Wimbledon donne: la maturità al potere

Focus

Wimbledon donne: la maturità al potere

Serena e Venus Williams, Angelique Kerber, Elena Vesnina: le giocatrici più anziane hanno sconfitto le loro rivali più giovani

Pubblicato

il

Quarti di finale femminili: quattro partite e quattro vittorie per due set a zero. Ma credo sarebbe semplicistico considerarle partite simili tra loro, e non solo per il diverso grado di incertezza nell’andamento del punteggio. Per fortuna, grazie ai mezzi di Wimbledon, sono riuscito a seguirle tutte: due dal vivo e due in sala stampa, dove da quest’anno è fornito un servizio che consente di rivedere dal proprio monitor tutti i match dei campi principali appena sono conclusi.
Comincio con un dato anagrafico: nei quattro confronti ha sempre prevalso la più anziana: Serena Williams (nata nel 1981) su Pavlyuchenkova (1991); Vesnina (1986) su Cibulkova (1989); Kerber (1988) su Halep (1991); Venus Williams (1980) su Shvedova (1987).

Nella parte alta del tabellone Serena ha vinto contro Pavlyuchenkova per 6-4, 6-4 in 73 minuti. Sembrerebbe un punteggio da match equilibrato, ma, senza voler togliere meriti a Pavlyuchenkova, se si entra nel dettaglio delle statistiche ne troviamo una che secondo me ne spiega meglio di qualsiasi altra l’andamento: quella della palle break. Serena zero palle break concesse in tutto il match. Come dire che mai si è trovata realmente in pericolo. Anastasia: una palla break concessa sul 4-4 primo set, e servizio perso. Una seconda palla break concessa sul 4-4 secondo set e ugualmente servizio perso.
Per Williams massimo risultato con il minimo sforzo. Le zero palle break di Serena sono un dato significativo e certo non inatteso, anche se forse, rispetto all’anno scorso, un paio di miglia nella velocità del servizio secondo me le ha perse; non tanto nella velocità di punta quanto in quella media. Ma chi può dire che non si tenga “nel taschino” qualcosa, per le evenienze più difficili?
Credo si debba anche riconoscere a Pavlyuchenkova di aver fatto un grande torneo e di non avere comunque sfigurato contro la numero uno del mondo. Personalmente sono rimasto colpito per come ha saputo essere efficiente in uscita dal servizio sulla risposta di Serena. Segno che disponeva di una brillantezza atletica e tecnica con la quale è riuscita ad adattarsi ai tempi accelerati dell’erba. Mi fa piacere che Anastasia abbia ritrovato il centro della scena tennistica, visto che da troppo tempo era finita in secondo piano. L’anno scorso si era risollevata in occasione della stagione indoor (Linz, Mosca): una condizione di gioco in cui da sempre ha dimostrato di trovarsi a suo agio ma, purtroppo per lei, ormai nel tennis contemporaneo i tornei giocati al coperto sono troppo pochi per costruirsi una classifica importante. Delle quattro giocatrici che hanno perso, Pavlyuchenkova è quella che ha chiuso con il saldo migliore tra vincenti e gratuiti: +7 (16/9). +10 invece per Serena (29/19).

Dicevo delle zero palle break concesse da Serena Williams nel suo match. Nei quarti appena disputati c’è stata un’altra giocatrice che è riuscita a fare altrettanto. Si tratta di Elena Vesnina, proprio la futura avversaria in semifinale. Contro Cibulkova ha giocato un match al limite della perfezione. Probabilmente non aveva di fronte la miglior Cibulkova del torneo, prosciugata fisicamente e mentalmente dal match contro Radwanska (da Dominika stessa definito il più duro della sua carriera). Ma anche Vesnina era reduce da una lotta di quasi tre ore contro Makarova: eppure è stata mentalmente solidissima.
Una volta resasi conto di essere la più forte in campo, è stata bravissima a concedere praticamente nulla all’avversaria. Con una metafora pulp si potrebbe dire che ha spinto sotto l’acqua la testa dell’avversaria all’inizio del match e non l’ha più fatta riemergere sino al momento di andare a rete per stringerle la mano. E giocare un quarto di finale a Wimbledon senza soffrire di incertezze psicologiche è una grande impresa.
Il 6-2, 6-2 con cui ha vinto (in 67 minuti) restituisce l’andamento a senso unico della partita. Entrando nel dettaglio dei numeri, colpiscono i pochi gratuiti commessi da Vesnina in tutto il match, per un saldo complessivo addirittura di + 12 (22/10) mentre Cibulkova ha comunque saputo chiudere con il segno positivo: +2 (15/13).
In conferenza stampa Elena ha detto di sentirsi una giocatrice profondamente differente da qualche anno fa: “Gioco con molta più maturità, e comincio anche ad avere l’età in cui si assapora giorno per giorno la possibilità di vivere un torneo speciale come Wimbledon”. Tra qualche settimana (il primo agosto) Vesnina compirà 30 anni e queste dichiarazioni sembrano proprio quelle di una giocatrice che ha trovato un nuovo equilibrio.
Contro Serena parte ampiamente sfavorita, ma certo il tennis che ha mostrato in tutta la stagione è di notevole qualità. E anche il suo cinquantesimo posto del ranking non restituisce la sua attuale dimensione. Ricordo che nella Race era già numero 23 prima di Wimbledon e con la semifinale è ulteriormente salita come minimo al numero 12.

 

Sulla carta la partita più nobile della giornata era quella tra Kerber e Halep: entrambe top ten (numero 4 e numero 5 del mondo), l’unica “coppia” in grado di rispettare in pieno il proprio ruolo di teste di serie, senza lasciare strada a eventuali outsider. Risultato finale 7-5, 7-6(2) in 91 minuti.
E’ stato un match difficile da interpretare, soprattutto tenendo presente che si giocava sull’erba. Come spiegare i 13 break al servizio su 24 game giocati? Evidentemente non sono riuscite a fare la differenza con il servizio, questo lo dicono i numeri. Ma perché? Personalmente non credo si possa capire la situazione se non si tiene conto dell’andamento del punteggio. Mai nessuna delle due è riuscita a staccarsi: appena una metteva la testa avanti, l’altra trovava la motivazione per recuperare. Alla fine secondo me ha contato di più la spinta psicologica del punteggio rispetto a quella tecnica che sarebbe dovuta derivare dal servizio.
Ma, al di là di questa anomalia, la partita ha offerto anche tanti scambi molto ben giocati: lunghi, costruiti, e pieni di capovolgimenti di fronte. Il saldo finale a mio avviso non spiega la qualità del gioco: appena +2 Kerber (23/21) addirittura -3 Halep (18/21). Come mai? Secondo me perché si sono affrontate due tenniste che, tutto sommato, sono più forti nel gioco di contenimento che nel gioco strettamente offensivo. Entrambe rapidissime in campo, non possiedono la botta devastante che ti lascia immobile, e quindi il più delle volte i loro tentativi di vincente trovavano quantomeno un abbozzo di replica, che impediva al colpo di essere classificato come un “più”.
In un match dall’andamento molto serrato, Kerber ha saputo rendere leggermente meglio nella stretta finale dei due set, mentre Halep ha da rimproverarsi qualche calo di tensione che si è rivelato determinante: il doppio fallo con cui ha “regalato” il primo set ad Angelique o i tre gratuiti nella parte centrale del tie break che l’hanno in pochi secondi portata dall’1-2 all’1-5.

Ora Kerber troverà come avversaria Venus Williams. Venus ha sconfitto in un bel match (soprattutto nel primo set) Yaroslava Shvedova 7-6(5), 6-2 in 103 minuti
Delle quattro partite disputate è stata senza dubbio quella più da erba di tutte. Certo, quando la definisco “da erba” non intendo una partita interpretata attraverso il classico serve&volley, ma piuttosto con un atteggiamento comunque ereditato da impostazioni tattiche tipiche dell’erba: in particolare per l’attitudine verso il movimento in verticale. Significa considerare il territorio come un obiettivo prezioso da conquistare e, una volta preso, da non “restituire” arretrando. E così, ad esempio, se si presenta una parabola avversaria più corta del solito non ci si limita a forzare il colpo alla ricerca del vincente, ma si asseconda la naturale spinta in avanti che deriva dal trasferimento del peso del corpo nel colpire e la si trasforma, senza interruzioni, in una corsa verso la rete. Sia Shvedova che Venus hanno applicato questi principi e questo mi è sembrato un buon modo per ricordarci la specificità di Wimbledon e della sua superficie. Risultato: 46 punti conclusi a rete su 153 giocati. Una percentuale notevolemente più alta rispetto alle altre tre partite.

Per lunghi tratti, il match è stato assolutamente in equilibrio e nel primo set Shvedova se l’è giocata punto a punto: ha salvato con un dritto vincente un set point sul 5-4 e poi si è portata avanti 5-2 nel tiebreak. E qui il suo braccio ha un po’ tremato: ha regalato un paio di gratuiti di troppo che le sono costati il set.
Fino a quel punto i dati di tutte e due erano in positivo, poi nel secondo set Shvedova ha peggiorato le sue statistiche, chiudendo con un saldo di –7 (26/33).  +3 invece per Venus (15/12).
Il match tra Venus e Kerber promette di essere interessantissimo. Le ultime due volte che si sono incontrate (Us Open 2012 e Montreal 2014) avevano dato vita a incontri straordinari, di quelli che entrano tra i migliori della stagione. Chissà che non riescano a divertirci altrettanto giovedì prossimo.

Continua a leggere
Commenti

ATP

ATP Metz: Sonego si fa rimontare dal giovane Rune e saluta il torneo

Il giovane tennista danese firma la vittoria più importante della sua carriera finora dopo tre set di battaglia con Sonego

Pubblicato

il

Holger Rune - Metz 2021 (via Twitter, @MoselleOpen)

Rune b. [5] Sonego 6-7(6) 6-4 6-4

Non è andata secondo pronostico la sfida tra Lorenzo Sonego e Holger Rune, con il giovane danese che è passato in tre set dopo una partita molto combattuta. Rune vince così la prima partita in carriera contro un top 30, avanzando anche per la prima volta nei quarti di un torneo ATP. Più di qualche rimpianto per il tennista italiano, che non è riuscito ad alzare il livello nei momenti chiave del secondo e del terzo set. Sonego aveva avuto infatti due palle break ad inizio secondo set, salvate con grande carattere dal suo avversario.

Tanto equilibrio e pochi punti in risposta nel primo set tra i due tennisti, durato poco più di un’ora. Nonostante la differenza di peso al servizio chi soffre di più è il tennista italiano, che viene trascinato un paio di volte ai vantaggi. Il danese in battuta lascia solo le briciole e la conclusione più naturale è il tie-break. Il primo a sbagliare è proprio Rune, che è bravo a reagire subito e a forzare l’errore del rovescio di Sonego per il contro-break. Un nuovo errore, questa volta di misura, del danese porta Sonego a palla set, ma di nuovo Rune si rifugia nella diagonale di rovescio. Il terzo set point è quello buono, Rune attacca in diagonale ma non è abbastanza profondo e viene punito dalla solita generosità di Sonego, che infila l’avversario con un bellissimo dritto in diagonale.

 

A inizio secondo set l’inerzia sembra tutta dalla parte dell’italiano. La svolta del match arriva nel terzo game. Rune insiste sul dritto di Sonego, ma non riesce mai a trovare la forza per chiudere il punto. Sonego non si fa pregare e alla prima palla un po’ corta riesce a trovare uno splendido dritto lungolinea che significa palla break. Il giovane danese si prende tutto il tempo necessario (condito da time violation) e annulla con un ace, ma nel punto successivo manda fuori il recupero della palla corta. Sotto ancora una volta di palla break Rune mostra di nuovo tutto il suo carattere annullando di nuovo con un ace. Il pericolo scampato fa ritornare nell’equilibrio il secondo set, sulla falsariga del primo. Il primo a cedere questa volta è Sonego, a cui trema la mano al momento di servire per restare nel set e lascia il set al terzo set point di Rune.

Per sette game il binario del terzo set segue lo stesso dei primi due. Vista la durezza e lunghezza della partita però i servizi cominciano finalmente a calare e la partita diventa improvvisamente più aperta. Sonego mostra nuovamente il fianco all’avversario, con Rune che capitalizza la seconda palla break del set e va a servire per il match. L’inesperienza del danese emerge puntuale, e il mai domo Sonego trova il contro-break immediato. Si tratta però solo di un’illusione, perché Rune dimentica la defaillance e firma la vittoria (finora, ma crediamo non per molto) più rilevante della carriera al secondo match point. Rune sfiderà Carreno-Busta per un posto nella semifinale di Metz. Una vittoria importante anche per il ranking, che ora vede Rune alla 124° posizione, sempre più vicino al traguardo della top 100.

Il tabellone completo di Metz

Continua a leggere

ATP

ATP Nur-Sultan: Musetti lotta ma non basta, terza sconfitta (su tre) con Djere

Musetti sbaglia troppo ed esce sconfitto a Nur-Sultan: è la settima sconfitta nelle ultime nove partite. La tempesta non è ancora passata

Pubblicato

il

Lorenzo Musetti - Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

[7] L. Djere b. L. Musetti 6-4 6-7(3) 6-4

Continua il periodo sottotono di Lorenzo Musetti. Contro Laslo Djere, nel secondo turno a Nur-Sultan già Astana, il kid di Carrara ha raccolto la settima sconfitta negli ultimi nove match ufficiali disputati: dopo il pirotecnico ottavo perso al Roland Garros al cospetto di Novak Djokovic, il teenager italiano non è più riuscito a vincere due partite in fila. Peggiora inoltre il bilancio delle sfide con Djere, che lo aveva sconfitto anche nei due precedenti in (e sulla) terra sarda – l’ultimo datato aprile 2021, ai quarti del torneo di Cagliari.

In una recentissima intervista dagli intensi contenuti, Musetti ha fatto sapere di aver passato una buia estate afflitta da disagevoli problemi personali, e di aver smarrito la scintilla. Ha anche sottolineato di aver ritrovato almeno parte di quel fuoco a New York, insieme alla voglia di lottare. Il rinnovato desiderio di dar battaglia non l’ha abbandonato nemmeno oggi: gli è stato utile a prolungare fino ai margini delle tre ore un match perso e straperso, ma dov’è arrivata la volontà ancora poco ha potuto il braccio. È il momento di stare lì, tempi migliori certo arriveranno.

 

All’abbondantissima durata della sfida ha senz’altro concorso la strana performance messa insieme da Laslo Djere: il serbo, diciotto quarti di finale nel Tour principale sempre sulla terra battuta e forse oltremodo impressionato dalla chance di raggiungere l’inedito traguardo sul duro, ha dominato in lungo e in largo, mancando però clamorosamente ogniqualvolta fosse chiamato a impacchettare il successo. Partito forte, con un break nel gioco inaugurale, Musetti ha condotto con agio in porto la prima frazione, respingendo le due palle per il contro-break guadagnate da Musetti nel sesto gioco. Troppa la differenza con la prima di servizio (17/19 nel parziale per Djere, l’89% di conversione contro il 69% del ragazzo) e soprattutto con il dritto, invano sollecitato da un disperatissimo Lorenzo: “Perché non sento mai la palla?“, l’abbiamo sentito domandarsi sconsolato. La risposta sta nelle tremebonde esecuzioni, in una cattiva ricerca della palla e nella fiducia, come sappiamo tendente a sud.

Il secondo set è una fotocopia, almeno fino al momento cruciale: break Djere nel primo game e serbo in assoluto controllo della situazione fino al 5-4. Inopinatamente, chiamato a servire per chiudere un match a senso unico, il settimo favorito in gara ha d’improvviso smarrito il supporto dei colpi che l’avevano portato fin lì: niente prime, dritto contumace e Musetti, probabilmente con la testa in doccia, si è ritrovato sul cinque pari. Ha fatto in tempo a sprecare anche due set point sul sei-cinque, il Nostro, prima di prevalere al tie-break. Contesa al terzo, ma chi si aspettava il tipico salto avanti del superstite miracolato è rimasto deluso. Come se nulla fosse accaduto, Djere ha ricominciato a martellare con servizio e dritto a sventaglio, Musetti ripreso a traballare e lo score, conseguente, a pendere dalla parte serba.

Tuttavia, ancora una volta, al momento di servire per il match sul cinque-tre il volto del povero Laslo è tornato una maschera di terrore: 0-40, e alla terza chance Lorenzo ha trovato il modo di rimanere in vita. Ma forze residue e convinzione non erano sufficienti a completare il miracolo-bis. Un paio di dritti ben assestati e un duro scambio vinto hanno portato il serbo a tre match point consecutivi. Finita? il copione della partita non lo avrebbe permesso, capirete. Lorenzo li ha annullati tutti e tre, in fila, ma prima che si predisponesse la scenografia per lo psicodramma finale Djere se ne è procurato un quarto, infine convertito.

Passata la tremenda paura, Djere giocherà il primo quarto di finale sul cemento della sua vita contro uno tra Dusan Lajovic e Soonwoo Kwon. Per Musetti un’altra brutta giornata, in parte rischiarata dalla ritrovata smania di vender cara la pelle. Al momento occorre aggrapparsi a quello, in attesa che passi la bufera.

Il tabellone completo di Nur-Sultan

Continua a leggere

Al femminile

Lo straordinario US Open di Leylah Fernandez

Come una teenager, numero 73 del ranking, è stata capace di sconfiggere in un solo torneo tre delle prime cinque giocatrici del mondo e una pluricampionessa Slam

Pubblicato

il

By

Leylah Fernandez - US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)

La scorsa settimana Emma Raducanu si è presa tutto lo spazio dell’articolo dedicato allo US Open. Tante questioni stimolanti, tanti temi da approfondire: le vicende di una giocatrice quasi sbucata dal nulla hanno reclamato un articolo esclusivo. Del resto l’attenzione suscitata da Raducanu non ha colpito solo il mondo del tennis, ma sembra avere superato i confini più stretti degli appassionati per coinvolgere un pubblico più ampio e meno specialistico.

Ma descrivere Raducanu come protagonista assoluta dello Slam newyorchese sarebbe non solo sbagliato, ma anche ingeneroso nei confronti di Leylah Fernandez. La giocatrice canadese ha avuto un ruolo decisivo nell’alimentare l’interesse che ha circondato il torneo femminile. A conferma di questo ci sono anche i dati televisivi statunitensi. Su ESPN, che deteneva i diritti del torneo, sia la finale che le semifinali femminili hanno avuto un seguito di spettatori superiore alle corrispondenti partite maschili. Non era facile immaginare che due tenniste classificate fuori dalle prime 70 del mondo avrebbero raccolto più pubblico di Djokovic e Medvedev; ma evidentemente il modo di giocare e la personalità di Emma e Leylah hanno “bucato” lo schermo.

Raducanu e Fernandez, entrambe nate nel 2002, hanno vissuto un torneo simile e parallelo, ma nelle singole partite gli andamenti sono stati molto diversi: la giocatrice inglese ha vinto tutti i match con margine e senza perdere set, la canadese invece ha affrontato un percorso ben più battagliato.




 

Lehlah Fernandez allo US Open 2021
L’avventura di Fernandez allo US Open è caratterizzata dalla continua lotta. Una vera e propria costante che non ha conosciuto eccezione in alcun match. Sette partite affrontate, e nessuna che sia filata via semplice. Anzi, spesso Leylah ha dovuto fronteggiare situazioni difficili. Sin dal primo turno.

Eppure Fernandez, fuori dalle teste di serie, non parte con un sorteggio sfortunato: il primo turno le riserva una qualificata. Ma quando vengono definiti gli accoppiamenti si scopre che si tratta di Ana Konjuh. Ana nel 2021 sta costantemente risalendo la classifica. Dopo il lunghissimo periodo di stop a causa dei ripetuti problemi al gomito, ha cominciato la stagione da numero 476 del ranking, ma al momento del match è già numero 88: quasi quattrocento posti scalati nel giro di otto mesi. Non ha avuto accesso diretto allo Slam americano solo perché la entry list si definisce con sei settimane di anticipo, e in quel momento era ancora fuori dalle prime cento. In più c’è un precedente recente di cui tenere conto: Konjuh ha sconfitto Fernandez nel torneo di Madrid 2021.

Il primo set tra Fernandez e Konjuh vede Ana partire meglio; grazie al break di vantaggio Konjuh serve per il set sul 5-4. Conquista anche due set point, però in entrambe le occasioni Fernandez si salva: strappa a sua volta la battuta a Konjuh, e così si procede in equilbrio sino al 6-6. Al tiebreak Leylah riesce a spuntarla. Il braccio di ferro del primo set si rivela decisivo per indirizzare anche il secondo set. Il match termina 7-6, 6-2.

In base alle premesse del tabellone, al secondo turno Fernandez dovrebbe incrociare la sua prima testa di serie, la numero 31 Yulia Putintseva. Ma Kaia Kanepi è riuscita ad avere la meglio al primo turno, e dunque Leylah si trova di fronte una giocatrice ben più potente, anche se decisamente meno mobile di Putinsteva. E di nuovo ne esce un confronto tiratissimo. Fernandez vince il primo set strappando la battuta a Kanepi all’ultima occasione utile (7-5), ma Kaia non ha affatto intenzione di lasciare strada.

Nel secondo set Kanepi reagisce e si porta avanti 5-3. È un passaggio complicatissimo per Fernandez, che prima salva due set point sul proprio turno di servizio, e poi ne salva altri due con Kanepi alla battuta sul 5-4. Scampato il pericolo, sullo slancio Leylah conquista quattro game di fila e riesce a chiudere 7-5, 7-5. Due match disputati, 6 set point salvati in due partite diverse: non male come inizio.

Ma questa è solo l‘ouverture, perché al terzo turno il sorteggio propone come avversaria un ostacolo apparentemente invalicabile: la campionessa in carica Naomi Osaka. Dopo Kanepi, il “peso leggero” Fernandez trova così un’altra big hitter che metterà alla prova la sua capacità di confrontarsi con tenniste ben più strutturate fisicamente di lei.

Luogo di confronto: l’Arthur Ashe Stadium. Per Fernandez non è la prima volta in assoluto in una arena importante di Flushing Meadow, perché nel 2020 ha già giocato (e perso) contro Sofia Kenin sul Luis Armstrong. Ma lo scorso anno non c’era la presenza del pubblico; questa volta contro Osaka la programmazione è la più eccitante possibile: primo match del serale nello stadio per il tennis più grande del mondo.

Forse perché sulla carta non ha nulla da perdere, fatto sta che nel primo set Leylah tiene molto bene testa a Naomi. Almeno sino al 5-4 per Fernandez. Poi Osaka inserisce una marcia in più, sfodera una serie di punti da fuoriclasse e con un parziale di 12 punti a 1 chiude il set in proprio favore sul 7-5.

Leylah ha perso il primo set del torneo, ma ha progressivamente conquistato le simpatie del pubblico, ammirato dalla sua combattività ma anche dalla qualità dei suoi colpi. Malgrado la pesantezza di palla di Osaka, infatti, Fernandez riesce quasi sempre a rimanere con i piedi attaccati alla linea di fondo e da quella posizione incalza Naomi sul ritmo, impedendole di sprigionare con tranquillità la potenza di cui dispone.

Secondo set. La partita scorre rapida, senza alcuna palla break sino all’approdo nei game decisivi. Esattamente come nel primo parziale, Osaka alza il livello quando più conta. Ed esattamente come nel primo parziale, sul 5-5 strappa la battuta a Leylah e va a servire per il set (e il match).

Sembrerebbe quasi una formalità, anche perché Naomi nello stesso frangente del primo set ha tenuto la battuta a zero. E invece l’incontro non solo non è vicino alla fine, ma sta per attraversare la fase decisiva del totale ribaltamento. Da una parte l’improvvisa ansia di Osaka, dall’altra la straordinaria voglia di combattere di Fernandez, producono l’inatteso: sul 7-5, 6-5 Naomi perde la battuta a 30 (primo break subito nel match), e poi in preda allo sconforto è quasi travolta nel tiebreak, che perde 7-2.

La sconfitta inopinata del secondo set lascia un pesante strascico su Osaka in avvio di terzo parziale: di nuovo perde la battuta e da quel momento non riesce più a recuperare. Con una grinta e con una decisione impressionanti, Leylah non lascia speranze a Naomi, che non riesce nemmeno a sfiorare il recupero, visto che non arriva mai neanche a conquistare palle break. Fernandez chiude dunque 5-7, 7-6, 6-4, ed è autrice di una delle più grandi sorprese del torneo.

E così, dopo la sconfitta alle Olimpiadi di Tokyo contro Vondrousova, di nuovo Osaka perde contro una giocatrice mancina, dotata di una battuta non potente, ma che Naomi non è comunque riuscita a decrittare. In più sia Vondrousova che Ferndandez hanno saputo consolidare i vantaggi ottenuti con il colpo di inizio gioco sviluppando con grande efficacia lo scambio.

Altro parallelismo tra Tokyo e New York: al momento della eliminazione, le sconfitte di Osaka sembrano arrivate contro giocatrici di secondo piano, ma a conti fatti sia Vondrousova che Fernandez sarebbero state capaci di raggiungere la finale del torneo, offrendo tennis di altissima qualità. Anche i numeri del match americano lo confermano: Osaka ha chiuso il match con un saldo fra vincenti ed errori non forzati di +1 (37/36), Fernandez di +4 (28/24)

a pagina 2: I match contro Kerber e Svitolina

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement