(S)punti tecnici: i numeri degli AO 2016, la tattica e la strategia, il gioco moderno

(S)punti Tecnici

(S)punti tecnici: i numeri degli AO 2016, la tattica e la strategia, il gioco moderno

Errori e vincenti, gioco da fondo e a rete, scambi lunghi e corti, dritti e rovesci, serve&volley: le statistiche degli Australian Open forniscono indicazioni interessanti, e i risultati non sono affatto scontati

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L’analista Craig O’Shannessy, che compila i “recap” quotidiani sui risultati dei match sul sito ufficiale degli Australian Open, di Wimbledon, dell’ATP e della WTA, è un esperto di “strategy analysis” del tennis, ed è stato consigliere-coach tra gli altri di Kevin Anderson, Amer Delic, Dustin Brown (quando battè Nadal a Wimbledon), ha recentemente pubblicato un riassunto generale di tutti i numeri e tutte le statistiche principali tratti dai tabelloni maschili e femminili del primo Slam dell’anno, una panoramica estremamente interessante che comprende ogni match di singolare giocato a Melbourne nelle scorse settimane (254 in totale). Come vedremo, il quadro tecnico-tattico che ne emerge, e vista la mole di dati presa in esame e la completezza del campione di riferimento va considerato una fotografia, anche se non del tutto attendibile statisticamente, comunque fedele e oggettiva del gioco e degli esiti delle diverse scelte strategiche viste sui campi, non è proprio quello che ci si aspetterebbe basandosi sulle sensazioni “a pelle” avute assistendo alle partite. Come detto non si tratta certamente di un’analisi ortodossa dal punto di vista della statistica, che richiederebbe molti altri dati specifici sulla distribuzione dei numeri valutati, sugli scarti dalla media, sulla numerosità degli eventi considerati, eccetera, ma cionondimeno i valori quelli sono, ed è interessante provare a interpretarli.

Gli errori contano molto più dei vincenti

Tra i maschi, nei 127 match esaminati, il 64% dei punti si sono conclusi con un errore, e il 36% con un vincente. Stessa situazione tra le donne, con errori al 67% e vincenti al 33%. Fin qui, dato non sorprendente, che illustra bene la tendenza alla ricerca di solidità, continuità e pressione del tennis di oggi: i colpi vincenti non rappresentano che un terzo dei punti che un giocatore professionista moderno si porta a casa.

 

Da fondocampo e basta, però, non si vince

Ma il dato successivo, e qui le cose si fanno interessanti, ci dice che da fondocampo (da fondocampo nel senso letterale del termine, non genericamente con i rimbalzi) gli uomini hanno vinto in media (media tra tutti i giocatori) il 46% dei punti, le donne il 48%. Decisamente ci si poteva aspettare una percentuale ben più alta, abbondantemente superiore al 50%.

Perfino i due campioni Novak Djokovic e Angelique Kerber, che fanno della solidità nel palleggio la cifra del loro gioco, non sono andati granchè sopra la media generale, con Nole che ha vinto da fondo il 54% dei punti, e Angie che è arrivata al 52%. Non stiamo certo parlando di due attaccanti che aggrediscono la rete in avanzamento appena possono, come ben sappiamo, eppure con il solo ritmo, le sole pallate e la sola difesa non hanno conquistato che poco più di metà del bottino di punti che alla fine li ha portati a vincere il torneo.

E questo significa che in realtà i “veri pallettari” di una volta, quelli che davvero correvano e rimettevano in campo e basta, non ci sono più: perfino i “maestri della continuità” Djokovic e Kerber hanno vinto quasi metà dei punti con colpi aggressivi che provocavano gli errori avversari, o con vincenti diretti, attacchi, accelerazioni e anticipi da tutte le altre zone del campo, non necessariamente le volée, ma nemmeno le semplici rimesse in gioco difensive da dietro. In definitiva, oggi si picchia tanto e con successo, lo spettacolo potrà pure essere monocorde e poco vario rispetto a una volta, ma almeno la palla sono costretti a giocarla e aggredirla tutti, non possono più solo rimetterla in gioco, perchè gli salirebbero sopra in due colpi e li sbatterebbero fuori campo definitivamente.

A rete, invece, vanno sorprendentemente bene un po’ tutti

A proposito di gioco al volo, altra statistica inaspettata, soprattutto nel dato: si sa che ormai a rete spesso ci si va a punto quasi fatto, e una percentuale positiva di realizzazione nei pressi del net era da aspettarsela, ma non certo il clamoroso 67% di punti vinti, numero identico sia per gli uomini che per le donne. Quasi 7 volte su 10 chi si è presentato a volleare ha fatto il punto! Combinando il risultato con la statistica precedente, che ci ricorda come da fondo la percentuale di vittoria dei punti è ben sotto la metà di quelli giocati, l’indicazione è chiarissima: anche per i professionisti moderni, se una palla è al 50%, più o meno a metà campo diciamo, e la scelta è tra spingerla e seguirla a rete oppure restare sui rimbalzi, conviene sempre, in termini di percentuali di successo nello scambio, andare avanti in proiezione verso la rete e provare a chiudere al volo.

Gli scambi brevi sono meglio

Convenzionalmente, nelle analisi statistiche dell’andamento delle partite, si usa dividere gli scambi in tre categorie di lunghezza: da 0 a 4 colpi, da 5 a 9, e oltre i 9. Al riguardo è stato analizzato l’andamento nell’intero torneo del solo Djokovic, immagino che la mole di dati che avrebbe significato recuperare quelli di ogni giocatore sarebbe stata improponibile. Ma Novak, a parte essere il vincitore e il numero uno, è un buonissimo esempio di giocatore moderno dal punto di vista tecnico-tattico, e i suoi numeri possono senz’altro fornire indicazioni attendibili.

Ebbene, il “robot da fondocampo”, quello che “sfinisce gli avversari con la solidità”, quello che “ha più resistenza e non si stanca mai”, si è attestato con i punti a +123 (493 vinti / 370 persi) negli scambi brevi, da 0-4 colpi, a +39 (191 vinti /152 persi) in quelli medi, da 5-8 colpi, e solo a +28 (152 vinti / 124 persi) nei cosiddetti scambi lunghi, superiori ai 9 colpi.

Insomma, perfino per un tipo come Djokovic, più si allunga lo scambio, meno sono le probabilità di portare a casa il punto (non meno probabilità rispetto all’avversario in quel momento ovviamente, di meno rispetto al modo di giocare tutti i punti del match in generale). L’indicazione che se ne ricava, e che ho avuto abbondantemente modo di osservare da vicino a Melbourne, è che ormai, tennis relegato alla pressione da fondo o meno, l’aspetto più determinante e di conseguenza allenato ad alto livello sono i colpi di inizio gioco, ora più che mai. Servizio e risposta, praticamente, valgono come tutto il resto del bagaglio tecnico messo insieme.

Il dritto conta tanto più del rovescio

Qui nulla di sorprendente, anche se il conforto dei numeri è sempre una buona cosa per supportare le analisi tecniche, tattiche e strategiche. Come avevamo esaurientemente già illustrato, nel tennis moderno il dritto è il colpo di gran lunga più decisivo, quello che si usa per fare davvero male all’avversario, e il rovescio per quanto buono, che sia bimane o a una mano, non potrà mai competere in termini di efficacia con il colpo giocato dal lato dell’arto dominante, per questioni di biomeccanica e soprattutto geometria.

Le statistiche degli Australian Open 2016 sono chiarissime in questo senso: tra gli uomini, un bel 68% di vicenti con il dritto, e il 32% con il rovescio, tra le donne, 64% vincenti di dritto, 36% di rovescio. La metafora più efficace, nel duello che si svolge sul campo da tennis, è di paragonare il rovescio allo scudo, e il dritto alla spada: con lo scudo tieni e difendi (per lo più), con la spada aggredisci e attacchi.

Il serve&volley è ancora vivo

Infine, un ultimo dato che anche se certamente influenzato dal numero di volte in assoluto in cui questa tattica è stata messa in atto, ovvero non con continuità, è decisamente indicativo: tra gli uomini, l’esito delle combinazioni serve&volley, con colpi al volo giocati in proiezione a rete seguendo direttamente il servizio, è stato positivo nel 67% dei casi (molto alta questa percentuale), tra le donne i serve&volley vincenti sono stati il 62%. Insomma, non è certo una scelta percorribile il precipitarsi in attacco dietro alla battuta sempre e comunque come un tempo, ma anche oggi, le volte in cui lo si fa, magari a ragion veduta e con l’accortezza di piazzare bene l’angolo e la rotazione del servizio, si portano a casa parecchi punti anche senza essere degli specialisti. E pure questa è stata una cosa che durante le innumerevoli ore passate gironzolando tra un campo di allenamento e l’altro ho avuto modo di notare: come detto, molta, molta attenzione ai colpi di inizio gioco, ma anche alle volée e soprattutto parecchio lavoro sul posizionamento a coprire bene gli angoli in attacco, e sui tempi della proiezione a rete. Servire e volleare rimane un’opzione “in più”, non può essere la base del gioco, ma è un “jolly” utilissimo da piazzare nei momenti giusti. Un buon esempio è il modo in cui Raonic è arrivato fino in semifinale a Melbourne, e se non si fosse infortunato chissà come sarebbe finita con Murray: nel match con lo scozzese, Milos è andato a rete 74 volte, molte di queste dietro al servizio, e ha fatto 50 punti (su 149 conquistati in totale, uno su tre quindi), contro uno dei migliori ribattitori del circuito. Ovviamente avere a disposizione la strepitosa “bomba” del canadese aiuta non poco, ma sta di fatto che erano anni che non si vedeva ad alti livelli Slam un giocatore che scendesse a giocarsela al volo con tanta regolarità e successo.

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Alta intensità a Indian Wells: Berrettini e Tsitsipas a tutto braccio [VIDEO]

Due ore di pallate tra Matteo e Stefanos, spettacolo di potenza sul campo di allenamento

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Matteo Berrettini e Stefanos Tsitsipas, Indian Wells 2022 (foto Ubitennis)

da Indian Wells, il nostro inviato

Poche parole, tante immagini: il modo migliore di apprezzare il tennis, visto da vicinissimo, di due top-player. Nel primo pomeriggio californiano, Matteo Berrettini e Stefanos Tsitsipas sono andati in campo sul “practice court 1” di Indian Wells, e hanno fatto divertire gli spettatori assiepati sulle tribune.
Vi documentiamo l’allenamento dei ragazzi con una serie di video esclusivi, da pochi metri: andiamo a goderceli in compagnia.

Palleggio dal centro, è sempre incredibile vedere come si muove un omone come Berrettini:

 

Sale il ritmo:

La palla schiocca, le scarpe fischiano:

Open stance piena, pallate una dietro l’altra:

Dall’altra parte della rete, non scherza nemmeno Stefanos:

Si comincia coi diagonaloni di dritto:

Matteo non si fa pregare, e in quattro botte costringe Tsitsipas alla steccata:

Si provano i colpi in chiusura, siamo verso la fine della sessione:

Per finire la carrellata, prima le cose belle di Stefanos col rovescio a una mano:

E poi la specialità di casa Berrettini, servizio e due drittoni:

Un gran bel pomeriggio di sport al massimo livello, tra il numero 5 e il numero 6 del mondo: la competizione sta appena iniziando, ma nel “Paradiso del tennis” le cose sono già interessantissime e appassionanti.
Per quello che abbiamo potuto vedere, anche parlandone un attimo con Matteo e Vincenzo Santopadre, il nostro miglior giocatore sembra stare bene, ha tirato senza paura, speriamo che possa disputare un buon torneo.

Spunti tecnici: il segreto del dritto di Berrettini
Spunti tecnici: Tsitsipas, forse abbiamo trovato un nuovo Airone

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Spunti tecnici: Sinner, decontrazione e scioltezza

Jannik è forse il miglior colpitore puro che il tennis italiano abbia mai visto. Velocità di palla altissima, fluidità totale

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Non era mai successo che il tennis azzurro contasse due giocatori contemporaneamente tra i primi 10 della classifica mondiale come accaduto fino alla settimana scorsa. Così come non era mai successo, tra gli italiani, quello che ha realizzato nel 2021 Jannik Sinner, 20 anni, ovvero vincere ben 4 tornei ATP in una stagione (i “250” di Melbourne, Sofia e Anversa, e il “500” di Washinghton, più una finale Masters 1000 persa a Miami). Il giovane ex sciatore della Val Pusteria sta vivendo, da ormai un paio d’anni, un percorso di progresso tecnico e tattico a tratti esaltante, meritatamente condito da vittorie di peso e una conseguente scalata verso i piani alti del nostro sport, dove ha raggiunto Matteo Berrettini, che sta facendo sognare i tifosi non solo nostrani.

La cifra del gioco di Sinner, tennista modernissimo come impostazione tecnico tattica, è la qualità del palleggio aggressivo da fondocampo. Dritto e rovescio di Jannik sono fucilate in costante accelerazione, con una capacità fenomenale di creare velocità di palla da ogni angolo del campo. Come ci riesce il nostro campione? Andiamo ad analizzarlo, ringraziando l’imprescindibile Vanni Gibertini per i video e le immagini originali ed esclusive di Ubitennis direttamente realizzate da Indian Wells nell’ottobre 2021. Iniziamo con un video rallentato, dove possiamo apprezzare due dritti e un rovescio.

Quello che salta subito all’occhio, oltre alla generale compostezza della postura e dell’equilibrio, è la facilità con cui Jannik fa scorrere la testa della racchetta attraverso la palla, senza perderne minimamente il controllo. Andando a osservare con attenzione alcuni “frame” tratti dallo stesso filmato, possiamo notare la caratteristica speciale degli swing di Sinner: il giocatore è talmente decontratto da far finire l’attrezzo praticamente nello stesso punto, ben alto e dietro le spalle, da cui ha iniziato il movimento a colpire.

 

Questa ampiezza dell’ovalizzazione non è un dettaglio peculiare di Jannik, è tecnica abbastanza standard, quello che risulta straordinario nel caso dell’azzurro è che di norma uno swing così sciolto, in gergo si direbbe “a tutto braccio”, viene “lasciato andare” così tanto nel momento in cui si vuole produrre un’accelerazione vincente, alla massima velocità possibile, con tutti i rischi di errore annessi. Sinner, invece, lo fa in ogni singolo colpo, botta dopo botta, mantenendo percentuali altissime di successo, ed è da questo che deriva la sensazione di ritmo impossibile da reggere che tanti dei suoi avversari hanno provato e poi raccontato dopo averlo affrontato.
Andando a vedere i frame, la stessa cosa avviene dal lato del rovescio.

Rovescio che è il colpo più naturale di Jannik, anche se a ben vedere i progressi degli ultimi tempi hanno portato anche il dritto a essere un’arma di pari efficacia. La caratteristica principale del colpo bimane di Sinner è l’estrema semplicità della preparazione, un “backswing” eseguito praticamente in linea, un po’ come nel caso di Daniil Medvedev. Molto differente rispetto, per esempio, all’ovalizzazione più “rotonda” di uno come Alexander Zverev, nessuna delle due tecniche esecutive è migliore o peggiore dell’altra, sono solo personalismi coordinativi. Vediamo il confronto qui sotto, con un’immagine di Sascha sempre da Indian Wells, la differenza di altezza della testa della racchetta all’apice del backswing è chiarissima.

La preparazione con ovalizzazione facilita un minimo l’accelerazione della testa della racchetta, che viene “aiutata” dal percorso bello tondeggiante che va a effettuare (come nel caso di praticamente tutti i dritti standard), mentre quella in linea, a patto di avere la scioltezza di braccia necessaria per far viaggiare l’attezzo, rende più semplice andare a impattare “attraversando la palla”, con poca rotazione, e altissima rapidità del colpo. Lo vediamo dall’inizio alla fine qui sotto.

L’intero movimento, dal backswing fino all’impatto, vede la testa della racchetta di Jannik che non va più in alto rispetto alla linea delle spalle, e non viene portata più in basso dei fianchi, rimanendo in un “binario” di poche decine di centimetri in verticale. L’accompagnamento finale, sempre composto e con la racchetta che segue la direzione della palla prima del già commentato, scioltissimo “wrap” (avvolgimento delle braccia) sopra la spalla opposta, conclude un’esecuzione a dir poco spettacolare.

Dal binario di cui sopra partono gli autentici treni, lungolinea e incrociati, con cui il rovescio di Sinner fa a fette il campo e di conseguenza gli avversari.
Riassumendo, con i fondamentali al rimbalzo, siamo davanti a una macchina lanciamissili che ha pochi eguali nel circuito, paragonabile a quello che era Tomas Berdych (ma con maggiori margini a mio avviso), e per quanto riguarda il rovescio, l’eccellenza è assoluta, al livello dei migliori di tutti, come i citati Zverev e Medvedev. Forse solo il bimane del grande Novak Djokovic, attualmente, potrebbe farsi preferire a quello di Sinner, ma per una questione di varietà tattica di soluzioni che deriva dall’esperienza del fuoriclasse, non certo per qualità tecnica in senso stretto.
A partire dallo scorso anno Jannik sta lavorando molto per migliorare il servizio, che è un colpo ben eseguito e che produce bella velocità, ma a volte tende a non ottenere sufficienti percentuali e angoli efficaci. Il problema (relativo, parlando di livelli simili) appare in gran parte risolto, certo Sinner è difficile che si trasformi in un bombardiere alla Berrettini, ma se riesce ad ottenere un congruo bottino di punti diretti, e negli altri casi a comandare lo scambio scatenando il pazzesco ritmo da fondo analizzato prima, va benissimo così. Lo vediamo qui sotto:

Esecuzione assolutamente corretta, ottimo impatto, si può notare che Sinner tende a rimanere molto verticale con relativa minore uscita dell’anca in avanti, e di conseguenza azione del piano delle spalle meno accentuata, ma anche qui siamo davanti a caratteristiche coordinative personali, quello che conta è la sensazione e la sicurezza nel colpo che può sentire solo il giocatore stesso. Nel corso dell’ultimo anno Jannik è passato dalla tecnica foot-up, cioè con il piede posteriore che fa un passo in avanti a raggiungere quello anteriore, a quella foot-back, con i piedi entrambi a terra in fase di caricamento. Di solito in questo modo si può regolarizzare il lancio di palla, e pare che per Sinner la cosa funzioni. Ormai le prime palle vanno spesso a 200 kmh e anche di più, le seconde non sono facili da aggredire, e oltre a questo ricordiamo che la fase di evoluzione tecnica del giocatore non è ancora conclusa. In ogni caso, è stata raggiunta l’elite del tennis mondiale, se poi immaginiamo ulteriori margini di miglioramento anche tattici, come la capacità di chiudere a rete con angoli e soprattutto tempi di esecuzione sempre più efficaci, il futuro non potrà che riservarci soddisfazioni che attendevamo tutti da una vita.

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ATP Finals – Spunti Tecnici: Matteo Berrettini e il dritto che fa male anche ai top-players

SPONSORIZZATO – Per non parlare del servizio… Gli straordinari risultati del testimonial Lotto, consolidato ATP Top 10, dipendono in gran parte dal binomio dritto servizio

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(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photo @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

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Tecnicamente, stando in campo con Matteo Berrettini, che si prepara a giocare le ATP Finals per la seconda volta in carriera (record per il tennis italiano maschile, come l’esaltante finale raggiunta sull’erba di Londra), è molto interessante vedere quanto i colpi dell’azzurro sponsorizzato da Lotto Sport Italia siano strutturati con l’obiettivo dell’efficienza e dell’incisività.

Il dritto è uno dei più potenti e carichi di top-spin del Tour, parole di Novak Djokovic, una botta paragonabile a quella di Juan Martin del Potro, il servizio è sempre la specialità di casa, e il rovescio slice (con rotazione all’indietro) è diventato solido e molto efficace. D’altronde, a questi livelli non vai in fondo agli Slam con buchi tecnici evidenti, chi critica il rovescio di Matteo dovrebbe provare a starci in campo contro, come ha detto anche Monfils dopo averci perso a New York due anni fa. Vediamoci insieme Berrettini da vicinissimo.

(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

Qui sopra, un paio di esecuzioni del dritto in open stance, postura frontale, il classico “sventaglio” con cui l’italiano martella a ritmo altissimo da ogni angolo del campo. Da notare, a parte l’ovalizzazione perfetta e l’ottima spinta della gamba esterna, come Matteo tenga l’indice della mano destra ben separato dalle altre dita. La cosa consente una maggiore sensibilità, la nocca del dito avvolge il manico più avanti sostenendolo e “sentendolo”, è il cosiddetto “pistol grip“, l’impugnatura “a pistola”, come se l’indice fosse su un grilletto immaginario. Rispetto al “hammer grip“, che non è l’impugnatura a martello che in italiano è la continental, ma è la postura della mano sul manico a dita raccolte, il vantaggio a livello di percezione e tatto è notevole, a patto che si sia in grado, con la forza dell’arto, di reggere con sufficiente saldezza l’attrezzo. Ecco un esempio più chiaro, per capirci.

 

Sopra, Dominic Thiem, sotto, Berrettini. Se osserviamo l’indice, la differenza è evidente. Sono due dritti brutali per potenza, efficacissimi entrambi, ma avete presente quando un colpo ha “qualcosa” in più? Magari dà un’impressione di maggior controllo, o di varietà di esecuzioni, tipicamente la capacità di tirare piatto oppure super-arrotato cambiando l’angolo di attacco del piatto corde sulla palla con disinvoltura? Ma non si riesce a focalizzare quale sia la causa, o perché uno ci riesca meglio di un altro? Ecco, questi dettagli spesso sono la risposta. E sappiamo bene che una delle caratteristiche tecniche di Matteo è proprio la capacità di sparare liftoni alternati a manate piatte come niente fosse.

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(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

Qui sopra, vediamo il rovescio tagliato con rotazione all’indietro, ovvero lo slice. Berrettini ha lavorato moltissimo su questo colpo, ce lo ha detto lui stesso, e i risultati si vedono. Non parte molto in alto con la testa della racchetta, non sale troppo con la spalla, e tiene il braccio abbastanza discosto dal corpo (pensiamo a Roberta Vinci, che arrivava dietro la schiena col piatto corde, e avvolgeva il braccio così tanto che ancora un po’ si strangolava da sola, con la spalla destra in gola). Il movimento a colpire risulta più orizzontale, data l’altezza di Matteo la cosa per lui funziona più che bene, ed è ottima la conduzione del piatto corde, con postura perfettamente composta, come si può apprezzare nella seconda immagine. Notevole la capacità di andare basso con le ginocchia, data la stazza del giocatore. La rasoiata in slice di Berrettini non ha nulla da invidiare, quanto a efficacia e cattiveria della rotazione, a esecuzioni ben più “blasonate” dal punto di vista stilistico. Bravissimo.

Qui sopra (sequenza originale ed esclusiva di Ubitennis da Indian Wells), il super-servizio, senza commenti perché le immagini parlano da sole. Il caricamento iniziale, con il brandeggio basculante “alla Raonic”, e il polso morbido, con presa leggerissima, sono caratteristiche personali di Matteo. Decontrazione totale, che produce una frustata con pochi eguali nel circuito. Dalla “trophy position” in poi, vediamo le immagini, anche scolasticamente è una martellata fantastica, il lieve attimo di surplace con racchetta piatta verso l’alto, difettuccio veniale ma presente fino a tre anni fa, è sparito, Matteo va di taglio ad aggredire la palla in modo perfetto. Che missili, ragazzi.

In conclusione, abbiamo un gran bel giocatore, moderno, fisico, potente, e dotato di tecnica assai più raffinata di quanto appaia a prima vista (e soprattutto in TV). La grande sensibilità della sua palla corta ne è un esempio, non spari servizi a 225 all’ora, dritti a 160 dall’altra parte, e poi chiudi il punto con una carezza a mezza spanna dal nastro se non hai tanta, ma tanta “mano”. Un po’ di abitudine ad andare a rete a prendersi qualche punto in più, altra cosa su cui Berrettini e Santopadre ci hanno detto di stare lavorando parecchio, con successo viste le vittorie, e il “pacchetto” è completo.

Terzo anno chiuso in top-10 ATP, titoli prestigiosi come al Queen’s Club, soddisfazioni personali come la convocazione per il team Europa alla Laver Cup, e il sogno della finale di Wimbledon: Matteo Berrettini è arrivato tra i grandi del tennis, e ha intenzione di rimanerci a lungo.

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