Le grandi partite dell'anno. Febbraio: la prima impresa di Fognini contro Nadal

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Le grandi partite dell’anno. Febbraio: la prima impresa di Fognini contro Nadal

Il 2015 è ormai agli sgoccioli, ma è stato un anno di tennis molto intenso e pieno di grandi partite. La redazione di Ubitennis ne ha scelto uno per mese e giorno per giorno, fino al 31 dicembre, vi ripresenteremo la cronaca di questi incontri. Proseguiamo con le grandi sorprese, la vittoria di Fabio Fognini contro Rafael Nadal a Rio de Janeiro

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Qui l’articolo originale.

Dopo un primo set disastroso, a Rio de Janeiro Fabio Fognini ha eliminato Rafael Nadal, che da lunedì sarà numero 4. Partita non bella ma vinta con merito da Fabio che domani giocherà contro Ferrer, che ha superato Haider-Maurer.

[4] F. Fognini b. [1] R. Nadal 1-6 6-2 7-5

 

Leggi A proposito del nostro Fognini.

Ad un anno dalle Olimpiadi è grand’Italia a Rio de Janeiro. Dopo Sara Errani anche Fabio Fognini è arrivato in finale e, a differenza di Sarita, Fabio ha messo nel carniere uno scalpo strabiliante, quello del re della terra rossa, al secolo Rafael Nadal, che per quanto non fosse certo all’apice della forma rimane uno che su questa superficie non ha fatto ma è la storia di questo sport. 

Entrambi i tennisti arrivavano alla sfida provati, chi per un motivo chi per un altro. Fabio era reduce dalla maratona con Delbonis mentre Nadal ha chiuso il suo quarto di finale solo alle tre e mezza del mattino. Quattro i precedenti tra i due tennisti, tutti vinti dal nove volte campione del Roland Garros e campione in carica sui campi di Rio de Janeiro.

L’avvio del ligure non è dei migliori nonostante nel primo gioco, sul servizio di Nadal, potrebbe arrivare a palla break. Troppi gli errori di rovescio, forse anche per la tensione, abbinati ad un doppio fallo chiaramente frutto della deconcentrazione (Fabio dopo la prima in rete si mette a fare il ball boy!). Nadal ringrazia e sale 2-0. Ci sarebbe una palla del contro break, che Fognini si gioca anche bene, ma il suo dritto, con Nadal sulla difensiva, finisce fuori di pochi centimetri. Dopo poco più di un quarto d’ora quindi Nadal sale 3-0 mettendo un bella ipoteca sul primo parziale. Niente, non c’è partita, gli errori con il rovescio di Fognini diventano 8 (imbarazzante la resa con il lungolinea) in appena quattro game e Nadal fa l’asso piglia tutto, brekka per la seconda volta il ligure che ancora annovera lo zero nella casella dei game fatti. Il set si chiude 6-1 in quasi mezz’ora.

Nel secondo parziale, quando ci si aspetta il crollo verticale del ligure, la partita diventa sempre più equilibrata. In totale in otto giochi completati ci sono ben sei break ma dal 2-2 (frutto di quattro break) Fognini non sbaglia più e s’impone 6-2 rimandando ogni sorta di verdetto al set decisivo. Nadal crolla vertiginosamente con la percentuale di punti al servizio: 33% con la prima e 27% con la seconda e soprattutto non riesce a tenere mai il servizio. Fognini non fa molto di più ma il 58% con la prima e il 55% con la seconda bastano per chiudere facilmente il secondo set. Cala vertiginosamente anche il numero dei gratuiti dell’italiano che passano dai 16 della prima partita ai 4 della seconda.

La tattica messa in campo da Nadal nel terzo set vale più di mille commenti: tecnici, statistici e qualsivoglia. Il maiorchino inizia a verticalizzare il gioco ad ogni buona occasione perchè da fondo il padrone è Fabio Fognini. Detto così potrebbe sembrare esagerato ma a testimoniarlo ci sono i serve & volley e gli attacchi in controtempo usati dall’allievo di zio Toni. Chance di break comunque ce ne sono davvero poche, solo tre nel primo game per lo spagnolo. Si arriva al 5-4 Fognini con Nadal chiamato a servire per rimanere nella partita. Di problemi però non ne arrivano e Rafa a zero tiene il turno di servizio che lo porta 5-5. Nel dodicesimo gioco,Fabio intanto si è garantito il tie break, Nadal si trova 0/30 dopo un altro S&V che è incappato nella risposta di Fabio. Dopo pochi minuti lo spagnolo  affrontare il primo match point, fortuna per lui che il dritto del ligure finisce lungo. Non finisce qui perchè succede l’impossibile, Nadal concede un secondo match point e alla fine del punto si ferma a centrocampo in ginocchio toccandosi l’inguine e zoppicando vistosamente. Se ne va anche il secondo però, perché Nadal ritrova improvvisamente (!!!) la forma migliore è spinge sul dritto di Fabio che sbaglia e manda in rete. Il terzo match è quello giusto, CAPOLAVORO di Fognini che tocca di gran classe (e gran corsa) un colpo sul net fortunato di Nadal.

Per la prima volta in carriera batte Nadal, si completa il “non c’è due senza tre” italiano dopo Seppi e Bolelli arriva la vittoria su un top ten anche per Fognini in questo inizio di 2015.

Era durata praticamente solo un set la semifinale tra Ferrer e Haider-Maurer. Il punteggio finale recita 7-5 6-1 in un’ora e venticinque minuti di gioco. Il primo parziale è ricco di break (ben sette) ma è lo spagnolo a piazzare quello decisivo nell’undicesimo gioco che gli permette di andare a servire per la prima partita. Il secondo è una formalità, l’austriaco molla e si becca un 6-1 finale senza tanti giri di parole. Per Ferrer quella di domani sarà la 47esima finale in carriera, la seconda in questo 2015 dopo Doha. Lo score è di 22 vittorie e 25 sconfitte.

Tralasciando la mera cronaca: è questo il vero Nadal? I suoi tifosi non posso che augurarsi di no, il maiorchino ha sofferto stasera e ha sofferto anche ieri con Cuevas. L’entry list del torneo di Rio non è di certo il massimo del prestigio (con il massimo risetto per tutti, ci mancherebbe), cosa accadrà dunque nei 1000 americani quando ai nastri di partenza ci saranno tutti i big del tennis? Fognini, infine, superlativo sia che avesse vinto che avesse perso. Con Delbonis e Nadal ha dimostrato di avere anche testa, quando vuole, per una settimana può vantarsi di aver messo veramente in pratica il suo motto (NMN)!

Per Fognini sarà la nona finale in carriera (3 titoli), la seconda in un ATP 500. Con Ferrer i precedenti sono 7, tutti vinti dallo spagnolo. L’ultimo a Buenos Aires del 2014.

Fognini-Nadal Stats

Risultati:

[4] F. Fognini b. [1] R. Nadal 1-6 6-2 7-5
[2] D. Ferrer b. A. Haider-Maurer 7-5 6-1

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Al femminile

Ons Jabeur, Top 10 del tutto speciale

I risultati raggiunti nelle ultime stagioni dalla giocatrice tunisina non hanno precedenti nella storia del tennis femminile

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Ons Jabeur - Indian Wells 2021 (via Twitter, @BNPPARIBASOPEN)

In questo mese di ottobre Ons Jabeur ha conquistato un risultato storico, senza precedenti nel tennis femminile: per la prima volta una giocatrice proveniente da un paese arabo è entrata in Top 10. Il traguardo, ufficiosamente ottenuto dopo la vittoria ottenuta su Anett Kontaveit a Indian Wells, è stato certificato da WTA lunedì 18 ottobre.

Jabeur, tunisina, è salita dal numero 14 al numero 8, posizione confermata nel ranking di questa settimana. Penso sia giusto considerare come storico questo risultato non solo perché non ha precedenti, ma perché una tale affermazione potrebbe rappresentare un punto di riferimento per altre atlete provenienti da un ambito geografico e culturale che sino a oggi non era mai stato protagonista ad alti livelli nel tennis.

Convenzionalmente parlare di “paese arabo” significa riferirsi a una ventina di stati situati fra Africa e Asia. In pratica, la fascia di nazioni nord-africane principalmente affacciate sul Mediterraneo e sul Mar Rosso, più quelle collocate, in Asia, tra penisola Arabica e vicino Oriente.

 

Africa e Asia. L’Asia ha già avuto tenniste di successo, e lo stesso vale anche per l’Africa. Per l’Africa però, in gran parte limitate al Sudafrica. Per esempio Amanda Coetzer, nata nel 1971 e capace di spingersi sino alla posizione numero 3 nel 1997. O più di recente Chanelle Scheepers, nata nel 1984 e con un best ranking da numero 37 nel 2011.

Ma giocatrici come Coetzer e Scheepers hanno una formazione e una provenienza lontanissime dal mondo arabo e nordafricano. Stesso continente, ma contesti troppo diversi: non potevano certo essere nella condizione di fare da traino per il tennis in nord-Africa. Ecco dunque che la carriera di Jabeur rappresenta un nuovo punto di riferimento significativo sotto diversi aspetti.

Innanzitutto sul piano culturale. Jabeur potrebbe diventare una figura importante in paesi nei quali lo sport al femminile fatica a trovare spazi comparabili a quelli maschili. E visto che un riconoscimento nello sport rappresenta anche un riconoscimento in senso più esteso sul piano sociale, si capisce che Ons potrebbe assumere un ruolo da non trascurare per moltissime giovani donne. Ricordo che quando si parla di mondo arabo ci si riferisce a quasi mezzo miliardo di persone (per di più con l’età media molto più bassa rispetto all’Europa). Di questo ruolo Jabeur è consapevole: “A volte quando giochiamo in Fed Cup vengono a trovarci alcune squadre africane. È davvero stimolante per me. Quando qualcuno mi dice che lo sto ispirando, mi dà più motivazione per allenarmi ed essere un esempio. Spero che potremo vedere più giocatori dall’Africa nel Tour”.

Ma anche sul piano del mercato sportivo l’impatto di Jabeur potrebbe assumere un certo peso. Di sicuro ai piani alti della WTA non sono dispiaciuti di avere trovato una giocatrice come lei, perché il mondo arabo è composto da nazioni con un reddito pro capite molto basso, ma anche da nazioni molto ricche. Già oggi vengono organizzati due tornei economicamente rilevanti a Doha e Dubai, e non è detto che in futuro una espansione di praticanti nei paesi arabi non possa far crescere il numero di eventi in calendario. Potrebbe trattarsi di qualcosa di simile a quanto accaduto alla Cina dopo il boom della generazione guidata da Li Na. E anche se oggi la pandemia ha fermato lo swing asiatico, l’apporto cinese rimane fondamentale per gli equilibri economici del circuito femminile.

Infine, visto che parliamo di Ons Jabeur e di tennis, ad essere contenti dei suoi successi penso siano anche i tanti appassionati sparsi per il mondo, di qualsiasi nazione e cultura, che semplicemente amano il gioco vario e creativo. Perché Jabeur non è speciale soltanto in quanto “tennista araba”, ma anche in quanto giocatrice di talento. Non solo: quando affronta i match, appare evidente che non ha la vittoria come scopo eslcusivo da raggiungere. Oltre al successo, quando scende in campo c’è anche la volontà di conquistare il favore del pubblico. A Jabeur, infatti, piace sorprendere gli spettatori attraverso prodezze inattese, e la ricerca del colpo spettacolare è parte stessa del suo DNA di tennista. “In campo sin da bambina mi piacevano i colpi divertenti e folli, mi piacevano le soluzioni originali. Riflettono la mia personalità.

E così, a 27 anni compiuti, Jabeur ha finalmente conquistato uno degli obiettivi che sin da ragazzina pensava di poter raggiungere. Ha scritto di recente per Behind the RacquetHo attraversato momenti difficili, mi sono chiesta se lasciare il tennis e tornare a scuola. Ma alla fine continuavo a tornare alla mia idea di ragazzina: diventare la numero 1 al mondo, vincere uno Slam. Non posso fare a meno di sognare in grande. Entrare fra le prime cento non era sufficiente per me, non mi avrebbe mai accontentato”.

Ora sembra che nessun traguardo le sia precluso, ma per arrivare a questo punto c’è voluto parecchio tempo. Dato che Jabeur è nata il 28 agosto 1994, non si può dire sia stata una giocatrice dalla maturazione rapida. Come mai? Penso che le ragioni siano legate in parte alle sue specificità fisico-tecniche, ma probabilmente anche la sua provenienza ha, almeno in parte, avuto un ruolo. Vediamo come.

a pagina 2: Gli inizi e i primi anni in WTA

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ATP

ATP Vienna: Berrettini avanza, le Finals sono una certezza

Ordinaria giornata di lavoro all’Erste Open per Matteo: Popyrin dà battaglia per un set

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Matteo Berrettini - Vienna 2021 (Foto Felice Calabro’)
[3]M. Berrettini b [Q]A. Popyrin 7-6(3) 6-3

Se Sinner dovrebbe offrire una cena di pesce a Hurkacz, certo Berrettini almeno un caffettino lo potrebbe proporre allo scozzese, visto che oggi Matteo si è guadagnato la matematica certezza di staccare il biglietto per le Nitto ATP Finals, unico italiano della storia a fare il bis. Ma lasciando da parte la matematica che tanto ci appassionerà nelle prossime due/tre settimane andiamo a vedere cos’è successo in campo. Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, l’uomo con la pistola è un uomo morto. Una massima che in pratica si applica in tutti quei casi in cui due giocatori molto simili si incontrano allora 9 volte su 10 quello un po’ migliore tende a vincere. Certo, nei casi in cui coincidono la giornata ottima e la giornata mediocre, ma non è stato questo il caso e Berrettini ha portato a casa il match. 

Popyrin nel 2019 agli US Open aveva dato filo da torcere all’italiano prima di cedere in quarto set. Stasera, facendo le dovute proporzioni è successa un po’ la stessa cosa; il primo set si è mantenuto sui binari dell’equilibrio con Berrettini che ha fatto ampiamente il suo dovere sia sulla prima che sulla seconda, mentre l’Australiano, pur concedendo qualcosina in più della seconda, ha sbarrato la strada egregiamente con la prima. Insomma in una partita dominata dai servizi (come si vede anche dai dati) ha portato inevitabilmente il primo set al tie break. 

Un tie break nel quale entrambi i giocatori hanno accusato segni di nervosismo, con ben 4 minibreak nei primi 7 punti. Poi però Matteo ha ripreso il comando delle operazioni con l’uso intelligente di alcune palle sui piedi di Popyrin (molto intelligente l’uso dello slice lungolinea da parte del romano in alcune occasioni). In generale proprio la capacità di manovrare quando lo scambio si avviava e le combinazioni servizio e dritto non riuscivano a uccidere lo scambio è emersa con chiarezza la superiorità di Berrettini, come emerge dalle statistiche.

 

Il secondo set comincia così sulla falsariga del primo, con un Popyrin che perde un po’ di intensità al servizio, con Berrettini che arrivava più minacciosamente a palla break nel quarto game, nel quale però l’australiano riusciva in qualche modo a salvarsi. La sentenza era però nell’aria e veniva rimandata solo di un turno di servizio, chiuso da Matteo con sicurezza. Emblematico il punto che ha concesso il break a Berrettini, che grazie ad una velenosa risposta bloccata che finiva bassa sui piedi di Popyrin portava quest’ultimo all’errore e a consegnarsi ad una sconfitta in due set; sconfitta onorevole ma tutto sommato netta se consideriamo che l’avversario di Matteo non è riuscito in tutta la partita ad arrivare nemmeno a palla break. Nell’intervista post partita il tennista romano ha poi parlato ad ampio raggio, soprattutto in chiave Finals: 

Sono ovviamente contento e molto orgoglioso di essere il primo italiano ad arrivare per due volte alle Finals e a raggiungere questo risultato… Rispetto al 2019 ho un livello di consapevolezza diverso: allora era stata un risultato completamente inatteso ed è stata un’esperienza fantastica poter aver preso parte a quell’evento; oggi la situazione è diversa: ho raggiunto maggior maturità e consapevolezza dei miei mezzi e sono convinto di poter far parte dell’elite del tennis…Rispetto a quello che erano i miei obiettivi e le mie aspettative, devo dire che anche in considerazione di quanto si stato complicato il 2020 – sia sotto il profilo agonistico che sotto il profilo personale – non mi aspettavo di riuscire a tagliare il traguardo delle Finals con tanto anticipo e con questo margine: pensavo fosse un obiettivo raggiungibile ma il come è andato oltre le aspettative…Essere a Torino sarà una grande festa, con le Finals organizzate in Italia e un italiano a rappresentare il nostro paese nella crema del tennis mondiale…rispetto alle mie condizioni fisiche al momento mi sento bene; giocare indoor è sempre una cosa particolare, giocare aiuta a trovare il feeling giusto, per cui ascolterò il mio corpo e se non ci saranno problemi confermerò la mia schedule per la fine anno che prevede appunto Vienna, Bercy, le Finals e la Davis”.

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ATP

ATP San Pietroburgo, passano Bublik e Korda

Giornata di riscaldamento in Russia, in attesa di Rublev, Shapovalov, RBA e Aslan

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Sebastian Korda – ATP 250 Delray Beach 2020 (foto via Twitter @DelrayBeachOpen)

Un classico lunedì tranquillo al St. Petersburg Open, con tre soli incontri di singolare del tabellone principale. Sebastian Korda viene impegnato più del previsto da Nino Serdarusic, wild card croata che cede in due set molto tirati, con un solo break in tutto il match. Il primo parziale si decide al tie-break, con Korda che prende subito il largo aiutato dall’imprecisione del n. 248 ATP e mette a referto il 7-2. Nel secondo set, sul 5 pari, un paio di ottime risposte su altrettante seconde di Serdarusic e due gratuiti consentono a Korda di chiudere con la battuta. “Penso che lui abbia assolutamente giocato a un livello molto superiore alla sua classifica” spiega il classe 2000 di Bradenton. “Entrambi abbiamo servito molto bene, con tante prime in campo”. Tre su quattro, infatti, con percentuali di trasformazione più alte per Sebi, ma di tutto rispetto anche quelle di Nino che ha annullato 6 palle break delle 7 concesse. Non è invece mai riuscito a rendersi pericoloso in risposta e avrebbe forse dovuto provare a cambiare la posizione in ribattuta, sempre molto vicina al campo sulla prima statunitense e raramente aggressiva sulla seconda, contrariamente a quanto proposto da Korda, che ora affronterà il vincente fra van de Zandschulp e Nishioka, un duello tra qualificati.

Prima di loro, Jan-Lennard Struff ha fatto suo in due set il confronto inedito con James Duckworth, il ventinovenne di Sydney tormentato da mille infortuni che ha iniziato la stagione fuori dai primi 100 e ora è un solo passo dal varcare per la prima volta la soglia della top 50. Nell’occasione, ha faticato eccessivamente sulla propria seconda e non è riuscito a prendersi il primo parziale pur servendo sul 5-3 anche per merito della reazione tedesca. Struff si scatena anche nel tie-break per poi incamerare 6-3 la seconda partita in virtù dello strappo in un quarto gioco da ventisei punti. Al secondo turno troverà Alexander Bublik che senza alcun problema apparente supera Evgenii Tiurnev con un break per set in poco più di un’ora. Il numero 304, wild card alla seconda apparizione nel Tour, è in realtà coetaneo e concittadino del naturalizzato kazako nativo però di Gatchina, in Russia, e il bell’abbraccio sorridente fra i due a fine match fa intuire che qualcosa li lega: “Non ci volevo giocare” dirà infatti Bublik. “Siamo cresciuti insieme, è stato un incontro difficile e molto emotivo”.

Risultati:

 

J-L. Struff b. J. Duckworth 7-6(3) 6-3
[8] S. Korda b. [WC] N. Serdarusic 7-6(2) 7-5
[7] A. Bublik b. [WC] E. Tiurnev 6-3 6-4

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