Contro le top ten. Statistiche WTA - prima parte

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Contro le top ten. Statistiche WTA – prima parte

Da Serena Williams a Belinda Bencic, da Lesia Tsurenko a Garbiñe Muguruza, conferme e sorprese del 2015 quando in campo si affronta una top ten

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Lesia Tsurenko

Fine anno, tempo di bilanci. Oggi è la volta delle statistiche che riguardano il rendimento delle tenniste quando affrontano le migliori avversarie del circuito, cioè le giocatrici classificate tra le prime dieci del mondo.
Personalmente ho sempre trovato questa informazione particolarmente interessante, perché sono convinto che il confronto con le top ten restituisca la capacità di una giocatrice di misurarsi con il livello di gioco più alto del circuito, e quindi anche le sue potenzialità massime.

Trovate in coda all’articolo l’elenco completo delle partite che ciascuna giocatrice nel 2015 ha vinto contro una avversaria classificata tra le prime dieci. A partire da questi dati “grezzi” è però possibile elaborare alcune statistiche, che ho costruito dopo aver eliminato le giocatrici capaci di ottenere una sola vittoria, un numero a mio avviso troppo piccolo per essere ritenuto significativo.

1. Numero di vittorie: Spagna ai vertici
Il primo dato è il più semplice e diretto: chi nel 2015 ha raggiunto il maggior numero di vittorie. Conducono le spagnole: Muguruza con 10 e Suarez Navarro con 9, affiancata da Sharapova, anche lei a 9. Ricordo che Sharapova ha raggiunto questa cifra pur avendo saltato una consistente parte di stagione, tra Wimbledon e il Masters.

 

WTA 2015 Numero di vittorie contro le top ten
Colpisce anche l’enorme differenza di rendimento di Suarez Navarro: in grande forma sino a Roma, ma zero vittorie da maggio in poi (il dato è verificabile nell’elenco a fine articolo). E sarebbe sbagliato collegare il tracollo al cambio di superfici, visto che dei suoi 9 successi 5 sono stati ottenuti sul cemento e solo 4 sulla terra.
Ma credo meritino una segnalazione anche le 8 vittorie di Bencic e le 7 di Venus Williams, che ha vinto perfino più della sorella Serena. Un dato che conferma come il suo ritorno in top ten nasca anche da una recuperata capacità di essere competitiva ai massimi livelli.
L’alto numero di vittorie di Bencic non può che fare pensare che l’ingresso di Belinda in top ten sia imminente, se anche l’anno prossimo saprà mantenere la stessa consistenza mostrata nel 2015.

2. Percentuale di vittorie: Serena e Bencic
Il numero di successi è un dato che colpisce, ma non pondera la diverse possibilità che ciascuna giocatrice ha avuto durante l’anno, perché è chiaro che se le occasioni di affrontare una top ten sono tante aumentano anche le possibilità di vincere. Per questo risulta un dato più significativo la percentuale di vittorie, vale a dire il valore che tiene conto del rapporto con i match complessivamente disputati.
In questo caso la gerarchia cambia. A sorpresa, con addirittura il 100%, comanda la rumena Anreea Mitu, grazie però a due sole partite in tutta la stagione: un numero ridottissimo, il minimo da me ritenuto necessario per entrare nel conteggio. Quando però le partite aumentano e i numeri diventano più consistenti (e attendibili), ecco che ai vertici ritroviamo Serena Williams, che nel 2015 ha vinto tutti i suoi match contro le top ten, a parte il confronto di Madrid contro Kvitova in giornata di grazia.

WTA 2015 - Percentuale rendimento contro le top ten

Ma forse ancora più del primato di Serena, di nuovo colpisce il rendimento di Belinda Bencic, con uno straordinario 80%. Le otto vittorie le trovate elencate a fine articolo; le due sole sconfitte sono arrivate contro Suarez Navarro a Stoccarda e contro Safarova a Cincinnati, peraltro per ritiro dopo la striscia vincente di Toronto. Segnalo anche che il successo nel torneo di Toronto è l’unico in un evento del 2015 (Slam e Masters inclusi) che per essere raggiunto abbia richiesto di sconfiggere addirittura quattro top ten: Wozniacki, Ivanovic, Serena Williams e Halep.

3. La sorpresa Tsurenko
Il primato di Andreea Mitu appare relativamente significativo, visto che manca un numero sufficiente di confronti per rendere la statistica del tutto attendibile.
Diverso è il caso di Lesia Tsurenko (ucraina, nata il 30 maggio 1989), che in stagione ha giocato sette volte contro una top ten e in cinque casi ha saputo vincere, per una eccezionale percentuale complessiva del 71,4%. In qualche occasione contro avversarie non al massimo della forma (Safarova agli US Open aveva un problema ai muscoli addominali, Bouchard a Indian Wells era in piena crisi), ma alla fine nessuno di questi match lo si può definire un regalo, e quindi penso sia giusto riconoscere a Tsurenko il merito di questo exploit. Due sole le sconfitte subite da Lesia nel 2015: da Kerber a Sydney e da Safarova a New Haven. Non solo per questi successi, ma anche grazie a questi, Tsurenko è salita in dodici mesi dal numero 90 al numero 33 del mondo (classifiche riferite a novembre 2014 e 2015), con un progresso di quasi 60 posti.

4. Strycova e gli infortuni al polso sinistro
Barbora Strycova, la protagonista del doppio ceco vincente nella finale di Fed Cup, ha una percentuale positiva (60%), ma due dei tre successi del 2015 sono arrivati per ritiro: Wozniacki a Sydney e Sharapova a Wuhan si sono fermate nel corso del match per problemi al polso sinistro. Nel caso di Strycova si può dire che qualche volta anche la fortuna gioca una parte importante.

5. Il rendimento delle Top 20
Nelle statistica di rendimento basata sulla percentuale non compaiono tutte le giocatrici classificate tra le prime venti, perché due di loro (Ivanovic e Keys) non hanno raggiunto il requisito minimo delle due vittorie a stagione. Ecco invece la tabella che le include (ranking del novembre 2015). L’ordine non è quello di classifica, ma quello basato sulla percentuale di match vinti contro una top ten:

WTA 2015 - Rendimento prime 20 contro le top ten

Si nota un certo scarto tra il ranking e la capacità di superare le migliori: ancora una volta colpisce il secondo posto di Bencic (a fronte di una classifica WTA che la colloca al quattordicesimo), mentre al contrario Pennetta, Radwanksa e Halep si ritrovano più indietro di quanto stabilito dal ranking ufficiale. Sorprende in particolare che la numero 2 del mondo Halep non vada oltre un 33% di rendimento contro le top ten.

6. La forbice tra le giovani
Sempre ragionando sulle prime venti in classifica, spicca il divario fra le cinque più giovani: ai vertici Bencic (80%) e Muguruza (66%), in fondo Pliskova, Svitolina e Keys.
Keys e Svitolina chiudono la classifica con appena il 20% di vittorie: Keys dopo gli ottimi Australian Open (dove ha sconfitto la numero 4 Kvitova), non ha mantenuto quelle aspettative, con tanto di divorzio da Lindsay Davenport; Svitolina conferma una tendenza abbastanza consolidata che la vede faticare contro le migliori, come se oltre un certo livello di gioco non riuscisse ad andare.
Pliskova ha una percentuale migliore (33%) ma un po’ troppo spesso in questa stagione ha mancato le occasioni importanti.

7. Pennetta: record positivi e negativi
Flavia Pennetta vanta due primati opposti. Quello positivo è che insieme a Serena Williams è l’unica che abbia ottenuto almeno tre successi contro top ten negli Slam (due a New York, uno a Parigi). Si potrebbe dire nemmeno troppo sorprendentemente, visto che solo loro due hanno scritto il loro nome negli albi d’oro dei Major.
Ma Pennetta ha raggiunto anche un record in negativo: è stata la top ten che ha perso dalla giocatrice con la classifica peggiore, vale a dire la numero 414 Lyudmyla Kichenok (ucraina). Non so se sia un record assoluto nella storia della WTA ma credo che precedenti del genere ce ne siano pochi. Per trovare una classifica peggiore credo si debba tornare ai tempi del ritorno di Kim Clijsters nel 2009, quando seppe vincere gli US Open (sconfiggendo anche Serena Williams) da wild card, senza avere nemmeno un ranking (non aveva ancora disputato il numero minimo di tornei per avere la classifica); ma è evidente che il suo caso era molto differente rispetto a Kichenok.

8. Le italiane
Flavia Pennetta ha chiuso la stagione con 5 vittorie e 7 sconfitte. È la giocatrice italiana che ha affrontato più partite contro le top ten (anche per per la sua partecipazione al Masters di fine anno); ma Roberta Vinci l’ha superata come rendimento con il 50% di vittorie (come anche Francesca Schiavone).
Questo il dettaglio relativo a tutte le giocatrici italiane:

WTA 2015 - Italiane contro le top ten

9. Wozniacki con due bestie nere
Non è infrequente che una giocatrice riesca a battere più volte in stagione la stessa avversaria, ma quando questo capita quattro volte viene quasi da pensare che si tratti di un accanimento. Wozniacki nel 2015 ha addirittura trovato due avversarie che l’hanno “presa di mira”, e anche per questo ha finito per uscire dalla top ten. Azarenka ha giocato 12 match nel 2015 contro top ten; sette li ha persi, mentre dei cinque che ha vinto ben quattro sono stati contro Caroline: otto set vinti a zero.
Ma anche Bencic ha sconfitto quattro volte Wozniacki nel 2015. Nel caso di Belinda si potrebbe parlare di vendetta sportiva, visto che l’anno scorso nel torneo di Istanbul aveva perso da Caroline con un durissimo 6-0, 6-0. Per il momento quel doppio 6-0 rimane l’unico in carriera subito da Bencic, che però poi si è rifatta con gli interessi: anche lei come Azarenka, otto set a zero. Le avversarie di Belinda che hanno intenzione di provare a rifilarle un doppio bagel sono avvertite.

Appendice
Elenco completo vittorie contro le top ten
I dati sono stati ricavati da me “artigianalmente”, prendendo nota nel corso della stagione delle sconfitte subite dalle top ten, per cui mi auguro non ci siano errori o dimenticanze. Sono considerati i ritiri a partita in corso, ma non i walkover (i forfait prima del match).

WTA 2015 - Vittorie contro le top ten

WTA 2015 – Vittorie contro le top ten

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I migliori colpi in WTA: il dritto

Terza puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Chi possiede il dritto più completo ed efficace del circuito?

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Bianca Andreescu - Indian Wells 2019

Terza puntata della serie dedicata ai migliori colpi in WTA. È arrivato il momento di scegliere le migliori giocatrici nell’esecuzione del dritto. Prima di entrare nel merito, occorre un riepilogo che spieghi i criteri che mi sono dato per la selezione, in modo da trovare un terreno di giudizio condiviso con chi legge.

Linee generali
Come ho indicato nel primo articolo (e colpevolmente dimenticato nel secondo), la selezione considera soltanto le prime 100 giocatrici della classifica attualmente in attività. Significa, per esempio, che tra i dritti non troverete Dominika Cibulkova (e forse un posto lo avrebbe meritato), così come non ci sarà Caroline Wozniacki quando si tratterà di occuparsi del rovescio, visto che entrambe hanno appeso la racchetta al chiodo.

Ho deciso di non andare oltre il centesimo posto perché in questo modo si ragiona su un gruppo di tenniste affermate, senza doversi avventurare alla ricerca di scelte poco conosciute o di nicchia. In più questo mi agevola al momento della chiusura di ogni classifica, perché al termine della selezione posso fare un rapido controllo scorrendo tutti i cento posti del ranking ed essere sicuro di non avere trascurato qualche nome.

 

Ricordo infine che la valutazione non è sulla carriera, ma sul rendimento nell’ultimo periodo. Una scelta, evidentemente, che penalizza grandi giocatrici in declino, come per esempio Venus Williams. Questo perché l’intento è provare a definire il quadro attuale della situazione, non stabilire un giudizio storico. I giudizi storici attendibili, secondo me,  si compiono a fine carriera, fra giocatrici non più in attività.

Il dritto
Per quanto riguarda specificatamente il dritto, ho ragionato tenendo in considerazione le esecuzioni dal terzo colpo in poi, quindi escludendo la risposta, che è stata oggetto di un articolo specifico. Altrimenti ci sarebbe stata una sovrapposizione di temi e giudizi.

Altra cosa che mi preme sottolineare: quando pensiamo ai migliori colpi, immediatamente ci vengono in mente quelli vincenti. Ma i colpi vincenti sono solo una parte dei tanti che si effettuano durante un match. Per questo ho provato a tenere conto anche di altri fattori: innanzitutto la consistenza, cioè la capacità di limitare gli errori non forzati. Ma anche la capacità di colpire al meglio in situazioni difficili, su palle lontane o molto profonde: fasi in cui non è tanto la potenza a contare, quanto la mobilità e la rapidità nel coordinarsi. E non sempre le giocatrici più potenti possiedono anche queste caratteristiche ai massimi livelli.

Ultima questione: le esclusioni. Ho deciso di comporre una classifica di dieci nomi. Dieci nomi sembrano tanti, ma poi quando si cominciano a stringere le maglie della selezione ci si accorge che sono necessarie difficili rinunce.

Per esempio: tre ottimi dritti che non compaiono sono quelli di Daria Kasatkina, Kristina Mladenovic e soprattutto Samantha Stosur. Per loro tre il motivo è lo stesso: l’appannamento dell’ultimo periodo.
Per ragioni opposte mancano alcune delle giocatrici che si sono messe in mostra negli ultimi tornei: ho pensato che poche settimane non bastassero per scalzare dalla classifica rendimenti più consolidati. Ecco perché non troverete, per esempio, il dritto di Ons Jabeur.

Ci sono poi alcune tenniste che non hanno ottenuto risultati da prima pagina e che pure possiedono un dritto che spicca nel loro gioco. Penso per esempio a Jennifer Brady, Zarina Diyas, Polona Hercog o Alison Van Uytvanck. Potrei aver sbagliato nell’escluderle, ma ho pensato che forse il dritto spicca nel loro gioco anche perché il resto dei fondamentali non è al livello delle primissime al mondo. Ma, data l’età, molte di loro sono ancora in tempo per smentirmi.

Chi mi avrebbe davvero messo in difficoltà sarebbe stata Shelby Rogers, ma in questo caso è stato il ranking a penalizzarla (attualmente numero 113 dopo un lungo periodo di infortuni). Non è stato facile nemmeno eliminare giocatrici come Simona Halep. Jelena Ostapenko e Aryna Sabalenka: su di loro so che mi prenderò delle critiche contro cui è difficile argomentare, anche perché sono state tutte esclusioni sul filo di lana.

Infine mi spiace non ci sia alcuna mancina fra le dieci elette. Taylor Townsend, Marketa Vondrousova e Petra Kvitova sono state le ultime a “cadere”. Giocatrici diversissime, penalizzate da motivi diversi: a mio avviso il dritto di Townsend è molto efficace ma forse un po’ ripetitivo, mentre a Vondrousova manca un po’ di “punch”. Kvitova quando è ispirata ha un dritto fenomenale, ma nelle giornate-no diventa un colpo che produce troppi gratuiti, e di questo ho dovuto tenere conto.

Petra Kvitova – Madrid 2018 (foto @Gianni Ciaccia)

Con questo lungo preambolo spero di avere fatto un po’ di chiarezza. Ora è arrivato il momento di presentare l’elenco definitivo.

a pagina 2: Le posizioni dalla 10 alla 6

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I migliori colpi in WTA: la risposta

Seconda puntata della serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Kerber o Muguruza, Halep o Yastremska: chi risponde meglio?

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Angelique Kerber - 2016

Dopo l’articolo relativo al servizio, la seconda puntata di questa serie non poteva che essere dedicata alla risposta. Come ho avuto modo di scrivere di recente (vedi QUI), la risposta è un colpo che negli ultimi venti anni in WTA ha subito una profonda trasformazione. Partendo dall’insegnamento di una antesignana come Monica Seles, che ha puntato a interpretare ogni fase di gioco con la massima aggressività, negli anni duemila si è affacciata una generazione di giocatrici che ha fatto della potenza e della impostazione offensiva l’indirizzo principale del proprio gioco.

La nascita del cosiddetto “power tennis” ha implicato una riconsiderazione di tutte le fasi del gioco, e nel tempo ha portato a un avvicinamento fra turni di battuta e turni di risposta. O almeno: questo è l’obiettivo ideale; vale a dire cercare di assumere il controllo dello scambio non solo quando si serve, ma anche quando è il momento di rispondere. Una trasformazione radicale, ulteriormente rafforzata dalla scomparsa del serve&volley, che rappresentava la massima differenza possibile fra turni di battuta e turni di risposta.

Oggi come stanno le cose? Sicuramente l’avvento del power tennis ha lasciato un segno profondissimo sull’epoca attuale, ma questo non significa che non ci siano giocatrici che hanno sviluppato impostazioni differenti, più adatte alle proprie caratteristiche fisico-tecniche. Giocatrici che ritengono di avere vantaggi nell’affrontare scambi lunghi e che quindi alla risposta non chiedono di rovesciare immediatamente l’inerzia del punto, quanto piuttosto di minimizzare l’influenza della battuta avversaria, per cominciare il palleggio da zero, alla pari.




 

In sostanza, così come per il servizio, anche il termine “risposta” raccoglie in sé diverse modalità interpretative, oltre che esecuzioni profondamente differenti. Dritto, rovescio; topspin o backspin; colpi con intenti difensivi, colpi con intenti aggressivi: sono tante le tipologie di risposta comprese da un solo termine.

Siccome l’obiettivo di questi articoli è quello di selezionare “il meglio”, alla fine ho deciso di individuare due categorie: le risposte interlocutorie, di impronta prudente e difensiva, e le risposte aggressive, di impronta offensiva. Naturalmente fra questi due estremi ci sono una infinità di livelli intermedi e di sfumature: non è lo stesso se si risponde a una prima o a una seconda di servizio, e molto dipende dalle caratteristiche di chi serve.

Anche il modo di misurare l’efficacia delle due tipologie di risposta è differente. Per chi interpreta il colpo in chiave interlocutoria il dato fondamentale è la percentuale di risposte messe in campo. Per chi lo interpreta con intenti più offensivi è rilevante anche il numero di risposte vincenti, indice della particolare incisività del colpo.

Ultima nota, prima di scoprire le prescelte. All’inizio del 2020 abbiamo vissuto il ritiro di due giocatrici molto diverse che sono state ai vertici in questo colpo, e avrebbero a buon diritto reclamato un posto nella selezione: Caroline Wozniacki per quanto riguarda le risposte interlocutorie e Maria Sharapova per quelle aggressive.

a pagina 2: Le migliori risposte interlocutorie

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I migliori colpi in WTA: il servizio

Prima puntata di una serie dedicata alle giocatrici migliori nel singolo colpo. Barty, Pliskova, Osaka, Williams: chi serve meglio?

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Serena Williams - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Il coronavirus ha cambiato le vite di tutti, in modo più o meno diretto, più o meno grave. Anche il tennis ha subito le conseguenze della diffusione del contagio: la prima decisione prevede uno stop di almeno sei settimane, in attesa di valutare più avanti come procedere.

Senza partite giocate, vengono a mancare argomenti di stretta attualità; tuttavia non ho intenzione di sospendere la rubrica del martedì. Visto che è stato chiesto agli italiani di “stare a casa” (e sono totalmente a favore di questo indirizzo) vorrà dire che avremo più tempo a disposizione per approfondire temi differenti, e ragionare su altri contenuti.

Per questo ho deciso di preparare una serie di articoli sui migliori colpi del circuito femminile: cominciando dai migliori servizi, passando attraverso i migliori colpi al rimbalzo, sino a quelli di volo. E se per caso non si riuscisse a completare la serie perché nel frattempo si è ripreso a giocare, beh, naturalmente sarei il primo a essere felice dell’inconveniente.

I MIGLIORI SERVIZI
Prima di entrare nel tema e spiegare come ho deciso di trattarlo, occorre una premessa. Credo che il servizio nel tennis femminile si trovi in una condizione speciale: è l’unico colpo per il quale tutti sono d’accordo su chi sia la numero 1. Serena Williams ha il miglior servizio del circuito, e alzi la mano chi se la sente di contraddire. E ci si può spingere anche oltre: Serena è la migliore battitrice della storia del tennis open.

Ma questo non cancella il tema: penso sia comunque interessante valutare chi c’è dopo di lei. Invece che definire una classifica secca, ho deciso di considerare la materia in modo più articolato, individuando diverse categorie (servizio in kick, slice, seconda di servizio, etc.) e per ciascuna di queste ho scelto uno o più nomi di spicco.
Unico vincolo: la giocatrici prese in considerazione devono fare parte delle prime 100 del ranking attuale. Significa che, per esempio, non potrà trovare spazio Sabine Lisicki, che pure detiene il record per la battuta più veloce della storia (131 miglia orarie).
Cominciamo con i diversi servizi e relativi nomi.

SECONDA DI SERVIZIO
Johanna Konta
Sulla seconda di servizio si potrebbe scrivere un articolo a sé stante. Si dice che la seconda di servizio sia una delle variabili più importanti ma anche più trascurate di un giocatore di tennis: resta quasi sottotraccia, ma è fondamentale per definire il suo autentico valore. Certo, gli ace sono spettacolari, ma in realtà quanto sposta l’equilibrio delle partite il rendimento delle seconde…

Per valutare la seconda di servizio nel tennis femminile, dobbiamo partire da un ragionamento generale. Vista la grande aggressività in risposta nella attuale WTA, la seconda battuta spesso rischia di essere più un colpo difensivo che offensivo.

Del resto alla fine della stagione si contano sulle dita di una mano le tenniste in grado di superare il 50% di punti vinti con la seconda; significa che la stragrande maggioranza perde più punti di quanti ne vinca. Per esempio nel 2019 solo 5 giocatrici hanno superato il 50% (Barty, Konta, Garcia, Rybakina, Peterson). Naturalmente nella definizione di questo dato agiscono diversi fattori, e a influire non è solo il primo colpo dello scambio; ma dalla battuta discende tutto il resto.

Una ottima base di partenza per non farsi aggredire sulle seconde è possedere un grande servizio in kick; per la specifica esecuzione di questo servizio rimando più avanti ai tre nomi scelti. Qui ho preferito individuare una giocatrice che forse non ha un kick superlativo, ma che, a mio avviso, è comunque in grado di proporre una seconda solida con notevole costanza: Johanna Konta.

Anche nelle giornate di difficoltà e perfino nei periodi di appannamento, la seconda di Konta difficilmente si trasforma in un colpo incerto o titubante. Velocità media, varietà di direzione e soprattutto profondità sono i suoi punti di forza. Se a questo aggiungiamo che non è nemmeno incline al doppio fallo (anche se la partita negativa prima o poi capita a tutti) abbiamo, secondo me, il nome da segnalare in questa sezione.

SERVIZIO SLICE
Petra Kvitova
Quando nel 2011 Petra Kvitova si è affermata ad alti livelli in WTA, aveva nel servizio una doppia arma. Da una parte era in grado di battere teso oltre i 180 km/h, dall’altra possedeva uno slice mancino particolarmente insidioso.

Negli ultimi anni, però, le cose sono in parte cambiate: si è affacciata una nuova generazione di giocatrici capace di servire anche a 190 km/h, mentre sempre più raramente Petra riesce a superare i 170-175 orari con il colpo teso (forse anche a causa dell’infortunio alla mano). In sostanza la sua battuta di potenza non è più tra quelle di primissima fila.

Ma lo slice mancino le permette ancora di fare la differenza; soprattutto grazie al colpo a uscire da sinistra è in grado di condizionare tanti punti. E le riesce in almeno tre modi diversi: con il servizio a uscire + colpo vincente nello spazio di campo aperto; oppure con il servizio a uscire + contropiede sul movimento di chi sta rientrando verso il centro; ma anche con il servizio vincente verso la T. Questa ultima soluzione naturalmente non deriva da uno slice, ma diventa particolarmente efficace proprio perché le avversarie devono preoccuparsi di coprire la traiettoria esterna, fatalmente concedendo spazio sul lato opposto.

Ricordo che lo slice mancino ha un vantaggio strutturale: perché va a incrociare sul rovescio bimane delle avversarie destre, il che significa allungo inferiore rispetto al dritto. Ancora oggi, una parte significativa dei successi di Petra Kvitova è determinata da questo colpo.

Dovessi invece indicare una giocatrice destra, sceglierei forse Kiki Mladenovic. Il suo slice non è velenoso quanto quello di Kvitova (ed è la ragione per cui non ha qui una nomination “ufficiale”), ma resta comunque davvero efficace.

a pagina 2: Servizio in kick e varietà di soluzioni

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