Clamoroso a Wimbledon: Novak Djokovic fuori!

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Clamoroso a Wimbledon: Novak Djokovic fuori!

Novak Djokovic non perdeva prima della seconda settimana di uno slam dal 2009. Il detentore del titolo è stato sconfitto da Sam Querrey in 4 set. Anche quest’anno non ci sarà il Grande Slam, Djokovic si ferma a 30 vittorie consecutive

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Wimbledon, uomini: Djokovic salvato dalla pioggia, Querrey è avanti di due set

[28] S. Querrey b. [1] N. Djokovic 7-6(6) 6-1 3-6 7-6(5) (dal nostro inviato a Londra)

Stat Djokovic Querrey

 

“Ho creato un mostro”. Così disse Roger Federer quando perse contro James Blake alle Olimpiadi di Pechino. Il fuoriclasse svizzero si riferiva allo stupore di tutto il pubblico nell’osservare che persino lui, Roger Federer, poteva perdere una partita contro qualcuno che non si chiamava Rafa Nadal. Bene, Novak Djokovic ha fatto persino peggio, perché nessun Andy, o Stan o, magari, Roger, sembravano in grado di scalfire un dominio come poche volte avevamo visto in uno sport. E invece, a ricordarci che pur sempre di uomini si parla, è bastato un semplice Sam – cosa può esserci di più banale di uno statunitense che si chiama Sam? – per far crollare una serie di record che a ricordarli ora sembra voler solo affondare il coltello nella piaga.

Novak Djokovic ha interrotto la sua corsa verso il Grande Slam giocando una partita davvero molto brutta, in perenne difficoltà con i propri colpi di solito così sicuri, talmente in confusione da tirare un incredibile di numero di prime in mezzo alla rete o fuori di metri e di sciupare rapidamente tutti i challenge del quarto set. E questo nonostante la partita stamattina fosse ricominciata sotto i migliori auspici. Scesi in campo in orario, per una volta, Djokovic ha chiuso a trenta il primo game e nel secondo, nonostante due ace ad annullare due palle break di Querrey, ha subito brekkato il buon Sam. Da lì al 4 a 0 il passo è stato rapidissimo, ma non tanto da evitare il promo scroscio di pioggia.

Quando i due sono rientrati in campo Querrey sembrava essersi un po’ rasserenato, nell’attesa di sapere di che Djokovic stessimo trattando. I segnali non erano confortanti, perché Novak è andato 5 a 1 ma poi ha perso il servizio quando si è trovato a dover chiudere il set. Querrey si è avvicinato fino al 5 a 3 ma stavolta Nole ha ritrovato solidità e con essa il set.

Quando sembrava che tutto stesse tornando al suo posto incredibilmente Djokovic ha perso serenità. Nonostante le tre palle break, Querrey salvava il primo game ma la partita sembrava irrimediabilmente segnata. E anche di facile lettura, tutto sommato: se Querrey metteva la prima aveva qualche speranza di fare il punto, altrimenti a Nole bastava aspettare il puntuale errore di rovescio dell’avversario. Si ripeteva il tutto nel terzo game, con altre tre palle break per Djokovic non sfruttate, ma al quarto game, forse turbato da tutte quelle occasioni sprecate, Djokovic entrava davvero in confusione. Senza fare niente di speciale Querrey si procurava due palle break che il serbo riusciva a gestire in qualche modo, ma dopo aver fallito ancora due occasioni sul servizio di Sam, Djokovic precipitava addirittura 15-40. Querrey sbagliava un passante complicato nella prima palla break e sulla seconda il numero 1 del mondo trovava una prima. Ma adesso Djokovic andava a sprazzi, non chiudeva il game e concedeva un’altra opportunità a Querrey, anche quella riparata in qualche modo.

Nel nono game finalmente a Djokovic riusciva il break, che curiosamente non festeggiava, forse cercando una qualche concentrazione. Missione fallita perché Nole, così come nel terzo set e nella partita contro Mannarino, al momento di chiudere il set rientrava in confusione, attaccando scriteriatamente, nella speranza, forse, che il rovescio di Querrey gli regalasse il punto. E invece il colpo meno competitivo del californiano, stavolta funzionava e Sam si portava sul 5 pari. C’era tempo per l’undicesimo game, che di nuovo la pioggia mandava negli spogliatoi i due.

45 minuti passati a chiedersi se Djokovic sarebbe riuscito a ritrovarsi o se piuttosto servire a freddo avrebbe aggiunto tensione a tensione.  Insieme al sole sembrava arrivato un nuovo Djokovic, che vinceva il servizio a zero, ed un vecchio Querrey, che giocava male i primi due punti del game. Tutto rinviato al tiebreak, con la consapevolezza che o Querrey avrebbe chiuso allora oppure mai più. Querrey cominciava sbagliando un incredibile smash regalando il mini break al serbo. Che si portava sul 2 a 0 dopo uno scambio lunghissimo. I sei punti di fila si interrompevano inaspettatamente quando Djokovic steccava su una risposta di Querrey che non sembrava irresistibile. Querrrey tornava a dissipare il dissipabile non riuscendo ad abbassarsi bene su una risposta approssimativa di Djokovic. Forse qui c’è stata la svolta del tiebreak, perché Querrey tirava una seconda lunghissima che forse gli dava la fiducia necessaria per reggere lo scambio successivo, clamorosamente perso da Djokovic. Dopo il cambio di campo Djokovic si portava con un ace sul 4 a 3 ma proseguiva la sua giornata terribile tirando fuori una risposta semplice e in rete un rovescio all’interno di uno scambio sostenuto. Sul 5 a 4 il minibreak decisivo: un dritto lungo del serbo portava Querrey a due match point. Il primo Djoko lo annullava con un ace, ma sul secondo, ancora dopo uno scambio che un altro Djokovic non avrebbe mai perso, l’errore decisivo, che interrompe una striscia incredibile di Novak Djokovic.

In sede di commento a caldo ci interessa solo sottolineare una cosa: la meravigliosa sportività del campione serbo, che si è fermato ad attendere Querrey e poi ha firmato gli autografi ai ragazzini della prima fila. Per il resto, avremo tempo.

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Barclays sarà il nuovo banking partner di Wimbledon a partire dal 2023

Wimbledon e Barclays hanno trovato un accordo pluriennale, che comincerà dall’edizione 2023. Tra gli ambasciatori c’è anche Francis Tiafoe

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Dopo la contestata edizione 2022, con l’esclusione di russi e bielorussi e la mancata assegnazione di punti per le classifiche ATP e WTA, Wimbledon si prepara a tornare per il 2023. Dal 3 al 16 luglio del prossimo anno si svolgerà la 147esima edizione dei Championships, che si presenta già con alcune novità.

Tra queste c’è l’annuncio di un nuovo banking partner: sarà Barclays, banca internazionale britannica presente in oltre 50 paesi del mondo, che ha trovato un accordo pluriennale con il torneo londinese. Come si legge dal comunicato, presente sul sito ufficiale del torneo, l’accordo prevede anche la più grande donazione di sempre (che sarà effettuata annualmente) di uno sponsor ufficiale alla Wimbledon foundation.

Per dare ancora più risalto alla partnership, Barclays ha individuato lo statunitense Francis Tiafoe come testimonial, che l’anno scorso a Wimbledon ha raggiunto gli ottavi di finale (suo miglior risultato), perdendo 7-5 al quinto da Goffin.

 

“Sono elettrizzato dall’idea di lavorare con Barclays per aiutare a cambiare la vita dei giovani che non avrebbero possibilità di giocare a tennis – ha dichiarato il 24enne del Maryland. “Giocare a Wimbledon è sempre stato il mio sogno, quindi essere un ambasciatore di questa banca per me è davvero molto speciale”.

Barclays rafforza così il suo rapporto con il mondo dello sport, dato che già da oltre 20 anni è anche banking partner della Premier League, l’equivalente inglese della Serie A.

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Wimbledon 2023, novità in vista: sale il montepremi, via libera all’intimo colorato per le giocatrici

La 136^ edizione prenderà il via lunedì 3 luglio e terminerà domenica 16: tante le novità in programma

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Centre Court and No.1 Court under the closed roofs at The Championships 2021. The All England Lawn Tennis Club, Wimbledon. Day 1 Monday 28/06/2021. Credit: AELTC/Bob Martin

Il fascino di Wimbledon è qualcosa che resta immutato nel panorama tennistico. L’All England Law Tennis Club ha presentato ufficialmente l’edizione 2023 del torneo più famoso al mondo. La 136^ edizione prenderà il via lunedì 3 luglio e terminerà domenica 16.

Economicamente, il torneo del 2022 ha fatto incassare circa 47.141 milioni di dollari: il novanta per cento di questi sarà ridistribuito nel montepremi del prossimo anno. Si tratta del secondo incasso più alto di sempre dopo il 2019. Numeri da record anche per il concorso riservato ai tifosi di tennis con in palio la possibilità di prelazione all’acquisto dei biglietti per il Championship 2023. Per loro ci sarà la possibilità di acquistare i ticket d’ingresso al costo dell’edizione 2022.

Ian Hewitt, presidente dell’All England Club, ha dichiarato: “Sono lieto di confermare che il guadagno extra dello scorso anno sarà ridistribuito alla LTA”.

 

Ci sarà un’importante novità nella prossima edizione del torneo femminile. Grazie all’impegno della WTA, infatti, si è trovato l’accordo sul consentire l’utilizzo di intimo di colore medio/scuro se le tenniste lo vorranno.

Sally Bolton, amministratrice delegata dell’All England Club, ha dichiarato: “Ci impegniamo ad ascoltare i giocatori e ad ascoltare il loro feedback su come poter migliorare. Abbiamo aggiornato la regola dell’abbigliamento bianco a Wimbledon proprio per assecondare le richieste ricevute”.

Intanto, il team dei professionisti dell’All England Club si amplia con Laura Robson e Jamie Delgado che entreranno a far parte del Club da fine novembre. La prima non ha bisogno di presentazioni: medaglia d’argento olimpica e campionessa juniores di Wimbledon, con la casella n. 27 del ranking WTA tra i più alti toccati dalla tennista. Delgado, invece, è stato allenatore di Murray, Muller e Shapovalov, oltre è stato capitano della Gran Bretagna in Coppa Davis.

I loro ruoli saranno incentrati sulle relazioni internazionali con i giocatori, con un mandato che include viaggi nei tornei di tutto il mondo per favorire la cooperazione tra i vari organizzatori.

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Wimbledon in subbuglio dopo il ban ai tennisti russi

Critiche al presidente del club Ian Hewitt per la gestione inadeguata, si cerca un sostituto. Problemi con la comunità locale anche nell’annessione del Golf Club

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Era il 20 aprile 2022 quando gli organizzatori di Wimbledon decisero di escludere tennisti russi e bielorussi dallo Slam londinese come conseguenza della guerra in Ucraina; e dopo oltre cinque mesi sono ancora tanti gli strascichi di questa decisione. A pagarne le conseguenze adesso non sono solo i tennisti che si sono ritrovati senza punti nel ranking (come il finalista Kyrgios che avrebbe potuto ambire ad un posto alle FInals, o la vincitrice Rybakina che sarebbe a ridosso della top 10), ma anche svariati dirigenti e organizzatori del torneo. Come scrive Simon Briggs su The Telegraph infatti, Wimbledon è “in tumulto” e sono tanti i malumori interni.

Per prima cosa va registrata la partenza di tre ‘direttori senior’ su sette (tra cui il direttore commerciale Gus Henderson, e il direttore immobiliare Robert Deatker), e si sta facendo sempre più pressione affinché anche l’attuale presidente dell’All England Club, Ian Hewitt, lasci il suo posto anziché terminare il suo mandato nel 2024. “Mentre il comitato dell’All England Club aveva originariamente sostenuto il divieto ai tennisti russi, un insider ha affermato che la leadership del club era stata colpevole di “una combinazione di arroganza e ingenuità” nell’aspettarsi che il resto del mondo del tennis accettasse la decisione senza esitazioni” scrive Briggs.

Il 75enne Hewitt – sempre più spinto verso l’uscita – non gode più delle simpatie dei suoi colleghi, mentre Sally Bolton, promossa da responsabile delle operazioni dell’AELTC ad amministratore delegato nel 2020, fatica a ingranare nel suo nuovo ruolo. In pole position per prendere il posto di Hewitt c’è Debbie Jevans – già direttrice dello sport alle Olimpiadi di Londra 2012 – che in tal caso diventerebbe la prima presidente donna del club. Così dovrebbe evolversi la situazione nei prossimi giorni: “È probabile che l’assemblea generale annuale dell’AELTC – prevista per l’inizio di dicembre – approverà un vicepresidente che subentrerà la prossima estate, limitando così l’influenza di Hewitt in questi ultimi mesi smorzando le sue speranze di continuare fino al 2024”. Sottolineiamo che quello di presidente è un ruolo non retribuito, nonostante l’impegno che richieda e la quantità di denaro che il diretto interessato si ritrova a gestire; tutto a causa di una costituzione datata 1868 che può scegliere il presidente del club solamente tra una cerchia ristrettissima di membri, a differenza del ruolo che ricopre Shelly Bolton, CEO, che è a tutti gli effetti una dipendente e quindi può venir scelta tra una rosa molto più ampia.

 

A causare tanto trambusto all’interno del quartier generale del tempio sacro del tennis non è solo l’esclusione dei tennisti russi e bielorussi nell’ultima edizione, ma anche l’annessione del vicino Wimbledon Park Golf Club avvenuta nel 2018. Per 65 milioni di sterline, il torneo di Wimbledon ha di fatto triplicato il suo spazio a disposizione e, tra le altre cose, si sta progettando un nuovo stadio da 8.000 posti, suscitando non poche critiche della comunità locale“A giugno, l’importante oppositore locale Christopher Coombe aveva predetto che l’intera saga sarebbe durata a lungo: “cinque set con un tie-break”” si legge su The Telegraph. Indipendentemente da come andrà a finire, il club di Wimbledon sta affrontando uno dei periodi più intricati della sua storia, e la critica maggiore che gli viene fatta è quella di avere al timone della nave persone carenti sia in leadership che in competenze tennistiche (basti pensare che Bolton non era a conoscenza dei cambiamenti di condizioni di gioco con il tetto chiuso). La scelta di un presidente adeguato quindi è più cruciale che mai.

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