Kvitova aggredita in casa, la ricostruzione. Intervento riuscito, fuori almeno 6 mesi

Focus

Kvitova aggredita in casa, la ricostruzione. Intervento riuscito, fuori almeno 6 mesi

La tennista ceca è stata accoltellata da un rapinatore nella sua casa di Prostejov. La mano sinistra ha subito danni a tendini e legamenti. L’operazione è riuscita ma si prevede uno stop di almeno 6 mesi

Pubblicato

il

Twitter trattiene il fiato per Petra Kvitova: i messaggi d’incoraggiamento

Kvitova, operazione riuscita: starà fuori almeno tre mesi

Una brutta notizia ha scosso  il mondo del tennis. Petra Kvitova è stata aggredita da un rapinatore nella sua abitazione di Prostejov, Repubblica Ceca. Secondo le prime ricostruzioni un uomo di circa 35 anni, che non pare avesse come obiettivo la bi-campionessa di Wimbledon, sarebbe riuscito a entrare in casa fingendosi un tecnico dell’impianto del gas. Quindi avrebbe tentato di aggredire Petra che nell’atto di difendersi è rimasta ferita da una coltellata alla mano sinistra: l’aggressore le avrebbe infatti puntato un coltello alla gola e durante la colluttazione avvenuta in bagno Petra sarebbe riuscita a liberarsi, non prima però di procurarsi gravi lesioni alla mano. L’uomo sarebbe poi riuscito a fuggire portando con sé 5000 corone ceche, appena 185 euro.

 

Il portavoce della tennista Karel Tejkal aveva inizialmente rassicurato sulle sue condizioni, garantendo che “Petra non si trova in pericolo di vita. Sul profilo Facebook della 26enne ceca è subito comparso un post di ringraziamento per i messaggi di solidarietà ricevuti con riferimento a una “grave ferita alla mano sinistra“, notizia di per sé allarmante per una tennista mancina.

Thank you for all your heartwarming messages. As you may have already heard, today I was attacked in my apartment by an…

Pubblicato da Petra Kvitová su Martedì 20 dicembre 2016

Nel pomeriggio la doccia fredda. Dopo la notizia del trasporto all’ospedale di Brno, quelle che inizialmente erano soltanto indiscrezioni sono state confermate prima dalla BBC Sports e in seguito dal portavoce di Petra Kvitova: l’incidente ha provocato un danno a tendini e legamenti della mano sinistra per cui si è resa necessaria un’operazione chirurgica. La tennista è finita sotto i ferri per un intervento dalla durata di circa quattro ore, fondamentale a per il prosieguo della sua carriera. Petra Kvitova aveva diffuso solo poche ore prima dell’incidente la notizia del suo forfait alla Hopman Cup a causa dei postumi di una frattura da stress al piede, che ne stava compromettendo la preparazione invernale.

Sfortunatamente non si tratta del primo episodio di questo genere per una tennista di vertice. Il 30 aprile 1993, difficile dimenticarlo, Monica Seles veniva accoltellata alla schiena da un tifoso durante una partita del torneo di Amburgo. In quella circostanza le ricostruzioni chiarirono che l’aggressore, Günter Parche, era un sostenitore accanito di Steffi Graf: la stella tennistica della tedesca era stata oscurata dall’ascesa della 19enne Seles, all’epoca già numero 1 del mondo e dominatrice del circuito, e l’aggressore provò con il deplorevole gesto a ripristinare i precedenti rapporti di forza. In questo caso, ribadiamo, non pare che il rapinatore sapesse che Kvitova viveva in quell’abitazione, ma è naturale accomunare i due episodi.

Quanto accaduto a Kvitova riporta alla mente anche un’altra brutta pagina del dicembre tennistico, che non condivide con questo l’epilogo ma ne mima le circostanze in modo singolare. Esattamente sette anni fa, era il 19 dicembre 2007, un gruppo di malviventi faceva irruzione in casa dell’ex tennista russa Anna Chakvetadze, all’epoca numero 6 delle classifiche mondiali a soli vent’anni. La giovane tennista si trovava in casa con i genitori e il fratellino di nove anni: i primi due vengono legati assieme ad Anna, il padre anche picchiato, ma per fortuna gli aggressori lasciano l’appartamento dopo aver raccolto il bottino. Anna non riporta danni o ferite ma lo shock è notevole, e lo ricorderà al momento di elencare i motivi del ritiro prematuro nel 2013. Facile quindi immaginare che l’aggressione a Petra Kvitova abbia scosso Anna Chakvetadze più di qualsiasi altra collega o ex collega. Di seguito il tweet diramato nella serata di ieri, con la ceca ancora sotto i ferri:

È il tendine della mano sinistra, è davvero un disastro“, ricalcando il pensiero di qualsiasi appassionato durante le ore dell’intervento con le notizie che faticavano a farsi ufficiali. La speranza è che di questa giornata, tra qualche mese, si possa conservare soltanto il cattivo ricordo e non il rimpianto di una carriera compromessa. Come per certi versi è accaduto a Monica Seles e Anna Chavketadze.

AGGIORNAMENTO: come segnalato da WTA Insider tramite Twitter, il chirurgo Radek Kebrle ha confermato che l’intervento alla mano sinistra è riuscito perfettamante, senza complicazioni; tuttavia  la due volte campionessa di Wimbledon tornerà sui campi da tennis tra sei mesi nella migliore delle ipotesi (dovrebbero bastarne tre invece per riuscire a tenere una racchetta da tennis in mano).

Continua a leggere
Commenti

Focus

(Anche) Kevin Anderson e Ana Konjuh si preparano al rientro. Rientro?

Infortunati e non solo, si allunga la coda dei pro che scalpitano per tornare in campo. Proprio adesso che non sembra possibile

Pubblicato

il

Andreescu, Nishikori, Pironkova… Gente che si dice pronta per tornare a giocare proprio adesso che non c’è dove tornare. Eppure, il loro timing dovrebbe essere di livello superiore. Sembrano quelli che dopo vent’anni di divano si scoprono runner non appena spieghi loro che bisogna restare a casa. Escono a correre e lo chiamano footing perché così si chiamava in Italia l’ultima volta che ci hanno provato. Che poi è stata anche l’unica o quasi. Vengono fermati dopo duecento metri da un dolore lancinante alla milza. Non sarà invece un’appendicite acuta? Quale delle due è da questa parte?

Eccolo, allora, l’ultimo rotto del circuito, il buon Kevin Anderson sofferente al gomito per tutta la scorsa stagione. Infine si è operato. Al ginocchio. Tra l’altro, nemmeno si è operato lui: ha delegato il compito a un medico. Un chirurgo, addirittura. Non quello di Rafa, che da una carriera permette al maiorchino di giocare per grossa parte della stagione nonostante il problema al ginocchio. Oppure, che non è riuscito a risolvergli quel problema nell’arco di una carriera. Punti di vista di chi vede la questione da fuori pur dovendo restare dentro. Del Potro, anche lui era andato sotto quei ferri cantabrici. Dopo altri mesi fuori dal circuito (uno dei maggiori specialisti dell’amaro settore), il dolore non passava e Delpo è tornato in sala operatoria. Con un altro chirurgo.

Ma dicevamo di Anderson e della moglie Kelsey, che circa sei mesi fa ha dato alla luce la piccola Keira (la vedete nella foto in testa al pezzo, raggiante tra le braccia del babbo). Mamma Kelsey, bella senza essere barbie e pure parecchio in gamba, è laureata in contabilità ed è già avviata a una promettente carriera: ora amministra il bilancio di famiglia, è scrupolosa organizzatrice delle trasferte, arguta scrittrice… e amante del golf, perché sa che è sempre meglio avere almeno un difetto. Probabilmente non è per quello che smazzola abilmente le piccole sfere sfaccettate, anche se ci piace pensarlo. Torniamo a parlare di Kevin. Il duemetriezerotré di Johannesburg, inevitabilmente sceso al n. 123 della classifica, si sta preparando per l’uno-due-tre-via in campo. Ce lo ha comunicato un paio di settimane fa con una sorridente foto di squadra in un cinguettio che non può non accennare al noto problema globale, ma senza nominarlo direttamente (un plauso per ciò).

 

Sto continuando a impegnarmi per diventare più forte sul campo proprio adesso con il mio team durante questi tempi incerti che stiamo attraversando. Spero che restiate tutti al sicuro”

Col proposito di rafforzare il contingente balcanico, anche Ana Konjuh si è accodata ai citati colleghi. Nel rispetto della distanza interpersonale, ci mancherebbe. Certo che questo “io (non) torno a giocare” sta davvero diventando the new black. Molto meglio che starsene appostati per fotografare la gente che non resta a casa. Ana, quindi. Ora ventiduenne, la palindroma di Dubrovnik era arrivata a occupare il 20° posto WTA nel 2017, ma da allora ha giocato appena sette tornei. Perché anch’ella ha collezionato diversi infortuni. Senza contare le quattro operazioni chirurgiche al gomito destro. Nel frattempo ha cambiato racchetta (per un po’), corde, lancio di palla e tecnica del dritto che, invero, sembrava terreno fertile per l’epitrocleite.

“Pensavamo di rientrare a maggio-giugno, ma ora non so cosa succederà con questa situazione” ha detto in croato all’emittente HRT. “Siamo tutti un po’ spaventati, non è una situazione innocua. Cerco di non uscire con gruppi numerosi, mi alleno con il team ridotto ed evitiamo le palestre”. Eccola appunto impegnata in un allenamento alla vecchia maniera:

Non ci resta che augurarvi di tornare in campo al più presto, Ana, Kevin, Bianca, Kei, Tsvetana… Ci perdonerete, però, se il nostro desiderio è rafforzato dal fatto che rivedervi competere significherà anche il ritorno alla normalità per tutti.

P.S. Anche noi, come lo stimato Kevin, abbiamo omesso di nominare il noto problema globale che ci auguriamo di poter dimenticare presto. E sapete? Ogni tanto fa anche bene così.

Continua a leggere

Focus

Maltese (FFT) in difesa del Roland Garros: “Wimbledon e US Open avrebbero fatto lo stesso”

Lionel Maltese, docente di strategia d’impresa e consigliere della FFT, spiega a L’Equipe le ragioni dello Slam parigino. “La cancellazione costerebbe 260 milioni di euro, ma le ricadute sarebbero globali”. E spinge per salvare la stagione

Pubblicato

il

Il campo Simonne Mathieu - Roland Garros

Lionel Maltese, docente di strategie d’impresa e membro del Comitato esecutivo della Federazione francese, ha preso la parola su L’Equipe spiegando le ragioni del Roland Garros. Lo Slam parigino si trova infatti in questo momento sotto il fuoco incrociato di chi – dopo l’annullamento imposto dall’emergenza sanitaria – non ha condiviso lo spostamento unilaterale in autunno, deciso senza tener conto degli altri interessi in gioco. L’ultimo fronte è stato aperto dal vicepresidente della federazione tedesca Dirk Hordorff che (sempre al quotidiano francese) ha anticipato la probabile cancellazione di Wimbledon sostenendo l’impossibilità per il Roland Garros di disputarsi nelle nuove date (dal 20 settembre al 4 ottobre) e appoggiando la minaccia avanzata dall’ATP di togliere valore per il ranking allo Slam francese.

FRONTE APERTO – Maltese, da fondo campo, risponde colpo su colpo. “Hordorff è molto vicino a Vasek Pospisil, che da membro dell’ATP Players Council conduce una battaglia personale, sostenendo la Laver Cup che (nelle stesse date, dal 25 al 27 settembre, ndr) spera si possa giocare a Boston. Rafael Nadal ha recentemente sostenuto il fatto che il Roland Garros possa aver luogo regolarmente nel momento in cui le condizioni di salute pubblica e sicurezza lo consentiranno. Credo che Hordorff non abbia ben presenti le conseguenze che avrebbe il mancato svolgimento del Roland Garros a settembre, nel momento in cui lo sviluppo dell’epidemia dovesse consentirlo. Annullare il torneo comporterebbe una perdita di 260 milioni di euro, a cui aggiungere i 100 che ogni anno vengono donati alla FFT per la diffusione del tennis a tutti i livelli in Francia. Senza Roland Garros, la federazione dovrebbe indebitarsi per mantenere il livello di occupazione garantito oggi nel complesso, anche a livello amatoriale. Abbiamo la responsabilità di intere famiglie. Ci siamo mossi su date che sarebbero state nel mirino anche di Wimbledon e dello US Open, senza trascurare il Masters 1000 di Miami che ci stava pensando. Sapevamo anche che posizionarci in anticipo rispetto agli altri ci sarebbe costato critiche a livello mediatico“.

CONSEGUENZE – La ricaduta di una cancellazione, aggiunge Maltese, non sarebbe soltanto locale. “Per il bene del tennis mondiale – spiega – servirebbe unità a livello politico. Questa al momento non c’è, ma credo che provare a mantenere in calendario gli Slam rappresenti una priorità per l’intero movimento. Non solo per una questione tecnica, ma anche di impatto sociale ed economico. Nell’emergenza e con la stagione devastata, i quattro Slam hanno il compito di far sì che il tennis continui a mantenere una dimensione globale. Dovrebbero ragionare all’unisono, invece ognuno coltiva il proprio interesse. Più nell’immediato, non ho timori per i top 50: i giocatori di primissima fascia sono aziende che resisteranno anche a questa crisi. C’è però il rischio di vedere allargato il divario economico con tutti gli altri tennisti e anche a discapito dei tornei, quelli non supportati dalle grandi banche. ATP e WTA sono strutturati in modo da poter proteggere i loro circuiti, l’ITF con meno sponsor rischierebbe e con lei anche la nuova Coppa Davis“.

 

RIPARTIRE – L’esigenza sottolineata da Maltese è quella di dare, in ogni caso, un senso al 2020 del tennis. “Se saltasse per intero la stagione – tiene a puntualizzare -, soprattutto se dovessero saltare gli Slam, si rischierebbe un crollo con un pericoloso effetto domino. Già alcuni Masters 1000 sono in seria difficoltà, perché una clausola assicurativa contro un’eventualità del genere avrebbe avuto un costo spropositato. Faccio un esempio, in scala: sono nel Comitato organizzatore dell’ATP 250 di Marsiglia, che si è potuto disputare a febbraio prima dello stop. Per un evento del genere, la cancellazione avrebbe rappresentato un fallimento totale dal punto di vista economico, senza paracadute per i posti di lavoro e i fornitori. L’unica soluzione sarebbe stata vendere i diritti di quella settimana a un’altra città“.

Continua a leggere

evidenza

Cosa rimane del 2020: e se si giocasse in off-season?

Stagione a metà: da agosto ad ottobre. Con la missione impossibile del recupero dei tornei. Internazionali a settembre o ottobre? Indian Wells prima o dopo le Finals?

Pubblicato

il

Federer e Nadal - Match in Africa 6

L’emergenza legata alla pandemia di COVID-19, la malattia causata dal coronavirus, ha letteralmente sconvolto la stagione del tennis. Dapprima è saltato il Sunshine Double, ovvero i prestigiosissimi tornei di Indian Wells e Miami. Poi, dopo qualche esitazione soprattutto da parte della WTA, è stata annullata l’interra tournée sulla terra rossa europea, ricca di eventi di grande importanza e tradizione come Montecarlo, Madrid, Roma e Stoccarda, e necessaria preparazione per il secondo Slam stagionale, il Roland Garros – che nel frattempo ha traslocato a fine settembre. A breve, stando alle rivelazioni di una fonte ben informata, il vice-presidente della federazione tedesca Dick Hordoff, probabilmente verrà annunciata anche la cancellazione della stagione sull’erba, incluso ovviamente Wimbledon.

E quindi cosa rimane? Si possono fare delle ipotesi basate su un possibile calendario ridotto che vada da luglio fino alla fine dell’anno, intendendo letteralmente la fine dell’anno solare. Secondo Cristopher Clarey, noto giornalista del New York Times, nel caso in cui si decida di provare a riprendere quest’anno ATP e WTA potrebbero voler recuperare più eventi possibili, cancellando di fatto la off-season. Tra quelli che non hanno ancora annullato l’edizione 2020, la priorità andrebbe presumibilmente ai tornei più importanti, partendo dunque da Slam, Masters 1000 e Premier nei rispettivi circuiti per poi considerare tutti gli altri. Peccato che alcuni tornei, per quanto importanti, non possono essere disputati in altri periodi, in primis per questioni climatiche. Ad esempio come lo stesso Hordoff ha suggerito, giocare Wimbledon in autunno non è possibile. 

Quindi per immaginare come si potrebbe svolgere una tale mini-stagione e quali tornei si possano effettivamente sistemare in altre collocazioni bisogna tenere conto di due criteri: l’importanza del torneo e la possibilità effettiva che il torneo possa avere luogo in altre date. Proviamo a farlo. 

Al momento, per quanto ne sappiamo, la carovana del tennis dovrebbe ripartire ad inizio luglio. Sembra difficile che la stagione riparta già in piena estate considerando l’aumento esponenziale della diffusione del virus a livello globale. Inoltre, va sottolineato come di solito luglio sia un mese di transizione nel calendario del tennis, con una serie di eventi non di primissimo piano che renderebbe meno doloroso un ulteriore rinvio della stagione. Il circuito ATP si divide tra tornei sulla terra rossa europea in mezzo ai quali spicca il 500 di Amburgo, un appuntamento di grande tradizione ma che negli ultimi anni ha perso enormemente appeal, e un paio di tornei americani su cemento. La WTA segue un percorso simile e non c’è nemmeno un Premier in programma. L’evento clou dovevano essere le Olimpiadi di Tokyo ma sappiamo come è andata a finire. E anche per questo viene da pensare che questi tornei abbiano i giorni contati. 

E così si piomba ad agosto. Ovvero il mese della tournée americana sul cemento, composta da due grandi combined (Rogers Cup e Cincinnati) e altri eventi di rilievo (Washington e San José su tutti), che va a concludersi con gli US Open, terzo Slam stagionale. Insomma, un periodo molto intenso e ricco di tornei che contano molto per il ranking, per gli sponsor, per le televisioni: per tutti. E che non possono essere rimpiazzati da altri. Se la stagione 2020 ripartirà, è presumibile e naturale che riparta da agosto. Peraltro, è il mese in cui si presume ricomincino i principati campionati di calcio, tanto per dire. Se il tennis non ripartirà da qua, allora potrebbe veramente non ripartire più. O quantomeno ci si interrogherebbe sul senso di una stagione in cui non vengono più giocati Slam nel loro periodo prestabilito. 

Novak Djokovic e Roger Federer – Wimbledon 2019 (via Twitter, @ATP_Tour)

Scartando questi scenari più pessimistici, si arriverebbe a settembre inoltrato. Il mese della discordia. Iniziata dal Roland Garros, che in maniera totalmente unilaterale, ha deciso di riprogrammarsi a fine mese, nelle settimane che vanno dal 20 settembre al 4 ottobre. Nessuno può impedire al presidente della FFT, Bernard Giudicelli, di organizzare l’evento, se non le autorità pubbliche francesi. Al massimo ATP e WTA possono decidere di non attribuirgli punti. Come è ben noto, le nuove date del Roland Garros coincidono con quelle della Laver Cup, mega evento di esibizione organizzato da Roger Federer, che mette di fronte i migliori giocatori europei contro quelli del resto del mondo. Tramite un comunicato ufficiale, la Laver Cup ha comunicato l’intenzione di non muoversi da quelle date e da Boston, la sede designata per la quarta edizione.

Inoltre, mentre il calendario ATP è abbastanza povero di tornei importanti, in quelle settimane la WTA è già nel pieno del suo asian swing, con ad esempio il Premier 5 di Wuhan, l’epicentro del coronavirus, curiosamente. Considerando il clima di guerra che c’è tra le istituzioni del tennis e Giudicelli, Steve Simon, chairman della WTA, non vorrà rinunciare alla sua gallina (orientale) dalle uova d’oro. E così i top player potrebbero ritrovarsi a scegliere tra (da una parte) Roland Garros e Laver Cup/Asian Swing (dall’altra). L’Open di Francia può giocare la carta del prestigio di uno Slam, ma pagare a caro prezzo l’eventuale mancanza di punti così come la transizione sulla terra. 

E poi c’è la “questione romana”. Angelo Binaghi, presidente della nostra federtennis, sembra determinato a mettere in piedi gli Internazionali d’Italia ad ogni costo. Nella loro forma attuale, sulla terra rossa, avrebbero senso in preparazione al Roland Garros ma c’è sola una settimana di break tra gli US Open e il Roland Garros nelle nuove date. Inoltre, se Parigi potrebbe valere la messa (il cambio repentino di superficie da US Open a French Open) per alcuni giocatori, per Roma il trade-off è meno convincente. Infine, anche qua viene da chiedersi: ATP e WTA ingoieranno il rospo di un grosso combined ‘sacrificato’ come evento in preparazione di un Roland Garros che potrebbero voler boicottare? Tanto dipenderà quindi anche dallo sviluppo di questi delicati rapporti politici tra istituzioni, attualmente ai minimi termini. Insomma, l’ipotesi degli Internazionali d’Italia a settembre sembra assai poco percorribile.

Il campo Pietrangeli, al Foro Italico di Roma

A pagina due (clicca QUI per leggere) l’ipotesi di giocare in off-season: pro e contro

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement