AO, spunti tecnici: Denis Shapovalov, il futuro del rovescio a una mano

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AO, spunti tecnici: Denis Shapovalov, il futuro del rovescio a una mano

MELBOURNE – Ospite per qualche giorno di allenamenti agli Australian Open, il talento canadese Denis Shapovalov ha dato spettacolo con il suo rovescio a una mano

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dal nostro inviato a Melbourne

Tra le cose belle e divertenti di un autentico e caotico “circo” del tennis, qual è un torneo del grande Slam, e in particolare uno organizzato e gestito come gli Australian Open, con un mescolarsi totale e costante di giocatori, addetti ai lavori e media, campi di allenamento di fianco a quelli dove si giocano match, spazi e ristorazione in comune a tutti, c’è il fatto che a ogni angolo che svolti, in qualsiasi campo ti ritrovi a sbirciare, non sai mai in quale personaggio (che sia famosissimo o sconosciuto) ti potresti imbattere; le “daily training schedules” sono puramente indicative, scambiano in continuazione orari, location e nomi. Con risultati a volte tragicomici, come quando viene segnalato sui tabelloni luminosi “Court 18 Kei Nishikori“, arrivano urlando mille giapponesi vestiti Uniqlo con altrettante GoPro, e megapalle da autografo, si accalcano sulle recinzioni da tutti e quattro i lati, e si trovano di fronte due junior russe perplesse e intimidite che smettono di palleggiare e chiamano la security per essere scortate via attraverso la folla che rumoreggia. Nel frattempo, Kei sta facendo match play tirato con Zverev cento metri più in là, ma è dietro la siepe, e non se lo fila nessuno. Son bei momenti a Melbourne Park.

Di conseguenza, quando l’altra mattina sono partito per la mia tradizionale ronda con frappuccino al cioccolato gironzolando i “courts” dal 16 al 23, quelli tra la Rod Laver Arena e la Hisense, e passando dietro il 17 ho cominciato a sentire delle sequenze di schiocchi niente male, rapidi, puliti come suono, e in serie lunghe, chiaro segnale di gente seria impegnata ad alto livello, anche se su quel campo non era schedulata alcuna sessione, non mi sono stupito di vedere il buon vecchio Philipp Kohlschreiber, di cui avevo già ammirato con gran piacere il rovescione a New York. Ma la sorpresa vera è stato il suo sparring partner: a proposito di grandissimi rovesci, inaspettato agli Australian Open c’era il giovane talento canadese Denis Shapovalov. Reduce dal challenger di Canberra, si è concesso qualche giorno di allenamenti con i “grandi”, ottima scelta sia per il livello altissimo richiesto per stare in campo con certi giocatori, sia per respirare l’aria del tennis di vertice che molto presto sarà abituale per lui. Trovarsi a due metri da uno dei giovani emergenti più interessanti del circuito, che non speravo di poter “agguantare” per gli spunti tecnici da bordocampo tanto presto, è stata una bella sorpresa. La prima cosa che ho notato è stata l’accresciuta muscolazione, sta mettendo su un bel fisico, il ragazzo, per sostenere il suo tennis esplosivo. Andiamo a vedercelo in compagnia.

 

shapovalov servizio

Il servizio, con gran curve mancine, è diventato una botta notevolissima, soprattutto la prima palla, sopra i 200 kmh senza problemi. Tecnicamente senza difetti, da notare, lo vediamo bene nel frame a sinistra, l’accentuatissima uscita dell’anca verso il campo, Denis qui tra piede posteriore (sinistro) e braccio-racchetta descrive un arco tanto pronunciato da completare praticamente un semicerchio. Una bella molla davvero, che poi scarica tutta l’energia possibile sulla palla chiudendo con una bella pronazione verso il basso-esterno. Promosso, la lode non gliela diamo solo perché la seconda palla a volte gli scappa un poco troppo leggera, deve ancora far diventare il kick un’arma vera e propria e non solo una palla piazzata in contenimento.

shapovalov dritto open closed

Qui sopra, a sinistra dritto in avanzamento, a destra in contenimento. Passo in dinamica nel primo caso, open stance nel secondo. Corretto ma appena appena ancora non fluido fino in fondo, la sbracciata è buonissima, la spinta delle gambe a volte non dà l’impressione di partecipare alla proiezione verso la palla con il ritmo perfettamente sincronizzato allo swing. Son dettagli, comunque, e sono tipicamente migliorabili proprio con il gioco e l’allenamento a livello top, palla dopo palla dopo palla, a velocità altissima ed elevato top-spin, e si sviluppa definitivamente l’istinto al timing e alla coordinazione tra braccio e piedi.

shapovalov dritto di fianco

Lo vediamo meglio qui sopra, a sinistra Denis ha appena scaricato il finale, ma con il piede avanzato è già ricaduto praticamente a contatto con il terreno, si è “seduto” troppo presto sul colpo, a destra più correttamente sta ricadendo dalla sospensione dinamica avendo sviluppato il finale “windshield wiper” fino in fondo. Stiamo parlando di un colpo ottimo, e di millisecondi di anticipo o ritardo, intendiamoci, ma ai massimi livelli mondiali del nostro sport magari a occhio non sono percepibili, però possono fare la differenza tra una pallata a mezzo metro dalla riga di fondo e una poco oltre la metà campo.

shapovalov dritto alla gulbis

Teniamo anche presente che Denis sta ancora terminando lo sviluppo fisico, farà 18 anni il 15 aprile, come detto sta tirando su dei bei muscoli ma la fase finale della crescita porta per esempio a ingobbire la postura, qui sopra per dire ricorda in modo preoccupante Ernests Gulbis, ma non spaventiamoci, è solo una foto, fidatevi che il colpo gli viaggia bene. Promosso, ma niente lode nemmeno qui, d’altronde lasciamogli margini di miglioramento al povero “Shapo”, che è già competitivo a livello challenger (la scorsa settimana ha battuto Pierre-Hugues Herbert negli ottavi a Camberra, e insomma il buon Pierugo sul veloce non è facile da fregare).

Ok, ci siamo tolti il pensiero, e lo ripeto, stiamo facendo letteralmente le pulci a uno che quando Tommy Haas faceva semi qui nel gennaio 1999 doveva ancora nascere. Passiamo alle cose belle, ma belle davvero che ha questo piccolo fenomeno.

shapovalov scivolata

Qui sopra, saggio di equilibrio ed elasticità articolare, recupero esterno su drop-shot, il controllo del peso e il trascinamento del piede interno sono impressionanti.

shapovalov rovescio risposte 2

Ed ecco il pezzo forte, ma forte davvero, lo spettacolare rovescio a una mano. Da sinistra a destra, preparazione e impatto avanzato, erano risposte allo slice di “Kohli”, la compostezza del braccio-racchetta è perfetta.

shapovalov rovescio basso

Qui sopra, rovescio basso, magnifico affondo del ginocchio sinistro, finale in verticale con attrezzo a 90° precisi, braccio non dominante che si “apre” per mantenere l’equilibrio.

shapovalov rovescio avanzato

shapovalov rovescio alto

Qui sopra, dall’alto, rovescio a mezza altezza e finale di rovescio alto (stava rispondendo ai kick di Philipp), la capacità di controllare il braccio senza scomporsi andando tanto in avanti attraverso la palla è pazzesca, sempre con polso bloccato e con angolo fisso rispetto all’avambraccio. Che bomba.

shapovalov rovescio risposte

Qui sopra rovesci aggressivi, a sinistra in proiezione verso una pallata esterna diagonale in topspin (Denis a una spanna da terra qui), a destra con appoggi più comodi su un colpo più basso. Da notare, e questo vale anche per le immagini più in alto nel pezzo, la caratteristica coordinativa più notevole di Shapo: qualsiasi cosa sia costretto a fare con le gambe, affondare un piegamento, proiettarsi verso l’alto-avanti per aggredire una palla alta, quello che volete, il braccio conserva sempre, sempre, la perfetta e corretta postura distesa ad andare attraverso le palla con polso d’acciaio a tenere l’angolo retto con la racchetta. E che fucilate che partivano, signori, non è così comune vedere un top 30 solido e forte come Kohli che si allena a servire esterno per poi chiudere dall’altra parte venire fulminato da serie di vincenti netti in risposta.

shapovalov rovescio allungo

Infine, qui sopra una esecuzione spettacolare, praticamente la stessa dell’immagine in testa al pezzo presa dall’altro lato del campo, e qui giù il cappello, e poco da commentare. Denis sembra un misto tra un ballerino di danza classica e un discobolo, vola sulla palla, mantiene la postura di braccio destro e sinistro perfettamente simmetriche, se scorrete di nuovo in su lo vedete bene.

In generale, un vero campioncino “in the making”, se dovessi riassumere questo rovescio e Denis in generale con tre parole direi “velocità di braccio”, perché è questo che impressiona stando a due passi da lui quando colpisce. Spero che qualcuno degli utenti di Ubitennis si ricordi del grande rovescio di Paolino Canè, efficacemente soprannominato da Giampiero Galeazzi “turborovescio”, perché siamo a quel livello e forse anche oltre. Questo ragazzo non prende la palla a sbracciate, ma a schiaffi, con una tale rapidità ed esplosività dello swing da non farti capire a occhio nudo il percorso esatto della testa della racchetta. Gli escono fucilate anticipatissime di rovescio o traccianti lungolinea spaventosi. Non se ne vedono tanti in giro, lo stesso Kohlschreiber è andato in affanno spesso sullo scambio in diagonale destra, dritto in topspin contro questa specie di mini-cannone che ha Denis dal lato destro, e insomma, son solo allenamenti, però qualcosa vorranno pure dire. Io, personalmente, dico accidenti che spettacolo, e spero che ci potremo divertire tutti ad ammirarlo per un bel pezzo.

Forse, dico forse, e penso anche a Stefanos Tsitsipas, il rovescio a una mano è ancora vivo.

Gli spunti tecnici da bordocampo precedenti:

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Alta intensità a Indian Wells: Berrettini e Tsitsipas a tutto braccio [VIDEO]

Due ore di pallate tra Matteo e Stefanos, spettacolo di potenza sul campo di allenamento

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Matteo Berrettini e Stefanos Tsitsipas, Indian Wells 2022 (foto Ubitennis)

da Indian Wells, il nostro inviato

Poche parole, tante immagini: il modo migliore di apprezzare il tennis, visto da vicinissimo, di due top-player. Nel primo pomeriggio californiano, Matteo Berrettini e Stefanos Tsitsipas sono andati in campo sul “practice court 1” di Indian Wells, e hanno fatto divertire gli spettatori assiepati sulle tribune.
Vi documentiamo l’allenamento dei ragazzi con una serie di video esclusivi, da pochi metri: andiamo a goderceli in compagnia.

Palleggio dal centro, è sempre incredibile vedere come si muove un omone come Berrettini:

 

Sale il ritmo:

La palla schiocca, le scarpe fischiano:

Open stance piena, pallate una dietro l’altra:

Dall’altra parte della rete, non scherza nemmeno Stefanos:

Si comincia coi diagonaloni di dritto:

Matteo non si fa pregare, e in quattro botte costringe Tsitsipas alla steccata:

Si provano i colpi in chiusura, siamo verso la fine della sessione:

Per finire la carrellata, prima le cose belle di Stefanos col rovescio a una mano:

E poi la specialità di casa Berrettini, servizio e due drittoni:

Un gran bel pomeriggio di sport al massimo livello, tra il numero 5 e il numero 6 del mondo: la competizione sta appena iniziando, ma nel “Paradiso del tennis” le cose sono già interessantissime e appassionanti.
Per quello che abbiamo potuto vedere, anche parlandone un attimo con Matteo e Vincenzo Santopadre, il nostro miglior giocatore sembra stare bene, ha tirato senza paura, speriamo che possa disputare un buon torneo.

Spunti tecnici: il segreto del dritto di Berrettini
Spunti tecnici: Tsitsipas, forse abbiamo trovato un nuovo Airone

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Spunti tecnici: Sinner, decontrazione e scioltezza

Jannik è forse il miglior colpitore puro che il tennis italiano abbia mai visto. Velocità di palla altissima, fluidità totale

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Non era mai successo che il tennis azzurro contasse due giocatori contemporaneamente tra i primi 10 della classifica mondiale come accaduto fino alla settimana scorsa. Così come non era mai successo, tra gli italiani, quello che ha realizzato nel 2021 Jannik Sinner, 20 anni, ovvero vincere ben 4 tornei ATP in una stagione (i “250” di Melbourne, Sofia e Anversa, e il “500” di Washinghton, più una finale Masters 1000 persa a Miami). Il giovane ex sciatore della Val Pusteria sta vivendo, da ormai un paio d’anni, un percorso di progresso tecnico e tattico a tratti esaltante, meritatamente condito da vittorie di peso e una conseguente scalata verso i piani alti del nostro sport, dove ha raggiunto Matteo Berrettini, che sta facendo sognare i tifosi non solo nostrani.

La cifra del gioco di Sinner, tennista modernissimo come impostazione tecnico tattica, è la qualità del palleggio aggressivo da fondocampo. Dritto e rovescio di Jannik sono fucilate in costante accelerazione, con una capacità fenomenale di creare velocità di palla da ogni angolo del campo. Come ci riesce il nostro campione? Andiamo ad analizzarlo, ringraziando l’imprescindibile Vanni Gibertini per i video e le immagini originali ed esclusive di Ubitennis direttamente realizzate da Indian Wells nell’ottobre 2021. Iniziamo con un video rallentato, dove possiamo apprezzare due dritti e un rovescio.

Quello che salta subito all’occhio, oltre alla generale compostezza della postura e dell’equilibrio, è la facilità con cui Jannik fa scorrere la testa della racchetta attraverso la palla, senza perderne minimamente il controllo. Andando a osservare con attenzione alcuni “frame” tratti dallo stesso filmato, possiamo notare la caratteristica speciale degli swing di Sinner: il giocatore è talmente decontratto da far finire l’attrezzo praticamente nello stesso punto, ben alto e dietro le spalle, da cui ha iniziato il movimento a colpire.

 

Questa ampiezza dell’ovalizzazione non è un dettaglio peculiare di Jannik, è tecnica abbastanza standard, quello che risulta straordinario nel caso dell’azzurro è che di norma uno swing così sciolto, in gergo si direbbe “a tutto braccio”, viene “lasciato andare” così tanto nel momento in cui si vuole produrre un’accelerazione vincente, alla massima velocità possibile, con tutti i rischi di errore annessi. Sinner, invece, lo fa in ogni singolo colpo, botta dopo botta, mantenendo percentuali altissime di successo, ed è da questo che deriva la sensazione di ritmo impossibile da reggere che tanti dei suoi avversari hanno provato e poi raccontato dopo averlo affrontato.
Andando a vedere i frame, la stessa cosa avviene dal lato del rovescio.

Rovescio che è il colpo più naturale di Jannik, anche se a ben vedere i progressi degli ultimi tempi hanno portato anche il dritto a essere un’arma di pari efficacia. La caratteristica principale del colpo bimane di Sinner è l’estrema semplicità della preparazione, un “backswing” eseguito praticamente in linea, un po’ come nel caso di Daniil Medvedev. Molto differente rispetto, per esempio, all’ovalizzazione più “rotonda” di uno come Alexander Zverev, nessuna delle due tecniche esecutive è migliore o peggiore dell’altra, sono solo personalismi coordinativi. Vediamo il confronto qui sotto, con un’immagine di Sascha sempre da Indian Wells, la differenza di altezza della testa della racchetta all’apice del backswing è chiarissima.

La preparazione con ovalizzazione facilita un minimo l’accelerazione della testa della racchetta, che viene “aiutata” dal percorso bello tondeggiante che va a effettuare (come nel caso di praticamente tutti i dritti standard), mentre quella in linea, a patto di avere la scioltezza di braccia necessaria per far viaggiare l’attezzo, rende più semplice andare a impattare “attraversando la palla”, con poca rotazione, e altissima rapidità del colpo. Lo vediamo dall’inizio alla fine qui sotto.

L’intero movimento, dal backswing fino all’impatto, vede la testa della racchetta di Jannik che non va più in alto rispetto alla linea delle spalle, e non viene portata più in basso dei fianchi, rimanendo in un “binario” di poche decine di centimetri in verticale. L’accompagnamento finale, sempre composto e con la racchetta che segue la direzione della palla prima del già commentato, scioltissimo “wrap” (avvolgimento delle braccia) sopra la spalla opposta, conclude un’esecuzione a dir poco spettacolare.

Dal binario di cui sopra partono gli autentici treni, lungolinea e incrociati, con cui il rovescio di Sinner fa a fette il campo e di conseguenza gli avversari.
Riassumendo, con i fondamentali al rimbalzo, siamo davanti a una macchina lanciamissili che ha pochi eguali nel circuito, paragonabile a quello che era Tomas Berdych (ma con maggiori margini a mio avviso), e per quanto riguarda il rovescio, l’eccellenza è assoluta, al livello dei migliori di tutti, come i citati Zverev e Medvedev. Forse solo il bimane del grande Novak Djokovic, attualmente, potrebbe farsi preferire a quello di Sinner, ma per una questione di varietà tattica di soluzioni che deriva dall’esperienza del fuoriclasse, non certo per qualità tecnica in senso stretto.
A partire dallo scorso anno Jannik sta lavorando molto per migliorare il servizio, che è un colpo ben eseguito e che produce bella velocità, ma a volte tende a non ottenere sufficienti percentuali e angoli efficaci. Il problema (relativo, parlando di livelli simili) appare in gran parte risolto, certo Sinner è difficile che si trasformi in un bombardiere alla Berrettini, ma se riesce ad ottenere un congruo bottino di punti diretti, e negli altri casi a comandare lo scambio scatenando il pazzesco ritmo da fondo analizzato prima, va benissimo così. Lo vediamo qui sotto:

Esecuzione assolutamente corretta, ottimo impatto, si può notare che Sinner tende a rimanere molto verticale con relativa minore uscita dell’anca in avanti, e di conseguenza azione del piano delle spalle meno accentuata, ma anche qui siamo davanti a caratteristiche coordinative personali, quello che conta è la sensazione e la sicurezza nel colpo che può sentire solo il giocatore stesso. Nel corso dell’ultimo anno Jannik è passato dalla tecnica foot-up, cioè con il piede posteriore che fa un passo in avanti a raggiungere quello anteriore, a quella foot-back, con i piedi entrambi a terra in fase di caricamento. Di solito in questo modo si può regolarizzare il lancio di palla, e pare che per Sinner la cosa funzioni. Ormai le prime palle vanno spesso a 200 kmh e anche di più, le seconde non sono facili da aggredire, e oltre a questo ricordiamo che la fase di evoluzione tecnica del giocatore non è ancora conclusa. In ogni caso, è stata raggiunta l’elite del tennis mondiale, se poi immaginiamo ulteriori margini di miglioramento anche tattici, come la capacità di chiudere a rete con angoli e soprattutto tempi di esecuzione sempre più efficaci, il futuro non potrà che riservarci soddisfazioni che attendevamo tutti da una vita.

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ATP Finals – Spunti Tecnici: Matteo Berrettini e il dritto che fa male anche ai top-players

SPONSORIZZATO – Per non parlare del servizio… Gli straordinari risultati del testimonial Lotto, consolidato ATP Top 10, dipendono in gran parte dal binomio dritto servizio

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(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photo @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

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Tecnicamente, stando in campo con Matteo Berrettini, che si prepara a giocare le ATP Finals per la seconda volta in carriera (record per il tennis italiano maschile, come l’esaltante finale raggiunta sull’erba di Londra), è molto interessante vedere quanto i colpi dell’azzurro sponsorizzato da Lotto Sport Italia siano strutturati con l’obiettivo dell’efficienza e dell’incisività.

Il dritto è uno dei più potenti e carichi di top-spin del Tour, parole di Novak Djokovic, una botta paragonabile a quella di Juan Martin del Potro, il servizio è sempre la specialità di casa, e il rovescio slice (con rotazione all’indietro) è diventato solido e molto efficace. D’altronde, a questi livelli non vai in fondo agli Slam con buchi tecnici evidenti, chi critica il rovescio di Matteo dovrebbe provare a starci in campo contro, come ha detto anche Monfils dopo averci perso a New York due anni fa. Vediamoci insieme Berrettini da vicinissimo.

(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

Qui sopra, un paio di esecuzioni del dritto in open stance, postura frontale, il classico “sventaglio” con cui l’italiano martella a ritmo altissimo da ogni angolo del campo. Da notare, a parte l’ovalizzazione perfetta e l’ottima spinta della gamba esterna, come Matteo tenga l’indice della mano destra ben separato dalle altre dita. La cosa consente una maggiore sensibilità, la nocca del dito avvolge il manico più avanti sostenendolo e “sentendolo”, è il cosiddetto “pistol grip“, l’impugnatura “a pistola”, come se l’indice fosse su un grilletto immaginario. Rispetto al “hammer grip“, che non è l’impugnatura a martello che in italiano è la continental, ma è la postura della mano sul manico a dita raccolte, il vantaggio a livello di percezione e tatto è notevole, a patto che si sia in grado, con la forza dell’arto, di reggere con sufficiente saldezza l’attrezzo. Ecco un esempio più chiaro, per capirci.

 

Sopra, Dominic Thiem, sotto, Berrettini. Se osserviamo l’indice, la differenza è evidente. Sono due dritti brutali per potenza, efficacissimi entrambi, ma avete presente quando un colpo ha “qualcosa” in più? Magari dà un’impressione di maggior controllo, o di varietà di esecuzioni, tipicamente la capacità di tirare piatto oppure super-arrotato cambiando l’angolo di attacco del piatto corde sulla palla con disinvoltura? Ma non si riesce a focalizzare quale sia la causa, o perché uno ci riesca meglio di un altro? Ecco, questi dettagli spesso sono la risposta. E sappiamo bene che una delle caratteristiche tecniche di Matteo è proprio la capacità di sparare liftoni alternati a manate piatte come niente fosse.

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(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)
(photos @Ray Giubilo per Lotto Sport Italia)

Qui sopra, vediamo il rovescio tagliato con rotazione all’indietro, ovvero lo slice. Berrettini ha lavorato moltissimo su questo colpo, ce lo ha detto lui stesso, e i risultati si vedono. Non parte molto in alto con la testa della racchetta, non sale troppo con la spalla, e tiene il braccio abbastanza discosto dal corpo (pensiamo a Roberta Vinci, che arrivava dietro la schiena col piatto corde, e avvolgeva il braccio così tanto che ancora un po’ si strangolava da sola, con la spalla destra in gola). Il movimento a colpire risulta più orizzontale, data l’altezza di Matteo la cosa per lui funziona più che bene, ed è ottima la conduzione del piatto corde, con postura perfettamente composta, come si può apprezzare nella seconda immagine. Notevole la capacità di andare basso con le ginocchia, data la stazza del giocatore. La rasoiata in slice di Berrettini non ha nulla da invidiare, quanto a efficacia e cattiveria della rotazione, a esecuzioni ben più “blasonate” dal punto di vista stilistico. Bravissimo.

Qui sopra (sequenza originale ed esclusiva di Ubitennis da Indian Wells), il super-servizio, senza commenti perché le immagini parlano da sole. Il caricamento iniziale, con il brandeggio basculante “alla Raonic”, e il polso morbido, con presa leggerissima, sono caratteristiche personali di Matteo. Decontrazione totale, che produce una frustata con pochi eguali nel circuito. Dalla “trophy position” in poi, vediamo le immagini, anche scolasticamente è una martellata fantastica, il lieve attimo di surplace con racchetta piatta verso l’alto, difettuccio veniale ma presente fino a tre anni fa, è sparito, Matteo va di taglio ad aggredire la palla in modo perfetto. Che missili, ragazzi.

In conclusione, abbiamo un gran bel giocatore, moderno, fisico, potente, e dotato di tecnica assai più raffinata di quanto appaia a prima vista (e soprattutto in TV). La grande sensibilità della sua palla corta ne è un esempio, non spari servizi a 225 all’ora, dritti a 160 dall’altra parte, e poi chiudi il punto con una carezza a mezza spanna dal nastro se non hai tanta, ma tanta “mano”. Un po’ di abitudine ad andare a rete a prendersi qualche punto in più, altra cosa su cui Berrettini e Santopadre ci hanno detto di stare lavorando parecchio, con successo viste le vittorie, e il “pacchetto” è completo.

Terzo anno chiuso in top-10 ATP, titoli prestigiosi come al Queen’s Club, soddisfazioni personali come la convocazione per il team Europa alla Laver Cup, e il sogno della finale di Wimbledon: Matteo Berrettini è arrivato tra i grandi del tennis, e ha intenzione di rimanerci a lungo.

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