ATP Shanghai: Djokovic rischia con l'altro Zverev, facile Murray

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ATP Shanghai: Djokovic rischia con l’altro Zverev, facile Murray

Il numero uno del mondo rimonta un set e un break di svantaggio contro il fratello di Alexander (110 ATP). Bautista Agut regola Tsonga. Doppio 6-2 per un ottimo Murray contro Goffin. Adesso Simon che ha superato Sock al tiebreak decisivo

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[1] N. Djokovic b. M. Zverev 3-6 7-6(4) 6-3 (Riccardo Zuliani)

Stats Nole

In comune Zverev e Djokovic avevano una vittoria piuttosto recente contro il “nostro” Fabio Fognini. Per il resto, le storie dei due giocatori raccontavano di carriere troppo diverse perché se ne potessero tratteggiare i parallelismi. Solo, da un punto di vista “romano-centrico” – e per dare un po’ più di linfa alle aspettative del match – si sarebbe potuto dire che se il serbo agli Internazionali d’Italia aveva saputo trionfare una o più volte, il tedesco dal canto suo poteva vantare un bel quarto di finale, raggiunto nel 2009 e perduto contro Federer. Per quanto riguardava la competizione in questione, invece, “Nole” nella giornata di ieri aveva domato Pospisil, mentre “Miša” – da qualificato qual era – aveva vinto contro Granollers la sua quinta partita di torneo. Proprio in virtù di queste premesse, l’incontro ha saputo stupire, e per il gioco serve-and-volley di Zverev che molte soluzioni ha saputo estrarre dal cilindro, e per la prestazione sottotono del serbo la quale, ciononostante, gli è bastata per vincere. Dopo un primo gioco-passeggiata per Nole, il secondo game faceva intravedere tutte le difficoltà che il tedesco avrebbe potuto causare col suo gioco old-style. La magia di questo sport, Zverev si salvava e nel gioco successivo otteneva un insperatissimo break. Di lì in avanti, per tutto l’arco del set, il tedesco faceva di difficoltà virtù ed incamerava uno dopo l’altro i propri game di servizio, deliziando il pubblico con alcune pregevolissime sortite a rete e concedendo ben poco di gratuito al serbo. Ancor meglio, sopra per 5-3 Zverev sapeva recuperare da 0-40 il game alla risposta, spingersi sino al set-point e, complice anche la troppa sufficienza del serbo, incamerare il primo parziale.

 

Strano a dirsi, il secondo set iniziava in modo simile a come si era concluso il precedente. Zverev impeccabile al servizio e subito dopo il serbo impreciso alla battuta, tanto da regalare il break con un doppio fallo. A questo punto, con il presentimento dell’acqua alla gola, la testa di serie numero 1 riusciva a far valere nuovamente i propri mezzi e, finalmente solido, otteneva immediato il contro-break. Ora Novak non si voleva fermare e sul 3-3 otteneva un secondo break che, di primo acchito, dava l’impressione di essere decisivo. Così non era. Il tedesco, a suon di slice continui ed errori non presenti, rimetteva immediatamente il punteggio in parità e, anzi, si portava avanti per 5-4. Proporzionalmente, stessa situazione si riproponeva sul 6-5. Ma era tie-break. Giunti a questo momento decisivo dell’incontro, Zverev partiva troppo male per poter ambir realmente a chiudeva l’incontro. Djokovic, non a caso, vinceva agevolmente 7-4. Il set decisivo si apriva col break immediato da parte del serbo che, pur con qualche tentennamento, lo sapeva mantenere sino al 5-3, quando uno Zverev vistosamente provato sapeva onorare il suo purtuttavia ultimo gioco dell’incontro. 3-6 7-6 6-3 il risultato finale in favore di Djokovic che se la vedrà domani con Bautista-Agut.

[2] A. Murray b. [11] D. Goffin 6-2 6-2 (Giovanni Vianello)

Murray si conferma in buona forma qui a Shanghai e vince agevolmente su un avversario ostico (che tuttavia gli ha sempre procurato pochi problemi in passato, 4-0 i precedenti) come David Goffin. Nel primo set parte meglio lo scozzese. Murray tiene senza concedere palle break i propri turni di battuta ed arriva a palla break sul servizio di Goffin sia sul 2-1 che sul 3-2 in suo favore. Il break arriva proprio nel sesto gioco, quando, con un errore su uno facile smash da parte del belga ed uno scambio di 32 colpi vinto grazie alla sua proverbiale fase difensiva, lo scozzese si porta 15-40 e poi grazie ad un doppio fallo di Goffin sale 4-2 e servizio. C’è un’immediata reazione di Goffin, che nel settimo gioco si porta 15-40 sul servizio di Murray. Il britannico annulla la prima palla break con un ace, la seconda in pratica viene annullata da Goffin, che dopo aver messo alle corde Murray sbaglia un facile dritto da metà campo con Murray che aveva lasciato il campo scoperto. C’è poi un doppio fallo, che concede a Goffin un’altra palla del contro-break. Infine però è Murray a salire 5-2, con lo scozzese che annulla la palla break con un dritto sulla riga, poi mette a segno un ace ed infine sfrutta un errore di dritto del belga. Il primo set si decide all’ottavo gioco, con Murray che prima sale 15-40 poi ai vantaggi strappa un altro break all’avversario.

Anche nel secondo set è Murray ad avere un buon avvio. Prima tiene con agio sulla propria battuta il primo game, poi si porta 15-40 nel secondo game con il belga al servizio, ma Goffin con due buoni punti annulla le due palle break. Goffin si porterà poi a vantaggio interno, ma spreca l’opportunità di portarsi 1-1; Murray si procura altre quattro palle break, ma Goffin sulle palle del possibile 2-0 si rivitalizza e gioca splendidamente, finendo per portarsi 1-1 grazie ad un errore su schiaffo al volo di Murray in un gioco durato complessivamente 26 punti. Lo scozzese in seguito si porta avanti 2-1 nonostante conceda il 30-30, Goffin lo raggiunge vincendo un game di battuta in cui da 40-0 si fa rimontare a 40-40 ma poi si porta 2-2 ai vantaggi. Nel game successivo è Murray ad offrire palle break, due consecutive, ma lo scozzese le annulla entrambe e poi si porta 4-2, sfruttando finalmente una palla break sul 3-2 in suo favore (la prima delle due consecutive a lui concesse da Goffin sul 15-40). Come nel primo set, sotto 2-4 il belga ha una reazione d’orgoglio e si porta 0-30 su servizio dell’avversario, ma Murray, grazie al servizio ed al colpo in uscita dal servizio, rimonta e si porta 5-2. Il match si conclude infine all’ottavo gioco del secondo set, con un dritto di Goffin che si ferma a metà rete. Domani per Murray il vincente di Sock-Simon.

G. Simon b. J. Sock 4-6 6-4 7-(5) (Antonio Ortu)

L’ultimo quarto di finale a Shanghai vede in campo due giocatori fuori dalle 16 teste di serie. È il terzo confronto diretto tra Jack Sock e Gilles Simon, quello con la posta in palio più alta. Annullando 2 match point a Raonic nella giornata di ieri, Sock gioca il suo primo quarto in un Masters 1000. Ancora più clamorosa la vittoria del suo avversario contro Stan Wawrinka. Prima vittoria su un top 3 dal lontano 2008 per Simon, che qui a Shanghai ha raggiunto l’ultimo atto 2 anni fa. L’istinto e la potenza dell’americano contro la disciplina tattica e il controllo di Gillou. In apertura c’è subito un break dal lato del numero 25 al mondo, che gioca in maniera molto incisiva dal lato del dritto, e con un secondo break punisce un Simon insufficiente salendo 4-1 e servizio. La regolarità del francese paga nei successivi 2 giochi: dopo aver accorciato sul 3-4 si procura anche la chance del pareggio. Sock tira su un gran game, condito da un meraviglioso tweener-lob vincente e vince per 6-4 un set molto equilibrato (32 punti pari dopo 50 minuti).

Il secondo set è a dir poco rocambolesco. Dopo 2 palle break annullate nel secondo gioco dallo statunitense, Simon riesce a strappare il servizio all’avversario salendo 3-1. Ma Sock prima recupera lo svantaggio e poi nel settimo gioco piazza un break che sembra decidere la partita. Tuttavia la sregolatezza e gli errori sconsiderati del numero 2 USA consentono a Simon di vincere i successivi 3 giochi: 1 set pari dopo 1 ora e mezzo. Nel parziale decisivo regna l’equilibrio grazie a un tennis di gran lunga superiore rispetto a quello espresso nei precedenti 2 set. L’unica chance di break la ha Simon sul 4-3 in suo favore. Si arriva a un al tie-break più che giusto per entrambi, dove Sock va avanti per 3 volte di un mini-break, ma il francese è bravissimo a riprenderlo e a chiudere col servizio al primo match point. Un gran terzo set compensa l’irregolarità dei primi due. Altra semifinale a Shanghai per Gillou che non ha brillato e ha mostrato anche incertezze in alcuni tratti, senza però mai mollare. Domani contro Murray servirà una prova molto più solida.

[15] R. Bautista-Agut b. [9] J.W. Tsonga 6-3 6-4 (Raoul Ruberti)
 
Con una quarantina di minuti di ritardo, sotto i petali chiusi del tetto della Qizhong Forest Sports City Arena di Shanghai si apre al riparo dalla pioggia la giornata dei quarti di finale del penultimo Masters 1000 del 2016. Opposti l’uno all’altro sono Jo-Wilfried Tsonga e Roberto Bautista-Agut, un francese e uno spagnolo, entrambi tra i primi 20 ATP e membri delle due nazioni che maggiormente popolano la metà superiore della top-100 mondiale. Tra l’atteso ritorno di Djokovic, la sconfitta preoccupante di Nadal, le delusioni dei due “NextGen” di punta e tutto il resto, il percorso netto di Bautista fino al venerdì del torneo non ha trovato spazio nei titoli dei giornali. “Sono semisconosciuto persino in patria” confessa il ventottenne di Castellon de la Plana, sbocciato tardi in tennista dalle prestazioni affidabili. Chissà che il 6-3 6-4 rifilato oggi a Tsonga, e la seconda semifinale Masters in carriera (dopo Madrid 2014), non lo aiutino a ritagliarsi qualche riga tra Rafa e colleghi, calciatori e motori.

Il match è rapido, un’ora e tredici, merito di Bautista che capisce quando deve allungare lo scambio e quando invece Tsonga può essere attaccato subito, visto che il suo servizio non è impeccabile come quello che lo ha salvato ieri dalla sconfitta contro Zverev. I colpi di Jo sono più di braccio che di gamba – lusso che non ci si può permettere, contro un avversario che gioca preciso, profondo e non ha paura di avanzare a chiudere quando serve, come nell’occasione che porta all’iniziale 3-0 pesante. Tsonga recupera uno dei due break di svantaggio nel finale di set, salvo restituirlo immediatamente. Nel secondo parziale i due rimangono affiancati nei turni di servizio fino al 5-4, quando Tsonga deve servire per rimanere nel match. Bautista gioca un game perfetto: fatto da lui, oggi tutto sembra semplice. Dalla risposta che apre il campo alla discesa a rete con volée, fino allo sventaglio vincente sulla seconda di servizio di Tsonga che chiude un incontro tutto meritato.

Risultati:

[1] N. Djokovic b. M. Zverev 3-6 7-6(4) 6-3
[15] R. Bautista-Agut b. [9] J.W. Tsonga 6-3 6-4
[2] A. Murray b. [11] D. Goffin 6-2 6-2
G. Simon b. J. Sock 4-6 6-4 7-(5)

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Djokovic o Tsitsipas toglieranno il n. 1 ad Alcaraz: “Lo meritano più di me”

Lo spagnolo si è detto non preoccupato sulla temporanea fine del suo regno, durato venti settimane: ora tocca a Stefanos Tsitsipas o a Novak Djokovic

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Torino 16 Novembre 2022 ATP Finals Carlos Alcaraz premiato come n. 1 ATP nel ranking di fine anno Foto Giampiero Sposito

Dopo le vittorie su Karen Kachanov e Tommy Paul, Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas si apprestano a contendersi, nella nostra mattinata di domenica 29 gennaio, il titolo dell’Australian Open. Ma non solo. Chi dei due avrà la meglio, infatti, scalzerà Carlos Alcaraz dalla prima posizione mondiale.

Con la vittoria il greco, attualmente terzo a 6195 punti, passerebbe al primo posto con 6995 punti. Alle sue spalle, in ordine decrescente: Alcaraz, Djokovic, Casper Ruud e Andrey Rublev. Sarebbe il primo successo slam per Tsitsipas, giunto alla sua seconda finale: nella prima, al Roland Garros 2021, aveva ceduto in cinque set da Djokovic stesso. Il greco diverrebbe anche il ventinovesimo numero uno della storia, posizione che già ha ricoperto nel circuito Junior. Nel caso in cui fosse il serbo a vincere, invece, passerebbe lui a condurre, con 7070 punti invece degli attuali 6270. A seguire Carlos Alcaraz, mentre Tsitsipas dovrebbe accontentarsi del terzo posto, seguito sempre da Casper Ruud e Andrey Rublev. Sarebbe il ventiduesimo successo slam per il serbo, che raggiungerebbe così Rafa Nadal, e la trecentosettantaquattresima settimana di regno al primo posto della classifica mondiale. 

 

Terminerà dunque, qualunque sia l’esito della partita, il (temporaneamente) breve regno di Carlos Alcaraz, durato soltanto venti settimane: in ogni caso, più di Medvedev (per ora fermo a 16), Roddick (13) e Becker (12) e a pari merito con Mats Wilander

Nel corso di un evento a Murcia, nella sua città natale, lo spagnolo ha rilasciato, in proposito, queste dichiarazioni: “sto guardando cosa fanno Tsitsipas e Djokovic, ma non sono preoccupato. Se uno dei due mi toglie il numero uno sarà perché se lo merita più di me.” 

Lo spagnolo tornerà in campo per i tornei sulla terra rossa sudamericana, prima a Buenos Aires e poi a Rio, di cui detiene il titolo. 

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Da Nardi a Cobolli: la settimana Challenger non va per niente bene per gli azzurri

Il solo Darderi supera il primo turno mentre tutti gli altri, anche Arnaldi e Arnaboldi, devono fare prematuramente le valigie

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Luca Nardi al Challenger di Forlì 2022 (Foto gentilmente concessa dall'ufficio stampa del torneo)

Il resoconto dei tre Challenger attualmente in svolgimento è impietoso: tutti gli azzurri fuori all’esordio con la sola eccezione di Luciano Darderi, un 1-6 un pò imbarazzante.

Cominciamo dal Challenger 125 di Quimper (Bretagna, cemento indoor), quello con la migliore entry list, che vedeva in tabellone i nostri giovani migliori. Molta curiosità suscitava soprattutto il big-match tra il 19enne Luca Nardi e il francese, di un anno più giovane, Luca Van Assche, uno dei talenti emersi in maniera più prepotente nella seconda parte della scorsa stagione (una vittoria Challenger e tre finali). Nel terzo gioco i piedi veloci del francese propiziano subito un break che, purtroppo per il tennista pesarese, sarà sufficiente per portare a casa il primo set. Infatti Van Assche in tutto l’incontro non perderà mai il servizio, pur dovendo annullare nel decimo game una pericolosissima palla break che forse avrebbe potuto scrivere una storia diversa. Anche nel secondo parziale è il terzo gioco ad essere fatale all’azzurro che alla fine deve arrendersi 6-4 6-3 in poco meno di un’ora e mezza di gioco. Grande delusione per il nostro bel talento che non ha iniziato per niente bene questo 2023 che al momento gli presenta un bilancio di una sola vittoria contro quattro sconfitte. In questo caso bisogna però concedergli l’attenuante di un sorteggio veramente maligno perché il francesino è uno davvero forte e, non appena riuscirà a mettere un po’ di potenza nei colpi, sarà un osso duro per tutti. Noi ci consoleremo pensando che in fin dei conti è mezzo italiano per parte di madre.

Fuori anche Matteo Arnaldi che si è fatto rimontare 3-6 6-2 6-1 da Sebastian Ofner (n.193 ATP) e il risultato è decisamente sorprendente, perché il sanremese, molto più maturo della sua età, non dovrebbe più permettersi passi falsi con un giocatore di media caratura come l’austriaco, che pure è in ottima forma e reduce dalla finale di Tenerife.

 

Flavio Cobolli si ferma anche lui all’esordio (6-3 6-4) contro un Lucas Pouille (n.367 ATP) che, nonostante si trovi chiaramente in parabola discendente, può ancora riservare dei pericolosi colpi di coda. Flavio che aveva iniziato benissimo l’anno all’ATP 250 di Pune si è poi invece trovato in difficoltà a livello Challenger. Vedremo quale sarà il suo punto di equilibrio.

Al Challenger 125 di Ottignies (cemento indoor) Raul Brancaccio si fa battere all’esordio 6-0 7-6(4) dal portoghese Frederico Ferreira Silva (n.202 ATP), mentre Andrea Arnaboldi, proveniente dalle qualificazioni, ha finito per perdere nettamente (6-2 6-1) contro l’ungherese Fabian Marozsan (n.174 ATP) in un match che giocava contro pronostico.

Si giocava anche al Challenger 100 di Concepcion (Cile, terra battuta outdoor) dove Luciano Darderi riesce, almeno lui, a superare il turno battendo 6-3 6-2 l’argentino Guido Andreozzi, per poi cedere al cileno Alejandro Tabilo (n.102 ATP) col punteggio di 6-4 7-5. Non ce la fa invece Franco Agamenone che perde 6-1 6-4 dal non irresistibile spagnolo Oriol Roca Batalla (n.273 ATP), confermando di aver smarrito quel tocco magico che negli ultimi due anni gli aveva regalato importanti successi.

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ATP, eletti Dimitrov e Rublev nel nuovo Consiglio dei Giocatori. Si allarga il Board

Grigor e Andrey sostituiscono Roger Federer e Rafa Nadal. Torna Chris Kermode nell’organo direttivo

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Grigor Dimitrov - Vienna Erste Bank Open 2022 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Martin Steiger).

È stato eletto il nuovo Player Advisory Council, l’organo dell’ATP che si fa portavoce delle istanze dei tennisti quando l’associazione dei pro prende decisioni che riguardano il Tour. Nel Council uscente spiccavano i nomi di Roger Federer e Rafael Nadal in rappresentanza dei tennisti top 50. I loro posti sono ora stati presi da Andrey Rublev e Grigor Dimitrov, ma sono tutti nuovi nomi che rappresentano i tennisti nel consiglio, al quale è stato anche rifatto il look e non solo per l’aggiunta di “Advisory” al nome. Scendono infatti da quattro a due i rappresentanti dei top 50 (oltre a Rafa e Roger, c’erano Millman e Auger-Aliassime, ma la posizione di Felix era vacante già dalla scorsa primavera) e, di conseguenza, il numero di componenti dell’organo. Inoltre, i due portavoce dei doppisti top 100 diventano uno per i top 25 e uno per i primi 75 del ranking. Ecco allora i nomi del Player Advisory Council, la cui prima riunione si è tenuta Melbourne lo scorso 12 gennaio:

  • 1-50 Singles: Andrey Rublev & Grigor Dimitrov
  • 51-100 Singles: Pedro Martinez & Bernabe Zapata Miralles
  • 1-25 Doubles: Wesley Koolhof
  • 1-75 Doubles: Harri Heliovaara
  • At-Large: Pedro Cachin & Matt Ebden
  • Coach Representative: Daniel Vallverdu
  • Alumni Representative: Nicolas Pereira

A votare i nuovi rappresentanti sono naturalmente i loro colleghi, con Rublev e Dimitrov eletti dai top 50 e via così per categorie. L’unico nome presente nel consiglio ornai decaduto è quello di Dani Vallverdu, scelto dagli allenatori ATP in loro rappresentanza.

“Mi era stato chiesto diverse volte in passato, ma all’epoca non avevo sentito che il momento e la soluzione fossero giusti per me” ha dichiarato Grigor. “Ora credo di essere in una posizione in cui ho anni alle mie spalle, esperienza in campo e con i giocatori e aspetto con impazienza di mettermi all’opera”.

 

Secondo Wesley Koolhof, numero 1 di fine 2022 in coppia con Skupski, “è importante per i giocatori avere una voce e qualcuno che li ascolti e provi a fare dei cambiamenti dove ne abbiamo bisogno. Personalmente, sento che sarebbe un bene ascoltare i giocatori e combattere per le nostre posizioni, specialmente per i doppisti, ovviamente, e rendere il tennis un posto migliore in generale”.

Una voce, evidentemente non abbastanza ascoltata secondo Novak Djokovic e Vasek Pospisil, che nell’agosto 2020 ebbero l’idea della PTPA, la Professional Tennis Player Association, dimettendosi dal Player Council (Nole era presidente), salvo poi tentare di rientrarvi. La loro candidatura fu respinta dall’ATP, in virtù di una contestata nuova regola volta a impedire a chi si pone in un conflitto potenzialmente distruttivo con la tua organizzazione di farne parte. La PTPA ha iniziato effettivamente a prendere forma nel giugno dell’anno successivo, mentre è recentissima la nomina del suo primo Comitato Esecutivo dei giocatori e la diffusione dei principi guida.

Tornando all’ATP, se il Player Council è preposto ad ascoltare e raccogliere le voci e le istanze dei giocatori, l’organo che decide è il Board, che può essere anche visto come una sorta di luogo di composizione di interessi spesso contrapposti, vale a dire quelli dei tennisti e quelli dei direttori dei tornei. Perché, se tutti beneficiano di un aumento di interesse per il tennis e, come spesso fatto notare da Andrea Gaudenzi, la vera concorrenza viene da fuori, per esempio gli altri sport o Netflix (alla quale l’ATP si è affidata per una docuserie), restano innegabili le divisioni interne.

Fra i tornei, nel senso che il Masters 1000 di Indian Wells ha problematiche diverse dall’ATP 250 di Marrakech (e, infatti, esiste anche un Tournament Advisory Council con rappresentanti per categorie di tornei e zone geografiche) e, allo stesso modo, tra i giocatori – basti pensare a un top 100 e a chi si barcamena tra ITF e Challenger o alla ripartizione dei montepremi. E, naturalmente, la classica contrapposizione tra tornei e giocatori quando si tratta di spartirsi la torta, di oscura quantificazione, dell’incasso totale.

Forse proprio nell’ottica di una maggiore rappresentanza, da quest’anno il Board si allarga da sei a otto componenti (oltre al Presidente, Gaudenzi). Diventano dunque quattro i rappresentanti dei giocatori – Pablo Andujar, Nick Basing, Mark Knowles e Eno Polo – e altrettanti quelli dei tornei: Gavin Forbes, vicepresidente senior alla IMG, Christer Hult, ex direttore e ora CEO dell’ATP di Bastad, Chris Kermode, ex presidente del Board e CEO dell’ATP, e Herwig Straka, direttore del torneo di Vienna ed ex manager di Dominic Thiem.

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