La Azarenka senza limiti. Djokovic vuole altri record (Crivelli). Malagò: “Una ferita aperta, ma sto con la Fit” (Il Giornale)

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La Azarenka senza limiti. Djokovic vuole altri record (Crivelli). Malagò: “Una ferita aperta, ma sto con la Fit” (Il Giornale)

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La Azarenka senza limiti. Djokovic vuole altri record (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Quello di ieri è sembrato proprio un ritorno al passato, neanche troppo lontano, quando si prendeva d’imperio gli Slam australiani (2012 e 2013) e sembrava davvero l’erede al trono di Serena Williams. Poi sono arrivati gli infortuni, la depressione, la storia d’amore finita con il rapper Redfoo, il crollo in classifica e la difficile risalita. Ma in questo momento Vika Azarenka è la più forte giocatrice sul circuito, e non soltanto perché vincendo a Miami (la sua terza volta dopo il 2009 e il 2011) ha preso il comando della Race, la classifica stagionale: a impressionare, infatti, è il modo in cui sta giocando. Continua, agonisticamente cattiva («Io amo il tennis, starei in campo 10 ore di fila»), tatticamente perfetta: nella finale del torneo di Miami ha dominato la Kuznetsova 6-3 6-2 in un’ora e 18′ e ha chiuso il torneo senza perdere un set, diventando la terza donna a vincere l’accoppiata Indian Wells-Miami dopo Graf e Clijsters. In stagione, ha perso solo una partita sul campo, i quarti di Melbourne con la Kerber, poi battuta in rivincita proprio a Miami. Da domani sale al quinto posto del ranking, sua miglior classifica dal maggio 2014, con lo stesso orgoglio che la porta a girare per Minsk in Porsche quando torna in Bielorussia: «Non lo faccio per ostentare ricchezza, ma per dimostrare alla mia gente che, se ce l’ho fatta io, c’è speranza per tutti». Questa frase potrebbe fare da incitamento anche per Nishikori nella finale odierna contro Djokovic. Il giapponese ha dominato Kyrgios in semifinale, ma con Nole ha perso gli ultimi 5 scontri diretti successivi alla sua clamorosa vittoria nelle semifinali dello Us Open. Il numero uno ha sofferto tutta la settimana il caldo, l’umidità e il mal di schiena, ma come sempre ha piegato la volontà degli avversari alla sua forza mentale, senza perdere neppure un set. Insegue nuovi record, come il sesto successo nel torneo (eguaglierebbe Agassi), la doppietta Miami-Indian Wells per tre anni consecutivi, mai riuscita a nessuno e soprattutto il 28 Master 1000, uno in più di Nadal. Però il giapponese, uscito da cinque match point contro dalla sfida dei quarti con Monfils, mostra fiducia: «Contro di lui, devi sempre dare il 120%, ma io credo di meritare di stare in finale per come sto giocando. Nole ha un livello irraggiungibile, ma io devo pensare a un punto per volta se voglio batterlo». Novak, 27 vittorie e una sconfitta in stagione, quasi concorda: «Kei ha giocato decine di partite di questo livello, non avrà nessun motivo per essere nervoso. Dunque è pericoloso». Già, ma quanto?
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Malagò: “Una ferita aperta, ma sto con la FIT” (Giornale)

«Mi dispiace molto per la rottura tra Camila Giorgi e la FIT, non è una bella notizia, è una ferita. Non posso che stare dalla parte della FIT perché se viene meno il discorso della maglia azzurra, a prescindere dallo sport, salta tutto. Mi auguro che si trovi il sistema di risolvere la questione al più presto». Il presidente del Coni Giovanni Malagò commenta così la decisione della tennista marchigiana di non partecipare alla sfida di Fed Cup tra Italia e Spagna in programma a metà aprile, causando l’interruzione dei rapporti tra la tennista e la FIT. «Ci possono anche essere degli accordi tra l’atleta e il ct o dei casi in cui l’atleta ha un problema fisico – ha detto ancora Malagò -. Ma se invece la decisione è unilaterale, se c’è una presa di posizione di non essere disponibile, allora non è una bella cosa».

 

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La finale è Russia-Croazia (Palliggiano). La favorita Russia e il pericolo Croazia: è qui la Davis (Crivelli). Davis, è caccia all’orso (Azzolini)

La rassegna stampa di domenica 5 dicembre 2021

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La finale è Russia-Croazia (Davide Palliggiano, Corriere dello Sport)

È durata pochissimo la resistenza della Germania. La Russia vola in finale di Davis e oggi, dalle 16, inseguirà la sua terza Coppa nella finale contro la sorprendente Croazia. Alla Madrid Arena i russi hanno risolto la pratica nei due singolari. Rublev s’è sbarazzato di Koepfer in 49 minuti (6-4 6-0). Leggermente più impegnativa la vittoria di Medvedev su Struff, ma sempre in due set (6-4 6-4). Il numero 2 del mondo s’è dovuto fermare per qualche minuto dopo il 5° game del secondo set, causa fuoriuscita di sangue dal naso. Ha ripreso senza fare una piega e chiuso l’incontro in un’ora e 6 minuti di gioco. E non contento s’è anche divertito a provocare la Madrid Arena con i suoi soliti modi da spaccone: «Il momento più bello è stato aver eliminato la Spagna a casa sua: negli spogliatoi eravamo particolarmente contenti» ha detto subito dopo il match ricevendo i fischi del pubblico spagnolo che oggi, presumibilmente, farà il tifo per la Croazia. Oggi, prima della finale, MT e la Kosmos (senza il suo presidente Gerard Piqué) presenteranno l’ennesimo cambio di formula della Coppa Davis. Avevano organizzato per questa mattina un evento nel lussuoso Hotel Riu di Plaza de España salvo poi annullarlo senza dare alcuna spiegazione. Circolava già Abu Dhabi, negli Emirati Arabi, come sede della prossima Davis: una scelta che non sarebbe piaciuta a molti giocatori, tanto da far desistere la Kosmos a organizzare l’evento.

La favorita Russia e il pericolo Croazia: è qui la Davis (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

Strade diverse, identico approdo. La finale 2021 della Coppa Davis, oggi alle quattro del pomeriggio metterà di fronte la Russia, favorita della vigilia con i suoi due top 5, un top 20 e un top 30, e la Croazia, che invece ha sfruttato alla perfezione la nuova formula, così sbilanciata verso il doppio, e la magia, che in fondo resta, della manifestazione, con il giocatore sconosciuto capace di esaltarsi con la maglia della nazionale. Per raggiungere gli avversari già qualificati dopo aver dato un grande dispiacere a Djokovic, i russi dovevano battere la Germania e soprattutto evitare di portare la sfida al terzo match, perché anche i tedeschi sono forniti di un doppio di livello (Krawietz e Puetz, che chiudono comunque imbattuti). Missione compiuta, in prima battuta grazie a Rublev, mai troppo convincente in questi dieci giorni ma finalmente concentrato: contro Koepfer finisce 6-4 6-0 in appena 50 minuti. Sull’abbrivio. Medvedev chiude chirurgicamente la pratica. Il numero due del mondo, in coda a una stagione scintillante ma lunghissima, sta viaggiando a marce basse, ma tanto gli è bastato per vincere quattro match senza perdere neppure un set, compreso il doppio 6-4 a Struff. Chi vince conquista l’insalatiera per la terza volta: la Russia si impose nel 2002 e nel 2006, la Croazia nel 2005 e nel 2019, l’ultima prima della rivoluzione. I precedenti dicono 1-1, ma contano solo per le statistiche: «Sono la squadra più forte e completa – ammette Marin Cilic — ma noi abbiamo le qualità per metterli in difficoltà». Soprattutto hanno Borna Gojo, la grande rivelazione delle Finals, numero 279 del mondo che ha battuto In serie il numero 61 (Popyrin), il 27 (Sonego) e il 33 (Lajovic). Ecco perché Rublev, numero 5, non si fida: «A tennis a questi livelli giocano tutti bene, ma è la Davis che modifica molto le cose dal punto di vista mentale. Si gioca di squadra, se anche si perde un match si può comunque vincere l’incontro».

Davis, è caccia all’orso (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Non si riesce a capire a quale gara sia in animo di concorrere, Daniil Medvedev. Con quale Oscar voglia rinfrescare la sua popolarità Quello per il miglior tennista antipatico? Per il protagonista più bisbetico? O semplicemente per il più sciocco? Da bravo Orso (medved questo significa in russo) ha i suoi momenti di letargia, durante i quali è evidente come i sensi si ottundano e i neuroni rallentino. l dati sono ancora allo studio, ma è li, in quello stato di ipersonnìa, che sembrano prendere il sopravvento gli atteggiamenti più strambi del russo. Che cosa lo abbia spinto, ieri, ad attraversare il campo da gioco dopo aver vinto il match con Struff, e a battere i piedi sul cemento indoor della Madrid Arena, in un gesto dichiaratamente polemico sebbene difficile da interpretare, è cosa che appartiene ai suoi arcani rovelli. Ce l’aveva con il pubblico, che da quelle parti non lo ama moltissimo, lo si è capito meglio quando ha potuto esprimersi davanti a un microfono. «Siamo tutti molto felici di questa finale. Ma il punto più alto di questa gioia l’abbiamo toccato l’altra sera, quando abbiamo eliminato la Spagna. Una sensazione travolgente». Ricoperto da solerti pernacchie, ha proseguito: «Lo dico da anni. Volete farmi perdere? Applauditemi. Altrimenti, io continuerò a vincere». Non è la prima volta. E tutto ci dice che non sarà l’ultima. Già a Torino l’Orso si era distinto per aver sbadigliato sul muso di Sinner, durante un match in avvio dominato e poi complicatosi per il ritorno veemente dell’italiano. La storia si allunga con il secondo turno del 2017 a Wimbledon, quando Medvedev – sconfitto al quinto da Bebelmans – al termine del match aprì il portafoglio e tirò alcune monete verso il giudice di sedia. Nel 2016 la squalifica nel challenger di Savannah, per frasi razziste al giudice arbitro (nera) e all’avversario Young (nero anche lui). Nel 2019 la battaglia contro il pubblico degli Us Open, dopo aver strappato di mano un asciugamano a un ballboy ed essersi portato il dito alla tempia a indicare quanto – a suo giudizio – fosse stupido l’atteggiamento degli spettatori (gesto replicato a Torino). Tutto con Daniil sembra avvenire a caso. Ma il caso, sappiate, non è affatto idiota. […]

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Il Cio: «Incontreremo Peng Shuai a gennaio» (Mastroluca). Flavia Pennetta: “Uniti per Peng Shuai” (Rossi). Medvedev non perde un colpo, Russia in semifinale (Crivelli)

La rassegna stampa di venerdì 3 dicembre 2021

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Il Cio: «Incontreremo Peng Shuai a gennaio» (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Se la situazione di Peng Shuai non sarà completamente chiarita, la WTA è disposta a cancellare i tornei in Cina anche dopo il 2022. «Vorremmo parlare direttamente con lei, assicurarci che sia libera e non sottoposta a coercizioni – ha detto il Ceo Steve Simon all’Associated Press -, e che sia avviata un’indagine completa e imparziale sulle sue accuse». Altrimenti la sospensione dei tornei in Cina per il 2022 potrebbe diventare una cancellazione più lunga. La più forte contrapposizione fra il governo di Xi Jimping e un’organizzazione sportiva è la coda lunga delle accuse che l’ex campionessa Slam e numero 1 del mondo in doppio aveva rivolto all’ex vicepremier cinese, Zhang Gaoli. In un messaggio sul social network Weibo rivelava lo scorso 2 novembre che Gaoli l’aveva costretta a un rapporto sessuale. Di Peng Shuai si erano perse le tracce per due settimane. L’opinione pubblica e i grandi campioni si erano mobilitati, poi il presidente del Cio Thomas Bach aveva annunciato di averle parlato, in video-chiamata, per mezz’ora. Ieri il Comitato olimpico ha parlato di una seconda conversazione. «Le abbiamo offerto un ampio supporto, resteremo in contatto con lei e abbiamo già concordato un incontro di persona a gennaio – si legge in una nota del Comitato -. Stiamo affrontando la questione direttamente con le organizzazioni sportive cinesi. Utilizziamo la diplomazia silenziosa». Ma alla WTA evidentemente non basta, se Simon è disposto a perdere milioni di euro. I nove tornei in calendario nel 2019 in Cina, infatti, offrivano un montepremi complessivo di 30,4 milioni di dollari. Simon, appoggiato anche da Amnesty International, non molla. «Se lo facessimo, diremmo al mondo che va bene non prendere le accuse di molestie sessuali seriamente perché sono vicende troppo complesse – ha detto all’Associated Press – e non possiamo permettere che succeda»

Flavia Pennetta: “Uniti per Peng Shuai, in gioco di diritti di tutti” (Paolo Rossi, La Repubblica)

 

Flavia Pennetta se la ricorda benissimo Peng Shuai, la tennista cinese scomparsa dopo aver denunciato le molestie subite da parte dell’ex vicepremier Zhang Gaoli e poi riapparsa in pubblico nel mistero. «Caspita, certo. Abbiamo giocato più volte contro, belle battaglie. Una ragazza solare, sorridente. Anche grazie all’aiuto di esperienze di vita all’estero, come negli Stati Uniti».

La Wta ha sospeso i tornei in Cina.

Sì, ed è una decisione enorme. Un gesto importante, perché di solito il sindacato femminile è molto prudente e ci pensa tre volte. Mi sa che hanno informazioni che noi ancora non conosciamo, e che apprenderemo solo in futuro. Io ero rimasta al suo incontro con Bach, e poi ho visto che ha partecipato a un’esibizione con i bambini…

È sembrato solo un contentino per far contento il mondo, visto che di lei non si hanno di nuovo più notizie.

Incredibile. Eppure io ho guardato bene il video, anche se l’immagine non era proprio nitidissima, devo dirlo. Lo ammetta: onestamente anch’io ho pensato a un sosia. Viene naturale pensarlo. Ma mi sembrava proprio lei.

Di sicuro la vicenda non migliora l’immagine della Cina.

Sappiamo che il loro è un mondo chiuso, e lasciamo stare le questioni politiche, il loro regime. Ma non va bene, ovviamente. Va malissimo. Non è accettabile. Mi dispiace veramente tanto per Shuai. Spero che anche gli altri, e anche l’Atp, continuino a tenere i riflettori accesi sul caso Peng. Anzi, spero che anche gli altri sportivi, altri campioni, entrino in scena mostrando solidarietà. In modo che i politici cinesi capiscano che un comportamento del genere non è ammissibile a nessun livello.

Sarebbe bello se si ripetesse il sostegno avuto dal movimento Black Lives Matter.

Certo. Ricordate Naomi Osaka che scendeva in campo con le mascherine delle vittime della polizia? Sarebbe bello che calcio, basket, F1, golf e tanti altri sport importanti facessero anche loro un gesto. L’opinione pubblica verrebbe mobilitata. E credetemi, ripeto: il fatto che la Wta abbia sospeso i tornei in Cina pesa tanto, sia dal punto di vista sportivo, ma anche economico e politico. Ma chi ci rimette, alla fine, sono le giocatrici.

A febbraio Pechino ospiterà anche le Olimpiadi invernali.

Appunto. Ecco perché è il momento che il mondo si stringa ora intorno a Shuai: e poi oltre alla persona qui sono in gioco dei principi, i diritti civili di tutti. Non si può e non si deve transigere: le istituzioni, dallo sport alla politica, dovrebbero far sentire forte la propria voce.

Medvedev non perde un colpo, Russia in semifinale (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Tutto come previsto. La Russia, favorita della vigilia, con due giocatori in top 5 (Medvedev e Rublev), un altro in top 20 (Karatsev) e il quarto in top 30 (Khachanov), è l’ultima semifinalista delle Finals della Coppa Davis 2021, unica squadra ad aver raggiunto l’obiettivo senza dover ricorrere al doppio decisivo. Ma il successo sulla sorprendente Svezia dei fratelli Ymer, figli di un mezzofondista etiope profugo nella città di Skovde, non è stato semplice, soprattutto per la solita prestazione altalenante di Rublev, che ha servito per il match sul 5-4 del secondo set contro Elias Ymer (171 del mondo) dopo meno di un’ora di gioco ma II si è incartato con due erroracci di dritto che hanno radicalmente cambiato il match. Tra gratuiti marchiani, palle tirate contro il tabellone luminoso (rompendolo) e qualche prodezza isolata, il moscovita ha dovuto ricorrere a un delicato tiebreak per sbrogliare la matassa nel terzo set, ritrovando almeno qualità e tranquillità, imponendosi alla fine con il punteggio di 6-2 5-7 7-6. Con il primo punto in cassaforte, non poteva essere Medvedev a tradire la Grande Madre Russa e infatti con un doppio 6-4 in 73 minuti ha sbrigato la pratica Mikael Ymer senza peraltro brillare particolarmente. Tanto è bastato, però, per consolidarne il percorso immacolato in queste Finals, con tre vittorie nei tre singolari e senza aver ceduto neppure un set. Per agguantare la terza insalatiera russa, la strada passa ora per una semifinale contro la Germania, domani alle 13, mentre oggi Serbia e Croazia, alle 16, giocano la prima. […]

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Berrettini con Sinner? È ora di vederci doppio (Mastroluca). Italia, due certezze (Guerrini). Principe azzurro (Pierelli)

La rassegna stampa di mercoledì 1 dicembre 2021

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Berrettini con Sinner? E’ ora di vederci doppio (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Nel nuovo formato della Coppa Davis, schierare una coppia di doppisti affidabile vale molto più di prima. In ogni sfida fra nazioni, infatti, non si giocano più cinque incontri ma tre, due singolari e un doppio, e tutti al meglio dei tre set. L’Italia, nel percorso a Torino chiuso con l’eliminazione nei quarti di finale dopo aver ottenuto il primo posto del girone, ha perso tutti e tre gli incontri di doppio. Fognini e Musetti hanno ceduto contro gli statunitensi Sock e Ram. Il ligure e Jannik Sinner hanno ceduto contro due delle coppie migliori del mondo. Si sono arresi prima ai colombiani Juan-Sebastian Cabal e Robert Farah (con il primo posto già sicuro, in un match finito a notte fonda), poi contro i campioni di Wimbledon e numeri 1 del 2021, i croati Mektic e Pavic. Gli azzurri hanno giocato con la spada di Damocle di dover vincere sempre i due singolari. «Sicuramente è un motivo di riflessione, al di là del fatto che nessuna nazionale ha costruito un doppio per la Davis. Non ci sono nazioni che hanno studiato la crescita di un doppio nel proprio Paese». Sulle scelte del capitano a Torino hanno pesato anche gli infortuni dei numeri 1 di singolare e di doppio, Matteo Berrettini e Simone Bolelli. Il bolognese, numero 25 del mondo nel ranking di specialità, è stato colpito da una pallata al costato nei primi giorni di allenamento alla vigilia dell’esordio. «I cinque erano questi, oltre una certa data si potevano sostituire solo per Covid e per fortuna casi di positività non ci sono stati» spiega ancora Volandri. Persa la possibilità di schierare Fognini-Bolelli, prosegue Volandri, «abbiamo fatto delle prove, in allenamento e in partita. La migliore era la coppia Sinner-Fognini». Costruire delle coppie che possano giocare stabilmente anche nel circuito non è facile. L’opzione che stuzzica di più è mettere insieme i primi due singolaristi, Berrettini e Sinner, ma non è detto che sia garanzia di qualità. «Dovevano provare a Indian Wells, ma Matteo si è fatto male al collo prima del torneo — spiega Volandri —. Quando hai giocatori così, in Top 10 e concentrati più sul singolare, è difficile costruire la coppia di doppio». Una prova, però, ci sarà, salvo ulteriori imprevisti. A gennaio è in calendario l’ATP Cup, competizione a squadre in programma in Australia a cui le nazioni si qualificano in base al ranking in singolare dei loro migliori giocatori. «La teoria dice che Berrettini e Sinner giocheranno — promette il capitano azzurro di Coppa Davis -. Nel caso, insieme a Vincenzo Santopadre proveremo se sarà possibile questa volta». […]

Italia, due certezze (Piero Guerrini, Tuttosport)

 

L’amarezza per un’eliminazione, il cuore colmo di tristezza a per la perdita del Dottor Laser, il professor Pierfrancesco Parra ricordato da tutti. E l’orgoglio e la certezza di essere sulla buona strada. L’Italia ha salutato Torino guardando al futuro. Nella sicurezza di avere una squadra molto competitiva, Volandri non nasconde un problema. Del resto la Coppa del format “mordi e fuggi° che si trasferirirà in sede unica per 5 anni ad Abu Dhabi senza che le partecipanti siano state interpellate, ha evidenziato il ruolo centrale del doppio. Il paradosso è che ormai il gioco di coppia è declassato da tempo nei tornei. Bisognerebbe costruirne uno, mettere assieme due ragazzi non di punta ma di qualità perché giochino l’intera stagione nel circuito. Ma chi tra i giovani è disponibile? Di sicuro non quelli che già vedono un grande avvenire in singolare, come Musetti. Non crediamo coloro che stanno cominciando la carriera come Cobolli, Zeppieri, Nardi, Arnaldi e altri che vogliono giocarsi le chance a livello individuale. Potrebbe avere un senso la coppia dei torinesi Sonego-Vavassori, ma i loro calendari non combaciano. Volandri ha scoperto che Jannik Sinner può reggere il doppio impegno, in doppio si diverte e lo considera uno strumento di crescita individuale, per ora. Ma si può chiedere un sacrificio simile anche a Matteo Berrettini? Volandri s’è mostrato orgoglioso dei ragazzi: «Sì, perché hanno dato tutto. Abbiamo provato a vincerla, al termine di una settimana difficile. Abbiamo perso anche il nostro dottor Parra, e questo colpo durissimo non è stato facile da assorbire. Tutte le squadre che abbiamo trovato a Torino hanno un doppio eccezionale. Per cercare di essere tranquilli dovevamo portare a casa entrambi i singolari, ci mancava Berrettini, questo aspetto inevitabilmente creava tensione. Sonego l’ha avvertita. Nel terzo set ha sentito il dovere di vincere la partita, affrettato, s’è irrigidito nella tensione e ha pagato anche la fatica. Pensavamo che contro Gojo fosse più sereno, ha avuto una grande reazione, nel secondo set. Purtroppo non è bastato. Ma non ho mai avuto nessun dubbio su Lorenzo, quando viene chiamato in causa dà sempre il massimo. Abbiamo messo un primo mattoncino di qualcosa di importante che costruiremo nel tempo». […]

Principe azzurro (Matteo Pierelli, La Gazzetta dello Sport)

Si era presentato a Torino timido e con lo sguardo basso, ha lasciato il Pala Alpitour da gladiatore. Se c’è un lato bello dopo la sconfitta dell’Italia contro la Croazia, quello ha la faccia di Jannik Sinner. Altro che freddo, altro che distaccato e calcolatore: in questi giorni di Coppa Davis gli azzurri hanno trovato un vero e proprio leader. Che, a soli 20 anni, e al debutto nella competizione, ha aizzato il pubblico, ha cercato di trascinare la folla torinese, riuscendoci del tutto. Come sono lontani i tempi in cul fece discutere la sua decisione di non disputare le Olimpiadi.. In realtà quella scelta la fece per resettare il motore e migliorare il servizio e i risultati gli hanno dato ragione, come si è visto anche in questi giorni. Già nelle Finals giocate al posto di Berrettini, Jannik aveva dimostrato di aver trovato il giusto feeling con la folla torinese. Ma nella gara a squadre più antica del mondo si è spinto ancora più in là, come ha spiegato lui stesso dopo l’amara sconfitta in doppio contro i croati. «La Davis per me è diversa – ha detto l’altoatesino -, questa è stata una notte più importante rispetto a un torneo individuale, anche se abbiamo perso. Alle Finals ho imparato molto, non ci sono dubbi, ma nella Davis si vivono sensazioni particolari, perché giochi per tutti, provi emozioni diverse. Hai più responsabilità e questo ti fa crescere. Mi ha fatto piacere stare in questi giorni con i miei compagni, con il capitano: qui si vince come squadra e si perde come squadra». Lui ha tirato fuori tutto se stesso anche in una situazione disperata come quella contro Marin Cilic, in cui è stato per due volte sotto di un break nel secondo set dopo aver perso il primo. Li sono uscite le qualità e l’orgoglio del campione: alla fine Sinner ha vinto tutti e tre i singolari a cui ha preso parte in Davis e ha fatto gli straordinari scendendo in campo anche nel doppio con Fabio Fognini. L’Italia ha dunque trovato il perno su cui costruire il futuro. […]

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