Djokovic boccheggia ma prevale su Goffin, la finale di Miami è sua (Marianantoni). Giorgi rompe con la Fit e rinuncia alla Fed Cup. Ma lei ha un contratto (Crivelli). Ciao ciao Camila, potevi diventare regina (Valesio). No all'Italia, lo strappo di Camila Giorgi (Rossi). Giorgi niente Fed Cup: ora rischia grosso (Viggiani)

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Djokovic boccheggia ma prevale su Goffin, la finale di Miami è sua (Marianantoni). Giorgi rompe con la Fit e rinuncia alla Fed Cup. Ma lei ha un contratto (Crivelli). Ciao ciao Camila, potevi diventare regina (Valesio). No all’Italia, lo strappo di Camila Giorgi (Rossi). Giorgi niente Fed Cup: ora rischia grosso (Viggiani)

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Djokovic boccheggia ma prevale su Goffin, la finale di Miami è sua (Luca Marianantoni, La Gazzetta dello Sport)

A bocca aperta, stremato dal caldo e dalla stanchezza, Novak Djokovic è approdato per la settima volta alla finale del Masters 1000 di Miami superando in due set molto combattuti (7-6 6-4 in 2 ore e 5 minuti) il belga David Goffin che si è preso la soddisfazione di uscire dal campo a testa alta sotto l’ovazionene del pubblico. per aver tatto soffrire l’incontrastato numero 1 del mondo. GUARDIA Il tennis veloce, tecnico e lineare del belga ha avuto agio in un Djokovic decisamente a corto di energie dopo l’ennesimo avvio di stagione fulminante. Tre palle break mancate dal belga nel primo game dell’incontro e il break messo a segno da Goffin nel settimo game hanno costretto il serbo ad alzare il livello di guardia. Nole ha subito operato il contro break, ma non è più riuscito a scrollarsi di dosso il tenace rivale. Con un ace al centro Goffin ha arpionato il 5 pari e poi con una riga esterna è arrivato a due punti dal set. Nole ha vacillato. ma si è prontamente rimesso in piedi. Al tie break, dopo i primi 4 punti dominati da chi serviva, Goffin ha commesso due errori gratuiti, poi é stata la volta dl Nole per il 4 pari; qui il belga ha avuto un palla per salire sul 5-4 ma non è stain in grado di chiudere un facile smash con il naso sopra la rete; il belga ha annullato il primo set point con una pregevole demi volée di dritto ma alla seconda occasione Djokovic ha fatto centro. LITIGIO Nel secondo set il campione serbo ha remato ancora quando Goffin ha avuto sulla racchetta la palla del 3-1. Al belga però è mancato l’istinto assassino e così Djokovic, dopo aver litigato con l’arbitro che gli ha inflitto un warning per perdita di tempo, ha allungato e arpionato, più con la volontà che con il gioco, la 40° finale della carriera in un Masters 1000 (42 quelle di Federer e 41 quelle di Nadal). Il torneo che pareva stregato ai Fab Four (al forfait di Federer alla vigilia, il ritiro di Nadal al secondo turno contro Damir Dzumhur e la sconfitta di Andy Murray al terzo contro Grigor Dimitrov), ha mandato in finale il dominatore delle ultime stagioni che non salta una finale da 18 grandi tornei (Shanghai 2014) e che domenica tenta per la terza volta (dopo il 2011 e il 2015) di centrare il tris Australia Open-Indian Wells -Miami, impresa riuscita in passato una sola volto a Pete Sampras (1994), una volta ad Andre Agassi (2001) e una volta a Roger Federer (2006). DONNE Oggi finale femminile tra la bielorussa Victoria Azarrnka e la russa Svetlana Kuznetsova. Entrambe hanno già vinto questo torneo: Vika nel 2009 su Serena Williams e nel 2011 su Maria Sharapova, Svetly invece 10 anni fa su Maria Sharapova. I confronti diretti sono in parità: Svetlana ha dominato 4 delle prime 5 sfide, Victoria ha fatto il paio vincendo 4 delle ultime 5. In caso di vittoria Svetly tornerò tra le top 10, club prestigioso che la vede assente da quasi 6 anni (Roland Garros 2010).

 

 

Giorgi rompe con la FIT e rinuncia alla Fed Cup. Ma lei ha un contratto (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

La rottura si consuma con uno scarno comunicato sul proprio sito personale: “Camila Giorgi e il suo staff comunicano che in data odierna (ieri, ndr) si è giunti all’interruzione dei rapporti con la FIT, che agirà come a suo tempo fatto con Simone Bolelli (ma è una sua previsione ndr). Camila non parteciperà dunque alla Fed Cup, ma disputerà le qualificazioni del torneo di Stoccarda. Le avvisaglie di una relazione complicata con la federazione erano emerse a Marsiglia, perciò, sfociano in una decisione clamorosa. CONFRONTO  Lo strappo si e prodotto nell’ultima settimana: a Miami Barazzutti e Palmieri provano ad avvicinare Camila per parlare dell’eventuale convocazione per il playoff retrocessione in Spagna (16-17 aprile), ma lei parte subito dopo la sconfitta con la Brengle. L’altro ieri, a Tirrenia, il faccia a faccia, presente anche papà Sergio, che conferma la rinuncia della figlia alle prossime convocazioni per migliorare il ranking (attualmente nr. 41 ). CONTRATTO Non è la prima volta, però, che una giocatrice manifesta la volontà di non andare in Fed, ma la situazione della Giorgi è particolare (e la differenzia dalle compagne di nazionale), perché la giocatrice maceratese ha un contratto in esseri con la Fit: negli anni, infatti, la federazione le ha messo a disposizione un prestito d’onore, di circa 115.000 euro per favorirne la crescita e per garantirsi la disponibilità alle convocazioni, l’anno scorso integrati con 30/35.000 euro di rimborsi spese. A questo punto, la federazione potrebbe rivalersi per le stesse cifre (più gli interessi), senza considerare che dal 2014 può disporre gratuitamente del centro federale di Tirrena, di uno staff medico (con il professor Parra) dedicato per tutti i grandi tornei e degli sparring. Un colpo di testa. CONVOCATA La risposta del gruppo non si è fatta attendere. Roberta Vinci ha dato la sua disponibilità a Barazzutti. Assente nel match perso contro la Francia Robertina tornerà in azzurro nello spareggio playoff con la Spagna del 16 e 17 aprile a Lleida. Il capitano ha intanto diramato le convocazioni in cui accanto alla Vinci ci sono Erra-ni, Schiavone e ancora la Giorgi. Camila ha tempo fino a lunedì per rispondere.

 

Ciao ciao Camila, potevi diventare regina (Piero Valesio, Tuttosport)

Questa storia inizia nello spogliatoio del Palais des sports di Marsiglia, lo scorso 7 febbralo. L’Italia affronta la Francia, bisognerebbe vendicare il ricordo doloroso (sempre contro le francesi) di un anno prima. In quello spogliatoio ci sono Camila Giorgi e suo padre Sergio. Ma negli stessi corridoi c’è anche Francesca Schiavone che a Genova invece era assente. E la Schiavo, si sa, non è un tipo malleabile. Quando le girano, le girano. E se ti chiami Francesca Schiavone, sei stata 4 del mondo e hai vinto Parigi pretendi rispetto da tutti, pure dal padre di una collega che di speranze ne ha tante ma che prima di provare a vincere Slam dovrà attraversare un deserto che, al confronto, quello di Mosè era un lungomare. Il  clima è teso e la Schiavo all’ennesimo atteggiamento un po’ “autoritario” dl Sergio Giorgi reagisce, tu non puoi permetterti di comandare qui etc etc, la situazione è rovente: bisogna quasi dividerli i due. Non è difficile immaginare Camila, in questa bagarre, in un angolino, forse a viso basso, distaccata. Distante. O forse la storia inizia ancora prima, quando Camila aveva 18 anni, un bel talento da mettere a frutto, un viso d’angelo e il desiderio dl trovare una base salda per le operazioni tennistiche. Lo schema è quello che si riproporrà molte altre volte, papà Sergio e l’interlocutore di turno a cui viene richiesto di finanziare l’ascesa di Camila. Per sfondare nel tennis ci vogliono tanti soldi e tanta organizzazione. Trecentomila euro, tanto per gradire. Da restituire con calma, un po’ per volta, magari quando Camila avvicinerà la top ten in attesa di diventarlo lei stessa. L’accordo con la Federazione italiana non si trova, la famiglia Giorgi riprende la sua peregrinazione. Ma se la ragazza ha bisogno di una base, l’Italia del tennis femminile ha bisogno di un futuro. Lo squadrone Pennetta-Schiavone-Vinci- Errani non durerà in eterno. Una come Camila, che l’Italia ce l’ha nel sangue ma non ancora nel cuore, sarebbe perfetta per dare seguito a quel flusso di crescita che ha caratterizzato l’epopea delle nostre ragazze. Le due parti (papà Giorgi e la Fit) si ritrovano e raggiungono un accordo, semplice semplice: massimo appoggio a Camila, strutture federali (centro tecnico di Tirrenia con annesso appartamento in zona, supporto tecnico e medico in tutti i tornei del mondo più varie ed eventuali che vedremo fra poco, spese rimborsate pure al palleggiatore personale) a sua disposizione a fronte di un solo obbligo: giocare in Fed Cup, nunc et semper. Venerdì di passione L’avventura comincia ma si capisce da subito destinata a rivelarsi problematica. Sergio Giorgi è il deus ex machina della figlia. La gestisce, la segue ovunque, più passano i giorni e gli anni più il pernoo attorno a cui ruota il suo mondo tennistico. Camila però non cresce. Non migliora. L’ambiente della squadra azzurra sarebbe perfetto per aiutarla a diventare grande o almeno più autonoma. Ma è difficile, molto difficile, che ciò accada se di quell’ambiente non si accetta di farne parte in pieno. In squadra colui che guida la baracca è il capitano, Corrao Barazzutti. Che uomo tanto grintoso in campo (la sua carriera parla per lui) quanto mite fuori. Ma al suo ruolo non rinuncia. Camila la deve allenare lui quando si preparano gli incontri di Fed anche se Sergio gravita in zona. E Sergio questo lo accetta prima un po’, poi male, poi per niente. A Genova Camila vince un bellissimo match il sabato, crolla la domenica. Il padre si allontana dicendo a chi scrive: «Pazienza, mica si conquistano soldi o punti Wta in Fed Cups. Mumble mumble. A Brindisi Camila duella alla grande con Serena Williams ma perde. Errani e Penetta costruiscono un miracolo, l’Italia batte gli Usa. E Flavia quasi deve trascinare di peso Camila in campo per festeggiare dopo il doppio vincente. A dicembre, a Roma, il mondo del tennis italiano si ritrova per osannare Pennetta e Vinci, stelle dello Us Open. Della Giorgi e di suo padre non v’è traccia. Nel frattempo però l’accordo è andato avanti, più o meno così: 30.000 euro all’anno versati dalla Fit (dunque soldi pubblici) in forma di rimborsi spese al team Giorgi. Un bonus di 35.000 euro corrisposto alla ragazza (così come alle altre azzurre) nel 2014. Wild card garantite per gli Internazionali d’ Italia. E soprattutto un prestito fiduciario di 145.000 euro versato alla giocatrice per finanziare il suo grande sogno e magari costruire in lei la leader di oggi e domani. Tutto fino al venerdì di Pasqua che per, definizione, è di Passione. A una manciata di giorni dal match (16-17 aprile) che non è esagerato definire come il più complicato che l’Italia dovrà affrontare fra tutti quelli complicatissimi che ha disputato (e quasi sempre vinto) negli ultimi anni. Surreale A Miami si capisce che c’è qualcosa che non va. Camila e Sergio glissano sull’ argomento Fed Cup. Ce chi giura di averli sentiti usare espressioni non proprio amichevoli nei confronti del team azzurro. Fatto sta che nella giornata di venerdì una mail atterra nella casella di Sergio Palmieri, gran capo delle spedizioni azzurre: Camila non risponderà alla convocazione per Spagna-Italia di metà aprile. Ha bisogno di punti e di crescere. Dunque giocherà a Stoccarda dove però, per entrare nel tabellone principale, dovrà disputare le qualificazioni proprio nei giorni del match di Lleida. Il che, tra l’altro è solo parzialmente vero dato che, essendo la seconda delle escluse, molto probabilmente sarebbe entrata in tabellone lo stesso. Si organizza in fretta e furia un incontro a Roma: Sergio e Camila Giorgi da una parte del tavolo, Palmieri dall’altra. Dialogo prima surreale, poi impossibile:”Camila ha bisogno , non può perdere tempo…” Giorgi Sr tira in ballo i precedenti dei forfait di Vinci, Pennetta e Schiavone: come se non sapesse che in un caso ci sono atlete che hanno vinto quattro Fed Cup e che hanno sputato l’anima per l’azzurro oltre a fregiarsi di successi Slam: e dalle quali, dopo tanto sudare e vincere, è sacrosanto anche accettare un no grazie. Dall’altro una ragazza di belle speranze che tira forte. Caratteristica assai importante ma certo non sufficiente per vincere. Il dialogo che manco comincia finisce pero male: il periodo italiano di Camila Giorgi è finito. Roby da applausi In Spagna contro Muguruza e Suarez Navarro giocheranno Vinci, Errani, Schiavone e Knapp. Quando la situazione si è fatta buia Barazza ha chiamato Roby la quale, visto il momento, magari avrebbe anche preferito non giocare a Lleida. E lei sapete cosa ha ri sposto? Arrivo. Non veste l’azzurro da quei maledetti giorni di Genova, quando qualcosa di dirompente ha spaccato la coppia con la Errani. Tornerà in azzurro e volete scommettere? Se si dovesse arrivare al doppio decisivo e Corrado glielo chiedesse scenderà in campo al fianco di Sara. Camila vuole crescere? Quanto dovrebbe imparare da una così Nel frattempo la Fit è pronta a deferire la Giorgi alla Procura federale e a chiedere la restituzione del prestito fiduciario e pure dei premi che ella ha incassato giocando al Foro grazie alle wild card che le sono state concesse. Sempre che non ci ripensi all’ultimo: Barazzutti l’ha convocata e la reazione scatterà se lei non si presenterà in ritiro. Ciao ciao Camila: ti auguriamo ogni bene. Ma se il tuo desiderio è davvero quello di diventare regina hai scelto la strada sbagliata. Rotti i rapporti con la Fit, la Giorgi non giocherà in Fed Cup. A poche ore dalle convocazioni per Spagna-Italia di Lleida (chi perderà scivolerà in serie B) il team Giorgi ha deciso, l’altra notte, che Camela non giocherà. Lo ha comunicato lei con un post sul suo sito (Camila Giorgi ed il suo staff comunicano che si è giunti all’interruzione dei rapporti con la Fit che agirà come a suo tempo fatto con Simone Bolelli. Camila non partecipera dunque alla Fed Cup ma disputerà le qualificazioni del torneo di Stoccarda. La Federtennis e Bolelli ruppero rapporti quando Simone non ripose nel 2008 ad una convocazione per la sfida salvezza contro la Lettonia. Successivamente Simone e tornato nel giro azzurro

 

No all’Italia, lo strappo di Camila Giorgi (Paolo Rossi, La Repubblica)

Più colpo di scena che pesce d’aprile, Camila Giorgi – seguendo il suo personale stile di vita – spara su Internet la notizia che crea un qualche sussulto nel mondo del tennis femminile italiano. «Camila Giorgi ed il suo staff comunicano che si è giunti all’interruzione dei rapporti con la Federtennis, che agirà come a suo tempo fatto con Simone Bolelli. Camila non parteciperà dunque alla Fed Cup, ma disputerà le qualificazioni del torneo di Stoccarda». Per comprendere appieno, va detto che la nazionale deve giocare il 16 e 17 aprile a Lleida contro la Spagna: chi perde retrocede in serie B, e sarebbe un’onta per le ragazze della Fed Cup che hanno dato lustro all’Italia dal 2006 ad oggi. Cosa può essere successo tra la Giorgi e la Federtennis? Nulla, in realtà. Il punto, semplicemente, è che Camila Giorgi esegue le direttive di papà Sergio. Genitore di origine argentina, e coach aggiunto. I cui capelli ricordando tanto il Casaleggio del Movimento 5 Stelle, e anche un certo carattere fumantino. Potrete parlarci delle ore, ma non lo sposterete mai dalle sue convinzioni. È un clan familiare, quello dei Giorgi. Chiuso, ermeticamente. Sono tanti gli aneddoti: si racconta che Camila sia gioviale in assenza del padre, ma taciturna in sua presenza. Ancora: a Marsiglia, primo turno di Fed Cup contro la Francia, Giorgi sr ha litigato con Francesca Schiavone, rea di dare consigli tecnici alla propria figliola: «Che capisci di tennis, tu?». Il gran rifiuto è dovuto a pianificazione squisitamente tennistica, con la Fed Cup al momento sbagliato. Dimenticando gli obblighi morali, e non solo: Camila si allena gratis (con alloggio) dal 2014 a Tirrenia, che è proprietà della Federtennis. Grazie ai precedenti impegni di Fed Cup la Giorgi ( come le altre azzurre) ha incassato premi per 55mila euro. Binaghi e Barazzutti (il ct) sono rimasti colpiti dalla presa di posizione della ragazza, delusi anche dal fatto che il clan Giorgi s’è dimenticato del prestito d’onore, quel contratto firmato con la Fit che le ha fatto percepire altri 145mi1a euro, a patto di non saltare mai una convocazione in nazionale. È abbastanza immaginabile che, giunti a questo stato di cose, la Fit chiederà la restituzione in toto della cifra, in attesa di decidere sulle sanzioni, peraltro già accennate dalla stessa Giorgi (il caso Bolelli, relativo al 2008 ). Questo “no” conferma l’anomalia del clan Giorgi e, forse, apre la strada alla terza fase della vita sportiva di Camila, dopo quella americana e italiana: più di una volta Giorgi sr ha decantato le lodi dell’Argentina. Sarà la prossima patria tennistica?

 

Giorgi niente Fed Cup: ora rischia grosso (Mario Viggiani, Il Corriere dello Sport)

Impegno decennale con la FIT che ora è pronta a chiederle la restituzione di 340.000 euro

Se il futuro agonistico di Camila Giorgi non aveva certezze, da ieri, o comunque ufficialmente tra qualche giorno, ne avrà sicuramente una. Peraltro poco piacevole: l’interruzione dei rapporti con la FIT, con possibili e salate conseguenze anche economiche. Succede infatti che giovedì l’attuale numero 43 del mondo abbia ufficialmente rinunciato al torneino di Istanbul (18-24 aprile), dove sarebbe stata testa di serie, per puntare invece alle qualificazioni del Premier di Stoccarda (stessa data per il main draw ma appunto “quali” nei due giorni precedenti), ovvero nel week-end di Fed Cup, quando l’Italia andrà in Spagna per lo spareggio per evitare la serie B della Davis femminile. E ieri mattina sul suo sito ufficiale è apparsa una news decisamente sui generis:”Camila Giorgi ed il suo staff comunicano che si è giunti all’interruzione dei rapporti con la FIT (e fin qui tutto regolare, ndr), che agirà come a suo tempo fatto con Simone Bolelli (passaggio bizzarro, questo, in assenza di comunicazioni ufficiali FIT sull’argomento, ndr). Camila non parteciperà dunque alla Fed Cup, ma dispuetrà le qualificazioni del torneo di Stoccarda”. Come sono andate le cose? Semplice: il 2016 di Camila sta proseguendo maluccio (4 eliminazioni al primo turno in 6 tornei, per il resto giusto i quarti ad Hobart e una vittoria nelle due partite di Fed Cup disputate in Francia) così Sergio, il padre coach, il 25 marzo con una mail ha chiesto di rinunciare alla trasferta azzurra in Spagna in modo che la figlia potesse allenarsi in tranquillità per ritrovare un migliore livello di gioco e recuperare punti in classifica. La FIT ha cercato di far cambiare idea ai Giorgi, richiamando Sergio Palmieri, responsabile delle squadre azzurre, dagli States per un colloquio avvenuto questo giovedì a Tirrenia. Colloquio inutile se ieri è spuntato l’annuncio sul sito della giocatrice. In serata infine, Camila, è stata regolarmente convocata insieme a Roberta Vinci (che per evitare la serie B torna invece in azzurro da nr. 8 del mondo), Sara Errani e Francesca Schiavone. Come andranno le prossime cose? In modo altrettanto semplice: non accettando la convocazione, Camila sarà deferita alla Procura Federale. Esattamente come avvenne appunto con Bolelli, che nel 2008 fu sanzionato dalla FIT per la mancata disponibilità alla Davis. Vero che in passato, remoto e recente, a giro le azzurre più importanti, ultima appunto la Vinci, hanno chiesto e ottenuto di essere esentate dalla Coppa, ma questo è avvenuto a fronte di ben altra carriera alle spalle, in azzurro e nel circuito, da parte di tutte quante. E qui invece l’impegno di Camila con la FIT dice, nero su bianco, di 10 anni in azzurro a fronte di un sostegno federale che fin qui ha compreso 55.000 euro per premi e 125.000 euro per indennità-rimborsi Fed Cup, 145.000 euro per prestiti d’onore straordinari (richiesti dai Giorgi) e relativi interessi, e altri 14.000 ricevuti per la wild card agli Internazionali 2015. Per un totale di quasi 340.000 euro, cifra pesante da restituire in assenza di sponsor altrettanto pesanti mai arrivati o rifiutati. Ah e con un Olimpiade in arrivo…

 

 

 

 

 

 

 

 

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La finale è Russia-Croazia (Palliggiano). La favorita Russia e il pericolo Croazia: è qui la Davis (Crivelli). Davis, è caccia all’orso (Azzolini)

La rassegna stampa di domenica 5 dicembre 2021

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La finale è Russia-Croazia (Davide Palliggiano, Corriere dello Sport)

È durata pochissimo la resistenza della Germania. La Russia vola in finale di Davis e oggi, dalle 16, inseguirà la sua terza Coppa nella finale contro la sorprendente Croazia. Alla Madrid Arena i russi hanno risolto la pratica nei due singolari. Rublev s’è sbarazzato di Koepfer in 49 minuti (6-4 6-0). Leggermente più impegnativa la vittoria di Medvedev su Struff, ma sempre in due set (6-4 6-4). Il numero 2 del mondo s’è dovuto fermare per qualche minuto dopo il 5° game del secondo set, causa fuoriuscita di sangue dal naso. Ha ripreso senza fare una piega e chiuso l’incontro in un’ora e 6 minuti di gioco. E non contento s’è anche divertito a provocare la Madrid Arena con i suoi soliti modi da spaccone: «Il momento più bello è stato aver eliminato la Spagna a casa sua: negli spogliatoi eravamo particolarmente contenti» ha detto subito dopo il match ricevendo i fischi del pubblico spagnolo che oggi, presumibilmente, farà il tifo per la Croazia. Oggi, prima della finale, MT e la Kosmos (senza il suo presidente Gerard Piqué) presenteranno l’ennesimo cambio di formula della Coppa Davis. Avevano organizzato per questa mattina un evento nel lussuoso Hotel Riu di Plaza de España salvo poi annullarlo senza dare alcuna spiegazione. Circolava già Abu Dhabi, negli Emirati Arabi, come sede della prossima Davis: una scelta che non sarebbe piaciuta a molti giocatori, tanto da far desistere la Kosmos a organizzare l’evento.

La favorita Russia e il pericolo Croazia: è qui la Davis (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

Strade diverse, identico approdo. La finale 2021 della Coppa Davis, oggi alle quattro del pomeriggio metterà di fronte la Russia, favorita della vigilia con i suoi due top 5, un top 20 e un top 30, e la Croazia, che invece ha sfruttato alla perfezione la nuova formula, così sbilanciata verso il doppio, e la magia, che in fondo resta, della manifestazione, con il giocatore sconosciuto capace di esaltarsi con la maglia della nazionale. Per raggiungere gli avversari già qualificati dopo aver dato un grande dispiacere a Djokovic, i russi dovevano battere la Germania e soprattutto evitare di portare la sfida al terzo match, perché anche i tedeschi sono forniti di un doppio di livello (Krawietz e Puetz, che chiudono comunque imbattuti). Missione compiuta, in prima battuta grazie a Rublev, mai troppo convincente in questi dieci giorni ma finalmente concentrato: contro Koepfer finisce 6-4 6-0 in appena 50 minuti. Sull’abbrivio. Medvedev chiude chirurgicamente la pratica. Il numero due del mondo, in coda a una stagione scintillante ma lunghissima, sta viaggiando a marce basse, ma tanto gli è bastato per vincere quattro match senza perdere neppure un set, compreso il doppio 6-4 a Struff. Chi vince conquista l’insalatiera per la terza volta: la Russia si impose nel 2002 e nel 2006, la Croazia nel 2005 e nel 2019, l’ultima prima della rivoluzione. I precedenti dicono 1-1, ma contano solo per le statistiche: «Sono la squadra più forte e completa – ammette Marin Cilic — ma noi abbiamo le qualità per metterli in difficoltà». Soprattutto hanno Borna Gojo, la grande rivelazione delle Finals, numero 279 del mondo che ha battuto In serie il numero 61 (Popyrin), il 27 (Sonego) e il 33 (Lajovic). Ecco perché Rublev, numero 5, non si fida: «A tennis a questi livelli giocano tutti bene, ma è la Davis che modifica molto le cose dal punto di vista mentale. Si gioca di squadra, se anche si perde un match si può comunque vincere l’incontro».

Davis, è caccia all’orso (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Non si riesce a capire a quale gara sia in animo di concorrere, Daniil Medvedev. Con quale Oscar voglia rinfrescare la sua popolarità Quello per il miglior tennista antipatico? Per il protagonista più bisbetico? O semplicemente per il più sciocco? Da bravo Orso (medved questo significa in russo) ha i suoi momenti di letargia, durante i quali è evidente come i sensi si ottundano e i neuroni rallentino. l dati sono ancora allo studio, ma è li, in quello stato di ipersonnìa, che sembrano prendere il sopravvento gli atteggiamenti più strambi del russo. Che cosa lo abbia spinto, ieri, ad attraversare il campo da gioco dopo aver vinto il match con Struff, e a battere i piedi sul cemento indoor della Madrid Arena, in un gesto dichiaratamente polemico sebbene difficile da interpretare, è cosa che appartiene ai suoi arcani rovelli. Ce l’aveva con il pubblico, che da quelle parti non lo ama moltissimo, lo si è capito meglio quando ha potuto esprimersi davanti a un microfono. «Siamo tutti molto felici di questa finale. Ma il punto più alto di questa gioia l’abbiamo toccato l’altra sera, quando abbiamo eliminato la Spagna. Una sensazione travolgente». Ricoperto da solerti pernacchie, ha proseguito: «Lo dico da anni. Volete farmi perdere? Applauditemi. Altrimenti, io continuerò a vincere». Non è la prima volta. E tutto ci dice che non sarà l’ultima. Già a Torino l’Orso si era distinto per aver sbadigliato sul muso di Sinner, durante un match in avvio dominato e poi complicatosi per il ritorno veemente dell’italiano. La storia si allunga con il secondo turno del 2017 a Wimbledon, quando Medvedev – sconfitto al quinto da Bebelmans – al termine del match aprì il portafoglio e tirò alcune monete verso il giudice di sedia. Nel 2016 la squalifica nel challenger di Savannah, per frasi razziste al giudice arbitro (nera) e all’avversario Young (nero anche lui). Nel 2019 la battaglia contro il pubblico degli Us Open, dopo aver strappato di mano un asciugamano a un ballboy ed essersi portato il dito alla tempia a indicare quanto – a suo giudizio – fosse stupido l’atteggiamento degli spettatori (gesto replicato a Torino). Tutto con Daniil sembra avvenire a caso. Ma il caso, sappiate, non è affatto idiota. […]

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Il Cio: «Incontreremo Peng Shuai a gennaio» (Mastroluca). Flavia Pennetta: “Uniti per Peng Shuai” (Rossi). Medvedev non perde un colpo, Russia in semifinale (Crivelli)

La rassegna stampa di venerdì 3 dicembre 2021

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Il Cio: «Incontreremo Peng Shuai a gennaio» (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Se la situazione di Peng Shuai non sarà completamente chiarita, la WTA è disposta a cancellare i tornei in Cina anche dopo il 2022. «Vorremmo parlare direttamente con lei, assicurarci che sia libera e non sottoposta a coercizioni – ha detto il Ceo Steve Simon all’Associated Press -, e che sia avviata un’indagine completa e imparziale sulle sue accuse». Altrimenti la sospensione dei tornei in Cina per il 2022 potrebbe diventare una cancellazione più lunga. La più forte contrapposizione fra il governo di Xi Jimping e un’organizzazione sportiva è la coda lunga delle accuse che l’ex campionessa Slam e numero 1 del mondo in doppio aveva rivolto all’ex vicepremier cinese, Zhang Gaoli. In un messaggio sul social network Weibo rivelava lo scorso 2 novembre che Gaoli l’aveva costretta a un rapporto sessuale. Di Peng Shuai si erano perse le tracce per due settimane. L’opinione pubblica e i grandi campioni si erano mobilitati, poi il presidente del Cio Thomas Bach aveva annunciato di averle parlato, in video-chiamata, per mezz’ora. Ieri il Comitato olimpico ha parlato di una seconda conversazione. «Le abbiamo offerto un ampio supporto, resteremo in contatto con lei e abbiamo già concordato un incontro di persona a gennaio – si legge in una nota del Comitato -. Stiamo affrontando la questione direttamente con le organizzazioni sportive cinesi. Utilizziamo la diplomazia silenziosa». Ma alla WTA evidentemente non basta, se Simon è disposto a perdere milioni di euro. I nove tornei in calendario nel 2019 in Cina, infatti, offrivano un montepremi complessivo di 30,4 milioni di dollari. Simon, appoggiato anche da Amnesty International, non molla. «Se lo facessimo, diremmo al mondo che va bene non prendere le accuse di molestie sessuali seriamente perché sono vicende troppo complesse – ha detto all’Associated Press – e non possiamo permettere che succeda»

Flavia Pennetta: “Uniti per Peng Shuai, in gioco di diritti di tutti” (Paolo Rossi, La Repubblica)

 

Flavia Pennetta se la ricorda benissimo Peng Shuai, la tennista cinese scomparsa dopo aver denunciato le molestie subite da parte dell’ex vicepremier Zhang Gaoli e poi riapparsa in pubblico nel mistero. «Caspita, certo. Abbiamo giocato più volte contro, belle battaglie. Una ragazza solare, sorridente. Anche grazie all’aiuto di esperienze di vita all’estero, come negli Stati Uniti».

La Wta ha sospeso i tornei in Cina.

Sì, ed è una decisione enorme. Un gesto importante, perché di solito il sindacato femminile è molto prudente e ci pensa tre volte. Mi sa che hanno informazioni che noi ancora non conosciamo, e che apprenderemo solo in futuro. Io ero rimasta al suo incontro con Bach, e poi ho visto che ha partecipato a un’esibizione con i bambini…

È sembrato solo un contentino per far contento il mondo, visto che di lei non si hanno di nuovo più notizie.

Incredibile. Eppure io ho guardato bene il video, anche se l’immagine non era proprio nitidissima, devo dirlo. Lo ammetta: onestamente anch’io ho pensato a un sosia. Viene naturale pensarlo. Ma mi sembrava proprio lei.

Di sicuro la vicenda non migliora l’immagine della Cina.

Sappiamo che il loro è un mondo chiuso, e lasciamo stare le questioni politiche, il loro regime. Ma non va bene, ovviamente. Va malissimo. Non è accettabile. Mi dispiace veramente tanto per Shuai. Spero che anche gli altri, e anche l’Atp, continuino a tenere i riflettori accesi sul caso Peng. Anzi, spero che anche gli altri sportivi, altri campioni, entrino in scena mostrando solidarietà. In modo che i politici cinesi capiscano che un comportamento del genere non è ammissibile a nessun livello.

Sarebbe bello se si ripetesse il sostegno avuto dal movimento Black Lives Matter.

Certo. Ricordate Naomi Osaka che scendeva in campo con le mascherine delle vittime della polizia? Sarebbe bello che calcio, basket, F1, golf e tanti altri sport importanti facessero anche loro un gesto. L’opinione pubblica verrebbe mobilitata. E credetemi, ripeto: il fatto che la Wta abbia sospeso i tornei in Cina pesa tanto, sia dal punto di vista sportivo, ma anche economico e politico. Ma chi ci rimette, alla fine, sono le giocatrici.

A febbraio Pechino ospiterà anche le Olimpiadi invernali.

Appunto. Ecco perché è il momento che il mondo si stringa ora intorno a Shuai: e poi oltre alla persona qui sono in gioco dei principi, i diritti civili di tutti. Non si può e non si deve transigere: le istituzioni, dallo sport alla politica, dovrebbero far sentire forte la propria voce.

Medvedev non perde un colpo, Russia in semifinale (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Tutto come previsto. La Russia, favorita della vigilia, con due giocatori in top 5 (Medvedev e Rublev), un altro in top 20 (Karatsev) e il quarto in top 30 (Khachanov), è l’ultima semifinalista delle Finals della Coppa Davis 2021, unica squadra ad aver raggiunto l’obiettivo senza dover ricorrere al doppio decisivo. Ma il successo sulla sorprendente Svezia dei fratelli Ymer, figli di un mezzofondista etiope profugo nella città di Skovde, non è stato semplice, soprattutto per la solita prestazione altalenante di Rublev, che ha servito per il match sul 5-4 del secondo set contro Elias Ymer (171 del mondo) dopo meno di un’ora di gioco ma II si è incartato con due erroracci di dritto che hanno radicalmente cambiato il match. Tra gratuiti marchiani, palle tirate contro il tabellone luminoso (rompendolo) e qualche prodezza isolata, il moscovita ha dovuto ricorrere a un delicato tiebreak per sbrogliare la matassa nel terzo set, ritrovando almeno qualità e tranquillità, imponendosi alla fine con il punteggio di 6-2 5-7 7-6. Con il primo punto in cassaforte, non poteva essere Medvedev a tradire la Grande Madre Russa e infatti con un doppio 6-4 in 73 minuti ha sbrigato la pratica Mikael Ymer senza peraltro brillare particolarmente. Tanto è bastato, però, per consolidarne il percorso immacolato in queste Finals, con tre vittorie nei tre singolari e senza aver ceduto neppure un set. Per agguantare la terza insalatiera russa, la strada passa ora per una semifinale contro la Germania, domani alle 13, mentre oggi Serbia e Croazia, alle 16, giocano la prima. […]

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Rassegna stampa

Berrettini con Sinner? È ora di vederci doppio (Mastroluca). Italia, due certezze (Guerrini). Principe azzurro (Pierelli)

La rassegna stampa di mercoledì 1 dicembre 2021

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Berrettini con Sinner? E’ ora di vederci doppio (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Nel nuovo formato della Coppa Davis, schierare una coppia di doppisti affidabile vale molto più di prima. In ogni sfida fra nazioni, infatti, non si giocano più cinque incontri ma tre, due singolari e un doppio, e tutti al meglio dei tre set. L’Italia, nel percorso a Torino chiuso con l’eliminazione nei quarti di finale dopo aver ottenuto il primo posto del girone, ha perso tutti e tre gli incontri di doppio. Fognini e Musetti hanno ceduto contro gli statunitensi Sock e Ram. Il ligure e Jannik Sinner hanno ceduto contro due delle coppie migliori del mondo. Si sono arresi prima ai colombiani Juan-Sebastian Cabal e Robert Farah (con il primo posto già sicuro, in un match finito a notte fonda), poi contro i campioni di Wimbledon e numeri 1 del 2021, i croati Mektic e Pavic. Gli azzurri hanno giocato con la spada di Damocle di dover vincere sempre i due singolari. «Sicuramente è un motivo di riflessione, al di là del fatto che nessuna nazionale ha costruito un doppio per la Davis. Non ci sono nazioni che hanno studiato la crescita di un doppio nel proprio Paese». Sulle scelte del capitano a Torino hanno pesato anche gli infortuni dei numeri 1 di singolare e di doppio, Matteo Berrettini e Simone Bolelli. Il bolognese, numero 25 del mondo nel ranking di specialità, è stato colpito da una pallata al costato nei primi giorni di allenamento alla vigilia dell’esordio. «I cinque erano questi, oltre una certa data si potevano sostituire solo per Covid e per fortuna casi di positività non ci sono stati» spiega ancora Volandri. Persa la possibilità di schierare Fognini-Bolelli, prosegue Volandri, «abbiamo fatto delle prove, in allenamento e in partita. La migliore era la coppia Sinner-Fognini». Costruire delle coppie che possano giocare stabilmente anche nel circuito non è facile. L’opzione che stuzzica di più è mettere insieme i primi due singolaristi, Berrettini e Sinner, ma non è detto che sia garanzia di qualità. «Dovevano provare a Indian Wells, ma Matteo si è fatto male al collo prima del torneo — spiega Volandri —. Quando hai giocatori così, in Top 10 e concentrati più sul singolare, è difficile costruire la coppia di doppio». Una prova, però, ci sarà, salvo ulteriori imprevisti. A gennaio è in calendario l’ATP Cup, competizione a squadre in programma in Australia a cui le nazioni si qualificano in base al ranking in singolare dei loro migliori giocatori. «La teoria dice che Berrettini e Sinner giocheranno — promette il capitano azzurro di Coppa Davis -. Nel caso, insieme a Vincenzo Santopadre proveremo se sarà possibile questa volta». […]

Italia, due certezze (Piero Guerrini, Tuttosport)

 

L’amarezza per un’eliminazione, il cuore colmo di tristezza a per la perdita del Dottor Laser, il professor Pierfrancesco Parra ricordato da tutti. E l’orgoglio e la certezza di essere sulla buona strada. L’Italia ha salutato Torino guardando al futuro. Nella sicurezza di avere una squadra molto competitiva, Volandri non nasconde un problema. Del resto la Coppa del format “mordi e fuggi° che si trasferirirà in sede unica per 5 anni ad Abu Dhabi senza che le partecipanti siano state interpellate, ha evidenziato il ruolo centrale del doppio. Il paradosso è che ormai il gioco di coppia è declassato da tempo nei tornei. Bisognerebbe costruirne uno, mettere assieme due ragazzi non di punta ma di qualità perché giochino l’intera stagione nel circuito. Ma chi tra i giovani è disponibile? Di sicuro non quelli che già vedono un grande avvenire in singolare, come Musetti. Non crediamo coloro che stanno cominciando la carriera come Cobolli, Zeppieri, Nardi, Arnaldi e altri che vogliono giocarsi le chance a livello individuale. Potrebbe avere un senso la coppia dei torinesi Sonego-Vavassori, ma i loro calendari non combaciano. Volandri ha scoperto che Jannik Sinner può reggere il doppio impegno, in doppio si diverte e lo considera uno strumento di crescita individuale, per ora. Ma si può chiedere un sacrificio simile anche a Matteo Berrettini? Volandri s’è mostrato orgoglioso dei ragazzi: «Sì, perché hanno dato tutto. Abbiamo provato a vincerla, al termine di una settimana difficile. Abbiamo perso anche il nostro dottor Parra, e questo colpo durissimo non è stato facile da assorbire. Tutte le squadre che abbiamo trovato a Torino hanno un doppio eccezionale. Per cercare di essere tranquilli dovevamo portare a casa entrambi i singolari, ci mancava Berrettini, questo aspetto inevitabilmente creava tensione. Sonego l’ha avvertita. Nel terzo set ha sentito il dovere di vincere la partita, affrettato, s’è irrigidito nella tensione e ha pagato anche la fatica. Pensavamo che contro Gojo fosse più sereno, ha avuto una grande reazione, nel secondo set. Purtroppo non è bastato. Ma non ho mai avuto nessun dubbio su Lorenzo, quando viene chiamato in causa dà sempre il massimo. Abbiamo messo un primo mattoncino di qualcosa di importante che costruiremo nel tempo». […]

Principe azzurro (Matteo Pierelli, La Gazzetta dello Sport)

Si era presentato a Torino timido e con lo sguardo basso, ha lasciato il Pala Alpitour da gladiatore. Se c’è un lato bello dopo la sconfitta dell’Italia contro la Croazia, quello ha la faccia di Jannik Sinner. Altro che freddo, altro che distaccato e calcolatore: in questi giorni di Coppa Davis gli azzurri hanno trovato un vero e proprio leader. Che, a soli 20 anni, e al debutto nella competizione, ha aizzato il pubblico, ha cercato di trascinare la folla torinese, riuscendoci del tutto. Come sono lontani i tempi in cul fece discutere la sua decisione di non disputare le Olimpiadi.. In realtà quella scelta la fece per resettare il motore e migliorare il servizio e i risultati gli hanno dato ragione, come si è visto anche in questi giorni. Già nelle Finals giocate al posto di Berrettini, Jannik aveva dimostrato di aver trovato il giusto feeling con la folla torinese. Ma nella gara a squadre più antica del mondo si è spinto ancora più in là, come ha spiegato lui stesso dopo l’amara sconfitta in doppio contro i croati. «La Davis per me è diversa – ha detto l’altoatesino -, questa è stata una notte più importante rispetto a un torneo individuale, anche se abbiamo perso. Alle Finals ho imparato molto, non ci sono dubbi, ma nella Davis si vivono sensazioni particolari, perché giochi per tutti, provi emozioni diverse. Hai più responsabilità e questo ti fa crescere. Mi ha fatto piacere stare in questi giorni con i miei compagni, con il capitano: qui si vince come squadra e si perde come squadra». Lui ha tirato fuori tutto se stesso anche in una situazione disperata come quella contro Marin Cilic, in cui è stato per due volte sotto di un break nel secondo set dopo aver perso il primo. Li sono uscite le qualità e l’orgoglio del campione: alla fine Sinner ha vinto tutti e tre i singolari a cui ha preso parte in Davis e ha fatto gli straordinari scendendo in campo anche nel doppio con Fabio Fognini. L’Italia ha dunque trovato il perno su cui costruire il futuro. […]

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