Le grandi partite dell'anno. Agosto: Murray supera Djokovic a Montreal

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Le grandi partite dell’anno. Agosto: Murray supera Djokovic a Montreal

Il 2015 è ormai agli sgoccioli, ma è stato un anno di tennis molto intenso e pieno di grandi partite. Ad agosto vi ripresentiamo la vittoria di Andy Murray a Montreal contro Novak Djokovic, con tanto di dedica speciale alla neo mamma Mauresmo

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Andy Murray supera per la prima volta nel 2015 il serbo N.1 del mondo, conquistando per la terza volta l’Open del Canada. Lo scozzese si impone in 3 set dopo altrettante ore esatte di partita. Durante la premiazione arriva la dedica speciale e a sorpresa per il suo coach Amelie Mauresmo che è diventata mamma di un maschietto in mattinata

Qui l’articolo originale

Da Montreal, Vanni Gibertini

 

Finale

[2] A. Murray b. [1] N. Djokovic 6-4 4-6 6-3

Non ha tradito le attese l’atto finale della Rogers Cup 2015 che ha visto in campo quelli che lunedì prossimo saranno classificati ai primi due posti della classifica ATP. Gli scambi sono stati meno lunghi e meno estenuanti di quanto le precedenti sfide tra questi due campioni ci avevano abituato, entrambi hanno cercato la via della rete con maggiore frequenza. Alla fine l’ha spuntata Murray, globalmente più solido sia al servizio sia alla risposta, con la quale ha saputo fare male all’avversario molto più di Djokovic.

Mentre chiunque abbia un collegamento internet o una televisione prova a guardare la fine della finale femminile di Toronto tra Bencic e Halep, a Montreal si comincia con due game molto rapidi, nei quali i due protagonisti sembrano intenzionati ad evitare gli scambi lunghi che di solito caratterizzano le loro sfide cercando di prendere la rete con grande rapidità. Durerà molto poco, e già dal terzo game torna a prevalere l’impostazione classica del “tennis arena” con prolungati braccio di ferro sulla diagonale rovescia, anche se entrambi sono molto aggressivi sulla seconda di servizio avversaria. Tutti i successivi game arrivano ai vantaggi: Nole cede la battuta alla sesta palla break per mandare Murray sul 3-1, si salva da due palle per il 5-1 due game più tardi, ma approfitta di qualche sbavatura di troppo di Murray (un doppio fallo ed un diritto facile sparato alle ortiche) per recuperare il break di vantaggio. Arriva anche ad avere la chance di passare avanti, Nole, quando tre gratuiti consecutivi dello scozzese gli regalano una palla break sul 4-4, ma due diritti violentissimi di Murray cancellano la paura e nel gioco successivo arriva il 6-4 per lui grazie anche a due rovesci sbagliati da Djokovic.

Nei 27 precedenti incontri tra questi due, non era mai capitato che Murray riuscisse a vincere dopo aver  ceduto il primo set (lo ripete in maniera ossessiva anche l’inviata della radio inglese vicino a noi), per cui era fondamentale per lui aggiudicarsi il primo parziale. E forse è stato l’inevitabile rilassamento dopo la fine del set a fargli perdere otto punti consecutivi che fanno staccare Djokovic sul 2-0.  Nessuno dei due cede campo a meno di non esservi costretto, Djokovic si aggrappa alla battuta, ma quando la prima non entra, sulla seconda Murray fa male, e così arriva il controbreak per il 3-3. Tuttavia nel game seguente ci sono 4 gratuiti del britannico (un doppio fallo, due diritti ed un rovescio) che riemergono per ridare a Djokovic il vantaggio che questa volta risulterà decisivo per la conquista del set.

Dopo 1 ora e 52 di battaglia i due tennisti escono dal campo per la pausa fisiologica, e la partita si ferma per oltre sette minuti, con immenso gaudio degli oltre 10.000 spettatori dell’Uniprix Stadium, alle prese con la prima vera giornata calda del torneo: 28 gradi, umidità elevata e soprattutto un vento caldo che sembra togliere il respiro.

Noi cambiamo pagina al nostro taccuino nel nostro loculo provvisto di aria condizionata ed iniziamo il terzo parziale con Murray impegnato a contrastare una palla break, peraltro gestita abilmente con tre servizi vincenti consecutivi. Le discese a rete diventano più frequenti, soprattutto da parte dello scozzese che è più lesto nell’approfittare di chance sul servizio non sempre incisivo dell’avversario. Nel game successivo le palle break le deve fronteggiare Djokovic, ma se sulla prima viene graziato da una volée di rovescio piuttosto semplice messa in rete da Murray, sulla seconda la volée di diritto va a segno e Murray si stacca, involandosi sul 3-0 con un facile turno di battuta tenuto a 15. Due game più tardi il game chiave del match: 26 punti (alla faccia di chi vuole il tennis no-ad), 17 minuti e 50 secondi di grande tennis (e qualche errore, è chiaro, sono umani anche loro) durante i quali Djokovic ha 6 palle per il controbreak. Murray le gioca tutte da grande campione, le annulla una dopo l’altra tutte con colpi vincenti, superando anche il potenziale scoglio psicologico di un’ammonizione per condotta antisportiva francamente eccessiva (ha colpito la telecamera con la racchetta, sembra più involontariamente che altro) e dell’esaurimento dei “Challenge”.

Sul 2-5 Djokovic si trova a servire per tre volte sull’orlo del baratro: i tre match point se ne vanno uno dopo l’altro (brividi sul primo che vede una risposta di Murray uscire davvero di poco), nel game seguente Murray regala tre punti consecutivi per il 15-40, ma Nole non trova la contromisura al servizio di Andy e le palle break se ne vanno ancora una volta. La sfida finisce dopo tre ore giuste di gioco, quando un rovescio di Djokovic vola via e Murray può festeggiare la sua 11esima vittoria in un Masters 1000, la prima stagionale e soprattutto la sua prima affermazione su Novak Djokovic dalla finale di Wimbledon 2013. Durante questa settimana Murray si è assicurato con il passaggio alle semifinali la qualificazione matematica alle ATP Finals di Londra, con il passaggio in finale il ritorno al secondo posto del ranking (per la prima volta dal 2013) e può anche celebrare la nascita del primogenito della sua allenatrice Amelie Mauresmo, che proprio nella mattinata di domenica ha dato alla luce a suo figlio.

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WTA Strasburgo: Ostapenko sorprende Bertens, Sabalenka avanza

Bertens si ritira per problemi fisici quando era sotto con Ostapenko, Sabalenka soffre nel primo set ma vola ai quarti

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È Kiki Bertens la testa di serie più alta ad uscire nel torneo WTA di Strasburgo. La tennista olandese si è ritirata sotto 2-4 nel terzo set dopo due ore di battaglia contro Jelena Ostapenko. Una vittoria inaspettata per molti motivi. La tennista lettone non sta avendo una grande stagione, e non ha giocato a New York. A Roma ha perso al primo turno contro Linette, cogliendo la prima vittoria sul rosso nel primo turno di Strasburgo contro Lauren Davis.

L’ex vincitrice del Roland Garros 2017 si è rialzata dal punteggio di 6-2 4-3 a favore dell’avversaria breakkando Bertens due volte nel finire di set. L’olandese trova il break in apertura di terzo set contro Ostapenko, ma le sue condizioni fisiche peggiorano e si continua a muovere poco e male. Il controbreak della tennista lettone è decisivo per la vittoria, Ostapenko si porta sul 4-2 e Bertens si ritira per un problema al tendine d’Achille. Sfiderà domani nei quarti di finale la giapponese Nao Hibino, che battuto Zarina Diyas per 7-5 6-3.

Passa l’altra testa di serie in campo oggi, Aryna Sabalenka. La bielorussa parte molto contratta e Blinkova ne approfitta conquistando due break consecutivi in avvio di set, che vince nettamente per 6-1. La testa di serie numero 4 ha il merito di riprendere subito le chiavi del match nel secondo set e chiude la pratica con due break nel set finale. Avrà di fronte nei quarti di finale la ceca Siniakova, che ha superato l’ostacolo Alexandrova per 6-2 6-4 negli ottavi di finale.

 

Risultati Ottavi di finale

Ostapenko b. [3] Bertens 2-6 6-4 4-2 ret.
[4] Sabalenka b. Blinkova 1-6 6-4 6-2
Hibino b. Diyas 7-5 6-3
Siniakova b. Alexandrova 6-2 6-4

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ATP

ATP 500 Amburgo: I big si confermano, male Auger-Aliassime

Passano al turno successivo Rublev e Tsitsipas, ma cade il canadese per mano di un sorprendente Bublik

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Quella che sarebbe potuta essere una seconda giornata tranquilla del tabellone principale di Amburgo è stata notevolmente movimentata dal caso Paire. Il francese si è ritirato sul punteggio di 6-4 2-0 contro il norvegese Casper Ruud, ma la vera notizia è quella della nuova positività di Benoit Paire a ben tre settimane dal “fattaccio” degli US Open. Il giocatore ha spiegato di aver effettuato due test risultati poi positivi, seguiti da un test negativo, con il dottore del torneo che ha dato il permesso a Paire di poter scendere in campo. Trovate qui un approfondimento della vicenda che rischia di far saltare a Paire il Roland Garros.

Più prevedibili gli altri incontri della giornata, con tutte le teste di serie oggi scese in campo che sono riuscite a superare gli ottavi di finale. A partire da Stefanos Tsitsipas, vincitore per 6-3 6-1 contro il britannico Daniel Evans. Il tennista greco torna alla vittoria dopo la bruciante sconfitta subita da Coric e la pessima prestazione contro il nostro Jannik Sinner a Roma. Una partita condotta con autorità sin dall’inizio, dopo un primo game di servizio andato ai vantaggi Tsitsipas trova il break nel quarto game e chiude il primo set non concedendo più di due punti al servizio.

 

Ad inizio secondo set la musica sembra cambiare. Evans trova meglio il tempo per salire a rete e mettere pressione a Tsitsipas. Si procura anche una palla break con uno splendido passante di rovescio che sorprende il numero 6 del mondo. Resterà l’ultima per lui, Tsitsipas annulla il break e il tennista britannico crolla completamente al servizio, prendendo tre break consecutivi e chiudendo la partita con il 30% di punti vinti con la prima nel secondo set. Tsitsipas sfiderà Pablo Cuevas al prossimo turno, ultimo precedente tra i due la finale dell’anno scorso ad Estoril vinta dal greco.

Molti più problemi invece per Andrej Rublev. Il russo, finalista uscente del torneo tedesco, ha battuto il tennista americano Tommy Paul 6-1 3-6 6-2 dopo un’ora e trentotto di partita. Il primo set è filato via a favore di Rublev quasi subito, come da pronostico vista la differenza di classifica tra i due. La testa di serie numero 5 approfitta delle incertezze al servizio di Paul per piazzare due break e chiudere il set in 21 minuti. Qualcosa però si rompe nel gioco del russo, che fatica più del dovuto con la seconda e concede il servizio nel secondo game del secondo set. Paul è bravo a contenere il ritorno del russo nel game successivo e si prende di forza un secondo set ampiamente meritato.

La reazione di Rublev non si fa attendere, il numero 14 del mondo è chirurgico in risposta e va a servire per il match sul 5-1 a favore. Due non forzati rimettono l’americano in partita. La sensazione è solo temporanea, Rublev si rimette al lavoro e chiude set e partita alla seconda palla break, incontrerà il vincente di Bautista-Agut – Koepfer nei quarti di finale.

Qualche sorpresa negli unici ottavi in cui non erano presenti teste di serie. Il cileno Christian Garìn rispetta il pronostico battendo non senza fatica un coriaceo Yannick Hanfmann con il punteggio di 6-2 7-6(3). Finisce la favola del tedesco, che nel turno precedente aveva eliminato la testa di serie numero 3 Gael Monfils, apparso molto lontano dalla sua forma abituale. Più sorprendente la vittoria del kazako Alexander Bublik, che ha la meglio per 6-4 6-2 di un Auger-Aliassime apparso molto scarico. Il canadese si è lasciato andare nel secondo set dopo le tante occasioni fallite (4 palle break salvate) quando Bublik serviva per il primo set. Venerdì saranno proprio Garìn e Bublik a dare vita ai quarti di finale, primi nel torneo per entrambi.

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Focus

Paire è ancora positivo: gioca (e si ritira) ad Amburgo ma rischia il forfait al Roland Garros

Il francese “Ringrazio il torneo per avermi fatto giocare”. Il medico del torneo: “Risultare ancora positivi, non vuol dire essere contagiosi”

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Benoit Paire non sembra riuscire a trovare pace in quest’ultimo periodo. Il francese è sceso in campo ad Amburgo contro Casper Ruud, salvo poi ritirarsi sul punteggio di 6-4 2-0 in favore del suo avversario. Non è tanto il ritiro in sé a fare notizia (anche se è già il secondo negli ultimi tre tornei giocati; l’altro al Western&Southern Open contro Coric), quanto quello che Paire stesso ha rivelato in conferenza stampa, ovvero di aver giocato nonostante fosse risultato nuovamente positivo al test per il coronavirus.

Davanti alla stampa, Paire è sembrato esausto e spaesato. “Sono stato dieci giorni in camera agli US Open e ora di nuovo. Sono stanco. Allenarsi un’ora e poi tornare in stanza: è impossibile farlo per molto tempo. In quel momento ero stanco e ho deciso di ritirarmi”.

Incapace di capire il motivo di questi trattamenti così differenti da torneo a torneo, Paire ha detto di essere risultato positivo a due test consecutivi ad Amburgo, prima dell’ultimo tampone negativo in seguito al quale è sceso in campo. “Sono risultato positivo sin dal mio arrivo. L’unico test negativo è quello di ieri, ma i due precedenti erano positivi. La regola però qui sembra essere diversa. L’ATP dovrebbe spiegare qual è la regola. In questo momento a Parigi vedo giocatori negativi che non possono giocare perché il loro coach è positivo, mentre qui in Germania se risulti positivo puoi giocare. Ringrazio ancora il torneo e il dottore per avermi permesso di giocare, ma ci sono regole che non riesco a comprendere molto”.

 

Un altro aspetto della storia che colpisce riguarda la precedente positività di Paire, che aveva gettato un po’ di scompiglio nella bolla di New York.”Non sappiamo se il test positivo negli USA fosse un falso positivo. Sappiamo solo che ero negativo dopo lo US Open, negativo in Francia, negativo a Roma e poi di nuovo positivo qui a Amburgo. Questo è tutto quello che so. È dura accettare di dover stare ancora una volta dieci giorni in camera d’albergo”.

Benoit Paire – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

VERSO PARIGI – Di certo c’è che Benoit sta accusando molto il colpo dal punto di vista psicologico. Le ultime settimane sono state davvero difficili tra quarantena, ritiri e le solite sfuriate in campo. “Non è facile per me. Quando ho parlato con il dottore in Francia mi ha detto che avrò il 50% di possibilità di risultare nuovamente positivo a Parigi, perché potrebbe persistere qualche strascico del virus. Che posso dirvi: ogni notte vado a dormire e mi dicono magari sarai positivo, magari negativo, magari giocherai, magari no. Per me la vita non è piacevole al momento. L’unica cosa che voglio è finire la stagione e tornare a casa”.

Il metro di misura adottato al Roland Garros è in effetti molto più rigido e attualmente le possibilità di Paire di prendere parte allo Slam di casa sembrano davvero basse. “Ho contattato il Roland Garros per spiegare la situazione. Gli ho detto che ero già stato positivo quindi non era possibile che fossi di nuovo positivo. L’unica cosa è che la regola qui in Germania è diversa, penso che qui il torneo gestisca meglio la situazione, ma in Francia è differente. Se risulti positivo, sei fuori dal torneo. Io ero già stato positivo quindi probabilmente è qualche strascico oppure evidentemente si può ricontrarre il virus dopo essere già stati testati positivi in passato. Onestamente non ne so molto, ma il fatto è questo: ero positivo e ho potuto giocare, ma se arrivo a Parigi in queste condizioni non posso giocare“.

IL MEDICO DEL TORNEO

Subito dopo la conferenza stampa di Paire, è stato il turno del dr. Volker Carrero, medico del torneo, il quale ha spiegato meglio i motivi alla base della decisione di lasciargli disputare il proprio match di primo turno. “C’è un’enorme differenza tra un primo test positivo e una positività successiva. Dopo essere risultati positivi per la prima volta, chiunque in qualunque parte del mondo deve sottoporsi ad almeno dieci giorni di quarantena. Benoit Paire è risultato positivo il 28 agosto e anche uno dei test successivi si è rivelato positivo. Quindi adesso stiamo parlando di un tampone eseguito a tre settimane di distanza. Sappiamo che esiste un’alta percentuale di re-test positivi dopo tre settimane, ma questo non significa che la persona sia contagiosa. Prova soltanto la persistenza di materiale virale. In realtà tra i cinque e i dieci giorni dopo, i positivi non sono più contagiosi“.

Benoit è stato in quarantena per 10 giorni a New York, ha giocato un altro torneo a Roma dove è risultato negativo, poi è volato ad Amburgo dove l’esito del suo test è risultato ‘degno di nota’“, ha concluso Carrero. In seguito ha specificato che ci sono diversi numeri e parametri da prendere in considerazione, ma uno in particolare ha cruciale importanza secondo il Robert Koch Institut, organo responsabile per il controllo e la prevenzione delle malattie infettive in Germania; se questo parametro è inferiore a 30, allora il soggetto non è contagioso, come nel caso di Paire.

Carrero ha poi ribadito come tutto sia stato fatto in accordo con le norme del Dipartimento di salute del distretto di Hamburg-Eimsbüttel e si è detto sorpreso di alcune dichiarazioni di Paire, controbattendole. Dopo il nuovo test positivo, l’équipe medica ha infatti consigliato al giocatore di osservare la quarantena, uscendo solo per allenarsi e giocare, ma non l’aveva imposta dal momento che non era considerato infetto. Carrero ha poi detto che Paire non aveva mai fatto cenno alla sua spossatezza (come ha invece fatto nell’odierna conferenza stampa), dal momento che avrebbe potuto impattare sulla decisione del Dipartimento di salute, essendo la stanchezza uno dei sintomi dell’infezione da coronavirus. Per finire il medico del torneo ha dichiarato di aver spiegato a lungo e a fondo l’intera situazione a Paire, che dunque era stato ben informato degli sviluppi e delle decisioni.

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