Flavia Pennetta: quattro partite memorabili agli US Open

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Flavia Pennetta: quattro partite memorabili agli US Open

Dal 2009 al 2015, quattro partite speciali di Flavia Pennetta a Flushing Meadows: vittorie e sconfitte nello Slam in cui ha saputo dare il meglio di sé

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Flavia Pennetta - US Open 2015
 
 

Flavia Pennetta si è ritirata. Lo ha comunicato nel modo più sorprendente possibile, durante il discorso da vincitrice degli ultimi US Open e, malgrado le insistenze dei dirigenti sportivi italiani, la decisione sembra proprio confermata. Sul sito ufficiale della WTA, nella pagina dedicata a lei, alla voce “status” compare un inequivocabile Retired, con tanto di data (29 ottobre 2015).

Oggi che la sua carriera si può dire conclusa, vorrei tornare per un’ultima volta su di lei; ma non aspettatevi coccodrilli. No, non c’entra niente Lacoste: il “coccodrillo” in termini giornalistici è il pezzo che una redazione tiene da parte, pronto per essere pubblicato in caso di morte di personaggi importanti. E per un media sportivo si potrebbe dire che una situazione simile accade anche al momento del ritiro dei grandi atleti, dato che un ritiro non è una morte (ci mancherebbe altro), ma rappresenta comunque la fine dell’esperienza agonistica.
Personalmente però non amo molto questo genere di pezzo, quindi per scrivere di Flavia Pennetta preferisco utilizzare un taglio differente, già sperimentato in passato.

Ecco dunque quattro partite scelte fra le tante importanti disputate da Flavia Pennetta agli US Open. Ricordo che dal 2008 in poi Pennetta a New York ha raggiunto 4 quarti di finale, una semifinale e una vittoria, malgrado non abbia giocato per infortunio nel 2012.
A mio avviso questi match non raccontano solo delle partite in sé, ma delineano le tappe di un processo di crescita concluso con il massimo traguardo possibile.

 

1. US Open 2009, R16: Flavia Pennetta def. Vera Zvonareva 3-6, 7-6 (6), 6-0
Forse la partita più emozionante di tutta la carriera di Flavia Pennetta, almeno tra quelle che ho potuto seguire. Una partita che probabilmente ha anche rappresentato un salto di qualità per il suo status nel circuito. E’ vero che Flavia aveva già saputo arrivare ai quarti di finale degli US Open l’anno prima, nel 2008, ma in questa occasione lo fa da fresca top ten, e sconfiggendo per la prima volta a Flushing Meadows una giocatrice classificata a sua volta fra le prime dieci. A questo aggiungerei lo scenario: la sessione notturna del Campo centrale, con il pubblico delle grandi occasioni.

Per la verità gli spettatori sembrerebbero accorsi soprattutto per la sfida che si giocherà dopo, tra il giocatore di casa Taylor Dent e la testa di serie numero due Andy Murray. Pennetta e Zvonareva dovrebbero rappresentare l’antipasto della serata, ma finiranno per prendersi la scena principale, grazie ad un match in cui la componente psicologica diventa assoluta protagonista.

La partita inizia senza particolari sussulti, e si potrebbe dire che si gioca per circa un’ora e mezza (di buon livello) per preparare le fasi clou dell’incontro.
Sul 3-6, 5-6 Pennetta serve per rimanere nel match e deve salvare match point a ripetizione: accade una, due, tre, quattro volte. Ogni volta che Zvonareva arriva ad un punto dalla chiusura Pennetta risponde con un grandissimo scambio, concluso con un vincente, rimanendo attaccata ad un filo di speranza.

Il pubblico che prima seguiva distrattamente, ora non si perde più un colpo. Dopo quattro match point annullati Flavia riesce a tenere la battuta e così il set si decide al tiebreak; anche questa volta è Vera che si porta avanti, sino ad avere altri due match point sul 6-4: sono il quinto e il sesto a disposizione. Uno lo manca con una risposta lunga, ma il sesto è di nuovo annullato da Pennetta con un vincente. In totale su sei match point, cinque sono stati cancellati da vincenti.
Sullo slancio della risalita Pennetta chiude il set 8-6 al tiebreak, di fatto rovesciando completamente il destino della partita. Adesso è lei la favorita, e Vera subisce un contraccolpo psicologico durissimo: i game equilibrati che si era più spesso aggiudicata nella prima fase, ora li perde; le fiducia è ai minimi termini, e anche i nervi cominciano a cedere.
Zvonareva è diventata famosa per i pianti durante le partite; attenzione però a farsi distrarre dalle lacrime, perché i pianti spesso non le hanno impedito di vincere comunque i match. Ma questa volta la botta è stata davvero troppo dura: non solo appare disperata, ma comincia a litigare con le abbondanti fasciature alle ginocchia; nei momenti più negativi sfoga la sua frustrazione strappandosi pezzi di cerotto e scagliandoli a terra. E così la protezione di bende che si era portata per quasi tutto il match si riduce di pari passo con le speranze di vincere: alla fine, al momento del 6-0 finale rimangono due sottili strisce bianche attorno a ciascuna rotula.
Pennetta è nei quarti di finale per il secondo anno consecutivo.

E’ un vero peccato che in rete non si trovino più le immagini estese del match. Ma per fortuna è almeno presente  QUI un breve riassunto.

2. US Open 2011, QF: Angelique Kerber def. Flavia Pennetta 6-4, 4-6, 6-3
Una delle più cocenti delusioni della carriera di Flavia, a mio avviso criticata eccessivamente sulla base di demeriti più teorici che reali, determinati dal ranking dell’avversaria.

Ricostruiamo la situazione: Pennetta arriva ai quarti di finale sconfiggendo prima la testa di serie numero quattro Sharapova, poi superando in una durissima lotta sul piano fisico Peng Shuai. Flavia ha finito esausta il match, in evidente debito di energie. La situazione appare complicata, anche perché è ancora in corsa nel doppio insieme a Gisela Dulko e non ha intenzione di lasciare la competizione, malgrado i suggerimenti a dare forfait per recuperare un po’ di forze.

Ma la fortuna sembra girare a suo favore: ci pensano le condizioni meteorologiche a darle una mano. La pioggia obbliga a rinvii a ripetizione del match, addirittura sino a tre giorni dopo. A causa dei molteplici annullamenti di programma l’ordine di gioco è così intasato che il quarto di finale si tiene sul campo 17.
A parte questo piccolo disagio, tutto si direbbe stia andando per il verso giusto, visto che l’avversaria appare quanto di meglio si possa desiderare: è Angelique Kerber, una semisconosciuta tedesca, con un curriculum senza particolari successi, classificata addirittura al numero 92 del mondo.

Ma chi è questa Kerber? E’ una giocatrice piuttosto difficile da inquadrare: non ha un lato più forte fra dritto e rovescio, pur essendo mancina non ottiene quasi nulla dal servizio, e si muove e difende meglio di quanto possa sembrare a prima vista. Angelique Kerber è arrivata sin lì prendendo il posto di Agnieszka Radwanska, da lei sconfitta in tre set al secondo turno. Ma, a parte questo successo, sulla carta appare destinata a fare da vittima sacrificale.

E invece le cose iniziano male: Flavia perde il primo set, e si trova sotto 2-4 anche nel secondo. Con un moto di orgoglio vince quattro game consecutivi e pareggia i conti.
Nel set decisivo si porta avanti 2-0 ma poi si spegne progressivamente: Angelique mostra di avere più energie fisiche e nervose, vincendo i tre game conclusivi dal 3-3.

Delusione enorme. Tragedia sportiva. E critiche a dismisura.
Oggi è più facile valutare quella partita, e mettere le cose nella giusta prospettiva. Oggi sappiamo che è difficile trovare un’avversaria peggiore di Kerber da affrontare alla distanza, dopo tre set molto lottati. Oggi sappiamo che per una giocatrice destra con il dritto meno incisivo del rovescio (come allora Flavia Pennetta) Kerber è un ostacolo particolarmente duro, per la sua predilezione a spingere proprio verso l’angolo del dritto avversario. Oggi sappiamo, soprattutto, che quel numero 92 del ranking era ormai assolutamente bugiardo, e che di lì a poco la sconosciuta tedesca sarebbe entrata in pianta stabile nella top ten.

Come se la qualità di gioco dell’avversaria non contasse nulla, ma si dovesse fare riferimento solo al ranking, in tanti allora dissero che Flavia aveva sprecato la possibilità di raggiungere una semifinale a portata di mano, che occasioni del genere capitano una sola volta, e che se a 29 anni si perdono certi treni si è destinate a rimanere con un pugno di mosche a fine carriera. In sostanza: “Pennetta non vincerà mai uno Slam”

3. US Open 2013, R16: Flavia Pennetta def. Simona Halep 6-2, 7-6 (3)
Ricordate la carriera di Li Na? I primi grandi successi sono arrivati grazie ad un gioco molto lineare, esteticamente quasi da manuale, in cui spiccava la grande qualità di movimento del rovescio. In compenso il dritto risultava un colpo non altrettanto efficace.
Quando Li Na cambia coach (e passa da Jiang Shan, il marito, a Carlos Rodriguez) aumenta la pesantezza dei colpi dalla parte destra: il dritto diventa più potente, più lavorato e con più topspin; aumentano anche le occasioni in cui si sposta a sinistra per giocare il dritto anomalo, che prima era una soluzione quasi mai utilizzata. E pure il servizio diventa più incisivo.

Per certi aspetti anche Flavia Pennetta ha seguito un percorso simile, a dimostrazione che si può continuare a migliorare dopo i 30 anni.
Nel suo caso il cambio di allenatore è avvenuto durante la lunga pausa a cui l’ha obbligata l‘operazione al polso nel 2012. Dopo molti anni di collaborazione, il suo storico coach Gabriel Urpi passa a lavorare con la federazione francese e Flavia inizia una nuova fase con Salvador Navarro. E con Navarro Flavia Pennetta segue una evoluzione che assomiglia a quella di Li Na: inizia a “sporcare” il dritto, lo lavora di più, e grazie al maggiore topspin riesce ad essere più incisiva dalla parte destra. Anche il servizio diventa sempre più un fattore fondamentale con cui ottenere punti facili, che le consentono di trarsi di impaccio in momenti decisivi.

Nel 2013 Pennetta gioca a Flushing Meadows da numero 83 del mondo: è rientrata da pochi mesi, e con grande fatica, dopo l’operazione al polso.
Di nuovo gli US Open segnano un punto determinante della sua vita sportiva, e il quarto turno contro Simona Halep rappresenta al meglio anche i cambiamenti tecnici della nuova Pennetta. Halep è una giocatrice in grandissima ascesa, che nel giro di pochi mesi passerà dal numero 64 ai vertici della classifica mondiale; e se agli US Open 2013 è solamente testa di serie numero 21 è perché il ranking richiede un minimo di tempo per registrare i progressi delle giocatrici.

Pennetta inizia il match benissimo: ottimo servizio, solito gran rovescio e il nuovo “drittone” che rimbalza profondo e alto, ad altezza spalla, e disturba una giocatrice non altissima come Simona. Più sciolta e sicura di Halep, Flavia vince 6-2 il primo set, ma poi le cose si complicano a metà del secondo: dal 4-2 e servizio a suo favore, perde tre game consecutivi e si ritrova in seria difficoltà con un parziale negativo di 11 punti a uno. Halep sale 5-4 e servizio e qui ci pensa la pioggia ad aiutare Pennetta.
L’interruzione è provvidenziale: alla ripresa Flavia salva un set point e ottiene il break del 5-5. Di nuovo break e controbreak per arrivare sul 6-6. Nel tiebreak Pennetta sbaglia meno e chiude in due set.

La sensazione è che in caso di terzo set  la partita sarebbe girata definitivamente, ma di fronte alle variabili meteorologiche abbia contato l’esperienza della giocatrice più navigata. In questi US Open Pennetta vince finalmente il quarto di finale (contro Roberta Vinci) e conquista così la prima semifinale major in carriera. Un altro passo avanti significativo, ancora una volta raggiunto nell’amato Slam americano.

Highlights

4. US Open 2015, R16: Flavia Pennetta def. Samantha Stosur 6-4, 6-4
Della recente vittoriosa edizione degli US Open sono stati giustamente celebrati gli ultimi turni: il quarto di finale contro Petra Kvitova, per l’esemplare tenuta psico-fisica dimostrata in una giornata calda e su un campo con una situazione luce/ombra pessima. La semifinale contro Simona Halep, per la grandissima qualità di gioco, forse la migliore in carriera, con i game conclusivi al limiti della perfezione. La finale contro Roberta Vinci, per la capacità di neutralizzare al meglio il velenosissimo slice di rovescio.

Tutte partite ancora fresche nella memoria; per questo per chiudere faccio riferimento ad un match forse passato un po’ troppo sotto silenzio: quello contro Samantha Stosur in cui Flavia ha mostrato particolare lucidità e consistenza, riuscendo addirittura a non perdere mai il servizio.

Sembra destino che in tutti i grandi successi di Pennetta debba esserci la sconfitta di Stosur: Los Angeles 2009 (6-4, 6-3 in finale), Indian Wells 2014 (6-4, 3-6, 6-1 al terzo turno) e appunto US Open 2015.
Suppongo che all’annuncio del ritiro di Flavia Samantha abbia tirato un sospiro di sollievo, visto che il confronto diretto si è chiuso con un inequivocabile 0-7 (e ricordo anche una sconfitta ufficiosa in Hopman Cup), che credo possa valere a Pennetta anche il titolo di “bestia nera” di Stosur.

Ma, malgrado i precedenti, in quest’ultimo scontro di New York Pennetta trova un’avversaria decisissima a vendere cara la pelle, che mette in mostra il solito gran servizio/dritto con in aggiunta un rovescio sorprendentemente solido.
Di questa partita mi è rimasto impresso un colpo in particolare, con cui Pennetta ha salvato una palla break fondamentale sul 5-4 primo set: su una risposta profondissima di Stosur, Flavia gioca un rovescio in controbalzo con una rapidità e una capacità di coordinazione straordinarie; dalla racchetta esce una traiettoria tesa e velocissima che rovescia in un istante lo scambio, trasformando una situazione complicatissima in un colpo praticamente vincente. Una esecuzione che forse a prima vista non appare particolarmente spettacolare, ma che per i tempi strettissimi e la preparazione quasi nulla richiede a mio avviso doti veramente fuori dal comune.
Eccola:

https://www.youtube.com/watch?v=hp7pObL4JjM#t=98
Contro una giocatrice potente come Stosur, emergono anche tutte le migliori qualità difensive di Flavia, in termini di mobilità e di accuratezza del footwork. Il tutto senza mai perdere di eleganza, anche nelle situazioni più difficili: una dote naturale che, specie dalla parte del rovescio, ha sempre contraddistinto il gesto atletico di Flavia Pennetta.

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La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

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Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si sono espressi sia l’ucraina sia il francese, il quale è alle prese con un anno ricco di novità anche per quanto riguarda il piano professionale, visto il passaggio ad Artengo, il brand di Decathlon, per quanto riguarda la racchetta.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

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Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

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La disarmante superiorità di Ashleigh Barty

La numero 1 del mondo ha vinto in Australia il terzo titolo Slam dominando il campo delle avversarie. Quali sono le ragioni di questa supremazia?

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (via Twitter @AustralianOpen)

In occasione del ritiro di Ashleigh Barty, riproponiamo questo pezzo che celebra il suo ultimo successo Slam all’Australian Open 

Per iniziare l’articolo dedicato all’Australian Open 2022 e alla sua vincitrice, ecco una lista di nomi:
Chris Evert
Martina Navratilova
Hana Mandlikova
Steffi Graf
Serena Williams
Maria Sharapova
Ashleigh Barty

Cosa hanno in comune? A oggi nell’era Open solo queste giocatrici possono vantare almeno un titolo Slam conquistato su terra, erba e cemento (spero di non aver controllato male). Ricordo che il cemento è stato introdotto nello Slam americano nel 1978 e in quello australiano nel 1988, e questo ha probabilmente impedito a grandi protagoniste del primo periodo Open (come Margaret Smith Court, Billie Jean King o Evonne Goolagong) di far parte della lista. Ma da quando le superfici si sono stabilizzate, il dato tecnico è diventato attendibile e rilevante.

Dunque, grazie al successo australiano, Barty è riuscita a entrare in questa ristrettissima élite. Campionessa sulla terra di Parigi (2019), sull’erba di Wimbledon (2021) e sul cemento di Melbourne (2022).

Non solo: per il modo con il quale ha vinto l’ultimo Slam, siamo un po’ tutti spinti ad andare oltre il giudizio sul singolo torneo, per spaziare verso valutazioni che abbracciano orizzonti più ampi e ambiziosi. Non si tratta cioè semplicemente di celebrare il successo in questo Australian Open, ma di cominciare a inquadrare storicamente il suo ruolo e provare a immaginare fino a che punto potrebbe affermare il suo primato sulla concorrenza.

I numeri delle scorse due settimane sono inequivocabili: Barty ha conquistato il titolo con un percorso netto. Sette partite, quattordici set vinti e nessuno perso. E da quando è scesa in campo nel 2022 ha già vinto due tornei (Adelaide e Australian Open), per un totale di 10 match chiusi in due set e uno solo, il primo disputato, vinto in tre set (4-6, 7-5, 6-2 contro Coco Gauff). Zero sconfitte.

Il suo tragitto a Melbourne è stato questo: 6-0 6-1 a Tsurenko, 6-1 6-1 a Bronzetti, 6-2 6-3 a Giorgi, 6-4 6-3 ad Anisimova, 6-2 6-0 a Pegula, 6-1 6-3 a Keys, 6-3 7-6(2) a Collins. Quindi Ashleigh ha sconfitto due giocatrici italiane e ben quattro statunitensi nei turni conclusivi. Curiosità: anche in occasione del successo al Roland Garros 2019 aveva sconfitto le stesse quattro americane (nell’ordine di allora Pegula, Collins, Keys e Anisimova), con in più una quinta statunitense (Sofia Kenin).

Questi numeri illustrano una supremazia evidente, alla quale le avversarie non hanno saputo opporsi, se non a sprazzi, per qualche porzione di set. Per trovare un Australian Open altrettanto dominato occorre tornare al 2017, all’ultimo impegno di Serena Williams pre-maternità: anche per lei 14 set a zero e 23mo (e sinora ultimo) Slam nel palmarès.

Le caratteristiche fisico-tecniche di Ashleigh Barty
Indubbiamente una parte importante della supremazia dimostrata da Barty in questo inizio di 2022 deriva dalle sue qualità e specificità tecniche. Per una analisi più approfondita del tema rimando a un articolo scritto nell’aprile 2019 in occasione del suo primo grande successo, a Miami (“La maturità di Ashleigh Barty”). Qui sintetizzo alcuni aspetti fondamentali.

Innanzitutto il servizio. Un colpo forse non sempre sufficientemente apprezzato, ma di qualità assoluta. Completissimo per varietà di esecuzione, con una prima così incisiva che spesso ha aiutato Barty a tirarsi fuori dai guai sulle palle break, vincendo il punto senza nemmeno iniziare lo scambio.

Un colpo che le permette spesso di viaggiare tranquilla e con un bel margine di sicurezza sulle avversarie. Potente, preciso, vario, ma altrettanto efficace anche quando è lavorato slice e kick. E con una caratteristica che non finisce mai di sorprendermi: la grande facilità nel cambiare direzione fra prima e seconda, senza che questo le faccia aumentare i doppi falli.

Poi il dritto, con una quota di topspin che le permette esecuzioni potenti ma anche con margine di sicurezza nel transito sopra la rete. In questo momento, a mio avviso, semplicemente il miglior dritto del circuito WTA.

A due fondamentali quasi di stampo ATP, Barty aggiunge il rovescio giocato prevalentemente in back. Un rovescio che mette in difficoltà molte avversarie, poco abituate a gestire parabole basse e sfuggenti. Nel confronto sulla diagonale sinistra, lo slice di Barty va ad impattare sul rovescio bimane delle avversarie destre. Per replicare allo slice con il rovescio bimane in topspin occorre grande sicurezza tecnica ma anche disponibilità al sacrificio, perché è obbligatorio scendere molto basse di gambe per eseguire lo swing al meglio. Il tutto si traduce in un surplus di sforzo fisico e, a lungo andare, anche mentale, che può pesare sugli equilibri dei match.

Ecco perché un colpo che per Ashleigh è sostanzialmente di manovra, raramente utilizzato con lo scopo di ottenere vincenti diretti, a volte può fare la differenza perfino più del dritto, grazie alla quantità di errori gratuiti causati alle avversarie. L’efficacia del colpo slice di Barty ha finito per mascherare la relativa affidabilità della versione in topspin, che sicuramente non è alla altezza del dritto. Ma del resto anche Steffi Graf aveva una impostazione simile (gran dritto e rovescio slice), e i risultati raggiunti da Steffi parlano chiaro.

Circoscrivere l’analisi ai tre colpi base non illustra però a sufficienza il quadro tecnico di Barty. Intanto perché anche nei colpi di volo possiede una qualità superiore. E poi perché sa utilizzare altrettanto bene i drop-shot e tutte le soluzioni di contenimento, che le permettono di sostenere interi scambi in difesa senza andare in difficoltà. E se poi c’è da improvvisare qualcosa in situazioni-limite ecco che Ashleigh sfodera colpi anomali, come per esempio questo dritto al volo da fondo campo:

Ma nemmeno elencare la totalità del suo repertorio le rende in pieno giustizia, perché in lei c’è qualcosa in più, che va al di là della meccanica esecutiva del singolo colpo. Quel qualcosa in più lo definirei in questo modo: la naturalezza con cui produce tennis. Una naturalezza che, per esempio, si esprime attraverso la padronanza con cui si muove per il campo. Ashleigh sembra sempre a suo agio in ogni situazione, grazie al totale dominio dei movimenti del corpo in relazione a quelli della palla. Coordinazione, rapidità di lettura delle situazioni e immediata capacità di impostare lo sviluppo dello scambio. Qualità rarissime, che in lei sono vicine alla perfezione.

a pagina 2: Le caratteristiche tattiche e mentali di Barty

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