Dodig trascinatore. Il doppio avvicina la Davis alla Croazia (Crivelli). Davis, la Croazia va 2-1 con Dodig (Corriere dello Sport). Cilic e Dodig lanciano la Croazia. L’Argentina scopre il mal di Davis (Tuttosport). L’Italia riscopre il fascino del tennis. Crescono tesserati e giro d’affari (Bellinazzo)

Rassegna stampa

Dodig trascinatore. Il doppio avvicina la Davis alla Croazia (Crivelli). Davis, la Croazia va 2-1 con Dodig (Corriere dello Sport). Cilic e Dodig lanciano la Croazia. L’Argentina scopre il mal di Davis (Tuttosport). L’Italia riscopre il fascino del tennis. Crescono tesserati e giro d’affari (Bellinazzo)

Pubblicato

il

Dodig trascinatore. Il doppio avvicina la Davis alla Croazia (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

I numeri pesano. E ce n’è uno che conta più di tutti gli altri: la Croazia è sopra 2-1, una solida ipoteca verso il titolo in una sfida che si prevedeva dominata dall’equilibrio. La storia, e dunque altri numeri, dicono che dal 1981 solo due squadre hanno recuperato dallo svantaggio dopo due giornate: la Russia nel 2002 e la Serbia nel 2010, entrambe contro la Francia. Inoltre, nelle ultime 11 finali di Davis, per nove volte ha vinto la squadra che si è imposta nel doppio. Insomma, malgrado il solito sostegno della torcida, l’Argentina torna a vedere lo spettro della quinta sconfitta su cinque all’epilogo, mentre i padroni di casa sognano un bis da favola. Si sapeva che il doppio poteva rappresentare l’anello debole per capitan Orsanic, nonostante il carisma di Del Potro, affiancato da Mayer (ieri lontano da un rendimento accettabile). Ed era prevedibile, come spesso accade in Coppa, che a decidere il match fosse il più avvezzo a questo tipo di fatica, ovvero Ivan Dodig, numero 13 della classifica mondiale di doppio: è stato lui a trascinare Cilic nei primi due set, a chiamare i tempi, a coprire il net come deve fare un doppista che si rispetti, mentre dall’altra parte Del Potro, tanto per fare un esempio, raramente si è spostato per intervenire a rete, frustrato anche dalla tattica dei croati, schierati sempre con il giocatore a rete dalla stessa parte del battitore quando servivano su di lui, per costringerlo a giocare il dritto o il rovescio lungolinea, meno incisivi. La conferma che la coppia (solo per la Davis) Dodig-Cilic funziona benissimo: in questa Davis sono tre vittorie su tre, dopo aver battuto i Bryan e gli ex numero uno Mahut/Herbert. Ivan si candida a uomo chiave della possibile vittoria croata: «Un’esperienza meravigliosa, questo pubblico fantastico ci ha fatto vivere una magia, sono contento perché ho messo Marin in condizione di farci vincere la Coppa. Ora tocca a lui». E lui, Cilic, riconosce che «il tie break del secondo set è stato decisivo» e gonfia il petto di fronte alla prospettiva di trionfare dopo il duello più atteso, l’incrocio con Del Potro che aprirà la terza giornata: «Posso battere Juan Martin, anche se non sarà facile. Però mentalmente sarò rilassato, stare in vantaggio dà una sicurezza in più, anche se conterà ogni dettaglio». Il momento clou della finale, la sfida tra due dei giocatori più in forma di questo scorcio di stagione è l’unico che nei numeri sorride agli ospiti: nei precedenti, Del Potro è avanti 8-2, pur se l’ultimo confronto diretto è del 2013. Una lotta fra amici (sono coetanei), «ma in campo ce le suoneremo come è giusto che sia», ammette Delpo, chiamato a un mezzo miracolo per tenere viva l’Argentina. Ma per uno che è già risorto due volte, sarà un pomeriggio quasi normale.

 

———————————————-

Davis, la Croazia va 2-1 con Dodig (Corriere dello Sport)

I capitani di Croazia e Argentina non si sono tirati indietro, per il doppio della finale di Coppa Davis: hanno schierato i migliori. E così sono scesi in campo Marin Cilic da una parte e Juan Martin Del Potro dall’altra, i rispettivi numeri 1. L’ago della bilancia però, come spesso accade in queste circostanze, è stato uno dei loro compagni. Ivan Dodig, d’altronde, da specialista del doppio sarebbe stato sempre e comunque l’elemento imprescindibile della coppia di casa, e così ecco che la vittoria croata di ieri, per il 2-1 che avvicina alla conquista della Coppa, porta soprattutto la sua firma. Trentunenne, di Medjugorje, Dodig attualmente è n. 13 della specialità dopo essere stato anche 4 nel giugno 2015 grazie al trionfo nel Roland Garros con il brasiliano Marcelo Melo. I tre set si sono sviluppati sul filo dell’equilibrio, ma sono bastati al doppio croato per chiudere la partita e riportare la propria squadra in vantaggio. Oggi giornata decisiva, con Cilic e Del Potro subito di fronte: l’argentino è in vantaggio per 8-2 nei precedenti. Poi, se confermati, toccherà a Ivo Karlovic e Federico Delbonis, che invece sono 3-1.

———————————————-

Cilic e Dodig lanciano la Croazia. L’Argentina scopre il mal di Davis (Tuttosport)

Si profila lo spettro del tabù Coppa Davis per l’Argentina. La Croazia è a un passo dalla sua seconda vittoria in Coppa, dopo quella vinta nel 2005. Questo grazie al successo in doppio della coppia Marin Cilic-Ivan Dodig che doma quella formata da Juan Martin Del Potro-Leonardo Mayer e porta i padroni di casa sul 2-1 contro l’Argentina. Decisivi oggi i due ultimi singolari: prima la sfida tra i n.1 Cilic-Del Potro, poi eventualmente a seguire quella tra Ivo Karlovic e Federico Delbonis. Dodig e Cilic hanno battuto in tre set la coppia argentina: 7-6 (2) 7-6(4) 6-3, dopo due ore e 42 minuti. La coppia croata si era già aggiudicata due doppi cruciali in questa edizione di Coppa Davis, superando prima i gemelli statunitensi Bob e Mike Bryan nei quarti, e poi in semifinale i francesi Herbert e Mahut, numeri 1 al mondo. Ieri è arrivato il terzo sigillo che, come spesso accade in Coppa Davis, può rivelarsi decisivo nell’assegnazione dell’Insalatiera d’argento. Di converso l’Argentina rischia di arricchire ancora di più il “primato” non proprio positivo di più finali giocate senza aver mai vinto il titolo. La squadra di Daniel Orsanic ci prova infatti per la 5a volta dopo le finali raggiunte nel 1981, 2006, 2008 e 2011. La cronaca racconta di un primo set in perfetto equilibrio, rotto solo dal tiebreak tutto di marca croata (7 punti a 2) e di un secondo con i biancorossi avanti 3-1 e 4-3 prima del contro-break argentino (7-4 alla fine) grazie a 5 punti di fila Nel terzo set, la svolta arriva sul 3-2, quando i croati tolgono la battuta a Mayer e volano sul 4-2. Da lì il match è tutto in discesa per Cilic e Dodig che chiuderanno 6-3. A Del Potro e Delbonis non resta che provare una rimonta che appare disperata.

———————————————-

L’Italia riscopre il fascino del tennis. Crescono tesserati e giro d’affari (Marco Bellinazzo, Il Sole 24 Ore)

Il tennis italiano torna di moda, anche se in campo, negli ultimi tempi, i risultati di alto livello arrivano con il contagocce; il bilancio federale, però, è in attivo su tutti i principali indicatori, dal numero dei tesserati ai tornei promossi. Con due fiori all’occhiello: gli Internazionali di Roma e «Supertennis» tv. Nelle ultime stagioni la nazionale azzurra maschile è addirittura retrocessa dalla massima serie della Coppa Davis e dal 3 al 5 febbraio 2017 si giocherà in trasferta contro l’Argentina la permanenza nel World Group. I sudamericani, dopo aver eliminato proprio l’Italia ai quarti di finale lo scorso luglio per 3-1, sono impegnati a Zagabria nella finale 2016 contro la Croazia (2-1 il punteggio per i padroni di casa). I tennisti azzurri raramente sono apparsi nelle fasi finali dei tornei top. A differenza delle tenniste (Schiavone, Pennetta, Errani e Vinci) che hanno inanellato successi prestigiosi sia in Fed Cup che nel Grande Slam, contribuendo a riaccendere l’entusiasmo degli appassionati italiani per la racchetta. Di questi exploit ha beneficiato anche la Federazione che negli ultimi 15 anni ha registrato una crescita a tripla cifra di tesserati, tornei e partecipanti, nonché un incremento notevole del giro d’affari del suo prodotto di punta, gli Internazionali d’Italia. Nel 2016 il fatturato del torneo disputato al Foro Italico è stato di 30 milioni, con 11 milioni di profitti. Nel 2006 il torneo aveva circa sei milioni di ricavi e sette di costi. Oggi,grazie a Coni Servizi che si occupa dello sviluppo della parte logistica e commerciale dell’evento, dalla biglietteria derivano 12 milioni e gli spettatori paganti aumentano di anno in anno: si è passati dai 162mila del 2012 ai 205mila del 2016 (+27%), e sono aumentati anche i partner commerciali, con gli ingressi, accanto a Bnl, di Peugeot, Trenitalia, Levissima e Powerade. A queste somme vanno poi aggiunti 67 milioni di indotto legati alla competizione. E dal 2017 al 2022 Milano ospiterà le Next Gen Atp Finals, un torneo riservato ai migliori sette giocatori al mondo Under 21 (più una wild-card). Il torneo si disputerà nel nuovo Polo Fieristico a Rho a novembre con un montepremi di 1,25 milioni di dollari. Milano ha sconfitto la concorrenza di Miami, Los Angeles e Città del Capo. Il bilancio della Fit è migliorato parallelamente a quello degli Internazionali. I contributi del Coni ammontano a 3,5 milioni per l’attività sportiva e sono stati confermati per il 2016. Il fatturato consolidato della Federazione, che nel 2012 era pari a 38 milioni, nel 2016 sfiorerà i 60, con un utile d’esercizio di 5,1 milioni del 2016 (nel 2013 erano 180mila euro). Il patrimonio netto ha oggi un valore intorno ai 25 milioni. I tesserati per il solo settore tennis sono stati 334.123 con una crescita del 25% nel quadriennio e di oltre il 150% dal 2001. Conseguentemente si è ampliato a 7.662 (quasi il 200% in più rispetto al 2000) il numero di tornei promossi e gestiti sotto l’egida della Fit. Il ritrovato interesse per il tennis, dopo il periodo d’oro negli anni Settanta di big come Panatta, Bertolucci e Barazzutti, è palese se si osserva il settore giovanile: i tesserati under 16 quest’anno potrebbero superare quota 150mila (erano 38mila scarsi nel 2001 e 115mila nel 2012). Negli ultimi cinque anni poi sono state aperte quasi 600 nuove Scuole tennis, portando il numero delle strutture sul territorio a circa 1800, con quasi 9mila insegnanti iscritti all’Albo. Una progressione clamorosa, dunque, che è stata accompagnata, forse non casualmente, dal ritorno del tennis su una tv non pay, «Super Tennis», fondata dalle stessa Fit. L’emittente interamente dedicata al tennis nel 2015 è diventata la tv sportiva che non trasmette calcio più vista in Italia. Dal 2012 al 2015 l’ascolto medio è cresciuto del 242 per cento.

Continua a leggere
Commenti

Rassegna stampa

La finale è Russia-Croazia (Palliggiano). La favorita Russia e il pericolo Croazia: è qui la Davis (Crivelli). Davis, è caccia all’orso (Azzolini)

La rassegna stampa di domenica 5 dicembre 2021

Pubblicato

il

La finale è Russia-Croazia (Davide Palliggiano, Corriere dello Sport)

È durata pochissimo la resistenza della Germania. La Russia vola in finale di Davis e oggi, dalle 16, inseguirà la sua terza Coppa nella finale contro la sorprendente Croazia. Alla Madrid Arena i russi hanno risolto la pratica nei due singolari. Rublev s’è sbarazzato di Koepfer in 49 minuti (6-4 6-0). Leggermente più impegnativa la vittoria di Medvedev su Struff, ma sempre in due set (6-4 6-4). Il numero 2 del mondo s’è dovuto fermare per qualche minuto dopo il 5° game del secondo set, causa fuoriuscita di sangue dal naso. Ha ripreso senza fare una piega e chiuso l’incontro in un’ora e 6 minuti di gioco. E non contento s’è anche divertito a provocare la Madrid Arena con i suoi soliti modi da spaccone: «Il momento più bello è stato aver eliminato la Spagna a casa sua: negli spogliatoi eravamo particolarmente contenti» ha detto subito dopo il match ricevendo i fischi del pubblico spagnolo che oggi, presumibilmente, farà il tifo per la Croazia. Oggi, prima della finale, MT e la Kosmos (senza il suo presidente Gerard Piqué) presenteranno l’ennesimo cambio di formula della Coppa Davis. Avevano organizzato per questa mattina un evento nel lussuoso Hotel Riu di Plaza de España salvo poi annullarlo senza dare alcuna spiegazione. Circolava già Abu Dhabi, negli Emirati Arabi, come sede della prossima Davis: una scelta che non sarebbe piaciuta a molti giocatori, tanto da far desistere la Kosmos a organizzare l’evento.

La favorita Russia e il pericolo Croazia: è qui la Davis (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

Strade diverse, identico approdo. La finale 2021 della Coppa Davis, oggi alle quattro del pomeriggio metterà di fronte la Russia, favorita della vigilia con i suoi due top 5, un top 20 e un top 30, e la Croazia, che invece ha sfruttato alla perfezione la nuova formula, così sbilanciata verso il doppio, e la magia, che in fondo resta, della manifestazione, con il giocatore sconosciuto capace di esaltarsi con la maglia della nazionale. Per raggiungere gli avversari già qualificati dopo aver dato un grande dispiacere a Djokovic, i russi dovevano battere la Germania e soprattutto evitare di portare la sfida al terzo match, perché anche i tedeschi sono forniti di un doppio di livello (Krawietz e Puetz, che chiudono comunque imbattuti). Missione compiuta, in prima battuta grazie a Rublev, mai troppo convincente in questi dieci giorni ma finalmente concentrato: contro Koepfer finisce 6-4 6-0 in appena 50 minuti. Sull’abbrivio. Medvedev chiude chirurgicamente la pratica. Il numero due del mondo, in coda a una stagione scintillante ma lunghissima, sta viaggiando a marce basse, ma tanto gli è bastato per vincere quattro match senza perdere neppure un set, compreso il doppio 6-4 a Struff. Chi vince conquista l’insalatiera per la terza volta: la Russia si impose nel 2002 e nel 2006, la Croazia nel 2005 e nel 2019, l’ultima prima della rivoluzione. I precedenti dicono 1-1, ma contano solo per le statistiche: «Sono la squadra più forte e completa – ammette Marin Cilic — ma noi abbiamo le qualità per metterli in difficoltà». Soprattutto hanno Borna Gojo, la grande rivelazione delle Finals, numero 279 del mondo che ha battuto In serie il numero 61 (Popyrin), il 27 (Sonego) e il 33 (Lajovic). Ecco perché Rublev, numero 5, non si fida: «A tennis a questi livelli giocano tutti bene, ma è la Davis che modifica molto le cose dal punto di vista mentale. Si gioca di squadra, se anche si perde un match si può comunque vincere l’incontro».

Davis, è caccia all’orso (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Non si riesce a capire a quale gara sia in animo di concorrere, Daniil Medvedev. Con quale Oscar voglia rinfrescare la sua popolarità Quello per il miglior tennista antipatico? Per il protagonista più bisbetico? O semplicemente per il più sciocco? Da bravo Orso (medved questo significa in russo) ha i suoi momenti di letargia, durante i quali è evidente come i sensi si ottundano e i neuroni rallentino. l dati sono ancora allo studio, ma è li, in quello stato di ipersonnìa, che sembrano prendere il sopravvento gli atteggiamenti più strambi del russo. Che cosa lo abbia spinto, ieri, ad attraversare il campo da gioco dopo aver vinto il match con Struff, e a battere i piedi sul cemento indoor della Madrid Arena, in un gesto dichiaratamente polemico sebbene difficile da interpretare, è cosa che appartiene ai suoi arcani rovelli. Ce l’aveva con il pubblico, che da quelle parti non lo ama moltissimo, lo si è capito meglio quando ha potuto esprimersi davanti a un microfono. «Siamo tutti molto felici di questa finale. Ma il punto più alto di questa gioia l’abbiamo toccato l’altra sera, quando abbiamo eliminato la Spagna. Una sensazione travolgente». Ricoperto da solerti pernacchie, ha proseguito: «Lo dico da anni. Volete farmi perdere? Applauditemi. Altrimenti, io continuerò a vincere». Non è la prima volta. E tutto ci dice che non sarà l’ultima. Già a Torino l’Orso si era distinto per aver sbadigliato sul muso di Sinner, durante un match in avvio dominato e poi complicatosi per il ritorno veemente dell’italiano. La storia si allunga con il secondo turno del 2017 a Wimbledon, quando Medvedev – sconfitto al quinto da Bebelmans – al termine del match aprì il portafoglio e tirò alcune monete verso il giudice di sedia. Nel 2016 la squalifica nel challenger di Savannah, per frasi razziste al giudice arbitro (nera) e all’avversario Young (nero anche lui). Nel 2019 la battaglia contro il pubblico degli Us Open, dopo aver strappato di mano un asciugamano a un ballboy ed essersi portato il dito alla tempia a indicare quanto – a suo giudizio – fosse stupido l’atteggiamento degli spettatori (gesto replicato a Torino). Tutto con Daniil sembra avvenire a caso. Ma il caso, sappiate, non è affatto idiota. […]

Continua a leggere

Rassegna stampa

Il Cio: «Incontreremo Peng Shuai a gennaio» (Mastroluca). Flavia Pennetta: “Uniti per Peng Shuai” (Rossi). Medvedev non perde un colpo, Russia in semifinale (Crivelli)

La rassegna stampa di venerdì 3 dicembre 2021

Pubblicato

il

Il Cio: «Incontreremo Peng Shuai a gennaio» (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Se la situazione di Peng Shuai non sarà completamente chiarita, la WTA è disposta a cancellare i tornei in Cina anche dopo il 2022. «Vorremmo parlare direttamente con lei, assicurarci che sia libera e non sottoposta a coercizioni – ha detto il Ceo Steve Simon all’Associated Press -, e che sia avviata un’indagine completa e imparziale sulle sue accuse». Altrimenti la sospensione dei tornei in Cina per il 2022 potrebbe diventare una cancellazione più lunga. La più forte contrapposizione fra il governo di Xi Jimping e un’organizzazione sportiva è la coda lunga delle accuse che l’ex campionessa Slam e numero 1 del mondo in doppio aveva rivolto all’ex vicepremier cinese, Zhang Gaoli. In un messaggio sul social network Weibo rivelava lo scorso 2 novembre che Gaoli l’aveva costretta a un rapporto sessuale. Di Peng Shuai si erano perse le tracce per due settimane. L’opinione pubblica e i grandi campioni si erano mobilitati, poi il presidente del Cio Thomas Bach aveva annunciato di averle parlato, in video-chiamata, per mezz’ora. Ieri il Comitato olimpico ha parlato di una seconda conversazione. «Le abbiamo offerto un ampio supporto, resteremo in contatto con lei e abbiamo già concordato un incontro di persona a gennaio – si legge in una nota del Comitato -. Stiamo affrontando la questione direttamente con le organizzazioni sportive cinesi. Utilizziamo la diplomazia silenziosa». Ma alla WTA evidentemente non basta, se Simon è disposto a perdere milioni di euro. I nove tornei in calendario nel 2019 in Cina, infatti, offrivano un montepremi complessivo di 30,4 milioni di dollari. Simon, appoggiato anche da Amnesty International, non molla. «Se lo facessimo, diremmo al mondo che va bene non prendere le accuse di molestie sessuali seriamente perché sono vicende troppo complesse – ha detto all’Associated Press – e non possiamo permettere che succeda»

Flavia Pennetta: “Uniti per Peng Shuai, in gioco di diritti di tutti” (Paolo Rossi, La Repubblica)

 

Flavia Pennetta se la ricorda benissimo Peng Shuai, la tennista cinese scomparsa dopo aver denunciato le molestie subite da parte dell’ex vicepremier Zhang Gaoli e poi riapparsa in pubblico nel mistero. «Caspita, certo. Abbiamo giocato più volte contro, belle battaglie. Una ragazza solare, sorridente. Anche grazie all’aiuto di esperienze di vita all’estero, come negli Stati Uniti».

La Wta ha sospeso i tornei in Cina.

Sì, ed è una decisione enorme. Un gesto importante, perché di solito il sindacato femminile è molto prudente e ci pensa tre volte. Mi sa che hanno informazioni che noi ancora non conosciamo, e che apprenderemo solo in futuro. Io ero rimasta al suo incontro con Bach, e poi ho visto che ha partecipato a un’esibizione con i bambini…

È sembrato solo un contentino per far contento il mondo, visto che di lei non si hanno di nuovo più notizie.

Incredibile. Eppure io ho guardato bene il video, anche se l’immagine non era proprio nitidissima, devo dirlo. Lo ammetta: onestamente anch’io ho pensato a un sosia. Viene naturale pensarlo. Ma mi sembrava proprio lei.

Di sicuro la vicenda non migliora l’immagine della Cina.

Sappiamo che il loro è un mondo chiuso, e lasciamo stare le questioni politiche, il loro regime. Ma non va bene, ovviamente. Va malissimo. Non è accettabile. Mi dispiace veramente tanto per Shuai. Spero che anche gli altri, e anche l’Atp, continuino a tenere i riflettori accesi sul caso Peng. Anzi, spero che anche gli altri sportivi, altri campioni, entrino in scena mostrando solidarietà. In modo che i politici cinesi capiscano che un comportamento del genere non è ammissibile a nessun livello.

Sarebbe bello se si ripetesse il sostegno avuto dal movimento Black Lives Matter.

Certo. Ricordate Naomi Osaka che scendeva in campo con le mascherine delle vittime della polizia? Sarebbe bello che calcio, basket, F1, golf e tanti altri sport importanti facessero anche loro un gesto. L’opinione pubblica verrebbe mobilitata. E credetemi, ripeto: il fatto che la Wta abbia sospeso i tornei in Cina pesa tanto, sia dal punto di vista sportivo, ma anche economico e politico. Ma chi ci rimette, alla fine, sono le giocatrici.

A febbraio Pechino ospiterà anche le Olimpiadi invernali.

Appunto. Ecco perché è il momento che il mondo si stringa ora intorno a Shuai: e poi oltre alla persona qui sono in gioco dei principi, i diritti civili di tutti. Non si può e non si deve transigere: le istituzioni, dallo sport alla politica, dovrebbero far sentire forte la propria voce.

Medvedev non perde un colpo, Russia in semifinale (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Tutto come previsto. La Russia, favorita della vigilia, con due giocatori in top 5 (Medvedev e Rublev), un altro in top 20 (Karatsev) e il quarto in top 30 (Khachanov), è l’ultima semifinalista delle Finals della Coppa Davis 2021, unica squadra ad aver raggiunto l’obiettivo senza dover ricorrere al doppio decisivo. Ma il successo sulla sorprendente Svezia dei fratelli Ymer, figli di un mezzofondista etiope profugo nella città di Skovde, non è stato semplice, soprattutto per la solita prestazione altalenante di Rublev, che ha servito per il match sul 5-4 del secondo set contro Elias Ymer (171 del mondo) dopo meno di un’ora di gioco ma II si è incartato con due erroracci di dritto che hanno radicalmente cambiato il match. Tra gratuiti marchiani, palle tirate contro il tabellone luminoso (rompendolo) e qualche prodezza isolata, il moscovita ha dovuto ricorrere a un delicato tiebreak per sbrogliare la matassa nel terzo set, ritrovando almeno qualità e tranquillità, imponendosi alla fine con il punteggio di 6-2 5-7 7-6. Con il primo punto in cassaforte, non poteva essere Medvedev a tradire la Grande Madre Russa e infatti con un doppio 6-4 in 73 minuti ha sbrigato la pratica Mikael Ymer senza peraltro brillare particolarmente. Tanto è bastato, però, per consolidarne il percorso immacolato in queste Finals, con tre vittorie nei tre singolari e senza aver ceduto neppure un set. Per agguantare la terza insalatiera russa, la strada passa ora per una semifinale contro la Germania, domani alle 13, mentre oggi Serbia e Croazia, alle 16, giocano la prima. […]

Continua a leggere

Rassegna stampa

Berrettini con Sinner? È ora di vederci doppio (Mastroluca). Italia, due certezze (Guerrini). Principe azzurro (Pierelli)

La rassegna stampa di mercoledì 1 dicembre 2021

Pubblicato

il

Berrettini con Sinner? E’ ora di vederci doppio (Alessandro Mastroluca, Corriere dello Sport)

Nel nuovo formato della Coppa Davis, schierare una coppia di doppisti affidabile vale molto più di prima. In ogni sfida fra nazioni, infatti, non si giocano più cinque incontri ma tre, due singolari e un doppio, e tutti al meglio dei tre set. L’Italia, nel percorso a Torino chiuso con l’eliminazione nei quarti di finale dopo aver ottenuto il primo posto del girone, ha perso tutti e tre gli incontri di doppio. Fognini e Musetti hanno ceduto contro gli statunitensi Sock e Ram. Il ligure e Jannik Sinner hanno ceduto contro due delle coppie migliori del mondo. Si sono arresi prima ai colombiani Juan-Sebastian Cabal e Robert Farah (con il primo posto già sicuro, in un match finito a notte fonda), poi contro i campioni di Wimbledon e numeri 1 del 2021, i croati Mektic e Pavic. Gli azzurri hanno giocato con la spada di Damocle di dover vincere sempre i due singolari. «Sicuramente è un motivo di riflessione, al di là del fatto che nessuna nazionale ha costruito un doppio per la Davis. Non ci sono nazioni che hanno studiato la crescita di un doppio nel proprio Paese». Sulle scelte del capitano a Torino hanno pesato anche gli infortuni dei numeri 1 di singolare e di doppio, Matteo Berrettini e Simone Bolelli. Il bolognese, numero 25 del mondo nel ranking di specialità, è stato colpito da una pallata al costato nei primi giorni di allenamento alla vigilia dell’esordio. «I cinque erano questi, oltre una certa data si potevano sostituire solo per Covid e per fortuna casi di positività non ci sono stati» spiega ancora Volandri. Persa la possibilità di schierare Fognini-Bolelli, prosegue Volandri, «abbiamo fatto delle prove, in allenamento e in partita. La migliore era la coppia Sinner-Fognini». Costruire delle coppie che possano giocare stabilmente anche nel circuito non è facile. L’opzione che stuzzica di più è mettere insieme i primi due singolaristi, Berrettini e Sinner, ma non è detto che sia garanzia di qualità. «Dovevano provare a Indian Wells, ma Matteo si è fatto male al collo prima del torneo — spiega Volandri —. Quando hai giocatori così, in Top 10 e concentrati più sul singolare, è difficile costruire la coppia di doppio». Una prova, però, ci sarà, salvo ulteriori imprevisti. A gennaio è in calendario l’ATP Cup, competizione a squadre in programma in Australia a cui le nazioni si qualificano in base al ranking in singolare dei loro migliori giocatori. «La teoria dice che Berrettini e Sinner giocheranno — promette il capitano azzurro di Coppa Davis -. Nel caso, insieme a Vincenzo Santopadre proveremo se sarà possibile questa volta». […]

Italia, due certezze (Piero Guerrini, Tuttosport)

 

L’amarezza per un’eliminazione, il cuore colmo di tristezza a per la perdita del Dottor Laser, il professor Pierfrancesco Parra ricordato da tutti. E l’orgoglio e la certezza di essere sulla buona strada. L’Italia ha salutato Torino guardando al futuro. Nella sicurezza di avere una squadra molto competitiva, Volandri non nasconde un problema. Del resto la Coppa del format “mordi e fuggi° che si trasferirirà in sede unica per 5 anni ad Abu Dhabi senza che le partecipanti siano state interpellate, ha evidenziato il ruolo centrale del doppio. Il paradosso è che ormai il gioco di coppia è declassato da tempo nei tornei. Bisognerebbe costruirne uno, mettere assieme due ragazzi non di punta ma di qualità perché giochino l’intera stagione nel circuito. Ma chi tra i giovani è disponibile? Di sicuro non quelli che già vedono un grande avvenire in singolare, come Musetti. Non crediamo coloro che stanno cominciando la carriera come Cobolli, Zeppieri, Nardi, Arnaldi e altri che vogliono giocarsi le chance a livello individuale. Potrebbe avere un senso la coppia dei torinesi Sonego-Vavassori, ma i loro calendari non combaciano. Volandri ha scoperto che Jannik Sinner può reggere il doppio impegno, in doppio si diverte e lo considera uno strumento di crescita individuale, per ora. Ma si può chiedere un sacrificio simile anche a Matteo Berrettini? Volandri s’è mostrato orgoglioso dei ragazzi: «Sì, perché hanno dato tutto. Abbiamo provato a vincerla, al termine di una settimana difficile. Abbiamo perso anche il nostro dottor Parra, e questo colpo durissimo non è stato facile da assorbire. Tutte le squadre che abbiamo trovato a Torino hanno un doppio eccezionale. Per cercare di essere tranquilli dovevamo portare a casa entrambi i singolari, ci mancava Berrettini, questo aspetto inevitabilmente creava tensione. Sonego l’ha avvertita. Nel terzo set ha sentito il dovere di vincere la partita, affrettato, s’è irrigidito nella tensione e ha pagato anche la fatica. Pensavamo che contro Gojo fosse più sereno, ha avuto una grande reazione, nel secondo set. Purtroppo non è bastato. Ma non ho mai avuto nessun dubbio su Lorenzo, quando viene chiamato in causa dà sempre il massimo. Abbiamo messo un primo mattoncino di qualcosa di importante che costruiremo nel tempo». […]

Principe azzurro (Matteo Pierelli, La Gazzetta dello Sport)

Si era presentato a Torino timido e con lo sguardo basso, ha lasciato il Pala Alpitour da gladiatore. Se c’è un lato bello dopo la sconfitta dell’Italia contro la Croazia, quello ha la faccia di Jannik Sinner. Altro che freddo, altro che distaccato e calcolatore: in questi giorni di Coppa Davis gli azzurri hanno trovato un vero e proprio leader. Che, a soli 20 anni, e al debutto nella competizione, ha aizzato il pubblico, ha cercato di trascinare la folla torinese, riuscendoci del tutto. Come sono lontani i tempi in cul fece discutere la sua decisione di non disputare le Olimpiadi.. In realtà quella scelta la fece per resettare il motore e migliorare il servizio e i risultati gli hanno dato ragione, come si è visto anche in questi giorni. Già nelle Finals giocate al posto di Berrettini, Jannik aveva dimostrato di aver trovato il giusto feeling con la folla torinese. Ma nella gara a squadre più antica del mondo si è spinto ancora più in là, come ha spiegato lui stesso dopo l’amara sconfitta in doppio contro i croati. «La Davis per me è diversa – ha detto l’altoatesino -, questa è stata una notte più importante rispetto a un torneo individuale, anche se abbiamo perso. Alle Finals ho imparato molto, non ci sono dubbi, ma nella Davis si vivono sensazioni particolari, perché giochi per tutti, provi emozioni diverse. Hai più responsabilità e questo ti fa crescere. Mi ha fatto piacere stare in questi giorni con i miei compagni, con il capitano: qui si vince come squadra e si perde come squadra». Lui ha tirato fuori tutto se stesso anche in una situazione disperata come quella contro Marin Cilic, in cui è stato per due volte sotto di un break nel secondo set dopo aver perso il primo. Li sono uscite le qualità e l’orgoglio del campione: alla fine Sinner ha vinto tutti e tre i singolari a cui ha preso parte in Davis e ha fatto gli straordinari scendendo in campo anche nel doppio con Fabio Fognini. L’Italia ha dunque trovato il perno su cui costruire il futuro. […]

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement