Marcos Baghdatis: “Ljubicic aiuterà Federer a tornare n. 1”

Interviste

Marcos Baghdatis: “Ljubicic aiuterà Federer a tornare n. 1”

A Zagabria per una esibizione benefica, l’ex n. 8 del mondo Marcos Baghdatis, appena diventato padre per la seconda volta, è stato intervistato da un quotidiano locale. E ha espresso anche lui la sua opinione sull’argomento più caldo degli ultimi tempi: l’arrivo di Ivan Ljubicic nel team di Roger Federer

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A metà dicembre al Country Club Filac, club di tennis nel quartiere residenziale di Dugave, a Zagabria, si è disputato un torneo-esibizione di doppio a carattere benefico “Double 4 Others”, che ha visto impegnati ex tennisti, ex atleti di varie discipline sportive e personaggi dello spettacolo croati. I proventi dell’evento andranno a favore dei bambini dell’associazione Debra, affetti da epidermolisi bollosa. Si tratta di una rara malattia genetica della pelle – chiamata anche Sindrome dei bambini farfalla, per la fragilità della pelle pari a quella delle ali di una farfalla – che rende estremamente fragile la cute e le mucose, e causa bolle, vesciche e lesioni continue dovute al distacco della pelle in seguito a sfregamenti e frizioni anche minimi, e a volte perfino spontaneamente. Si tratta di una malattia invalidante anche dal punto di vista psicologico, perché i bambini devono essere sempre toccati e manipolati con estrema attenzione, non possono giocare, correre e muoversi liberamente, e appaiono agli occhi dei coetanei come diversi da loro.
Tra i vari personaggi croati impegnati con la racchetta che hanno voluto aiutare i bambini colpiti da questa malattia, ne spiccava uno, che non era né croato e soprattutto non era un ex atleta ma un tennista professionista a tutti gli effetti: Marcos Baghdatis. Anzi, il cipriota è reduce da un stagione molto positiva, che l’ha visto tornare tra i primi 50 giocatori del mondo (ha concluso l’anno al n. 46 ATP), dopo che nel 2014 a causa di problemi fisici era scivolato abbondantemente oltre la centesima posizione in classifica (addirittura al n. 155 in febbraio: la sua peggior posizione in classifica dal gennaio 2005).
In realtà Baghdatis in Croazia è di casa. Il finalista degli Australian Open 2006 vive a Varazdin, città natale della moglie, l’ex tennista croata Katerina Sprem (best ranking n. 17 WTA nel 2004), che proprio qualche giorno fa ha dato alla luce la loro seconda figlia.
Il quotidiano croato “Vecernji List” ha colto l’occasione per intervistare l’ex n. 8 del mondo, al termine del doppio che ha giocato in coppia con l’ex calciatore croato (ha militato anche nel Liverpool) Igor Biscan.

Marcos Baghdatis, come mai qui?
Mia moglie Karolina avrebbe dovuto partecipare a questa esibizione, ma ha partorito mercoledì scorso. Allora ci siamo messi d’accordo che avrei giocato io al posto suo. Ogni volta che posso aiutare, se si tratta di fare qualcosa di bello e condividere emozioni positive, sono qua. Soprattutto se si tratta di aiutare dei bambini. Io sono un padre, e se un giorno le mie figlie si trovassero in difficoltà mi piacerebbe che ci fosse qualcuno ad aiutarle, naturalmente se non potessi farlo io. Dopo tutto, l’aiutare gli altri è la cosa di cui c’è bisogno nel mondo.

Congratulazioni per il lieto evento. Dopo Zahara, che ha tre anni, ora è arrivata la seconda bambina, India. Eri presente quando è nata?
Sì! È stata una sensazione incredibile, qualcosa che difficile da descrivere. Quando è nata la nostra prima figlia ero impegnato nel Tour, ma questa volta volevo essere al fianco di mia moglie. Essere in sala operatoria in quel momento, è stato il momento più bello della mia vita! Karolina e io siamo felici, la nostra famiglia cresce.

 

Ora sarete in grado, quando le ragazze cresceranno, di giocare un doppio in famiglia?
Sì, è proprio così! Mi piace l’idea…

Un cipriota che per amore si è trasferito in Croazia. Ti sei abituato a vivere qui?
Ormai sono in parte croato! Io amo questo paese, sono tutti carinissimi. Ho sposato una croata e la sua famiglia mi ha aiutato a superare alcuni momenti difficili. Sono tornato tra i primi 50 tennisti del mondo e il centro della mia preparazione è a Varazdin. Un membro dei mio team è di Zagabria, l’altro è di Varazdin, le condizioni per allenarmi sono ottime, c’è un bellissimo centro tennistico…

Parliamo dell’ATP Tour. L’ex tennista croato Ivan Ljubicic allenerà…
… Roger Federer! Lo so. È una gran cosa.

Secondo te, come potrà Ljubicic aiutare un giocatore come Federer, considerato da molti il miglior giocatore di tutti i tempi? Cosa ne pensi di questa collaborazione svizzero-croata?
Ivan è una persona molto intelligente. Sono sicuro che potrà aiutare Federer e credo che l’obiettivo sia quello di trovare il modo per battere Novak Djokovic. Penso che quello che Federer voglia sia spodestarlo dal trono. Ivan ama il tennis, è stato per tanti anni nel Tour, ha giocato in modo fantastico è stato n. 3 del mondo. Ha disputato e vinto grandi tornei e la mia opinione è che la loro sia una combinazione vincente. Può aiutare Federer dal punto di vista tattico, per riuscire a battere Novak e vincere ancora tornei del Grande Slam. Sono convinto che ci riusciranno.

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ATP

Gipo Arbino (coach Sonego): “Ecco come Lorenzo ha costruito la vittoria di Metz” [ESCLUSIVO]

Il coach del tennista torinese a Ubitennis: “Questo successo conferma che Lorenzo può competere contro chiunque. Probabilmente non andremo ad Astana”

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Lorenzo Sonego e coach Gipo Arbino a Wimbledon

La vittoria di Metz rilancia in grande stile Lorenzo Sonego, che alza il suo terzo titolo di sempre migliorando sensibilmente il bilancio di una stagione complicata sotto il punto di vista dei risultati e rilanciandosi nel ranking ATP. Ne abbiamo parlato con lo storico coach del giocatore torinese, Gipo Arbino, che a Ubitennis rilascia queste dichiarazioni all’indomani della bella vittoria in terra francese.

Cinque grandi partite di Lorenzo, cosa è stato determinante per presentarsi a Metz in questo stato di forma?

“La cosa fondamentale è stata la preparazione di 12 giorni precedente; abbiamo lavorato molto sia fisicamente che tennisticamente. Abbiamo lavorato sui colpi che dovevano crescere, la risposta e il rovescio, ma anche potenziato i colpi già forti, il dritto e il servizio. Di conseguenza, Lorenzo è arrivato a Metz molto preparato. E abbiamo lavorato moltissimo anche sul piano dell’atteggiamento tattico da tenere in campo: bisogna giocare più aggressivi quando si è avanti ed essere più solidi nelle situazioni di punteggio più rischiose, come 15-30, 30-30, 30-40. Questo è stato un lavoro su cui ci siamo concentrati tanto in allenamento, un concetto fondamentale per tenere il servizio e per prendere i rischi giusti quando si andava a rispondere. E, relativamente alla risposta, il lavoro è stato fatto principalmente sull’idea di rispondere sempre in avanzamento, salvo che in situazioni particolari. Lorenzo è stato bravissimo a gestire ogni situazione in campo”.

 

La non convocazione in Coppa Davis ha costituito un’ulteriore motivazione?

“No, perché sono convinto che si debbano accettare le scelte del capitano. Era lampante che Lorenzo abbia avuto una stagione difficile e la scelta di Volandri si è rivolta verso Sinner, Berrettini e Musetti che hanno una classifica superiore alla sua”.

Cosa rappresenta per Lorenzo questa vittoria nel contesto di questa stagione?

“Questa vittoria dà grandissima fiducia e per noi è una conferma del fatto che il livello di Lorenzo è salito, che si è completato e che può competere ai massimi livelli contro chiunque. Qualcosa che servirà per i prossimi tornei, anche se siamo consci che, essendo alto il livello generale, ci può stare perdere delle partite. Però siamo anche consapevoli della nostra forza”.

Ora Sofia, poi il programma cosa prevede? Quali sono gli obiettivi in termini di ranking da qui a fine anno?

“Ci sono ancora cinque tornei in programma, a partire da Sofia, ed escludendo Astana; probabilmente fermerò Lorenzo per quanto riguarda questo torneo, anche se è un 500. Vorrei che si ricaricasse bene in vista di Firenze, Napoli, Vienna e Bercy, sperando di entrare direttamente in tabellone a Parigi. L’obiettivo è quello di giocare bene: se il livello di gioco c’è, il ranking sarà una conseguenza”.  

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Bjorn Borg: “Federer icona globale, gli avrei rubato lo slice di rovescio”

Il campione svedese parla anche di Berrettini e Sinner: “Matteo è un fantastico giocatore, Jannik farà grandi cose”

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Bjorn Bork e Roger Federer - Laverc Cup 2022, Londra (Twitter @LaverCup)

Bjorn Borg è stato spettatore privilegiato di un momento che resterà a lungo nella storia dello sport. Il saluto di Roger Federer, la sua umanità, le lacrime di Rafa Nadal, suo rivale di sempre, rappresentano un’eredità per i giovani sportivi e non solo. Spettacolo nello spettacolo, l’addio di Federer all’interno della Laver Cup, manifestazione estremamente equilibrata e vinta in rimonta dal Team World. Dinanzi a due leggende del tennis come Bjorn Borg e John McEnroe, allenatori rispettivamente di Team Europe e Team World, l’emozione è stata enorme. 

Il campione svedese si è presentato in grandissima forma. Il suo addio fu completamente diverso: lasciò brutalmente il tennis a 26 anni dopo aver vinto sei Roland Garros e cinque Wimbledon di fila, dal 1976 all’80. “La cosa da ricordare – ha detto Borg intervistato dalla Gazzetta dello Sport è che Federer ha deciso di chiudere felicemente così, qui alla Laver Cup, insieme a Nadal. Sono onorato di essere stato il suo allenatore in questi giorni. L’altra sera è stata di grande insegnamento per i giovani: qualcosa del genere non la vedremo per molti, molti anni. Federer ci mancherà molto”. Borg si è detto onorato di aver vissuto un momento così intenso e ha ricordato a tutti che il tennis sopravvive a qualunque giocatore: “È più grande di tutti”. Poi ha sottolineato le qualità di Federer: “È un’icona globale, è ammirato, amato, applaudito da tutti. E poi è umanamente una grande persona, gentile, affidabile, disponibile. Invidioso di lui? No, Al massimo, gli avrei rubato lo slice di rovescio”. 

Il campione svedese si è lasciato andare anche su giudizi tecnici legati a Matteo Berrettini e a Jannik Sinner. “Matteo è un fantastico giocatore. Averlo in squadra con noi è importantissimo, sia per me che sono il capitano, che per i tifosi. Anche Jannik farà grandi cose e spero che presto faccia parte della nostra squadra europea negli anni a venire, anche lui è bravissimo. L’ultimo match contro Alcaraz è stato pazzesco a New York”. 

 

La sfida vista agli US Open è di sicuro l’antipasto di quello che vedremo nei prossimi anni: “Sarà una grande rivalità, ce la porteremo avanti per molti anni. Non vedo l’ora di godermela”. 

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

Poi torna sulle lacrime di Federer e Nadal: “Per me è stato incredibile da vedere. Credo che Rafa fosse così triste anche perché sa che un giorno dovrà dire anche lui addio. Ma il loro doppio è stato il perfetto lieto fine”. Rimorsi per aver chiuso anticipatamente la carriera? “No. Anche io, come Roger, sono felice di aver preso quella decisione, anche se ero molto più giovane: volevo dedicarmi ad altro e così è stato. Nessun rimorso, ho capito che era il momento giusto”. 

Paolo Michele Pinto

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Flash

Paolo Bertolucci su Tiafoe e Sock “trogloditi” secondo Panatta: “Si va in campo per vincere, altrimenti si sarebbe sminuita la Laver Cup. Il loro modo non mi è piaciuto, ma non possono giocare in modo diverso. Eppoi Federer e Nadal non erano loro”

Interpellato dal direttore Scanagatta il Davisman di Forte dei Marmi che ha legato gran parte dei suoi successi in doppio all’amico Panatta dice anche: “La Laver Cup fa ancora abbastanza fatica a togliersi l’etichetta di esibizione per ricchi, ci sono soldi sopra… Se deve essere esibizione che fa vincere chi deve vincere, allora Federer o chi per lui crea nell’ambito di un’inaugurazione di uno stadio di calcio a Madrid una esibizione con Nadal e vince. Ma quello non ha niente a che vedere con lo sport”

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Rafael Nadal e Roger Federer - Laver Cup 2022 (foto via Twitter @LaverCup)

Componente della squadra azzurra vincitrice della Coppa Davis nel 1976 e oggi apprezzato commentatore televisivo, Paolo Bertolucci si dice d’accordo con quanto scritto dal direttore Scanagatta sul fatto che si va in campo per vincere. Magari non in quel modo, ma se è l’unico su cui puoi contare? Qui sotto il commento completo:

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