Pagelle Australian Open: per fortuna che c’è Kerber!

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Pagelle Australian Open: per fortuna che c’è Kerber!

Va in archivio l’Australian Open 2016 che sarà ricordato per l’impresa di Angelique Kerber e il sesto centro di Novak Djokovic. Roger Federer non molla, Andy Murray non sa più che scusa inventarsi mentre i giovani latitano e gli italiani deludono

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Ed eccoci qui, con l’ingrato compito di trovare dei numeri che abbiano ancora senso in quello che una volta era lo Slam delle sorprese. Figuriamoci i prossimi tre allora…Certo, magari ci penserà la BBC ad inventarsi qualche altro sgoob di biscardiana memoria così, tanto per far dire a quelli che masticano di tennis quanto noi di hokey prato che “pure nel tennis sono tutti venduti, hai visto? Pure Djokovic”. E allegria…

Perché parlare di sorprese nel tabellone femminile è illogico a prescindere, è vero che sono andate a casa presto tante teste di serie, ma possiamo dirci stupiti delle premature uscite di scena di Venus Williams (4,5), Kvitova (4,5), Halep (3), Suarez Navarro (6), Pliskova (4,5), Muguruza (4,5)? Radwanska (7) e Sharapova (6,5) hanno perso quando dovevano perdere e poi c’è stata la finale.

Chi vi scrive ha lasciato il campo da spettatore pagante prima della fine di un match solo una volta nella vita, e quella volta in campo c’era Angelique Kerber (10), ma quella vista in finale a Melbourne è sembrata proprio un’altra giocatrice. Che Serena Williams (9 fino alla finale, 4 in finale quanto fa? 6,5? No è troppo visto che non sa fare le volèe di rovescio, quindi 5) non sia più serena dopo il trauma Vinci lo sappiamo tutti, che vada per i trentacinque pure ma la tedeschina ha meritato di vincere, se pensiamo che ha pure battuto (e in che modo) quella che pareva la legittima aspirante al ruolo di sfidante di Serena, ovvero Vika Azarenka (6,5).

 

Insomma abbiamo capito che nella Wta, se Serena si distrae un attimo può vincere davvero chiunque, non dico anche le bravissime Konta (9) e Zhang (9) ma quasi. E le nostre? Roberta Vinci (5,5) sognava di risfidare Serena ma ha salutato Melbourne un po’mestamente. Rinuncia anche, legittimamente, alla Fed Cup, con plausi e ringraziamenti di Barazzutti e Binaghi che fecero esattamente la stessa cosa qualche anno fa con Bolelli (ricorderete il “Finchè ci sarò io a capo della Fit…”).

Intanto Sara Errani (4) aspettando l’amata terra raccoglie solo amarezze, mentre Camila Giorgi (6) è sfortunata a beccare Serena al primo turno ma se non è testa di serie nei Major è solo colpa della testa (sua): siamo sempre lì, vince la Kerber, Konta fa semifinale e Zhang quarti e noi, salutate Pennetta, Schiavone (quasi) e Vinci (quasi) aspettiamo (e speriamo) Camila.

E veniamo ai cari maschietti. Dobbiamo  davvero dare un voto a Novak Djokovic (10)? Oddio, ha perso due set contro uno che gioca come lui ma peggio, ne ha perso un altro con un pensionato, ne ha lottati due contro uno che ha moglie e suocero in ospedale: diciamolo, è cotto. Che poi, non ci va bene nulla: quando dominava Federer era colpa di quegli scarsoni che si trovava di fronte da Roddick, a Gonzalez, a Baghdatis a Hewitt (a proposito, pare che si sia ritirato il più simpatico  e talentuoso della storia del tennis a sentire i “coccodrilli”), quando vinceva Nadal era solo per la forza bruta e ora Nole non ha avversari. Ovviamente è colpa sua e fino a quando non si femerà a quota 16 slam non avremo pace.

Perché poi sappiamo tutti che Roger Federer (8) non si può certamente toccare, è lesa maestà! Pure quando risponde male alle domande dei direttori, ha sempre ragione lui. Che poi sia l’unico che sia in grado di fare il solletico a Djokovic dopo essere leggiadramente sorvolato su ex aspiranti Fab quali Dimitrov(5,5) e Berdych (5) è un problema altrui.

Il povero Andy Murray (8) oramai ribattezzato il Toto Cutugno di Melbourne, stavolta aveva la doppia scusa pronta, bebè e nonno, e dunque che poteva fare di più? Inventarsi la terza, ovvero di essere costretto a tirare tardi per assistere al trionfo in doppio del fratello…

Dopo Brisbane, Melbourne ha confemato tutta la lungimiranza di Ivan Ljubicic ma sarà pure un po’ merito suo se Milos Raonic (8) finalmente sembra pronto per il grande salto. Sempre che non decida di rompersi sempre al posto giusto al momento giusto come Sua Malannità Kei Nishikori (5,5) squagliatosi letteralmente sotto il Sol Levante (serbo) anche se hanno giocato in notturna.

Ma c’è sempre speranza! Nell’attesa che Stan Wawrinka (5) si svegli con il quadrettone giusto, come insegna Wilander, Nick Kyrgios (5) è la cosa più entusiasmante del mondo, ma se con i vari Goffin (6), Thiem (5), Zverev (5), Tomic (5,5)Coric (4,5) sparisce appena c’è la chance di tirare fuori la testa – l’unico bagliore è di Taylor Fritz (7,5),  non vi lamentate se sono costretto a dare buoni voti al sempre indomito e battagliero David Ferrer (7) e addirittura a Gael Monfils (7).

Finalmente abbiamo ritrovato il vero Fabio Fognini (5,5), perché da quando si era calmato non lo riconoscevamo più. Il nostro quando ha visto il suo nome accanto a quello di Muller ha subito pensato a “fare l’amore con il sapore” e invece si è ritrovato seppellito di ace: sorteggio non proprio fortunato ma poteva fare qualcosa in più. E alla fine poca fortuna anche per il Ferrer de noantri, il castigatore di Caldaro Andreas Seppi (6,5) che se avesse trovato il Djokovic del turno successivo magari ci faceva divertire come l’anno scorso. Bravino Bolelli (6), e a  Cecchinato e Lorenzi un 6 politico di cui andranno sicuramente fieri insieme ai 34.500,00 $ del gettone di presenza che per vederli ci vogliono almeno 6-7 challenger…

Direi che non ho dimenticato nessuno. Ah, dite che c’era anche Rafael Nadal (4)? Come dicevamo sopra, non è più lo slam delle sorprese…

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Pagelle ATP Finals: Nole 6 il Maestro

Novak Djokovic raggiunge Federer con il sesto titolo alle finals. I dolori di Nadal, i deliri di Tsitsipas e il giro d’Italia di Seppi

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Rieccoci qui, i nostri quattro affezionati lettori si saranno chiesti che fine avessimo fatto, visto che le nostre ultime notizie erano giunte dal golfo di Napoli. Ebbene ve lo confessiamo, c’era un po’ passata la voglia.  

Sapete, noi scriviamo di tennis per passione e per diletto, ma quando abbiamo l’onore ed il privilegio di poterlo raccontare dal vivo, ci sentiamo in obbligo di riportare tutto ciò che accade con un minimo di obiettività. 

Da napoletani innamorati della nostra città, avremmo voluto raccontarvi del miglior torneo della storia dell’umanità. E in realtà, chi ha avuto la pazienza di leggerci nelle scorse settimane avrà notato che abbiamo esaltato la location sul lungomare di Mergellina, il meraviglioso torneo di Lorenzo Musetti, la finale tutta italiana e la favola del Tennis Pozzuoli. Purtroppo però, con le “sfortunate” disavventure occorse ai  campi del Tennis Napoli, non abbiamo potuto fare a meno di raccontare quello che vedevamo sotto i nostri occhi (Ubitennis è stata l’unica testata non locale ad essere presente per tutto il torneo). E quando, con il passare dei giorni e i “nuovi campi” scivolosi , la situazione del torneo è divenuta  sempre più imbarazzate, lo abbiamo raccontato.

 

Eh  peró si sa come vanno le cose in Italia (e anche a Pyongyang pare), le nostre parole non sono piaciute  e quindi il capo ufficio stampa del torneo ha pensato bene di telefonarci di primo mattino per invitarci a non mettere più piede al torneo. Consiglio che non abbiamo seguito ovviamente, ma capirete con che entusiasmo abbiamo continuato a varcare le soglie del Tennis Napoli. 

Poi però abbiamo saputo di non essere stati i soli a meritare tale affettuoso trattamento, qualcun altro è stato “redarguito” via Twitter, qualcun altro al telefono, l’importante era cercare di minimizzzare. Peccato ci abbia poi pensato il Presidente Binaghi qualche giorno dopo a raccontare dei disagi, del suo intervento riparatore, della figuraccia mondiale e della multa salata in arrivo dall’Atp…

Ci scusiamo per questa lunga premessa, ma il fatto è che avremmo dovuto raccontarvi le AtpFinals da Torino e…invece non ci hanno voluto nemmeno lì e quindi siamo stati costretti a guardarle in tv.

Sarà stato per quello, ms non ci è parsa un’edizione indimenticabile del Master. Certo, se Alcaraz è a casa a leccarsi le ferite e Rafa Nadal (5,5) si è presentato in condizioni fisiche precarie, non ci si poteva aspettare un epilogo diverso. 

E dunque guarda caso ha vinto Novak Djokovic (10), maestro esagonale come Roger, che quando gioca in Italia si sente giustamente a casa, con il pubblico quasi sempre schierato dalla sua parte come accade praticamente forse solo in Serbia.

E certamente non potevano essere gli altri aspiranti maestri presenti a Torino a impensierire Nole.

Stefanos Tsitsipas (5) ha fatto rivedere cosa significhi giocare serve&volley ma poi ha preferito pensare a litigare con Apostolos e Julia ed è finita come doveva finire.

Daniil Medvedev (5) non si è più ripreso dalla finale di Melbourne ed è riuscito a perdere tre partite al tiebreak decisivo. 

Felix Auger Aliassime (5,5) ha confermato che chi fa le corse per arrivare alle Finals alla fine scoppia. 

Bravo Rublev (7,5), ci ha provato Fritz (8) a fermare Nole e la speranza per l’Italia è solo che l’americano arrivi cotto a Malaga se no sono dolori.

Casper Ruud (9) chiude l’anno da numero 3 del mondo dopo aver giocato e perso la finale del Roland Garros, degli Us Open e delle AtpFinals (tra le altre cose): non incanterà quando gioca la volee di diritto, ma di cosa stiamo parlando?

Dicevamo, ha vinto Djokovic e non c’è da stupirsi e se solo quei parrucconi di Wimbledon non si fossero inventati la fesseria di non attribuire punti ai Championship’s, Nole sarebbe quasi in vetta al ranking pur avendo giocato solo 2 slam su 4  e saltando tutti i 1000 americani: abbiamo dubbi su chi sia il vero numero 1 e in ogni caso il più forte di tutti?

Intanto va fatto un plauso all’atp per la splendida idea di salutare sul campo delle Finals alcuni giocatori che nella stagione hanno annunciato il ritiro, da Tsonga a Simon, passando per Robredo e Khokschreiber. Ovviamente la Federazione Italiana Tennis (e Padel, sarà per quello) ha voluto organizzare una serata a parte per omaggiare Andreas Seppi, dopo le wildcards offerte per i tornei di Napoli e Firenze e la serata speciale organizzata a Milano durante le NextGen Finals. Una splendida iniziativa (10 e lode) per un simbolico giro d’Italia per applaudire ed abbracciare il nostro ex numero 1 che si concluderà il prossimo anno a Roma in occasione dell’upgrade degli Internazionali con la creazione del nuovo campo “Andreas Seppi”. 

E complimenti anche a Mamma Rai che ha preferito trasmettere su Rai2 l’imperdibile “Amore nel castello di ghiaccio” anziché la finale delle ATPFinals relegata sul canale di “nicchia” numero 58.

“Quando i geni lavorano solo per noi…” cantava Renato Zero. Zero appunto (0).

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Flash

Pagelle Us Open: Re Carlos I, imperatrice Iga

Va in archivio l’ultimo slam dell’anno con l’incoronazione di Alcaraz e la conferma di Swiatek. I rimpianti di Sinner e Berrettini, mentre si intravede un nuovo Kyrgios

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Carlos Alcaraz - US Open 2022 (foto Twitter @rolandgarros)

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Il video-commento di Ubaldo che compare qui continua sul sito di Intesa Sanpaolo nella sezione “Sottorete” curata in collaborazione con Ubitennis, che potrete trovare al seguente link.

Clicca qui per guardare il video-commento completo di Ubaldo Scanagatta sulla finale maschile dello US Open 2022 sul sito di Intesa Sanpaolo

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Meno male.

Meno male che nè Sinner nè Berrettini abbiano vinto a New York, altrimenti come avrebbe fatto il principale quotidiano sportivo (?) nazionale a ritagliare un trafiletto laterale da dedicare all’impresa? In una domenica dove si è compiuta una delle più storiche imprese dello sport italiano, dove si sono raggiunte delle vette mai viste nella storia dello sport tricolore… l’Italia campione del mondo di pallavolo dite? Ma no, ma che sarà mai, era già capitato tre volte. L’Italbasket vittorioso sulla Serbia? Ma su, un ottavo di finale degli Europei! L’evento storico, tale da meritare la prima pagina a caratteri cubitali è chiaramente la “Rissa da Var” accaduta al termine della finale-scudetto, che dico della finale di Champions, che dico della finale del mondiale per club, che dico della sfida tra ottava e decima del quarto campionato nazionale di calcio più importante d’Europa!

Ma va bene, questo passa il convento, e allora bene così, Jannik Sinner (8) non si disperi per il match point sfumato, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, il suo momento è solo rinviato, anche se adesso lo sport nazionale dell’appassionato di tennis medio – il paragone tra Jannik e Carlos – trarrà nuova linfa.

E non si disperi Matteo Berrettini (7) che ha fatto quel che poteva con quel poco che aveva: bisognerà sperare che prima o poi la ruota giri e riesca ad arrivare sano e salvo in un appuntamento importante.
In alto i cuori comunque, la Davis (o chi per essa) incombe, e poi Firenze, Napoli e chissà una miracolosa rincorsa verso Torino.

Perché poi alla fine vince solo uno, che dovrebbero dire Ons Jabeur (9) e Casper Ruud (9) che hanno appena perso la seconda finale slam dell’anno?
Abbiamo accomunato i due sconfitti anche se tecnicamente siamo su due sponde opposte: il gioco raffinato di Ons, la concretezza massima di Casper. Le vie del tennis sono infinite e con pari dignità.

Insomma, abbiamo avuto l’incoronazione del Re Carlos Alcaraz (10), il più giovane numero 1 di sempre, il campione che tutti aspettavano. Può consolarci il fatto che i nostri lo abbiamo battuto, siano stati sempre alla sua altezza e che in futuro ne vedremo delle belle (da Musetti 7 in su).

Per una regina che lascia – stiamo parlando di Serena (che però ha già minacciato di ripensarci), non siate blasfemi – ad una che prosegue nel suo dominio, Iga Swiatek (10) non pare avere avversarie all’orizzonte.

Secondo qualcuno Nick Kyrgios (7) ha perso l’occasione della vita di vincere uno slam dopo aver battuto il numero 1 Medvedev (5,5): un Nick disperato per una sconfitta, iracondo contro l’odore di erba che proviene da fuori campo, non c’è davvero più religione.

Se è stato l’ultimo slam di Fabio Fognini (6,5) è stato un saluto dignitoso, con una gran rimonta e un’ottima ora e mezza contro Rafa Nadal (6,5), spazzato via dall’uragano Tiafoe (8) e anche lui da una stagione massacrante. Di Tsitsipas (3) oramai devono occuparsi gli psichiatri, ma un votaccio lo meritano anche Auger Aliassime (4) e Hurcacz (4),  mentre il redivivo Khachanov (7,5) ha tenuto alta la (non) bandiera dei russi.

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Pagelle Wimbledon: Nole save the Queen

Il settimo trionfo di Djokovic che evita la profanazione del tempio da parte del ribelle Kyrgios. Ribakyna beffa Jabeur, i progressi di Sinner. E Nadal che per non dare ragione a Fognini rinuncia al Grande Slam

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Il Centre Court non è un tribunale, checchè ne dica google traslate, ma in ogni caso con sei mesi di ritardo Novak Djokovic (10) si è preso la soddisfazione di avere la meglio su un australiano. Che poi sia il meno amato dagli stessi down under, anzi l’unico che, seppur detestandolo amabilmente (“sei un idiota”, gli disse ai tempi del mitologico Adria Tour”), lo difese a Melbourne, probabilmente più per il gusto di andare contro i suoi connazionali,  è un altro discorso.

È stata un’edizione dei Championship’s anomala, senza giocatori russi e bielorussi per decisione degli organizzatori (0), senza punti per decisione di ATP e WTA (0), senza Roger Federer (10 per l’eleganza) per gli acciacchi dell’età e, ahinoi, senza Matteo Berrettini (per via del Covid anche se qualche genio ha pure avuto il coraggio di suggerirgli di fare finta di nulla e giocare lo stesso…), e dunque capirete se stavolta abbiamo seguito il torneo senza…genio (per i non partenopei, “senza voglia”).

Abbiamo anche dovuto sorbirci le battutone di quelli che ci hanno raccontato del destino cinico e baro che ha voluto punire gli inglesi, nell’anno dell’esclusione dei russi, con la vittoria del torneo da parte di una giocatrice nata a Mosca, dimenticando che la brava Ribakyna (10) è diventata kazaka da anni non per amore ma per soldi e dunque tutto è tranne che un baluardo da ergere contro i cattivoni sudditi della regina.

 

Per fortuna ci sono stati Bertolucci e Panatta (10) a farci sorridere con i loro tweet, decisamente più interessanti dell’intero torneo.

Alla fine usciamo dai Championship’s anche con qualche rimpianto perché Jannik Sinner (8) si è scoperto all’improvviso a suo agio sui prati, ha rispedito al mittente le velleità dei futuro vincitore di qualsiasi cosa, nonché futuro primatista slam etc etc e per due set aveva anche tenuto la testa sott’acqua a Novak. Che purtroppo però si è ricordato di dover fare pipì, si è guardato allo specchio, ha visto con chi avrebbe dovuto fare i conti la mattina dopo, e dunque è tornato in campo e fine dei nostri sogni di gloria.

Che poi diciamola tutta, meno male che la finale l’abbia vinta Nole: non ce l’avremmo fatta ad ascoltare i canti di giubilo dei sostenitori del “più grande di tutti quando ha voglia” Nick Kyrgios (8), bravo a sfruttare l’occasione di un tabellone da challenger e a vincere la battaglia dei cafoni con Tsitsipas, che noi avremmo fatto giocare sul campo 38.

Ci avrebbe pensato Rafa Nadal (7 come i millimetri del suo stiramento) a rispedire il buon Nick a casa, ma purtroppo pur di non dare ragione a Fabio Fognini (2) che non perde mai l’occasione di dire una cosa sensata, soprattutto a Wimbledon, ha preferito ritirarsi e rinunciare al Grande Slam anche se stava benissimo.

Sarebbe stata una bella storia quella di Ons Jabeur (8) ma purtroppo la tunisina, dopo il ko di Iga Swiatek (4, ma prima o poi doveva perdere una partita…) non ha saputo reggere la pressione della favorita fino in fondo.

È stato un torneo in cui hanno trovato gloria e soldi anche Norrie (7,5) e Garin (7), mentre  l’amico Fritz (4) ha dimostrato ancora una volta di essere vittima della sindrome di Stendhal davanti agli addominali altrui: dopo Melbourne 2021 con Djokovic, stavolta l’addominale di Rafa è stato fatale per l’americano, il quale evidentemente quando vede una tartaruga sofferente, fa prevalere la sua indole animalista e si arrende.

Svelato infine il vero motivo del battibecco tra Nadal e Sonego nel finale di partita trai due. A Rafa avevano dato fastidio le urla di Lorenzo, in particolare un “Forza Toro” del granata. Da lì l’equivoco: “il Toro di Manacor sono io”, “No Rafa, di Toro ce n’è uno solo “. Insomma una faccenda di corna, risolta alla fine con un invito di Sonego  a Rafa a comparire nel video del prossimo successo musicale dell’azzurro. “Porta anche Shakira, come in Gypsy, tanto oramai Piquè  pensa ad altro e non alla Davis”. Ecco, sempre faccende di corna…

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