Federer e Nadal, c'eravamo tanto amati

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Federer e Nadal, c’eravamo tanto amati

A Basilea si gioca LA partita per antonomasia in un primo novembre di gradissimo tennis. Si comincia con la Finale di Singapore tra Radwanska e Kvitova. Seguite il live di Ubitennis a partire dalle 11.15

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Che dietro la sobria e ostentata eleganza, sia permesso il mezzo ossimoro, di Roger Federer scintilli un pizzico di luciferina cattiveria si sa almeno da quando con risentito cipiglio disse al povero  Jake Garner “Don’t tell me to be quiet, ok? When I want to talk, I talk“, durante una delle tante occasioni sprecate dallo svizzero. Chissà quindi se anche oggi, al servizio per chiudere il match contro un brav’uomo come Jack Sock, non gli sia passata dalla mente l’idea di far saltare tutto. Il match, la finale, la pizza con i raccattapalle, l’agognato trentaquattresimo atto di una storia che sembrava finita, scordandosi che con quel diavolo di Manacor non finisce mai. Il doppio fallo con cui ha aperto il game, le tre clamorose risposte di Sock, il break, chissà. Alla fine non se l’è sentita Roger. Ha scordato ventritre sconfitte, un paio di grandi slam mandati al diavolo, tanti Roland Garros che non vale più la pena contarli, quel dritto inesorabile che andava, va, andrà a finire giusto un po’ sopra l’anca sinistra, è ha fatto quello che doveva: ha vinto. E domani incontrerà Rafael Nadal, l’uomo che non muore mai, che perde, cade, risorge, ma ancora non giace, attaccato all’ultimo match com’è sempre stato attaccato a qualsiasi punto.
L’ultima volta era stato due anni fa, in un paese lontano e caldo, all’aperto, in una semifinale slam. Sono neanche due anni ma sembrano cento. Da allora sono successe talmente tante cose che era persino giusto che i due interrompessero i loro confronti. Proprio alla vigilia di un rimpianto di Rafa, che però vincerà – solo lui sa come – solo un’altra  volta Parigi. Roger non vincerà un’altra volta Wimbledon, andrà sempre in finale ma non vincerà. E Rafa cederà lo scettro della terra rossa anche se poi l’usurpatore di Parigi è l’uomo che non ti aspettavi. Tra i due, tra Roger e Rafa è calata un’ombra. Ma solida compatta, forse ancora più mefistofelica, sicuramente più di Rafa ma probabilmente anche del troppo titubante Roger. Un’ombra in grado di passare ore e ore a rifare sempre la stessa cosa e a non sbagliarla mai. Rafa è uscito scorato dal confronto con quel tipo, si è rifugiato nei suoi malanni, è riuscito ad evitarlo ma solo perché i dubbi si sono fatti così tanto largo nella sua mente da  fargli perdere non tanto le partite quanto l’idea di vincerle. Doppi falli sulle palle break, set iniziati a rincorrere l’avversario, match point buttati al vento, dritti una volta definitivi che finivano sul nastro. Rafael ha dato ai suoi sostenitori, tenaci come lui nel credere ad un’ennesima rinascita, tutto il bello del tennis – la sconfitta, ripetuta dell’uomo bello e inavvicinabile – e tutta la disperazione delle gambe che girano meno, del dritto che non fila più.  E mentre tutti scrollano la testa, lui compreso, Rafa lavora, fa un passo alla volta, fino a sentirsi pronto a incontrare l’usurpatore, uscendone con le ossa rotta certo; ma 4 mesi fa era stato peggio.
Il diavolo serbo, il kaiser soze dei campi da tennis, non ha intaccato un altro tipo di testa dura, quella di un uomo che da quattro anni declina ma che è ancora lì, tra i primi 3 del mondo. Che non vince un torneo vero – per lui –  da più di tre anni ma che nel frattempo ha messo insieme una terza carriera che al 95% dei tennisti parrebbe da sogno. Però nonostante master 1000, Coppa Davis, finali slam, sembra che Roger abbia scherzato in questi ultimi tempi. Forse proprio perché dall’altra parte mancava lui, il maiorchino, quello che – dice lui, ma chissà – lo ha reso un giocatore migliore e si capisce che per lui il giocatore non è una cosa tanto diversa dall’uomo.  Forse era questo che mancava a Roger, l’incontro con Rafa, quel dritto assurdo da provare ad addomesticare in qualche modo, quel punto che non finisce mai, ma proprio mai. Se una cosa si può dire è che Rafa è mancato a Roger molto di più di quanto Roger non sia mancato a Rafa, troppe cose aveva da fare lo spagnolo per preoccuparsi di presentarsi all’appuntamento. Quante volte lo ha piantato lo spagnolo, dopo aver promesso l’incontro? Roger ha aspettato paziente, e stavolta ha fatto in modo che fosse Rafa ad arrivare in anticipo. Entrambi hanno fatto in modo che l’ombra fosse altrove, che non disturbasse più di tanto. E finalmente si incontrano, i due che hanno vinto più di tutti, quello che gioca meglio di tutti contro quello che lo batte, quelli che sono i più amati da tutti. Oscureranno qualsiasi finale lontana, faranno apparire poca cosa gli ultimi slam, torneranno a dare un’occhiata al tennis appisolati telespettatori che hanno chiesto asilo al motociclismo, alla Formula 1 o a santa madre il pallone.  Sarà l’ultima volta? Forse, chissà, che importa?

Un torneo minore? Sono Roger Federer e Rafael Nadal.

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WTA Ostrava: Parks, tempesta di vincenti su Sakkari. Si ritirano Bencic e Kontaveit

Si allinea ai quarti di finale il tabellone dell’AGEL Open 2022 con le vittorie di Parks, Alexandrova e McNally. Avanti anche Krejcikova senza giocare e Martincova a cui basta un set

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Alycia Parks – WTA Ostrava 2022 (foto via Twitter @WTAOstravaOpen)

Una vittoria che era nell’aria dopo quella al primo turno contro Pliskova. Perché, se ottieni il primo scalpo top 20, avere una top 10 al round successivo sembra quasi fatto apposta. Ma anche la parte in cui sei nei giorni in cui tiri fortissimo primo e secondo servizio, dritto e rovescio, e te ne stanno dentro (molti) più che a sufficienza conta qualcosa. È così, allora, che Alycia Parks, God’s Warrior e professional tennis player secondo il suo profilo Instagram, batte la n. 7 del mondo Maria Sakkari 5-7 7-5 7-5 in due ore e tre quarti, un match chiuso sfoderando un drittone che è il vincente numero 59. Sì, cinquantanove, che fa anche più impressione rapportato al 26 degli unforced.

“Mi sono allenata molto duramente quest’anno ed è stato davvero un anno difficile per me” ha spiegato dopo la vittoria che la porta al suo primo quarto di finale nel Tour. “Alla fine ce l’ho fatta, ma so che anche stavolta è stato Dio”. E, in effetti, dopo ogni punto volge l’inequivocabile sguardo verso l’alto. Però, se è stato Lui a tenerle dentro anche solo l’ultimo dritto, qualcuno potrebbe considerarlo un vantaggio non molto sportivo nei confronti dell’avversaria: strano che il regolamento WTA non dica nulla al riguardo.

 

In ogni caso, senza nulla togliere alla fantastica prestazione di Alycia o al suo angolo che un osservatore casuale vedrebbe erroneamente vuoto, Sakkari non ha sorpreso né nel finale di secondo set con due evidenti errori di rovescio in palleggio, né sulla stessa situazione di punteggio del terzo, con gli ultimi tre punti (da quello per andare al tie-break) giocati senza prima, mentre la statunitense in risposta faceva un passo dentro il campo, salvo tornare indietro sulla linea mentre l’altra si lanciava la seconda palla. Sul primo punto, brava Parks a prendere in mano il gioco con il bimane in parallelo, anche di più nell’ultimo punto di cui abbiamo detto e, in mezzo, nonostante la risposta buona ma non irresistibile, un dritto greco scomposto, altro segnale che fa supporre una tensione che uccide la tecnica. D’altronde, Sakkari è top 10 e la classifica non mente, ma è anche vero che in carriera finora ha vinto solamente un “250” e non in questo decennio. Tornando ad Alycia, per un posto in semifinale dovrà vedersela con Barbora Krejcikova che ha approfittato del forfait di Belinda Bencic per un infortunio al piede sinistro.

Primi quarti, ma a livello WTA 500, anche per la qualificata Caty McNally che supera Karolina Muchova 6-1 3-6 6-1. La ventenne di Cincinnati è ora attesa da Iga Swiatek ed è ancora in gara anche nel doppio dove, insieme proprio a Parks, deve disputare la semifinale.

Si ritira all’inizio dopo un gioco del secondo set, Anett Kontaveit, lasciando via libera alla ceca Tereza Martincova, n. 78, che aveva vinto il primo parziale 7-6(3). Un parziale che aveva offerto parecchi scambi tirati e certamente piacevoli, con il tie-break in cui è stata determinante la difesa-offesa in uscita dal servizio di Martincova che le è valsa il 5-3 e in pratica il set, visto che Anett ha poi affossato un dritto e messo fuori bersaglio due battute. MTO per lei, forse un problema alla parte bassa della schiena e, tempo di perdere il servizio alla ripresa, ha detto che così poteva bastare ed è andata a stringere la mano all’avversaria.

Con una saldo vincenti gratuiti di 45-35, Ekaterina Alexandrova batte Daria Kasatkina 6-1 7-6(1), portando così in parità il bilancio dei quattro confronti diretti. Un primo parziale pressoché perfetto di Alexandrova, dotata di una palla più pesante, mentre Daria la lavora di più, cercando di forzare qualche errore e contando di ottenerne di gratuiti. L’altra però è attenta, non tira a tutta e a caso e allora non c’è storia. Ekaterina sbaglia invece qualcosa alla ripresa andando sotto 0-2, ma riporta il punteggio in parità nella fase centrale del set. Finale al tie-break, dove a fare la differenza sono gli errori di Kasatkina, costretta a prendersi dei rischi di fronte alla solidità di Alexandrova che ai quarti se la vedrà con Martincova.

IL TABELLONE DEL WTA 500 DI OSTRAVA

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WTA Monastir: Jabeur passeggia su Rodina. Ai quarti anche Kudermetova

Ancora senza problemi le prime due del seeding. Cadono invece Martic e Potatova per mano di Uchijima e Zidansek

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Foto di Mathias Schulz/WTA

È una giornata ricca di sorprese al Jasmin Open in scena a Monastir. In attesa del match di Ons Jabeur, numero uno del seeding che chiuderà il programma odierno, solo una delle tre teste di serie impegnate è riuscita ad approdare ai quarti di finale. Si tratta della numero 2 Veronika Kudermetova, abile che ha gestito in due set la polacca Magdalena Frech. Cadono agli ottavi, invece, Anastasia Potapova (n°6) e Petra Martic (n°4), rispettivamente sconfitte da Tamara Zidansek e Moyuka Uchijima.

Il primo match di giornata è iniziato con cinque break consecutivi, striscia interrotta quando Zidansek è riuscita per prima a tenere il servizio, portandosi sul 4-2. Un altro break in chiusura di set regala alla slovacca il sorprendente 6-3 nel primo parziale. Il secondo parte sulla falsariga del primo, con quattro break di fila: anche in questo caso la prima a tenere la battuta è la numero 101 WTA, ma sul 3-3 è proprio lei a subire ancora un break. Potapova – dopo aver annullato comunque una chance di contro-break – per la prima volta nel riesce a confermare lo strappo, allungando sul 5-3 e trovando poi un altro buon game in risposta, che vale il 6-3 che equilibra i conti.

Il set appena conquistato dovrebbe essere un vantaggio per la russa, che invece rischia addirittura di subire un bagel nel parziale decisivo. Zidansek, infatti, parte a razzo e va a servire per il match sul 5-0, cede uno dei tre break di vantaggio ma non ha comunque problemi a finalizzare la sua gran partita – vinta 6-3 3-6 6-2 – che le permette di raggiungere Alizé Cornet ai quarti di finale.

 

Approda ai quarti anche Moyuka Uchijima, uscita trionfante dalla battaglia contro Petra Martic. Alla giapponese sono servite due ore per imporsi in altrettanti set. Nel primo parziale le palle break sono una rarità: la giapponese deve sventarne una nel terzo gioco, mentre la croata deve difendersi due volte, nel secondo e nell’ottavo game. Quando tutto sembra avviato verso il tie-break, tuttavia, la numero 124 del mondo accelera e si porta sullo 0-40, strappando 7-5 la prima frazione.

L’incontro rimane estremamente combattuto anche nel secondo set, seppur con qualche break in più. Dopo uno scambio di favori tra secondo e terzo gioco, Uchijima vola sul 5-2, ma la numero 4 del seeding non molla. Martic recupera infatti il break di svantaggio e, annullando anche un match point nel nono game, questa volta riesce a trascinare la frazione al tie-break. La prima ad allungare è ancora la giapponese, che dal 4-1 non si volta più indietro e, al quarto match point complessivo, si impone 7-5 7-6 (5). Ai quarti per lei ci sarà Elise Mertens.

Unica supersite del pomeriggio tra le teste di serie è Veronika Kudermetova, che continua nel suo buon momento di forma domando in due set combattuti Magdalena Frech. Decisivi in negativo, per la polacca, i due turni di battuta (persi) in chiusura di entrambi i set. La numero 2 del tabellone è straripante (ma senza far rumore) nel primo parziale di fronte a un’avversaria che commette un solo gratuito. Poi Frech chiede l’intervento della fisio che le applica un cerottone sul polpaccio sinistro, mentre Veronika prova qualche battuta e alcuni colpi a rimbalzo facendosi lanciare la palla dai ragazzi addetti a raccoglierle. Sarà il cerotto, sarà che i ball boys non sono stati bravi o, più probabilmente, nessuna delle due, ma Kudermetova cede il servizio in apertura. In un modo o nell’altro, il punteggio rimane in equilibrio anche se il gioco di Veronika non funziona più così bene. Lo ritrova nel finale, partendo con un bel rovescio a uscire dal centro, c’è pure il nastro dalla sua e approda ai quarti di finale senza sprecare troppe energie. Qui troverà la francese Diane Parry, che ieri ha approfittato del ritiro di Lucrezia Stefanini in avvio di secondo set.

Inizia ancora al calare delle tenebre, Ons Jabeur. Tenebre che calano più che altro sulla sua avversaria, Evgeniya Rodina, sconfitta 6-1 6-3 in 55 minuti. Rodina era rientrata allo US Open con ranking protetto dopo tre anni di assenza battendo l’azzurra Trevisan. Anche in Tunisia è riuscita a passare un turno, ma contro la numero 2 del mondo non c’è stato molto da fare. Ai quarti, Jabeur affronterà in una sfida inedita la statunitense Claire Liu, n. 73.

(ha collaborato Michelangelo Sottili)

IL TABELLONE DEL WTA 250 DI MONASTIR

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ATP

ATP/WTA Montreal, cambia il direttore del torneo: Eugene Lapierre cede il passo

A prendere le redini del National Bank Open sarà Valerie Tetrault. Lo storico direttore: “Farò il consigliere, voglio aiutare a promuovere il torneo”

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IGA Stadium - Montreal 2022 (foto Ubitennis)

Cambio della guardia al torneo di Montreal, dove lo storico direttore del torneo Eugene Lapierre ha lasciato il suo posto da guida del National Bank Open. A sostituirlo sarà Valerie Tetrault, precedentemente direttrice della comunicazione di Tennis Canada, nonché commentatrice tv ed ex giocatrice professionista. Sotto la guida di Lapierre, il torneo ha conosciuto una enorme crescita. Lapierre, in una conferenza stampa tenutasi oggi a Montreal, ha fatto sapere di rimanere all’interno di Tennis Canada come consigliere. “Voglio focalizzare la mia attenzione sulla promozione del tennis – ha detto Lapierre -. Tennis Canada è stata molto brava a far crescere il movimento dal basso, sino a produrre i grandi giocatori attuali. Ora vogliamo sfruttare il loro aiuto per diffondere il tennis tra i giovani”. Lapierre lascia un ruolo che esercitava dal 2001 (era arrivato nel 1999 come assistente direttore). “Eugene ha dato un contributo fondamentale nel far conoscere il Quebec come fucina di talenti tennistici – ha detto Peter Kruyt di Tennis Canada -. Lo ringraziamo per la sua decisione di rimanere con noi per continuare a promuovere il torneo”. Quello di Montreal non è l’unico grande torneo ad aver salutato una storica guida quest’anno. A Montecarlo, infatti, Zeljko Franulovic ha lasciato il posto a David Massey.

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