Andrea Petkovic e il tennis, storia d'amore al capolinea?

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Andrea Petkovic e il tennis, storia d’amore al capolinea?

Una stagione deludente e una conclusione ancora più amara. Andrea Petkovic si racconta in un’intervista intima con Courtney Nguyen dopo la sconfitta di Zhuhai. Oltre gli infortuni c’è la passione per il tennis che scompare, i problemi familiari e la voglia di scoprire la vita oltre lo sport

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Andrea Petkovic era in lacrime. Dopo essersi infortunata al ginocchio la notte precedente nel secondo set contro Elina Svitolina, la sua deludente stagione si conclude con una sconfitta per doppio 6-0 contro Carla Suárez Navarro al Huajin Securities WTA Elite Trophy di Zhuhai. In svantaggio 4-0 nel primo set, Petkovic sapeva di non essere in condizioni per giocare al meglio, specialmente alla luce di quanto bene Suárez Navarro stesse colpendo. Ma è rimasta in campo e ha rimediato quella pesante sconfitta. La sua avversaria è stata affettuosa negli elogi dopo il match.

“È una situazione difficile, perché conosco molto bene Andrea da tempo,” ha dichiarato Suárez Navarro. “È una grande professionista. Aveva un leggero infortunio al ginocchio, credo. Apprezzo davvero come ha lottato e il fatto che sia rimasta in campo. Non si è ritirata. Non ha giocato solo per sé stessa ma anche per il pubblico e per me. Non molte tenniste nel circuito sarebbero rimaste in campo nella situazione che stava attraversando Andrea”.

 

Una Petkovic visibilmente emozionata ha detto: “Stavo solo cercando di rispettare questo sport al meglio. È stato difficile perché non mi sembrava di rispettarlo per bene visto il modo in cui stavo giocando. Ma ritirarmi e non dare a Carla – lei stava giocando incredibilmente bene – non volevo portarle via questo”.

È stato impossibile non notare quanto fosse provata Petkovic durante la sconfitta. Ha cercato di trattenere le lacrime durante la partita. E mentre la fisioterapista delle WTA le massaggiava il ginocchio in un cambio campo, lei le ripeteva “Non importa, non importa”. E quel piccolo momento è stata una finestra aperta verso il luogo in cui la testa di questa 28enne è stata negli ultimi mesi.

Petkovic si è scusata per essere scoppiata in lacrime durante l’intervista privata post partita. E questo dovrebbe essere sottolineato: mentre le conferenze post match sono obbligatorie per le tenniste, le interviste private sono opzionali. E tuttavia Petkovic ha accettato la richiesta, e ciò che segue è un’intervista onesta ed emotivamente spoglia riguardo a quanto difficile sia stata questa stagione per lei.

“È stato circa due o tre mesi fa, ho in qualche modo perso la passione per il tennis,” racconta fra le lacrime. Petkovic non sfugge mai al contatto visivo quando le vengono sottoposte le domande da parte della stampa. Mercoledì, ha mancato completamente questo contatto visivo, per paura di crollare ulteriormente. Il suo sguardo è rimasto fisso in un punto lontano, mentre le sue dita si arrotolavano in un Kleenex. “Quando mi trovavo a casa, ero davvero felice. Nell’attimo stesso in cui arrivavo nel circuito iniziavo a sentirmi come depressa. Talmente depressa che non avevo la voglia di uscire dal letto”.

“Per la mia famiglia è stato un anno difficile”, ha aggiunto Petkovic. Sua madre si è ammalata quest’anno e lei ha continuato a lottare benché il suo cuore fosse a pezzi. “Volevo solo essere a casa. Ma dato che sono una professionista e sono tedesca, sono sempre scesa in campo, mi sono allenata e ho fatto ciò che dovevo. Non avevo intenzione di giocare solo le partite. Mi allenavo ancora tre ore al giorno. Facevo palestra, facevo esercizi, mi mantenevo in forma, andavo dal fisioterapista ogni giorno. Avevo intenzione di essere professionale, nonostante tutto quello che stava accadendo dentro di me”.

“È stata come una tortura”, aggiunge, con la voce spezzata. “Lo è stata ogni minuto”.

Petkovic è d’accordo nel credere che la malalttia della madre abbia giocato un ruolo in questa stagione così emotiva, ma c’è anche dell’altro. Si sentiva inquieta già nel finire del 2014, ma i suoi risultati avevano mascherato il problema.

“Lo avevo già sentito in Australia e ricordo che dopo Sydney me ne stavo seduta nell’angolo e Angelique Kerber venne da me e mi disse ‘Andrea, è solo il secondo torneo della stagione e hai già un crollo emotivo’”, racconta sorridendo. “Tutto poi è iniziato realmente l’anno scorso a Linz e in Lussemburgo e fui solo molto fortunata a giocare bene a Sofia. Ha nascosto qualcosa di più profondo. È così che i risultati a volte possono essere illusori perché giocai bene e vinsi e tutto questo nascondeva dei problemi più profondi perché non sono mai uscita dal circuito”.

Non furono la mancanza di risultati, le dure sconfitte o i periodi degli infortuni che hanno lasciato Petkovic confusa sulle sue emozioni. I tennisti perdono. Ogni settimana. È una sensazione alla quale si abituano. Scrollarsi di dosso le sconfitte è meno che un istinto, è più un meccanismo di sopravvivenza.
Petkovic si stava scontrando con qualcosa di completamente diverso. Una donna istruita che cita Johann Wolfgang von Goethe e David Foster Wallace fra i suoi scrittori preferiti – piccola nota, è al momento innamorata di Purity di Jonathan Franzen – Andrea inizia a chiedersi se la sua parte migliore sia quella che gioca a tennis o quella che fa qualcosa di completamente diverso.

“Ho iniziato a mettere in dubbio il tennis”, ci racconta, ancora una volta in lacrime. “Ho iniziato a sentire che forse questo per me era l’anno per capire se davvero volevo giocare a tennis, perché ci sono così tante altre cose che mi piace fare. Sento come se in qualche modo questa sia stata la prima volta in cui ho pensato che stavo perdendo del tempo giocando a tennis. Ed è così strano perché è una sensazione che non ho mai provato. Il tennis è sempre stato qualcosa che avevo scelto e che volevo fare e quest’anno non è stato più così”.

“Devo capire davvero se voglio continuare a giocare”.

“A volte sento come se io avessi altri talenti nei quali forse sarei migliore. Tutti mi dicono, ‘Sei stupida. Eri una top10, sei ancora fra le prime 30 del mondo, sei una tra le migliori tenniste del mondo.’ Ma io sono fiera di tutto quello che ho conquistato, non mi fraintendete”.

“Tuttavia a volte penso che forse ci siano cose nelle quali sarei stata migliore. E adesso mi sento come se avessi perso tutto quel tempo con il tennis. È molto stupido? Ma io devo scoprirlo. Non ho nemmeno un metro di paragone, non posso dire di essere una grande pittrice. Oppure una grande scrittrice e se avessi voluto scrivere un libro a 17 anni e adesso a 28 fossi stata una vincitrice del Premio Pulitzer? E non è nemmeno qualcosa che c’è dentro di me, non lo so. Sono solo delle sensazioni. È stupido”.

Petkovic parla anche della monotonia della vita nel circuito che non aiuta. Il mondo del tennis, che qualcuno può pensare così vasto e pieno di curiosità, sembra adesso piccolo. Le chiacchiere sono sempre le stesse. E così i volti. Si sente soffocata, a disagio, fuori posto.

“Ci sono cose a volte che non ami particolarmente nel tuo lavoro, ed è normale”, racconta. “Ma l’equilibrio ormai non è più giusto. Odio molti più aspetti di quanti me ne piacciano. Forse è positivo che i risultati non siano arrivati e che non possano più nascondere nulla. Adesso è davvero arrivato il momento di capire certe cose. Probabilmente è positivo”.

Nonostante le sue sensazioni, l’essere combattuta tra la strada e casa, il senso del suo obiettivo fuggevole ed elusivo, Petkovic va avanti. Ha già attraversato momenti difficili. È una tennista che ha affrontato gli infortuni durante la sua carriera, ancora e ancora, ed ha superato momenti critici in campo. Perché non prendersi una pausa come Kvitova quando la sua fiamma sembrava essersi spenta?

“Quella sarebbe stata la scelta più corretta e la più intelligente”, aggiunge Petkovic. “Ma c’è tutto questo problema del senso di colpa verso il mio paese, un senso di colpa collettivo, non riesco ad andare contro i miei principi, e i miei principi sono quelli di comportarsi in modo professionale fino alla fine. Ed è per questo che ho continuato a giocare. Sapevo che non era la cosa più giusta per me. Ma ho anche sentito che i miei principi fossero più importanti di come mi sentissi. Ne ho passate così tante e credo che questo si possa superare – e lo supererò – ma è lì da così tanto tempo”.

Con la stagione ormai conclusa, Petkovic ha bisogno di ricaricarsi. Di riconnettersi con la sua famiglia, con gli amici e con sé stessa. “Credo che dormirò per i prossimi quattro giorni perché mi sento come se non avessi dormito in questi ultimi due mesi”, ha aggiunto. “Credo che dormirò a lungo. La prossima settimana andrò a New York. Pensavo anche di andare a Portland perché è sulla mia lista delle cose da fare. Spero di riuscire a ricaricarmi dormendo e starò bene a New York. Se starò bene lì credo che le cose possano evolversi velocemente”.

“Se non dovesse andare bene a New York, che Dio mi aiuti”, dice ridendo.

Il supporto da parte dei suoi fans si è sempre fatto sentire durante la sua carriera. I suoi commenti riguardo il futuro sono stati allarmanti. Ma Andrea chiede solo un po’ di pazienza.

“Non dovrebbero preoccuparsi troppo, non me ne andrò per non tornare più. Ho solo bisogno di un po’ di tempo”.

“È davvero carino da parte dei miei fans, l’ho notato anche su Twitter. Mi hanno sempre seguita nei momenti belli e in quelli difficili. È davvero bello e mi aiuta molto”.

“Spero davvero di riuscire a risolvere tutto”.

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ATP

Ferrero: “Alcaraz è come un altro figlio per me”. “Djokovic? Uno stimolo averlo in Australia”

Intervistato da Eurosport, Juan Carlos Ferrero ha le idee chiare sul percorso con il suo pupillo Carlos Alcaraz: “Lavorare ancora di più perché, per rimanere al top, bisogna vincere regolarmente Slam e Masters 1000”

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Carlos Alcaraz e Juan Carlos Ferrero - Montecarlo 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Carlos Alcaraz e Juan Carlos Ferrero - Montecarlo 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

La trionfale stagione 2022 ha visto il diciannovenne Carlos Alcaraz diventare il giocatore più giovane di sempre a raggiungere la vetta della classifica ATP. Alcaraz ha vinto il primo titolo del Grande Slam allo US Open di settembre, in assenza di Djokovic, che quest’anno ha dovuto saltare due dei quattro major per non essersi vaccinato.

Il suo allenatore, Juan Carlos Ferrero, ha affermato in un intervista rilasciata a Eurosport che la potenziale opportunità per Alcaraz di confrontarsi con il 21 volte campione slam è un grande stimolo. “Abbiamo bisogno di lui”, ha detto Ferrero, riferendosi a Djokovic. “Penso che Carlos per migliorare il suo tennis abbia bisogno di giocare contro uno dei migliori della storia. Ovviamente Rafa è lì per giocare contro di lui e Novak, abbiamo bisogno di lui. A Madrid Carlos ha giocato contro Novak e lui ha aumentato il suo livello per provare a vincere la partita, quindi è quello che ci serve, per giocare negli Slam contro di lui, penso che sia molto importante per Carlos migliorare”.

 

Ferrero non si reputa sorpreso del ritorno in grande stile del serbo, che giova ricordarlo, ha vinto 18 delle sue ultime 19 partite della stagione, inclusa la striscia alle finali ATP. “Penso che dopo lo US Open, che non ha potuto giocare, fosse molto concentrato per dimostrare a se stesso che è in grado di vincere quasi tutti i tornei a cui partecipa. Abbiamo visto di nuovo che è in grado di farlo“, ha detto Ferrero del serbo . “Avrà la possibilità di giocare in Australia; penso che ne sia molto contento e penso anche il resto dei giocatori lo sia. Carlos e io stavamo parlando del fatto che siamo felici di vedere Novak lì perché se vuoi vincere l’Australian Open devi vincere contro i migliori, e ovviamente è una buona notizia. Ma ovviamente non mi ha sorpreso affatto che abbia vinto a Torino”.

Tornando ad Alcaraz il nativo di Murcia ha iniziato il suo allenamento pre-stagione in palestra lunedì e dovrebbe tornare a fare pratica sul campo in settimana .Al momento Alcaraz non è iscritto a nessun evento di preparazione prima dell’Australian Open, che inizierà il 16 gennaio. Nonostante le brillanti vittorie allo US Open e nei due Masters 1000, Ferrero lesina consigli utili per il suo pupillo in vista del 2023: “Gli dico che ora deve lavorare ancora di più perché se ora vuole rimanere al top, deve vincere costantemente gli Slam e i Masters 1000“, ha detto Ferrero, che è lui stesso un ex numero 1 del mondo. “Quindi è ancora più difficile di prima, quando magari vincendo un ATP 500 e ottenendo un ottimo risultato nel Masters 1000 potevi salire più in alto in classifica, ma ora, se vuoi rimanere al vertice, devi battere i migliori e devi vincere i migliori tornei, quindi è ancora più importante lavorare allo stesso modo o più duramente di prima”.

Il sodalizio tra Juan Carlos e Alcaraz è iniziato nel settembre del 2018, alcuni mesi dopo la fine della collaborazione del coach spagnolo con Alexander Zverev. Ferrero ha aiutato Alcaraz a costruire una squadra stabile attorno a lui.È come un altro figlio per me, il più grande“, ha detto Ferrero di Alcaraz. “È il mio secondo giocatore da allenatore e penso di continuare a imparare da lui e lui sta imparando da me. Stiamo entrambi crescendo insieme allo stesso tempo. È un ragazzo molto simpatico ed è molto facile lavorare con lui. “Quello che so è che avevo bisogno di qualcosa del genere perché dopo aver lavorato con Sascha non è stato così facile per me, non è la stessa cultura, lui capisce in modo leggermente diverso [il significato di] essere professionale, avevo bisogno di ripartire e lavorare con qualcuno con cui potevo lavorare in sintonia anche per il futuro; e in Carlos penso di averlo trovato.

Nell’agenda di Alcaraz in vista del 2023 figura – per ora – solo l’evento d’esibizione del Mubadala World Tennis Championship ad Abu Dhabi, dove sabato 17 dicembre esordirà contro Andrey Rublev o Frances Tiafoe. Come a dire l’Australia è lontana, ma nemmeno poi tanto.

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ATP

Rendimento Slam 2022: Nadal e Alcaraz davanti a tutti, Djokovic resiste. Sinner e Berrettini in top 10, in calo Medvedev

Ottima annata per i colori azzurri, la Spagna fa la voce grossa. Varie sorprese come Ruud e Kyrgios, ma anche tanti delusi, guidati dal russo

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Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Nel tennis, si sa, il metro di paragone principale per giudicare un giocatore è la costanza che questo sa tenere negli Slam, i grandi eventi per antonomasia, nei quali la cronaca si intreccia alla storia per diventare leggenda. E il 2022, con tutte le variabili del caso, tra la questione del vaccino di Djokovic e la guerra dichiarata da Putin che ha portato all’esclusione dei russi da Wimbledon (e la conseguente scelta dell’ATP di non assegnare punti), non può in ogni caso fare eccezione, pur facendo dovute proporzioni. Infatti, molti giocatori, anche di alto livello, non hanno potuto disputare tutte e quattro le prove Major (alcuni anche per motivi fisici), con un rendimento in termini di punti che chiaramente va a calare, premiando alcuni piuttosto che altri. Per valutare con accuratezza chi siano stati i migliori, i più costanti, nei quattro Slam della stagione appena conclusasi, abbiamo quindi stilato un’ipotetica top 20, che tiene conto solo dei punti guadagnati tra Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e US Open.

 Da notare che vengono calcolati anche i punti dei Championships, non assegnati dall’ATP, e che tra parentesi viene riportata anche la classifica reale dei giocatori rientranti nella speciale classifica (dopo i punti è segnalato anche il numero di Slam giocati per coloro che ne abbiano saltato almeno uno). Di seguito i migliori venti nei Major del 2022:

  1. Rafa Nadal (2): 4900
  2. Carlos Alcaraz (1): 2630
  3. Casper Ruud (3): 2445 *3 Slam*
  4. Novak Djokovic (5): 2360 *2 Slam*
  5. Nick Kyrgios (22): 1605 *3 Slam*
  6. Daniil Medvedev (7): 1560 *3 Slam*
  7. Jannik Sinner (15): 1260
  8. Matteo Berrettini (16): 1080 *2 Slam*
  9. Marin Cilic (17): 1020 *3 Slam*
  10.  Stefanos Tsitsipas (4): 1000
  11.  Cameron Norrie (14): 1000
  12.  Karen Khachanov (20): 990 *3 Slam*
  13.  Frances Tiafoe (19): 990
  14.  Alexander Zverev (12): 900 *2 Slam*
  15.  Andrey Rublev (8): 810 *3 Slam*
  16.  Felix Auger-Aliassime (6): 595
  17.  Taylor Fritz (9): 595
  18.  Christian Garin (85): 585
  19.  Denis Shapovalov (18): 505
  20.  Holger Rune (11), David Goffin (53): 470

La risposta alla domanda principe “chi è stato il migliore?” appariva già abbastanza scontata, anche senza stilare una classifica che tenesse conto dei punti, dato che Rafa Nadal ha vinto i primi due Slam della stagione ed è arrivato in semifinale nel terzo, con un piccolo calo allo US Open dovuto a qualche acciacco fisico. E proprio alla luce di ciò, dei problemi che aveva accusato sul finire del 2021, e che ha dovuto sostenere lungo tutto il 2022, gli oltre 2000 punti in più nei Major ottenuti rispetto a Carlos Alcaraz sono anche una piccola sorpresa, oltre che una grande impresa. Il n.1 al mondo, nel primo anno con aspettative contro cui combattere, è andato in crescendo, passando dal terzo turno dell’Australian Open (contro Berrettini) alla vittoria a Flushing Meadows, mostrandosi ancora un po’ acerbo sull’erba, e non del tutto avvezzo alla pressione sulla terra di Parigi, in un Roland Garros che ha incoronato una delle più grandi rivelazioni, almeno a livelli così alti, del 2022: Casper Ruud. Il norvegese, infatti, ha chiuso la stagione con 2 finali su 3 Slam giocati (in Australia diede forfait alla vigilia), guadagnando ben 2120 punti in più in queste prove rispetto al 2021, mettendo a tacere tutti coloro che ne criticavano la poca propensione ai grandi appuntamenti. La finale alle ATP Finals ha mostrato come il norvegese sia prossimo alla sua maturazione completa, che non può prescindere da una grande affermazione. Specie considerando che ha perso l’atto conclusivo del torneo di fine anno solo contro il quarto migliore per rendimento negli Slam 2022, nonché ex n.1 e noto cannibale, cioè Novak Djokovic.

 

Infatti il serbo, pur non avendo potuto competere in Australia e negli USA per motivi legati al vaccino, ha comunque portato a casa il settimo Wimbledon della carriera, riaprendo la questione GOAT (quantomeno nel caso se ne faccia un discorso legato alle vittorie Slam, dato che il serbo è a quota 21, contro i 22 di Nadal), e soprattutto mostrandosi ben lontano dall’abbandonare certi palcoscenici. Dunque sono questi i quattro migliori giocatori negli eventi che contano, coincidenti con i primi tre al mondo e il solito Djokovic (che con i punti di Wimbledon sarebbe stato tra i primi 4 al posto di Tsitsipas), che hanno anche messo un certo distacco tra loro e gli altri. E, procedendo per gradi, analizziamo chi c’è tra questi altri, chi ha sorpreso, chi deluso, e chi è stato piegato solo dalla sfortuna.

Le sorprese e i grandi delusi – il primo risultato che balza all’occhio, che non può che far esultare gli amanti del talento allo stato puro e di un tennis fuori dagli schemi, è certamente il rendimento di Nick Kyrgios, quinto assoluto negli Slam, grazie alla finale a Wimbledon e ai quarti allo US Open. L’australiano sembra aver finalmente trovato la giusta quadratura al suo tennis, avendo anche battuto l’allora n.1 al mondo, nonché campione in carica, agli ottavi dello Slam americano, cioè Daniil Medvedev. Il russo, “solo” sesto per punti negli Slam (l’anno scorso era stato il secondo miglior giocatore per rendimento in questi tornei) è certamente una delle sorprese in negativo, nonché il gran deluso, di quest’anno nei Major. L’impressione è che ancora debba riprendersi dalla finale dell’Australian Open, in cui sprecò un vantaggio apparentemente incolmabile, permettendo a Nadal di strappargli un titolo che lo ha segnato per tutta la stagione, dove mai ha trovato il suo miglior tennis. Discorso analogo, per quanto riguarda la delusione, coinvolge Stefanos Tsitsipas: il greco ha totalizzato solo 1000 punti negli Slam, con un buon inizio dato dalla semifinale in Australia, andando però sempre a calare, e pur chiudendo l’anno da 4 al mondo, si trova solo decimo per rendimento tra le quattro prove.

Altro aspetto che un po’ lascia stupiti è l’assenza dai primi 20 di Hubert Hurkacz (n.10 al mondo), che dopo la semifinale a Wimbledon 2021 ha mostrato ancora una certa tensione nei grandi eventi, con soli 280 punti totalizzati nei 4 Major. Gran sorpresa, invece, è certamente Christian Garin. Il cileno, scivolato al n.85 al mondo (ancora pagando dazio per la questione Wimbledon), ha raggiunto i quarti sui prati inglesi, miglior risultato della carriera negli Slam, eventi in cui in quest’anno ha raccolto ben 585 punti, attestandosi addirittura al diciottesimo posto di questa speciale classifica, mostrandosi un avversario da non sottovalutare sulla lunga distanza. Nella formula su 3 su 5, un altro che quest’anno ha fatto la voce grossa è stato senza dubbio Marin Cilic. Il veterano croato, infatti, ha raggiunto almeno gli ottavi in tutti e 3 gli Slam giocati, uscendo sempre a testa alta, e raggiungendo addirittura la semifinale al Roland Garros, divenendo l’unico giocatore in attività (tolti i Fab 4) ad aver centrato almeno il penultimo atto in tutti e 4 gli Slam. E infatti il n.17 al mondo chiude come nono miglior giocatore nei Major del 2022, della serie “il lupo perde il pelo, ma non il vizio”.

Scorrendo non c’è nessun’altra grande sorpresa, con i vari Rublev, Fritz, Auger-Aliassime tutti quasi allo stesso livello, ancora incapaci di compiere quell’ultimo salto verso l’alto quando la pallina inizia a scottare (per il russo sei quarti di finale su sei persi in carriera, ma per la seconda volta, dopo il 2020, ne ha raggiunti due nello stesso anno), e ondeggianti tra l’impresa e l’avercela quasi fatta. Molto bene invece Norrie, Khachanov e Tiafoe, rispettivamente tra i posti 11 e 13 di questa top 20, spinti verso l’alto dalla storica semifinale di Wimbledon per l’inglese (che, avesse assegnato punti, gli avrebbe permesso di chiudere l’anno tra i primi 10), e quelle incredibili allo US Open per Karen e Frances. Certamente sorprendono la presenza tra i primi 10 di Berrettini (che a breve tratteremo nel dettaglio insieme a Sinner, settimo migliore nei Major) e alla quattordicesima piazza di Alexander Zverev, che avendo chiuso la stagione a giugno ha potuto giocare solo due prove Slam, comunque totalizzando 900 punti. Una pista da seguire per una grande vittoria che potrebbe finalmente essere vicina, chissà…Chiudono i migliori 20 negli Slam Shapovalov, Rune e un redivivo Goffin, almeno nelle due settimane di Wimbledon. Un quarto a testa, tra Australia, Parigi e Londra per i tre, con i primi due, nel pieno delle loro carriere (Rune in piena ascesa e con le idee ben chiare) che puntano a far ancora meglio nel 2023.

I nostri alfieri – ancora una volta, nonostante i tristemente noti problemi fisici susseguitisi, Matteo Berrettini si è dimostrato un giocatore da grande partita, da palcoscenico importante, in breve da Slam. Il romano infatti, che ha saltato tutta la stagione sulla terra rossa a causa del problema al polso, e ha dovuto rinunciare per il Covid a Wimbledon, è stato comunque capace di risultare ottavo in questa speciale classifica, avendo portato a casa ben 1080 punti in due sole prove Slam, tra Australian Open (semifinale persa da Nadal, futuro vincitore) e US Open (quarto di finale, sconfitta per mano del finalista Ruud). Dunque una grande costanza quando il gioco si fa duro mostrata da Matteo, che è apparso pronto per dire la sua a livelli altissimi, e con l’augurio che il fisico lo lasci in pace, può sognare in grande. Ancora meglio ha fatto invece Jannik Sinner, risultato come settimo miglior giocatore negli Slam, giungendo tre volte su quattro tra gli ultimi 8, e in due casi arrendendosi solo al quinto set contro i futuri vincitori (Djokovic a Wimbledon, dopo due set di vantaggio, Alcaraz nell’epica partita dello US Open). Segnali di grande maturità per l’altoatesino, che dunque ha già raggiunto almeno i quarti in tutte e quattro le prove dello Slam (al Roland Garros ci era già riuscito nel 2020), con il lavoro da fare ora che riguarda la parte mentale, il riuscire a fare quel passo in più di cui certamente Jannik è capace.

Dopo i primi due giocatori italiani meglio classificati, però, c’è ancora da lavorare per gli azzurri subito successivi. Lorenzo Musetti, n.23 al mondo, ha infatti racimolato solo 120 punti in tutti e 4 i Major, uscendo per ben tre volte al primo turno. Certo, spesso i sorteggi non sono stati proprio dei più fortunati (Tsitsipas a Parigi, Fritz a Wimbledon), ma il carrarino, talento allo stato puro, ha ancora molto da lavorare nei grandi eventi. Un po’ meglio Lorenzo Sonego, con 280 punti totalizzati e una quasi impresa contro Ruud al Roland Garros, che ne certificano comunque un buon livello, abbastanza costante, a livello Slam, con la concreta chance di poter sperare nuovamente almeno in qualche ottavo in futuro.

Dunque è questa la fotografia delle prove Major di questo 2022, con la Spagna a dominare, e l’Italia che ha saputo comunque farsi largo nonostante i tanti problemi e gli infortuni. Tante conferme, alcune delusioni, varie sorprese, ma emozioni a non finire e partite epiche, di quelle da raccontare. Questo, ogni anno, ci lasciano in dote gli Slam, quei tornei che ogni appassionato in cuor suo attende tutto l’anno e mai vorrebbe che finissero. Il 2023 si avvicina, e con esso la prima grande prova, l’Australian Open, a meno di due mesi. Alla luce dei risultati dell’anno appena trascorso, potrebbe essere tanto semplice quanto impossibile fare pronostici… ma almeno in Australia tutti dovrebbero essere sulla griglia di partenza, salvo noie fisiche dell’ultimo minuto. E, come abbiamo visto, già questa è una grande vittoria.

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ATP

Nadal batte Ruud a Bogotà e ammicca al pubblico: “Un giorno tornerò con Federer”

Prosegue il tour sudamericano di Rafa Nadal: grande successo in Colombia. E l’accenno a una sfida con Roger Federer che sembra una promessa

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Rafael Nadal - Torino 2022 (Twitter @atptour)
Rafael Nadal - Torino 2022 (Twitter @atptour)

Dopo la sconfitta di Quito, Rafa Nadal torna a battere Casper Ruud. A Bogotà, lo spagnolo vince 7-5 6-4 contro il norvegese, uscito sconfitto anche a Buenos Aires e Belo Horizonte, ma avrà la possibilità di rifarsi nell’ultima tappa di questa serie di esibizioni a Città del Messico. I due hanno offerto al pubblico un ottimo spettacolo, con grandi colpi e un gioco offensivo.
Prima del grande clou tra Nadal e Ruud, sono scesi in campo per un doppio misto gli idoli di casa Cabal e Osorio contro Lizarazo e Farah. Una sorta di intrattenimento prima dei due protagonisti attesi che è stato molto apprezzato dagli spettatori della capitale colombiana.

Una partita che non ha disatteso le aspettative: molto equilibrata specie nel primo set, mentre nel secondo ha preso il sopravvento il 22 volte campione Slam. Ruud dopo la partita ha detto di essere rimasto stregato per l’atmosfera e l’accoglienza ricevuta a Bogotà: “Abbiamo fatto del nostro meglio. Grazie a tutti per essere venuti”.

Anche Nadal ha dispensato parole al miele per il pubblico colombiano, aprendo anche ad un clamoroso scenario: “So che alcuni anni fa il mio collega Roger Federer non ha potuto giocare la sua partita qui a causa di un problema. Mi ha sempre detto quanto fosse entusiasta di giocare qui, e spero di tornare con lui un giorno”.

 

Rivedremo ancora una volta un Fedal in un campo da tennis, seppure come esibizione?

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