ATP Montecarlo: fuori Cecchinato che non sfigura con Raonic. Avanti Monfils, Thiem e Zverev

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ATP Montecarlo: fuori Cecchinato che non sfigura con Raonic. Avanti Monfils, Thiem e Zverev

Nel primo turno del torneo ATP Masters 1000 di Montecarlo, Marco Cecchinato onora la wild card ricevuta cedendo di misura, un break per set, a Milos Raonic. Alexander Zverev non lascia scampo a Andrey Rublev, mentre un superlativo Bedene debutta alla grande dominando un impotente Rosol. Nicolas Almagro lotta solo un set contro Richard Gasquet. Tutto facile anche per Grigor Dimitrov contro Filip Krajinovic. Inizio diesel per Gael Monfils che va sotto 5-2 nel primo set prima di inanellare dieci game consecutivi

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[10] M. Raonic b. [WC] M. Cecchinato 6-3 7-5  (da Montecarlo, Laura Guidobaldi)

Dopo l’esordio in Coppa Davis, ecco che per Marco Cecchinato arriva anche une première a Montecarlo. Il 23enne azzurro – e n. 98 del ranking – ha dall’altra parte della rete il n. 12 del mondo Milos Raonic. L’italiano si difende bene, soprattutto nel secondo parziale ma, alla fine, prevale la solidità, la costanza e l’esperienza del pupillo di Riccardo Piatti.

Dopo i primissimi giochi, in cui Cecchinato sembra tener testa a Raonic, questi allunga le distanze sul 4-1. L’azzurro fa un passo in avanti e ha a disposizione ben tre palle per strappare il poderoso servizio all’avversario. Ma il break azzurro non s’ha da fare e Milos prende il largo sul 5-2. Alla fine il canadese chiude il primo parziale per 6-3 in 39 minuti.

 

Nel secondo set Cecchinato offre una bella performance fino al 5-5. Marco riesce infatti a portarsi in vantaggio 5-4. Ma ecco che, sul 5-5, l’azzurro subisce la zampata finale di Milos che gli strappa la battuta per chiudere poi il match 6-3 7-5 in 1 ora e 21 minuti. Il prossimo avversario del canadese sarà il vincente tra Gimeno-Travers e Cuevas.

In conferenza stampa Marco si è dichiarato soddisfatto della sua peformance: “Sicuramente ho fatto una buona partita. Certo, ho avuto le mie chance, peccato per quelle palle break nel primo set. Ho comunque disputato un match solido, sono contento perché si tratta di un giocatore che è stato top ten, che ha un gran servizio. Ho risposto bene“. Ad una domanda sul sospetto di combine nel Challenger di Mohammedia, in Marocco, nell’ottobre 2015, in cui c’è l’ipotesi di un suo coinvolgimento, Cecchinato non ha voluto commentare: “È un momento difficile e non voglio parlarne. Oggi voglio solo parlare di tennis“.

[9] R. Gasquet b. N. Almagro 6-4 6-0 (da Montecarlo, Carlo Carnevale)

Sospinto da un pubblico che lo ha sempre amato (dopo la semifinale del 2005, ventenne, quando battè Federer in quarti per poi arrendersi a Nadal, che avrebbe iniziato il suo dominio monegasco), Richard Gasquet vince con ampio margine la sfida tra rovesci ad una mano, regolando in due set lo spagnolo Nico Almagro. Il tennista di Murcia, sceso al numero 64 del ranking dopo i problemi fisici che ne hanno condizionato l’ultimo anno, gioca un incontro estremamente falloso, cedendo di schianto dopo un primo set perso in volata.

Avvio traumatico per Almagro, che con un parziale di 1-8 si vede subito costretto ad inseguire (il primo punto in assoluto è una mezza maratona da quasi trenta colpi), mentre Gasquet sembra ben centrato, sebbene sempre alla ricerca di sguardi di incoraggiamento dal suo angolo, dove siede Sebastien Grosjean. Lo spagnolo rientra nel parziale, che si assesta su un livello non entusiasmante, sollevato solo dalla bellezza dei gesti di entrambi: cinque break complessivi nel set, che Gasquet incamera quando l’avversario gli regala il servizio a zero nel nono gioco, infilando quattro gratuiti. Il Country Club riceve le prime sferzate del freddo vento costiero, mentre il padrone di casa cambia grip meccanicamente ad ogni intervallo. Almagro riprende da dove aveva iniziato, e raddoppia se possibile il numero degli errori, riducendo il secondo parziale ad una passerella, neanche tanto divertente da vedere: sonoro bagel in favore di Gasquet, che chiude disegnando un punto esclamativo con il rovescio in corsa, a spolverare la riga. Al prossimo turno lo aspetta un derby, contro il vincente tra Nicolas Mahut e Lucas Pouille.

G. Dimitrov b. [Q] F. Krajinovic 6-3 6-2 (Gabriele Ferrara)

Facile vittoria per Grigor Dimitrov, che supera Filip Krajinovic in due set con il punteggio di 6-3 6-2. Al prossimo turno troverà Gilles Simon (4-1 gli head to head in favore del transalpino), che ieri ha sconfitto facilmente Viktor Troicki.
I precedenti tra i due giocatori vedevano in vantaggio il bulgaro per 2-0, avendo vinto lo scorso anno ad Acapulco e a Stoccolma, perdendo un set in Messico.

Si inizia con entrambi i tennisti che annullano palle break nel loro primo turno di servizio. Nel quarto gioco il serbo perde un duello a rete e subisce un buon rovescio lungolinea di Dimitrov che lo induce all’errore con il dritto, perdendo così la battuta. Il ventiquattrenne di Sombor cerca spesso di verticalizzare il gioco, mostrando anche un ottimo tocco a rete, ma sembra troppo leggero fisicamente – 185 centimetri per soli 75 chili – per impensierire con continuità l’avversario nello scambio da fondocampo. Nel nono game il serbo spinge bene con il dritto anomalo e si procura una palla break, ma Dimitrov si salva accellerando con il dritto, conquistando poi il primo set con il medesimo fondamentale.

Nel secondo parziale il giocatore di Haskovo continua a mantenere una buona profondità con i colpi e a difendersi bene, costringendo l’avversario a colpire spesso in arretramento, con Krajinovic che ottiene poco dal servizio e che soffre le traiettorie alte, cedendo così la battuta sull’1 pari. Il bulgaro non ha problemi a tenere la battuta, allungando facilmente sul 3-1 – splendido il rovescio vincente lungolinea giocato in controbalzo sul 30 a 0. Nel quinto gioco il numero 110 del mondo sbaglia una volée di rovescio non impossibile, spezzando il polso, ed un dritto inside-in dal centro del campo per il 4-1 Dimitrov, che archivia il match con lo score di 6-3 6-2 in un’ora e diciassette minuti di gioco.

A. Zverev b. [WC] A. Rublev  6-1 6-3 (da Montecarlo, Carlo Carnevale)

Non c’è storia in quello che ci si augurava potesse essere un derby tra future stelle del tennis mondiale: Alexander Zverev domina senza affanni il russo Andrey Rublev, di sei mesi più giovane, chiudendo in un’ora esatta di gioco. Fallimentare il braccio di ferro da fondocampo per Rublev, che si vede annullato sulla sua diagonale preferita, quella del dritto, con cui riesce soltanto sporadicamente a risolvere gli scambi grazie ad impressionanti accelerazioni (sopratutto considerando il fisico esile del moscovita): Zverev, al suo best ranking di numero 54, è di gran lunga più solido, resta quasi sempre in pressing, prendendo benissimo con i piedi le distanze da ogni palla. La sua stazza non gli impedisce di scivolare con agio sul rosso lentissimo del Centrale, confermando di poter essere potenzialmente un giocatore adatto a qualsiasi superficie: il primo exploit del tedesco, d’altronde, arrivò sulla terra di casa, ad Amburgo 2014, quando da wildcard diciassettenne si spinse fino alla semifinale, arrendendosi a David Ferrer. Poche settimane fa invece la splendida corsa ad Indian Wells, con il quarto turno raggiunto e perso contro Nadal, dopo aver sprecato un matchpoint con una volée in rete per la quale avrà già perso il sonno. “Sono in fiducia e so di aver giocato bene contro i migliori, ma credo sia comunque un periodo di transizione per me“.

L’incontro rivela il copione da subito, Zverev vola 4-0 in dieci minuti, stringendo comodamente le redini degli scambi, comandando sul lato destro: entrambi i teenager colpiscono il dritto senza sforzo apparente, ma è il tedesco a sbagliare meno e dettare le velocità. Rublev annaspa e scuote la testa in continuazione, molto silenzioso per i suoi standard, e non tradisce emozioni quando il pubblico gli tributa un convinto applauso di incoraggiamento in occasione del suo primo gioco vinto, l’unico del set iniziale. Zverev annulla le sole due palle break concesse con due intelligenti servizi vincenti, e aspetta paziente che l’avversario tentenni, mentre nel ristorante alle spalle della tribuna stampa si sente il frastuono di una pila di bicchieri rotti. Sul 4-3 nel secondo set Rublev si distrae e regala il servizio, permettendo a Zverev di sigillare l’incontro indisturbato. Al prossimo turno il diciottenne tedesco troverà proprio quel David Ferrer che gli negò la finale ad Amburgo due anni fa, per cercare la rivincita ora che le condizioni sembrano decisamente diverse.

[12] D. Thiem b.[Q]  J-L Struff  1-6 6-3 6-4 (Tommaso Voto)

Un confuso e falloso Thiem rimonta il qualificato tedesco Struff ed accede per la prima volta in carriera al secondo turno dell’ATP di Montecarlo. Nel primo set il n.1 d’Austria sembra non essere in grado di contenere l’esuberanza e la violenza dei colpi del tedesco. Sono due i dati che spiegano la supremazia complessiva di Struff: il 100% dei punti con la prima in campo e 13 vincenti (al cospetto di appena 2 errori). Numeri che fotografano una superiorità netta e che, nello stesso tempo, mettono anche in evidenza le doti del tedesco, che, al di là delle difficoltà dell’ultimo periodo in cui ha subito tante sconfitte, resta un giocatore pericoloso quando in giornata. Chiuso il primo set 6-1, Thiem ritrova concentrazione e vigore atletico ed inizia a tessere le sue trame di gioco con più convinzione. In apertura di secondo parziale, il teutonico subisce il primo break dell’incontro ed appare meno sicuro. Dominc gioca meglio, ma resta la copia sbiadita del tennista ammirato nei trionfi di Acapulco e Buenos Aires e a Miami contro Novak Djokovic. Thiem controlla le operazioni con apparente sicurezza, ma sul 5-3 ha un attimo di confusione e scivola sotto 0-30 e, solo con l’aiuto del servizio, riesce a pareggiare il computo dei set.

L’ultimo atto del match è spettacolare, i game sono combattuti ed entrambi falliscono varie chance per fare corsa di testa. Thiem sembra sull’orlo di crollare, ma riesce a rimanere in piedi grazie alla “classe” del campione e alle imprecisioni di Struff. L’equilibrio si spezza a favore dell’austriaco nel settimo gioco, quando Jean-Lennard “sbanda” pericolosamente al servizio e subisce il break definitivo. Thiem chiude sul 6-4, ma il match lascia dei dubbi sulla sua condizione complessiva.

[13] G. Monfils b. G. Muller 7-5 6-0 (da Montecarlo, Laura Guidobaldi)

Stagione 2016 iniziata in modo positivo per Gilles Muller che disputa due semifinali, a Sydney e a Sofia. Per Monfils, che quest’anno disputa il suo decimo Montecarlo Rolex Masters, la stagione 2016 comincia in modo alquanto scoppiettante grazie ai quarti di finale raggiunti a Melbourne, a Indian Wells e a Miami, nonché con la finale disputata a Rotterdam. Tra i due c’era un solo precedente, al Masters 1000 di Montreal nel 2015, conquistato dal lussemburghese in una lunga battaglia conclusasi 7-6 al terzo.

Per Muller è una prima partecipazione al Montecarlo Rolex Masters un po’ amara, il 20esimo Masters 1000 in carriera dal 2004. Dopo aver condotto 5-2 nel primo set contro Gaël Monfils, si fa rimontare dall’eclettico francese e cede per 7-5 il primo parziale per poi crollare definitivamente subendo un severissimo 6-0.

In una giornata calda e scintillante più che mai, brilla anche la stella del talentuoso Gaël che, dopo un inizio incerto, ritrova i colpi e le misure e stordisce un Gilles Muller che si scioglie sotto il torrido sole monegasco nel momento chiave del match, subendo il break sul 5-3. Bella reazione dunque del francese che, in 1 ora e un minuto, sconfigge il n. 43 del ranking con lo score di 7-5 6-0. Il prossimo match di Gaël sarà uno scontro franco-italiano poiché il parigino aspetta il vincente del derby azzurro tra Fognini e Lorenzi. “Ho fatto fatica a trovare ritmo e profondità” ha dichiarato Monfils nella conferenza postmatch, “ma ho mantenuto la calma e sono ruscito a recuperare. Sulla terra, anche se ci si trova sotto 2-5, è più facile recuperare lo svantaggio; ho ritrovato le traiettorie e, anche se non ho disputato un grande match,  sono riuscito a essere solido“. È stato utile giocare in Guadalupa per abituarsi alla terra? “Non saprei, in realtà ho l’impressione di aver ricominciato da zero per quanto riguarda la terra“.

A. Bedene b. L. Rosol 6-2 6-3 (da Montecarlo, Ruggero Canevazzi)

Giornata calda e molto soleggiata sul Country Club di Monte Carlo, così anche il campo 9, solitamente uno di quelli agognato dai tifosi per gli allenamenti dei top 10, è preso d’assalto dal pubblico nonostante la fastidiosa rete metallica che divide l’unica tribuna dal campo. Scende in campo Aljaz Bedene – lo sloveno che ha preso nel marzo 2015 il passaporto britannico  che dopo essersi recato a Praga con i legali della federazione per potersi unire alla squadra britannica per la finale di Davis poi vinta contro il Belgio si era visto negare dall’ITF la possibilità di farlo, suscitando la solidale reazione di Andy MurrayDall’altra parte della rete Lukas Rosol, il giustiziere di Nadal a Wimbledon 2012. 1-0 i precedenti a favore di Rosol, l’anno scorso sul veloce di Pechino (1-6 7-6(6) 6-3), anche se a livello Challenger Bedene ha vinto le altre due sfide, ma più datate, nel 2011 a Barletta e nel 2012 a Praga. La sfida, ranking alla mano, si preannuncia equilibrata, visto che si affrontano il n.60 e il n.61 del mondo.

Sin dalle prime battute, si capisce che non è così. Bedene parte a razzo grazie a un ottimo servizio: alcuni ace, tantissime prime e grande profondità. Aggiungiamo un Rosol falloso, che spara fuori il dritto lungo linea a chiudere sulla palla break per l’avversario nel secondo game, e il 3-0 del giocatore britannico – ricordate l’editoriale del nostro Direttore sul caso Bedene? – è presto spiegato. Il set segue i servizi fino al 5-2 Bedene e servizio Rosol, quando il tennista nato a Lubiana ottiene un set-point dopo un dritto steccato dal ceco in uscita dal servizio, seguito da un dritto in rete che consegna a Bedene un set in cui il più esperto Lukas ha fatto il ruolo della comparsa. Seduto al nostro fianco in tribuna, Martin Skinner, coach del ventiseienne che vive a Londra, è visibilmente soddisfatto e ci spiega: “Rosol è molto ostico, Aljaz è partito alla grande ma non si deve illudere, sono fiducioso sul passaggio del turno ma accetterei anche una sconfitta accompagnata da una bella prestazione fino alla fine”.

L’allenatore del n.60 ATP è fin troppo cauto, perché nel secondo set la musica non cambia: dopo un primo game vinto ai vantaggi, il tennista inglese, debuttante a Monte Carlo, continua a spingere come un matto con fendenti profondi e un servizio da campione vero, portandosi in un amen sul 4-0. Il trentenne ceco allarga le braccia come a dire: “Che cosa posso farci?”. Lukas fa appello a tutto il suo orgoglio e riesce quanto meno a evitare il bagel, ma Bedene si distrae giusto il tempo per cedere uno dei due break di vantaggio, chiudendo 6-3 un match dominato, dove Rosol è certamente stato molto falloso, ma davanti a un giocatore così perfetto al servizio e al quale bisognava fare il punto tre volte per portare a casa un quindici, non si poteva fare molto di più. Coach Skinner risponde anche ad una nostra domanda su Nadal, prossimo avversario al secondo turno: “Rafa è imbattibile, anche se Aljaz servirà come ha fatto oggi, prendiamo quello che viene senza pressioni”.

Risultati:

A. Zverev b. [WC] A. Rublev  6-1 6-3
A. Bedene b. L. Rosol 6-2 6-3
[13] G. Monfils b. G. Muller 7-5 6-0
[9] R. Gasquet b. N. Almagro 6-4 6-0
[10] M. Raonic b. [WC] M. Cecchinato  6-3 7-5
[14] R. Bautista Agut b. A. Ramos-Vinolas 6-4 7-6(4)
G. Dimitrov b. [Q] F. Krajinovic 6-3 6-2
[12] D. Thiem b. [Q] J-L. Struff 1-6 6-3 6-4
G. Garcia-Lopez b. T. Bellucci 7-5 6-1
[WC] L. Pouille b. N. Mahut 7-6(1) 6-3
[Q] P-H. Herbert b. G. Pella 6-3 6-4
P. Carreno Busta b. [Q] S. Robert 6-3 6-1
[16] B. Paire b I. Cervantes 4-6 6-2 7-6(6)

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Esclusione russi dai tornei inglesi, multa di un milione di dollari anche dall’ATP. La replica della LTA: “Mancanza di empatia per l’Ucraina”

Dopo la sanzione della WTA, anche l’ATP decide di multare l’LTA per l’esclusione di russi e bielorussi. La risposta della federtennis britannica all’associazione dei pro

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Daniil Medvedev - Queen's 2019 (foto Alberto Pezzali/Ubitennis)

La decisione dell’LTA, a giugno, di non far partecipare i giocatori russi e bielorussi al torneo di Wimbledon è stata oggetto, in questi ultimi mesi, di controversie, e accuse, e controaccuse legali.  

La prima a muoversi era stata la WTA, che aveva sanzionato la LTA e l’All england Club con una multa di un milione di dollari. Nelle ultime ore, inoltre, anche l’ATP si è fatta sentire. Come riportato dal giornalista James Gray, l’ATP avrebbe deciso di sanzionare la federazione britannica con una multa pari a quella della WTA: 820 mila sterline, pari ad un milione di dollari.  

La LTA ha risposto con un comunicato ufficiale nel quale non esclude risposte legali, mentre la multa della WTA è tuttora soggetta ad appello. Ecco il testo completo:

 

“La LTA è profondamente amareggiata da questo esito. Nelle sue conclusioni, l’ATP non ha mostrato alcun riconoscimento delle circostanze eccezionali create dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, o della risposta della comunità sportiva internazionale e del governo britannico all’invasione. Sembra che l’ATP consideri la questione come una semplice violazione delle sue regole – con una sorprendente mancanza di empatia per la situazione in Ucraina e una chiara mancanza di comprensione per le circostanze uniche che la LTA ha affrontato.

“L’impatto finanziario di questa multa e di quella della WTA avrà un impatto determinante sulla capacità della LTA di sviluppare e ospitare il tennis in questo Paese. Per esempio, avevamo pianificato di organizzare un certo numero di tornei ATP Challenger per offrire più opportunità ai giocatori con classifica più bassa nel primo trimestre del 2023 e adesso non saremo in grado di farlo, specialmente a causa della possibilità di ulteriori multe.

Valuteremo con attenzione la nostra reazione e aspettiamo l’esito del ricorso contro la sanzione inflitta dalla WTA.”

Sempre secondo Gray, c’è il rischio concreto che la reiterazione del bando il prossimo anno possa comportare l’espulsione dell’LTA dal circuito, e conseguentemente dei Championships.  

A partire dal 24 febbraio scorso, inoltre, le federazioni internazionali hanno bandito le nazionali russa e bielorussa dalla Coppa Davis e dalla Billie Jean King Cup. Le stesse ATP e WTA hanno deciso di non ammettere le squadre di quei due Paesi alla United Cup, competizione mista a squadre che prenderà il via tra poche settimane. Le due associazioni hanno ritenuto quindi di considerare in maniera differente un torneo individuale (Wimbledon, punito per non aver concesso la possibilità ai russi e ai bielorussi di giocare per il ranking) ed un torneo a squadre (la United Cup), che presentano peraltro due differenti modalità di accesso in base alla classifica: alla United Cup, come fu alla ATP Cup, a decidere la partecipazione di una nazione è il ranking del giocatore migliore.

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ATP

Matteo Berrettini: un anno da dimenticare o da ricordare?

Due titoli vinti su erba ma Wimbledon saltato per Covid, fino allo sforzo finale per giocare in Coppa Davis. Il tennista romano classe ’96 chiude un 2022 pieno di dubbi e incertezze, ma anche di soddisfazioni e voglia di andare avanti nel 2023

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Matteo Berrettini – ATP Napoli 2022 (credit: Riccardo Lolli - Tennis Napoli Cup)

“Con questi stop and go frequenti che avrebbero messo al tappeto chiunque, per tanti versi è stata una stagione positiva”. Con queste parole di Vincenzo Santopadre, coach di Matteo Berrettini, rilasciate al Corriere dello Sport, si potrebbe riassumere un anno da dimenticare per il numero 16 del mondo, o forse, da ricordare?

Gli infortuni del tennista romano che l’anno scorso ci aveva fatto sognare alla finale di Wimbledon, sono stati decisamente troppi. Dalle ATP Finals 2021 a Torino è iniziata la rottura tra Matteo e il suo fisico. Agli Australian Open 2022 avevamo sperato che fosse tutto finito, dopo averlo visto battere Carlos Alcaraz e Gael Monfils in 8 ore di tennis estremo che lo hanno condotto in semifinale, dove però ha trovato un imbattibile Nadal. Eppure, un mese dopo, la rottura ha ripreso vita ad Acapulco: di nuovo un problema agli addominali. Ma nessuno si sarebbe mai aspettato a marzo di vederlo ritirarsi al Masters 1000 di Miami, al giorno dell’esordio contro Cerundolo, per un problema alla mano destra e vederlo saltare tutta la stagione sulla terra rossa.

Sono iniziati così forti dubbi sulla permanenza di Matteo Berrettini tra i piani alti del tennis; troppi problemi da affrontare e da superare, soprattutto mentalmente. Dopo l’operazione alla mano ho visto per la prima volta la sua vera preoccupazione” ha detto il romano ai microfoni di Sky, riferendosi a coach Santopadre. Ma cos’è riuscito a fare Matteo Berrettini dopo tanta preoccupazione e quasi tre mesi di stop? È tornato sull’erba e ha vinto prima il torneo di Stoccarda e poi il prestigioso torneo del Queen’s. Un giocatore perseguitato dagli infortuni ma da una forza mentale sovraumana: “Per destabilizzarlo ci vuole una bomba” ha detto Santopadre alla Gazzetta dello Sport riconoscendo che oltre ad essere un gran lavoratore, il suo Matteo è riuscito in un’impresa di forza mentale unica. Dopo la vittoria del Queen’s, Berrettini ha spiegato com’è riuscito a trovare quella forza: Quando mi viene tolto il tennis mi accorgo veramente di quanto mi piaccia quello che faccio. Quando sei nel tour da tanto tempo diventa quasi scontato allenarsi e partecipare ai tornei, quasi ti dimentichi della fortuna che hai. Ma dopo gli infortuni trovi uno spunto in più”. Insomma, una sfortuna che il giovane campione romano è riuscito a trasformare in energia per andare avanti e soprattutto, vincere.

 

Poi è arrivata la botta più forte di tutto l’anno, come uno schiaffo a mano aperta: il 28 giugno Matteo Berrettini annuncia il suo ritiro da Wimbledon a causa di un test risultato positivo al Covid. Non era solo il miglior momento del tennista in questo 2022 da incubo, ma anche il torneo in cui tutti lo aspettavano come uno dei favoriti. Nonostante la magra consolazione di non perdere punti ATP, visto che l’edizione speciale di quest’anno non li prevedeva, questo ha sicuramente pregiudicato un rendimento al quanto fiacco nei tornei successivi (tolta la finale di Gstaad persa al terzo set contro Ruud).

Il suo team, sempre positivo e di gran supporto, ha poi definito i quarti di finale degli US Open, un successo dopo un anno del genere. Però resta sempre quell’amaro in bocca da parte dei fan che sembravano aspettarsi di più, abituati ad aver visto succedere per l’appunto “cose sovraumane”. Agli esordi dei nuovi tornei ATP inseriti in Italia, lo aspettavano tutti: sia a Firenze che a Napoli. Proprio nel secondo torneo arriva finalmente un’altra finale, il derby contro l’amico Musetti. Accompagnata anche un nuovo infortunio: fascite plantare al piede sinistro, e il ritiro dai tornei di Vienna e Parigi-Bercy. “Sto facendo delle terapie per far andare via il liquido nel piede” ha detto Matteo prima di dimostrare ancora una volta a tutti che non si sarebbe fatto abbattere. Come? Salendo su quell’aereo per Malaga alle 6 del mattino per andare a supportare la squadra. Proprio nel momento in cui sarebbe potuto definitivamente crollare, Berrettini aveva energia anche per gli altri. Lorenzo Sonego ha fatto due partite clamorose in Coppa Davis battendo Tiafoe e Shapovalov, e nella recente intervista a La Repubblica Lorenzo ha ringraziato proprio Matteo: “Siamo come una famiglia, siamo molto legati. Mi diceva di lottare con il cuore. Ho cercato tanto il contatto, mi ha dato energia”.  E quando a Berrettini è stato chiesto di aiutare la squadra e di schierarsi nel doppio decisivo, insieme a Fognini, contro il Canada, l’ha fatto. Pronto a sorbirsi tutte le critiche che ovviamente non sono mancate.

L’operazione alla mano è andata bene, il piede dovrebbe essere a posto ma Berrettini dovrà continuare a lottare con l’incertezza degli addominali. Perché i muscoli cicatrizzati non hanno più lo stesso tessuto degli altri muscoli.  E anche se questo 2022 sembrerebbe da dimenticare, senza neanche un piccolo lieto fine a Malaga, abbiamo capito che Matteo Berrettini proverà a farci sognare ancora nel 2023, dimostrando che l’infortunio, a volte, può rivelarsi una fortuna!

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Le parole di Djokovic all’Asics Tennis Summit: “Nel 2023 devo essere meno umile. Non mi va di vivacchiare al n.25 al mondo”

C’è anche il serbo all’evento che presenta le nuove scarpe dell’azienda per il 2023, lasciando varie dichiarazioni

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Novak Djokovic - Asics Tennis Summit 2022 (foto via Twitter @Ubitennis)

Al Puente Romano di Marbella, in occasione dell’Asics Tennis Summit, evento in cui la nota marca giapponese presenta una nuova linea di scarpe per il 2023 (tra cui una sviluppata anche insieme a Matteo Berrettini, la Gel-resolution 9), si fa vedere anche Novak Djokovic. Il serbo, che appunto calza Asics, è in Spagna per presentare una nuova scarpa che sarà indossata proprio da lui, che ha contribuito a sviluppare, e cioè la Court FF3. Ma Nole, come sempre, sia in campo che fuori, non si limita mai a fare il minimo, e così ha anche lasciato una serie di interessanti dichiarazioni a proposito di sé stesso, della bontà e importanza della scarpa, della prossima annata.

È molto difficile cambiare la scarpa durante la stagione“, esordisce Nole, che è anche ambassador di Asics, “un po’ come per la racchetta. Ci chiediamo sempre se stiamo facendo questo cambio nel momento giusto. Bisogna avere decisione nel fare queste scelte, anche il parere del team aiuta“. Chiaramente il serbo, come ben risaputo, ambisce la perfezione in ogni minimo aspetto della sua vita, partendo dal gioco, fino ad arrivare a dettagli (fondamentali) come la scarpa: “Se si prova a fare la scarpa perfetta perché non curare ogni singolo dettaglio fino alla perfezione? Io sono un perfezionista. Con Asics abbiamo lavorato molto per curare tutti i dettagli della Court FF3“. E curare ogni minimo dettaglio, anche della scarpa, per un giocatore come Djokovic che fa delle scivolate una parte essenziale del suo gioco, può essere decisivo anche dal punto di vista fisico. “Molti mi chiedono perché scivolo molto nel mio gioco“, spiega il serbo in merito a una delle caratteristiche che lo hanno reso il campione che è, “deriva molto dallo sci, nella mia famiglia si sciava molto, anche io lo faccio e quindi è una cosa che mi viene naturale e che aiuta a recuperare subito la posizione in campo“.

E, entrando nei meriti del gioco, sarebbe stato impossibile non lanciare uno sguardo al 2023. La stagione in arrivo, infatti, sicuramente vede il serbo partire tra i favoriti per vincere lì dove conta, dopo l’incredibile finale di 2022. “Devo essere meno umile nel 2023“, riflette Djokovic, “il 2022 mi dice che devo puntare ai grandi tornei, vincerli. E voglio anche giocare per la mia nazione. Voglio rimanere sano e giocare al livello più alto, non mi vedo al numero 25 ATP e vivacchiare, voglio vincere il più possibile“. La voglia di competere sempre al massimo di Nole è cosa ben nota, così come la sua maniacale precisione nel curare il corpo e mantenersi sano, che sottolinea nelle ultime parole, un messaggio a chi sogna di arrivare così in alto (e, giustamente, anche un pizzico di pubblicità): “Lo sport è molto importante per avere un’anima sana in un corpo sano, penso che avere libertà di movimento sia fondamentale, bisogna spingere i ragazzi verso questa direzione. Se si ha una scarpa buona è anche più facile”.

 

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