Rio 2016: la vera rivelazione si chiama Monica Puig, n.37. “Da sola non potevo vincere. Ho pregato Dio”

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Rio 2016: la vera rivelazione si chiama Monica Puig, n.37. “Da sola non potevo vincere. Ho pregato Dio”

Se vincesse il primo oro olimpico del Portorico… Chi è la “chica” che ha dominato Garbine Muguruza e battuto Petra Kvitova. Da Charlie Pasarell a Gigi Fernandez

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“Quando gioco per il mio Paese divento un’altra persona”.

E di sicuro un’altra tennista. Monica Puig, n.37 del mondo, appare davvero incredibilmente trasformata qui a Rio. Ok, la discontinua tipica inconsistenza di Petra Kvitova le ha dato una gran mano (“Ma da sola non ce l’avrei comunque fatta”- così ieri dopo aver battuto la Siegemund… – 6-1 6-1 così come 6-1 6-1 aveva dato alla Muguruza!!! – … mi sono messa a pregare Dio e a chiederGli di aiutarmi… sono cattolica”).

 

Ma non credo sia stato il Cristo a braccia aperte sulla collina del Corcovado ad aver voluto premiare particolarmente lei, per via della sua devozione.

È un fatto invece che lei ha giocato una serie di partite straordinarie. La ragazza che si sente “al 100 per 100 portoricana, el mio corazon es interamente portoricano – anche se come tutti i portoricani ha anche di diritto il passaporto statunitense – ha cominciato regolando con un 6-3 6-2 la slovena Hercog, poi stesso punteggio alla giapponese Hibino, quindi il quadruplice 6-1 a Muguruza e Siegemund, e i suoi polsi non hanno tremato contro la due volte campionessa di Wimbledon Kvitova nemmeno quando a tanti altri succede (vedi un pochino anche Johnson contro Murray, se vedete alcuni punti persi dall’americano nel tie-break finale).

La Puig non sarà davvero favorita in finale. Ma effettivamente a guardare le sue apparizioni nelle manifestazioni per il Portorico, fossero i Giochi centroamericani o panamericani è sempre andata a medaglia fin dal 2010, quando aveva solo 17 anni.

Il campione più leggendario del Portorico, 3 milioni e mezzo di abitanti nel Caribe, è stato il giocatore di baseball Roberto Clemente, più di 3.000 fuori campo, che morì in aereo quando stava partecipando ad una missione di solidarietà per il Nicaragua. Poi tanti pugili, da Wilfredo Gomez a Felix Trinidad a Miguel Cotto che se non erro ha combattuto anche contro pugili italiani.

Nel tennis la più celebre è stata Gigi Fernandez, che nel 1984 a Los Angeles, quando il tennis era ancora sport dimostrativo giocò con i colori del Portorico, ma poi essendo grande doppista e non avendo compagne all’altezza rappresentò poi gli Stati Uniti vincendo due volte la medaglia d’oro in coppia con Mary Joe Fernandez (a sua volta di origini dominicane).

Il tennista più forte nato in Portorico, anche se poi ha sempre giocato per gli USA per gli stessi motivi di Gigi Fernandez, è stato Charlie Pasarell, il tennista che aveva giocato il match più lungo della storia del tennis prima di Isner-Mahut, contro Pancho Gonzales a Wimbledon nel 1969, quando il tiebreak non esisteva: cinque set memorabili, 22-24, 1-6, 6-4, 6-3, 11-9.

Ma io ricordo meglio, per aver visto punto dopo punto, con il quinto set giocato all’indomani perché alle 21,30 di Londra era buio, il match vinto da Pasarell su Adriano Panatta nel 1976 che pure il nostro, campione a Roma e Parigi, aveva vinto i primi due set. Finì con il punteggio finale 8-9,4-6,6-4,7-5,64.

Pasarell è stato poi per anni, insieme all’amico sudafricano Ray Moore, il direttore e coproprietario del torneo di Indian Wells.

Non ha lasciato invece grandi tracce di sé Kristina Brandi, figlia di un grande coach americano: non trovando posto nelle selezioni americane, troppo forti per via delle Williams, Davenport, Capriati etcetera, la Brandi decise di giocare per il Portorico ma vinse un solo match ad Atene 2004.

Di altri tennisti portoricani ricordo soltanto un doppio non particolarmente forte, formato da Miguel Nido e Juan Rios: persero a Barcellona dal nostro duo Nargiso-Camporese.

Come ha ottimamente ricordato Tommaso Voto nella sua eccellente cronaca nessun portoricano ha mai vinto un oro alle Olimpiadi, cui prendono parte dal 1948. A vincere i soli due argenti (e ci sono stati anche sei bronzi) furono il pugile Luis Francisco Ortiz nell’84 e Jaime Espinal nella lotta a Londra 2012.

Quindi, come auspica Sara Rosario Velez, prima presidente donna della delegazione olimpica portoricana (“Per la prima volta abbiamo portato alle Olimpiadi più donne, 27, che uomini, 13” e la cosa inorgoglisce moltissimo anche la media p.r del Portorico Zacha Acosta che lo ricorda alla Puig che esclama: “Vamossss mujeres!” ), con Monica Puig, 23 da compiere a settembre, “si potrebbe vincere la nostra prima medaglia d’oro e tutto il Paese che è già in festa per Monica farebbe celebrazioni enormi”.

Purtroppo il nostro Paese sale spesso all’onore delle cronache per cattive notizie, quasi sempre per brutte cosedice Monica – e non potete immaginare la mia felicità per essere riuscita intanto a far parlare del Portorico in termini positivi”.

La mamma di Monica giocava a tennis, ma a livello amatoriale, ed è stata lei a portare la figlia sui campi da tennis. “I miei nonni paterni erano spagnoli, catalani… Io ho cominciato a giocare a 6 anni”.

La Puig è sponsorizzata dall’Ellesse, che una volta era un’azienda italiana – quella L e quella S all’origine del nome, sono quelle del suo fondatore perugino, Leonardo Servadio – e ora credo sia inglese ma non ne sono certo.

Dei soldi e degli sponsor si occupa il mio agente Marjin Bal, io penso a fare del mio meglio sul campo da tennis...” dice Monica che confessa di aver ricevuto diverse proposte dalla federtennis americana per unirsi agli USA, “ma io mi sento troppo portoricana per giocare per un’altra bandiera. Mai dire mai, ma non credo che lo farò…”.

Intanto stasera ha promesso una cosa: “Ripasserò le parole dell’inno portoricano, lo conosco bene, ma ogni tanto qualche parola la dimentico”.

Non si sa mai che dovesse intonarlo mentre la bandiera sale sul pennone più alto.

Rileggi qui la cronaca di Tommaso Voto

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Il bilancio del rinvio delle Olimpiadi di Tokyo 2020: batosta per il Giappone, ma lo sport si salva

Secondo Il Sole 24 Ore, l’annullamento avrebbe portato alla bancarotta decine di federazioni sportive internazionali minori

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Con grande tempismo e debita prudenza, il Comitato Olimpico Internazionale e il presidente del Giappone Shinzo Abe hanno ufficialmente rinviato i Giochi Olimpici di Tokyo al 2021, che passerà alla storia come il primo anno dispari in cui si disputerà un’Olimpiade. Al momento, mentre tanti Paesi Occidentali (e non) stanno affrontando la fase più delicata e acuta del contagio, è quantomeno incauto ipotizzare che tra qualche mese l’emergenza possa essere rientrata del tutto.

C’è il rischio che radunare in estate oltre quindicimila atleti (comprese le Paralimpiadi) e migliaia tra giornalisti e addetti all’organizzazione equivarrebbe a innescare un’altra “bomba biologica” e tornare di nuovo al punto di partenza. Nell’estate 2021 i Giochi potranno partire anche con più sicurezza tra gli spalti: i tifosi – cuore pulsante di ogni evento sportivo che si rispetti, figuriamoci delle Olimpiadi – potranno radunarsi a Tokyo per sostenere i loro connazionali senza pericoli.

Un articolo pubblicato da Il Sole 24 ore ha fatto una stima dei danni economici conseguenti al rinvio della rassegna olimpica, che per il Giappone ‘paese’ non saranno così contenuti. L’impatto economico dei 13 miliardi investiti per la costruzione delle infrastrutture sembra essere stato in gran parte assorbito negli anni di esecuzione delle opere, ma la mancata disputa nell’anno 2020 priverà il turismo e i vari settori del consumo di 5 o 6 miliardi di dollari (stime rispettivamente di Goldman Sachs e Nikkei).

 

Sembra invece che la scelta di rinviare i Giochi di Tokyo abbia salvato il mondo dello sport. In caso di annullamento delle Olimpiadi “tra le dieci e le diciotto Federazioni internazionali degli sport con meno seguito sarebbero potute fallire” spiega Thierry Sprunger, direttore finanziario del CIO dal ’94 al 2011, in un virgolettato riportato nell’articolo. “Su 28 Federazioni internazionali solo una decina sono indipendenti finanziariamente tra le quali il calcio, il tennis, il basket, la pallavolo e poche altre. Per le restanti la maggior parte dei proventi arrivano dai Giochi Olimpici.” A maggior ragione, da qui ai Giochi del 2021 servirà fornire un supporto concreto alle Federazioni che hanno meno visibilità. Come detto non dovrebbe essere il caso della Federazione Italiana Tennis, che infatti ha già messo a disposizione dei circoli 3 milioni di euro per favorire il superamento di questo momento di mancata attività sportiva.

Ora si parlerà anche delle modalità di rimborso – se effettivamente verrà concesso – ai CNO (Comitati Olimpici Nazionali) e alle Federazioni nazionali per quanto riguarda i biglietti aerei e le spese per l’alloggio: i Giochi sono stati soltanto rinviati, motivo per cui il CIO non potrà eventualmente coprire queste spese con i soldi della copertura assicurativa che avrebbe compensato l’annullato o l’interruzione in corso d’opera della manifestazione (l’articolo del Sole 24 ore parla di circa 900 milioni di dollari). Il Comitato Olimpico Internazionale ha incassato comunque 4,5 miliardi di dollari dai diritti televisivi dei Giochi Olimpici (in Europa acquistati da Discovery per 1,3 miliardi e negli USA da NBC per 1,1), che grazie al rinvio potranno restare nelle casse dell’associazione senza essere decurtati da alcuna penale.

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CIO e Giappone ratificano il rinvio: le Olimpiadi di Tokyo si disputeranno nel 2021

Va interpretata come un’ufficialità: per salvaguardare la salute di atleti e comunità internazionale, i giochi olimpici non si disputeranno nel 2020

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Quella che ormai era diventata una telenovela dall’esito scontato, ovvero il rinvio delle Olimpiadi di Tokyo al prossimo anno, si arricchisce del penultimo – e ormai definitivo – capitolo.

Dopo aver manifestato grande scetticismo e aver detto di trovarsi ormai senza alternative, il primo ministro giapponese Shinzo Abe ha ufficialmente proposto al CIO la disputa dei giochi olimpici nel 2021 a causa della pandemia di coronavirus. Lo ha fatto in una conversazione diretta con il presidente del comitato olimpico Thomas Bach, un’evoluzione che ha reso inevitabile la ratifica da parte del CIO. Come già accaduto nel 1940, quando il secondo conflitto mondiale (più precisamente la guerra con la Cina) costrinse il Giappone a declinare l’onere di organizzare la rassegna olimpica, Tokyo dovrà rinunciare ancora.

Sul sito officiale delle Olimpiadi è subito comparso un comunicato nel quale si legge che ‘nelle circostanze attuali e basandoci sulle informazioni fornite oggi dalla World Health Organization, il presidente del CIO e il premier del Giappone hanno concluso che le Olimpiadi di Tokyo dovranno essere riprogrammate in una data successiva al 2020 ma non più tardi dell’estate 2021, per salvaguardare la salute degli atleti, di tutti coloro coinvolti nei giochi olimpici e della comunità internazionale‘.

 

È la quarta volta che le Olimpiadi saltano. Era successo nel 1916, quando la sesta edizione di Berlino fu cancellata a causa della Prima Guerra Mondiale. La capitale tedesca avrebbe ospitato i giochi nel 1936, prima delle due edizioni cancellate a causa del secondo conflitto mondiale: Tokyo 1940 e Londra 1944, che avrebbero recuperato rispettivamente nel 1964 e nel 1948. Questa volta, però, le Olimpiadi sono state soltanto rinviate e per la prima volta – salvo catastrofi che non vogliamo neanche ipotizzare – si disputeranno in un anno dispari.

Alla discussione che ha portato alla decisione definitiva hanno partecipato anche Mori Yoshiro, presidente del comitato organizzativo (che intende comunque mantenere la denominazione ‘Tokyo 2020’), il ministro olimpico Hashimoto Seiko e il governatore di Tokyo Koike Yuriko, oltre ad altre figure di coordinamento del CIO. “Il presidente Bach e il premier Abe hanno espresso le preoccupazioni condivise a proposito della pandemia di COVID-19“, si legge nel comunicato, “e hanno preso atto dell’impatto significativo sula vita delle persone e sulla preparazione degli atleti ai giochi“.

La situazione senza precedenti e la diffusione impossibile da prevedere dell’epidemia ha causato il peggioramento della situazione in tutto il mondo. Ieri, il direttore generale della WHO, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha detto che la pandemia di COVID-19 ‘sta accelerando’. Sono stati registrato più di 375000 casi in tutto il mondo e praticamente in ogni paese, e il numero cresce di ora in ora“.

I leader concordano sul fatto che i giochi di Tokyo potranno rappresentare un faro di speranza per il mondo durante questo periodo difficile e che la fiamma olimpica potrà diventare la luce in fondo al tunnel nel quale il mondo si trova in questo momento. Inoltre è stato concordato che la torcia olimpica rimarrà in Giappone, dove è arrivata (precisamente a Sendai, nel nord-est del paese) dalla Grecia cinque giorni fa.

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Sulla strada per Tokyo 2020: la wild card unica possibilità per Federer

Verso le Olimpiadi: i criteri di eleggibilità e la composizione del tabellone, i posti già assegnati, la regolamentazione dei tornei di doppio. Il destino di Roger Federer nelle mani dell’ITF

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Roger Federer - Australian Open 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Manca meno di un anno alle Olimpiadi di Tokyo, con il rischio che possa essere l’ultimo appuntamento a cinque cerchi in cui vedere all’opera i tre big del tennis maschile (e il loro totale di 55 trionfi Slam). È soprattutto questo il motivo che rende interessante l’avvicinamento al torneo a cinque cerchi, al netto della lotta per la successione di Andy Murray (due ori olimpici consecutivi) e Monica Puig (proprio lei!) sul gradino più alto del podio.

AVENTI DIRITTO e QUALIFICATI – Sul totale di 64 posti disponibili in ciascuno dei due tabelloni di singolare, 56 verranno assegnati attraverso il ranking che verrà fotografato l’8 giugno 2020. Dei rimanenti otto, quattro sono stati assegnati attraverso meccanismi di qualificazione zonale nel continente americano (Giochi panamericani), in Asia (Giochi asiatici) e Africa (Giochi africani). Europa e Oceania non hanno organizzato tornei di qualificazione, ma ciascuno dei due continenti potrà offrire una wild card al giocatore/giocatrice con la classifica più alta di uno dei Paesi non rappresentati tra i primi 56 del ranking (con il limite del numero 300 ATP e WTA). A determinare gli incastri interviene anche un altro limite regolamentare: ogni Paese non potrà superare i quattro iscritti nel tabellone.

WILD CARD – Le due caselle rimanenti verranno riempite attraverso l’assegnazione di altrettante wild card a discrezione dell’ITF. Una è riservata ai tennisti della nazione ospitante, il Giappone, qualora nessun atleta dovesse riuscire a guadagnare i diritti di partecipazione tramite accettazione diretta o torneo di qualificazione continentale; difficilmente accadrà alla nazione asiatica, che attualmente vanta due top 60, e con ogni probabilità questo slot verrà assegnato al primo dei giocatori esclusi per classifica.

L’altra è riservata a un precedente campione olimpico o vincitore di Slam, con l’invito recapitato a chi ha vinto il maggior numero di trofei in carriera. Con Djokovic e Nadal iscrivibili già tra gli aventi diritto, questo aspetto regolamentare finisce per interessare direttamente Roger Federer. Occhio infatti ai criteri di eleggibilità olimpica, per quanto non tassativi. La partecipazione a Tokyo 2020 è infatti subordinata alla risposta ad almeno tre convocazioni di Coppa Davis o Fed Cup nell’ultimo quadriennio, di cui una tra il 2019 e il 2020. Il fuoriclasse svizzero ha diritto alla riduzione a due sole partecipazioni in virtù del numero di presenze, ma ha lasciato la Nazionale nel 2015 e nemmeno – per ipotesi – potrà essere presente a Madrid, dove la Svizzera non ha ottenuto la qualificazione. Le eccezioni rispetto al numero minimo di convocazioni sono configurabili per motivazioni straordinarie: ad esempio infortuni documentati, come è accaduto per Nadal a Rio.

 

RIEPILOGO COMPOSIZIONE TABELLONE

  • 56 – accettazione diretta
  • 2 – Giochi panamericani
  • 1 – Giochi asiatici
  • 1 – Giochi africani
  • 1 – Wild card Europa
  • 1 – Wild card Oceania
  • 1 – Wild card paese ospitante (Giappone)
  • 1 – Wild card campione olimpico/vincitore Slam

POSTI DA QUALIFICAZIONE GIÀ ASSEGNATI

NORD E SUD AMERICA: Vincitore e finalista ai Giochi Panamericani del 2019 a Lima: Joao Menezes (BRA) e Tomas Barrios (CHI) nel maschile, Nadia Podoroska (ARG) e Caroline Dolehide (USA) nel femminile.
ASIA: Denis Istomin (UZB) e Qiang Wang (CHN), medaglie d’oro ai Giochi Asiatici del 2018 a Jakarta e Palembang.
AFRICA: Mohamed Safwat (EGY) e Mayar Sherif (EGY), medaglie d’oro ai Giochi Africani del 2019 a Rabat.

*per quanto riguarda la qualificazione di Dolehide, le possibilità che la statunitense possa effettivamente prendere parte alle Olimpiadi sono molto basse poiché quasi certamente gli Stati Uniti porteranno già quattro atlete (limite massimo per nazione) tramite accettazione diretta; attualmente, infatti, ben otto giocatrici USA sono comprese tra le prime 56 del ranking WTA e quindi già quattro giocatrici rimarrebbero fuori da Tokyo

I TORNEI DI DOPPIO

Nei tornei di doppio maschile e femminile è prevista la partecipazione di 32 coppie in ciascuno dei due tabelloni, mentre l’oro olimpico nel doppio misto verrà conteso da 16 squadre. Per la composizione dei tabelloni di doppio, però, diventa fondamentale considerare il limite degli 86 atleti per ogni genere (86 uomini e 86 donne, per un totale di 172 tennisti) che potranno prendere parte alla manifestazione a cinque cerchi. Il processo di selezione risulta, di conseguenza, abbastanza complesso.

I tornei di singolare coinvolgono 128 atleti diversi (64 uomini e 64 donne), questo implica che oltre ai singolaristi potranno essere inseriti soltanto 44 doppisti (22 uomini e 22 donne) per completare i tabelloni. Si comincia con l’accettazione diretta dei primi dieci giocatori del ranking di doppio dell’8 giugno 2020, i cui partner saranno scelti dalle rispettive federazioni tra coloro che abitano la top 300 del ranking di singolare o doppio. I restanti 22 team verranno selezionati con il criterio del combined ranking, che prende in esame le classifiche di doppio e di singolare; raggiunta la quota degli 86 atleti, i tabelloni verranno completati prendendo ‘in prestito’ giocatori già ammessi come singolaristi, sempre secondo il combined ranking. Ultimi due dettagli: in ogni tabellone di doppio non potranno esserci più di due coppie per nazione, e il paese ospitante ha diritto a iscrivere una coppia purché il ranking combinato dei due atleti non ecceda quota 300.

Il tabellone di doppio misto – ne consegue – sarà composto esclusivamente da giocatori già ammessi al torneo olimpico come singolaristi o doppisti (per intenderci: proprio nei giorni scorsi la federazione greca ha annunciato la coppia Tsitsipas-Sakkari).

(ha collaborato Alessandro Stella)

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