(S)punti tecnici: One Handed Backhand Appreciation Corner, com'è andato il 2015?

(S)punti Tecnici

(S)punti tecnici: One Handed Backhand Appreciation Corner, com’è andato il 2015?

Rivediamo e valutiamo il 2015 del rovescio a una mano: Stan Wawrinka, Roger Federer, Richard Gasquet, Grigor Dimitrov, Feliciano Lopez e Roberta Vinci hanno lottato per arginare lo strapotere dei bimani, e hanno limitato il loro totale dominio. Soprattutto, hanno impedito due potenziali Grandi Slam

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Dopo aver colpevolmente trascurato, per tutto l’anno, di seguire, incoraggiare e sostenere gli sforzi dei Cavalieri della Luce, gli Illuminati della presa Eastern, gli Eroi Leggendari che lasciando andare libero il finale del rovescio verso l’azzurro del cielo, senza la deplorevole costrizione della mano non dominante, combattono con coraggio una guerra forse già persa contro i crudeli seguaci del Buio, le Nemesi Bimani che senza pietà avanzano portando l’oscurità a lambire le mura dell’Ultimo Bastione che si erge, solitario, in difesa della speranza in un tennis migliore, cerchiamo di redimere almeno noi stessi, e vediamo come si sono comportati sul campo il Vecchio Jedi Roger, il Potente Stan-The-Man, l’Apprendista Bulgaro Grigor, il Talento Transalpino Richard, e gli altri commoventi Guerrieri del Bene nelle tremende battaglie che li hanno visti protagonisti contro il Male che ormai li assedia da ogni lato.

Prendiamo in considerazione solo gli eventi, le arene e gli scontri che valgono davvero la Storia, quindi i quattro tornei dello Slam, i nove Master 1000, e le ATP Finals che concludono la stagione, analizzando i tabelloni dagli ottavi di finale in poi, quando il risultato conta e il braccio non può permettersi di tremare, mentre spara un vincente lungolinea a una mano che vale più di qualsiasi brutale e barbara sberla bimane. Andiamo in ordine cronologico.

Australian Open:
ottavi Wawrinka b. Garcia Lopez, Murray b. Dimitrov, Raonic b. Lopez
quarti Wawrinka b. Nishikori
semi Djokovic b. Wawrinka

 

Indian Wells:
ottavi Federer b. Sock, Lopez b. Nishikori, Raonic b. Robredo
quarti Federer b. Berdych, Murray b. Lopez
semi Federer b. Raonic
finale Djokovic b. Federer

Miami:
ottavi Thiem b. Mannarino
quarti Murray b. Thiem

Montecarlo:
ottavi Monfils b. Federer, Raonic b. Robredo, Dimitrov b. Wawrinka
quarti Monfils b. Dimitrov

Madrid:
ottavi Nadal b. Bolelli, Raonic b. Mayer, Dimitrov b. Wawrinka
quarti Nadal b. Dimitrov

Roma:
ottavi Federer b. Anderson, Ferrer b. Garcia Lopez, Wawrinka b. Thiem
quarti Federer b. Berdych, Wawrinka b. Nadal
semi Federer b. Wawrinka
finale Djokovic b. Federer

Roland Garros:
ottavi Djokovic b. Gasquet, Federer b. Monfils, Wawrinka b. Simon
quarti Wawrinka b. Federer
semi Wawrinka b. Tsonga
finale Wawrinka b. Djokovic

Wimbledon:
ottavi Federer b. Agut, Murray b. Karlovic, Wawrinka b. Goffin, Gasquet b. Kyrgios
quarti Federer b. Simon, Gasquet b. Wawrinka
semi Djokovic b. Gasquet, Federer b. Murray
finale Djokovic b. Federer

Montreal:
ottavi Nadal b. Youzhny, Chardy b. Karlovic

Cincinnati:
ottavi Federer b. Anderson, Murray b. Dimitrov, Wawrinka b. Karlovic, Berdych b. Robredo, Gasquet b. Cilic, Lopez b. Nadal
quarti Djokovic b. Wawrinka, Federer b. Lopez, Murray b. Gasquet
semi Federer b. Murray
finale Federer b. Djokovic

US Open:
ottavi Federer b. Isner, Wawrinka b. Young, Gasquet b. Berdych, Lopez b. Fognini
quarti Djokovic b. Lopez, Federer b. Gasquet, Wawrinka b. Anderson
semi Federer b. Wawrinka
finale Djokovic b. Federer

Shangai:
ottavi Djokovic b. Lopez, Wawrinka b. Cilic, Tomic b. Gasquet
quarti Nadal b. Wawrinka

Parigi:
ottavi Isner b. Federer, Wawrinka b. Troicki, Gasquet b. Nishikori, Ferrer b. Dimotrov
quarti Murray b. Gasquet, Wawrinka b. Nadal
semi Djokovic b. Wawrinka

Masters Londra:
Round Robin Federer b. Nishikori, Federer b. Berdych, Federer b. Djokovic, Wawrinka b. Ferrer, Wawrinka b. Murray, Nadal b. Wawrinka
Semi Federer b. Wawrinka
Finale Djokovic b. Federer

Statistiche delle Nemesi Bimani:

Spietate e malvage vittorie contro i Cavalieri della Luce

Djokovic 12  (3 Wawrinka, 5 Federer, 2 Gasquet, 2 Lopez)
Murray 7 (2 Dimitrov, 2 Gasquet, Lopez, Thiem, Karlovic)
Nadal 5 (2 Wawrinka, Bolelli, Dimitrov, Youzhny)
Raonic 4  (2 Robredo, Lopez, Mayer)

Meritate e sacrosante sconfitte contro i Cavalieri della Luce

Nishikori 4  (Wawrinka, Lopez, Gasquet, Federer)
Djokovic 3  (2 Federer, 1 Wawrinka)
Murray 3  (2 Federer, 1 Wawrinka)
Nadal 2  (Lopez, Wawrinka)

Statistiche dei Cavalieri della Luce:

Vittorie in crudeli scontri fratricidi:

Federer 5  (3 Wawrinka, Lopez, Gasquet)
Wawrinka 4  (Garcia Lopez, Thiem, Federer, Karlovic)
Dimitrov 2  (2 Wawrinka)
Gasquet 1  (Wawrinka)
Lopez 0
Karlovic 0
Garcia Lopez 0

Sconfitte in crudeli scontri fratricidi:

Wawrinka 6  (3 Federer, 2 Dimitrov, Gasquet)
Federer 1  (Wawrinka)
Gasquet 1  (Federer)
Lopez 1 (Federer)
Thiem 1 (Wawrinka)
Garcia Lopez 1 (Wawrinka)
Karlovic 1 (Wawrinka)
Dimitrov 0

Gloriose ed epiche vittorie contro le Nemesi Bimani

Federer 16 (3 Berdych, 2 Djokovic, 2 Murray, 2 Anderson, Sock, Raonic, Monfils, Agut, Simon, Isner, Nishikori)
Wawrinka 13 (2 Nadal, Nishikori, Simon, Tsonga, Djokovic, Goffin, Young, Anderson, Cilic, Troicki, Ferrer, Murray)
Gasquet 4 (Kyrgios, Cilic, Berdych, Nishikori)
Lopez 3 (Nishikori, Nadal, Fognini)
Thiem 1 (Mannarino)
Karlovic 0
Dimitrov 0

Dolorose e ingiuste sconfitte contro le Nemesi Bimani

Federer 7 (5 Djokovic, Isner, Monfils)
Dimitrov 5 (2 Murray, Monfils, Nadal, Ferrer)
Gasquet 5  (2 Djokovic, 2 Murray, Tomic)
Wawrinka 5  (3 Djokovic, 2 Nadal)
Lopez 4 (2 Djokovic, Raonic, Murray)
Karlovic 1 (Murray)
Thiem 1 (Murray)

lopez vinci dimitrov rovesci

In generale, una stagione più che sufficiente per gli Illuminati della presa Eastern, con uno Slam portato a casa da Stan-The-Man come nel 2014, e con qualche numero interessante (nonostante il campione statistico certamente molto ridotto), che andiamo a esaminare.

La Nemesi Bimane massima di questo 2015, ovviamente, è stato il Sith di Gomma Darth Nole, andato fino in fondo a ogni torneo giocato, con ben 12 vittorie contro gli Eroi della Luce nelle fasi dagli ottavi in poi che prendiamo in considerazione. Cinque di queste, tutte finali, sono state ottenute contro il Vecchio Jedi Roger, che impavido e commovente è arrivato spesso fino all’ultimo atto a fronteggiare senza paura il più crudele dei Signori Oscuri, riuscendo a trionfare sul veloce di Cincinnati e nel girone delle ATP Finals.

Tra gli esponenti della barbarie bimane, il più vulnerabile ai raggi laser di pura bellezza che partono dalle racchette dei Cavalieri del Bene è risultato il Guerriero del Sol Levante Kei, ricacciato nel buio per quattro volte, con il Sith di Gomma Darth Nole e lo Scozzese Rantolante Andy che hanno ceduto per tre volte ciascuno dinanzi al Bene e alla Luce, in entrambi i casi personificati due volte dal Vecchio Jedi Roger, e una dal Potente Stan-The-Man. Le due leggende rossocrociate, va detto, sono state gli unici fari di Speranza che hanno combattuto con continuità e successo contro l’assedio del Male.

Infatti, il Vecchio Jedi Roger ha annichilito con la stupefacente perfezione del suo gioco i seguaci della Barbarie ben 16 volte, e Stan-The-Man li ha disintegrati a forza di inimitabili fucilate lungoriga a una mano in 13 fantastiche battaglie. Ma proprio Stan, purtroppo, è stato quello più sfortunato negli inevitabili scontri fratricidi tra gli Eroi della Luce, costretto a dare strada a un Fratello della Presa Eastern per sei volte.

I numeri più anomali, figli anche di una stagione all’insegna della discontinuità e dell’incertezza, sono quelli dell’Apprendista Bulgaro Grigor: stranamente, non ha mai perso con un Fratello monomane (due giocate, due vinte), e non ha mai vinto contro una Nemesi Bimane (cinque sconfitte). Ricordiamo sempre che stiamo guardando i tabelloni dagli ottavi in poi. Più regolare il Talento Transalpino Richard, una vittoria e una sconfitta con i Fratelli, quattro vittorie e cinque sconfitte contro i Nemici della Luce. L’Avvenente Affettatore Feliciano, e l’Highlander Iberico Tommy suo compatriota, così come l’Airone Balcanico Ivo, la Speranza Austriaca Dominic e il Picchiatore Italico Simone, poco hanno inciso nelle fasi che contano. Menzione speciale e “fuori concorso”, in ogni caso, per il leggendario Ivone, capace di battere la Nemesi Suprema Darth Nole a Doha. Temiamo inoltre di essere assai vicini all’addio del Soldatino Sovietico Mikhail, l’eleganza del suo gesto ci mancherà immensamente.

Visti i numeri, se passiamo all’analisi dei risultati, la conclusione del 2015 riserva comunque un dato che merita di essere motivo di infinito orgoglio per la One-Handed Band. Per celebrarlo nel migliore dei modi, dobbiamo aprire una piccola finestra sul circuito WTA, che purtroppo ormai da anni è precipitato in un’oscurità senza speranza, con la sola Carlita “Giovanna d’Arco” Suarez Navarro a tenere alto il vessillo del rovescio a una mano, ovviamente impugnando eastern l’asta della bandiera. Ebbene, alla leggendaria Carlita, durante l’Ultima Battaglia Slam in quel di New York, si è prepotentemente affiancata, con immensa gioia per noi, Roberta “The Queen Of Slice” Vinci. Giunta in semifinale, opposta alla Nemesi Bimane Massima del circuito femminile, Serena “Terminator” Williams, la ha affrontata senza tremare, e a furia di affettare il rovescio come un salumiere incazzato le ha intimato l’alt a una partita dal possibile Grande Slam, seppellendola di rasoiate diagonali in slice, e mettendo impietosamente a nudo l’impaccio della Regina Nera nel colpire le sue brutali e rozze sberle bimani sulle palle basse.

La conquista del Grande Slam, massima impresa possibile nel nostro sport, è stata realizzata sei volte: da tre donne, Maureen Connolly (1953), Margaret Smith Court (1970), Steffi Graf (1988), e due uomini, Don Budge (1938) e Rod Laver (1962 e 1969). Ovviamente, visti anche i tempi più civilizzati di cui si parla, quelli prima dell’oscurantismo, e dell’Impero, quando si usavano armi eleganti come le spade laser, non goffe o erratiche come i folgoratori, queste cinque leggende erano tutte Illuminate dalla presa Eastern: il Grande Slam rimane l’ultimo inviolabile bastione della Civiltà a una mano. Mai come quest’anno, però, si è corso il terribile rischio di vedere non una, ma due Nemesi Bimani arrivare all’impensabile traguardo supremo: ci siamo salvati dal trionfo definitivo della Barbarie per un pelo, con il Sith di Gomma Darth Nole e la Regina Nera Serena “Terminator” Williams devastanti in tre major su quattro.

Ed è per questo che sul Muro del Ricordo, dove rimangono in eterno i nomi di tutte le One-Handed Legends della Storia, vanno incisi con il fuoco, e mai più dimenticati, quelli di Roberta e Stanislas. Perchè “The Queen Of Slice” e Stan-The-Man (che ha portato nuovamente la Luce al Roland Garros distruggendo di potenza pura il Sith di Gomma Darth Nole, luce che mancava dal 2009, quando si elevò a Mito il Vecchio Jedi Roger), che rimane l’unico Illuminato a una Mano vincitore Slam dal 2012, non hanno solo vinto due partite, ma hanno impedito l’insopportabile oltraggio di un doppio Slam Bimane. E che i due Indimenticabili Eroi, che hanno frantumato i tenebrosi sogni di dominio delle nemesi massime, lo abbiano fatto impugnando a una mano, oltre che ironico e giusto, è un messaggio e un monito per il futuro.

Perchè le Divinità del Tennis, che da lassù tutto vedono e a tutto provvedono, non fanno accadere queste cose per caso: succederà di nuovo, forse presto, che uno o più Seguaci del Buio si trovino a un passo dallo sfregio incancellabile. Ma la certezza è che sulla loro strada troveranno sempre un Eroe della Luce, che con anima limpida e saldissima presa Eastern non avrà timore di lottare fino all’ultima palla, in difesa di un tennis migliore. A cominciare dai prossimi Australian Open, dove il Lato Chiaro della Forza sarà al loro e al nostro fianco, a sostenere e accompagnare verso l’incrocio delle righe i vincenti lungolinea a una mano, insieme a tutte le nostre speranze in un avvenire più luminoso.

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(S)punti Tecnici

Wimbledon, uno sguardo tecnico: cosa deve fare Berrettini per battere Hurkacz

Preview tecnica delle semifinali maschili: per Berrettini saranno fondamentali servizio e slice di rovescio, Hurkacz dovrà… rispondere. Le speranze di Shapovalov? Sbracciare come non ci fosse un domani

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Matteo Berrettini - Wimbledon 2021 (credit AELTC/Edward Whitaker)

In occasione delle semifinali maschili di Wimbledon, con la storica presenza di Matteo Berrettini, tornano le preview tecniche di Luca Baldissera – purtroppo non da bordo campo, a causa delle difficoltà attuale indotte dalla pandemia. Ma Luca conta di tornare a scrivere presto anche dal campo!


Djokovic contro tutti? Il “mantra” di questi ultimi giorni di torneo, quando i contendenti per il singolare maschile sono rimasti in quattro, sembra essere quello. Da un lato il supercampione, che dà costantemente l’impressione di viaggiare con il “cruise control“; dall’altro tre giovanotti di belle, se non bellissime, speranze. Che potrebbero arrivare a realizzarsi proprio qui a Church Road, chissà, anche se appare onestamente molto difficile. Ma andiamo con ordine, cosa possiamo aspettarci oggi pomeriggio?

Matteo Berrettini vs Hubert Hurkacz

Cosa deve fare Matteo per vincere: testa bassa, e fiducia totale nelle sue armi migliori, che possono essere devastanti per chiunque. Il servizio, innanzitutto, con le straordinarie percentuali di unreturned serves“, le palle che non tornano, dato assai più importante e significativo degli ace, dovrà mantenere l’efficacia mostrata finora. Siamo poco sotto al 50% in 5 partite, prime e seconde aggregate, tantissima roba, in cima alla classifica di questa statistica. Se poi qualcosa dall’altro lato della rete effettivamente ritornerà, entra in azione il dritto, che è una cannonata di velocità e pesantezza molto superiori a qualunque accelerazione dell’avversario. Si entra nello scambio? Allora ecco lo slice di rovescio, sempre interpretato come arma tattica che consenta poi di girarsi e mettere in azione il drittone di cui sopra. Tutto molto semplice tatticamente per Berrettini, dipenderà da lui e dalle percentuali che saprà realizzare.

 

Cosa deve fare Hubert per vincere: rispondere, rispondere, rispondere. Se vieni travolto dal bombardamento di Matteo non hai scampo, i suoi turni di battuta durano poco, e tu vai in affanno anche quando tocca a te servire, sapendo di non poterti permettere la minima sbavatura. Attenzione a non attaccare con troppa disinvoltura il rovescio dell’italiano, che è capace di giocare slice bassi e insidiosi, ma il pallino del gioco deve essere tuo. Tre-quattro colpi al massimo e poi via dentro, sfruttando la qualità dei due fondamentali. In un match del genere, come fosse un duello nel vecchio west, vince chi estrae la pistola e spara per primo. Purtroppo per Hurkacz, il calibro di Berrettini appare di poco superiore.

Novak Djokovic vs Denis Shapovalov

Cosa deve fare Denis per vincere: sbracciare a tutto campo come non ci fosse un domani (anche perché, se non ci riesce, il “domani tennistico” non ci sarà di sicuro). Ricordarsi del 13 maggio a Roma, quando fece soffrire Rafa Nadal per tre ore e mezza, sciorinando un tennis d’attacco di esplosività formidabile. Quando un tipo come Shapovalov decide di spaccare la palla, sono guai per tutti, Djokovic compreso. Ma gli alti e bassi di rendimento tipici del canadese, uno come Khachanov (per esempio) te li perdona, Novak no. Lo schema dritto mancino (e servizio) a spostare lateralmente l’avversario, seguito dall’accelerazione incrociata dall’altra parte può essere letale, specialmente se eseguita con l’anticipo di rovescio. Il problema, per Denis, è che anche tutto questo potrebbe non bastare, visto il mostro di continuità che si troverà davanti. Ma questo non deve impedirgli di provarci con tutta la convinzione possibile. Come lui stesso ha detto, in fondo si parte sempre da 0-0.

Denis Shapovalov – Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

Cosa deve fare Novak per vincere: presentarsi in campo (ok, scherzo). Il buon vecchio Djoker, per vincere, dovrà “semplicemente” alzare un minimo i suoi standard di rendimento soprattutto in risposta, e ricordarsi del primo set in assoluto giocato (e perso) in questo torneo dal giovane inglese Draper. I servizi mancini danno fastidio a tutti, Nole compreso, ma quando hai una qualità nell’impatto di rovescio di livello clamoroso devi fidarti del tuo colpo, e mollare il più spesso possibile l’anticipo diagonale o lungolinea. Se riesci a togliere da subito l’iniziativa a uno come Shapovalov, il resto (ovvero il controllo del palleggio e delle geometrie da fondocampo) diventa ordinaria amministrazione. Occhio a non rischiare troppo con le seconde palle aggressive, contro Shapovalov – che non è Nadal in risposta – non dovrebbe essere necessario, e regalare punti così è sempre pericoloso. Il pubblico sarà in maggioranza favorevole al canadese, ma questo non ha mai costituito un problema per Djokovic, come ha abbondantemente dimostrato proprio sul campo centrale due anni fa.

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(S)punti Tecnici

US Open, spunti tecnici più attesi: il segreto del dritto di Berrettini

NEW YORK – Botte clamorose con la battuta, accelerazioni fulminanti da fondocampo, affettate efficacissime, e un ottimo tocco di palla. Matteo ha già tutto quello che serve per il tennis di vertice

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da New York, il nostro inviato

Innanzitutto, ben ritrovati a bordocampo. All’indomani della strepitosa vittoria su Gael Monfils, che consegna Matteo Berrettini alla storia del tennis italiano, con una semifinale Slam su cemento a cui non era mai arrivato nessuno (Corrado Barazzutti, nel 1977, arrivò tra i primi 4 allo US Open, ma si giocava a Forest Hills, su terra verde), era inevitabile il pellegrinaggio all’allenamento del ragazzone di Roma che sta facendo sognare tutti. Sul Grandstand di Flushing Meadows, Matteo ha fatto un’oretta di “training” con coach Santopadre. Quando ho salutato lui e Matteo, belli rilassati e sorridenti, e accompagnati da Craig O’Shannessy, ormai membro aggiunto del team almeno in questo torneo, ho detto scherzando: “Ehi, uno sparring partner giovane oggi vedo“. Vincenzo si è fatto una risata e mi ha risposto: “Beh Luca, bisogna fare allenamento in modo più possibile simile alla partita che verrà. Quindi, c’era bisogno di un mancino con pochi capelli!“. Ecco, questa era l’atmosfera nel pomeriggio di New York, davvero piacevole e allegra.

Tecnicamente, stando in campo con il “team Italia” che tanto successo sta ottenendo quest’anno allo US Open, ho trovato interessante vedere quanto i colpi di Berrettini siano strutturati con l’obiettivo dell’efficienza e dell’incisività. Rispetto a quando lo avevo fotografato e analizzato a Melbourne, gennaio 2018, il dritto mi è sembrato ancora più esplosivo, una botta, il servizio è sempre la specialità di casa, e il rovescio slice è diventato solido e molto efficace. D’altronde, a questi livelli non vai in fondo a tornei del genere con buchi tecnici evidenti, chi critica il rovescio di Matteo dovrebbe provare a starci in campo contro, come ha detto anche Monfils. Vediamoci insieme Berrettini da vicinissimo.

 

Qui sopra, in alto preparazione e caricamento, sotto impatto e finale del dritto in open stance, postura frontale. Da notare, a parte l’ovalizzazione perfetta e l’ottima spinta della gamba esterna, come Matteo tenga l’indice della mano destra ben separato dalle altre dita. La cosa consente una maggiore sensibilità, la nocca del dito avvolge il manico più avanti sostenendolo e “sentendolo”, è il cosiddetto “pistol grip“, l’impugnatura “a pistola”, come se l’indice fosse su un grilletto immaginario. Rispetto al “hammer grip“, che non è l’impugnatura a martello che in italiano è la continental, ma è la postura della mano sul manico a dita raccolte, il vantaggio a livello di percezione e tatto è notevole, a patto che si sia in grado, con la forza dell’arto, di reggere con sufficiente saldezza l’attrezzo. Ecco un esempio più chiaro, per capirci.

Sopra, Dominic Thiem, sotto, Berrettini. Se osserviamo l’indice, la differenza è evidente. Sono due dritti brutali per potenza, efficacissimi entrambi, ma avete presente quando un colpo ha “qualcosa” in più? Magari dà un’impressione di maggior controllo, o di varietà di esecuzioni, tipicamente la capacità di tirare piatto oppure super-arrotato cambiando l’angolo di attacco del piatto corde sulla palla con disinvoltura? Ma non si riesce a focalizzare quale sia la causa, o perché uno ci riesca meglio di un altro? Ecco, questi dettagli spesso sono la risposta. E sappiamo bene che una delle caratteristiche tecniche di Matteo è proprio la capacità di sparare liftoni alternati a manate piatte come niente fosse.

Qui sopra, un dritto classico in neutral stance, affiancato e in proiezione verso avanti, splendida la compostezza e l’allineamento braccio-racchetta. Berrettini a destra ha davvero un colpo di livello top mondiale, ormai, e lo sta ben dimostrando qui a New York.

Qui sopra, vediamo il rovescio tagliato con rotazione all’indietro, ovvero lo slice. Berrettini ha lavorato moltissimo su questo colpo, ce lo ha detto lui stesso, e i risultati si vedono. Non parte molto in alto con la testa della racchetta, non sale troppo con la spalla, e tiene il braccio abbastanza discosto dal corpo (pensiamo a Roberta Vinci, che arrivava dietro la schiena col piatto corde, e avvolgeva il braccio così tanto che ancora un po’ si strangolava da sola, con la spalla destra in gola). Il movimento a colpire risulta più orizzontale, data l’altezza di Matteo la cosa per lui funziona più che bene, ed è ottima la conduzione in orizzontale-esterno del piatto corde, con il gomito che si apre verso destra con timing perfetto. Da vicino, posso assicurarvi che la rasoiata in slice di Berrettini non ha nulla da invidiare, quanto a efficacia e cattiveria della rotazione, a esecuzioni ben più “blasonate” dal punto di vista stilistico. Bravissimo.

Qui sopra, il super-servizio, senza commenti perché le immagini parlano da sole. Il caricamento iniziale, con il brandeggio basculante “alla Raonic”, e il polso morbido, sono caratteristiche personali di Matteo. Dalla “trophy position” in poi, vediamo le immagini, anche scolasticamente è una martellata fantastica, il lieve attimo di surplace con racchetta piatta verso l’alto è sparito, va di taglio ad aggredire la palla in modo perfetto. Che missili, ragazzi.

Per finire in modo curioso, ecco Matteo che si diverte a sperimentare il rovescio a una mano, e devo dire che non è niente male. Meglio non provarci con Nadal, però.

In conclusione, signori, abbiamo un gran bel giocatore, moderno, fisico, potente, e dotato di tecnica assai più raffinata di quanto appaia a prima vista (e soprattutto in TV). La grande sensibilità della sua palla corta ne è un esempio, non spari servizi a 225 all’ora, dritti a 160 dall’altra parte, e poi chiudi il punto con una carezza a mezza spanna dal nastro se non hai tanta, ma tanta “mano”. Un po’ di abitudine ad andare a rete a prendersi qualche punto in più, altra cosa su cui Berrettini e Santopadre ci hanno detto di stare lavorando parecchio, e direi che ci siamo. Non so se basterà con Rafa, naturalmente, ma per una gran carriera ad altissimo livello, che poi è stato già altro che raggiunto, non manca nulla.

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(S)punti Tecnici

Montreal, spunti tecnici: Medvedev, essenziale e cattivo per arrivare al top

L’efficienza e l’incisività del tennis di Daniil sono clamorose. E c’è un piccolo personalismo tecnico che fa quasi solo lui

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da Montreal, il nostro inviato

The guy is a machine“, quel tipo è una macchina, ha commentato Nick Kyrgios dopo aver sconfitto di misura Daniil Medvedev per conquistare il titolo di Washington. Non potrei essere più d’accordo col buon vecchio Nick. Il 23enne moscovita che oggi affronterà Nadal nella finale di Montreal, prima volta sia contro Rafa che nell’atto conclusivo di un “1000”, è sinceramente impressionante. La prima cosa che si nota, vedendolo giocare da vicino, è che il ragazzo è enorme. 1,98 per 85 chili, stesse misure di Alexander Zverev e Marin Cilic, per capirci, eppure finchè non sei a due metri da lui non te ne rendi conto, si muove talmente bene da sembrare decisamente più piccolo, soprattutto se visto in televisione. E poi inizia il bombardamento.

La “macchina Medvedev” è totalmente strutturata per essere efficiente al massimo livello possibile, niente fronzoli, nessuna concessione al cosiddetto “bello stile” (bello rispetto a cosa, poi? Che il tennis non sia una gara di tuffi o uno spettacolo di danza si spera che sia chiaro a tutti). La palla gli viaggia a velocità spaventosa, siamo dalle parti proprio di Kyrgios (o Del Potro, o del picchiatore che volete) come potenza e rapidità dei colpi, sia il servizio, che il dritto, che il rovescio. Vediamocelo insieme direttamente dal “court level” del centrale della “Coupe Rogers”, per poi svelare anche un dettaglio tecnico quasi unico, un modo di gestire il cambio di impugnatura peculiare di Daniil assolutamente personale. Ma andiamo con ordine.

 

Qui sopra, la sequenza di un dritto lungolinea eseguito dopo un passo laterale, open stance, in piena spinta, con impatto in sospensione. Da notare, ed è la caratteristica tecnica principale di Daniil, la linearità, sia del backswing che della successiva sbracciata a colpire. La racchetta va giusta giusta più su della testa del giocatore, e poi rimane al livello delle spalle (e della palla) fino alla fine del follow-through. Bum!, queste sono fucilate che non tornano.

Qui sopra, alcune esecuzioni del dritto su palle a diverse altezze, partendo dall’inizio della preparazione. Da notare, in alto, come Daniil porti la testa della racchetta in avanti verso la palla in arrivo, sotto come l’assetto braccio-racchetta sia sempre perfettamente allineato con la palla stessa, che sia bassa, all’altezza dei fianchi, oppure alta. Semplice, composto, senza sprecare una virgola di energia cinetica e di spinta. Va ancora meglio, se possibile, analizzando il rovescio.

Qui sopra ho evidenziato con la riga gialla i tre momenti “base” dell’esecuzione, ovvero l’apice del backswing, il movimento a colpire, e il finale (prima del rilascio conclusivo che porterà la racchetta dietro le spalle, ma lì ormai è inerzia pura, non c’è più conduzione volontaria dell’attrezzo da parte del giocatore). Anche qui, credo che la pulizia geometrica del colpo parli da sola, nulla da commentare, c’è solo rimanere ammirati nel veder partire la fiondata.

Ancora qualche immagine, di rovesci diversi, per meglio evidenziare quanto sia preciso il movimento di Daniil. Da notare, in alto a sinistra, la bella decontrazione del saltello di approccio in ricerca della palla, per un ragazzone di questa stazza è tanta roba “steppare” con leggerezza simile.

Qui sopra, per completezza, un paio di volée , niente male (potrebbe usare di più e meglio il gioco a rete, a mio avviso, ma si potrebbe dire lo stesso del 90% dei professionisti di oggi), e il servizio. Di nuovo, un gesto completamente privo di movimenti inutili, semplice, con tutte le leve utilizzate in modo corretto, nè più, nè meno. E son botte serie, come i suoi avversari sanno bene.

Ma veniamo, per concludere, alla cosetta un po’ speciale di cui vi accennavo prima. Ecco un breve video tratto sempre dallo stesso allenamento.

Prima a velocità normale, poi in slo-mo per farlo capire bene da due prospettive, vediamo che Daniil, quando passa dalla sua impugnatura semiwestern di dritto “leggera”, non troppo caricata, alla Federer e Berdych insomma, alla classica combinazione continental/eastern del rovescio bimane, lo fa girando la racchetta in senso antiorario, ovvero al contrario! Questo significa che Medvedev colpisce la palla, sia di dritto che di rovescio, con la stessa faccia delle racchetta, il che è rarissimo (lo faceva per esempio Alberto Berasategui, ma per un motivo totalmente diverso, ovvero il grip full-western di dritto che gli faceva portare la racchetta in avanti già girata dall’altra parte).

Alla fine del video, però, per colpire un rovescio in uscita dal servizio, vediamo Daniil effettuare un cambio di impugnatura standard, con racchetta girata “in avanti”, o in senso orario, come fanno tutti insomma. Probabilmente, l’inerzia del movimento di battuta che porta naturalmente la testa della racchetta in basso a sinistra rende più semplice e naturale il cambio di grip standard. Resta il fatto che questo fenomeno è in grado, a livello e soprattutto velocità da tennis professionistico, di ruotare indifferentemente il piatto corde e l’impugnatura in un verso oppure nell’altro, a seconda delle situazioni di gioco. Ci vogliono una destrezza manuale, una sensibilità, un istinto e un tocco straordinari a dire poco, altro che “picchia la palla e basta”.

In definitiva, l’amico Medvedev è l’ultimo rappresentante di quelli che alcuni definiscono “brutti anatroccoli”, per i movimenti nel complesso meno armonici ed eleganti di altri, ma ragazzi, chi se ne frega, se spari vincenti semipiatti da ogni angolo del campo con facilità disarmante. Immaginate la pulizia cinetica e scolastica di Andreas Seppi, unita al talento coordinativo personale nel gestire le leve lunghe, per esempio, di un Florian Mayer (quanto ci manca!), che produce missili come il miglior Berdych. Il tutto condito dalla corretta dose (negli ultimi tempi si è giustamente dato una regolata) di cattiveria e arroganza agonistica. Questo è Daniil Medvedev, signori. A mio avviso, nei prossimi anni dovranno farci i conti tutti.

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