Fed Cup: i misteri russi, le imprese di Sharapova e Strycova e altro ancora

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Fed Cup: i misteri russi, le imprese di Sharapova e Strycova e altro ancora

Le vittorie di Maria Sharapova, la tripla sconfitta di Anastasia Pavlyuchenkova, il carattere di Barbora Strycova, i rimpianti russi. A Praga la finale di Fed Cup ha offerto un week-end memorabile e riacceso le discussioni sulla formula della competizione

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La Fed Cup è una strana manifestazione: a volte propone incontri scontati e senza pathos, disertati dalle migliori giocatrici; a volte invece è capace di offrire week-end di alto livello e intensità, come quello appena concluso a Praga per la finale 2015.
I temi sono stati tanti, anche perché una finale di Fed Cup inizia ben prima dei due giorni di partite vere e proprie, visto che decisioni determinanti si possono prendere già al momento delle convocazioni.

1. Le convocazioni dei capitani e i misteri russi
Petr Pala, capitano ceco, aveva due indirizzi possibili. Il primo: puntare su due singolariste più un doppio affiatato come Hlavackova-Hradecka. Il secondo: privilegiare le alternative in singolare, chiamando contemporaneamente Kvitova, Safarova e Pliskova, più una doppista abile ad integrarsi come Strycova.
Il capitano ha optato per quest’ultima soluzione, rinviando quindi al momento delle partite la scelta delle singolariste.

Da parte russa, Anastasia Myskina pareva invece aver preso il primo indirizzo: due posti per il singolare e due posti per il doppio (Vesnina e Makarova). L’idea sembrava essere quella di capitalizzare al massimo la presenza di Sharapova, contando sull’alta probabilità di ottenere due vittorie, e poi puntare su una coppia forte e affiatata (4 finali Slam, 2 vinte) per conquistare il punto decisivo in doppio, più accessibile rispetto agli altri singolari.
Ricordo che per ragioni diverse né Makarova né Vesnina potevano essere considerate credibili singolariste: Vesnina per il rendimento insufficiente nell’ultima stagione, Makarova per mancanza di partite alle spalle a causa di un infortunio (è ferma dagli US Open).
Sicura numero uno Sharapova, rimaneva da decidere la numero due: Pavlyuchenkova o Kuznetsova? Per approfondire le decisioni del capitano ho fatto qualche ricerca sui media russi e, se non ho capito male, sarebbe stata la stessa Kuznetsova a spiegare ai giornalisti (durante il torneo di Mosca) come si sono svolte le cose: Myskina ha telefonato alle diverse giocatrici chiedendo la loro disponibilità alla convocazione, ma Svetlana ha risposto negativamente, anticipando però che sarebbe andata a Praga per sostenere la squadra, come in effetti è accaduto.
Perché Kuznetsova ha rifiutato? Per non allungare la stagione agonistica di due settimane? Per problemi di convivenza con Sharapova? E allora perché invece che andare in vacanza si è presentata a fare da supporto alle compagne?
E poi: con il rifiuto di Kuznetsova una decisione era presa, ma rimaneva il forte dubbio sullo stato di forma di Makarova. Quali erano le sue reali condizioni? Andava comunque convocata o sarebbe stato meglio affidarsi a un’altra doppista? Tante domande senza risposte certe.

 

2. I forfait a sorpresa di Safarova e Makarova
Chiuse le convocazioni, il passo successivo era decidere chi schierare in campo.
In realtà la formazione ceca è stata decisa da Lucie Safarova; o meglio, da un dolore al polso che l’ha relegata in panchina. Con il senno di poi si può dire che il problema di Safarova non solo non ha compromesso il risultato, ma ha addirittura favorito il processo di integrazione e rafforzamento della squadra, che grazie all’apporto di Pliskova ha allargato la rosa delle giocatrici importanti, in grado di essere protagoniste nei turni decisivi.

Indubbiamente la Repubblica Ceca si è dimostrata più squadra, con una ricchezza di alternative superiore. Però se la formazione di casa ha vinto, forse è anche perché qualcosa non ha funzionato nella Russia. Arrivati al dunque, infatti, Makarova non è scesa in campo.
Nella conferenza stampa post match Myskina ha dichiarato che era previsto che Makarova giocasse, ma un problema negli ultimi allenamenti l’avrebbe obbligata a modificare i piani. Di fronte al forfait di Makarova e con una Pavlyuchenkova reduce da due sconfitte in singolare poteva il capitano fare qualcosa di differente? A quel punto alla Russia era rimasta una sola alternativa: un doppio Vesnina/Sharapova.

Sembrerebbe una ipotesi azzardatissima, anche perchè Maria non gioca il doppio da anni: l’ultima stagione affrontata per intero risale addirittura al 2004. Ma questa non era una partita normale: la situazione era straordinaria e in certe occasioni carattere e carisma (e talento) possono fare la differenza. E poi Sharapova nei primi anni di WTA in doppio non si era disimpegnata male, vincendo anche qualche torneo. Secondo me la scelta sarebbe stata meno folle di quanto a prima vista potrebbe sembrare.
Chissà se negli spogliatoi l’ipotesi di Sharapova doppista è stata presa in considerazione. Chissà se Myskina la riteneva possibile o no. Chissà se Maria ha dato o no la sua disponibilità. Altri interrogativi senza risposta sul week-end russo.

3. Seconda giornata: Sharapova e Strycova protagoniste
Dopo un sabato senza troppi sussulti, il confronto si è fatto molto interessante domenica. Alla fine si può dire che le vincitrici siano state due: Sharapova e Strycova, le uniche imbattute.

Sharapova ancora una volta ha dimostrato cosa significa essere una grande agonista, e quanto conti la forza mentale nel tennis. Dopo l’esordio senza particolari problemi contro una Pliskova bloccata dalla tensione, il meglio lo ha riservato per il confronto tra le numero uno.
Kvitova ha iniziato in modo molto efficace nello scambio, ma Sharapova ha avuto il merito di saper tenere duro nei momenti difficili, riuscendo ad allungare la partita il più possibile, e arrivando così nelle fasi decisive del secondo set contro un’avversaria che cominciava ad essere affaticata e meno incisiva.

Il ribaltamento del match non mi ha sorpreso molto, perché il primo set era stato piuttosto anomalo: Kvitova infatti lo aveva vinto nonostante un rendimento della prima di servizio del tutto insufficiente (appena il 35%). Se lo era aggiudicato, cioè, ottenendo molti punti nello scambio e perfino in difesa, e potendo permettersi di spingere molto la seconda di servizio grazie al vantaggio nel punteggio.
Ma con il protrarsi del gioco, era quasi inevitabile che il poco aiuto avuto dalla prima di servizio cominciasse a lasciare il segno sulla brillantezza di Petra, facendo affiorare la fatica e aumentare gli errori gratuiti. E infatti nel secondo set la partita si è prima fatta più equilibrata, poi Kvitova ha finito per perderla quando, cominciando a soffrire di più nel palleggio, ha esagerato con i rischi sulla seconda; i due doppi falli sul 4-4 secondo set hanno sancito il rovesciamento decisivo.

Ma questa è una sommaria chiave di lettura tecnica che da sola non potrebbe certo bastare per descrivere il confronto. Il match è stato infatti un continuo braccio di ferro mentale, in cui Sharapova ha semplicemente rifiutato l’idea stessa della sconfitta, anche nei momenti peggiori, mettendo in campo tutta la propria personalità per recuperare una situazione che si stava facendo difficilissima. Ricordo che Maria aveva di fronte un’avversaria che l’aveva battuta pochi giorni prima, che nella prima ora aveva esibito un gran tennis, che stava giocando su una delle sue superfici preferite, e che aveva il sostegno del pubblico di casa.
Qualsiasi giocatrice avrebbe finito per cedere. Qualsiasi giocatrice, appunto: ma Sharapova non è una giocatrice qualsiasi.

Dopo il successo di Sharapova, con la Russia in vantaggio Pliskova ha confermato una tendenza di questa stagione: rende di più quando deve affrontare il rischio di perdere piuttosto che la possibilità di vincere. Anche così si spiegano le controprestazioni da favorita negli Slam e le finali perse. Sotto di 1-2, la sua vittoria non avrebbe chiuso il confronto, e Karolina ha nuovamente dimostrato che se si tratta di risalire la china è una giocatrice su cui contare, con un potenziale superiore a quello di Pavlyuchenkova.

Sul due pari sono diventate determinanti le doppiste; Vesnina è calata alla distanza, mentre ha finito per spiccare Barbora Strycova.
Posso dirlo? Me lo aspettavo. Vincente da giovanissima (due Slam e primato nel ranking junior 2002), chi l’ha seguita sa quanto il suo carattere sia straordinariamente deciso e combattivo; la ricordo in tante occasioni riuscire a tenere vive partite in cui sul piano fisico-tecnico sarebbe stata soccombente, e tutto questo proprio grazie alla personalità estremamente forte.
Difficile dimenticarla ad esempio a Wimbledon 2012 contro Serena Williams, in un match in cui malgrado l’evidente gap invece che arrendersi aveva quasi cercato di “metterla in rissa”: con esultanze plateali, attacchi a rete sfrontati, e soluzioni estemporanee che puntavano a sorprendere Serena, portandola fuori dagli schemi di un match normale.
A volte capita di assistere a situazioni del genere, ma è ben difficile accada contro la numero uno del mondo. Non ricordo nessun’altra giocatrice di seconda fascia cercare di sovrastare Serena sul piano dell’agonismo e della sfrontatezza: Barbora ci aveva provato.
E anche l’altro giorno, nell’intervista post match ha apertamente affermato di non essere scesa in campo particolarmente emozionata, ma di essere sempre stata convinta di poter dare il suo apporto alla squadra.

4. Le delusioni di Pavlyuchenkova e Vesnina
Le singolariste ceche hanno perso un match a testa, ma si consolano con la vittoria del trofeo. Chi invece esce peggio da questa finale sono le compagne di Sharapova: Pavlyuchenkova e Vesnina hanno incassato solo sconfitte. Vesnina ha nuovamente vissuto l’esperienza di scendere in campo per una finale di Fed Cup contro le ceche sul 2-2, e ha di nuovo perso, come nel 2011. Allora giocava insieme a Maria Kirilenko, e venne sconfitta da Peschke e Hradecka.

Ma il peggio è capitato a Pavlyuchenkova, che ha subito un pesantissimo 3-0. È brutto chiudere la stagione in questo modo, dovendo aspettare il nuovo anno per provare a riscattarsi. Mi auguro che Anastasia non subisca troppo la botta, magari alleggerendo l’amarezza con i ricordi dell’eccezionale fine stagione nei tornei WTA indoor (vittoria a Linz, finale a Mosca) e con la consapevolezza che se la Russia è arrivata sino a Praga lo deve alla sua fondamentale prestazione in semifinale contro la Germania. Anche in quel caso aveva disputato tre partite, di cui però due vinte: una in singolare (contro Lisicki, dopo aver salvato un match point) e una nel doppio decisivo (sempre con Vesnina contro Lisicki e Petkovic).

5. E se fossimo stati noi i capitani?
Entrambi i capitani si sono trovati di fronte a problemi ed emergenze che hanno scombussolato i piani iniziali. Da parte ceca il problema al polso di Safarova ha probabilmente costretto Pala alla convocazione di una singolarista in più, scegliendo quindi una quarta giocatrice che potesse fare da doppista.
A quel punto il capitano ha optato per Barbora Strycova, ritenendola la più duttile sul piano tecnico e la più solida psicologicamente tra le soluzioni a sua disposizione. Ed è stato premiato. Avrebbe potuto chiamare qualcun’altra?

In questa tabella ecco dieci possibili nomi per quanto riguarda il doppio.
Nella prima versione le giocatrici sono ordinate per il rendimento nel 2015 (colonna in giallo), nella seconda le stesse giocatrici sono ordinate per il rendimento in carriera (sempre colonna in giallo):

Doppiste Rep Ceca

E la Russia? Una volta incassato il rifiuto di Kuznetsova, forse Myskina avrebbe potuto pensare a una quarta giocatrice che sostituisse l’acciaccata Makarova per fare coppia con Vesnina al posto di Pavlyuchenkova.
Anche in questo caso presento dieci possibili nomi, ordinati secondo i risultati nel 2015 e in carriera.

Doppiste Russia
Visto il palmarès di Kuznetsova in doppio (7 finali Slam, di cui 2 vinte, l’ultima nel 2012) forse si sarebbe potuto chiederle un piccolo sforzo, una disponibilità a giocare solo l’eventuale doppio decisivo, senza la fatica di due singolari sulle spalle. Tanto a Praga aveva deciso di andare comunque…

6. Quale futuro per la Fed Cup?
Il week-end di Fed Cup ha riacceso le discussioni sulla formula: è comprensibile, perché troppo forte è il contrasto tra certi turni avvilenti (disputati da tenniste di rincalzo, che non restituiscono assolutamente il valore di una nazione) con la finale appena vissuta, in cui la presenza di grandi giocatrici ha reso memorabile il confronto.

Si potrebbe risolvere il problema? Le ipotesi sono tante, ma per quanto mi riguarda sono piuttosto pessimista.
Assegnare punti validi per il ranking, come già avviene per i maschi con la Coppa Davis; tornare alla manifestazione concentrata in un’unica sede, come accaduto in passato; studiare differenti date o cadenze biennali per renderle più compatibili con i programmi delle più forti: sono alcune delle ipotesi percorribili, ma che in anni recenti si sono dimostrate impraticabili per la mancanza di collaborazione tra l’ITF (che gestisce la Fed Cup) e la WTA. Ricordo che la WTA per alcune stagioni ha addirittura organizzato il “masterino” nelle stesse date della finale di Fed Cup: una decisione che sfiorava il boicottaggio, visto che rendeva più complicata la risposta alla convocazione per alcune giocatrici.

Sono convinto che se non muteranno i rapporti tra ITF e WTA non si potranno vedere sostanziali novità. Ma è anche vero che questo è stato un periodo di cambi al vertice delle organizzazioni (Haggerty al posto di Ricci Bitti all’ITF, Simon al posto di Allaster alla WTA), per cui rimane la speranza che i nuovi manager affrontino la questione con spirito più costruttivo.
In caso contrario non ci resterà che accontentarci dei turni fortunati: quelli in cui, magari sotto la spinta degli obblighi per partecipare alle Olimpiadi, le grandi giocatrici decideranno di accettare le convocazioni e di misurarsi una con l’altra.

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I migliori colpi in WTA: le demivolée

Decima puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Chi possiede le demivolée più efficaci del circuito?

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Ons Jabeur

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto
8. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto
9. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di rovescio


Per la serie dedicata ai migliori colpi in WTA, ecco l’articolo che affronta il terzo tema del gioco di rete: le demivolée di dritto e di rovescio. Ricordo che la classifica è riservata alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking.

Trovate la spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie nella prima parte dell’articolo dedicato al dritto. Mentre per quanto riguarda le logiche che mi hanno portato alla suddivisione del gioco di rete in quattro temi, rimando all‘articolo di due settimane fa. In sintesi, le categorie previste sono queste:
– Volée e schiaffo al volo di dritto
– Volée e schiaffo al volo di rovescio
– Demivolée
– Overhead

 

Le demivolée
Ormai in questa serie di articoli l’ho scritto infinite volte: nel tennis contemporaneo il gioco di rete è diventato minoritario, poco praticato rispetto a periodi del passato ricchi di giocatrici che adottavano il serve&volley o che comunque cercavano la rete con insistenza. Di conseguenza anche la demivolée è diventata un colpo più raro; anzi forse il più raro di tutti, visto che si devono verificare situazioni particolari perché venga utilizzato in uno scambio.

D’altra parte, nel tennis di oggi, basato sulla aggressività del gioco da fondo, sono aumentate le occasioni nelle quali si colpisce di mezzo volo dalla linea di fondo. Una scelta compiuta per non perdere campo e non lasciare l’iniziativa alla avversaria.

Occorre quindi un chiarimento, perché il colpo di controbalzo da fondo campo e quello nei pressi della rete richiedono doti un po’ differenti. In quello effettuato da dietro, che normalmente è eseguito su palle molto veloci, è necessario soprattutto un grande timing; in quello eseguito in avanti, di solito eseguito su palle più lente, è richiesta soprattutto una grande “mano”. Questo non significa che non possa capitare di giocare anche da fondo colpi tecnicamente molto simili alle demivolée “da rete”, ma si tratta di situazioni molto meno frequenti.

Per rimanere nel tema prestabilito, noi qui ci interessiamo del colpo giocato in avanti. Destrezza, sensibilità, rapidità di pensiero, capacità da giocoliere, sono alcune delle doti che aiutano a diventare abili esecutrici di demivolée nei pressi della rete. Ma aggiungerei anche una questione mentale. Per primeggiare nella demivolée è indispensabile un atteggiamento deciso e sereno: per riuscire in questo genere di colpi si deve essere convinte che attraverso il movimento in avanti si sta mettendo la maggiore pressione possibile all’avversaria.

Se, al contrario, chi si trova a rete si sente indebolita, come se fosse uscita dalla trincea inerme di fronte all’artiglieria nemica, allora è molto probabile che al momento di eseguire una demivolée si farà prendere dall’ansia, e finirà per sbagliare il colpo. Di recente in una intervista rilasciata a Eurosoport, Simona Halep ha detto testualmente: “Mi spavento quando sono nei pressi della rete” (“I get scared when I am around the net”). Si capisce che con uno stato d’animo del genere tutto diventa più difficile.

Veniamo alla scelta dei nomi. Avessi scritto questo articolo un paio di anni fa, avrei segnalato innanzitutto due giocatrici, che purtroppo nel frattempo si sono ritirate: Agnieszka Radwanska e Magdalena Rybarikova. Radwanska racchiudeva in sé il meglio sul piano della improvvisazione e della delicatezza di mano; Rybarikova invece era una specie di giocoliera prestata al tennis: in diverse interviste aveva raccontato come sin da piccola eccellesse in qualsiasi attività di destrezza eseguita con la palla, ben al di là delle esigenze richieste dal suo sport professionistico.

Senza loro due in gara, la scelta è diventata più ardua. Anche perché sono così infrequenti le occasioni in cui si esegue una demivolée che risulta davvero difficile, almeno per me, stabilire una gerarchia precisa. Sinceramente faccio anche fatica a separare l’esecuzione di dritto da quella di rovescio, ed è la ragione per cui ho preferito definire una graduatoria comune.

In sostanza mi sono trovato a non avere certezze granitiche. Per cui se avrete da ridire su chi è stata esclusa e chi no, ammetto subito di non possedere argomenti davvero persuasivi per difendere le mie posizioni. Tra le escluse cito (in ordine alfabetico): Andreescu, Bertens, Garcia, Kontaveit, Kuznetsova, Kvitova, Mertens, Sevastova, Stephens, Townsend, Vekic, Vondrousova, Serena Williams, Zheng Saisai.

Per la stessa difficoltà a definire valori precisi, alla fine ho sì scelto dieci nomi, ma ho preferito rinunciare a una gerarchia di merito. Mi sono limitato all’ordine alfabetico. Se ne avrete voglia, lascio a voi stabilire chi dovrebbe occupare le posizioni più alte della classifica di questa settimana.

a pagina 2: I primi cinque nomi (dalla A alla L)

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I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di rovescio

Nona puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Chi possiede i colpi al volo di rovescio più efficaci del circuito?

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Karolina Muchova - WTA Elite Trophy 2019

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto
8. I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto


Per la serie dedicata ai migliori colpi in WTA, ecco l’articolo che affronta il secondo tema del gioco di rete: volèe e schiaffi al volo di rovescio. Ricordo che la classifica è riservata alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking. Trovate la spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie nella prima parte dell’articolo dedicato al dritto. Mentre per quanto riguarda le logiche che mi hanno portato alla suddivisione del gioco di rete in quattro temi, rimando all’articolo della scorsa settimana. In sintesi, le categorie previste sono queste:
– Volée e schiaffo al volo di dritto
– Volée e schiaffo al volo di rovescio
– Demivolée
– Overhead

Volée e schiaffo al volo di rovescio
Cambiano le epoche, cambiano gli attrezzi, cambiano le tecniche e le esecuzioni dei colpi, e di conseguenza devono cambiare anche i criteri di valutazione. Nell’epoca delle racchette di legno e del rovescio prevalentemente a una mano, probabilmente era più semplice e naturale eseguire la volée di rovescio che quella di dritto. Oggi non sono sicuro sia più così. Del resto, nell’epoca della racchette di legno, non esisteva nemmeno lo schiaffo al volo (swinging volley) come colpo codificato; il primo a utilizzarlo regolarmente direi che è stato Andrè Agassi e poi si è diffuso con successo nel tennis femminile, per esempio grazie alle sorelle Williams.

 

Per quanto riguarda il gioco di volo, dalla parte del rovescio si sono avuti cambiamenti ancora più evidenti rispetto al dritto. Nel tennis contemporaneo la gran parte delle giocatrici esegue il rovescio da fondo a due mani in topspin, e una tecnica simile viene riproposta per lo schiaffo. Ma la volée classica prevede l’uso di una sola mano: in sostanza si è determinata una differenza profonda tra due opzioni che a volte possono essere quasi intercambiabili, almeno su alcune traiettorie.

Ma questo è solo un aspetto, le cose sono più complesse di così. Per la giocatrice che si presenta a rete, infatti, non si tratta semplicemente di decidere se staccare o no una mano prima di colpire, perché schiaffo o volée implicano non solo gesti differenti, ma anche differenti impugnature (e questo vale anche per il dritto). Alla fine tutto questo si traduce in un ulteriore problema per chi decide di abbandonare lo scambio da fondo e avventurarsi in avanti.

Per chi nello scambio da fondo si affida quasi esclusivamente al rovescio bimane in topspin, l’esecuzione della volée classica è diventata qualcosa di molto lontano, dalla meccanica del tutto a sé stante, a volta anche abbastanza indigesta. Tanto è vero che capita di vedere perfino volée bimani; anche se la presa doppia implica limiti oggettivi e ineliminabili negli allunghi.

Una volée bimane di Barbora Strycova a Wimbledon

Se aggiungiamo che quando si è a rete i tempi per decidere sono più ristretti, si capisce quanto diventi importante possedere un istinto capace di scegliere in un attimo l’esecuzione più adatta a cui affidarsi. E forse per alcune tenniste la difficoltà nel districarsi tra le diverse opzioni contribuisce alla riluttanza nel muoversi in avanti.

Tutto sommato, oggi si percepisce una maggiore sicurezza nei confronti della volée classica di rovescio da parte delle giocatrici che da fondo campo sono abituate a colpire anche slice a una mano; questo perché ritrovano anche nel colpo senza rimbalzo una esecuzione affine.

A tutto ciò va aggiunta una questione fondamentale, che vale sia per i colpi di dritto che di rovescio: per essere una buona giocatrice di rete in singolare, è indispensabile sapere eseguire nel modo migliore la transizione. Ne ho già parlato a lungo la scorsa settimana, qui ci ritorno in sintesi. Innanzitutto questo: per scendere a rete, se si è veloci e scattanti è meglio, ma in realtà per eseguire una buona discesa occorre innanzitutto avere sensibilità tattica. Sensibilità per capire quando partire in avanti, quando effettuare lo split step, e quando terminare l’avanzamento con l’esecuzione del colpo vero e proprio.

Chi è più tempista, ed è capace di far coincidere al centesimo di secondo lo split step con la lettura della direzione del colpo avversario, poi si troverà con i tempi ideali per direzionare la corsa e finalizzarla con l’esecuzione del colpo. Chi invece non riuscirà a sviluppare la sequenza in modo appropriato, trovandosi in ritardo (o peggio ancora in controtempo) probabilmente avrà perso il punto prima ancora di avere raggiunto la rete.

Ecco perché non conta poi così tanto essere buone doppiste: è molto diverso eseguire la volée o lo schiaffo al volo in continuità con la corsa in avanti, rispetto alla situazione più statica del gioco di coppia. E così, se dovessi dire chi sono oggi le migliori volleatrici di rovescio, più che alle doppiste penserei alle giocatrici in possesso di due caratteristiche. Primo: la capacità di effettuare la transizione al meglio. Secondo: avere familiarità con le esecuzioni in backspin, cioè con il rovescio slice da fondo campo.

Prima di presentare la classifica delle prime dieci, il solito spazio dedicato alle escluse dell’ultima scrematura. Citerei intanto qualche singolarista ottima anche nel doppio: Elise Mertens, Kiki Mladenovic, Hsieh Su-Wei. Ma a loro aggiungerei anche Top 30 meno vincenti nel tennis di coppia come Johanna Konta, Garbiñe Muguruza e Donna Vekic.

Ultima nota. Sono stato tentato di inserire fra le prescelte Camila Giorgi, penalizzata però da una stagione 2019 opaca; di sicuro nel 2018 aveva dimostrato di avere sviluppato una ottima fase di transizione, caratterizzata da tempi precisi e grande rapidità. E questa dote le aveva permesso di vincere partite importanti a Wimbledon, sino a raggiungere i quarti di finale. Ricordo una statistica di quel torneo: fra le otto giocatrici approdate almeno ai quarti, nessuna aveva vinto tanti punti a rete quanto Camila. Come interpretare il dato? Anche se con una tecnica di volo non proprio fluidissima (però molto decisa), Giorgi aveva dimostrato che grazie alla qualità nella transizione si possono ottenere risultati significativi a rete.

a pagina 2: Le posizioni dalla 10 alla 6

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I migliori colpi in WTA: volée e schiaffo di dritto

Ottava puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Chi possiede i colpi al volo di dritto più efficaci del circuito?

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Taylor Townsend

Le puntate precedenti:
1. I migliori colpi in WTA: il servizio
2. I migliori colpi in WTA: la risposta
3. I migliori colpi in WTA: il dritto
4. I migliori colpi in WTA: il rovescio a due mani
5. I migliori colpi in WTA: i rovesci a una mano
6. I migliori colpi in WTA: la smorzata
7. I migliori colpi in WTA: il pallonetto


Per la serie dedicata ai migliori colpi in WTA, ecco l’ottavo articolo, che affronta il primo tema legato al gioco di volo. Ricordo che la classifica è riservata alle tenniste in attività, comprese fra le prime 100 del ranking. Per una spiegazione completa sui criteri utilizzati per definire le graduatorie rimando alla prima parte dell’articolo dedicato al dritto, che illustra nel dettaglio la questione.

Come trattare il gioco di rete?
Questo articolo comincia ad affrontare il gioco di rete. Come organizzare il tema? Avrei potuto cavarmela con un solo articolo, riunendo tutti i colpi in un’unica classifica; del resto la definizione complessiva esiste (appunto “gioco di rete”) e quindi non sarebbe stata una decisione illogica.

 

Ma questo metodo non mi soddisfaceva. Troppe qualità diverse da confrontare, troppe situazioni di gioco accorpate. Tanto che mi sono convinto che, alla fine, più che sui punti di forza avrei dovuto cominciare a ragionare sulle diverse debolezze: capire quali sarebbero state meno gravi per arrivare a una lista conclusiva piena di falle e di controindicazioni. Insomma, a mio avviso un approccio troppo generico e brutale.

All’estremo opposto ci sarebbe stata la via che considerava a sé stante ogni singolo colpo eseguibile nei pressi della rete: un colpo, un articolo. Ma penso che il risultato sarebbe stato eccessivo. Ecco un elenco sommario:
– Volée di dritto
– Schiaffo al volo di dritto
– Demivolée di dritto
– Volée di rovescio
– Schiaffo al volo di rovescio
– Demivolée di rovescio
– Smash
– Gancio
– Veronica (volée alta dorsale di rovescio)

E questo sarebbe solo il punto di partenza, visto che le volée normalmente si suddividono ancora, considerando il punto di impatto:
– Volée bassa (se colpita sotto al livello della rete)
– Volée “normale”
– Volée alta

Potenzialmente ci sarebbe stata la possibilità di dividere il tema in una decina o più categorie. Davvero troppo, anche perché oggi gli scambi che portano a colpi nei pressi della rete non sono così frequenti. Alla fine ho scelto una via intermedia, e così ho suddiviso il tutto in quattro temi:

1. Volèe di dritto + schiaffo al volo di dritto
2. Volée di rovescio + schiaffo al volo di rovescio
3. Demivolée (di dritto e di rovescio)
4. Overhead (smash, veroniche, ganci)

Capisco chi mi criticherà per avere accorpato volée e schiaffo al volo (swinging-volley per gli inglesi), ma nel momento in cui si sovrapponevano alcune categorie ho preferito tenere separati i due lati del del corpo (diritto e rovescio) piuttosto che la modalità esecutiva (schiaffo o volée classica). Anche perché a volte la stessa giocatrice sceglie esecuzioni diverse sulla stessa identica traiettoria.

Categoria a sé le demivolée, gli unici colpi al rimbalzo usati nei pressi della rete, e quindi inevitabilmente da trattare a parte. Infine gli overhead; definizione inglese, che non ha una diretta traduzione italiana, ma che invece a mio avviso identifica una caratteristica piuttosto precisa del giocatore di tennis: la capacità di gestire le parabole al di sopra della testa (appunto over head), in condizioni di equilibrio e con riferimenti diversi da tutti gli altri colpi. Normalmente overhead è sinonimo di smash, ma può capitare di dover ricorrere a opzioni differenti: veroniche, ganci. Colpi rari che però alcune tenniste sanno utilizzare nel momento opportuno.

a pagina 2: Volèe e schiaffo di dritto

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