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Reading: AO 2016, spunti tecnici: alla fine di tutte le cose, guardarsi indietro e sorridere ancora
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(S)punti Tecnici

AO 2016, spunti tecnici: alla fine di tutte le cose, guardarsi indietro e sorridere ancora

È sempre un momento agrodolce quello che accompagna la conclusione di qualcosa di bello. Alla soddisfazione per un lavoro portato a compimento, si aggiungono il rimpianto e la nostalgia. E la miglior terapia, senza dubbio, è rivederne i ricordi più simpatici e significativi

Ultimo aggiornamento: 06/02/2016 15:38
Di Luca Baldissera Pubblicato il 02/02/2016
7 min di lettura 💬 Vai ai commenti

Quella sensazione da prima settimana di settembre, dopo le estati al mare dell’adolescenza. Le spiagge ancora assolate ma pressochè deserte, gli ombrelloni quasi tutti chiusi, e i primi aquazzoni della stagione che cambia all’orizzonte. Le feste di chiusura dei locali, i saluti alle tante facce belle e  meno belle, il cielo che inizia a ingrigirsi, e magari quella piccola stretta al cuore che accompagna i rituali dei “ma sicuro che ci sentiamo ancora, verrò a trovarti anche se sei lontana, puoi starne certa”, giurati con l’inconfessabile consapevolezza che non accadrà mai, però la splendida e folle irrazionalità dei diciotto anni te lo fa dire lo stesso, ultimo bacio e occhi lucidi, e tu ci credi per davvero contro ogni evidenza e ogni logica.

melbourne park vuoto 3

melbourne park vuoto 2

Uno Slam come l’Australian Open, adorato senza riserve da tutti, ma proprio tutti, a partire dagli addetti ai lavori, quando finisce ti lascia esattamente così. In testa al pezzo il viale tra i campi di Melbourne Park che di solito sono i più affollati, dal 15 allo show court 2, foto che ho scattato la domenica della finale, poco dopo pranzo. Qui sopra, altri scorci di quel giorno. Immagini che mi hanno fatto sentire proprio come alla fine delle estati in riva all’Adriatico di 25 anni fa, mentre mi guardavo intorno e mi chiedevo, ma insomma! Dove sono Azarenka che strilla come un’aquila, Ferrer che corre come un leprotto, Isner che molla pietre illegali col servizio, Fognini che si incazza col mondo, Kiki Mladenovic con i microshorts tanto micro che si crea l’ingorgo pedonale, stessa cosa che succede – con astanti ovviamente complementari – quando si toglie la maglietta Feliciano Lopez, dove sono finiti tutti?

Come detto, la miglior soluzione per farsi passare il magone, in attesa di prendere l’aereo per l’Europa, è tirare fuori dalla preziosa cartella del PC “Immagini per spunti tecnici Ubi AO 2016” un po’ di quelle che non sono state utilizzate per la pubblicazione, cercando le più simpatiche, e magari meno comuni, ma non per questo meno interessanti, o almeno lo spero. Eccole qua.

berdych risposta dritto

Caro Tomas, una l’hai presa bene, l’altra non proprio…

coric dritto

Borna, la tua preparazione del dritto è perfetta, ma quel finale è davvero troppo macchinoso…

tomic saltellante

Bernie, Bernie, versione sirenetto, sembra che tu stia ballando il Sirtaki…

sharapova dritto

Maria, in allenamento sei sempre una belva, potresti evitare di scioglierti ogni volta che vedi Serena?

robredo rovescio

Tommy, impatti stupendi, ma più su di così non puoi andare, e con i kick di Milos non è bastato…

pospisil rovescio

Vasek, ma perchè non lo tiri così bene anche in partita il rovescio?

sock dritto

Jack “Calzino”, avrai pure un toppone di dritto da paura, ma bello da vedere mentre lo spari non sei, lasciatelo dire…

kerber saltellante

E infine, saltella, saltella Angie sul campo 17, non immaginavi nemmeno tu che una settimana dopo saresti stata nello Yarra a festeggiare il primo Slam!

Ma la ormai tradizionale conclusione della rubrica tecnica da bordocampo, anzi doverosa, la dedico come sempre ai veri eroi del tennis inteso come passione che trascende tutto, anche i limiti fisici e la sfortuna avuta nella lotteria della vita. Ed è una conclusione non scontata, perchè nel tabellone del “wheelchair tennis” è avvenuto un ribaltone contro-pronostico paragonabile alle famigerate semifinali dello US Open 2014, Federer e Djokovic mandati a casa, con entrambi i favoriti sconfitti da validissimi ma inaspettati outsider: Shingo Kunieda, leggenda vivente, è stato sorpreso al primo turno dal giovane mancino inglese Gordon Reid (6-3 7-6), e il suo grande rivale Stephane Houdet ha perso a sua volta in semi dal belga Joachim Gerard (3-6 6-1 6-3). Reid ha poi completato l’opera in finale, trionfando su Gerard (7-6 6-4) in un match ben più tirato di quanto non dica il punteggio, resistendo ai gran top-spin di Joachim, che rimbalzano alti manco fossero i dritti del Nadal che fu, e come si può immaginare impattare palle simili da seduti è un’impresa, grazie alla sua capacità di salire con la testa della racchetta, in full western completa di rovescio, fino ad altezze assurde.

gordon reid rovescio

Qui sopra, il vincitore Reid nella sua esecuzione migliore, appunto il rovescio alto, guardate l’immagine a destra, come fa a controllare la palla lo sa solo lui, fenomeno.

joachim gerard dritto smash

Qui sopra, il finalista Gerard, che è quello che mi ha impressionato di più onestamente, mentre tira un toppone di dritto con finale “reverse forehand” oltre la testa, alla Rafa, e nell’esecuzione di uno smash dopo il rimbalzo. Smash dopo il rimbalzo!!! Ora, lascio a voi immaginare quando difficile possa essere posizionarsi giusti per smashare da fondo, andando a cercare la palla da sotto muovendo all’indietro-laterali le ruote della sedia, e guardiamo la compostezza del gesto e l’azione del braccio sinistro che va a forzare la rotazione busto-spalle, che ovvamente non può partire dalle gambe. Da bocca aperta e applausi, fine.

E fine anche degli spunti tecnici da Melbourne, come sempre ringrazio chi ha avuto piacere di seguirli, e arrivederci con la rubrica da bordocampo di sicuro agli US Open, ma chissà, magari anche prima, mai dire mai.

Gli spunti tecnici precedenti:

Martina Hingis, l’ultima Maestra di un tennis che non c’è più

Agnieszka Radwanska, la pulizia e l’eleganza dei gesti

Kei Nishikori, se dare il massimo per affrontare il più forte non basta

David Goffin, leggero, veloce e tecnico nel tennis dei super-atleti

Jo-Wilfried Tsonga, quanto conta essere al 100%

Il lavoro e la forza fisica di Stan Wawrinka

La potenza e la leggerezza di Raonic, e un piccolo segreto

Margarita Gasparyan, il rovescio a una mano come scelta estetica

Le accelerazioni e il sorriso di Petra Kvitova

Il futuro nelle racchette di Nick Kyrgios e Alexander Zverev

Benritrovati a bordocampo, come sta Serena Williams?


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TAGGED:australian open 2016
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