US Open: 2011-2015, Djokovic fa dieci e ripete quell'anno mostruoso

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US Open: 2011-2015, Djokovic fa dieci e ripete quell’anno mostruoso

Novak Djokovic batte un pubblico irrispettoso e Roger Federer con il punteggio di 6-4 5-7 6-4 6-4. Vince il secondo US Open della carriera, il decimo Slam ed ora può ambire ai record dei grandi campioni. Così come nel 2011, ha vinto 3 Major su 4, se non fosse stato per Wawrinka, sarebbe stato Grande Slam. Roger Federer deve rimandare ancora una volta il sogno del diciottesimo Slam

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Novak Djokovic - US Open 2015

[1] N. Djokovic b. [2] R. Federer 6-4 5-7 6-4 6-4 (da New York, Luca Baldissera)

Passata la pioggia, calato il tramonto su Flushing Meadows, alle 19.15 di New York, dopo oltre tre ore di attesa scendono in campo i finalisti del singolare maschile, i due rulli compressori che sono arrivati all’atto conclusivo dello US Open 2015 schiantanto qualsiasi avversario avessero davanti. Roger Federer e Novak Djokovic, risultati alla mano, sono attualmente il meglio che il tennis possa offrire. Gli spettatori infreddoliti, che hanno pazientato fino adesso per godersi lo spettacolo, e riempiono l’Arthur Ashe fino alle gradinate più alte e lontane, fanno capire da subito dove andrà il loro tifo: parte Roger al servizio, ancora un po’ a freddo ed è comprensibile visto il tempo trascorso negli spogliatoi e l’arietta frizzante che è arrivata dopo le “showers” del pomeriggio. Un doppio fallo, un paio di incertezze, e ci sono tre break point non consecutivi per Novak: due annullati con grandi servizi, uno con un bel dritto, 1-0 Federer, ogni punto dello svizzero un boato, per quelli del serbo applausi “di cortesia”.

Nole non ci pensa, e va 1-1 in un attimo, poi ancora Roger incerto ed è 0-40: due begli attacchi, 30-40, poi scambio tiratissimo da fondo, e Federer perde il terzo servizio in totale nel torneo. 2-1 Djokovic, Roger sembra davvero imballato in questo avvio. Immediata reazione Federer, subito avanti in risposta, e sullo 0-15 con una volée di rovescio in allungo in contropiede manda al tappeto Nole, veramente una caduta pesante, ma pare che non sia nulla di troppo grave, forse è stato tradito dall’umidità sul campo. Rovescio in rete Djokovic, 0-40, alla seconda opportunità Roger contro-brekka andando 2-2, lo stadio esplode ai livelli di quando gioca Serena Williams. Ora Federer sta martellando bene con il servizio, e tiene a 0, 3-2 per lui. Al cambio campo, solito celebrity-zapping sui maxischermi, con grandi applausi per David Beckam accanto ad Ann Wintour, e per Bredley Cooper e Sean Connery, la cui inquadratura viene accompagnata dal tema di James Bond. Il fisio è in campo a dare un’occhiata alle sbucciature di Nole, che ha fatto un bel volo prima.

 

Eva Asderaki, prima volta per un arbitro di sedia donna in finale qui a New York, si produce in un paio di over-rule precisi e di bella personalità, Roger spara un gran rovescio lungolinea, ma poi stecca un dritto, Nole serve bene e da fondo è un muro come sempre, è 3-3. Molto bene poi lo svizzero al servizio, ma un paio di errori (due rovesci e una volée), è 30-40, ancora break point, Roger segue una seconda, volée non incisiva, passante lungolinea di Djokovic, 4-3 e servizio per il serbo. Federer brekkato per due volte in un set, dopo aver perso solo altri due turni di battuta in tutto il torneo (entrambi contro Kolschreiber). Ora gli scambi lunghi e duri fisicamente sono un po’ troppi per i gusti di Roger, il pubblico mormora, ma con una gran difesa che porta Nole all’errore Federer va 30-40, palla del secondo contro-break, ma Djokovic si salva, poi attacca bene e va 5-3. Si sentono addirittura dei fischi, manco fossimo in Coppa Davis in Svizzera.

Djokovic nel game successivo se li guadagna comunque sul campo i suoi meritati applausi, con un gran recupero in avanti su palla corta, seguito da volée vincente, e arriva addirittura a palla del terzo break, che coincide con un set-point: ottimo qui Roger a salvarsi servendo alla grande. Quando viene inquadrata Mariska Hargitay, una nota attrice che interpreta il detective Olivia Benson nel poliziesco Law & Order, e mostra il cappellino rossocrociato, gli applausi si sprecano, ma Federer in risposta commette il sedicesimo errore gratuito, manda Djokovic 40-0 e tre set point, che il serbo sfrutta chiudendo alla prima occasione. 6-4 Nole, sinceramente male Roger, il match ora è durissimo per lui.
Via al secondo set, e subito Federer mette uno slice senza senso a metà della rete, poi bel punto in acrobazia al volo, gran servizio e dritto, ma di nuovo al primo scambio lungo cede alla distanza, 30 pari, poi servizio vincente seguito da doppio fallo, il secondo, poi drittone a uscire, seguito da steccata larga, finalmente un errore – sono pochissimi – di Djokovic, bel vincente ed è 1-0 Roger, ma che fatica. Così non va, non potrà mai bastare a superare la solidità di Nole, Federer se ne rende conto perfettamente e appare stizzito anche nei gesti e nel linguaggio del corpo.

Le due fucilate di rovescio (in anticipo sulla risposta, e poi lungolinea) con cui va 0-30 per lui nel game dopo sono tirate di autentica rabbia, e forse è un bene per lui sbloccarsi anche in questo modo. Errore Djokovic, 0-40, tre palle break per Federer, sprecate dallo svizzero più che salvate dal serbo. Sulla parità, super-dritto Federer all’incrocio delle righe, quarta opportunità di 2-0, stavolta bravo Nole in pressione ad annullarla. Splendido Federer con risposta di rovescio, cross di dritto e volée, quinta palla break, stavolta cancellata dal bel dritto diagonale di Nole. Stop-volley fallita da Roger, vantaggio Djokovic, e poi 1-1. Due game lottatissimi, non è certo questo il tipo di partita che vuole Federer, che tiene in ogni caso il servizio con autorità per andare 2-1 sopra, e non gli è successo quasi mai stasera. Sono quasi le otto e mezza, il cielo è nero, il catino dello stadio illuminato è bellissimo, si può dire che questa sia una finale giocata in “night session” a tutti gli effetti.

Passantone di rovescio lungolinea di Nole a inaugurare il quarto game, poi ecco la “sabr” di Roger (attacco a sorpresa sulla riga del servizio), ben riuscita in diagonale, ma ancor meglio il pallonetto liftato di Djokovic, subito ripetuto nel punto successivo, 40-0. Battuta vincente, 2 pari, che game Nole. Roger avanti tutta con servizio e anticipi, 3-2 sopra in un attimo, adesso il match appare incanalato nei binari più congeniali a Federer, ma è un set sotto, il che è molto grave per lui. Spaventosa solidità di Djokovic che rispedisce al mittente un paio di attacchi anche buoni di Roger, 3 pari. “You can’t score a winner with that guy”, mormora il collega inglese accanto a me, e ha ragione, a momenti sembra che mettere in difficoltà vera Nole sia impossibile, a meno che non commetta sciocchezze lui. Aiutato come sempre da un gran servizio, Federer va 4-3, il momento ora è importantissimo, va da sè che lo svizzero non può assolutamente permettersi di andare sotto due a zero. Boato per Adrien Brody e Leonardo di Caprio, con cappellino nero, va al servizio Djokovic, la Asderaki ammonisce giustamente gli spettatori che fischiano tra la prima e la seconda palla di Nole, che non fa una piega e si porta 4-4.

Game delicatissimo adesso, Roger attacco buono e poi doppio fallo numero 3, ace (ne aveva bisogno come dell’ossigeno per respirare), scambio da dietro in cui subisce la pressione del serbo, 30-30. Dritto e smash magnifici di Federer, poi bel servizio esterno, 5-4 per lui, l’atmosfera si è fatta elettrizzante, la sensazione da “ultimo treno che passa stasera” per Roger è chiara a tutti, se non esce vincitore da questo set per lui è quasi finita. Nole al servizio, bravo e fortunato con una volée di pura opposizione, erroraccio di Federer in avanzamento, poi Roger prima gran volée, poi slice spaventoso che striscia per terra invece che rimbalzare, poi reazione di Djoko che impatta alla grande un mezzo smash non chiuso da Roger (gravissimo, sarebbe andato a set point), spara il rovescio nei piedi dello svizzero, ed esplode come Roberta Vinci incitando se stesso e il pubblico a tifare anche per lui. Poi drittone Nole, palla del 5-5, ma Roger sta attaccato al game con le unghie, molla uno sventaglio dei suoi, poi drop shot mal recuperato da Nole, esplode letteralmente l’Arthur Ashe: set point Federer, annullato con il servizio, parità, ormai alla gente scappano i “yes” quando Nole sbaglia la prima praticamente sempre, ancora vantaggio Djokovic, e ancora parità. Superpassante di rovescio lungolinea Roger, con fist-pump e ovazione annessa, set point numero due, prima di Nole in rete applaudita dal pubblico, ma poi Federer dritto non impossibile messo lungo. Deuce. Bella pressione da fondo di Djokovic, vantaggio suo, gran dritto Federer, ancora pari. La gente grida ogni scambio, vantaggio Djokovic, bella volée Roger, ennesima parità, ancora vantaggio Nole, finalmente 5-5. Ripensando al game appena concluso, le occasioni per Roger sono state importanti, il rischio è che ora la paghi.

Infatti Federer rischia andando 15-30, ma “san servizio” lo salva ancora, 6-5 avanti, set non bellissimo ma terribilmente intenso dal punto di vista emotivo finora, pubblico schierato per lo svizzero in modo quasi imbarazzante a tratti. Errore Djokovic (il primo vero non forzato da un’eternità), poi affondo sul lato del dritto di Roger, 15 pari. Un gruppo di tifosi serbi intona un timido “Nole, Nole”, zittito dal boato di “buuh” dello stadio. Altro errore di Djokovic, 15-40, altri due set point (siamo a 4) per Roger, il primo sprecato con stecca di dritto, il secondo realizzato con un grande anticipo di rovescio, saltano in piedi e si abbracciano tutti, la standing ovation è assordante, Federer esulta “Nadal-style”. Tutto molto bello ed emozionante, ma il 7-5 con cui Roger ha impattato il punteggio dei set gli è costato tanta fatica, fisica e mentale, siamo a un’ora e tre quarti di partita.
Avanti tutta Federer a inizio terzo set, con il servizio, 1-0, poi game di risposta all’arrambaggio, sabr compresa (che provoca l’errore di Nole), ma il serbo si salva ed è 1-1. Ancora servizi e dritti fulminanti di Roger, ma anche il terzo doppio fallo, ed errore da fondo col rovescio, da 40-15 a 40-pari, poi ancora rovescio da dietro che scappa lungo, male qui col peso del corpo Roger, palla break, ancora gratuito stavolta col dritto, e Federer cede la battuta per la terza volta, 2-1 Nole e servizio, è durissima per lo svizzero.

Una piccola mano gliela dà Djokovic con due errori nel game successivo, è 15-30, poi si arriva ai vantaggi, Roger ormai si rifugia spessissimo negli slice difensivi e non è un bel segnale, ma anche Djokovic sembra stranamente distratto, commette doppio fallo sul suo vantaggio, Federer attacca bene, ed ha la palla del 2-2, che Nole gli concede affondando un rovescio in rete. Onestamente, inaspettato questo regalo, l’unico, del serbo. Che ancora stuzzicato dalla “sabr” di Roger commette doppio fallo dopo un dritto steccato, è 15-30, poi 30 pari con un buon servizio, poi stecca Federer di rovescio, 3 pari. A rete Federer, belle volée alte di rovescio e dritto ficcante, 4-3. Game nuovamente lottatissimo l’ottavo, Roger le prova tutte, arriva due volte a palla break, ma la solidità di Djokovic è frustrante, dopo 12 punti arriva il 4-4. E qui Federer combina il pasticcio: si fa rimontare da 40-15 sopra, poi spreca un vantaggio, e Nole alla prima occasione piazza un break letale, 5-4 per lui. Decimo game, ancora Roger a tutta, gran rovescio lungoriga, pressione a tutto campo, 15-40, due palle break per il 5 pari: Nole gran servizio, poi scambio durissimo di 21 punti vinto, 40 pari, e chiusura al primo set point: 6-4 e due set a uno per lui. Terribile il conto delle occasioni mancate da Roger a questo punto, ma il serbo è una macchina adesso.

Il break in apertura di quarto set subito da Roger (siamo a 5 servizi persi, un’enormità per il Federer visto finora) sa tanto di sentenza, 1-0 per Novak che tiene a 30, 2-0, poi Roger con un game senza scossoni va sotto 1-2, ma Djokovic non sembra intenzionato a concedere più nulla, va subito 3-1, Federer rimane in scia, 2-3, e con due bei dritti ritenta l’assalto alla battuta del serbo, 15-30, poi passante Nole, 30 pari, gran scambio da fondo, e 30-40, palla break Federer, occasione da vera ultima spiaggia, manco a dirlo sprecata con errore di dritto. Non è serata per lo svizzero, che ci prova in tutti i modi, ma se di là hai un mostro di continuità e consistenza fuori dal mondo c’è poco da fare, per brillante e propositivo che tu possa tentare di essere. 4-2 Nole, Roger spara via un dritto di puro fastidio, se non avesse i punti facili che riesce comunque a realizzare con il servizio sarebbe già finita, e il passante di rovescio con cui Djokovic lo brekka per la sesta volta chiude virtualmente la finale e il torneo. 5-2 e servizio Djokovic, siamo al countdown. Il pubblico è attonito, a parte la minoranza di tifosi serbi che esultano già da mezz’ora, Federer ha la faccia di uno che non ne può più di prendere a testate un muro di gomma, si concede un’altra “sabr” chiusa dallo smash che lo porta 15-30, seguita da un rovescio in controbalzo da fondocampo pazzesco, 15-40, ennesime palle break per lui, e incredibile ma vero, lo svizzero con una bella volée di rovescio concretizza alla seconda occasione, 3-5.

In modo forse troppo ottimistico, l’Arthur Ashe riprende coraggio, applaude e spera nella rimonta, Federer piazza un bel game di servizio, chiude un passante di dritto, ed è 4-5. Il momento della verità è arrivato per Djokovic, il coro “Let’s go Roger, let’s go” è assordante. Nole servizio e dritto, 15-0, poi rovescio largo, 15 pari, volée in allungo Roger sulla riga, 15-30, favoloso passante di rovescio in cross Federer, 15-40, e siamo a due possibilità di incredibile pareggio. Brutta risposta alla seconda, 30-40, servizio vincente, 40 pari. Ancora rovescio da ovazione Federer lungoriga, terza palla break, ancora errore, parità. Servizio robusto Nole al centro, ed è championship point: ancora prima palla centrale, e il campione dello US Open 2015 è Novak Djokovic.

Contro una macchina da tennis di tale consistenza, nemmeno il miglior Roger Federer (figurarsi quello sottotono di stasera) può permettersi di sprecare così tante opportunità (4 palle break sfruttate su 23, il 17%, è una statistica terribile): il pubblico avrebbe decisamente preferito festeggiare un risultato differente, ma è giusto che nello sport vinca il più forte in quel momento, non il più amato. E il decimo Slam di Novak è più che meritato, a coronamento di una stagione memorabile, che non è ancora finita.

 

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US Open 2020, scontro generazionale

Naomi Osaka e Jennifer Brady da una parte, Victoria Azarenka e Serena Williams dall’altra. A New York la gioventù ha prevalso sull’esperienza

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Naomi Osaka - Finale US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Una conferma e una smentita: il primo Slam giocato nell’epoca del Covid ci ha consegnato un risultato che può essere interpretato in modi diversi. La conferma: nel tennis femminile prosegue la regola che vede il successo negli Slam delle giocatrici giovani. È stata infatti la ventiduenne Naomi Osaka a conquistare il titolo; Osaka è nata il 16 ottobre 1997, e quindi non ha ancora compiuto 23 anni. Dallo US Open 2018 abbiamo sempre avuto vincitrici sotto i 24 anni, con l’unica eccezione di Halep a Wimbledon 2019.

La smentita: questa volta non abbiamo aggiunto un nome nuovo alla lista di vincitrici di Major, come era accaduto di recente (Kenin, Andreescu, Barty). Osaka, infatti è già al suo terzo titolo “pesante”, e ancora giovanissima sta costruendosi un palmarès degno di nota, capace di non sfigurare anche nei raffronti storici con le grandi giocatrici del passato di pari età.

Rimane da definire il valore assoluto del torneo, il contenuto tecnico di una competizione che non aveva al via sei delle prime otto giocatrici del ranking (Barty, Halep, Svitolina, Andreescu, Bertens, Bencic), e con in più l’anomalia della assenza di pubblico a sottolineare l’eccezionalità della situazione. Come ho già scritto in sede di presentazione, penso che solo i tempi della storia stabiliranno la definitiva percezione di questo torneo. Oggi noi possiamo però provare a definire la qualità delle partite giocate.

 

La caduta delle prime due teste di serie
Come detto, delle prime otto giocatrici del mondo, ne erano presenti solo due: Karolina Pliskova (tds 1, numero 3 del ranking WTA) e Sofia Kenin (tds 2, numero 4 del ranking WTA) campionessa in carica dell’Australian Open 2020.

A conti fatti nessuna delle due è risultata protagonista del torneo. Pliskova è stata eliminata al secondo turno da una “nobile decaduta” come Caroline Garcia; oggi fuori dalle teste di serie, ma ex numero 4 del ranking. Credo che per molti aspetti la situazione di Pliskova possa essere considerata esemplare di quanto accaduto a molte giocatrici in questo periodo.

Come si era già capito dalla sua prestazione nel Premier di NewYork/Cincinnati (quando era stata eliminata all’esordio da Kudermetova), Pliskova non era in forma. Credo che per le giocatrici non sia stato semplice gestire preparazione e allenamenti in un contesto del tutto inedito, con un calendario incerto e in continuo divenire. Sbagliare qualcosa nella tempistica era molto facile, e inevitabilmente qualcuna ne ha pagato le conseguenze.

Alla precaria condizione fisico-tecnica, probabilmente Karolina ha aggiunto nello Slam una ulteriore incertezza mentale, causata dalla brutta sconfitta nella settimana precedente. Di fatto il match perso contro Kudermetova aveva certificato la sua scarsa competitività, e sono convinto che la consapevolezza di essere giù di forma non l’abbia aiutata a giocare tranquilla contro Garcia. Chissà, forse se fosse scesa in campo con un atteggiamento più ottimista sarebbe riuscita a recuperare un match nel quale era partita male, ma che nel secondo set poteva ancora essere raddrizzato (6-1, 7-6). Sta di fatto che il tennis funziona con un meccanismo drastico e crudele: un solo passo falso e sei fuori dalla competizione, e questa Pliskova non era pronta per superare le trappole che il tabellone le aveva proposto.

Situazione un po’ diversa per Sofia Kenin, che si è spinta sino agli ottavi di finale. Kenin stava trovando la condizione match dopo match, migliorando progressivamente il rendimento. Lo aveva dimostrato al terzo turno quando aveva sconfitto una giocatrice in ascesa e dal gioco brillante come Ons Jabeur: dopo aver sofferto nel primo set, Sofia aveva finito per prevalere alla distanza grazie alla maggiore continuità mentale (7-6, 6-3).

Poi però nel match degli ottavi di finale, Kenin ha sperimentato sulla propria pelle cosa significa il cambiamento di status determinato dalla vittoria all’Australian Open. In pratica a New York ha dovuto affrontare la classica situazione di una fresca campionessa Slam: le avversarie ti considerano un “target”, un bersaglio grosso a cui mirare per affermarsi. E se sono di ranking inferiore, giocano contro di te avendo poco da perdere. La responsabilità e il rischio del fallimento ce l’hai tu, che hai vinto a Melbourne e sei chiamata a confermarti a quei livelli. Psicologicamente la peggiore situazione possibile.

Kenin ha trovato di fronte a sé una Elise Mertens in giornata di grazia. Soprattutto il primo set di Mertens è stato eccezionale: Elise ha sfiorato la perfezione, visto che ha commesso appena 4 errori non forzati (e nessuno nei primi sei game) a fronte di 12 vincenti, ottenuti tenendo costantemente in mano la situazione. Vincenti raccolti in ogni modo: 3 ace, 3 dritti, 4 rovesci, 2 volèe. Mai avevo visto una Mertens tanto ispirata, esprimersi così sicura e a braccio libero. In conferenza stampa ha detto: “Oggi ha funzionato tutto”. E davvero non ha esagerato.

Kenin, di fronte a un’avversaria in tale condizione, ha percepito il rischio della sconfitta come un peso sempre più grande, sino a diventare insostenibile. A dispetto del punteggio, (6-3, 6-3), in realtà i due set sono stati piuttosto differenti. Dopo avere provato ad arginare in modo razionale la situazione nel primo set, nel secondo Sofia è andata in crisi anche sul piano mentale. Normalmente è una giocatrice molto carica sul piano agonistico, che però riesce a mantenersi tatticamente sempre lucida. Non è stato così in questo match.

Nel secondo set una volta che si è trovata sotto di un break, Kenin ha cominciato a cercare il vincente su ogni palla: non era più il suo solito tennis, ma una specie di scommessa alla va o la spacca. In questo modo ha sì aumentato il numero di vincenti, ma anche quello degli errori non forzati. Con questo atteggiamento, di fatto Sofia si è consegnata alla avversaria, che ha raccolto tutto il possibile commettendo appena 3 gratuiti.

Alla fine il saldo tra vincenti ed errori non forzati ha restituito la differenza di rendimento in modo evidente: +13 Mertens (20/7), -3 Kenin (23/26). Insomma, un conto è vincere un grande torneo partendo a fari spenti, un altro confermarsi con tutte le responsabilità e le attenzioni riservate alle prime del ranking. Kenin sta affrontando il tipico percorso che tocca inevitabilmente a ogni nuova vincitrice Slam.

a pagina 2: Serena Williams

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Focus

Steve Flink: “Zverev ha sprecato delle opportunità, ma Thiem avrebbe risentito di più della sconfitta”

Ultimo video a tema US Open di Ubaldo Scanagatta che commenta le oltre quattro ore di finale maschile con la partecipazione del giornalista statunitense

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Dominic Thiem e Alexander Zverev - US Open 2020 (via Twitter, @atptour)

Il membro della Hall of Fame di Newport, Steve Flink, ha raggiunto il Direttore di Ubitennis per parlare della finale di Flushing Meadows, non sempre bella ma estremamente incerta, fra Dominic Thiem e Sascha Zverev, risoltasi in favore dell’austriaco al tie-break del quinto set. A cosa era dovuta la tensione evidente dei due? Cosa aspettarsi dal Roland Garros con Nadal e Djokovic in prima fila? Questo e altro ancora nel video:

LE PARTI SALIENTI DELL’INTERVISTA

00:00 – Si parla della finale maschile degli US Open. Ubaldo: “Una finale molto strana, non credo giocata bene, entrambi i giocatori erano molto tesi. Il livello è stato molto più basso rispetto alle finali con i Big Three”.

 

02:00 – Ubaldo: “L’errore di Zverev è stato non chiudere il secondo set 6-1 o 6-2, perché in tal caso per Thiem sarebbe stato molto più difficile pensare ad una rimonta”.

03:10 – Ubaldo: “Il quinto set è stato pieno di suspence ma non giocato bene”. Flink: “Hanno sofferto durante il tie-break anche perché avevano speso molto fisicamente”.

06:10 – Flink: “Entrambi sono stati coraggiosi, non è stato un match di qualità dall’inizio alla fine ma entrambi hanno avuto fegato. Mi dispiace per Zverev, ha avuto diverse opportunità”. Ubaldo: “È giovane, ma non so quanto tempo gli servirà per dimenticare, è stato quasi uno shock”. Il precedente di Coria.

08:55 – Gli esempi di Murray e Lendl. Flick “Penso che Zverev possa vincere nei prossimi anni, è un giocatore talentuoso”.

10:30 – Flink: “Fantastico per Thiem, per quello che significava per lui, dopo tre finali perse sarebbe stato devastante per lui perdere oggi, ma finalmente ha vinto il suo primo Slam”. Ubaldo: “Per Thiem, un conto è perdere con Nadal o Djokovic, un altro perdere, soprattutto 3-0, con Zverev, contro cui aveva vinto sette dei novi precedenti”.

12:50 – Ubaldo: “Molto dipendeva dal servizio di Zverev, che alla fine l’ha tradito, 15 doppi falli e molte prime non veloci”. Flink; “Zverev ha iniziato a servire veloce, poi ha iniziato a perdere potenza, ha servito ogni set meno veloce del precedente e questo lo ha destabilizzato”.

16:00 – Ubaldo: “Federer, Nadal e Djokovic sin dalla loro prima finale Slam hanno giocato ad alti livelli gestendo la tensione. Stasera entrambi, che sono tra i migliori tra quelli nati negli anni Novanta, hanno un’inattesa fragilità a livello nervoso”. Flink: “Per Thiem ha inciso la pressione della vittoria al quarto tentativo, per Zverev il trovarsi nell’inaspettata possibilità di vincere il titolo. Per Thiem adesso sarà più facile in queste situazioni”.

19:00 Ubaldo: “Se Nadal non è al top della forma, Thiem può essere considerato forse il favorito per il Roland Garros”. Flink: “Djokovic non ha ancora perso quest’anno sul campo, non possiamo non considerarlo tra i favoriti. Sarà una lotta a tre, dipenderà dal sorteggio”.

25:30 – Il Roland Garros, la presenza del pubblico e dei giornalisti, e le aree separate. Flink: “Per me stanno facendo un errore, per quest’anno dovevano seguire l’esempio di Roma e dello US Open”.

31:15 – Ubaldo: “La USTA ha fatto un buon lavoro”. Flink: “Concordo, anche i giocatori lo hanno riconosciuto. Non è stato facile organizzare Cincinnati e lo US Open, e hanno avuto solo pochi problemi, vedi il caso Paire”. Ubaldo: “Per l’organizzazione francese ci saranno più complicazioni per la presenza del pubblico e la sua gestione”.

Trascrizione a cura di Giuseppe Di Paola

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Focus

Il sollievo di Thiem: “Non ho mai smesso di crederci, ora giocherò più serenamente”

Il neo-campione dello US Open ha parlato del travaglio mentale della prima finale Slam giocata da favorito. “All’inizio ero molto contratto. Continuavo a chiedermi: ‘Avrò un’altra chance?'”

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Dominic Thiem - US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Lo stato d’animo di Dominic Thiem nella conferenza stampa seguita alla vittoria del suo primo Slam è di liberazione, più ancora che felice. Le oltre quattro ore passate in campo contro l’amico Alexander Zverev l’hanno messo alla prova in più modi, dalla tensione iniziale ai crampi finali, passando per il ruolo di favorito della vigilia di cui avrebbe volentieri fatto a meno. L’austriaco, infatti, non si vedeva come il sicuro vincitore: “Io non mi consideravo il favorito, so di cosa è capace Sascha; erano i media ad avermi messo in quella posizione. Il nostro match in Australia era stato equilibrato fino alla fine, quindi mi aspettavo lo stesso tipo di incontro. Oggi l’andamento è stato diverso, soprattutto all’inizio, ma non ho mai smesso di crederci. Ho vinto uno Slam ed è fantastico, non importa contro chi”.

Elementi come i pronostici e l’esperienza delle finali Major raggiunte negli ultimi due anni e mezzo sono stati a suo dire deleteri per la qualità della sua performance, soprattutto all’inizio: Non credo che le finali precedenti mi abbiano aiutato, anzi, forse il contrario, visto quanto ero contratto all’inizio. Il problema è che volevo tantissimo il titolo, ma allo stesso tempo il pensiero di andare a zero su quattro nelle finali mi ronzava in testa. Continuavo a chiedermi, ‘avrò un’altra chance?’ Questi pensieri non ti aiutano a giocare liberamente”.

LA TENSIONE E I CRAMPI

I primi due set, infatti, sono stati un incubo, tanto che era sorto spontaneamente il dubbio che i problemi fisici accusati durante la semifinale contro Daniil Medvedev non fossero stati risolti appieno. Thiem ha però smentito l’ipotesi:Ero al 100% fisicamente, ho avuto qualche problema al tendine d’Achille in semifinale ma è stato risolto alla grande, non avevo alcun tipo di dolore. Il problema erano i nervi. Non ero più abituato a sentirmi così, e non sapevo come liberarmene, ma in qualche modo ci sono riuscito durante il terzo set”. Anche i crampi finali non sono stati il frutto di errori di preparazione o di problemi pregressi: Erano anni che non avevo i crampi, ma erano dovuti al mio stato mentale, non fisico. Ero stato incredibilmente teso per tutto il giorno, oltre che per i primi due set. La mia convinzione è stata più forte del mio corpo, però. Non sono state quattro settimane facili, né per il corpo né per la mente, e parte del grande sollievo finale è anche dovuto a questo”.

 
Dominic Thiem – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

I DOLORI DEL GIOVANE SASCHA

Lo svantaggio iniziale era all’apparenza incolmabile, sia per come stava servendo l’avversario, sia per la condizione quasi senza precedenti in cui versava: nell’Era Open, infatti, solo quattro volte un giocatore aveva rimontato due set in una finale Slam, sempre e solo a Parigi (1974, 1984, 1999, 2004). Sarebbe quindi stato normale accettare l’ineluttabilità della sconfitta, ma non per lui: “Restare in partita e continuare è crederci è stato molto complicato, ma ci sono riuscito – voglio dire, era una finale Slam. Stavo giocando male, braccia e gambe pesanti, ma ho sempre sperato che sarei riuscito a liberarmi a un certo punto. Per fortuna, il contro-break nel terzo non è arrivato troppo tardi, e da lì ho iniziato a crederci sempre di più. Ovviamente crederci non era abbastanza, perché sono sicuro che anche Sascha fosse convinto al 100% di poter vincere, e infatti siamo arrivati al tie-break del quinto”.

Va anche detto che, senza una grossa mano dal tedesco, il comeback non sarebbe stato possibile, soprattutto alla fine, quando Zverev ha servito per il match e affrontato il tie-break quasi senza servizio, limitandosi a cercare di evitare il doppio fallo (alterni risultati) con palombelle anodine: “Per lui era la prima finale, e nessuno dei due aveva dovuto battere uno dei Big Three, e credo che questo pensiero fosse presente nella mente di entrambi. Arrivati al tie-break sapevamo che potesse vincere chiunque, e quindi credo che sia comprensibile che non siamo riusciti a giocare il nostro miglior tennis. Quando ha servito per il match io avevo qualche problema fisico, ma ho pensato che anche lui non fosse più troppo fresco, e quindi speravo di avere un’altra chance, perché lui non stava più servendo come all’inizio – ho affrontato quel game alla grande e sono tornato in partita”.

Il finale è stato talmente drammatico (il Direttore l’ha definito “un copione di Agatha Christie diretto da Alfred Hitchcock”) che i due hanno finito per infrangere il protocollo del distanziamento sociale, finendo abbracciati a dispetto delle raccomandazioni e delle emozioni agli antipodi, una dimenticanza tutto sommato comprensibile: “Siamo grandi amici, abbiamo sia un’amicizia a lungo termine che una rivalità a lungo termine. Questa settimana siamo risultati negativi al tampone 14 volte, una cosa del genere. Volevamo solo condividere il momento, e non penso che questo abbia messo in pericolo nessuno, perciò credo che non ci sia stato niente di male”.

Dominic Thiem e Alexander Zverev – US Open 2020 (via Twitter, @atptour)

CEMENTO MON AMOUR

Nel giorno in cui in patria, a Kitzbuhel si giocava la finale di un torneo di cui lui era il campione uscente, Thiem è diventato il primo austriaco a vincere uno Slam dal Roland Garros del 1995 vinto da Thomas Muster, ma ha sempre pensato di poterne vincere uno? “Ho iniziato a pensare che avrei potuto vincere uno Slam quando ho raggiunto la mia prima semifinale a Parigi [nel 2016, ndr] – da lì ho pensato che potesse essere un obiettivo realistico. Quando ho iniziato a giocare sognavo di farcela, ma era un obiettivo così distante! Poi mi sono avvicinato alla vetta, e mi sono detto, ‘wow, forse un giorno potrò vincere uno dei quattro titoli più importanti del tennis’. Ho lavorato tanto, si può dire che abbia dedicato tutta la mia vita a questo obiettivo, e non vale solo per me, questo è un traguardo anche per il mio team e per la mia famiglia – oggi è il giorno in cui posso restituire molto di quello che hanno fatto per me”.

Molti avevano vaticinato una sua vittoria in un Major, ma quasi tutti avevano sempre pensato che il luogo della consacrazione sarebbe stato Parigi, visto che Dominator nasce come specialista del rosso, e lui era della stessa idea: “Pensavo che le mie chance migliori sarebbero arrivate sulla terra, di gran lunga, ma dallo scorso autunno qualcosa è cambiato: ho vinto Pechino, ho vinto Vienna, ho giocato benissimo alle Finals [perse in finale con Tsitsipas, ndr]; da lì ho capito che il mio gioco si potesse adattare molto bene anche al cemento”. L’uomo che ha cambiato tutto è Nicolas Massù, che l’ha portato prima alla vittoria in un Masters 1000 (Indian Wells 2019) e poi a quella di Flushing Meadows: “Ovviamente Nico ha contribuito tanto a questi miglioramenti. Mi ha fatto cambiare idea su quanto molti dei miei colpi potessero funzionare sul duro. Infatti, credo di aver giocato il mio miglior Slam a Melbourne, prima di questo US Open. In ogni caso l’unica cosa che mi interessa ora è di averne vinto uno, non importa quale!

Una domanda, infine, sulle sue chance al Roland Garros, dove ha perso le ultime due finali contro Nadal – quali saranno gli strascichi, sia positivi che negativi, di New York? “Sarò al 100%, senza dubbio. La grande domanda è la condizione mentale con cui arriverò al torneo, perché non mi sono mai trovato in questa situazione. Ho raggiunto un grande obiettivo, non so come mi sentirò a riguardo nei prossimi giorni. Detto questo, la mia aspettativa è che da ora sarà più facile affrontare i grandi tornei, sarò più rilassato e giocherò liberamente, perché prima di questa vittoria avevo questo tarlo di dover vincere uno Slam”.

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