Vika Azarenka in una lettera su Sports Illustrated: "Non mi pongo limiti!"

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Vika Azarenka in una lettera su Sports Illustrated: “Non mi pongo limiti!”

Anche Vika Azarenka ha voluto aprirsi con il mondo attraverso una lettera pubblicata da Sports Illustrated in cui ammette che spesso non si è sentita a suo agio in campo, ma che è intenzionata a migliorare senza porsi limiti

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Sembra essere diventata una moda per i tennisti, scrivere lettere dirette al mondo intero, per liberarsi di pensieri, ansie, gioie, emozioni e dolori. Sempre meglio di uno scarno Tweet o di un insensibile post su Facebook, verrebbe da dire.

Anche i tennisti sono esseri umani e ci tiene a farlo sapere al mondo Victoria “Vika” Azarenka, che in una lunga lettera pubblicata su Sports Illustrated rivela i particolari di quest’ultima stagione, fra stravolgimenti, delusioni, miglioramenti e un’ambizione gigantesca.

Noi tutti le auguriamo di ritrovare le sue sensazioni sul campo di una volta e di farci divertire come in quel quarto di finale a Wimbledon contro Serena che lei stessa definisce “di incredibile livello per il tennis femminile”.

 

Di seguito la traduzione.

Alla fine dell’anno, provo sempre a fare una valutazione della mia stagione finché il ricordo di questa è ancora fresco nella mia mente. Purtroppo, questo momento, è arrivato prima di quanto avessi voluto: a Wuhan, quando mi sono dovuta ritirare durante il mio incontro di secondo turno.

Ammettere che questo infortunio abbia messo fine alla mia stagione in questo 2015 è un po’ scoraggiante. Vika, non ne hai più! Non ho potuto giocare a Hong Kong, qualcosa che non vedevo l’ora di fare. L’unica cosa che posso fare in questo momento è concentrarmi sul presente, sull’adesso, e cercare di scoprire cosa mi aspetta. Sono delusa, amareggiata, triste, ma…è così e basta. La cosa più bella del nostro sport è che c’è sempre una nuova stagione, un nuovo torneo, una nuova occasione.

Sono arrivata a Wuhan mentalmente positiva, pronta. O così credevo. Quello che ignoravo era il dolore che avevo avuto al piede per tutto l’anno. Sono riuscita a giocare con il dolore per la maggior parte della stagione e ho provato a concentrarmi sulle mie prestazioni negli slam. Ma per quanto possa provare a ignorarlo, il dolore c’è e non riesco a non pensarci.

Quelli che mi conoscono davvero sanno che non mi piace parlare dei miei infortuni. Mi sforzo di non ammetterli fin quando proprio non posso farne a meno. Cerco di gestire il dolore e la sofferenza come meglio posso; gioco e mi alleno fingendo che non sia lì. Una cosa che ho imparato è che a volte questo non è l’approccio più saggio. L’ho imparato nel modo più duro. In alcune situazioni non esiste una cura magica e talvolta devi semplicemente ascoltare il tuo dolore e trovare altre opzioni. Prendersi del tempo per riposare è sempre una di queste. Magari vi starete chiedendo per quale motivo ho giocato a Wuhan. Ve lo spiego subito.

L’inizio di ogni stagione è sempre molto emozionante per me, soprattutto perché io adoro l’Australia. Non solo perché ho vinto due Slam là, ma perché tra me e l’Australia è stato da subito amore a prima vista.  L’atmosfera è fantastica, i fan hanno una passione incredibile e si respira così tanta storia e stima verso gli atleti. La lista dei motivi per cui amo questo paese è infinita. Lo amo anche quando è veramente molto, ma molto caldo!

Quando arrivai in Australia a gennaio, tutti pensavano che io fossi pronta a dare il via il mio Comeback. Ma io non lo ero. Ogni volta che scendevo in campo affrontavo qualche nuova e sconosciuta sensazione. Se ero nervosa? Certo, sono umana, ma ero anche emozionata al pensiero di vedere cosa avrebbe voluto dire giocare l’incontro successivo e se me la sentissi di provare a tornare quella di una volta.

Beh, devo ammetterlo: il mio ego ha avuto la meglio sulle sensazioni di nervosismo (e se qualcuno venisse da me e mi dicesse che i grandi atleti non hanno un ego, non gli crederei!). Avere un ego – un senso di orgoglio – è quello che rende grande un atleta. L’ego ti ricorda che tu sei il migliore e che nessuno può batterti. Avere un sano ego è assolutamente necessario per raggiungere il top. Quando sono diventata numero 1 del mondo ovviamente non avevo un grosso margine di errore. Il fatto che abbia dovuto fare un passo indietro e combattere con me stessa all’inizio di ogni match, rappresentava una sensazione insolita per me. Ho cercato di lottare contro queste sensazioni, facendo tutto il necessario per sentirmi di nuovo a mio agio in campo, ma per qualche ragione non riuscivo a ricongiungermi con la vecchia me. È stata certamente una nuova esperienza per me.

Dopo l’Australia ho dovuto fare i conti con una realtà ancora più nuova e inaspettata: un nuovo coach. Non voglio mentire e dire che sia stato semplice, ma ora che fa parte del passato, sono molto contenta per come sia andata. Dopo l’Australia, il mio mondo per come lo conoscevo, era finito. Dovevo trovare un nuovo coach. Questo fu solo l’inizio di una serie di cambiamenti e adattamenti che ho dovuto affrontare durante la mia stagione.

Ecco come tutto è iniziato. Per chiarirla una volta per tutte, io e Sascha Bajin abbiamo iniziato a lavorare insieme DOPO che lui aveva deciso di terminare la sua collaborazione con Serena Williams. Inoltre, prima di parlare con Sascha, contattai Serena per essere sicura che per lei non fosse un problema. Sinceramente credo che questo sia l’unico modo per fare affari. Wim Fissette è entrato a far parte del team a Doha e da subito abbiamo instaurato un ottimo rapporto a livello personale, un elemento che ritengo imperativo. Non sapevo molto riguardo a lui come coach, mentre lui mi conosceva solo come giocatrice.

Io e Wim abbiamo iniziato benissimo, una cosa molto diversa rispetto alla mia esperienza passata. Dopodiché anche Sascha si è unito a noi – un altro cambiamento. A parte essere lo sparring partner di Serena, oltre che un ragazzo molto simpatico che avevo visto sul tour per diversi anni, non sapevo molto altro. Anche lui sapeva solo che sono una ragazza simpatica (spero), nonché una delle avversarie più toste. Abbiamo iniziato a conoscerci gli uni con gli altri ed è stato veramente divertente!

Durante lo swing sul cemento americano a Indian Wells e Miami ci sono stati un po’ di problemi. Non ero sicuramente in grado di esprimermi al meglio. Con tutti i cambiamenti che avevo dovuto sopportare in un periodo di tempo così ristretto, non mi sono resa conto dell’impatto emotivo che tutto questo aveva avuto su di me. E questo per parlare solo di quello che succedeva in campo! Poco dopo l’Australia, mio padre era stato operato e questo mi condizionò moltissimo, aggiungendo un ulteriore macigno al mio stato di instabilità.

Durante periodi come questo, provo a ripetermi quanto io sia fortunata a giocare a tennis, la cosa che più mi piace al mondo. Sì, avevo un fastidioso dolore al piede; sì, il mio team era completamente nuovo e sì, ancora non mi sentivo a mio agio in campo. Ma avevo ancora questo dono per il quale mi sento grata. E ogni settimana avevo l’opportunità di metterlo alla prova in un nuovo torneo.

Ho cominciato a lavorare sul mio servizio, tentando di riportarlo ai tempi in cui era una delle mie armi principali. Tutto cominciava ad andare nel verso giusto! Attraversai il globo per volare in Giappone e giocare la Fed Cup dove mi sono divertita moltissimo. Sebbene sia sempre stata fiera di rappresentare la Bielorussia, questa volta è stato ancora più speciale. Ne ho amato ogni minuto. Trasudavo verde e rosso, i colori della mia bandiera.

La tappa successiva fu la Croazia, per allenarsi – un paese meraviglioso che Sascha conosce bene. Mi sono innamorata di questo posto magico e ho conosciuto diversi nuovi amici. Spero di tornarci presto.

Seguirono Madrid, Roma e il Roland Garros…terra uguale scivolare, scivolare e scivolare, tutto il giorno. Con Serena ebbi dei match point – ero davvero vicina, ma alla fine non ne avevo abbastanza per batterla. C’è un motivo per cui è la numero 1: ogni volta trova un modo per vincere. Ma quello fu un passo avanti e la mia pazienza per continuare a migliore era stata testata nuovamente. Sarei potuta uscire delusa da quell’incontro, ma ho scelto di vederla in una altro modo: un segno che c’era ancora tanta strada da fare per migliorare e ancora un sacco di cose da imparare. So che posso farcela se continuo a credere in me stessa e a lottare. Perché? Perché credo in me stessa e nessuno può mettere limiti a ciò che posso raggiungere.

Si presume che il verdi porti speranza, vero?! Beh…così è stato! Ho giocato bene a Wimbledon, con solidità e qualità. Ancora una volta mi sono imbattuta in Serena. Il nostro match nei quarti di finale ha mostrato un incredibile livello per il tennis femminile. La miglior giocatrice ha vinto quell’incontro e mi ha dimostrato che anche se posso avvicinarmi al suo livello, il mio non è ancora abbastanza alto. Serena ha fatto la storia – non solo nel tennis, ma per tutto lo sport femminile. Lei era ancora migliore. Capito. Muoviamoci!

Cemento…mi piaci! Prima che iniziasse la US Open Series ho avuto tre settimane per prepararmi. Ancora cambiamenti nella mia vita. Ho traslocato in una nuova casa. Anche se non è completamente arredata, la amo. Chiunque abbia costruito una casa da zero sa bene che l’ultimo passo è al contempo il più doloroso e il più piacevole. Successivamente una mia vecchia conoscenza si è unita al mio team: il mio fisioterapista Jean-Pierre Bruyere.

Abbiamo finito con i cambiamenti?! No!

Infatti ho cambiato l’agenzia che mi rappresenta, da Lagardère a IMG, una mossa importante per me. Voglio ringraziare Lagardere e John per la loro collaborazione. Mi avete messo sotto contratto quando avevo solo 14 anni: è stato un bel percorso.

Ci siamo spostati a Toronto dove Sascha ha sperato disperatamente di trovare Drake in ogni angolo della città. Qui ho giocato bene, ma ancora una volta ho imparato quanto testarda io possa essere, cosa che in sostanza mi è costata la sconfitta. Anche a Cincinnati ho giocato bene e il mio gioco cominciava a prendere forma. I miei occhi puntavano al bersaglio grosso. Lo US Open era una priorità ora.

Lo US Open è uno dei tornei che da sempre preferisco. Qui ho giocato delle ottime partite, ma ho lasciato New York sapendo che nonostante avessi fatto dei grandi progressi, avevo ancora bisogno di migliorare. Sono certa che nessuno si aspettasse una finale tutta italiana, ma sia Flavia che Roberta se lo meritavano davvero. Durante il torneo abbiamo fatto una riunione con il mio team in cui abbiamo parlato dei miei miglioramenti fatti fino a quel momento. La mia mente iniziava nuovamente a vacillare e cominciai a vedere il mio obbiettivo, un quadro un po’ più grande. Progetti, idee e pensieri attraversavano la mia mente. Cercavo di fermarli, di concentrarmi sull’adesso, perché ci sono così tante cose che posso fare oggi per essere migliore domani.

Ed eccomi a Wuhan, pronta a competere. Io e Sascha giocavamo un set in allenamento. Stavo giocando bene – ero sopra 4-2 e il campo si faceva scottante. Odiamo giocare l’uno contro l’altra perché siamo entrambi così competitivi e a nessuno dei due piace perdere. Ho continuato a prenderlo in giro e lui l’ha presa  male. Ha cominciato a spingere ogni palla e nel correre su una di queste ho sentito un improvviso dolore alla gamba. Era familiare, conoscevo quel dolore.

Avevo l’incontro il giorno dopo e volevo davvero giocare perché amo stare in campo. Ma non così. Non con questo dolore assillante. Dentro di me sapevo che non sarei dovuta scendere in campo. Sapevo cosa avrei dovuto fare. Ma ancora una volta, la testarda Vika riapparve e decisi di giocare. Perché? Semplice – per i fan. Amo i miei adorabili fan cinesi che vengono a vedermi a ogni singolo allenamento con i cartelloni #TeamVika. Aspettano con ansia che io finisca, mandandomi impulsi positivi, gridando il mio nome in un modo molto carino e buffo che suona più come Ouika invece che Vika. Ma a chi importa. È davvero adorabile, sincero e spettacolare. I fan sono un’altra delle ragioni per cui gioco a tennis! Gioco per loro in tutto il mondo. Stanno svegli tutta la notte per vedermi giocare, ma voglio che capiscano che voglio giocare al meglio delle mie possibilità ed essere pronta a competere.

A Wuhan ho preso una decisione difficile. Mi sono dovuta fermare e concludere il torneo e la mia stagione per dare la possibilità al mio fisico di guarire e mettermi in sesto per la prossima stagione. Dovrò lavorare molto per avvicinarmi alla mia migliore condizione, cosa che in realtà mi elettrizza. Non mi pongo limiti, ma dovrò essere pronta. Non vedo l’ora di ricominciare, ma come prima cosa devo essere completamente in salute così da poter lavorare!

Ho voluto scrivere questa lettera per me stessa, così che nessuno potesse stravolgerla. Questa sono io e questi sono i miei pensieri, nudi, crudi e onesti.

Vorrei ringraziare chi mi supporta ogni giorno: la mia famiglia, i miei amici, il mio team e ovviamente tutti i fan di tutto il mondo. E anche gli haters – anche voi siete importanti per la mia motivazione.

Grazie

Ps: Può darsi che questi pensieri si ripresentino con più regolarità…non si sa mai!

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ATP Cordoba, Cecchinato supera per la prima volta Bagnis e accede agli ottavi

Marco Cecchinato si fa riprendere al momento di chiudere, ma riesce comunque a far suo il match in due set. Al prossimo turno Federico Coria

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Marco Cecchinato - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

M. Cecchinato b. F. Bagnis 6-2 7-6(4)

Dopo tre sconfitte in altrettanti scontri diretti, Marco Cecchinato coglie la prima vittoria nei confronti di Facundo Bagnis. L’italiano ci aveva perso due volte tra il 2014 e il 2015, e l’ultima volta due anni or sono a Santiago per 6-3 al terzo. Anche nel mercoledì del Cordoba Open come nelle altre occasioni la superficie era la prediletta dai due, e l’l’azzurro ha prevalso approfittando anche di una prestazione senza mordente di Bagnis.

Il primo set scorre inaspettatamente veloce; l’argentino non riesce a fare male con i suoi colpi di rimbalzo troppo corti per impensierire il trentenne palermitano, il quale guida gli scambi con il dritto e aggredisce la seconda palla con buoni dividendi. Ottiene il break al terzo gioco costringendo Bagnis ad un dritto che cade ben oltre la linea di fondo; nel settimo gioco inizia con una palla corta di dritto per chiudere il game in quattro punti. Nel game successivo l’italiano centra il primo traguardo.

 

Nel secondo set il trentatreenne di Rosario aggiusta la consistenza del servizio e si assiste a degli scambi più equilibrati e agonisticamente consistenti. Il momento più importante della frazione si ha nel secondo gioco: Bagnis si procura due palle break, che però non trasforma, complice un ace e un dritto fuori misura.

Cecchinato si salva e si arriva al sesto gioco, dove il padrone di casa ritorna agli umili standard del primo set, cedendo il game a zero con il suggello di un doppio errore sullo 0-40. Marco ringrazia e arriva due volte a match point nel nono gioco, ma il sudamericano ne esce indenne con bravura.

È comunque un Cecchinato più falloso e meno intraprendente; il pensiero delle occasioni perdute probabilmente lo condiziona e lo spinge a lasciare l’iniziativa al rivale, che con l’aiuto di qualche errore dell’italiano strappa finalmente, all’ultima chance, il servizio allo sfidante.

I contendenti arrivano così al tie-break, e i primi cinque punti sono dell’azzurro, che osa di più e chiama a rete il mancino rivale, costringendolo all’errore nella volée. Sul cinque a zero un doppio fallo di Ceck rianima l’avversario, che sul 5-4 sbaglia però un dritto. Un altro errore nel punto successivo chiude la contesa.

Per Cecchinato ora l’appuntamento è con un altro argentino, il sesto del seeding Federico Coria, contro il quale ha perso l’unica sfida a livello di main draw ATP, ma è 2-2 complessivamente.

“Ero un po’ teso alla fine perché sono i primi match dell’anno e ho bisogno di trovare fiducia” ha spiegato Ceck dopo la vittoria.”È stato il primo incontro sulla terra battuta dopo tre mesi, devo ritrovare il feeling con la superficie, ma sono molto contento del risultato. Voglio rimanere concentrato su ogni partita, sto lavorando sodo, mi alleno parecchio ogni giorno e penso a fare un passo alla volta”.

Danilo Gori

IL TABELLONE DELL’ATP 250 DI CORDOBA

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ATP

ATP Montpellier: Bublik spacca tre racchette e perde con Barrere. Il diciottenne Fils domina Bautista e vola ai quarti

Alexander Bublik scatena la sua frustrazione a pochi punti dalla sconfitta. Exploit del classe 2004 Arthur Fils che batte Bautista Agut in due set

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Alexander Bublik, United Cup 2023 - Credit: Tennis Australia/Scott Davis

G. Barrere b. [6] A. Bublik 6-4 6-7(12) 7-6(3)

La giornata non troppo felice dell’Open Sud de France di Montpellier viene movimentata da uno dei personaggi più “rock” del circuito: Alexander Bublik. Il detentore del titolo (sconfisse in finale Zverev 6-4 6-3) si presenta con le migliori intenzioni, nonostante un solo campione nella storia del torneo sia riuscito sinora a replicare nell’edizione successiva, e cioè Richard Gasquet nel 2016, in finale contro Paul-Henri Mathieu. Ebbene, “Ritchie” rimarrà per quest’anno ancora l’unico nell’intento, in quanto dopo due ore e mezza di contesa dura ed equilibratissima, a prevalere è stato il francese.

Il primo set vede due contendenti non troppo precisi con la prima palla (48% e 53%, con leggera prevalenza del kazako) ma con percentuali di conversione intorno al novanta per cento per entrambi. Bublik cancella due palle break nel secondo gioco, poi pochi sussulti fino al decimo, quando il numero sei del tabellone perde qualche volta di troppo il comando del gioco, facendosi aggredire sulla seconda; al primo set point Barrere fa sua la frazione.

 

Nel secondo set la posizione di vantaggio al servizio è tale che in una sola occasione, all’undicesimo gioco, si va oltre i sei punti. Bublik serve nove ace e si presenta al tie-break con le spalle al muro. Nei primi dodici punti solo una volta a testa i due ottengono un break; il francese sale tre volte a match-point, il kazako per quattro volte, a un passo dalla vittoria di frazione, viene ripreso. Ma la quinta è quella buona, e dopo un’ora e un minuto si chiude un set assai avvincente.

Nel set decisivo si allenta la letalità delle battute, ma non ci sono occasioni per il break, fino a quando nel sesto gioco per la prima volta Bublik strappa il servizio allo sfidante; potrebbe sembrare fatta, ma nel game successivo il ventottenne di Charenton le-Pont rischia in risposta e forza al momento giusto le difese di Bublik: è contro-break.

Il francese deve salvare un’altra chance per l’avversario nel gioco successivo, ma esce dalla trappola e si arriva al secondo jeu decisif. E d’incanto crolla l’equilibrio: Barrere si prende i primi sei punti. Al cambio di campo Bublik perde la testa: spacca la racchetta colpendo cinque volte il terreno, poi si reca verso la propria sedia e ne rompe allo stesso modo altre due. Il pubblico lo copre di ululati; lui annulla tre palle del match, ma lì si deve arrendere.

Reazione smodata la sua, con echi sanremesi di Blanco, il quale lo scorso anno cantava “Brividi”, ma ci ha fatto rabbrividire ieri sera sfasciando tutti i fiori. Bublik ha rotto solo cose sue, quindi il danno è autoinflitto, ma la magra rimane la stessa. Gregoire Barrere vince e si prepara ad affrontare domani il georgiano Basilashvili.

GLI ALTRI MATCH – Problemi non solo per Marton Fucsovics, che ha dato forfait prima della sfida con Jannik Sinner. Ugo Humbert è costretto al ritiro in seguito a una brutta caduta nel corso del tie-break del secondo set dopo aver vinti il primo parziale contro Alejandro Davidovich Fokina. Il francese rimane in campo giusto per concludere il parziale, poi deve arrendersi tra le lacrime sul punteggio di 1-6 7-6(2).

Chi ha motivo di sorridere è invece Arthur Fils, classe 2004, che al primo turno aveva messo a segno il suo primo successo nel Tour ai danni di Gasquet. Il teenager francese ha impressionato dominando Roberto Bautista Agut per 6-3 6-4. Ai quarti troverà il vincente fra Davidovich e Halys.

Danilo Gori

IL TABELLONE DELL’ATP 250 DI MONTPELLIER

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Flash

WTA Abu Dhabi: Ostapenko dura un set, primo quarto nel 2023 per Zheng. Avanti anche Kudermetova e Bencic, si ritira Kontaveit

La 2002 cinese guadagna tre posizioni nella classifica live e si avvicina al best ranking. Kudermetova ok su Mertens, Bencic fatica ma doma Kostyuk in due set. Anett perderà una decina di posizioni in classifica

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Qinwen Zheng - WTA Abu Dhabi 2023 (foto: twitter @wta)

Q. Zheng b. [5] J. Ostapenko 7-6(10) 6-1

Sono Qinwen Zheng, Veronika Kudermetova e Belinda Bencic (in quest’ordine) le prime giocatrici a qualificarsi per i quarti di finale del Mubadala Abu Dhabi Open, WTA500 in corso sui campi in cemento degli Emirati Arabi Uniti. La giovane cinese scala tre posizioni nel ranking live (al momento è n°26) e si porta ad una sola posizione dal suo best ranking di n°25. Niente da fare per Jelena Ostapenko, che perde un primo set giocato probabilmente meglio e crolla alla distanza. Kudermetova non ha grossi problemi contro Elise Mertens, se non al momento di chiudere il match, mentre Bencic rischia di essere trascinata al terzo da Marta Kostyuk, che però si spegne sul più bello.

IL MATCH – Nel primo incontro in programma al Mubadala Abu Dhabi Open Jelena Ostapenko parte decisamente meglio rispetto a Qinwen Zheng, conquistando tutti i pimi dieci punti dell’incontro e portandosi subito sul 3-0, pur annullando un break point nel terzo gioco. Nel game successivo, tuttavia, è proprio la lettone ad avere altre due chance (non consecutive) per il doppio break di vantaggio, ben cancellate però dalla cinese, che si mantiene in scia. La partita inizia a cambiare volto e la n°12 del mondo, dal 4-1 sopra, vede la sua avversaria prima avvicinarsi e poi superarla. La 20enne di Shiyan trova il primo break della sua partita nel settimo game, impatta sul 4-4 e fa ancora la differenza in risposta, conquistando il quarto gioco di fila e portandosi a servire per il set.

 

Ostapenko è però brava in questa situazione a non lasciar andare un parziale dove nel bene e nel male ha sempre dominato, rimontando da 30-15 e operando l’aggancio: 5-5. Sembra tutto indirizzato verso il tie-break – che effettivamente sarà il culmine della prima frazione – ma prima Zheng è chiamata a salvare un set point sotto 5-6. Il tie-break ricalca di fatto l’andamento del primo set, con la testa di serie n°5 che parte in vantaggio (2-0), viene raggiunta e superata ma, al momento di chiudere il set sul 5-4 e due servizi a disposizione, la cinese li perde entrambi. La lettone ha così un nuovo set point sul 6-5, che non sfrutta, così come accade con quello sul 7-6. Si va ad oltranza e soltanto la n°29 WTA riesce a portarsi ad un punto dal chiudere il parziale, in ben quattro occasioni. L’ultima è finalmente quella buona, con cui chiude 12-10 il tie-break di un primo set a dir poco altalenante.

Il secondo set assume tutta un’altra piega rispetto al primo, con la vincitrice del Roland Garros 2017 che, perso il primo turno di servizio dopo 18 punti giocati, di fatto molla la partita. Zheng ringrazia, conferma l’allungo e trova un ulteriore break nel quarto game, difendendosi ai vantaggi e salendo sul 5-0. Ostapenko riesce quantomeno ad evitare il bagel, ma dopo quasi due ore è costretta ad arrendersi. Finisce 7-6(10) 6-1 in favore della giovane cinese, che approda così al suo primo quarto di finale in stagione, dove troverà una fra la n°1 del seeding Daria Kasatkina e la svizzera Jil Teichmann.

GLI ALTRI INCONTRI – A seguire sono scese in campo Veronika Kudermetova ed Elise Mertens, anche se quest’ultima è sembrata arrivare un po’ in ritardo all’appuntamento con il match. I primi quattro game, infatti, sono finiti tutti nelle mani della russa, che nel primo parziale ha vinto l’89% dei punti con la prima di servizio. Avanti 5-1 la n°11 del mondo ha trovato un terzo break, archiviando 6-1 un set dominato e garantendosi la possibilità di servire per prima nel secondo. Sull’1-1 è finalmente arrivata la reazione della belga, che ha strappato a zero il servizio alla sua rivale, ma poco dopo si è vista costretta a restituire immediatamente il break.

Dall’1-2 Kudermetova ha infilato un nuovo parziale di quattro giochi di seguito, portandosi sul 5-2 dopo aver annullato tre break point nel settimo game. La 25enne di Kazan ha faticato più del previsto al momento di chiudere, cedendo la battuta sul 5-3 e mancando due match point in altrettanti turni di risposta. Alla fine, però, al terzo tentativo la russa si è imposta 6-1 7-5, approdando ai quarti di finale. Qui potrebbe dar vita ad un derby russo contro Liudmila Samsonova, se la n°8 del seeding riuscirà a sconfiggere Barbora Krejcikova.

Match ben più combattuto quello tra Belinda Bencic e Marta Kostyuk. La svizzera, autrice di un ottimo primo set, si fa bastare il break conquistato nel settimo game dopo aver concesso appena un punto nei primi tre turni di battuta. L’ucraina paga caro l’unico strappo del set, chiuso 6-4 dalla n°9 WTA, che parte meglio anche nel secondo parziale. Un break in apertura sembra consegnarle le chiavi dell’incontro, ma dallo 0-2 la n°57 del ranking vince cinque dei successivi sei game, trovando due break e portandosi sul 5-3 e servizio.

Al momento di approdare al set decisivo, tuttavia, nel momento migliore della sua partita Kostyuk commette un grave doppio fallo che regala due break point alla sua avversaria. Bencic non si fa scappare l’occasione e conquista tutti gli ultimi quattro giochi della partita, imponendosi 6-4 7-5 e negando ancora all’ucraina la vittoria contro una top10, contro cui ha un bilancio di 0-12.

Nell’ultimo incontro di giornata, Anett Kontaveit è costretta al ritiro contro la qualificata Shelby Rogers. 4-6 6-3 4-1 il punteggio a favore della statunitense. Sotto 0-3 nel terzo set, Anett, n. 18 WTA, ha chiesto un MTO durante il quale ha ricevuto un trattamento alla schiena. Non riesce quindi a difendere i 500 punti del trofeo di San Pietroburgo e perderà almeno 9 posizioni, lei che è stata la seconda giocatrice del mondo lo scorso giugno. Vola invece ai quarti Rogers, che affronterà la n. 2 del seeding Belinda Bencic.

Il tabellone completo del WTA500 di Abu Dhabi

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