Next Gen ATP Finals presentate a Palazzo Marino, Sala: "Per Milano occasione straordinaria"

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Next Gen ATP Finals presentate a Palazzo Marino, Sala: “Per Milano occasione straordinaria”

Nella Sala dell’Orologio la presentazione del Masters under-21 che riporta il grande tennis nel capoluogo lombardo. Prima edizione alla Fiera di Rho dal 7 all’11 Novembre

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Dal nostro inviato a Milano,

Alla fine la grande voglia di tennis di Milano ha avuto una risposta: oggi pomeriggio nella Sala dell’Orologio del Comune a Palazzo Marino sono state presentate le  Next Gen ATP Finals che mostreranno i migliori giovani Under-21 della stagione 2017 dal 7 all’11 novembre in un nuovo impianto allestito alla Fiera di Rho, sede dell’Expo 2015. La manifestazione era già stata presentata a Londra in occasione delle ATP Finals dei “grandi” un mese fa ma oggi sono venuti a galla altri dettagli grazie alle parole del sindaco Giuseppe Sala, dell’assessore allo Sport della Regione Lombardia Antonio Rossi e dei due Presidenti, Angelo Binaghi della FIT e Chris Kermode dell’ATP.

 

Innanzittuto la genesi dell’idea di partenza: “Ci stiamo lavorando da due anni e quando abbiamo guardato all’Europa, ci ha colpito la voglia dell’Italia di portare l’evento qui, tutti ci hanno detto di portarlo a Milano perché è la città italiana più orientata al futuro“. il sindaco Giuseppe Sala dal canto suo ha parlato dei suoi obiettivi: “Dobbiamo ammettere purtroppo che Milano città ricca di sport e di sportivi è carente dal punto di vista degli impianti, dei grandi palazzetti dello sport, questo evento rappresenta un’occasione straordinaria”

Non è un mistero che la sede prescelta per questo torneo sarebbe stata certamente il nuovo Palalido ma come confermato dal Presidente Binaghi, non c’era alcuna certezza che i lavori di ristrutturazione sarebbero terminati in tempo. Il contratto tra l’ATP e la città è di 5 anni e quindi è più che possibili che le edizioni successive si possano giocare nello storico palazzetto dello sport milanese finalmente rimesso a nuovo. Fino ad allora come detto sarà allestito un nuovo impianto in un padiglione di 17 mila metri quadrati alla Fiera di Rho:

Scusate il ritardo,” ha esordito Angelo Binaghi nel suo discorso “Da 10 anni cercavamo di ridare a Milano un torneo che non fosse uno qualsiasi e quindi abbiamo dovuto attendere l’occasione giusta e l’abbiamo colta al volo. Milano, la Lombardia e il Nord d’Italia rappresentano gran parte del nostro bacino d’utenza quindi era importante riportare il grande tennis qui”.

Il capolouogo lombardo ha battuto la concorrenza di grandi città come Miami, Los Angeles, Città del Capo e Chris Kermode ha spiegato bene quale sia il target della manifestazione oltre a dar lustro a una generazione di giovani che ha bisogno di essere presentata e raccontata al mondo:

“Una volta chi vinceva gli Slam junior poi faceva subito benissimo anche negli Slam da professionisti ma oggi è più difficile per i ragazzi perché questo sport è diventato molto più fisico e i grandi campioni restano al top della loro forma più a lungo. Da qui la necessità di creare una vetrina esclusiva, e Milano avrà appunto questa grande opportunità”. Questa è la prima ragione per cui abbiamo sviluppato le Next Gen Atp Finals, ma ce n’è un’altra fondamentale. Non solo c’è una nuova generazione di giocatori, c’è anche una nuova generazione di fans ed è a loro che dobbiamo pensare. Per questo cercheremo di fare anche qualche sperimentazione a livello di formule, senza fretta e senza voler snaturare lo spirito del gioco. Non è mia intenzione dettare dall’alto questo tipo di modifiche, dovremo ascoltare molto che cosa vogliono i nostri appassionati. Nessuno con i capelli grigi dovrebbe sentirsi in grado di dare giudizi unilaterali su che cosa piace e che cosa no alle nuove generazioni. Per questo dobbiamo pensare al nostro sport come prodotto, tenendo anche conto del fatto che siamo uno dei pochi sport di respiro globale. Questo ci obbliga a tenere in considerazione il più vasto range geografico possibile”.

La prima modifica auspicata da Kermode è una riduzione del tempo concesso al palleggio di riscaldamento o comunque un modo di abbrevviare l’attesa tra l’ingresso in campo dei giocatori e il primo punto giocato.

Su eventuali modifiche riguardo a modifiche legate ai punti e al prize money dei tornei il Presidente dell’ATP ha dato come data di riferimento il 2019 mentre prima di allora rimarrà tutto invariato:

“Si tratta di una faccenda delicata, tutti nel nostro ambiente si preoccupano quando parlo di questa necessità, ma bisogna pensare a un sistema che renda più semplice la scalata ai giovani, così come la possibilità di vivere di questo sport. Mi spiego: i punti vanno redistribuiti meglio, non solo per chi arriva in fondo ai tabelloni, ma anche per chi si ferma ai primi turni. Così come i montepremi, anche quelli vanno ripensati seguendo questa logica. Ci stiamo lavorando, è difficile trovare un equilibrio ma ce la stiamo mettendo tutta.”

Ricordiamo che la formula di gioco riprende esattamente quella delle Finals “dei grandi” ma in questo l’ottavo giocatore sarà una wild-card assegnata da un comitato formato da membri di ATP, FIT e CONI che valuteranno i risultati dell’annata. Gli altri 7 saranno i meglio piazzati nella classifica ATP, nati dal 1996 in poi, dopo il Masters 1000 di Parigi Bercy.

La FIT, con l’obiettivo di aumentare ancor di più la popolarità del tennis in Italia, ha ottenuto di poter “passare” i diritti TV del torneo in esclusiva per l’Italia al proprio canale Supertennis con il sogno di poter mandare le dirette in simulcast con una rete generalista di prestigio come Rai o Mediaset come accaduto per gli Internazionali d’Italia e le competizioni a squadre. In ogni caso dunque l’evento sarà visibile in chiaro sul digitale terrestre aprendo dunque la visione alla più vasta fetta di pubblico possibile.

Alla conferenza stampa sono intervenuti anche due possibili protagonisti in campo della prima edizione di questo torneo, entrambi nati nel ’96: Karen Khachanov, N.53 del mondo e Matteo Berettini recente finalista del Challenger di Andria.

Non resta dunque che attendere per capire se la scommessa della FIT, di Milano e della Lombardia sarà effettivamente vinta, per ora non possiamo far altro che festeggiare il ritorno di un secondo grande torneo nel nostro Paese dove gli Internazionali sono rimasti soli per troppo tempo. Milano che peraltro si conferma capitale mondiale del tennis giovanile: dopo il torneo dell’Avvenire under-16, il Trofeo Bonfiglio under 18, ora si potranno vedere anche i migliori giovani professionisti. Forse non basta ad accontentare gli appassionati ma è di certo un buon viatico al ritorno dei fasti del passato quando si potevano vedere a Milano campioni come McEnroe, Lendl, Becker, Edberg e Federer.

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Thiem completa la finale dei rovesci a una mano: fuori il campione Zverev

LONDRA – L’austriaco conferma il suo grande stato di forma e batte Sascha con pieno merito. Il titolo delle Finals sarà un affare tra ‘monomani’

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Dominic Thiem - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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[5] D. Thiem b. [7] A. Zverev 7-5 6-3 (da Londra, il nostro inviato)

Basta un Thiem furbo e regolare a eliminare la versione di Zverev più adatta al migliore dei mental coach in circolazione. Furbo perché capisce che la risposta bloccata è il modo migliore per contrastare il servizio monstre (76% di prime) dell’avversario, nonché l’unico per far partire lo scambio, dove è superiore. Nonostante questo accorgimento tattico, per l’assegnazione del primo set è decisivo un orrendo dodicesimo gioco di Zverev, che al secondo set-point si suicida con un doppio fallo. Quando poi nel secondo set la prima di servizio scende oltre il livello che il tedesco si può permettere, Sascha ricorre al serve&volley, ma alcuni errori lo portano a concedere troppe palle break, che sovente gioca bene. Peccato che dopo rovini tutto, mostrando quasi una schizofrenia che lo porta a giocare bene i punti vitali, ma malissimo quelli immediatamente successivi.

 

Dominic non gioca una gran partita, almeno rispetto al livello siderale contro Federer e Djokovic – come nei primi due match, oggi è tornato a incitarlo dal box coach Massu, assente contro Berrettini per seguire i primi allenamenti della nazionale cilena – ma è bravo nel variare i colpi e nell’andare a rete con grande efficacia (9 punti su 13 al net). Zverev abbandona la difesa del titolo troppo mestamente per come aveva cominciato il torneo, sotto gli occhi tristi di Becker presente nel suo box. La finale con Tsitsipas è la più giusta per quanto visto finora, e sarà anche la prima da Federer-Blake del 2006 nella quale si affronteranno due giocatori con il rovescio a una mano.

Dominic Thiem e Alexander Zverev – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

SUICIDIO SASCHA – Thiem sa che è arrivato fin qui col vento in poppa e che mai come quest’anno ha l’occasione di diventare Maestro, forte anche del 5-2 nei precedenti con Sascha. Impossibile non risentirne, così la partenza migliore è di Zverev, che ha a disposizione le prime palle break, una nel terzo e una nel quinto gioco. Principalmente per merito del tedesco, che ha un rendimento al servizio molto alto (del resto se non si attesta sopra almeno il 75% di prime bomba sa di avere poche chance). Dominic però ci mette poco a scrollarsi di dosso la pressione (è pur sempre un asburgico) e il match offre un buon livello di gioco. Zverev sembra mostrare una piccola crepa quando sul 5-4 Thiem serve sul 40-30 e s’imbatte in un doppio fallo, ma rimedia subito. I servizi portano il match fino al 6-5 per l’austriaco, quando il campione in carica dimostra la sua tenuta mentale non proprio rocciosa. Una stecca e due colpi fuori lo condannano al 15-40, salva il primo set-point ma il doppio fallo sul secondo è imperdonabile e delittuoso. Come definire altrimenti un set perso con l’84% di prime in campo? Il vincitore di Ginevra lo sa bene, ma l’unica soluzione che trova, già accomodatosi al box, è scaraventare a terra la racchetta.

DOMINATOR CHIUDE – Nel secondo set il livello del servizio del n.5 ATP cala parecchio, ma il fatto che reagisca adottando sovente il serve&volley è lodevole sia per coraggio che per esecuzione. Sul 3-2 Thiem, il ventiduenne di Amburgo ribadisce la sua distanza siderale dal teutonico di ghiaccio e la sua analogia – sul piano squisitamente mentale – con il compatriota Jurgen Klinsmann, capace di grandi cose e grosse ingenuità. Un tranquillo 40-15 diventa un game di 14 scambi, dove alla terza palla break la perdita del servizio è inevitabile. Come l’ex bomber dell’Inter (altra entità sportiva mentalmente analoga, non a caso definita ‘pazza’), gioca benissimo i primi due break-point, giustamente caricandosi, ma i punti a seguire torna a sbagliare l’impossibile. Thiem difetta in particolare col dritto (12 gratuiti nel secondo set), concede sul 4-2 due palle del contro break, ma le annulla confermando la sua prestazione di buona sostanza. Più che sufficiente per battere questo Zverev, che deve lavorare molto sulla testa. Non una novità, ma lo sarebbe un’altra stagione così grigia.

Alexander Zverev sconsolato – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Thiem giocherà la 25esima finale della sua carriera (settima in stagione), nella quale andrà a caccia del titolo numero 17. Quest’anno di finali ne ha perso soltanto una, quella quasi proibitiva contro Rafa a Parigi; a conferirgli ulteriormente i favori del pronostico ci sono i sei precedenti con Tsitsipas, nei quali è uscito vincitore quattro volte.

PRECEDENTI THIEM-TSITSIPAS (4-2)

  • 2018 Doha (Qatar) Hard QF Dominic Thiem 7-5 6-4
  • 2018 ATP Masters 1000 Indian Wells (USA) Hard R64 Dominic Thiem 6-2 3-6 6-3
  • 2018 Barcelona (Spain) Clay QF Stefanos Tsitsipas 6-3 6-2
  • 2018 Roland Garros (France) Clay R64 Dominic Thiem 6-2 2-6 6-4 6-4
  • 2018 ATP Masters 1000 Toronto (Canada) Hard R32 Stefanos Tsitsipas 6-3 7-6(6)
  • 20019 Beijing (China) Hard F Dominic Thiem 3-6 6-4 6-1

Il tabellone del torneo
Il ranking ATP aggiornato

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Editoriali del Direttore

La maledetta formula del Masters che ‘ammazza’ Nadal e chi ne scrive

Almeno tre match, ogni anno alle ATP Finals, o sono farlocchi o rischiano di passare per tali. I gironi all’italiana sono pensati perché chi organizza l’evento guadagni dei bei soldi, ma il vero tennis è un’altra cosa

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Rafael Nadal - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)
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da Londra, il direttore

Se vi dico che non sopporto la formula delle ATP Finals, anche se ne capisco bene i vantaggi commerciali, non è solo per il paradosso di un Rafa Nadal che viene premiato quale miglior tennista ATP dell’anno nel pomeriggio quando non sa neppure se il giorno dopo sarà in campo a sfidare il rivale di sempre Roger Federer oppure invece su un aereo alla volta della Spagna. Ormai sapete che gli è toccato salire sull’aereo, a dispetto di una magnifica partita vinta contro Tsitsipas. Ha saputo di doversi preparare per l’aeroporto soltanto alle 22, dopo aver cenato e seguito la solita routine quotidiana nel caso avesse dovuto giocare.

Ma intorno alle 22 Zverev ha prevedibilmente battuto Medvedev 6-4 7-6 e così Nadal, che aveva perso da Zverev, è arrivato terzo nel gruppo e ha dovuto fare le valigie. Perché ho scritto “prevedibilmente” pur avendo recentemente Medvedev dato nella finale di Shanghai un secco 6-4 6-1 a Zverev? La risposta è: perché a seguito della vittoria pomeridiana di Nadal su Tsitsipas, Medvedev era out, eliminato. A questi livelli di portafogli, di conti in banca, 192.000 euro di cash per chi vince un match alle ATP Finals, sono noccioline. Non un incentivo sufficiente a dare il meglio di sé. Non è che Medvedev abbia buttato la partita, ma insomma Zverev – campione in carica e reduce da un’annata no, da una qualificazione raggiunta soltanto a Bercy all’ultimo tuffo, e con un solo torneo vinto (Ginevra) – aveva molta più fame di vincere. Le motivazioni, fra campioni di questo calibro, fanno la differenza.

Anche il già qualificato Thiem contro Berrettini non si era davvero dannato l’anima per battere il nostro, sia detto senza nulla togliere all’eccellente performance di Matteo e alla soddisfazione di essere il primo italiano ad aver vinto una partita ad un Masters di fine anno. Thiem aveva detto dopo la sconfitta: “Era una situazione un po’ particolare sapendo che ero già qualificato per le semifinali. La concentrazione, l’adrenalina erano più basse… Nella mia testa c’era che dovevo preoccuparmi per sabato perché c’era da giocare un match molto più importante… dopo una lunga stagione dovevo preservare il corpo al 100% per sabato, non sarebbe stato furbo (smart) se fossi stato in campo altre tre ore.

Perfino Tsitsipas, che pure ha giocato una splendida partita contro Nadal, forse la migliore del torneo con quella vinta da Thiem vs Djokovic, perdendola dopo 2 ore e 3 quarti, alla fin fine non è riuscito a conquistare una sola palla break contro Nadal. Vero che Nadal ha servito, e giocato benissimo – per la 128esima volta ha vinto un match senza concedere palle break – ma vero anche che il giocatore più concentrato e voglioso di vincere alla fine quasi sempre prevale. Rafa ha avuto ben nove palle break, Tsitsipas che pure in superficie dava l’impressione di lottare tanto nemmeno una. E nel post match ci avrebbe detto: “Ho lasciato qualcosa nel serbatoio, non ho spinto fino in fondo, volevo vincere sì, ma non ero pronto a morire sul campo pur di riuscirci. Lendl, e non solo lui, non sarebbe stato di certo in campo 2 ore e tre quarti, al suo posto.

Ecco, vi ho detto di questi tre match e potrei raccontarvi di decine di match visti nelle giornate finali dei Masters che ho seguito (una quarantina) che non mi piace troppo seguire, con il retropensiero che non mi abbandona: “Sarà vero match oppure no?”. Chi organizza sa che può vendere la presenza dei top-player per almeno tre giorni. Tre giorni hanno giocato anche Djokovic e Nadal che sono andati a casa. Federer è a quota quattro e magari arriva a giocarne cinque. Però il tutto può essere anche fastidioso. Era anche peggio nei primi anni quando il sospetto di combine o anche di match persi apposta (ho raccontato l’altro giorno il caso di Lendl apostrofato da Connors “vigliacco!”) era ancora più frequente perché non si era imparato a programmare i match giorno per giorno, proprio per evitare troppi incontri ridotti a pure esibizioni.

 
Rafael Nadal – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Negli ultimi anni i due che vincono il primo match si incontrano subito fra loro, così come i due che li perdono. Una volta non era così e accadeva di tutto. Con polemiche e discussioni a non finire. Infine, ma capisco che alla stragrande maggioranza dei lettori non frega nulla, per un giornalista che debba scrivere per una prima edizione di un giornale che chiude verso le 22:30 italiane – qua sono le 21:30 per l’ora di fuso – è un incubo. Pensate a ieri. Nel giorno in cui si doveva celebrare l’incoronazione di Nadal a n.1 del mondo, non si poteva scrivere se alle 15 italiane contro Federer sarebbe sceso in campo Nadal oppure no. Occorreva scrivere tutte le ipotesi concatenate all’esito del match serale Zverev-Medvedev (vittorie in tre set, in due, confronti diretti fra questo e quello), tenendo ben presente che chi avrebbe letto al mattino quella prima edizione avrebbe già saputo chi fra Nadal, Zverev e Medvedev era approdato alle semifinali e contro chi.

Un pezzo complesso e noiosetto che andava scritto con un approccio della seguente tipologia: “Al momento della sua incoronazione Rafa Nadal non sapeva fino a che punto essere felice per la vittoria appena ottenuta a spese di Tsitsipas e se l’indomani sarebbe ritornato su quel campo. Tanto che ringraziava ATP, sponsor e spettatori ignorando se l’arrivederci era per l’indomani o per l’anno prossimo. Doveva sperare che vincesse Medvedev, questa era l’unica cosa sicura. Ma sapeva anche quanto era difficile che accedesse (per i motivi su esposti). Il destino non era nelle sue mani”. Vabbè, smetto di tediarvi con le paturnie del giornalista alle prese con queste piccole problematiche professionali (ce ne sono di peggio), concludendo che naturalmente una discreta parte di quanto era stato scritto per la prima edizione doveva finire nel cestino per essere sostituita nei tempi più rapidi possibili con il testo per la seconda. Prima si scrive più destinazioni vengono raggiunte dalla seconda edizione. Non molto divertente.

In conclusione la quinta giornata delle finali ATP ha decretato che le semifinali saranno Federer-Tsitsipas (2-1 per Roger che ha vinto a casa sua, anzi… nelle sue due residenze, a Dubai e Basilea), la più intrigante dopo quanto accadde all’Australian Open, e quella tutta in lingua tedesca Thiem-Zverev: 5-2 per l’austriaco, ma i due stanno 1 a 1 sui campi duri. Con Zverev che mira a riscattare un anno semi-disastroso facendo il bis d’un anno fa, dopo essersi qualificato all’ultimo tuffo, a Bercy. Lui avendo vinto un solo torneo, Ginevra, è dentro. Nadal che ha vinto tutto quel che ha vinto, è fuori. Paradossi di una manifestazione strana che più strana non ce n’è.

Nessuno dei quattro semifinalisti ha vinto tutte e tre le partite del girone. Dunque niente super premio da 533.000 dollari per il campione imbattuto che non c’è. Ma chi vincerà il torneo si potrà comunque consolare con un ‘premiuccio’ di 430.000 dollari per due vittorie nel round robin, 657.000 dollari per essere arrivato in finale, 1 milione e 354.000 dollari per il successo. La somma la lascio fare a quelli cui interessa. A me non entra un dollaro. Anzi… per riuscire a vedere Berrettini già alle 14 di domenica scorsa ho dovuto buttare via un biglietto aereo fatto mesi prima (costava meno: chi pensava a un Berrettini “Master”?), comprarne un altro, raggiungere Londra un giorno prima, pagare una notte d’albergo in più. Tutto per un’oretta e un 6-2 6-1 di lezione Djokovic. Maledetta passione.

Uno solo dei Fab Four è ancora in lizza e, manco a dirlo, è il più vecchio di tutti. Ha 38 anni e mezzo e si chiama Roger Federer. Lui in questo torneo, in 17 partecipazioni, ha trionfato sei volte. Si è guadagnato il diritto a giocare la semifinale battendo Berrettini ma soprattutto facendo fuori Djokovic, aiutando Nadal a diventare n.1 a fine stagione per la quinta volta. Due Slam all’attivo, Parigi e New York, una terza finale Slam a Melbourne, in semifinale anche nel quarto Slam (Wimbledon), due Masters 1000 vinti, Roma e Montreal: è così che Rafa ha potuto eguagliare Federer e Djokovic come re di fine anno. Chi sarà il primo fra loro a raggiungere Sampras, n.1 dal ’93 a ’98, sei volte re? Si accettano scommesse. Chi dice che Federer è fuorigioco perché l’anno prossimo avrà 39 anni e mezzo… è fuori di testa!

Qui una flash su Nadal (che fino a Roma non avrà cambiali pesantissime da pagare, salvo la finale australiana): quasi sempre in questa settimana per le precedenti quattro occasioni doveva ricevere qui il trofeo di miglior giocatore dell’anno; però l’altro trofeo, quello del torneo, non l’ha ma vinto. È uno dei pochi grandi tornei a lui sempre sfuggiti, a lui che ha vinto ben 35 Masters 1000. Qui ha giocato e perso due finali, nel 2010 con Federer e nel 2013 con Djokovic. Nel 2008 era infortunato e non venne neppure. Nel 2018 venne ma dopo un match con Goffin si ritirò e disse “no Mas”.

Una piccola maledizione. Vero che i campi indoor non sono mai stati il suo pane, spesso troppo veloci per le sue caratteristiche – anche se proprio ieri contro Tsitsipas è venuto 33 volte a rete e 28 discese sono state vincenti con volée anche molto complesse – ma sono stati anche gli infortuni di fine stagione all’origine dei suoi mancati successi. La partita con Tsitsipas è stata di grandissima qualità, alla pari con quella vinta da Thiem su Djokovic. Ma Rafa oggi è a casa. Per la verità penso sia a Madrid, più che a Maiorca. Quando ci siamo stretti la mano non ho avuto modo di chiederglielo.

Tutto chiarito tra Rafa Nadal e Ubaldo dopo l’equivoco di lunedì alle ATP Finals di Londra

Certo è che la sfida n.41 con Federer è rinviata a data da destinarsi. È incredibile come il loro sequel infinito non annoi mai. Anche ieri tutti qui a Londra, e gli amici in arrivo dall’Italia per le semifinali, tifavano per vedere ancora l’ennesimo duello. D’altra parte gli appassionati della musica classica si stancano mai di ascoltare Beethoven o Mozart, così diversi, unici, inimitabili? A 33 anni e mezzo Rafa è il più anziano n.1 di fine anno dacchè esiste l’ATP (1973). “Se me l’avessero detto anni fa che a questa età sarei stato ancora il primo giocatore del mondo non ci avrei mai creduto!”.

Ma non è che l’ultimo monarca serbo, 12 mesi fa, fosse un ragazzino imberbe: Nole aveva 31 anni e mezzo. Prima di lui i re più anziani erano stati Lendl e Agassi, entrambi 29enni nell’89 e nel ’99. Rafa ha eguagliato i 5 “troni” di fine anno di Roger Federer e Nole Djokovic. Facendo bene i conti – non è la mia specialità – sono 15 anni dominati dal trio a partire dal 2004, con un unico sovrano “imbucato”: Andy Murray nel 2016.

Oggi pomeriggio mi auguro solo di vedere una bella partita fra Federer e Tsitsipas, il più anziano campione contro il più giovane, 17 anni di divario anagrafico. Stefanos ha voluto tranquillizzare i suoi fan che gli avevano dato del’incosciente per essere rimasto in campo due ore e tre quarti senza troppo senso, salvo che per un sano e quasi anacronistico apprezzabilissimo fair-play: “Sono giovane, sto bene, non credo che risentirò dello sforzo odierno”. Beato lui. Io, maledetta formula del Masters, invece stanco lo sono eccome. Sarà mica a causa dell’età, i 69 anni e… 15 mesi?

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Sinner continua a brillare e vola in finale a Ortisei. Diventerà (almeno) numero 83

Jannik vince una gran partita contro Hoang e arriva in finale senza aver perso un set. Sfiderà Ofner, che ha eliminato con un doppio tiebreak Luca Vanni

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Jannik Sinner - Next Gen ATP Finals 2019 (foto Cristina Criswald)

Continua a correre il treno di Jannik Sinner che non sembra intenzionato a fare fermate intermedie. Il giovanissimo azzurro elimina in semifinale il francese Antoine Hoang e approda in finale al Challenger di Ortisei senza aver perso un set in tutto il torneo. Jannik ha dato l’ennesima prova della sua grande solidità tennistica e soprattutto mentale in una partita che sarebbe potuta diventare molto complicata. Nel primo set è stato bravissimo a sfruttare l’unica palla break dell’intero parziale, vinto 6-3. Nel secondo poi, si è trovato sotto 4-1, ma è stato capace di rimontare immediatamente. Il vero punto di svolta della partita è avvenuto nel dodicesimo gioco, quando Hoang si è procurato tre consecutivi set point sul servizio di Sinner, senza però riuscire a convertirli. Al tiebreak, l’azzurro è stato chirurgico come nel primo set e con un singolo minibreak si è assicurato l’accesso alla finale.

Questa vittoria gli garantisce un nuovo best ranking di numero 83, che potrebbe ulteriormente migliorare se riuscisse a vincere il torneo. In quel caso Sinner, che è arrivato a Ortisei da numero 96 della classifica ATP, si piazzerebbe al 78esimo posto. Il dato già di per sé è ottimo vista l’età, ma diventa ancora più impressionante se si considera che, esattamente un anno fa, Jannik sedeva alla posizione numero 762. Una crescita esponenziale figlia del talento e della testa del ragazzo, oltre che dell’ottima gestione del suo team guidato da Riccardo Piatti.

In finale a Ortisei purtroppo non ci sarà il derby contro Luca Vanni, che è stato eliminato in due tiebreak da Sebastian Ofner. Sconfitta amara per l’italiano che non ha mai concesso palla break all’avversario e non è a sua volta stato capace di convertire ben otto occasioni sul servizio di Ofner, tra cui cinque set point nel secondo parziale.

 

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