AO, spunti tecnici: gambe come molle e grinta, il resto non Konta

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AO, spunti tecnici: gambe come molle e grinta, il resto non Konta

MELBOURNE – La britannica Johanna Konta sta dimostrando di meritare la top-ten, e si presenta ai quarti contro Serena Williams senza aver perso un set. Sarà un match meno scontato di quello che sembra, viste le sue qualità

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La storia tennistica di Johanna Konta è piuttosto particolare. L’affermazione ad altissimi livelli è arrivata relativamente tardi, dopo un percorso fatto di tanto lavoro sia fisico, che tecnico e mentale, tanto che a 24 anni, nel 2015, arriva a porsi la domanda se sia il caso di continuare a provarci. Manca il sostegno della federazione inglese, e Johanna deve fare affidamento soprattutto sul suo team e sul compagno-sparring Kether. Ma potete leggere più in dettaglio il profilo della giocatrice nell’esaustivo articolo dedicatole dal nostro AGF. La prima buona prestazione Slam la ottiene agli US Open 2015, dove arriva agli ottavi, per poi volare in semifinale qui a Melbourne l’anno successivo. Il 2016 è l’anno della definitiva consacrazione ai piani alti del ranking WTA, con finale a Pechino e vittoria a Stanford. Il 2017 si apre con il secondo titolo, a Sydney, dove supera tra le altre Daria Gavrilova, Eugenie Bouchard e in finale Agnieszka Radwanska. In questi Australian Open ha battuto due set a zero nell’ordine Kirsten Flipkens, Naomi Osaka, Caroline Wozniacki, Ekaterina Makarova, e ora la attende nei quarti Serena Williams. Un salto di qualità mica da ridere, nel giro di un paio di anni.

Stamattina, in attesa di andare a vedere e fare cronaca del loro match, ero andato a dare un’occhiata al warm-up di Stan Wawrinka e Jo-Wilfried Tsonga, rispettivamente sui campi 16 e 17. Una faccenda breve, come sempre sono i riscaldamenti prima delle partite. Rientrando verso la sala stampa, sul campo 18, erano le 11 e 30, con un sole che bruciava non poco, mi sono imbattuto proprio in Johanna, che – come sempre avviene nel giorno di riposo tra una partita e l’altra – era invece impegnata in una sessione di training completa, da un’ora abbondante, che mi ha rapito per intensità e impegno. Andiamo ad analizzarla insieme, e capirete perché si merita tutto quello che sta ottenendo.

Konta preparazione dritto

 

Non avevo mai visto Johanna da vicino, e la prima cosa che salta all’occhio è che ha un gran bel fisico. Magra, muscolata il giusto, 1.80 per 70 kg (scarsi, secondo me, i dati di peso della WTA non sono del tutto affidabili). Quello che ha di speciale sono le gambe. Il baricentro è alto, ma l’elasticità degli arti inferiori è uno spettacolo. Qui sopra, il caricamento del dritto, a sinistra l’inizio della preparazione, bello l’accompagnamento della mano sinistra a sostenere la racchetta in verticale fino all’ultimo istante, a destra ha piantato giù la open stance, sempre in piegamento, non la si vede praticamente mai a gambe distese, la cosiddetta postura dinamica è costante, come se stesse sciando.

Konta dritto basso finali

Qui sopra, accompagnamento e finale sempre del dritto, che è un windshield-wiper (tergicristallo) standard con grip western, ma sono ancora le gambe a impressionare, flessione estrema, spinta delle caviglie verso il colpo tanto potente che si percepisce anche dalle semplici foto statiche.

Konta rovescio basso

Qui sopra, due preparazioni del colpo migliore di Johanna, il rovescio, qui sta andando su due palle basse, e oltre alla splendida e potente flessione delle gambe, come nei dritti visti prima, possiamo ammirare la grinta, la cattiveria nell’andare ad aggredire il colpo che Johanna esprime con l’espressione del viso. Era un allenamento, al sole, a mezzogiorno, con oltre 30 gradi, lei stava dando tutto su ogni palla come fosse il match point della finale.

konta dritto aggressivo

La fase più spettacolare del training è arrivata poco dopo, allenamento ai colpi aggressivi e in chiusura da metà campo su palle cariche di topspin date al cesto, la grinta e l’aggressività sono al massimo, qui sopra Johanna tira giù due sberle dall’alto in basso da far paura, e già che c’è ci fa vedere un ottimo esempio di come si deve andare su una palla sopra l’altezza delle spalle (che è anche la tipica situazione di gioco, il cosiddetto “dritto facile da chiudere” che tra gli amatori viene sbagliato spessissimo: il segreto, guardate l’immagine a sinistra, è che anche su palle che andranno spinte verso il basso, la testa della racchetta va fatta andare sul colpo dal basso, e poi, solo poi, avverrà la chiusura a coprire la palla. L’errore in questi casi è quasi sempre: “Palla alta? Vado su anche con la racchetta da subito!” e il risultato è la pallata in rete).

konta rovescio risposta

Qui sopra, il meglio del repertorio di Johanna, i rovesci alti aggressivi, qui stava allenando la risposta (e le servirà eccome contro Serena), da ammirare – ma ormai abbiamo capito che la ragazza è una molla – la proiezione in alto-avanti, e la precisione (immagine a destra) del movimento di chiusura dello swing, che porta la racchetta dietro le spalle in linea con la schiena e la gamba sinistra. Tecnicamente perfetta.

konta rovescio aggressivo

Qui sopra, le esecuzioni da applausi, quelle che anche ultimamente hanno messo all’angolo un’avversaria dietro l’altra: le chiusure da metà campo in avanzamento, sempre di rovescio. A sinistra, Johanna vola letteralmente a chiudere in diagonale una traiettoria a uscire, a destra l’immagine non ha bisogno di commenti: come una ballerina, la Konta si proietta verso uin colpo da aggredire in verticale, sfiorando il terreno solo con la punta della scarpa destra, il movimento è di un’eleganza al tempo stesso leggera e potente da rimanere a bocca aperta.

Mettiamo vicine queste due foto, e il rovescio in testa al pezzo, dove Johanna dà l’effetto ottico di fluttuare nell’aria come in assenza di peso, nel bel mezzo di esecuzioni tirate al massimo della potenza, e non è difficile capire come quel rovescio lì per chi ci gioca sia meglio lasciarlo stare. Qualunque cosa le arrivi, dalle pallate basse e poco liftate, ai topponi carichi e profondi, lei ci entra d’incontro e spara missili anticipati paurosi.

konta servizio

Infine, l’altro colpo tremendamente efficace della britannica, il servizio, che le fornisce tanti punti facili, e la rende difficilmente attaccabile dalle ribattitrici. Molto fluida ed elegante la postura di caricamento, esplosiva e tecnicamente ottima la sbracciata in alto-avanti a martellare giù la palla verso il campo. Una piccola curiosità finale, quel buffo e un po’ esagerato gesto con cui Johanna palleggia a terra prima del lancio di palla, in allenamento è totalmente assente. Per le restrizioni dovute ai diritti televisivi, non abbiamo la possibilità di pubblicare video dai campi, ma fidatevi, palleggia una volta, in modo normalissimo, poi se la alza e serve.

Immagino che quel rituale le faciliti la concentrazione quando è in partita, non c’è altra spiegazione, era una cosa che tre anni fa ebbi modo di notare anche in Rafa Nadal: durante i match-play di fine training, i suoi tic, gli aggiustamenti vari, eccetera, non c’erano, e lo spagnolo era anche piuttosto rapido tra un punto e l’altro. Ma ognuno ha facoltà di gestire i tempi e i gesti del servizio come meglio crede, in fin dei conti è l’unica esecuzione del tennis che non dipende dalla palla avversaria, e può essere completamente controllata dal giocatore. In ogni caso, Johanna veleggia ai piani altissimi della classifica degli ace, insieme a Karolina Pliskova, Coco Vandeweghe, Venus e Serena Williams. Serena che rimane favorita nei quarti di finale, ci mancherebbe, ma come detto, a questa signorina inglese così piena di grinta, di talento fisico e tecnico, e con le gambe come elastici da tanto sono scattanti, dovrà starci molto molto attenta anche lei.

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Alta intensità a Indian Wells: Berrettini e Tsitsipas a tutto braccio [VIDEO]

Due ore di pallate tra Matteo e Stefanos, spettacolo di potenza sul campo di allenamento

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Matteo Berrettini e Stefanos Tsitsipas, Indian Wells 2022 (foto Ubitennis)

da Indian Wells, il nostro inviato

Poche parole, tante immagini: il modo migliore di apprezzare il tennis, visto da vicinissimo, di due top-player. Nel primo pomeriggio californiano, Matteo Berrettini e Stefanos Tsitsipas sono andati in campo sul “practice court 1” di Indian Wells, e hanno fatto divertire gli spettatori assiepati sulle tribune.
Vi documentiamo l’allenamento dei ragazzi con una serie di video esclusivi, da pochi metri: andiamo a goderceli in compagnia.

Palleggio dal centro, è sempre incredibile vedere come si muove un omone come Berrettini:

 

Sale il ritmo:

La palla schiocca, le scarpe fischiano:

Open stance piena, pallate una dietro l’altra:

Dall’altra parte della rete, non scherza nemmeno Stefanos:

Si comincia coi diagonaloni di dritto:

Matteo non si fa pregare, e in quattro botte costringe Tsitsipas alla steccata:

Si provano i colpi in chiusura, siamo verso la fine della sessione:

Per finire la carrellata, prima le cose belle di Stefanos col rovescio a una mano:

E poi la specialità di casa Berrettini, servizio e due drittoni:

Un gran bel pomeriggio di sport al massimo livello, tra il numero 5 e il numero 6 del mondo: la competizione sta appena iniziando, ma nel “Paradiso del tennis” le cose sono già interessantissime e appassionanti.
Per quello che abbiamo potuto vedere, anche parlandone un attimo con Matteo e Vincenzo Santopadre, il nostro miglior giocatore sembra stare bene, ha tirato senza paura, speriamo che possa disputare un buon torneo.

Spunti tecnici: il segreto del dritto di Berrettini
Spunti tecnici: Tsitsipas, forse abbiamo trovato un nuovo Airone

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Spunti tecnici: Sinner, decontrazione e scioltezza

Jannik è forse il miglior colpitore puro che il tennis italiano abbia mai visto. Velocità di palla altissima, fluidità totale

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Non era mai successo che il tennis azzurro contasse due giocatori contemporaneamente tra i primi 10 della classifica mondiale come accaduto fino alla settimana scorsa. Così come non era mai successo, tra gli italiani, quello che ha realizzato nel 2021 Jannik Sinner, 20 anni, ovvero vincere ben 4 tornei ATP in una stagione (i “250” di Melbourne, Sofia e Anversa, e il “500” di Washinghton, più una finale Masters 1000 persa a Miami). Il giovane ex sciatore della Val Pusteria sta vivendo, da ormai un paio d’anni, un percorso di progresso tecnico e tattico a tratti esaltante, meritatamente condito da vittorie di peso e una conseguente scalata verso i piani alti del nostro sport, dove ha raggiunto Matteo Berrettini, che sta facendo sognare i tifosi non solo nostrani.

La cifra del gioco di Sinner, tennista modernissimo come impostazione tecnico tattica, è la qualità del palleggio aggressivo da fondocampo. Dritto e rovescio di Jannik sono fucilate in costante accelerazione, con una capacità fenomenale di creare velocità di palla da ogni angolo del campo. Come ci riesce il nostro campione? Andiamo ad analizzarlo, ringraziando l’imprescindibile Vanni Gibertini per i video e le immagini originali ed esclusive di Ubitennis direttamente realizzate da Indian Wells nell’ottobre 2021. Iniziamo con un video rallentato, dove possiamo apprezzare due dritti e un rovescio.

Quello che salta subito all’occhio, oltre alla generale compostezza della postura e dell’equilibrio, è la facilità con cui Jannik fa scorrere la testa della racchetta attraverso la palla, senza perderne minimamente il controllo. Andando a osservare con attenzione alcuni “frame” tratti dallo stesso filmato, possiamo notare la caratteristica speciale degli swing di Sinner: il giocatore è talmente decontratto da far finire l’attrezzo praticamente nello stesso punto, ben alto e dietro le spalle, da cui ha iniziato il movimento a colpire.

 

Questa ampiezza dell’ovalizzazione non è un dettaglio peculiare di Jannik, è tecnica abbastanza standard, quello che risulta straordinario nel caso dell’azzurro è che di norma uno swing così sciolto, in gergo si direbbe “a tutto braccio”, viene “lasciato andare” così tanto nel momento in cui si vuole produrre un’accelerazione vincente, alla massima velocità possibile, con tutti i rischi di errore annessi. Sinner, invece, lo fa in ogni singolo colpo, botta dopo botta, mantenendo percentuali altissime di successo, ed è da questo che deriva la sensazione di ritmo impossibile da reggere che tanti dei suoi avversari hanno provato e poi raccontato dopo averlo affrontato.
Andando a vedere i frame, la stessa cosa avviene dal lato del rovescio.

Rovescio che è il colpo più naturale di Jannik, anche se a ben vedere i progressi degli ultimi tempi hanno portato anche il dritto a essere un’arma di pari efficacia. La caratteristica principale del colpo bimane di Sinner è l’estrema semplicità della preparazione, un “backswing” eseguito praticamente in linea, un po’ come nel caso di Daniil Medvedev. Molto differente rispetto, per esempio, all’ovalizzazione più “rotonda” di uno come Alexander Zverev, nessuna delle due tecniche esecutive è migliore o peggiore dell’altra, sono solo personalismi coordinativi. Vediamo il confronto qui sotto, con un’immagine di Sascha sempre da Indian Wells, la differenza di altezza della testa della racchetta all’apice del backswing è chiarissima.

La preparazione con ovalizzazione facilita un minimo l’accelerazione della testa della racchetta, che viene “aiutata” dal percorso bello tondeggiante che va a effettuare (come nel caso di praticamente tutti i dritti standard), mentre quella in linea, a patto di avere la scioltezza di braccia necessaria per far viaggiare l’attezzo, rende più semplice andare a impattare “attraversando la palla”, con poca rotazione, e altissima rapidità del colpo. Lo vediamo dall’inizio alla fine qui sotto.

L’intero movimento, dal backswing fino all’impatto, vede la testa della racchetta di Jannik che non va più in alto rispetto alla linea delle spalle, e non viene portata più in basso dei fianchi, rimanendo in un “binario” di poche decine di centimetri in verticale. L’accompagnamento finale, sempre composto e con la racchetta che segue la direzione della palla prima del già commentato, scioltissimo “wrap” (avvolgimento delle braccia) sopra la spalla opposta, conclude un’esecuzione a dir poco spettacolare.

Dal binario di cui sopra partono gli autentici treni, lungolinea e incrociati, con cui il rovescio di Sinner fa a fette il campo e di conseguenza gli avversari.
Riassumendo, con i fondamentali al rimbalzo, siamo davanti a una macchina lanciamissili che ha pochi eguali nel circuito, paragonabile a quello che era Tomas Berdych (ma con maggiori margini a mio avviso), e per quanto riguarda il rovescio, l’eccellenza è assoluta, al livello dei migliori di tutti, come i citati Zverev e Medvedev. Forse solo il bimane del grande Novak Djokovic, attualmente, potrebbe farsi preferire a quello di Sinner, ma per una questione di varietà tattica di soluzioni che deriva dall’esperienza del fuoriclasse, non certo per qualità tecnica in senso stretto.
A partire dallo scorso anno Jannik sta lavorando molto per migliorare il servizio, che è un colpo ben eseguito e che produce bella velocità, ma a volte tende a non ottenere sufficienti percentuali e angoli efficaci. Il problema (relativo, parlando di livelli simili) appare in gran parte risolto, certo Sinner è difficile che si trasformi in un bombardiere alla Berrettini, ma se riesce ad ottenere un congruo bottino di punti diretti, e negli altri casi a comandare lo scambio scatenando il pazzesco ritmo da fondo analizzato prima, va benissimo così. Lo vediamo qui sotto:

Esecuzione assolutamente corretta, ottimo impatto, si può notare che Sinner tende a rimanere molto verticale con relativa minore uscita dell’anca in avanti, e di conseguenza azione del piano delle spalle meno accentuata, ma anche qui siamo davanti a caratteristiche coordinative personali, quello che conta è la sensazione e la sicurezza nel colpo che può sentire solo il giocatore stesso. Nel corso dell’ultimo anno Jannik è passato dalla tecnica foot-up, cioè con il piede posteriore che fa un passo in avanti a raggiungere quello anteriore, a quella foot-back, con i piedi entrambi a terra in fase di caricamento. Di solito in questo modo si può regolarizzare il lancio di palla, e pare che per Sinner la cosa funzioni. Ormai le prime palle vanno spesso a 200 kmh e anche di più, le seconde non sono facili da aggredire, e oltre a questo ricordiamo che la fase di evoluzione tecnica del giocatore non è ancora conclusa. In ogni caso, è stata raggiunta l’elite del tennis mondiale, se poi immaginiamo ulteriori margini di miglioramento anche tattici, come la capacità di chiudere a rete con angoli e soprattutto tempi di esecuzione sempre più efficaci, il futuro non potrà che riservarci soddisfazioni che attendevamo tutti da una vita.

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ATP Finals – Spunti Tecnici: Matteo Berrettini e il dritto che fa male anche ai top-players

SPONSORIZZATO – Per non parlare del servizio… Gli straordinari risultati del testimonial Lotto, consolidato ATP Top 10, dipendono in gran parte dal binomio dritto servizio

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(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photo @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

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Tecnicamente, stando in campo con Matteo Berrettini, che si prepara a giocare le ATP Finals per la seconda volta in carriera (record per il tennis italiano maschile, come l’esaltante finale raggiunta sull’erba di Londra), è molto interessante vedere quanto i colpi dell’azzurro sponsorizzato da Lotto Sport Italia siano strutturati con l’obiettivo dell’efficienza e dell’incisività.

Il dritto è uno dei più potenti e carichi di top-spin del Tour, parole di Novak Djokovic, una botta paragonabile a quella di Juan Martin del Potro, il servizio è sempre la specialità di casa, e il rovescio slice (con rotazione all’indietro) è diventato solido e molto efficace. D’altronde, a questi livelli non vai in fondo agli Slam con buchi tecnici evidenti, chi critica il rovescio di Matteo dovrebbe provare a starci in campo contro, come ha detto anche Monfils dopo averci perso a New York due anni fa. Vediamoci insieme Berrettini da vicinissimo.

(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

Qui sopra, un paio di esecuzioni del dritto in open stance, postura frontale, il classico “sventaglio” con cui l’italiano martella a ritmo altissimo da ogni angolo del campo. Da notare, a parte l’ovalizzazione perfetta e l’ottima spinta della gamba esterna, come Matteo tenga l’indice della mano destra ben separato dalle altre dita. La cosa consente una maggiore sensibilità, la nocca del dito avvolge il manico più avanti sostenendolo e “sentendolo”, è il cosiddetto “pistol grip“, l’impugnatura “a pistola”, come se l’indice fosse su un grilletto immaginario. Rispetto al “hammer grip“, che non è l’impugnatura a martello che in italiano è la continental, ma è la postura della mano sul manico a dita raccolte, il vantaggio a livello di percezione e tatto è notevole, a patto che si sia in grado, con la forza dell’arto, di reggere con sufficiente saldezza l’attrezzo. Ecco un esempio più chiaro, per capirci.

 

Sopra, Dominic Thiem, sotto, Berrettini. Se osserviamo l’indice, la differenza è evidente. Sono due dritti brutali per potenza, efficacissimi entrambi, ma avete presente quando un colpo ha “qualcosa” in più? Magari dà un’impressione di maggior controllo, o di varietà di esecuzioni, tipicamente la capacità di tirare piatto oppure super-arrotato cambiando l’angolo di attacco del piatto corde sulla palla con disinvoltura? Ma non si riesce a focalizzare quale sia la causa, o perché uno ci riesca meglio di un altro? Ecco, questi dettagli spesso sono la risposta. E sappiamo bene che una delle caratteristiche tecniche di Matteo è proprio la capacità di sparare liftoni alternati a manate piatte come niente fosse.

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(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

Qui sopra, vediamo il rovescio tagliato con rotazione all’indietro, ovvero lo slice. Berrettini ha lavorato moltissimo su questo colpo, ce lo ha detto lui stesso, e i risultati si vedono. Non parte molto in alto con la testa della racchetta, non sale troppo con la spalla, e tiene il braccio abbastanza discosto dal corpo (pensiamo a Roberta Vinci, che arrivava dietro la schiena col piatto corde, e avvolgeva il braccio così tanto che ancora un po’ si strangolava da sola, con la spalla destra in gola). Il movimento a colpire risulta più orizzontale, data l’altezza di Matteo la cosa per lui funziona più che bene, ed è ottima la conduzione del piatto corde, con postura perfettamente composta, come si può apprezzare nella seconda immagine. Notevole la capacità di andare basso con le ginocchia, data la stazza del giocatore. La rasoiata in slice di Berrettini non ha nulla da invidiare, quanto a efficacia e cattiveria della rotazione, a esecuzioni ben più “blasonate” dal punto di vista stilistico. Bravissimo.

Qui sopra (sequenza originale ed esclusiva di Ubitennis da Indian Wells), il super-servizio, senza commenti perché le immagini parlano da sole. Il caricamento iniziale, con il brandeggio basculante “alla Raonic”, e il polso morbido, con presa leggerissima, sono caratteristiche personali di Matteo. Decontrazione totale, che produce una frustata con pochi eguali nel circuito. Dalla “trophy position” in poi, vediamo le immagini, anche scolasticamente è una martellata fantastica, il lieve attimo di surplace con racchetta piatta verso l’alto, difettuccio veniale ma presente fino a tre anni fa, è sparito, Matteo va di taglio ad aggredire la palla in modo perfetto. Che missili, ragazzi.

In conclusione, abbiamo un gran bel giocatore, moderno, fisico, potente, e dotato di tecnica assai più raffinata di quanto appaia a prima vista (e soprattutto in TV). La grande sensibilità della sua palla corta ne è un esempio, non spari servizi a 225 all’ora, dritti a 160 dall’altra parte, e poi chiudi il punto con una carezza a mezza spanna dal nastro se non hai tanta, ma tanta “mano”. Un po’ di abitudine ad andare a rete a prendersi qualche punto in più, altra cosa su cui Berrettini e Santopadre ci hanno detto di stare lavorando parecchio, con successo viste le vittorie, e il “pacchetto” è completo.

Terzo anno chiuso in top-10 ATP, titoli prestigiosi come al Queen’s Club, soddisfazioni personali come la convocazione per il team Europa alla Laver Cup, e il sogno della finale di Wimbledon: Matteo Berrettini è arrivato tra i grandi del tennis, e ha intenzione di rimanerci a lungo.

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