Battaglia tra UISP-FIT, Vaccari (senatore PD): "Comportamento della Federtennis antisportivo, il CONI prenda una posizione chiara"

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Battaglia tra UISP-FIT, Vaccari (senatore PD): “Comportamento della Federtennis antisportivo, il CONI prenda una posizione chiara”

Il senatore Vaccari è tornato a parlare della questione UISP-FIT (con
una nota ufficiale al Senato) invitando il CONI a prendere una posizione decisa

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Uno scontro ancora aperto, quello tra Uisp e Fit sulla concorrenza (sleale o meno) nelle affiliazioni di circoli e maestri. Che ormai ha il Parlamento come centro del dibattito, col senatore Vaccari, primo firmatario dell’interrogazione che ha scoperchiato il caso, che interviene ancora dopo le dichiarazioni rilasciate da Binaghi a diversi quotidiani e la levata di scudi a difesa del presidente Fit di altri presidenti di federazione, Petrucci (Fib) per primo.

«Sappiamo che il presidente Giovanni Malagò, nel consiglio nazionale del Coni, è intervenuto nella querelle tra il presidente della Federtennis Angelo Binaghi e il presidente della Lega tennis Uisp, Vincenzo Manco – si legge nella nota di Vaccari – e ha proposto un tavolo comune per trovare una soluzione. Questo dopo la nostra interrogazione sul boicottaggio della Lega Tennis Uisp da parte della Federazione Italiana Tennis, al quale la prima (UISP) ha reagito con un esposto al garante della concorrenza. Tutto questo è positivo, ma non deve portare a un compromesso al ribasso».

Vaccari continua quindi a puntare il dito sulla Fit: «I problemi posti dalla Uisp – spiega – sono reali e rendono impossibile per tanti giovani praticare l’attività sportiva. La Fit non può pretendere l’esclusività del tesseramento, né sanzionare i suoi tesserati e gli impianti sportivi se partecipano ad attività della Lega Tennis Uisp. Si tratta di un comportamento antisportivo sul quale il Coni deve prendere una posizione chiara, senza limitarsi solo a redarguire la Uisp per il suo ricorso al Garante».

 

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WTA San Jose: Tomljanovic sopravvive ad Anisimova, ritorno vincente per Stephens

Amanda fa e disfa, Ajla rimonta secondo e terzo set, annulla due match point e passa. Vincono anche Collins, Putintseva e Claire Liu

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Sloane Stephens - Charleston 2021 (foto Volvo Car Open/Chris Smith)

Tabellone allineato agli ottavi di finale nella Silicon Valley, dov’è in corso la terza edizione del WTA di San Jose – evento erede dell’antico WTA Stanford, il più anziano torneo a disputarsi sul cemento USA. Molto interessante, come tutti sanno, il tabellone a San Jose, e non disprezzabile il programma andato in archivio nella nottata italiana tra martedì e mercoledì. Il proscenio è meritatamente toccato alla sfida tra Ajla Tomljanovic e Amanda Anisimova, una furiosa lotta di oltre due ore infine vinta dall’australiana più volte salvatasi a un centimetro dal KO.

Perso nettamente il primo set, travolta dai vincenti in risposta di Amanda – alla fine la ventenne dal Jersey ne piazzerà addirittura quaranta, purtroppo anestetizzati da altrettanti non forzati -, Tomljanovic è ruzzolata sotto tre-cinque anche nel secondo, prima dell’inaspettato parziale di quattro giochi consecutivi concluso non senza annullare un primo match point in risposta in coda al decimo. “Nel primo set mi ha uccisa, non ero preparata a gestire così tante palle complesse – ha detto Ajla nel corso dell’intervista in campo -. Mi sono imposta di starle attaccata il più possibile, e non ero con la testa negli spogliatoi quando mi sono trovata in svantaggio 6-1, 5-3. Lei ha giocato per alcuni tratti un tennis incredibile, ma in qualche modo sono riuscita a venirne fuori“.

Nel terzo, altra rimontona dell’Australiana, ancora dal 3-5 e ancora salvando un match point, stavolta nel nono game al servizio. Un nuovo parziale di quattro giochi a zero e gli ottavi in tasca: affronterà Yulia Putintseva, brava a rendere semplice un match sulla carta complesso con Donna Vekic. Una serata californiana che non aiuterà la sfiduciatissima Amandina di questi tempi a ritrovare sé stessa, ma sarà forse utile a rinvigorire il sorriso di Sloane Stephens, tornata a vincere un match nel Tour un mese e un giorno dopo la sconfitta patita a Wimbledon contro la sensazionale Liudmilla Samsonova vista sui prati. Brava Sloane a non farsi deprimere dall’avvio shock nel derby a stelle e strisce con Caty McNally, subito scappata via sul 4-0 nel primo set. “Mi dava molto fastidio il sole, ero parecchio nervosa – l’analisi on court della campionessa dello US Open 2017 -. Ho pensato che dovevo calmarmi e iniziare a giocare. Per i primi venti minuti stavo pensando a tutto fuorché al mio tennis“.

 

Stephens agli ottavi affronterà Danielle Collins, freschissima campionessa a Palermo emersa dall’altro derby USA contro Shelby Rogers (nel quale ha vinto il 12° set consecutivo). Per il resto, buone le vittorie di Kiki Mladenovic sulla coreana Na-Lae Han e quella dell’interessante ventunenne californiana Claire Liu sulla recentemente riabilitata Dayana Yastremska.

Risultati, primo turno:

K. Mladenovic b. [Q] N. Han 6-4 6-4
[8] Y. Putintseva b. D. Vekic 7-5 6-3
C. Liu b. D. Yastremska 6-3 4-6 6-4
A. Tomljanovic b. A. Anisimova 1-6 7-5 7-5
S. Stephens b. C. McNally 6-4 6-2
[7] D. Collins b. S. Rogers 6-4 6-3

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Kyrgios subito sconfitto a Washington: “È dura. Non so se tornerò quello di prima”

Battuto al primo turno di Washington, Kyrgios ammette le sue difficoltà: “Non vedo più il tennis con gli occhi di prima”

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Nick Kyrgios - ATP Washington 2021 (ph. Mike Lawrence)

Sembra passata un’eternità, ma non è così: era il 2019, appena due anni fa, quando Nick Kyrgios, allora 24enne, iscrisse il proprio nome nell’albo d’oro dell’ATP 500 di Washington battendo in finale con un doppio 7-6 Daniil Medvedev che soltanto qualche settimana più tardi avrebbe vinto a Cincinnati. Sono trascorsi due anni che sembrano un’altra vita, tennistica e non solo, e ci ritroviamo a scrivere di un Kyrgios battuto al primo turno da Mackenzie McDonald 6-4 6-4; il tutto da campione in carica del torneo, non essendosi disputata l’edizione 2020 a causa della pandemia.

Una partita abbastanza equilibrata nel punteggio, girata a favore del non irresistibile americano McDonald grazie a due break, uno per set. Kyrgios che arrivava dalla sconfitta al secondo turno ad Atlanta, non è mai riuscito ad entrare in partita – incapace di sfruttare le occasioni per far girare il match a suo favore. Consapevolezza immediatamente espressa nelle parole post-gara.

Non ho giocato bene. Avrei dovuto sfruttare meglio qualche break point ma non ce l’ho fatta e se non cogli subito le opportunità, le partite si perdono; a maggior ragione se giochi con un ragazzo affamato, che ha giocato un tennis di buon livello e per il quale deve essere orgoglioso. Mi ha messo in difficoltà rispondendo bene e molto profondo, giocando bene i punti decisivi. Purtroppo io oggi non ero all’ altezza, il mio corpo non lo era”.

 

Causa di questo scollamento tra la mente che disegna e immagina un colpo e la reattività del corpo nel proporla, è quasi certamente attribuibile alle poche partite disputate finora da inizio anno, soltanto 12: “Ho come la sensazione che la mia mente e il mio corpo non siano in armonia ed in accordo. So che dovrò leggere adesso tanta merda sui social; mi accuseranno di avere la testa altrove. Sono deluso di questo e amareggiato, così come so che ci saranno molte persone deluse. Ho ancora il doppio; proverò e mi divertirò, perché è questo quello che voglio fare in campo. Tutto quello che posso fare è continuare a provare a giocare, continuare e sperare che le cose cambino. Più tennis gioco giorno dopo giorno, più spero di ottenere un po’ di quello slancio che mi servirebbe per tornare ai livelli del mio tennis”.

Tutto però passa dal risolvere i dissidi interni e i demoni che ne hanno sempre contraddistinto il carattere, tanto da bloccarne, forse definitivamente, la definitiva esplosione.

 “Sto affrontando i miei problemi fuori dal campo, come tutti. In molti recitano una parte, ma io no: non voglio. È difficile. Ho a che fare con problemi come tutti noi. Se ho intenzione di ricordare questa partita tra due anni? No, non sarò troppo duro con me stesso anche se è ovvio che io sia un atleta competitivo. Il problema è che quando sono in campo non sento più la pressione del break point, non sento più le emozioni che prima avevo sul campo e non so cosa dire, non so come sentirmi. Vorrei soltanto tornare a sentire quello che sentivo prima. Mi manca non vedere il tennis con gli stessi occhi di prima. Vedete adesso? Mi sto a malapena arrabbiando per una sconfitta al primo turno. In altri momenti sarei stato multato e avrei rotto qualche racchetta. Adesso sono contento per il mio avversario, prima invece non lo avrei sopportato. Non so se sia giusto o sbagliato, ma ho sempre avuto l’idea che se ci si arrabbia per qualcosa vuol dire tenere davvero a quella cosa. Ora non lo so. È tutto molto strano“.

Un periodo difficile per Nick, come per tanti altri atleti. Non esiste un rimedio valido universalmente, non una cura, non una soluzione immediata: “Ho tante persone nella mia vita che mi dicono cose positive. Proverò a tornare quello di prima ma è dura“.

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Al femminile

Tokyo 2020: le Olimpiadi delle giocatrici ritrovate, da Bencic a Vondrousova

Belinda Bencic e Marketa Vondrousova era reduci da un 2020 di crisi, ma ai Giochi di Tokyo hanno saputo riproporre il loro miglior tennis

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Belinda Bencic - Olimpiadi di Tokyo

Belinda Bencic ha vinto la medaglia d’oro nel tennis femminile alle Olimpiadi di Tokyo, al termine di una settimana ricchissima di spunti, tecnici ed extratecnici. E non si è discusso solo durante il torneo, ma anche prima. Procediamo con ordine, e cominciamo con il tema più interessante emerso alla vigilia.

1. Il valore del tennis alle Olimpiadi e le polemiche nella Repubblica Ceca
Un primo tema, che regolarmente aleggia sul torneo olimpico ogni volta che va in scena, è stabilire il suo peso rispetto agli altri classici appuntamenti del tennis. Quanto vale la vittoria olimpica rispetto a uno Slam? E rispetto al Masters? Di più o di meno?

Per quanto mi riguarda ho una idea piuttosto drastica sul rapporto tra i diversi sport e le Olimpiadi: secondo me gli sport per i quali la competizione olimpica non risulta la più importante per un atleta, semplicemente non dovrebbero far parte delle Olimpiadi. Per esempio, alle Olimpiadi sarebbe meglio non avere il calcio (nel calcio i Mondiali valgono più delle Olimpiadi); e per la stessa ragione nemmeno il tennis. Perché non penso che una tennista baratterebbe un titolo a Wimbledon con una vittoria alle Olimpiadi.




 

Ma questa è la mia posizione del tutto personale, che conta zero. Fra le tenniste le sfumature sono diverse e variegate, in parte determinate dalla cultura sportiva di provenienza. Infatti ci sono nazioni dove le Olimpiadi sono considerate il massimo dello sport, sempre e comunque, con notevoli conseguenze sul modo di pensare. Per esempio Li Na, giocatrice che ha avuto un ruolo epocale per lo sviluppo del tennis in Cina, raccontava che nel suo paese il tennis aveva ricevuto un grande impulso dopo che ad Atene 2004 Li Ting e Sun Tiantian avevano vinto il titolo del doppio femminile. Li Ting e Sun Tiantian: alzi la mano, tra gli appassionati di tennis italiani, chi si ricorda di loro.

La testimonianza di Li Na ci conferma che in alcune nazioni l’Olimpiade ha un fascino e un valore che travalica il puro aspetto tecnico. E penso che qualcosa di simile non si avverta solo in Cina, ma anche nell’Europa dell’Est (diciamo oltre la vecchia cortina di ferro). Una grande giocatrice come Elena Dementieva ha sempre considerato la vittoria alle Olimpiadi di Pechino 2008 come una impresa sufficiente a dare senso a tutta la sua carriera, che pure si è conclusa senza Slam.

Però anche nell’Est Europa le posizioni non sono tutte unanimi, e oggi ci sono tenniste con una scala di valori differenti. Per capirlo, racconto come sono andate le cose quest’anno in Repubblica Ceca, la nazione che al momento ha più giocatrici ai vertici della classifica mondiale (quattro nelle prime 23 del ranking: Pliskova, Kvitova, Krejcikova, Muchova).

Sino a qualche mese fa, sembrava che i quattro posti (il massimo consentito) per le Olimpiadi fossero assegnati: come singolariste, in base al ranking sarebbero andate in Giappone Pliskova, Kvitova, Muchova e Vondrousova. Sempre che nessuna avesse deciso di rinunciare, perché Pliskova non sembrava particolarmente entusiasta per l’impegno. Sin dall’inizio del 2020, quando ancora non si sapeva che le Olimpiadi sarebbero state rinviate, aveva espresso dubbi sulla partecipazione.

Ricordo che Pliskova aveva rinunciato a Rio 2016, ufficialmente per non correre il rischio di contrarre il virus Zika. In quell’agosto di cinque anni fa, evitando la trasferta in Brasile, Karolina si era preparata al meglio per lo US Open 2016, nel quale avrebbe raggiunto la finale, punto di partenza fondamentale per diventare qualche mese dopo numero 1 del mondo. Invece Kvitova, medaglia di bronzo a Rio, non aveva mai espresso dubbi sulla trasferta in Giappone, malgrado a Tokyo fosse previsto un clima ancora più caldo della edizione brasiliana.

Questo sino a giugno 2021. Ma proprio in extremis le cose cambiano. La prepotente salita in classifica di Krejcikova (vincitrice a sorpresa del Roland Garros), e i punti in scadenza della edizione Slam del 2019 rimescolano le carte: di fatto, Krejcikova scalza Vondrousova. Dunque in vista di Tokyo, la classifica WTA recita: Pliskova 10, Kvitova 11, Krejcikova 15 e Muchova 22. Escluse dal singolare Vondrousova 41, Bouzkova 50 e Siniakova 75. L’articolo di Ubitennis uscito il 16 giugno, fotografa alla perfezione lo stato delle cose.

Tutto appare ormai definito, quando arriva il colpo di scena: il 21 giugno si scopre che Marketa Vondrousova ha deciso di fare ricorso al ranking protetto (previsto per chi ha subito lunghi stop per infortuni), e grazie a questo “jolly” è ammessa di diritto nel quartetto ceco. Un ranking protetto che fa riferimento a due stagioni prima, quando a causa di un infortunio al polso non aveva giocato da luglio a dicembre 2019. Il diritto non è ancora scaduto, e ITF lo conferma. Al momento dell’infortunio, Vondrousova era numero 14 WTA (reduce dalla finale persa al Roland Garros contro Barty). Marketa aveva custodito quella virtuale posizione numero 14 in attesa del torneo con l’entry list più severa, il torneo che davvero le stava a cuore: le Olimpiadi.

Con Pliskova, Kvitova e Krejcikova che decidono di partire per il Giappone, la scelta di Vondrousova ha una conseguenza automatica: a Tokyo non potrà andare Karolina Muchova. Numero 22 del mondo, eppure fuori dai Giochi. Nella Repubblica Ceca la decisione di Vondrousova viene aspramente criticata: è accusata di essere egoista, di avere utilizzato un escamotage per far fuori una compagna ben più avanti di lei in classifica. E di sicuro l’esito di Wimbledon non aiuta a calmare le acque: Muchova raggiunge i quarti di finale, mentre Vondrusova perde malamente al secondo turno contro una wild card locale, la numero 338 Emma Raducanu.

Volete sapere cosa ne penso? A me, un utilizzo così posticipato del ranking protetto, suona un po’ contro lo spirito della norma. Ma in punta di diritto nessuno può accusare Marketa: le regole glielo consentono. E così a Muchova non rimane che pubblicare un tweet di rammarico: “Sono delusa dal fatto di non poter giocare alle Olimpiadi di Tokyo. Non vedevo l’ora. Ma devo rispettare le regole ITF e tiferò da casa per la squadra ceca”.

Dopo questa vigilia avvelenata, arriva il momento del torneo. E i risultati ribaltano completamente la situazione. Al secondo turno Kvitova si dissolve nel caldo-umido di Tokyo, subendo contro Van Uytvanck un parziale conclusivo di dieci game a zero (5-7, 6-3, 6-0). Al terzo turno Pliskova perde contro Camila Giorgi (6-4, 6-2), come già accaduto a Eastbourne. Anche Krejcikova si ferma al terzo turno, sconfitta dalla futura vincitrice Bencic (1-6, 6-2, 6-3). Mentre Vondrousova, la reietta Vondrousova, diventa eroina nazionale regalando a se stessa e al proprio paese la medaglia d’argento; dopo avere battuto, fra le altre, Naomi Osaka.

Evidentemente Marketa teneva moltissimo a partecipare alle Olimpiadi, altrimenti non avrebbe speso il “jolly” per un evento che non distribuisce punti WTA e nemmeno montepremi, oltre tutto mettendo a rischio i rapporti interpersonali della squadra ceca (il team che ha vinto più volte la Fed Cup negli ultimi anni).

Se associamo questa vicenda alle lacrime inconsolabili della polacca Iga Swiatek (eliminata al secondo turno), che per il 2021 aveva dichiarato di puntare innanzitutto alle Olimpiadi, abbiamo un quadro più variegato su come venga considerato questo evento dalle protagoniste. In sostanza c’è chi ha rinunciato a Tokyo pur avendo diritto di esserci (Kenin, Andreescu, Azarenka, Serena, Kerber, Keys, etc.) e chi, come Vondrousova, non ha lasciato nulla di intentato pur di essere presente.

a pagina 2: Le condizioni di gioco e l’esempio di Camila Giorgi

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