Le straordinarie avventure di Zheng Saisai nel circuito WTA

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Le straordinarie avventure di Zheng Saisai nel circuito WTA

A soli ventidue anni Zheng Saisai è già stata protagonista di alcuni match davvero speciali

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New York, 2 settembre 2016:
“Agli US Open si ripropone il problema della sicurezza“
“Invasione di campo, si è rischiato un nuovo caso Seles”
I fatti. Al termine della vittoria di secondo turno agli ultimi US Open, Kateryna Bondarenko è stata avvicinata da uno spettatore. L’uomo, dopo aver scavalcato le barriere, è entrato in campo, mettendo così in evidenza le falle nella sicurezza del torneo. Il gesto di Sam Hu, così si chiamava l’invasore, ha riproposto il problema della incolumità degli atleti e di come possano essere indifesi in alcune situazioni.

Ho citato due titoli degli articoli che hanno trattato l’episodio. Un episodio che per fortuna non ha avuto sviluppi pericolosi, ma questo lo abbiamo scoperto solo a cose fatte. I media hanno raccontato la faccenda senza preoccuparsi troppo di contestualizzarla, e così non hanno spiegato del tutto le cause della situazione. Invece, secondo me, questa storia ha una spiegazione particolare. Che dirò alla fine dell’articolo.

Lo so: è scorretto, è sleale verso chi legge. Ma siccome la tesi che devo sostenere potrebbe sembrare molto azzardata, quasi incredibile, per dimostrare il contrario ho bisogno di prendere le cose alla lontana. Occorre un flashback che inizia esattamente 24 mesi prima di quel giorno: ancora al secondo turno degli US Open, questa volta dell’edizione 2014. In un match che però non riguarda Kateryna Bondarenko, quanto la sua avversaria, Zheng Saisai.

 

In quella occasione Zheng, allora ventenne (è nata il 5 febbraio 1994), aveva di fronte Lucie Safarova. Nel settembre 2014 Safarova non era ancora diventata Top 10, né raggiunto la finale al Roland Garros, ma era comunque una giocatrice che aveva mostrato di possedere le qualità per sfondare ad alti livelli.

Zheng (stesso cognome di Zheng Jie, semifinalista a Wimbledon 2008 e agli Australian Open 2010), era esordiente in uno Slam, dopo che per la prima volta era riuscita a superare le qualificazioni, e aveva sconfitto al primo turno Stefanie Voegele. Anche per me Saisai era un esordio, nel senso che la seguivo per la prima volta in assoluto; non sapevo cosa aspettarmi da una tennista sconosciuta, ma di sicuro non avrei mai immaginato che mi sarebbero bastati 158 minuti per arrivare a detestarla.

Le ragioni? In quel match Saisai aveva adottato una tattica che credevo ormai scomparsa da tornei come gli Slam: le moonball sistematiche. Pallonetti alti e senza peso in continuazione, che avevano trasformato il court di Flushing Meadows in uno di quei campi da circolo in cui da una parte sta l’attaccante e dall’altra il difensore a oltranza, che non si preoccupa di null’altro che rimandare tutto, senza un progetto tattico che non sia far sbagliare l’avversario.
Mentre Safarova spingeva disperatamente con il dritto, Saisai stava asserragliata a ridosso dei teloni e replicava con i “goccioloni”, in una logorante battaglia di contenimento.  L’apoteosi del pallettarismo. Non pensavo di arrivare a utilizzare una espressione del genere, ma questa è la realtà.

Lucie era nota in quel periodo per faticare a chiudere i match, e anche quella volta non si stava smentendo: avanti 6-3, 3-1 si era fatta prendere dal braccino e aveva cominciato a sbagliare oltre il lecito. E così Saisai, che fino ad allora non era quasi mai riuscita a tenere la battuta, aveva rovesciato l’inerzia dell’incontro, vincendo il secondo set. Il terzo set era stato una sofferenza per Safarova, sempre in bilico tra il successo e la crisi di nervi di fronte alla tattica esasperante dell’avversaria.

Alla fine Lucie era riuscita a spuntarla (6-3, 4-6, 6-2), malgrado 55 errori non forzati, facendo tennisticamente trionfare il bene sul male. Esagero? Per comprenderlo bisogna mettersi nei panni di uno spettatore che vede una sconosciuta, che gioca con occhiali sportivi scuri e avvolgenti (modello Stosur o Flipkens, per intenderci) di quelli che nascondono lo sguardo, e rendono l’espressione del viso impersonale, senza sentimenti; una sconosciuta che ha come unico obiettivo quello di far sbagliare una giocatrice fragile caratterialmente come era allora Safarova.

Dopo due anni, alla ricerca di materiale su quell’incontro, non sono riuscito a recuperare filmati, ma ho trovato il commento di un blog inglese (Moo’s Tennis Blog) che inizia così: “Mi pareva giusto documentare quello che ha ottime possibilità di essere ritenuto “il peggior match del 2014”, e che ha visto protagoniste Safarova e Zheng”.
E dopo aver raccontato lo svolgimento della partita, il commento si conclude in questo modo: “Alla fine una vittoria è una vittoria, e a Lucie va riconosciuto il merito di essere rimasta lucida nel terzo set. E io ho imparato una lezione piuttosto dura: MAI SEGUIRE UN MATCH IN CUI SIA PRESENTE ZHENG SAISAI. MAI”.

Il perentorio maiuscolo conclusivo è nel testo originale, e restituisce bene le sensazioni di quella sera. Devo dire che in un certo senso anch’io avevo preso quella partita come un avvertimento, e senza arrivare a pronunciamenti così definitivi, mi ero detto che forse non era proprio obbligatorio seguire passo passo la nuova scoperta cinese. In quei giorni non potevo fare a meno di pensare che nel bilancio del dare/avere, il tennis della Cina non segnava un punto all’attivo, visto che Li Na aveva annunciato il ritiro, e che le nuove leve non parevano il massimo della varietà e della ricchezza tecnico-tattica.

E così per un certo periodo le mie strade di spettatore e quelle di Zheng non si sono più incrociate, se non per un match “non match” del gennaio 2016 contro Kvitova, durato pochi minuti. A causa di un virus influenzale, infatti, Kvitova si era ritirata dopo il primo set, terminato 2-6; una partita conclusa anzitempo senza avere mai proposto veri scambi.

a pagina 2: Zheng contro Kerber e il giallo delle incordature a Montreal

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Wimbledon, le lacrime di Katie Boulter e il segreto rivelato a fine partita

Boulter ha confidato che sua nonna è venuta a mancare martedì, il giorno della sua vittoria al primo turno. Ora punta alla seconda settimana

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Katie Boulter (GBR), Wimbledon. Credit: AELTC/Ian Walton

La 25enne Katie Boulter sta vivendo in assoluto il suo miglior Wimbledon, dove alla sua sesta partecipazione (qualificazioni incluse) ha raggiunto il terzo turno per la prima volta. Tuttavia per certi versi questo non si può definire il suo torneo più felice. Ieri infatti, dopo la vittoria in rimonta su Karolina Pliskova per 3-6 7-6(4) 6-4, la tennista britannica visibilmente commossa ha spiegato, nell’intervista rilasciata in campo davanti al pubblico del Campo Centrale, la situazione di lutto familiare che l’ha toccata. Il successo su Pliskova, finalista della passata edizione infatti, è stato dedicato da Boulter a sua nonna venuta a mancare martedì, proprio il giorno in cui lei ha disputato il primo turno (vinto in due set con Burel). La madre della tennista ha deciso di non informarla della cosa fino al termine del match, per assicurarsi che la sua prestazione non venisse influenzata emotivamente. “Non sapevo nulla fino a dopo il mio primo incontro in cui mia madre mi ha praticamente preso da parte e me lo ha detto” ha spiegato Boulter.

Come si legge su The Thelegraph, anche suo nonno in lutto Brian Gartshore, visibilmente commosso, ha viaggiato da Leicestershire per essere nel box giocatori sugli spalti ed esultare per il match della nipote vinto ieri. L’impatto della famiglia, e soprattutto dei nonni, è stato fortissimo nella formazione di Boutler. Basti pensare che sua nonna era una campionessa regionale di tennis, e viveva vicino al club di tennis dove Katie ha colpito le sue prime palline da bambina; mentre il nonno – un inventore che ha inventato il cartellino dei negozi antifurto – è un punto di riferimento per lei. “È letteralmente il mio idolo, qualcuno che ammiro” ha spiegato poi Boutler. “Ha installato le luci degli aeroporti di Gatwick e Heathrow, è un tipo dannatamente intelligente. E abbiamo delle conversazioni davvero fantastiche su cose che non hanno nulla a che fare col tennis. È una piccola opportunità di distrazione”.

A contribuire a rendere serena l’atmosfera attorno alla n.118 del mondo c’è anche il suo fidanzato Alex de Minaur, anche lui tennista che ieri ha battuto sul campo 1 il britannico Jack Draper dopo un match palpitante. Tutta questa serenità sta spingendo la 25enne Katie Boulter avanti nel torneo, e anche le imprese di certe sue connazionali fungono da sprone. “Quello che ha fatto [Raducanu] è stato sorprendente. È scesa in campo, ha sorpreso tutti e ha giocato a tennis senza paura. Questa è la cosa così impressionante. Spero di poter andare là fuori e fare lo stesso. Mi piacerebbe fare quello che ha fatto lei. Non si sa mai, un giorno potrebbe succedere”. Il prossimo avversario di Boulter sabato sarà Harmony Tan, la francese che ha sconfitto la sette volte campionessa Serena Williams al primo turno.

 

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La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

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Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si sono espressi sia l’ucraina sia il francese, il quale è alle prese con un anno ricco di novità anche per quanto riguarda il piano professionale, visto il passaggio ad Artengo, il brand di Decathlon, per quanto riguarda la racchetta.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

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Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

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