giocarti contro. Guardavo ora lo schermo che elencava i titoli, da 1 a 19, e mi son detto, se vincevo io, che mostravano? (risate del pubblico) Pensavo di perdere in tre set, ho solo combattuto su ogni palla, e quanto è durata! Ora ragazzi, e lo dico davvero in senso positivo, non come due partite fa, è grazie alla vostra energia che sono qui. Ricorderò questa notte per sempre, nello stadio più grande di tutti. Mi avete spinto a prolungare il match, volevate vedere altro tennis, e io ho lottato come un diavolo. Come ho detto, qui la folla è elettrica, mi avete fischiato, avevate ragione, ma avete visto che sono umano, posso cambiare, e vi ringrazio dal profondo del mio cuore. Infine, ringrazio il mio team, tutti, senza di voi non sarebbe stato possibile nulla”.

NADAL A FINE MATCH: “Finale fantastica, la prima parola che voglio dire è per Daniil, la tua estate è stata una cosa che non avevo mai visto da quando gioco, sei numero 4 e si vede il perchè. Il modo in cui hai combattuto, per far girare il match, complimenti anche al tuo team, avrei tante altre occasioni così. Il supporto di tutti voi ragazzi è stato fantastico, grazie infinite, a tutto lo stadio, non credo che esista un posto con più energia di questo nel mondo. 4 US Open, è importante per me, questa vittoria significa molto anche per come è arrivata, ero in controllo, e poi poteva sfuggirmi, una partita pazza (momento di commozione). Grazie davvero a tutti nella USTA che rendono possibile l’evento, dalla security ai raccattapalle. Voglio ricordare una cosa terribile accaduta poco tempo fa a un amico, tennista, Karim Alami, hanno perso un figlio piccolo, ci tengo a mandare a lui e alla sua famiglia un abbraccio. Grazie alla mia famiglia e al mio team, grazie a tutti ancora, e spero di vedervi ancora l’anno scorso. (in spagnolo) Un saluto alla cominità latina, che non mi fa mai mancare il suo sostegno dovunque vada a giocare!”

Il tabellone maschile completo (con tutti i risultati aggiornati)

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Andreescu, primo trionfo Slam dopo lo spavento: lo US Open è suo

NEW YORK – Bianca erompe sull’Arthur Ashe: in vantaggio 6-3 5-1 si fa rimontare da Serena Williams, poi ritrova lucidità e trionfa. Stagione straordinaria, primo Slam per il Canada

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Bianca Andreescu vince lo US Open 2019 (foto Luigi Serra)

da New York, il nostro inviato

[15] B. Andreescu b. [8] S. Williams 6-3 7-5

Se cercavamo una giocatrice che avesse le stimmate della campionessa, dopo aver parzialmente sospeso il giudizio su Naomi Osaka, non possiamo più chiudere gli occhi su Bianca Andreescu. A soli 19 anni, la canadese si laurea campionessa dello US Open diventando la più giovane vincitrice dello Slam statunitense dai tempi proprio dell’avversaria sconfitta oggi, Serena Williams, che aveva vinto il torneo a una manciata di giorni dal diciottesimo compleanno nel 1999. Primo Slam per il Canada, terzo titolo stagionale per Andreescu dopo Indian Wells e Toronto; ma soprattutto, Bianca non conosce sconfitta dal ritiro di Miami (a partita in corso) agli ottavi di finale, e non perde una ‘vera’ partita dalla semifinale di Acapulco in febbraio contro Kenin. Ora sarà numero 5 WTA. Se non sono questi numeri da campionessa, fate un po’ voi.

 

LA PARTITA – L’ultima volta, sarebbe stato il primo confronto, non c’è stata una partita. Serena Williams, nella finale di Toronto, si era dovuta ritirare dopo pochi game bloccata da un infortunio, lasciando a Bianca Andreescu il titolo, secondo Premier Mandatory (dopo Indian Wells) di un’annata straordinaria per la diciannovenne canadese. Annata che oggi diventa incredibile, anche se già lo è sotto tanti aspetti. Dall’altra parte della rete, Serena gioca per la Storia, quella con la “S” maiuscola, all’inseguimento del record Slam assoluto di Margaret Smith Court, il folle bottino di 24 titoli Major.


INIZIO DIROMPENTE DI BIANCA – Williams inizia tesa, e nel primo game, in vantaggio 40-0, commette tre errori gratuiti e due doppi falli, perdendo subito la battuta. Bianca sale 2-0, il pubblico mormora anche se siamo solo all’inizio, la posta in palio è altissima e si percepisce anche sugli spalti. Il ruggito, con “C’mon” di Serena, che echeggia fino al terzo anello, ad accompagnare il primo game tenuto dalla fuoriclasse statunitense fa capire quanto abbia bisogno di sbloccarsi. In generale, finora Williams sta rispondendo male, Andreescu senza fare nulla di eccezionale va 3-1, Serena ha già 9 errori nel tabellino. Ancora Serena in crisi sul 2-4, con ben 5 palle break annullate, col servizio ma anche aiutata da alcuni errori di Bianca. La canadese picchia forte e difende con apparente disinvoltura, Williams sbaglia veramente troppo. Tocca a Bianca annullare una palla break con il servizio esterno sul 4-3, che brava. Due game dopo, è il terzo doppio fallo del set che condanna Serena, ancora un break ed è 6-3 Andreescu.

I tifosi dell’Arthur Ashe sentono il dramma, esplodono a ogni punto di Williams, in modo assordante. Billie Jean King applaude e sostiene Serena, acclamatissima quando viene inquadrata sui maxischermi, ma Andreescu oggi è una roccia. Lo è da più di sei mesi, in effetti, fantastica. Una Williams quasi affranta perde il servizio nel secondo game, continuando a spingere ma senza la consueta efficacia. Di grinta Serena recupera il break, ma il suo tennis oggi è troppo altalenante, Andreescu non fa una piega, aggredisce nuovamente il turno di battuta avversario, e brekka per la seconda volta nel set allungando 3-1. La cosa che sta facendo meglio la canadese è la transizione in diagonale verso avanti, a tagliare il campo e chiudere il dritto lungolinea, azione difficilissima che lei esegue con splendida disinvoltura. Tra un errore e un vincente alternati di Williams, Bianca sale addirittura 5-1, con il terzo break del parziale, sembra finita.

Tutta la frustrazione di Serena

PAURA E TRIONFO – Ma l’orgoglio di Serena è infinito: affronta un match-point, lo annulla col dritto vincente, spingendo con tutto quello che ha recupera un break, e siamo 5-2. In un attimo arriva il 5-3, e Bianca va a servire per il titolo una seconda volta. Ecco il primo momento di vera tensione accusato da Andreescu, che commette tre gratuiti e si fa brekkare a zero, 5-4. Il boato dello stadio è memorabile, la gente salta in piedi e si abbraccia. Sulle ali di tanto entusiasmo, una Williams letteralmente resuscitata tiene la battuta per il 5-5, nonostante due doppi falli (siamo a 8, davvero tanti). Può succedere di tutto ora, per la prima volta Bianca sembra scossa, e ci mancherebbe altro.

Ma se l’orgoglio di Serena è infinito, altrettanto infinite sono le risorse nervose di Andreescu: reagisce alla tremenda rimonta, tiene la battuta, e sale 6-5. Di nuovo a un passo dalla sconfitta, Williams va in difficoltà, Bianca spara il dritto sia in risposta che nello scambio, si prende due match point, e al secondo fa suo lo US Open 2019. Difficile pensare che non sia solo il primo titolo pesante per una giocatrice straordinaria dal punto di vista tattico e tecnico, i numeri parlano per lei. Oggi 19 vincenti e appena 17 gratuiti, al cospetto del 33-33 di Serena che può certamente recriminare per un misero 44% di prime palle in campo.

Ad ogni modo, grande, grandissima Bianca. Pensate che l’anno scorso, qui, non superò le qualificazioni. Altrettanto grande è l’ennesima delusione a un passo dal traguardo per Serena. Applausi a entrambe.

LA PREMIAZIONE: LE PAROLE DI SERENA – “Grazie, significa molto per me sentire il supporto del pubblico, durante tutte le due settimane di questo torneo. Ho continuato a combattere, ho cercato di rimanere in campo più a lungo, i fan sono stati talmente meravigliosi che mi hanno fatto giocare meglio, ne sono molto grata. Bianca ha giocato un grande match, sono molto felice e orgogliosa per te. Avrei voluto giocare meglio, ma se qualcun altro deve vincere questo torneo, a parte Venus, sono felice che sia tu. È un onore essere qui, ancora qui a competere, non è semplice in questo sport rimanere competitivi per 20 anni, e voglio ringraziare il Dio Geova per avermi permesso di essere qui. Grazie anche al mio team, che è stato con me attraverso tutti gli alti e i bassi, e ancora attraverso i bassi. Spero avremo qualche alto di nuovo piuttosto presto“.

LA PREMIAZIONE: LE PAROLE DI BIANCA – “È difficile descrivere a parole quello che provo in questo momento. Mi sento davvero fortunata, ho lavorato tanto per questo momento, quest’anno è stato un sogno. È un privilegio essere su questo campo contro Serena, una leggenda di questo sport. Ho cercato di non pensare alla mia avversaria, mi sono preparata al meglio, sono molto lieta di quello che ho fatto. Ho dovuto superare la folla… lo so che volevate che vincesse Serena, mi dispiace molto. Ho provato a isolarmi da tutto. L’ultimo game non è stato facile, le palline andavano da tutte le parti, sono molto orgogliosa di come ho gestito la situazione. Lo scorso anno non è stato semplice, ho avuto molti infortuni, ma ho insistito, ho avuto una buonissima preparazione invernale, il mio team è rimasto con me, grazie per aver resistito, spero di poter continuare per il resto dell’anno. Non posso ringraziare i miei genitori abbastanza per tutto quello che hanno fatto per me. È stato un viaggio molto lungo, beh forse non così lungo, ho solo 19 anni, non è stato semplice, ma ora voglio continuare così“.

Il tabellone femminile completo (con tutti i risultati aggiornati)

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ATP

US Open: la legge di Nadal non ammette ignoranza. Berrettini esce con onore

NEW YORK – Per un set e mezzo è un Berrettini splendido, che fallisce anche due set point nel primo tie-break. Poi, Nadal è il solito campione

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Rafael Nadal - US Open 2019 (via Twitter, @usopen)

da New York, il nostro inviato

[2] R. Nadal vs [24] M. Berrettini 7-6(6) 6-4 6-1

Solo applausi per Matteo. Qualche rammarico, piccolo piccolo alla luce dello sviluppo del secondo e del terzo set, per aver fallito le due palle che avrebbero potuto mandarlo avanti uno a zero. Ma alla fine Berrettini ha giocato per un set e mezzo la partita che doveva giocare, aggressivo e presente con la testa e con i colpi, senza scoraggiarsi per i turni di servizio sempre complicati e per quelli di risposta invece mai vicini a concedergli una speranza. Poi ha cominciato a concedere qualcosina, e Rafa l’ha addentato senza lasciare più la presa. Restano le sensazioni di uno splendido torneo per Matteo, che ha regalato all’Italia la prima semifinale Slam (maschile) sul cemento in Era Open. Nadal guadagna invece per la 27esima volta l’accesso a una finale Slam. E la possibilità, battendo Medvedev domenica, di portarsi a una sola lunghezza di distacco dai venti Slam di Federer.

 

PRIMO SET – La serata nell’Arthur Ashe è di quelle da grande occasione; stadio pieno, atmosfera elettrica fin dall’inizio. La grande occasione è anche quella di Matteo Berrettini, che affronta la leggenda Rafa Nadal in una semifinale Slam storica per il tennis italiano. La tensione è tanta, inevitabilmente, e Matteo la accusa andando in difficoltà già nel secondo game, quando annulla due palle break, e ci mette 14 punti a tenere il primo turno di battuta della sua partita. Berrettini tira fortissimo servizio e dritto, non ha alternative, e fa bene perché così si scioglie il braccio più rapidamente. Nadal difende da par suo, e contrattacca con le sue uncinate mancine sia in cross a incidere sul rovescio dell’azzurro, sia a sventaglio verso l’esterno.

Il sesto game, che porta Matteo al 3-3, è quello della definitiva svolta agonistica: tre dritti vincenti spaventosi, che provocano l'”Oooh” stupito e ammirato dei 24.000 spettatori, lasciano Rafa immobile a guardare la palla schiantarsi sui teloni alle sue spalle. Berrettini continua a soffrire, uscire dalla micidiale diagonale sinistra è durissima, però quando ci riesce l’esplosività delle sue fucilate di dritto è straordinaria. Altre tre palle break annullate sul 3-4, quando risale da 15-40 sparando due servizi vincenti, e poi si salva ancora grazie a un errore di Nadal (che non sta sbagliando quasi nulla), poi sul 4-5 ne arriva una sesta, che è anche un set point: botta a 200kmh esterna, 5-5, e pochi minuti dopo è tie-break.

“Mi è piaciuto come ho giocato, certo ho affrontato tante palle break, ma le ho giocate con decisione, mi sentivo bene”

Matteo sta anche giustamente punendo a più riprese con la palla corta (cinque su cinque vincenti) la tendenza di Rafa a rispondere e palleggiare da metri dietro la riga di fondo. Al di fuori dello scambio in cross dritto mancino contro rovescio, lo spagnolo appare in difficoltà quasi costante. L’italiano vola subito 4-0, poi 5-2, infine arriva al 6-4: due set-point per lui, il primo da giocare al servizio. Una volée difficile messa in rete fa svanire il primo, poi al termine di uno scambio tiratissimo, in cui Rafa difende alla disperata, è il dropshot a tradire Berrettini per la prima volta nel match. Scampato il pericolo, Nadal incassa altri due errori di uno scosso Matteo e chiude 8-6. Bravo, ma gli è andata di lusso. 22 vincenti, 20 errori Berrettini, 13/8 Rafa: la partita la sta facendo l’italiano, ma contro un fenomeno del genere il minimo calo è fatale.

“Quel dritto sul 6-4, che ha sfiorato il nastro e gli ha dato tempo di arrivare meglio, quello è stato il momento che rigiocherei se potessi”

SECONDO SET – Il problema è in risposta, dove Matteo non riesce mai a essere pericoloso. In ribattuta siamo 20 punti a 8 per Nadal nel primo set, questa è la statistica più preoccupante. L’azzurro accusa il colpo, nel primo game del secondo set affronta subito palla break ma la annulla attaccando con coraggio. Ne arriva un’altra, e qui è il drittone a sventaglio a cavarlo d’impaccio. Altro dritto a salvare il servizio nel terzo game: Berrettini sta rischiando davvero quasi a ogni turno di battuta, mentre Nadal concede poco e nulla. Sul 3-3, inevitabilmente, la costanza e la pressione dello spagnolo finalmente pagano, e arriva il primo break del match in suo favore. In questa fase, Matteo è un poco calato di intensità, e il campione che ha davanti lo azzanna immediatamente.

Tanti applausi del pubblico per l’azzurro, ma sta di fatto che ha concesso 10 palle break (pur salvandosi 9 volte), mentre Rafa sulla sua battuta ha uno score immacolato, nemmeno un’opportunità lasciata all’avversario. Senza rischiare, come sempre finora, Nadal sale 5-3, e poco dopo va alla battuta sul 5-4 per chiudere il parziale. Con autorità, un serve&volley astuto compreso, Rafa si prende il 6-4 e il vantaggio di due set a zero. Numeri del secondo parziale: Berrettini 8 vincenti e 13 errori, Nadal 7/7. Ma il problema in risposta rimane ed è grosso: Matteo ha fatto 4 punti sul servizio avversario, Rafa 14, la differenza è tutta lì.

“Si, devo migliorare in risposta, non è un segreto. Lui ha un servizio sottovalutato, dà molto fastidio, e poi con il primo colpo fa sempre molto male”

TERZO SETOra Berrettini è sotto il proverbiale treno: ha giocato bene, ha spinto a tutta, eppure di là ha una roccia apparentemente inscalfibile, che incassa i suoi vincentoni senza fare una piega, difende alla perfezione i suoi turni di battuta, e prima o poi, come è puntualmente successo, ti fa pagare qualsiasi passaggio a vuoto. Nel primo game Matteo perde uno scambio ravvicinato a rete e purtroppo anche il servizio; Nadal tiene il suo senza problemi e sale 2-0. In questo momento, siamo 40 punti a 12 in risposta per lo spagnolo, non se ne esce. Rafa ha l’89% di punti fatti con la prima, il 74% con la seconda, Berrettini semplicemente non riesce a entrare nello scambio quando è in ribattuta. Sul 3-1, arriva la mazzata conclusiva, con il terzo break della partita, secondo del set, piazzato da Nadal ai danni di un Matteo ormai in disarmo. 4-1, poi subito 5-1.

Rafa si diverte ora, bello un dritto vincente in giravolta dopo aver rincorso un pallonetto. Allo scoccare delle 2 ore e 35 minuti di contesa, il drittone a sventaglio di Nadal strappa per la quarta volta il servizio a Berrettini, consegnando il 6-1 e la 27esima finale Slam allo spagnolo, quinta qui a New York e terza in stagione dopo quella persa a Melbourne e quella vinta a Parigi. Contro Medvedev, domenica, difficile che sia una passeggiata simile a quella della finale di Montreal, ma questo Rafa è sempre più favorito per arrivare al 19esimo trofeo Major. Solo complimenti a Matteo per lo splendido torneo.

NADAL A FINE PARTITA –Grazie a tutti, il primo set è stato frustrante, tante occasioni sfumate, e poi il tie-break, che contro uno come Matteo è pericoloso. Lì sono stato fortunato a risalire e salvarmi, poi finalmente ho brekkato e la partita è cambiata completamente. Quando ho affrontato i set point mi sono concentrato sul mio servizio e ho cercato di non sbagliare. Congratulazioni a Matteo, è giovane, diventerà grande, è già uno dei migliori del mondo. Daniil è uno dei giocatori più solidi del tour, gioca sempre meglio, durante questa estate è stato incredibile. Ma in finale Slam non trovi mai avversari facili. Il segreto del rimanere competitivo è semplicemente la passione per quello che fai, non puoi avere carriere lunghe e di successo se non ami quello che fai, come per Serena. Per me significa molto essere qui, ci vediamo domenica!“.

Il tabellone maschile completo (con tutti i risultati aggiornati)

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