Una diciottenne fra le prime 50 del mondo: Daria Kasatkina

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Una diciottenne fra le prime 50 del mondo: Daria Kasatkina

Dopo alcuni anni con pochi ricambi all’altezza, Daria Kasatkina insieme a Margarita Gasparyan ed Elizaveta Kulichkova sta provando a rinverdire i fasti del tennis russo

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Probabilmente qualche giorno fa avete letto su Ubitennis una notizia interessante: nella classifica WTA sono tornate tre diciottenni tra le prime cinquanta; non accadeva dal 2009. Si tratta di Belinda Bencic, Jelena Ostapenko e Daria Kasatkina, nate fra il marzo e il giugno 1997.
Non è facile interpretare questi fenomeni e capire perché alcune annate di giovani promesse non riescono a produrre valide professioniste, mentre altre invece sì, e soprattutto così precocemente. Forse una spiegazione si può rintracciare nell’incrocio tra qualità e quantità: quando cioè tra le junior si trovano contemporaneamente più tenniste di valore, la possibilità di stimolarsi reciprocamente (anche incontrandosi l’una con l’altra) finisce per alzare il loro livello, producendo un circolo virtuoso che le migliora e le rende più forti in vista nel passaggio nella WTA.

Se ad esempio seguiamo questo stralcio di match tra Kasatkina e Bencic del maggio 2013 non si può non rimanere ammirati dalla qualità di gioco di quelle che allora erano due sedicenni da pochi giorni (Kasatkina è nata il 7 maggio 1997, Bencic, il 10 marzo).


L’aspetto che rende particolarmente interessante Daria Kasatkina è l’essere parte contemporaneamente di due fenomeni degni di nota: oltre a quello descritto sopra (cioè quello delle teenager in grado di farsi strada rapidamente nel ranking) appartiene al gruppo di nuove leve russe che stanno cercando di rinverdire i fasti della generazione del decennio scorso, capace di vincere Slam e rimanere stabilmente ai vertici della classifica mondiale. Di quella formidabile schiera di giocatrici oggi rimangono Sharapova e Kuznetsova; successivamente solo Pavlyuchenkova ha scalato le classifiche da teenager, mentre Kleybanova è stata sfortunatissima (fermata dal linfoma di Hodgkin) e Makarova è maturata molto più tardi.
Dopo un periodo di mancanza di ricambi, nelle ultime due stagioni si sono affacciate cinque giocatrici interessanti. Le prime due, Putintseva e Gavrilova, sono “emigrate” altrove (Kazakhistan e Australia) ma le altre stanno cominciando a far parlare di sé: sono Gasparyan (21 anni, è nata nel 1994), Kulichkova (19 anni, è del 1996) e appunto Kasatkina (18 anni).

 

Kulichkova e Kasatkina hanno spesso percorso insieme la parte più recente di carriera tennistica, a partire dalla Fed Cup giovanile del 2012; e tutte e due hanno vinto uno Slam junior nel 2014: Australian Open per Kulichkova, Roland Garros per Kasatkina. Negli anni sono diventate amicissime, supporto reciproco nelle difficoltà di viaggi e tornei; e se si seguono le loro pagine “social” si vede quanto spesso siano insieme nelle situazioni più diverse. Una amicizia a prova di passioni tennistiche, visto che Kulichkova è tifosissima di Federer, mentre Kasatkina è nadaliana di ferro.

Va sottolineato che la crescita degli ultimi talenti è avvenuta malgrado le difficoltà economiche del tennis russo, senza più i finanziamenti che alla fine del millennio scorso avevano contribuito al reclutamento e alla formazione della prima ondata di grandi giocatrici. Si capisce quindi perché Putintseva e Gavrilova abbiano rinunciato a rappresentare sportivamente il loro paese di origine, in favore di nazioni disposte ad aiutarle economicamente e tecnicamente. Oggi le giovani giocatrici devono trovare le risorse da sole, e crescere cercando ognuna il proprio percorso.
Al termine degli Australian Open 2015 (vinti da Serena in finale su Sharapova) il presidente della federazione tennis russa Tarpischev aveva dichiarato: “Una futura Sharapova? Sono preoccupato, perché ad esempio le ultime due vincitrici di Slam junior, Kulichkova e Kasatkina, a causa nei nostri problemi finanziari ricevono poco o nulla, e devono quindi contare soltanto su loro stesse. Senza poter offrire loro dei contratti abbiamo il 90% di possibilità di perderle”.
E con quel “perderle” si può intendere sia non riuscire a sfondare per mancanza di aiuti tecnici all’altezza, sia il rischio che la grande promessa si rivolga ad altre nazioni. E infatti, senza rinunciare a giocare per la Russia, anche Kasatkina per crescere tecnicamente si è trasferita all’estero, in Slovacchia.

Nata a Togliatti, ha cominciato a giocare a tennis a sei anni, seguendo sui campi il fratello maggiore. Quando è apparso chiaro che quella più dotata in famiglia era lei, è stato proprio il fratello a convincere i genitori che la sorella minore potesse avere un futuro come tennista. All’inizio ha cominciato ad aiutarla come preparatore atletico; e poi, dopo il primo periodo in cui Daria viaggiava con la mamma, ha allargato le mansioni accompagnandola ai tornei e occupandosi anche della parte logistica.
Ma dopo la vittoria nello Slam Junior, quando Kasatkina ha deciso di dedicarsi ai tornei ITF professionistici, Togliatti è diventata una base troppo periferica e inadeguata, e quindi è stata necessario cercare una soluzione più comoda e soprattutto un aiuto tecnico di livello superiore. Daria non voleva trasferirsi in una grande città, preferiva una piccolo centro in cui tutti i servizi fossero a portata di mano e non si dovesse perdere tempo nel traffico di una metropoli, come ad esempio Mosca.
Così si è presentata da Vladimir Platenik, tecnico slovacco che in passato ha allenato Petrova, Cibulkova, Wickmayer, Pervak e che lavorava vicino a Bratislava, alla Empire tennis academy di Trnava.

In una intervista Platenik ha raccontato perché ha accettato di lavorare con lei. Innanzitutto gli era piaciuto il modo con cui conduceva lo scambio: non il solito tennis monocorde adottato da molte, alla ricerca solo della potenza, ma invece un gioco ricco di variazioni di ritmo e di soluzioni tattiche. Poi aveva apprezzato il modo di colpire di dritto, con un topspin superiore alla media delle coetanee. Infine gli era sembrata una ragazzina molto educata e matura; forse un po’ troppo timida, e che aveva bisogno di credere di più in se stessa e nei suoi mezzi, ma con tante potenzialità.

A metà del 2014 Kasatkina comincia una delle fasi cruciali per una giovane giocatrice: la ricerca dei punti necessari per salire in classifica e poter quindi partecipare ai grandi eventi. Numero 700 in giugno, sale sino al 370 a fine stagione.
Nel 2015 le vittorie si moltiplicano e in luglio è già 156 del mondo: può frequentare le qualificazioni dei tornei WTA. A Bucarest riesce a entrare nel main draw (sconfitta al primo turno da Julia Goerges) e subito dopo a Bad Gastein arriva addirittura ai quarti di finale (sconfitta in tre set da Sara Errani).
Aspetto interessante: sino a quel momento del 2015 ha giocato praticamente solo sulla terra, la superficie su cui ha ottenuto anche da junior i migliori risultati. Ma visto che per la prima volta ha la classifica sufficiente per aspirare a prendere parte ad uno Slam (numero 133 del ranking), anche senza una adeguata preparazione al cemento si iscrive comunque alla qualificazioni degli US Open.

Qui il racconto prende connotati davvero particolari, in cui si intrecciano le vicende personali con quelle più grandi del tennis russo. Superati i primi due turni delle qualificazioni, all’ultimo ostacolo il sorteggio le ha beffardamente riservato come avversaria proprio l’amica del cuore: Elizaveta Kulichkova, che in quel momento è 107 del mondo, e alla seconda esperienza Slam. Kasatkina gioca, e perde (6-2, 6-4). La sua avventura a New York sembra finita; la speranza di prendere parte ad un Major al primo tentativo è sfumata.
Ma in suo aiuto arriva indirettamente un’altra russa, ben più famosa: Maria Sharapova deve dare forfait per un problema alla gamba destra, e così Daria entra in tabellone come lucky loser. Non solo, dato che il sorteggio è ormai avvenuto, si ritrova nella posizione che doveva essere quella della testa di serie numero 3.

Anche il primo turno del torneo “vero” è di quelli particolari: trova l’ex connazionale Daria Gavrilova, ventuno anni, capace di ottimi risultati nel 2015 e con la fama di grande combattente. Ho seguito la seconda parte di quel match e ho imparato in quell’occasione a non sottovalutare le qualità tattiche di Kasatkina: la Daria più giovane allunga gli scambi, offre palle senza peso a Gavrilova, e la lascia nell’incertezza su quali debbano essere le palle da considerare interlocutorie e quali invece quelle che andrebbero attaccate; Gavrilova vacilla nelle scelte: a volte aspetta, a volte spinge, ma spesso va fuori giri; a volte finisce per accorciare le traiettorie e in quei casi è Kasatkina che abbandona il gioco di contenimento e prende l’iniziativa, riuscendo quasi sempre a trovare il vincente.
Ogni scambio si trasforma in una sfida in cui prevale chi si dimostra più intelligente tennisticamente: per questo perdere il punto fa ancora più male. La tensione si accumula e la parte finale diventa una battaglia di nervi durissima; sotto questo aspetto la ricordo come una delle partite più intense di tutto il 2015. E sorprendentemente Kasatkina finisce per vincere (6-2, 4-6, 7-5).

Il secondo turno invece che un match dello Slam, sembra un remake delle partite da junior: avversaria è Ana Konjuh, sette mesi più giovane ma già numero 79 del mondo, che Daria ha affrontato la prima volta addirittura nel febbraio 2012, quando entrambe avevano 14 anni. Kasatkina non ha mai battuto Konjuh tra le junior, ma tra le pro si dimostra più forte: vince in due set (6-4, 6-3) e si guadagna un posto fra le 32 superstiti del torneo.
Il suo US Open si ferma al terzo turno contro Kristina Mladenovic (6-2, 6-3); riconosce di non aver saputo giocare al meglio anche per l’emozione di dover scendere in campo davanti a migliaia di persone (nel Grandstand), esperienza mai vissuta prima.

Ormai Daria ha compiuto un salto di qualità fondamentale. La sua convinzione è cresciuta: dopo Flushing Meadows vince l’importante ITF di Saint Malo e arriva addirittura in semifinale nel Premier di Mosca, partendo dalle qualificazioni e sconfiggendo tra le altre Begu e Suarez Navarro. Finisce l’anno da numero 72 del mondo, con un progresso di 298 posti. E Sports Illustrated la sceglie come “rookie of the year”.

Kasatkina comincia a farsi un nome, e questo vale anche nei confronti delle colleghe. A volte non sono chiari tutti i problemi per chi entra in un nuovo circuito; un esempio? Daria ha raccontato come nei primi tempi il fatto di essere praticamente sconosciuta fosse un serio ostacolo per trovare compagne di allenamento. Le altre tenniste erano restie ad accettare di allenarsi con lei semplicemente perché non la conoscevano abbastanza e temevano che non fosse all’altezza. Una situazione spiacevole ma anche comprensibile.

Ma come gioca Kasatkina? Alta 1,70, non potentissima, ma rapida e coordinata negli spostamenti, sa leggere il gioco ed è molto dotata nelle fasi di difensive. Anche per questo si capisce perché in passato si sia espressa meglio sulla terra battuta, superficie generalmente più favorevole a chi pratica un tennis più tattico.
Dispone di tre fondamentali solidi, ma forse il suo limite è che nessuno di questi è veramente un’arma superiore, almeno sino a oggi. Serve come massimo attorno ai 180 km/h orari, con una prima generalmente tra i 150 e i 170, e seconde non sempre sufficientemente potenti; in compenso dispone di un discreto kick a uscire (quando serve da sinistra).
Secondo il suo coach il rovescio (che esegue a due mani) è il colpo che ha bisogno di più cure e affinamento. Al contrario di quanto accade a molte giocatrici, mi pare soffrire poco i colpi che rimbalzano alti: “sale” bene sulla palla con il dritto e sa anche eseguire il rovescio al salto.

Con queste basi difficilmente può contare di vincere i punti sfondando immediatamente le difese avversarie, deve piuttosto arrivarci attraverso la costruzione di uno scambio articolato. In compenso dispone di un repertorio di colpi di contenimento completo e in generale sa eseguire anche variazioni di qualità rispetto ai colpi base. Gioca un interessante slice di rovescio ad una mano, che sa anche trasformare in una efficace smorzata (prevalentemente incrociata). Ma sa smorzare anche con il dritto, soprattutto dalla posizione inside out. E l’utilizzo del dritto inside out è una variazione costante del suo gioco.

In una recente intervista (min. 12.50 in poi) si è descritta come una giocatrice che sta cercando di modificare la propria indole per diventare più offensiva, abbandonando l’impostazione difensiva che aveva acquisito da giovanissima, quando molto spesso doveva affrontare avversarie fisicamente più forti di lei e quindi per vincere era costretta a fare ricorso ad un gioco molto tattico per ovviare al deficit di potenza che la penalizzava.

Durante l’ultima off-season ha lavorato con straordinaria intensità: prima nella accademia in Slovacchia, poi in trasferta sui monti Tatra concentrandosi sul lavoro in palestra, infine a Miami. È arrivata fino a quattro sessioni di allenamento al giorno (“Il coach è stato crudele” ha raccontato scherzosamente) per migliorarsi sotto tutti gli aspetti: sul piano fisico per diventare più incisiva nei colpi e resistente nello scambio (“Adesso mi sento come una duracell”); ma anche sul piano tecnico-tattico, cercando più spesso di prendere il comando dello scambio e anche la conclusione attraverso i colpi di volo. Sulle volèe ha già compiuto notevoli miglioramenti (a 17-18 anni si può crescere in fretta), che adesso dovrà cercare di consolidare, evitando le giornate negative alle quali ancora può andare incontro.

I risultati di questo lavoro si sono visti nel suo torneo di esordio del 2016 ad Auckland, quando si è permessa il lusso di sconfiggere la campionessa uscente Venus Williams, numero 7 del mondo. Di questa partita ho scelto due colpi “anomali”, che fanno vedere alcune delle sue doti tecniche. Un rovescio in back che lascia sul posto Venus:

https://youtu.be/xavez0ogLSQ?t=334
E un recupero “di polso” di dritto davvero sorprendente:

https://youtu.be/xavez0ogLSQ?t=383

Ribandendo l’ottimo risultato di Flushing Meadows, agli Australian Open 2016 Kasatkina ha di nuovo raggiunto il terzo turno dove è stata fermata da Serena Williams (6-1, 6-1). Daria si è detta fortunata di aver già potuto affrontare due leggende come le sorelle Williams. E ha anche spiegato la differenza tra loro: Venus serve e gioca più piatto, mentre Serena lavora di più la palla, facendola diventare di una pesantezza quasi ingestibile. In più risponde con grande aggressività e quando è necessario sa anche faticare in difesa; per questo fare il punto contro di lei è davvero difficile.

In singolare l’ultimo importante risultato è stata la semifinale di San Pietroburgo, dove è stata fermata da Belinda Bencic (che fino ad oggi non ha mai battuto). Una partita in cui Bencic si è dimostrata più concreta e matura, e capace di giocare meglio i punti importanti. La differenza l’ha fatta soprattutto la capacità di convertire le palle break. Bencic 4 su 7, Kasatkina 1 su 10:

Stats Bencic Kasatkina - S. Pietroburgo 2016

Il match è terminato con un lungo abbraccio e, credo, con il legittimo orgoglio di entrambe, che si sono ritrovate in un importante evento WTA dopo essersi affrontate da ragazzine al torneo di Santa Croce (semifinale) e in finale al trofeo Bonfiglio.

E grazie alla semifinale di San Pietroburgo è arrivato anche il best ranking, numero 45.

È obbligatoria una piccola appendice riservata al doppio. L’anno scorso Kasatkina ha vinto il torneo di Mosca in coppia con una forte ed esperta doppista come Elena Vesnina. In questa stagione hanno raggiunto la semifinale a Doha, ma soprattutto a San Pietroburgo hanno fermato a 41 la striscia di vittorie consecutive di Hingis-Mirza, team che sembrava essere diventato imbattibile.
Per chiudere ecco una foto della coppia russa, scattata con qualche anno di anticipo:

Elena Vesnina e Daria Kasatkina

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Wimbledon, le lacrime di Katie Boulter e il segreto rivelato a fine partita

Boulter ha confidato che sua nonna è venuta a mancare martedì, il giorno della sua vittoria al primo turno. Ora punta alla seconda settimana

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Katie Boulter (GBR), Wimbledon. Credit: AELTC/Ian Walton

La 25enne Katie Boulter sta vivendo in assoluto il suo miglior Wimbledon, dove alla sua sesta partecipazione (qualificazioni incluse) ha raggiunto il terzo turno per la prima volta. Tuttavia per certi versi questo non si può definire il suo torneo più felice. Ieri infatti, dopo la vittoria in rimonta su Karolina Pliskova per 3-6 7-6(4) 6-4, la tennista britannica visibilmente commossa ha spiegato, nell’intervista rilasciata in campo davanti al pubblico del Campo Centrale, la situazione di lutto familiare che l’ha toccata. Il successo su Pliskova, finalista della passata edizione infatti, è stato dedicato da Boulter a sua nonna venuta a mancare martedì, proprio il giorno in cui lei ha disputato il primo turno (vinto in due set con Burel). La madre della tennista ha deciso di non informarla della cosa fino al termine del match, per assicurarsi che la sua prestazione non venisse influenzata emotivamente. “Non sapevo nulla fino a dopo il mio primo incontro in cui mia madre mi ha praticamente preso da parte e me lo ha detto” ha spiegato Boulter.

Come si legge su The Thelegraph, anche suo nonno in lutto Brian Gartshore, visibilmente commosso, ha viaggiato da Leicestershire per essere nel box giocatori sugli spalti ed esultare per il match della nipote vinto ieri. L’impatto della famiglia, e soprattutto dei nonni, è stato fortissimo nella formazione di Boutler. Basti pensare che sua nonna era una campionessa regionale di tennis, e viveva vicino al club di tennis dove Katie ha colpito le sue prime palline da bambina; mentre il nonno – un inventore che ha inventato il cartellino dei negozi antifurto – è un punto di riferimento per lei. “È letteralmente il mio idolo, qualcuno che ammiro” ha spiegato poi Boutler. “Ha installato le luci degli aeroporti di Gatwick e Heathrow, è un tipo dannatamente intelligente. E abbiamo delle conversazioni davvero fantastiche su cose che non hanno nulla a che fare col tennis. È una piccola opportunità di distrazione”.

A contribuire a rendere serena l’atmosfera attorno alla n.118 del mondo c’è anche il suo fidanzato Alex de Minaur, anche lui tennista che ieri ha battuto sul campo 1 il britannico Jack Draper dopo un match palpitante. Tutta questa serenità sta spingendo la 25enne Katie Boulter avanti nel torneo, e anche le imprese di certe sue connazionali fungono da sprone. “Quello che ha fatto [Raducanu] è stato sorprendente. È scesa in campo, ha sorpreso tutti e ha giocato a tennis senza paura. Questa è la cosa così impressionante. Spero di poter andare là fuori e fare lo stesso. Mi piacerebbe fare quello che ha fatto lei. Non si sa mai, un giorno potrebbe succedere”. Il prossimo avversario di Boulter sabato sarà Harmony Tan, la francese che ha sconfitto la sette volte campionessa Serena Williams al primo turno.

 

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La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

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Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si sono espressi sia l’ucraina sia il francese, il quale è alle prese con un anno ricco di novità anche per quanto riguarda il piano professionale, visto il passaggio ad Artengo, il brand di Decathlon, per quanto riguarda la racchetta.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

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Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

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