AO, spunti tecnici: Denis Shapovalov, il futuro del rovescio a una mano

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AO, spunti tecnici: Denis Shapovalov, il futuro del rovescio a una mano

MELBOURNE – Ospite per qualche giorno di allenamenti agli Australian Open, il talento canadese Denis Shapovalov ha dato spettacolo con il suo rovescio a una mano

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dal nostro inviato a Melbourne

Tra le cose belle e divertenti di un autentico e caotico “circo” del tennis, qual è un torneo del grande Slam, e in particolare uno organizzato e gestito come gli Australian Open, con un mescolarsi totale e costante di giocatori, addetti ai lavori e media, campi di allenamento di fianco a quelli dove si giocano match, spazi e ristorazione in comune a tutti, c’è il fatto che a ogni angolo che svolti, in qualsiasi campo ti ritrovi a sbirciare, non sai mai in quale personaggio (che sia famosissimo o sconosciuto) ti potresti imbattere; le “daily training schedules” sono puramente indicative, scambiano in continuazione orari, location e nomi. Con risultati a volte tragicomici, come quando viene segnalato sui tabelloni luminosi “Court 18 Kei Nishikori“, arrivano urlando mille giapponesi vestiti Uniqlo con altrettante GoPro, e megapalle da autografo, si accalcano sulle recinzioni da tutti e quattro i lati, e si trovano di fronte due junior russe perplesse e intimidite che smettono di palleggiare e chiamano la security per essere scortate via attraverso la folla che rumoreggia. Nel frattempo, Kei sta facendo match play tirato con Zverev cento metri più in là, ma è dietro la siepe, e non se lo fila nessuno. Son bei momenti a Melbourne Park.

Di conseguenza, quando l’altra mattina sono partito per la mia tradizionale ronda con frappuccino al cioccolato gironzolando i “courts” dal 16 al 23, quelli tra la Rod Laver Arena e la Hisense, e passando dietro il 17 ho cominciato a sentire delle sequenze di schiocchi niente male, rapidi, puliti come suono, e in serie lunghe, chiaro segnale di gente seria impegnata ad alto livello, anche se su quel campo non era schedulata alcuna sessione, non mi sono stupito di vedere il buon vecchio Philipp Kohlschreiber, di cui avevo già ammirato con gran piacere il rovescione a New York. Ma la sorpresa vera è stato il suo sparring partner: a proposito di grandissimi rovesci, inaspettato agli Australian Open c’era il giovane talento canadese Denis Shapovalov. Reduce dal challenger di Canberra, si è concesso qualche giorno di allenamenti con i “grandi”, ottima scelta sia per il livello altissimo richiesto per stare in campo con certi giocatori, sia per respirare l’aria del tennis di vertice che molto presto sarà abituale per lui. Trovarsi a due metri da uno dei giovani emergenti più interessanti del circuito, che non speravo di poter “agguantare” per gli spunti tecnici da bordocampo tanto presto, è stata una bella sorpresa. La prima cosa che ho notato è stata l’accresciuta muscolazione, sta mettendo su un bel fisico, il ragazzo, per sostenere il suo tennis esplosivo. Andiamo a vedercelo in compagnia.

 

shapovalov servizio

Il servizio, con gran curve mancine, è diventato una botta notevolissima, soprattutto la prima palla, sopra i 200 kmh senza problemi. Tecnicamente senza difetti, da notare, lo vediamo bene nel frame a sinistra, l’accentuatissima uscita dell’anca verso il campo, Denis qui tra piede posteriore (sinistro) e braccio-racchetta descrive un arco tanto pronunciato da completare praticamente un semicerchio. Una bella molla davvero, che poi scarica tutta l’energia possibile sulla palla chiudendo con una bella pronazione verso il basso-esterno. Promosso, la lode non gliela diamo solo perché la seconda palla a volte gli scappa un poco troppo leggera, deve ancora far diventare il kick un’arma vera e propria e non solo una palla piazzata in contenimento.

shapovalov dritto open closed

Qui sopra, a sinistra dritto in avanzamento, a destra in contenimento. Passo in dinamica nel primo caso, open stance nel secondo. Corretto ma appena appena ancora non fluido fino in fondo, la sbracciata è buonissima, la spinta delle gambe a volte non dà l’impressione di partecipare alla proiezione verso la palla con il ritmo perfettamente sincronizzato allo swing. Son dettagli, comunque, e sono tipicamente migliorabili proprio con il gioco e l’allenamento a livello top, palla dopo palla dopo palla, a velocità altissima ed elevato top-spin, e si sviluppa definitivamente l’istinto al timing e alla coordinazione tra braccio e piedi.

shapovalov dritto di fianco

Lo vediamo meglio qui sopra, a sinistra Denis ha appena scaricato il finale, ma con il piede avanzato è già ricaduto praticamente a contatto con il terreno, si è “seduto” troppo presto sul colpo, a destra più correttamente sta ricadendo dalla sospensione dinamica avendo sviluppato il finale “windshield wiper” fino in fondo. Stiamo parlando di un colpo ottimo, e di millisecondi di anticipo o ritardo, intendiamoci, ma ai massimi livelli mondiali del nostro sport magari a occhio non sono percepibili, però possono fare la differenza tra una pallata a mezzo metro dalla riga di fondo e una poco oltre la metà campo.

shapovalov dritto alla gulbis

Teniamo anche presente che Denis sta ancora terminando lo sviluppo fisico, farà 18 anni il 15 aprile, come detto sta tirando su dei bei muscoli ma la fase finale della crescita porta per esempio a ingobbire la postura, qui sopra per dire ricorda in modo preoccupante Ernests Gulbis, ma non spaventiamoci, è solo una foto, fidatevi che il colpo gli viaggia bene. Promosso, ma niente lode nemmeno qui, d’altronde lasciamogli margini di miglioramento al povero “Shapo”, che è già competitivo a livello challenger (la scorsa settimana ha battuto Pierre-Hugues Herbert negli ottavi a Camberra, e insomma il buon Pierugo sul veloce non è facile da fregare).

Ok, ci siamo tolti il pensiero, e lo ripeto, stiamo facendo letteralmente le pulci a uno che quando Tommy Haas faceva semi qui nel gennaio 1999 doveva ancora nascere. Passiamo alle cose belle, ma belle davvero che ha questo piccolo fenomeno.

shapovalov scivolata

Qui sopra, saggio di equilibrio ed elasticità articolare, recupero esterno su drop-shot, il controllo del peso e il trascinamento del piede interno sono impressionanti.

shapovalov rovescio risposte 2

Ed ecco il pezzo forte, ma forte davvero, lo spettacolare rovescio a una mano. Da sinistra a destra, preparazione e impatto avanzato, erano risposte allo slice di “Kohli”, la compostezza del braccio-racchetta è perfetta.

shapovalov rovescio basso

Qui sopra, rovescio basso, magnifico affondo del ginocchio sinistro, finale in verticale con attrezzo a 90° precisi, braccio non dominante che si “apre” per mantenere l’equilibrio.

shapovalov rovescio avanzato

shapovalov rovescio alto

Qui sopra, dall’alto, rovescio a mezza altezza e finale di rovescio alto (stava rispondendo ai kick di Philipp), la capacità di controllare il braccio senza scomporsi andando tanto in avanti attraverso la palla è pazzesca, sempre con polso bloccato e con angolo fisso rispetto all’avambraccio. Che bomba.

shapovalov rovescio risposte

Qui sopra rovesci aggressivi, a sinistra in proiezione verso una pallata esterna diagonale in topspin (Denis a una spanna da terra qui), a destra con appoggi più comodi su un colpo più basso. Da notare, e questo vale anche per le immagini più in alto nel pezzo, la caratteristica coordinativa più notevole di Shapo: qualsiasi cosa sia costretto a fare con le gambe, affondare un piegamento, proiettarsi verso l’alto-avanti per aggredire una palla alta, quello che volete, il braccio conserva sempre, sempre, la perfetta e corretta postura distesa ad andare attraverso le palla con polso d’acciaio a tenere l’angolo retto con la racchetta. E che fucilate che partivano, signori, non è così comune vedere un top 30 solido e forte come Kohli che si allena a servire esterno per poi chiudere dall’altra parte venire fulminato da serie di vincenti netti in risposta.

shapovalov rovescio allungo

Infine, qui sopra una esecuzione spettacolare, praticamente la stessa dell’immagine in testa al pezzo presa dall’altro lato del campo, e qui giù il cappello, e poco da commentare. Denis sembra un misto tra un ballerino di danza classica e un discobolo, vola sulla palla, mantiene la postura di braccio destro e sinistro perfettamente simmetriche, se scorrete di nuovo in su lo vedete bene.

In generale, un vero campioncino “in the making”, se dovessi riassumere questo rovescio e Denis in generale con tre parole direi “velocità di braccio”, perché è questo che impressiona stando a due passi da lui quando colpisce. Spero che qualcuno degli utenti di Ubitennis si ricordi del grande rovescio di Paolino Canè, efficacemente soprannominato da Giampiero Galeazzi “turborovescio”, perché siamo a quel livello e forse anche oltre. Questo ragazzo non prende la palla a sbracciate, ma a schiaffi, con una tale rapidità ed esplosività dello swing da non farti capire a occhio nudo il percorso esatto della testa della racchetta. Gli escono fucilate anticipatissime di rovescio o traccianti lungolinea spaventosi. Non se ne vedono tanti in giro, lo stesso Kohlschreiber è andato in affanno spesso sullo scambio in diagonale destra, dritto in topspin contro questa specie di mini-cannone che ha Denis dal lato destro, e insomma, son solo allenamenti, però qualcosa vorranno pure dire. Io, personalmente, dico accidenti che spettacolo, e spero che ci potremo divertire tutti ad ammirarlo per un bel pezzo.

Forse, dico forse, e penso anche a Stefanos Tsitsipas, il rovescio a una mano è ancora vivo.

Gli spunti tecnici da bordocampo precedenti:

Tommy Haas, grazie di tutto e buona fortuna

Radek Stepanek, il vintage sempre di moda

Roger Federer, lo spettacolo non è finito

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US Open, spunti tecnici più attesi: il segreto del dritto di Berrettini

NEW YORK – Botte clamorose con la battuta, accelerazioni fulminanti da fondocampo, affettate efficacissime, e un ottimo tocco di palla. Matteo ha già tutto quello che serve per il tennis di vertice

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da New York, il nostro inviato

Innanzitutto, ben ritrovati a bordocampo. All’indomani della strepitosa vittoria su Gael Monfils, che consegna Matteo Berrettini alla storia del tennis italiano, con una semifinale Slam su cemento a cui non era mai arrivato nessuno (Corrado Barazzutti, nel 1977, arrivò tra i primi 4 allo US Open, ma si giocava a Forest Hills, su terra verde), era inevitabile il pellegrinaggio all’allenamento del ragazzone di Roma che sta facendo sognare tutti. Sul Grandstand di Flushing Meadows, Matteo ha fatto un’oretta di “training” con coach Santopadre. Quando ho salutato lui e Matteo, belli rilassati e sorridenti, e accompagnati da Craig O’Shannessy, ormai membro aggiunto del team almeno in questo torneo, ho detto scherzando: “Ehi, uno sparring partner giovane oggi vedo“. Vincenzo si è fatto una risata e mi ha risposto: “Beh Luca, bisogna fare allenamento in modo più possibile simile alla partita che verrà. Quindi, c’era bisogno di un mancino con pochi capelli!“. Ecco, questa era l’atmosfera nel pomeriggio di New York, davvero piacevole e allegra.

Tecnicamente, stando in campo con il “team Italia” che tanto successo sta ottenendo quest’anno allo US Open, ho trovato interessante vedere quanto i colpi di Berrettini siano strutturati con l’obiettivo dell’efficienza e dell’incisività. Rispetto a quando lo avevo fotografato e analizzato a Melbourne, gennaio 2018, il dritto mi è sembrato ancora più esplosivo, una botta, il servizio è sempre la specialità di casa, e il rovescio slice è diventato solido e molto efficace. D’altronde, a questi livelli non vai in fondo a tornei del genere con buchi tecnici evidenti, chi critica il rovescio di Matteo dovrebbe provare a starci in campo contro, come ha detto anche Monfils. Vediamoci insieme Berrettini da vicinissimo.

 

Qui sopra, in alto preparazione e caricamento, sotto impatto e finale del dritto in open stance, postura frontale. Da notare, a parte l’ovalizzazione perfetta e l’ottima spinta della gamba esterna, come Matteo tenga l’indice della mano destra ben separato dalle altre dita. La cosa consente una maggiore sensibilità, la nocca del dito avvolge il manico più avanti sostenendolo e “sentendolo”, è il cosiddetto “pistol grip“, l’impugnatura “a pistola”, come se l’indice fosse su un grilletto immaginario. Rispetto al “hammer grip“, che non è l’impugnatura a martello che in italiano è la continental, ma è la postura della mano sul manico a dita raccolte, il vantaggio a livello di percezione e tatto è notevole, a patto che si sia in grado, con la forza dell’arto, di reggere con sufficiente saldezza l’attrezzo. Ecco un esempio più chiaro, per capirci.

Sopra, Dominic Thiem, sotto, Berrettini. Se osserviamo l’indice, la differenza è evidente. Sono due dritti brutali per potenza, efficacissimi entrambi, ma avete presente quando un colpo ha “qualcosa” in più? Magari dà un’impressione di maggior controllo, o di varietà di esecuzioni, tipicamente la capacità di tirare piatto oppure super-arrotato cambiando l’angolo di attacco del piatto corde sulla palla con disinvoltura? Ma non si riesce a focalizzare quale sia la causa, o perché uno ci riesca meglio di un altro? Ecco, questi dettagli spesso sono la risposta. E sappiamo bene che una delle caratteristiche tecniche di Matteo è proprio la capacità di sparare liftoni alternati a manate piatte come niente fosse.

Qui sopra, un dritto classico in neutral stance, affiancato e in proiezione verso avanti, splendida la compostezza e l’allineamento braccio-racchetta. Berrettini a destra ha davvero un colpo di livello top mondiale, ormai, e lo sta ben dimostrando qui a New York.

Qui sopra, vediamo il rovescio tagliato con rotazione all’indietro, ovvero lo slice. Berrettini ha lavorato moltissimo su questo colpo, ce lo ha detto lui stesso, e i risultati si vedono. Non parte molto in alto con la testa della racchetta, non sale troppo con la spalla, e tiene il braccio abbastanza discosto dal corpo (pensiamo a Roberta Vinci, che arrivava dietro la schiena col piatto corde, e avvolgeva il braccio così tanto che ancora un po’ si strangolava da sola, con la spalla destra in gola). Il movimento a colpire risulta più orizzontale, data l’altezza di Matteo la cosa per lui funziona più che bene, ed è ottima la conduzione in orizzontale-esterno del piatto corde, con il gomito che si apre verso destra con timing perfetto. Da vicino, posso assicurarvi che la rasoiata in slice di Berrettini non ha nulla da invidiare, quanto a efficacia e cattiveria della rotazione, a esecuzioni ben più “blasonate” dal punto di vista stilistico. Bravissimo.

Qui sopra, il super-servizio, senza commenti perché le immagini parlano da sole. Il caricamento iniziale, con il brandeggio basculante “alla Raonic”, e il polso morbido, sono caratteristiche personali di Matteo. Dalla “trophy position” in poi, vediamo le immagini, anche scolasticamente è una martellata fantastica, il lieve attimo di surplace con racchetta piatta verso l’alto è sparito, va di taglio ad aggredire la palla in modo perfetto. Che missili, ragazzi.

Per finire in modo curioso, ecco Matteo che si diverte a sperimentare il rovescio a una mano, e devo dire che non è niente male. Meglio non provarci con Nadal, però.

In conclusione, signori, abbiamo un gran bel giocatore, moderno, fisico, potente, e dotato di tecnica assai più raffinata di quanto appaia a prima vista (e soprattutto in TV). La grande sensibilità della sua palla corta ne è un esempio, non spari servizi a 225 all’ora, dritti a 160 dall’altra parte, e poi chiudi il punto con una carezza a mezza spanna dal nastro se non hai tanta, ma tanta “mano”. Un po’ di abitudine ad andare a rete a prendersi qualche punto in più, altra cosa su cui Berrettini e Santopadre ci hanno detto di stare lavorando parecchio, e direi che ci siamo. Non so se basterà con Rafa, naturalmente, ma per una gran carriera ad altissimo livello, che poi è stato già altro che raggiunto, non manca nulla.

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Montreal, spunti tecnici: Medvedev, essenziale e cattivo per arrivare al top

L’efficienza e l’incisività del tennis di Daniil sono clamorose. E c’è un piccolo personalismo tecnico che fa quasi solo lui

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da Montreal, il nostro inviato

The guy is a machine“, quel tipo è una macchina, ha commentato Nick Kyrgios dopo aver sconfitto di misura Daniil Medvedev per conquistare il titolo di Washington. Non potrei essere più d’accordo col buon vecchio Nick. Il 23enne moscovita che oggi affronterà Nadal nella finale di Montreal, prima volta sia contro Rafa che nell’atto conclusivo di un “1000”, è sinceramente impressionante. La prima cosa che si nota, vedendolo giocare da vicino, è che il ragazzo è enorme. 1,98 per 85 chili, stesse misure di Alexander Zverev e Marin Cilic, per capirci, eppure finchè non sei a due metri da lui non te ne rendi conto, si muove talmente bene da sembrare decisamente più piccolo, soprattutto se visto in televisione. E poi inizia il bombardamento.

La “macchina Medvedev” è totalmente strutturata per essere efficiente al massimo livello possibile, niente fronzoli, nessuna concessione al cosiddetto “bello stile” (bello rispetto a cosa, poi? Che il tennis non sia una gara di tuffi o uno spettacolo di danza si spera che sia chiaro a tutti). La palla gli viaggia a velocità spaventosa, siamo dalle parti proprio di Kyrgios (o Del Potro, o del picchiatore che volete) come potenza e rapidità dei colpi, sia il servizio, che il dritto, che il rovescio. Vediamocelo insieme direttamente dal “court level” del centrale della “Coupe Rogers”, per poi svelare anche un dettaglio tecnico quasi unico, un modo di gestire il cambio di impugnatura peculiare di Daniil assolutamente personale. Ma andiamo con ordine.

 

Qui sopra, la sequenza di un dritto lungolinea eseguito dopo un passo laterale, open stance, in piena spinta, con impatto in sospensione. Da notare, ed è la caratteristica tecnica principale di Daniil, la linearità, sia del backswing che della successiva sbracciata a colpire. La racchetta va giusta giusta più su della testa del giocatore, e poi rimane al livello delle spalle (e della palla) fino alla fine del follow-through. Bum!, queste sono fucilate che non tornano.

Qui sopra, alcune esecuzioni del dritto su palle a diverse altezze, partendo dall’inizio della preparazione. Da notare, in alto, come Daniil porti la testa della racchetta in avanti verso la palla in arrivo, sotto come l’assetto braccio-racchetta sia sempre perfettamente allineato con la palla stessa, che sia bassa, all’altezza dei fianchi, oppure alta. Semplice, composto, senza sprecare una virgola di energia cinetica e di spinta. Va ancora meglio, se possibile, analizzando il rovescio.

Qui sopra ho evidenziato con la riga gialla i tre momenti “base” dell’esecuzione, ovvero l’apice del backswing, il movimento a colpire, e il finale (prima del rilascio conclusivo che porterà la racchetta dietro le spalle, ma lì ormai è inerzia pura, non c’è più conduzione volontaria dell’attrezzo da parte del giocatore). Anche qui, credo che la pulizia geometrica del colpo parli da sola, nulla da commentare, c’è solo rimanere ammirati nel veder partire la fiondata.

Ancora qualche immagine, di rovesci diversi, per meglio evidenziare quanto sia preciso il movimento di Daniil. Da notare, in alto a sinistra, la bella decontrazione del saltello di approccio in ricerca della palla, per un ragazzone di questa stazza è tanta roba “steppare” con leggerezza simile.

Qui sopra, per completezza, un paio di volée , niente male (potrebbe usare di più e meglio il gioco a rete, a mio avviso, ma si potrebbe dire lo stesso del 90% dei professionisti di oggi), e il servizio. Di nuovo, un gesto completamente privo di movimenti inutili, semplice, con tutte le leve utilizzate in modo corretto, nè più, nè meno. E son botte serie, come i suoi avversari sanno bene.

Ma veniamo, per concludere, alla cosetta un po’ speciale di cui vi accennavo prima. Ecco un breve video tratto sempre dallo stesso allenamento.

Prima a velocità normale, poi in slo-mo per farlo capire bene da due prospettive, vediamo che Daniil, quando passa dalla sua impugnatura semiwestern di dritto “leggera”, non troppo caricata, alla Federer e Berdych insomma, alla classica combinazione continental/eastern del rovescio bimane, lo fa girando la racchetta in senso antiorario, ovvero al contrario! Questo significa che Medvedev colpisce la palla, sia di dritto che di rovescio, con la stessa faccia delle racchetta, il che è rarissimo (lo faceva per esempio Alberto Berasategui, ma per un motivo totalmente diverso, ovvero il grip full-western di dritto che gli faceva portare la racchetta in avanti già girata dall’altra parte).

Alla fine del video, però, per colpire un rovescio in uscita dal servizio, vediamo Daniil effettuare un cambio di impugnatura standard, con racchetta girata “in avanti”, o in senso orario, come fanno tutti insomma. Probabilmente, l’inerzia del movimento di battuta che porta naturalmente la testa della racchetta in basso a sinistra rende più semplice e naturale il cambio di grip standard. Resta il fatto che questo fenomeno è in grado, a livello e soprattutto velocità da tennis professionistico, di ruotare indifferentemente il piatto corde e l’impugnatura in un verso oppure nell’altro, a seconda delle situazioni di gioco. Ci vogliono una destrezza manuale, una sensibilità, un istinto e un tocco straordinari a dire poco, altro che “picchia la palla e basta”.

In definitiva, l’amico Medvedev è l’ultimo rappresentante di quelli che alcuni definiscono “brutti anatroccoli”, per i movimenti nel complesso meno armonici ed eleganti di altri, ma ragazzi, chi se ne frega, se spari vincenti semipiatti da ogni angolo del campo con facilità disarmante. Immaginate la pulizia cinetica e scolastica di Andreas Seppi, unita al talento coordinativo personale nel gestire le leve lunghe, per esempio, di un Florian Mayer (quanto ci manca!), che produce missili come il miglior Berdych. Il tutto condito dalla corretta dose (negli ultimi tempi si è giustamente dato una regolata) di cattiveria e arroganza agonistica. Questo è Daniil Medvedev, signori. A mio avviso, nei prossimi anni dovranno farci i conti tutti.

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Montreal, spunti tecnici: bentornato, Andy Murray

Bello rivedere in campo un campione che temevamo perduto. Analisi della sua esemplare tecnica della risposta al servizio, in vista del ritorno in singolare a Cincinnati

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da Montreal, il nostro inviato

Onestamente, dopo la gran paura che fece prendere a tutti noi a Melbourne quest’anno, scrivere di Sir Andy Murray è un autentico piacere. All’indomani dell’annuncio della partecipazione al Masters 1000 di Cincinnati in singolare, segno che dopo la rischiosa operazione all’anca si sente definitivamente bene, andiamo a vedere insieme uno dei gesti tecnici da sempre migliori del campione britannico: la risposta al servizio. In particolare, è molto interessante analizzare il gioco di gambe di Andy nella proiezione verso la palla, il footwork in generale di Murray è magnifico.

Nel breve video qui sopra, prima una risposta di rovescio, poi una di dritto. Dal vivo e da vicino, una delle cose che più colpiscono di Andy sono le sue caratteristiche movenze felpate, va verso la palla in modo morbido ed elastico, come fosse un gattone. In particolare, nel passaggio del peso dal primo passo lungo in avanzamento allo split step frontale, che successivamente lo proietterà a sinistra o a destra. Diamo un’occhiata più in dettaglio ai frames tratti dallo stesso filmato.

 

Cose belle belle: il timing nello step, che lo fa praticamente fluttuare verso gli appoggi finali, la coordinazione perfetta della rotazione busto spalle, contemporanea alla proiezione in avanti-sinistra della gamba opposta (la destra), il gesto della mano di richiamo (la sinistra) a “tenere su” la testa della racchetta per compensare un attimo di ritardo nello swing (gli stava servendo a tutta Marin Cilic, quindi botte non indifferenti). Che bravo. Vediamo il lato del dritto.

Cose belle belle: sempre la leggerezza unita alla potenza e alla precisione degli appoggi, la gestione dell’asse di equilibrio (Andy sta su perfetto come un filo a piombo dall’inizio alla fine dell’esecuzione, anche in semi-allungo laterale su uno slice di Cilic, che non è uno scherzo), e soprattutto il passo in dinamica della gamba opposta (la sinistra), ancora più evidente che dal lato del rovescio. Il motivo, ovviamente, è che non essendoci il busto di mezzo, l’allungo è superiore, il che comporta la necessità di un passo e di un successivo appoggio più avanzato e largo per compensare la sbracciata mantenendo centrale il peso. Una vera lezione, coach Andy, grazie davvero.

Qui sopra, infine, un altro paio di rovesci in palleggio (a sinistra Andy è uno spettacolo), uno slice e un diagonale in corsa. Un vero piacere guardarlo.

Personalmente, ho sempre mantenuto un salutare distacco dai fanatismi tennistici, e sto pure imparando ad accettare che pressoché qualsiasi cosa io scriva, ci sarà qualcuno che si lamenta perché a suo dire non ho elogiato a sufficienza Federer, Nadal o Djokovic, o vattelapesca. Vabbè, son dinamiche anche psicologiche davanti a cui mi arrendo. Parlando di Andy Murray, però, specialmente in occasione di questo suo rientro, lo dichiaro da ora: io per Muzza farò il tifo contro chiunque giochi, ma tifo vero, di quelli che si esulta al doppio fallo dell’avversario.

Perché se lo merita, se lo si conosce un minimo personalmente è un ragazzo che definire cordiale e simpatico è poco, perché a livello di carattere e apertura mentale (questo lo potete verificare anche senza essere addetti ai lavori, basta scorrere i suoi profili social) è uno da cui una marea di gente avrebbe solo da imparare. Nel frattempo, a proposito di imparare, riguardo alla tecnica del gioco di gambe nella risposta al servizio in avanzamento, le immagini sono lì sopra.

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