Ma quanto vale veramente la Fed Cup?

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Ma quanto vale veramente la Fed Cup?

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TENNIS AL FEMMINILE – Le strane situazioni della Fed Cup, una manifestazione che per la finale a volte raccoglie le migliori giocatrici possibili (come Kvitova, Kerber, Safarova e Petkovic quest’anno), a volte offre protagoniste inadeguate. Ma anche una competizione che vive di turni nei gironi inferiori che non raggiungono il grande pubblico

In occasione della finale di Fed Cup 2014 Repubblica Ceca e Germania hanno schierato due top 10 e due top 20. Nella partita decisiva di domenica scorsa si sono affrontate due top ten come Kvitova e Kerber; situazione che quest’anno è accaduta in due sole finali Slam su quattro.
Indubbiamente il valore di questa finale è stato molto alto; e se Kvitova e Kerber hanno lottato per quasi tre ore significa che nessuna delle due era disposta a lasciare strada facilmente, perché entrambe ci tenevano moltissimo: forse più ancora che dalle reazioni delle vincitrici lo si è capito dall’atteggiamento delle sconfitte.

La finale dell’anno scorso tra Italia e Russia, invece, è stata improponibile sul piano tecnico, con la squadra russa incapace di presentare le sue giocatrici migliori e obbligata a ripiegare su giovani speranze come Panova e Khromacheva e su una giocatrice in convalescenza (fisica e agonistica) come Alisa Kleybanova, tutte classificate oltre il 130mo posto
A scanso di equivoci: non che fosse colpa dell’Italia, che fra l’altro in semifinale aveva eliminato la Repubblica Ceca (vincitrice tre volte negli ultimi quattro anni), ma quando accadono cose del genere la manifestazione ne soffre profondamente sul piano del valore e del prestigio.
Ma allora quanto vale la Fed Cup?

 

Normalmente nel tennis l’importanza dei tornei è chiaramente definita: prima gli Slam, poi i Premier, e così via a scendere. Invece la Fed Cup può offrire sbalzi sconcertanti e non sempre prevedibili, che destabilizzano il giudizio.
A mio avviso sbaglia per eccesso chi descrive la Fed Cup come se fosse il mondiale del tennis, perché sappiamo tutti che non ha lo stesso valore che ha in altri sport. Però sarebbe ugualmente sbagliato liquidare come qualcosa di irrilevante una manifestazione che domenica scorsa alla O2 Arena di Praga ha raccolto la folla delle grandi occasioni (e l’impianto contiene 14 mila spettatori).
E quindi? Io penso che la Fed Cup, come anche la Coppa Davis, sia un concentrato di contraddizioni e discordanze difficilmente risolvibile. Per molte ragioni.

Il primo argomento, che salta immediatamente all’occhio, è la contraddizione tra il profondo individualismo che sta alla base di uno sport come il tennis professionistico e l’idea di una competizione in cui a vincere è una squadra. Ma oltre a questo tema ce ne sono altri che vengono meno considerati.
Comincerei con il conflitto di interessi da parte di chi organizza l’incontro. Mi spiego: da una parte in termini di spettacolo offerto al pubblico gli organizzatori avrebbero l’interesse che la squadra avversaria schierasse le migliori giocatrici possibili. Dall’altra, però, se le avversarie più forti danno forfait aumentano le possibilità di passare il turno.

E siccome gli ospitanti decidono la superficie con il preciso scopo di avvantaggiarsi sul piano tecnico, può capitare perfino che venga scelta la terra in piena stagione del cemento (o viceversa) proprio con la speranza di intralciare i programmi delle più forti; e se decideranno di rinunciare, tanto di guadagnato.
In sintesi: è chiaro che per lo spettacolo gli USA con le Williams sono meglio degli USA con Oudin e Glatch. Ma per passare il turno la seconda opzione è preferibile.

Poi c’è il contrasto, più o meno esplicito, tra WTA e ITF (la Federazione Internazionale Tennis che organizza la Fed Cup).
Non solo la WTA non riconosce punti per il ranking alle vittorie di Fed Cup, ma fino all’anno scorso aveva addirittura deciso di organizzare il cosiddetto “Master B” in concomitanza con la finale di Fed Cup, di fatto obbligando le possibili protagoniste a scegliere.
Ad esempio in passato Pennetta aveva optato per la Fed Cup, mentre Kirilenko e Vesnina l’anno scorso avevano privilegiato il Master B. Per fortuna quest’anno le date non coincidono più e così Andrea Petkovic non è stata obbligata a sacrificare una delle due manifestazioni.

Poi c’è la questione della risposta alle convocazioni da parte di molte giocatrici.
Alcune federazioni pagano per la partecipazione le loro atlete, altre no. In alcuni casi la federazione può anche fare pressione sulle giocatrici contando sui suoi poteri o sugli aiuti che può fornire alla tennista.
Ma questo non vale per le migliori, che sono del tutto indipendenti sul piano tecnico ed economico. Anzi: pensare che possano essere solo questioni economiche a determinare le loro scelte secondo me è semplicistico.
A questo proposito mi rifaccio al caso di Connors e McEnroe; due campioni della stessa nazione, con status e guadagni molto simili e che hanno giocato nello stesso periodo. Eppure nella loro carriera hanno compiuto scelte opposte: Connors non ha quasi mai giocato la coppa Davis; McEnroe quasi sempre. Uno dei due evidentemente faceva una scelta meno conveniente sul piano finanziario (sospetto che fosse Mac).

Ma se questo è accaduto, e accade ancora oggi, significa che le decisioni di alcuni tennisti di primissimo livello non possono essere spiegate solamente facendo loro i conti in tasca. I grandi tennisti sul piano economico sono dei privilegiati; il guadagno è una spinta fondamentale, ma non è sempre (o non per tutti) una molla capace di ricaricare allo stesso modo le motivazioni. Per questo a volte subentrano altre ragioni.
Quali possono essere le altre ragioni?

Paradossalmente per molti giocatori è proprio la formula ad essere l’aspetto più attraente. L’idea di giocare per un team nazionale è un modo per uscire dall’esasperato individualismo del tennista, che per qualcuno può diventare un peso.
Lo racconta, ad esempio John McEnroe nella sua autobiografia, quando prima ancora di essere un top player a livello nazionale aveva scelto di giocare un anno nel tennis universitario, che si basava appunto sul concetto di squadra (i tennisti gareggiavano per il team della loro università ed era il team a vincere o perdere gli incontri).

Anche la recente vincitrice di Fed Cup Petra Kvitova ha spesso dichiarato di amare l’idea dell’impegno di gruppo.
Kvitova ha fornito un’altra motivazione interessante: in questo momento nella Repubblica Ceca non si organizzano tornei WTA, e quindi la Fed Cup è l’unica occasione vera per giocare di fronte al proprio pubblico.
Una spinta da non trascurare, tanto è vero che c’è chi giocando in casa alza il livello delle proprie prestazioni. Ad esempio Lucie Safarova ha un rendimento “domestico” davvero notevole: ha sconfitto giocatrici toste come Kerber, Ivanovic, Jankovic, Errani, Stosur, Schiavone. Mentre in trasferta la sua percentuale di vittorie scende sensibilmente.
Ma siccome le Fed Cup è un concentrato di contraddizioni, a volte sono proprio il pubblico e l’ambiente non neutrale che rischiano di mandare in crisi il prestigio della manifestazione.

L’introduzione dell’hawk-eye (almeno per gli incontri più importanti) ha risolto il problema delle leggendarie parzialità dei giudici di linea di molti paesi. Ma rimane il problema del comportamento degli spettatori, che a volte superano ampiamente il limite abituale per una partita di tennis.
Ad esempio Chakvetadze in questo match (Israele vs Russia 2008), più che contro Tzipora Obziler sembra giocare direttamente contro il pubblico, ingaggiando un conflitto esplicito e senza mezze misure; l’avversaria appare un semplice tramite, trascurato sul piano emotivo.
Per spingere le migliori a partecipare, la ITF dispone anche di un potere di persuasione efficace: le Olimpiadi. A causa della regola che richiede un minimo di convocazioni in nazionale per poter partecipare ai Giochi, hanno disputato la Fed Cup giocatrici che altrimenti l’avrebbero disertata, come Serena Williams o Sharapova; salvo poi, appena raggiunto il numero necessario di presenze, abbandonare la squadra indipendentemente dal turno da affrontare.

In sintesi: la Fed Cup è una competizione anomala e sfuggente, in cui le motivazioni possono essere differenti, le situazioni instabili; e per questo un giudizio di valore unico e definitivo risulta impossibile.

Prima di chiudere vorrei affrontare una questione che in Italia non fa notizia perché non riguarda la nostra nazionale: i gironi delle serie inferiori. Per farlo racconto brevemente il caso di Agnieszka Radwanska.
Non tutte le giocatrici hanno la fortuna di nascere in nazioni che hanno il diritto di giocare nel cosiddetto World Group (che potremmo definire la “serie A” della Fed Cup).
La gerarchia è questa:

– World Group
– World Group II
– Group I (continentale)
– Group II (continentale)
– Group III (continentale)

Nel 2006, diciassettenne, Radwanska inizia a giocare per la Polonia, che era inserita nel Group II Europa/Africa (in pratica la quarta serie). I gruppi continentali non sono organizzati con il criterio delle squadre ospitanti/ospitate, ma si disputano in forma di gironi di squadre concentrate in un’unica località. Ogni giorno si completa un incontro tra diverse nazioni, che viene deciso attraverso tre sole partite (due singolari e un doppio).

È chiaro che quando il doppio è decisivo la migliore tennista della nazione gioca due partite al giorno. Per essere promossi sono necessari 4 confronti, vale a dire fino a 8 partite in quattro giorni. Nulla di eroico, visto che può capitare anche nei tornei WTA di disputare singolare e doppio nello stesso giorno, ma comunque un bel tour de force.

Nel 2006 la Polonia è salita subito al terzo livello (Group I Europa/Africa), poi anche al secondo (World Group II). Ma poi è di nuovo retrocessa.
Nel 2013, Agnieszka, insieme alla sorella Ursula, è riuscita a risalire in “serie B” e finalmente quest’anno ha raggiunto la “serie A” (World Group), quello di Repubblica Ceca, Germania, Italia etc.
Ad esempio nel febbraio 2013, Radwanska si è fatta la sua bella trasferta in Israele, giocando in totale sei partite in quattro giorni, ciascuna con regolare conferenza stampa a fine giornata.
Come si deduce da questo filmato, non pare molto contenta della routine prevista, anche perché non è che i match siano seguiti da una folla oceanica.

Eppure a questi gironi di Fed Cup partecipano, o hanno partecipato, giocatrici come Pironkova per la Bulgaria, Watson e Robson per la Gran Bretagna, Cirstea e Halep per la Romania eccetera.
È comprensibile che tutti questi match disputati in Fed Cup da Radwanska non abbiano avuto particolare eco; quello che però risulta sorprendente è che per il sito WTA non sono proprio esistiti: sono registrati soltanto quelli dei World Group. In totale solo 8 match su 48 effettivi.
Insomma, anche se si è una delle primissime giocatrici del mondo, se si decide di giocare la Fed Cup e non si fa parte di nazioni di élite, la vita non è per nulla facile.
E per questo appare comprensibile che alcune tenniste, come ad esempio Wozniacki o Azarenka, abbiano deciso di defilarsi.
E con questa scelta, compiuta anche per la mancanza di compagne all’altezza, hanno abbandonato al loro destino Danimarca e Bielorussia.

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WTA, chi migliorerà nel 2022?

Scommesse vecchie e nuove di inizio anno: come sono andate e come andranno le cose nel ranking femminile? Ecco quali spostamenti ho indovinato, quali ho sbagliato, e quali ipotizzo per il futuro

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Clara Tauson (Photo by Alexandre Hergott/Open 6ème Sens - Métropole de Lyon)

Avvertenza: La questione Djokovic, esplosa proprio martedì scorso, ha prodotto come conseguenza anche il rinvio di questa rubrica. Per questo esce oggi l’articolo preparato per il 4 gennaio. Visti i contenuti trattati, mi preme sottolineare che l’articolo non ha subìto alcun cambiamento. Significa cioè che tutte le analisi e i pronostici che leggerete sono precedenti alle partite svolte in questo inizio di 2022. Lo segnalo per dovere di correttezza nei confronti dei lettori.

È terminato il 2021 e comincia in questi giorni la stagione 2022. È il momento di chiudere i bilanci con il passato e dedicarsi al futuro. Quest’anno però oltre al solito tentativo di previsione sulla nuova stagione (che troverete da pagina 3) ho deciso di recuperare un articolo scritto ventiquattro mesi fa. Può sembrare una stravaganza, ma ci sono buoni motivi. Facciamo qualche passo indietro.

Il 7 gennaio 2020 era uscito un pezzo che presentava una serie di previsioni. Non era la prima volta che lo scrivevo, sempre con lo stesso criterio: provare a individuare all’interno delle prime 100 giocatrici del mondo chi avrebbe concluso la stagione con un progresso in classifica. Quel primo articolo, naturalmente, ne sottintendeva anche un secondo alla fine della stagione per verificare l’esito delle previsioni.

 

Poi però nel marzo 2020 la pandemia aveva bloccato i tornei, il Tour era stato gravemente menomato e, in sovrappiù WTA aveva modificato i criteri di calcolo della classifica. Per questi motivi ritenevo le regole del gioco troppo alterate per considerare la “scommessa” ancora valida. Ne ero così convinto che non sono più nemmeno andato a controllare i 14 nomi su cui avevo puntato per scoprire se, come previsore, ne sarei uscito bene o male. Tutto annullato.

Qualche giorno fa, però, mi è tornata in mente quella scommessa e mi sono detto che forse poteva avere un senso fare il controllo riferendosi a quanto accaduto nel 2021. Certo, sappiamo che anche nel 2021 non è stato proprio tutto normale, ma in fondo si tratta semplicemente di verificare le scelte di allora basandosi sui risultati dell’anno successivo. Una variazione che mi sembra più accettabile.

Una volta decisa la verifica, ho pensato di indicare per completezza anche la posizione alla fine del 2020. Ma, lo ripeto, il mio riferimento è quello di fine 2021. Ecco la lista dei 14 nomi secondo l’ordine dell’articolo originario di due anni fa.

Camila Giorgi
ranking di riferimento (fine 2019): n°100
ranking 2020: 75
ranking 2021: 34
Differenza: +66
Camila Giorgi è una giocatrice molto seguita dagli appassionati italiani: non è necessario entrare nel dettaglio dei suoi risultati. Su tutti rimane la vittoria nel WTA 1000 di Montreal 2021, che le ha permesso di riavvicinarsi alle prime 30 del mondo. Direi che come scommessa non era molto rischiosa, visto il ranking di partenza.

Jasmine Paolini
ranking di riferimento (fine 2019): 96
ranking 2020: 96
ranking 2021: 53
Differenza: +43
Per Paolini le cose non erano scontate come per Giorgi, ma secondo me si intuiva che Jasmine stava trovando il modo giusto di affrontare il livello WTA. Nel 2020, forse a causa della programmazione spezzettata dalla pandemia, non era riuscita a ingranare. La crescita di rendimento del 2021 è stata però evidente, coronata dalla vittoria a Portorose (primo titolo WTA della carriera).

Anastasia Potapova
ranking di riferimento (fine 2019): 92
ranking 2020: 100
ranking 2021: 69
Differenza: +23
Potapova aveva avuto un 2020 tribolatissimo, visto che dopo la pandemia non era più scesa in campo. Prima lo stop delle competizioni, poi la decisione di operarsi alla caviglia che l’ha tenuta ferma sino al mese di dicembre. Se a fine 2020 non è crollata nel ranking è stato grazie alla introduzione delle nuove regole che le hanno permesso di tenere validi molti punti del 2019.

Tecnicamente più attendibile la stagione 2021. Senza acuti particolari (3 quarti di finale come massimo), ma sufficienti per un progresso di oltre 20 posizioni. Neanche male per una giocatrice che ha compiuto vent’anni solo qualche mese fa.

Christina McHale
ranking di riferimento (fine 2019): 88
ranking 2020: 80
ranking 2021: 158
Differenza: -70
Tredici successi nel 2020, stagione in cui si è potuto giocare meno del solito, appena 8 successi (con 22 sconfitte) nel 2021, quando il Tour si è riavvicinato alla normalità. In sostanza la stagione negativa che ha vissuto Christina McHale condanna senza appello la mia previsione.

Taylor Townsend
ranking di riferimento (fine 2019): 81
ranking 2020: 89
ranking 2021: 293
Differenza: -212
La pandemia e la maternità; la somma di questi due fattori spiegano l’attuale classifica di Taylor Townsend. Direi che nel suo caso le vicende extra tennistiche hanno influito in modo così determinante da rendere la scommessa senza riferimenti tecnici. Nel 2020, una volta scoppiata la pandemia, Townsend aveva preferito non uscire dagli Stati Uniti. E questo non sorprende, visto che già in passato aveva anteposto ad alcuni impegni nel Tour la partecipazione a manifestazioni nazionali, come il World Team Tennis.

Poi però è stata la maternità a fermare le sue competizioni. Di fatto, dal marzo 2020 Townsend ha disputato solo due partite valide per conquistare punti WTA (entrambe perse): il primo turno di qualificazione a Cincinnati 2020 e il primo turno allo US Open 2020.

Coco Gauff
ranking di riferimento (fine 2019): 68
ranking 2020: 48
ranking 2021: 22
Differenza: +46
Alla fine del 2019 Coco Gauff era reduce dal primo successo in un torneo WTA, a Linz, a nemmeno 16 anni. Il dubbio che la circondava non era tanto sulle potenzialità fisico-tecniche quanto piuttosto sui rischi determinati dalla precocità. A oggi però sembra essere stata brava a reggere le pressioni, tanto che nel settembre scorso per alcune settimane è stata anche Top 20.

Iga Swiatek
ranking di riferimento (fine 2019): 60
ranking 2020: 17
ranking 2021: 9
Differenza: +51
Non c’è bisogno di dire molto su Iga Swiatek. Numeri e risultati parlano per lei: uno Slam vinto già nel 2020 e l’ingresso in Top 10 nel 2021.

a pagina 2: Le altre sette giocatrici scelte due anni fa

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WTA Hot Shots! (12) + 12 punti memorabili del 2021

Seconda parte dell’articolo dedicato ad alcuni grandi scambi della stagione 2021, con protagoniste attese ma anche sorprendenti

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Laura Siegemund - Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Ultimo articolo della rubrica del martedì per il 2021, dedicato alla seconda parte della carrellata dei migliori punti della stagione. Come ho già spiegato la scorsa settimana, la scelta di partenza è stata quella di dividere i punti in due categorie: grandi colpi e grandi scambi. Dopo la prima parte riservata ai singoli colpi (vedi QUI), nella seconda ci concentriamo sui grandi scambi.

Ribadisco che non c’è alcuna pretesa di completezza né tanto meno di oggettività. Si tratta di un semplice svago, basato su scelte del tutto opinabili: una scusa per continuare a parlare di tennis anche quando le competizioni sono ferme. Per dare più pepe al gioco, ho deciso di mettere i punti in ordine da 12 a 1, ma confesso che non sono stato molto a riflettere sulle posizioni. Via dunque alla carrellata dedicata ai dodici scambi del 2021.

12. Karolina Pliskova e Viktorija Golubic
(QF Wimbledon, Pliskova b. Golubic 6-2, 6-2)
Cominciamo la rassegna con due punti (posizione 12 e posizione 11) che vedono protagonista Karolina Pliskova, che dopo un avvio di 2021 opaco ha progressivamente ritrovato la forma, sbocciando con il suo tennis migliore a Wimbledon.

 

Qui siamo nei quarti di finale contro una delle sorprese del torneo, Viktorija Golubic, e dallo scambio capiamo i motivi che hanno permesso a Karolina di arrivare in finale ai Championships. Infatti alle sue riconosciute doti di attaccante aggiunge alto rendimento in ambiti che non sono propriamente il suo forte: mobilità e recuperi difensivi. E così prima salva in allungo di dritto, poi di rovescio, per concludere con l’ultima perla rappresentata da un rovescio in avanzamento.

11. Karolina Pliskova e Sara Sorribes Tormo
(QF Montreal, Pliskova b. Sorribes Tormo 6-4, 6-0)
Il secondo set vinto 6-0 contro Sorribes Tormo a Montreal è stato forse il set migliore disputato da Pliskova in tutto il 2021. Ricordo che in quel momento Sorribes era in un periodo di grande condizione (qualche giorno prima a Tokyo aveva sconfitto la numero 1 Barty), ed era capace di offrire tennis di contenimento di alto livello. Tanto che spesso provocava alle sue avversarie dei “fuori giri” offensivi, causate dalla frustrazione che le coglieva di fronte alla impossibilità di sfondare il muro difensivo eretto dalla giocatrice spagnola.

Ecco, dare 6-0 a quella Sorribes significava raggiungere livelli di gioco eccezionali. E in un certo senso il punto proposto lo dimostra: nel corso dello scambio Karolina non riesce a sfondare in avvio, e anzi deve a sua volta impegnarsi in difesa, prima di trovare finalmente il colpo definitivo.

10. Daria Kasatkina e Jelena Ostapenko
(QF Eastbourne, Ostapenko b. Kasatkina 1-6, 7-5, 6-2)
Daria Kasatkina e Jelena Ostapenko sono due delle rappresentanti della generazione del 1997 che qualche anno fa si era messa in luce per la precocità ad alti livelli. Ancora teenager, per esempio, erano state protagoniste sulla terra di Charleston 2017 di una delle più giovani finali della recente WTA.

Nel 2021 Daria e Jelena si sono incontrate due volte, sempre sull’erba e ha sempre vinto Ostapenko, anche se al termine di partite tirate. Qui siamo a Eastbourne, poi si ritroveranno a Wimbledon e il match finirà 6-1, 3-6, 8-6. Il punto in questione è interessante perché si gioca tutto (o quasi) sulla diagonale sinistra. Ostapenko prova diverse soluzioni per sfondare: rovesci di pesantezza e angoli differenti, ma anche un dritto anomalo e perfino un dropshot. Ma Kasatkina riesce sempre a replicare, concludendo il punto con un cambio di direzione di assoluta accuratezza.

9. Mihaela Buzarnescu e Serena Williams
(2T Roland Garros, Williams b. Buzarnescu 6-3, 5-7, 6-1)
I prossimi due punti sono scelti dallo stesso match, disputato al Roland Garros fra due tenniste molto esperte: Serena Williams 39 anni e Mihaela Buzarnescu, 33 anni. Dopo l’infortunio subito nel 2018 alla caviglia, Buzarnescu non è più riuscita a recuperare la continuità ad alti livelli esibita in quella straordinaria stagione. Ma questo non significa che non sappia ancora oggi dimostrare tutte le sue qualità tecniche.

In questo scambio siamo nel secondo set, con Serena all’attacco e Mihaela in difesa, che sfodera una serie di recuperi eccezionali. La chiave del punto è la lettura anticipata dei contropiede. Deliziosi per sensibilità del braccio i due colpi a fine scambio.

8. Serena Williams e Mihaela Buzarnescu
(2T Roland Garros, Williams b. Buzarnescu 6-3, 5-7, 6-1)
Stesse protagoniste e stesso match della posizione numero 9, ma qui il punto è forse ancora più spettacolare. Siamo nel terzo set, e lo scambio si dipana con una serie di colpi in cui attacchi e recuperi cambiano più volte l’inerzia della situazione.

Non entro nel dettaglio sui diversi rovesciamenti di fronte, ma alla fine non si può che concordare con l’ammirevole fair play di Buzarnescu, che applaude il colpo definitivo di Serena.

7. Ashleigh Barty e Jil Teichmann
(Fin. Cincinnati, Barty b. Teichmann 6-3 6-1)
Non chiedetemi perché, ma questo è il punto giocato da Barty nel 2021 che mi è rimasto più impresso di tutta la sua stagione. Non so se sia davvero il suo migliore, ma a mio avviso racchiude in pochi secondi tante delle sue qualità tecniche e di tocco. Siamo a Cincinnati, in un match che vede di fronte la testa di serie numero 1 Barty contro la sorpresa Jil Teichmann, che ha raggiunto la finale giocando il miglior tennis della carriera.

E che Jil sia in forma lo si capisce da come riesce a tenere testa a tutte le soluzioni differenti che Ashleigh sviluppa durante lo scambio. Anzi: sembra addirittura avere la meglio quando riesce ad agganciare il dropshot di Barty replicando con un rovescio incrociato (da mancina) strettissimo. E invece Ashleigh è in grado di trovare la soluzione migliore con un dritto eseguito correndo in avanti e, malgrado questo, piazzato alla perfezione. Peccato per la pessima qualità del video, che per lunghi tratti rende la palla invisibile.

a pagina 2: Gli scambi dalla posizione 6 alla 1

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WTA Hot Shots! 12 (+12) punti memorabili del 2021

Prima parte dell’articolo dedicato ad alcuni grandi colpi della stagione 2021, con protagoniste attese ma anche sorprendenti

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Ons Jabeur

Ultimi due articoli dell’anno, dedicati ai migliori punti del 2021. Come già in passato, ho deciso di dividerli in due categorie: grandi colpi e grandi scambi. Penso sia l’unica strada possibile per dare ordine al materiale scelto, perché altrimenti i punti avrebbero caratteristiche così diverse da non essere quasi paragonabili. In alcuni casi la distinzione è difficile, ma ho preferito incorrere in qualche scelta dubbia piuttosto che mischiare situazioni troppo differenti.

Le fonti da cui sono ricavati i punti sono sostanzialmente due: le diverse scelte che si trovano su Internet e i promemoria che prendo io stesso durante l’anno mentre seguo le partite, e che spero rendano la selezione meno scontata. Purtroppo poi non sempre riesco a recuperare i video dei punti individuati, e questo finisce per limitare la presentazione. In ogni caso non ho alcuna pretesa di completezza né tanto meno di oggettività. Si tratta di un semplice svago, basato su scelte del tutto opinabili: una scusa per continuare a parlare di tennis anche quando le competizioni sono ferme.

Per dare più pepe al gioco, ho deciso di mettere i punti in ordine da 12 a 1, ma confesso che non sono stato molto a riflettere sulle posizioni. Cominciamo con i colpi, per gli scambi ci ritroveremo martedì 28 dicembre.

 

12. Harmony Tan
(2T Roland Garros, Vondrousova b. Tan 6-1, 6-3)
Nella selezione degli Hot Shots non può mancare un tweener. Tra tutti quelli della stagione 2021 ho scelto questo perché eseguito dopo una corsa in diagonale, una situazione che rende più difficile mantenere la percezione del campo spalle alla rete. Protagonista Harmony Tan, giocatrice francese ammessa nel tabellone principale del Roland Garros grazie a una wild card. E in un momento di buona forma, altrimenti al primo turno non avrebbe vinto il derby contro la ben più titolata Alizè Cornet.

Veniamo al punto. Tan si trova contro Marketa Vondrousova, che dello schema “dritto incrociato profondo + palla corta di rovescio lungolinea” ha fatto uno degli architravi del suo gioco: una situazione ampiamente codificata del suo modo di stare in campo (vedi QUI). In certe situazioni Marketa non perdona: parte il drop shot e diventa difficile cavarsela. Qui però Tan è molto brava nella doppia corsa avanti-indietro conclusa dal tweener potente e preciso che sorprende tutti, inclusa Vondrousova.

11. Dayana Yastremska
(1T US Open, Kerber b. Yastremska 3-6, 6-4, 7-6)
Immagino i dubbi dei detrattori: Dayana Yastremska è una giocatrice da “o la va o la spacca”, tanto che quando si è affacciata sul circuito proponeva un tennis con tassi di rischio e aggressività mai visti prima. E non era una semplice sensazione, ma un dato confermato dagli statistici.

US Open, match contro Kerber. Lo scambio di per sé è semplicissimo: Yastremska serve a uscire, e non è nemmeno una cattiva battuta; ma Kerber risponde ancora più incrociato con una parabola strettissima che obbliga l’avversaria oltre il corridoio. A questo punto Dayana sa che l’inerzia dello spostamento la spingerà fuori dal campo in modo quasi irreversibile. E allora si inventa una replica di dritto di assoluta precisione: il suo dritto passa fra la il seggiolone del giudice arbitro e il paletto della rete, atterrando esattamente all’incrocio delle righe, imprendibile per chiunque.

a pagina 2: I colpi da 10 a 6

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