Australian Open, un torneo meno brutto di come lo si dipinge

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Australian Open, un torneo meno brutto di come lo si dipinge

Passati i clamori dello Slam “Down Under” si può provare ad abbozzare un bilancio. Djokovic ha l’aria di voler durare ma già questo sarebbe sorprendente. E il tennis femminile sembra in un momento in cui tutto può succedere. Anche che Serena WIlliams torni a vincere

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Da un po’ di tempo a questa parte, complice probabilmente il povero Nole, addetti ai lavori e semplici tifosi sembrano presi da un incontenibile spleen: il tennis, dicono, non è più divertente. Partite scontate, gioco monocorde, giovani che non emergono, emozioni che arrivano solo per qualche mattana del Kyrgios di turno, visto che ormai anche le sconfitte di Rafa sembrano poter essere rubricate alla voce “già visto”. È stato così a Wimbledon e a New York e adesso anche Melbourne rischia di finire nello stesso calderone. Stanno davvero così le cose?

Intanto cominciamo col precisare che questo lamento è davvero difficile che riguardi il tennis femminile. Se ci limitiamo agli ultimi tre slam – e magari il master o le finals o (cit) “come diavolo si chiamano ora” – non sono mancate né le sorprese, né le belle partite, né un gioco a volte brillante. Abbiamo ancora sotto gli occhi gli psicodrammi di Serena contro Heather Watson, le meravigliose partite di Roberta, le imprese della Maga. E se davvero le partite sono così scontate alzi la mano chi aveva predetto le ultime due vincitrici slam e lo porterò nel fondo del mio cuore (altra citazione, più dotta ma più riconoscibile). Del resto lo sterminio delle teste di serie nei primi turni di Melbourne può far intristire chi crede che sia possibile definire se il livellamento è verso il basso o verso l’alto; non riuscendoci, preferiamo approcciarci alle partite gustandoci il fatto di non sapere come andrà a finire.  Gli italiani sembrano particolarmente depressi, per via del ritiro di Flavia Pennetta, per l’annunciato ultimo anno di Roberta Vinci e per il periodo non felicissimo di Sara Errani. E in molti si chiedono se puntare su Camila non sia un azzardo eccessivo. Intanto – e purtroppo – non ci rimane granché da fare. Le seconde linee sono abbastanza lontane e saremmo molto sorpresi se arrivassero buone notizie dalla Francia nel prossimo fine settimana. E poi forse bisogna uscire dall’equivoco con questa ragazza, che da un po’ di tempo ci sembra che perda le partite che deve perdere, visto che le ultime due rivali si chiamano Angelique Kerber e Serena Williams. A proposito della quale è difficile capire cosa pensare. In apertura di torneo sembrava un bluff, il definirsi “al 130% della mia forma”. Ma poi in finale ci è arrivata in carrozza, demolendo Maria Sharapova (se Camila Giorgi è sprovveduta tatticamente la siberiana cos’è? cieca?) e Agnieszka Radwanska, che forse aveva qualche velleità. In finale sono tornati i fantasmi, probabilmente il livellamento del tennis femminile riguarda anche lei. Non è più vero che è la stra-favorita di ogni torneo, ma è vero che potrebbe vincerlo. Come tante altre, a partire da Victoria Azarenka.

Sul tennis maschile forse (forse) gli alti lai sono più giustificati, visto che il tennis sta diventando quello sport con due giocatori, due racchette, una palla e in cui alla fine vince Djokovic. Il tabellone è stato abbastanza avaro di sorprese e purtroppo anche di belle partite. Dovessimo sceglierne una per turno forse qualche difficoltà l’avremmo. Però di nuovo dipende un po’ dal nostro punto di vista. Il tiebreak del quarto set tra Seppi e Gabashvili è stato emozionante; lo stesso Seppi è arrivato a due set point contro Djokovic e solo il braccino dell’altoatesino ha permesso al serbo di uscire indenne da quel terzo set. Djokovic sarà costretto al quinto da Simon, anche se ha dato la sensazione di poter essere in grado di accelerare senza scomporsi più di tanto. Ma inutile parlare di Djokovic. Però forse è inutile parlare anche di Murray, che ha sofferto in semifinale con Raonic, andando sotto due set a uno e forse approfittando di un problema fisico del canadese. Ecco, forse chi si lamenta dovrebbe seguire con maggiore attenzione Milos. Certo, difficile impazzire per lui, ma Raonic è quello che ha fatto vedere le maggiori novità. Intanto con Piatti hanno deciso di prendere la rete costi quel che costi. Lo ha fatto con Wawrinka e lo ha rifatto con uno che, come Murray, è in grado di farti pentire amaramente di esserti aggirato dalle parti del giudice di sedia. Raonic poi ha sempre avuto un dritto più che buono ma durante gli Australian Open ha messo in mostra un dritto strettissimo a uscire di enorme difficoltà e di grandissima efficacia. Certo, il problema è che il canadese dev’essere sempre al massimo della sua forma fisica, perché anche il millesimo di secondo di ritardo, rischia di far andare quel dritto ovunque ma non in campo. In ogni caso Raonic è il giocatore che maggiormente attenderemo alle riprese delle ostilità.

 

Ma per quanto non sia riuscito a far partita con Murray, anche Bernard Tomic non è uscito malissimo dal torneo. Perdere con Murray ci sta, non è uno scandalo, e l’australiano ha forse avuto il torto di crederci poco. Ma conforta il fatto che Tomic non pare più propenso a sbalzi di rendimento, anche se rimane misterioso il motivo che lo ha porta a Quito questa settimana. E in fondo la stessa cosa si può dire per Kyrgios, perché si possono fare tutte le battute che si vogliono su Tomas Berdych, ma il ceco è uno che da anni è tra i primi dieci e più dalle parti del numero 5 che da quelle del numero 10. Se vinci con Tomas insomma, significa che sei un Fab Four (o Five o insomma) quindi non è che se perdi sei diventato l’ultimo degli scemi.  Se aggiungiamo che Fritz è uscito al quinto contro Sock e che Dolgopolov si è fermato anzitempo solo perché ha incocciato Federer, forse qualcosa da salvare c’è stato. Per quanto possa mettere un po’ di tristezza vedere il povero Nadal sballottato in quel modo, la partita con Verdasco è stata ricca di pathos; la già citata partita di Raonic contro Wawrinka tecnicamente è stata più che valida e insomma qualche consolazione qui e lì sembra lecito trovarla. Certo, rimane negli occhi anche lo scriteriato quarto di finale giocato da Nishikori, l’unico che brekkava Djokovic come e quando voleva e in cambio restituiva qualsiasi cosa passasse dalle parti del suo dritto; o il povero Dimitrov che a questo punto sembra quasi perduto per il grandissimo tennis. E anche la sensazione di ineluttabilità di semifinale e finale di Djokovic con due avversari che però, per un motivo o per l’altro, non erano proprio nelle migliori condizioni per impensierirlo. Ecco, se qualcosa sembra che manchi al tennis contemporaneo è un “numero 2” all’altezza. Il numero 1 l’abbiamo ed è più che degno del ruolo. Ma il numero 2, quello che Nadal è stato per Federer, Agassi per Sampras – ed è meglio fermarsi… – quello ancora non ce l’abbiamo. Per quanto tempo? Chissà, in fondo Djokovic compirà 29 anni a maggio e non sono tantissimi i giocatori che hanno dominato dopo quell’età. A memoria francamente non ne ricordiamo. Ci sono stati giocatori che hanno vinto slam e che sono stati numeri uno, ma dominatori no, neanche Federer per dire. Se davvero Djokovic è interessato ai record, cominci a battere questo, gli altri verranno di conseguenza.

Sugli italiani non possiamo che ripetere sempre le solite cose. Bravo Seppi, peccato per Fognini, Lorenzi e Cecchinato sono dei bravi figli ecc. ecc.  Vabbè.

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ATP

ATP Lione, quarti di finale: de Minaur terraiolo? Vincono anche Norrie, Rune e Molcan

Due quarti in lotta e due sul velluto nel giovedì francese, con l’australiano che non è più un bye sulla terra battuta

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Alex de Minaur – ATP Lione 2022 (foto via Twitter @OpenParcARA)

Nella giornata in cui l’attenzione è rivolta a ben altri tabelloni, quello dell’Open Parc Auvergne-Rhone-Alpes di Lione si è allineato alle semifinali. Il programma si è aperto con il successo per 6-3 6-2 di Alex Molcan su Federico Coria, incapace di ripetere la prestazione offerta al turno precedente che gli era valsa la vittoria su Carreño Busta, finora il suo scalpo più prestigioso.

Il ventiquattrenne mancino slovacco, nel momento migliore della carriera, se la vedrà con Alex de Minaur, il cui avversario, il lucky loser Yosuke Watanuki, si è ritirato dopo aver perso il primo set 6-4. L’inedito scontro fra i due Alex costituisce un buon banco di prova per le velleità australiane sulla terra battuta in vista di Parigi, superficie su cui in questa stagione sta ammucchiando più vittorie ATP (nove) che nel resto della carriera.

A separare questi due quarti c’è stata la conclusione dell’ultimo ottavo del mercoledì. Dopo tre ore e un quarto di battaglia, infatti, Manuel Guinard e Michael Mmoh sono stati rimandati in albergo per oscurità. Alla ripresa, sul 5 pari al terzo, il francese è partito meglio e… basta: 4-6 6-4 7-5 il punteggio finale. Guinard è tornato in campo contro Holger Rune, ha vinto il primo parziale, ma si è arreso alla rimonta danese con un principio di crampi – per Holger.

 

Il suo avversario in semifinale sarà Cameron Norrie, vincitore di Sebastian Baez con il punteggio di 6-4 4-6 7-5. Non poteva non essere lotta fra i due, e appunto due ore e quaranta sono servite al britannico per avere ragione di Baez che è pure risalito da 3-5 nel terzo annullando tre match point – il primo con un lob strepitoso. Un doppio fallo argentino sul 5 pari è costato un nuovo break e Norrie ha poi chiuso con la battuta.

Il tabellone completo di Lione

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WTA Rabat: Martina Trevisan e Lucia Bronzetti volano in semifinale

Venerdì sarà derby azzurro in Marocco: Trevisan regola Rus in due set, Lucia la spunta al tie-break del terzo su Parrizas Diaz

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Martina Trevisan – WTA 1000 Madrid (foto via Twitter @MutuaMadridOpen)

Le notizie che ci porta il vento d’Africa non possono che farci sorridere, quest’oggi ancora. Infatti Martina Trevisan, dopo l’opera d’arte della vittoria contro Garbine Muguruza, continua il suo gran cammino nel Grand Prix SAR La Princesse Lalla Meryem, torneo di categoria 250 che si gioca a Rabat: ottima vittoria contro l’olandese Arantxa Rus, tds n.7, che aveva tra l’altro vinto l’unico precedente della coppia sulla terra, l’anno scorso in quel di Belgrado. Prova convincente, specie dal punto di vista mentale per la n.85 al mondo, che ha portato a casa il match per 7-6(4) 6-3, in una partita molto dura e intensa, con il primo set da quasi 1h e 30. I meriti veri non stanno tanto nei numeri e nelle statistiche però, quanto nella forza di volontà, nel rimanere sempre aggrappata alla partita: spreca un vantaggio di 3-0 nel primo set, portando addirittura Rus a servire per il set sul 6-5…ma lì dopo una serie di vari break e contro-break impatta sul 6-6 andandosi a prendere il tie-break di governo, con forza. Nel secondo parziale si segue un copione abbastanza simile: 4 break fino al 3-3, fino a quello che crea il solco a favore di Trevisan nel settimo gioco, bissato poi nel nono che vorrà anche dire match vinto per Martina, brava a non perdere mai la concentrazione e tenere sempre sotto controllo l’avversaria. Cerca la prima finale WTA superiore a un 125, e si conferma una specialista della terra (quarti al Roland Garros 2020) l’ex n.66 al mondo. Sarà un derby tra due esordienti in una semifinale del Tour a decidere chi arriverà all’atto conclusivo nella parte alta del tabellone perché anche Lucia Bronzetti ha superato il suo ostacolo –6-1 3-6 7-6(5) a Nuria Parrizas Diaz, n. 48 della classifica.

Nel quarto game arriva il break per Bronzetti, brava a scambiare da fondo e tessere la rete con pazienza, mai frettolosa e questo alla fine ha fatto la differenza con la spagnola. Continua il ritmo impressionante di Lucia, che da fondo si trasforma in un vero e proprio martello e non si accontenta di un break, ma va a conquistarsi pure il secondo, mandando a destra e a sinistra Parrizas Dias, non concedendole neanche un po’ di iniziativa. E si va a concludere così un primo set che dopo i primi 3 game non ha più visto gioco, ma solo una serie di giocate e di dominio di Lucia Bronzetti, che ha letteralmente malmenato la tds n.3, chiudendo 6-1 un primo set in cui la lingua spagnola è stata cancellata dalla forza del tricolore.

Nonostante un primo set da dimenticare, Parrizas Diaz sembra riuscire subito a ripartire al massimo nel secondo parziale: break nel secondo game, ottenuto dopo uno scambio da 20 e passa colpi durissimo e chiuso con una delicatissima smorzata, punto del match. In realtà Lucia, nonostante tutto, di impegno e vogliosa riesce a recuperare il break e portarsi sul 2-1, contando sulle folate che ogni tanto assalgono la spagnola; peccato che duri poco questa rimonta, subito gettata al vento da Bronzetti subendo il break a 0, addirittura con un doppio fallo. Eppure prosegue questa sorta di maratona psichedelica, con il quarto game di fila in cui la giocatrice al servizio perde, e anche abbastanza male: in questo caso Parrizas Dias, anche grazie alla spinta di Bronzetti, paga qualche errore di troppo da fondo, ancora con la discontinuità protagonista. Sul 3-3 del secondo set lo strappo decisivo da parte di Parrizas Diaz, che dopo aver portato a casa un game combattuto ai vantaggi infila un parziale di 10 punti a 2 che manda il match al terzo set.

 

Il dritto di Parrizas muove molto bene il gioco, viaggia filante in lungolinea che sembra quello di Bautista Agut e apre il campo con l’incrociato stretto a stremare le gambe azzurre che tuttavia non si arrendono. Gli scambi si allungano, la fatica è palpabile, mentre neanche Bronzetti accenna a calare, anzi, il livello è molto buono e i vincenti non mancano.

Lo schiaffo troppo centrale viene punito dal passante romagnolo e il doppio fallo significa 15-40. Brava Nuria a risalire, ma si rimane nel game e un’altra seconda fuori bersaglio seguita dalla risposta aggressiva valgono il 4-2 per Lucia. Ma è solo il primo di quattro break consecutivi, con il dritto spagnolo che a volte dà e a volte toglie. Soprattutto dà, perché si arriva a 5 pari, con la nostra che, in battuta, si è fermata a due punti dal match. Servendo per arrivare al 6 pari, Parrizas Diaz affossa due palle per un promettente 30-30, ma si accaparra il game con Lucia che non ha saputo o voluto approfittare di un’occasione per spingere in entrambi i punti.

Nel tie-break equilibrato, Nuria ha l’occasione per salire 5-3, le basterebbe piazzare un smorzata appena decente dopo aver ben condotto lo scambio; invece le esce un mezzo lob e Lucia si prende quel punto e i successivi due, gentili omaggi andalusi. Parrizas si ripiglia in tempo per annullare il primo match point, ma sul secondo, dopo 2 ore e 43 minuti, Bronzetti sfodera un ace che la porta in semifinale.

Nella parte bassa, saranno Claire Liu e Anna Bondar a giocarsi un posto in finale. La ventunenne statunitense ha battuto 6-4 6-1 Astra Sharma, mentre l’ungherese ha approfittato del ritiro di Ajla Tomljanovic quando l’australiana era sotto 1-5 nel primo set.

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ATP

Numeri: le mille vittorie di Djokovic a confronto con quelle di Nadal e Federer

Il campione serbo ha raggiunto l’importante traguardo a Roma, battendo Casper Ruud. Quando ce l’hanno fatta gli altri due assi? E qual è il bottino che “pesa” di più? L’approfondimento di Ferruccio Roberti

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1000 – Le vittorie nel circuito ATP ottenute da Novak Djokovic grazie alla vittoria su Casper Ruud la scorsa settimana nella semifinale degli Internazionali d’Italia. Un traguardo importante per l’attuale numero 1 al mondo, divenuto il quinto tennista dell’Era Open a raggiungere un tale numero di successi, dietro a Jimmy Connors (1274), Roger Federer (1251), Ivan Lendl (1068) e Rafael Nadal (1051). Un record impreziosito da un’altra importante statistica: la sua percentuale di vittorie nel circuito maggiore è seconda solo a quella di Nadal, che ha vinto l’83.2% (1051-212) delle partite da lui giocate, giusto un centesimo meglio di quanto fatto da Nole. Djokovic è a sua volta seguito in questa speciale graduatoria dall’82,4% di Bjorn Borg (ottenuto grazie a 654 vittorie e 140 sconfitte ), dalll’82% di Roger Federer (1251-275) e dall’81.8% di Jimmy Connors (1274-283). 

La millesima vittoria dell’attuale numero 1 ATP ci ha stimolato a cercare di ripercorrere in qualche modo tutti i successi ottenuti dal serbo nei suoi diciassette anni di presenza nel tour. Non ci siamo soffermati sul numero di titoli vinti o di settimane di permanenza al primo posto della classifica, ma abbiamo piuttosto scomposto le sue vittorie in categorie meno conosciute al grande pubblico. Le mille partite vinte dal campione serbo le abbiamo così divise tra quelle giocate al meglio dei tre o dei cinque set, tra le superfici di gioco sulle quali sono state ottenute, per la categoria di tornei nella quale sono arrivate e a seconda delle varie fasce di classifica degli avversari superati. Ne sono così venute fuori le tabelle che potete consultare, all’interno delle quali abbiamo anche indicato -per ciascuna categoria – la percentuale di vittorie raggiunta.


Età prima vittoria nel circuito (info sul match)
Età millesima vittoria nel circuito (info sul match)Bilancio complessivo W-L alla millesima vittoria (percentuale successi)Bilancio W-L partite giocate sulla distanza breve nel periodo che ha portato alla 1000 vittoria(percentuale successi)Bilancio W-L partite giocate sulla distanza lunga nel periodo che ha portato alla 1000 vittoria (percentuale successi)
Djokovic16 anni e 10 mesi (RR Coppa Davis 2004: b J. Skoderis 6-2 6-2)34 anni 11 mesi (QF Roma 2022: b. C. Ruud 6-4-6-3)1000-202 (83.2%)649-149 (81.3%)351-53(86.9%)
Federer17 anni e 1 mese (1°T Tolosa 1998: b. G. Raoux 6-2 6-2)33 anni  5 mesi(F. Brisbane 2015: b. M.Raonic 6-4 6-7 6-4)1000-227(81.5%)668-166 (81%)332-61 (84.4%)
Nadal15 anni e 10 mesi ( 1°T Maiorca 2002: b R. Delgado 6-4 6-4)34 anni 5 mesi (2°T Bercy 2020 4-6 7-6 6-4)1000-200 (83.3%)687-160 (81.1%)313-41 (88.4%)

Presi dalla curiosità abbiamo poi recuperato anche il cammino percorso da due campioni della stessa grandezza di Djokovic – Federer e Nadal- tra l’altro accomunati dall’aver frequentato il circuito grossomodo negli stessi anni dell’attuale numero uno al mondo. Anche per Roger e Rafa abbiamo considerato le loro prime mille vittorie nel circuito, raggruppandole poi in sottocategorie, così come fatto per Nole. Un modo di approfondire l’immensa grandezza delle loro carriere, ben consci che qualche statistica parziale non può certo ordinare le loro gloriose carriere in vane classifiche. Anche perché i numeri contenuti nelle quattro tabelle non fanno altro che confermare in buona parte notizie ormai risapute dagli appassionati: Federer dà il meglio di sè ed è il più forte di tutti sull’erba (87.3% di successi, l’unico dato molto parziale in controtendenza a tale affermazione è rappresentato dai 3 successi a 1 di Djokovic negli scontri diretti contro di lui), Nadal è nettamente il più forte sulla terra rossa, Djokovic, a sua volta, è il migliore quando la partita si disputa sul cemento all’aperto. Quando si gioca sulle superfici veloci in condizioni indoor il rendimento migliore è nuovamente quello di Roger, di un pizzico sul serbo (e in effetti Federer ha vinto 24 titoli contro i 13 di Djokovic, sebbene Nole conduca sullo svizzero per 6-4 i confronti diretti in queste condizioni di gioco). Anche leggendo altri dati relativi alle superfici i numeri sui punti deboli (sarebbe più corretto definirli di minor dominanza nel circuito) confermano che Nadal abbia avuto una certa difficoltà sul duro indoor (68.1% di vittorie) e che Federer abbia un buonissimo 76.2 % sul rosso (del resto Roger ha vinto 11 titoli, raggiunto altre 15 finali e ha un bilancio in positivo di 32 vittorie e 29 sconfitte contro i top ten) ma non in linea con le altre superfici. Così come, leggendo i dati contenuti nelle tabelle da noi preparate, si ricava un segreto che tale non è: Nole ha un rendimento di altissimo livello su qualsiasi tipo di campo si disimpegni, uno dei grandi motivi del suo grande successo. Tutti e tre sono arrivati alla millesima vittoria con percentuali di successo superiori all’80%, che mantengono sia nei match giocati al meglio dei tre set, che in quelli disputati sulla lunga distanza. 

 

Match vinti sulla Terra rossa
 (% vittorie su partite giocate)
Match vinti sull’Erba (% vittorie su partite giocate)Match vinti sul Cemento outdoor (% vittorie su partite giocate)Match vinti sul Cemento indoor (% vittorie su partite giocate)
Djokovic253 (80,3%)102 (85%)504 (86,3%)132 (81%)
Federer198 (76.2%)131 (87.3%)439 (83.6%)232 (84.9%)
Nadal445 (81.8%)71 (78%)407 (79.8%)77 (68.1%)

Magari era notizia meno nota che tra i tre per raggiungere le 1000 vittorie sia stato Djokovic a contare su più successi nelle partite che maggiormente contano durante la stagione: quelle degli Slam, ma anche dei Masters 1000 e delle ATP Finals (e Olimpiadi, mai vinte però dal serbo che in quattro partecipazioni ha ottenuto al massimo la medaglia di bronzo, conquistata nel 2008 a Pechino sconfiggendo James Blake). Sommando i match portati a casa in queste tipologie di tornei scopriamo che Nole ha ricavato i tre quarti dei suoi successi da partite giocate quando i tornei sono i più importanti della stagione tennistica: e del resto è l’unico tra i tre- leggiamo dalle nostre tabelle- ad aver ottenuto oltre il 20% dei suoi successi contro colleghi nella top ten (ad essere precisi il 23,1%, quasi una su quattro) e che contro giocatori non compresi nella top 20 abbia perso solo 70  delle 720 volte (il 9%) che li ha incontrati.


Slam
Masters 1000/ATP Finals/OlimpiadiATP 500-250Coppa Davis/Atp Cup
Djokovic323/369 (87.5%)434/540 (80.3%)197/240 (82.2%)46/53 (86.8%)
Federer279/324 (86.1%)372/478 (77.8%)311/379 (82.1%)38/46 (82.6%)
Nadal282/321 (87.9%)417/514 (81.1%)268/330 (81.2%)33/36 (91.7%)

Ma scavando si trovano dati impressionanti su tutti e tre questi grandi campioni: davvero ad esempio lascia senza parole il numero di 454 successi sul rosso che ha portato Nadal nel novembre 2020 a raggiungere la sua 1000°vittoria nel circuito. Per il campione maiorchino, indiscutibilmente -questo sì- il più grande di sempre sulla terra rossa una dote di successi che oltre ad aver portato all’incredibile record di 13 Roland Garros vinti, gli ha regalato un’incredibile bacheca (sempre fermandoci a novembre 2020) di 60 titoli complessivi ottenuti sulla terra battuta, tra i quali ben 25 Masters 1000). Anche i numeri di Federer sono incredibilmente buoni, come confermato senza che ce ne fosse bisogno dalle nostre tabelle. Anche rileggendo i numeri da noi raccolti è difficile pensare che ci possa essere qualcuno nel breve periodo capace di raggiungere i livelli di questi campioni immensi. Le curiosità da trarre da queste statistiche sono comunque tante, lasciamo ai lettori le considerazioni che riterranno più opportuno estrapolare.

W-L Vs top  5W-LVs 6-10W-LVs 11-20W-LVs 21-50W-LVs 51-100W-LVs 101 +
Djokovic108-73 (59.6%)123-32(79.3%)117-27(81.2%)310-43(87.8%)217-15(93.5%)123-12(91.1%)
Federer87-62 (58.3%)96-35(73.2%)120-33(78.4%)324-54(85.7%)240-31(88.5%)133-12(91.7%)
Nadal86-58 (59.7%)86-35(77.4%)137-31(81.5%)286-45(86.4%)269-17(94%)136-15(90.0%)

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