ATP Roma, main draw: Nadal nel quarto di Djokovic, Federer dalla stessa parte con Nishikori

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ATP Roma, main draw: Nadal nel quarto di Djokovic, Federer dalla stessa parte con Nishikori

Sorteggiato il main draw degli Internazionali BNL d’Italia: Novak Djokovic pesca Nadal nei potenziali quarti. Federer dallo stesso lato, con Nishikori ad aspettarlo. Nella parte bassa, Tsonga-Wawrinka e Berdych-Murray. Fognini apre con Garcia-Lopez, Cecchinato con Raonic

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Nella splendida cornice di Piazza del Popolo a Roma, è stato sorteggiato il Main Draw degli Internazionali BNL d’Italia 2016: Roger Federer e Rafael Nadal sono entrambi dal lato di Novak Djokovic che, potenzialmente, dovrebbe ritrovarsi lo spagnolo ai quarti di finale e lo svizzero in semi. Per l’elvetico, invece, potenziale quarto di finale contro Kei Nishikori. Dall’altro lato, Andy Murray dovrebbe trovare Tomas Berdych ai quarti di finale, mentre in semi uno tra Jo-Wilfred Tsonga e Stanislas Wawrinka.

Si tratta di una parte alta di tabellone decisamente più interessante rispetto a quella bassa: basti pensare che Djokovic, Raonic, Kyrgios e Nadal sono tutti nello stesso quarto.

E partendo proprio da Djokovic-Nadal, il serbo è in vantaggio negli scontri diretti 25 a 23, con ultimo match disputato e vinto da Nole ad Indian Wells, in semi finale, 7-6 6-2. Per arrivare a Rafa però, il numero 1 al mondo se la vedrà prima con un qualificato, poi verosimilmente con Monfils; più complicato il percorso per lo spagnolo che al secondo turno dovrebbe incontrare Kohlschreiber e poi uno tra Raonic e Kyrgios.

 

L’altro quarto di finale, come detto, dovrebbe essere Federer-Nishikori: pochi i precedenti, appena 8, di cui 6 vinti dal basilese e 2 dal nipponico. Ultimo match tra i due alle ATP Finals di Londra, vinto da Federer in tre set, 7-5 4-6 6-4. Guardando però i primi turni, non può di certo sorridere Federer: secondo turno contro il vincente tra Zverev e Dimitrov (match interessantissimo) e terzo contro Dominic Thiem, che al primo turno se la vedrà contro Dolgopolov per un altro primo turno molto intrigante. Nishikori invece se giocherà prima con il vincente tra Gabashvili e Troicki, poi con Gasquet.

Guardando la parte bassa del tabellone, Tsonga trova Wawrinka: lo svizzero è sopra 4-3 nei precedenti, ma l’ultimo risale allo scorso Roland Garros, quando a trionfare fu proprio l’elvetico per 6-3 6-7 7-6 6-4. Andando più nel dettaglio, il francese dovrebbe trovare a secondo turno Ivo Karlovic, mentre al terzo David Ferrer o, ci auguriamo, il nostro Fabio Fognini. Per Wawrinka, discorso più complicato: secondo turno contro Tomic, o Paire, e terzo turno contro uno tra Feliciano Lopez e Juan Monaco.

Ultimo quarto di finale quello tra Murray e Berdych, contro il quale è avanti 8-6 nei precedenti, con l’ultimo giocato giusto oggi a Madrid e vinto dal britannico 6-3 6-2. Il cammino di Murray non sarà però troppo facile: secondo turno contro Borna Coric, terzo contro Bautista Agut. Il ceco dovrebbe essere più agevolato prima con il vincente di Querrey/Ramos-Vinolas e poi con David Goffin.

Chiuso il discorso relativo ai big, passiamo ai nostri connazionali: Fabio Fognini ha trovato Guillermo Garcia-Lopez, con il quale è in vantaggio 4-2 negli scontri diretti. L’ultimo giocato a Buenos Aires 3 anni fa, vinto da Fabio 7-5 6-3; il vincente tra i due se la vedrà con David Ferrer. L’altro big italiano, Andreas Seppi, giocherà contro Vasek Pospisil: 2-2 i precedenti, l’ultimo a Sidney 2015, vinto dall’americano 6-3 7-6. Dovesse vincere, l’altoatesino se la vedrebbe contro Gasquet.

Sorteggio molto più complicato per gli altri quattro italiani in tabellone: Marco Cecchinato se la vedrà con Milos Raonic per la seconda volta in carriera e nel giro di un mese. L’unico precedente infatti risale al Master 1000 di Montecarlo di quest’anno, vinto dal canadese 6-3 7-5. Non è andata tanto meglio a Salvatore Caruso: il siracusano se la vedrà contro Nick Kyrgios, contro il quale non ha mai giocato. Una ipotetica vittoria da parte dei due italiani significherebbe derby tra i due al secondo turno, prima di trovare Rafael Nadal. Al suo esordio nel circuito maggiore grazie alla wild card ottenuta vincendo le pre-qualificazioni,  Lorenzo Sonego affronterà per la prima volta in carriera il portoghese Joao Sousa, reduce dalla sconfitta in tre set contro Rafa Nadal nei quarti a Madrid. Riuscisse a sovvertire il pronostico, che vede ovviamente favorito il n. 35 del mondo, il torinese sfiderebbe il vincente tra Dominic Thiem e Alexander Dolgopolov. Infine, Paolo Lorenzi giocherà contro Roberto Bautista Agut: solo un precedente tra i due, allo scorso Roland Garros, vinto dallo spagnolo 6-3 7-5 6-2. Dovesse vincere, Lorenzi giocherebbe contro Jeremy Chardy.

Probabili ottavi di finale

Djokovic-Monfils
Nadal-Raonic
Federer-Thiem
Nishikori-Gasquet
Tsonga-Ferrer
Wawrinka-Anderson
Berdych-Goffin
Murray-Bautista Agut

Possibili quarti di finale

Djokovic-Nadal
Federer-Nishikori
Wawrinka-Tsonga
Murray-Berdych

Qui il tabellone completo

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Laver Cup: anche Tsitsipas e Ruud nel Team Europe. Regalo di compleanno per Rod

Annunciati altri due top 10 per la formazione europea, il giorno dopo il compleanno dell’ex campione

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delray beach, florida, january, 1982 grand slam tennis champion, rod laver at laver's resort. exclusive photo by art seitz

La più grande esibizione del mondo tennistico, intitolata all’unico in grado di portare a casa il Grande Slam nell’anno solare (ben due volte) si arricchisce di altre due partecipazioni illustri: Stefanos Tsitsipas e Casper Ruud. Curiosamente, ieri 9 agosto (un giorno dopo quello di Federer) Rod Laver ha compiuto 84 anni, e la partecipazione ufficiale del greco e del norvegese con il Team Europe, rispettivamente n.5 e 7 del mondo, suona quasi come un regalo di compleanno per la Laver Cup (e dunque per Rod stesso). Già la presenza dei Fab 4 da sola sarebbe bastata per un’audience smisurata, aggiungere due giovani top 10 e finalisti Slam può solo arricchire il menù e gli introiti.

Per Tsitsipas, dopo quelle del 2019 e del 2021, si tratta della terza partecipazione a questa manifestazione, sempre vinta dal Team Europe di Bjorn Borg, apparso ben contento (probabilmente a differenza di John McEnroe, capitano del Team World) di accogliere altri due campioni: “Una formazione straordinaria. Stefanos e Casper guidano la nuova generazione di giocatori. Entrambi hanno eccelso nella competizione della Laver Cup e non ho dubbi che apprezzeranno l’opportunità di stare al fianco dei Big Four. Sarà un evento straordinario a Londra“. E anche il greco, che deve ritrovare la giusta rotta dopo un periodo non esaltante, non lesina sulla sua gioia di poter far essere anche quest’anno della partita: “La Laver Cup è un evento a cui mi diverto a prendere parte poiché faccio squadra con i miei rivali e divento parte del Team Europe, giocando contro alcuni dei migliori concorrenti che il Team World ha da offrire. Sono più che orgoglioso di rappresentare il Team Europe“.

 

Ruud invece, dopo aver raggiunto le prime finali Slam e 1000, e il best ranking di 5 al mondo, giocherà per la seconda volta in carriera (esordio l’anno scorso) la Laver Cup, in quella che probabilmente passerà alla storia come la squadra più forte di tutti i tempi, potendo schierare Djokovic, Federer, Nadal e Murray insieme.Sono orgoglioso di far parte di una formazione storica del Team Europe“, dice Ruud, “è stata un’esperienza straordinaria gareggiare a Boston e non vedo l’ora di avere questi incredibili giocatori come miei compagni di squadra a Londra“.

Rod Laver ha festeggiato tante volte nella carriera e nella vita, ma questa è la prima volta che come regalo di compleanno riceve due top 10 per il torneo che porta il suo nome, e dunque, con la speranza che per la prima volta il Team Europe possa non vincere, o almeno che ci sia un po’ di pepe in più nella sfida, auguriamo anche noi di Ubitennis un buon compleanno (con un giorno di ritardo) all’ex campionissimo.

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Serena Williams, la fine di un’era e il desiderio della famiglia. Da quella sconfitta con Vinci la lenta discesa

Il recente annuncio su Vogue della campionessa Serena Williams ha scosso il mondo del tennis, e tutto iniziò in quello US Open 2015

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Serena Williams - Wimbledon 2022, Credit AELTC Jon Super

Un’icona, una leggenda, un nome che basta a scatenare caterve di ricordi e record, di braccia al cielo e sorrisi. Un volto, un cognome che sanno di rivalsa e di rivincita, di chi nella vita dal punto più basso è arrivato a danzare con le stelle. In poche parole, Serena Williams, LA tennista del terzo millennio finora, perché la WTA si è sempre identificata in lei, finché il fisico lo ha permesso. Elencare tutti i titoli è un lavoro d’archivio che non potrebbe bastare a ritrarre la grandezza di una donna, prima che una sportiva, che ha sfruttato il suo talento e la sua notorietà per sensibilizzare anche sui problemi razziali, di genere. Eppure, arriva un momento in cui semplicemente non si può più tenere il livello sempre mostrato, in cui ci si guarda indietro e pensando al futuro si capisce che è forse arrivata l’ora di calare il sipario. E così, l’altro giorno, dopo la vittoria contro Parrizas-Dias al primo turno del WTA 1000 di Toronto, su Vogue (magazine di moda dove anche Sharapova, l’unica che può dirsi rivale di Serena, annunciò il suo ritiro) Serena Williams ha detto stop.

Più di 1000 vittorie, 23 Slam, record di settimane consecutive al n.1 (e tanto altro ancora): l’americana ha deciso di lasciarsi alle spalle il tennis dopo il “suo” US Open, per dedicarsi a “quell’altra vita”, che gli sportivi spesso sognano, quella di una famiglia, da vivere a tempo pieno. Su Vogue (come riportato da Gianluca Sartori qualche giorno fa), in conclusione del lungo servizio, Serena lancia due messaggi importanti, sia sull’importanza di suo marito e sua figlia, sia sulla problematica femminista ancora una volta, anche in questo momento di addio (la parola “ritiro” è troppo dura, Serena non la usa mai). Perché abbandonare il campo, l’adrenalina è una cosa, ma pensare che una Donna del genere potrà mai smettere di impegnarsi per i più deboli come fa da una vita intera… è pura follia.

Ma, per quanto la notizia possa scuotere e agitare, sarebbe fuori luogo stupirsene come se fosse inaspettata. Sono anni che Serena non gioca con costanza, in cui non è più quella di una volta, addirittura non vince uno Slam dall’Australian Open del 2017. Eppure, il reale giorno in cui il suo strapotere finì, in cui anche lei tornò a riscoprirsi umana, è ancora più lontano nel tempo: 11 settembre 2015, New York, Flushing Meadows, Arhtur Ashe Stadium, semifinale dello US Open, una delle ore più fulgide del tennis italiano. Serena Williams, a due partite dal Grande Slam, affronta Roberta Vinci, in una partita dall’esito scontato… ma il vento del destino quel giorno spirò diversamente, regalò la vittoria della vita all’azzurra, e fu il primo segnale che le fondamenta di un impero stavano iniziando a cedere, che quelle stelle pian piano si facevano sempre più tenui. Da allora, infatti, Serena ha vinto solo altri due Slam, ha perso il primato, e ha iniziato pian piano il suo declino.

 

Tutto per mano di una pugliese, una ragazza che voleva solo vivere un sogno, e oggi, quasi 7 anni dopo, ricorda quei momenti sulla Gazzetta dello Sport, nel servizio di Paolo Bartezzaghi. “Ero pronta a tornare“, dice Vinci, “il giorno prima della semifinale avevo già chiamato l’agenzia di viaggio per il volo. Serena era numero 1 e giocava a casa sua; è stato un ribaltone incredibile, dopo aver perso il primo set. Non ho mai mollato. Mi ero detta che non avrei dovuto accontentarmi e che mi sarei dovuta godere la prima semifinale in uno Slam, vivendola in modo positivo“. Ai tempi non sembrava così, ma oggi è chiaro che Roberta inflisse un colpo duro da digerire a una delle carriere più ricche della storia dello sport, dando l’inizio ad una lenta fine: “Non ne abbiamo mai parlato, non c’è stata occasione, ma quella sconfitta l’ha segnata tanto. Per un periodo non giocò più, non se l’aspettava. Per una come lei, un conto è perdere con Sharapova o Azarenka, un conto con la Vinci“.

E da quella sconfitta, che la riportò tra i comuni mortali proprio per aver perso contro una giocatrice di un livello decisamente più basso, ad oggi, ne è passata di acqua sotto i ponti. Serena ha 40 anni, è una madre, l’attuale n.1 al mondo aveva poco più di un anno quando lei vinse il suo primo Slam, tante delle giocatrici che l’hanno accompagnata ai suoi successi (venendo spesso sconfitte) si sono ritirate, e probabilmente sua sorella Venus sarà la prossima. Ma una cosa non è cambiata, e mai cambierà: l’amore, il rispetto, l’ammirazione che tutto il mondo, tennistico e non, ha e porterà con sé verso una giocatrice unica, una lottatrice che ha reso il fango diamanti, consapevoli della fortuna di aver potuto assistere direttamente alle imprese di Serena Williams da Saginaw, Michigan.

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ATP

Berrettini, Montreal occasione persa in ottica Race to Torino. Rotta verso Cincinnati

L’azzurro perde terreno da Hurkacz e Fritz e rischia il sorpasso di Norrie e Sinner: nulla è perduto, ma servono risultati sul cemento americano

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Matteo Berrettini - Montreal 2022 (foto Ubitennis)

“Forse è stata la partita più brutta che abbia mai giocato”. Si è espresso senza mezze misure Matteo Berrettini ai microfoni del nostro Vanni Gibertini dopo la sconfitta patita contro Pablo Carreno Busta al Masters 1000 di Montreal. E in effetti l’azzurro non ha mai trovato il suo tennis: è parso poco in fiducia dal punto di vista mentale e troppo pesante negli spostamenti. Ciò ha causato una pioggia di errori gratuiti, sono stati 30 in un’ora e un quarto di gioco: inevitabile conseguenza una sconfitta rapida e perentoria, specie se dall’altra parte c’è un giocatore solidissimo e a suo agio sul cemento come lo spagnolo, che comunque aveva perso da Matteo in tre set quest’anno in Australia, quando il nostro era al top della forma.

Saranno i prossimi tornei a dire se, come è auspicabile, si è trattato solo di una giornata storta. Sicuramente Matteo ha perso una bella occasione in chiave Race to Torino. Si sa che, soprattutto a causa degli infortuni che gli hanno impedito di giocare la stagione su terra battuta, Matteo ha molto terreno da recuperare. Occupa attualmente, infatti, il dodicesimo posto in classifica e quest’anno bisogna ragionare in chiave settimo posto, perché Novak Djokovic ha vinto Wimbledon e ciò, salvo una combinazione complicata, gli garantisce un ticket per Torino se terminerà tra i primi 20 della Race.

Matteo, a causa del ko al primo turno di Montreal, ha ovviamente perso la possibilità di guadagnare punti e ora gli tocca guardare cosa faranno i suoi avversari. Sicuramente perderà terreno da Hurkacz e Fritz, che sono rispettivamente al decimo e al nono posto della Race. Il polacco è già al terzo turno dopo aver superato Ruusuvuori: si è già garantito almeno 90 punti portandosi a +215 punti da Matteo. L’americano ha battuto Murray e giocherà al secondo turno contro Tiafoe; ha già conquistato almeno 45 punti e sale per ora a +340 dal romano. Non solo, Matteo può anche rischiare di perdere posizioni: Norrie, 13° nella Race, e Sinner, 14°, lo supererebbero in caso di approdo ai quarti. L’inglese ha comunque sulla sua strada Auger-Aliassime, mentre Jannik è il favorito del suo ottavo vista l’eliminazione proprio di Berrettini, che avrebbe potuto affrontare al terzo turno.

 

Sicuramente nulla è perduto per Berrettini, perché siamo solo ad agosto, ma l’obiettivo di strappare il terzo pass in carriera per le ATP Finals passerà dai prossimi tornei sul cemento, Cincinnati e US Open, dove gli toccherà cercare risultati di peso per poter arrivare all’autunno con una candidatura credibile. Berrettini, dopo l’eliminazione di Montreal, potrà approfittarne per spostarsi con anticipo in Ohio, dove le condizioni – campo rapido e grande caldo – sembrano più adatte al suo tennis.

IL TABELLONE AGGIORNATO DEL MASTERS 1000 DI MONTREAL

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