Anche Djokovic applaude Federer e Nadal

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Anche Djokovic applaude Federer e Nadal

A Nis con i compagni di squadra serbi per la sfida di Davis contro la Russia, Nole ha parlato anche della recente sfida tra Federer e Nadal

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Anche Novak Djokovic si unisce al coro unanime e rende omaggio alla partita di cui il mondo non ha ancora smesso di parlare. “La finale tra Federer e Nadal è già uno dei momenti più importanti dell’anno sportivo, questo va oltre il tennis. È una delle più grandi rivalità sportive di ogni tempo“. Il serbo si è espresso a margine della conferenza stampa che precede la sfida di Davis tra Serbia e Russia.

Non sono sorpreso del fatto che Federer abbia vinto, è sempre tra i favoriti quando gioca al massimo ed è in forma“, ha dichiarato Nole, “ma anche Nadal ha giocato molto bene, Roger e Rafa hanno dimostrato perché sono grandi campioni, dentro e fuori dal campo”. In chiusura ancora parole di elogio per l’impresa compiuta da Federer: “Ha giocato un tennis incredibile. Non posso fare altro che congratularmi“.

Djokovic è l’unico big – o quasi – a scendere in campo in questo week-end di Coppa Davis. Al suo fianco Viktor Troicki, Dusan Lajovic e il capitano giocatore Nenad Zimonjic. Sul cemento indoor di Nis la selezione serba appare favorita contro la giovane squadra russa composta da Khachanov, Kuznetsov, Medvedev e Kravchuk.

 

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Le difficoltà e le ambizioni di Leylah Fernandez su Behind The Racquet: “Voglio anche laurearmi”

La giovanissima canadese, classe 2002, ha raccontato la sua storia sul sito creato da Noah Rubin

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Su Behind The Racquet, il portale creato da Noah Rubin con l’intenzione di dare ai tennisti un canale preferenziale per raccontare la propria storia e i propri momenti più bui, ha ospitato la giovanissima Leylah Annie Fernandez. Canadese, classe 2002, Fernandez ha vinto il Roland Garros junior nel 2019, ha già giocato una finale WTA (persa ad Acapulco contro Heather Watson) e oggi gravita abbondantemente dentro la Top 100, più precisamente al numero 88. Nonostante i primi successi, la giovanissima Leylah ha voluto però raccontare le difficoltà di una giovane ragazza costretta a scegliere tra gli amici di scuola e i tornei in giro per il mondo, ma allo stesso tempo determinatissima a inseguire il suo sogno e con le idee chiare anche per il post carriera.

Ho iniziato a giocare a tennis a livello ricreativo. A 10 anni ho deciso di gareggiare e diventare professionista. Mio padre era il mio allenatore, ma era nuovo al mondo del tennis essendo stato era un calciatore. Mio padre ci ha circondato di altri allenatori che hanno capito la nostra filosofia, il nostro stile e gioco. Mio padre non mi ha mai messo pressione per fare sport o fare qualcosa nella vita. Mi ha dato il via libera per prendere le mie decisioni e mi ha fatto provare molte attività diverse. Giocavo a baseball, calcio, pallavolo e correvo in pista. Però amavo il tennis e, una volta scoperto che esistevano gli Slam junior, mi sono posta l’obiettivo di vincerne uno. L’anno scorso ho raggiunto la finale dell’Australian Open junior e sono rimasta molto delusa della sconfitta. Pochi mesi dopo, ho vinto il Roland Garros junior e sono diventata la prima giocatrice canadese in sette anni a conquistare uno Slam junior. Quest’anno ho iniziato a giocare nel WTA Tour.

È difficile trovare un equilibrio tra tennis, scuola e amici. Quando ho iniziato a giocare a tennis, frequentavo una scuola normale. Avevo amici e insegnanti che mi sostenevano, ma viaggiavo costantemente per partecipare ai tornei. Ho perso dei momenti nelle vite dei miei amici, quindi è stato difficile riconnettermi con loro quando sono tornata. Ho messo il mio sogno al primo posto e abbiamo avuto disaccordi. Ho capito che volevo giocare a tennis a tempo pieno. I miei amici ora sono conoscenti ma la mia famiglia è sempre al mio fianco. Le mie due sorelle sono le mie migliori amiche. Mi fanno andare avanti in campo e mi incoraggiano a ottenere di più in questo sport.

 

Voglio laurearmi. Attualmente sto frequentando il programma online dell’Indiana University East. Dopo il tennis, voglio essere coinvolta in diverse iniziative imprenditoriali ed essere in grado di aiutare le aziende ad avere successo. Spero di ispirare i giovani giocatori canadesi e mostrare loro che possiamo diventare professionisti nel tennis e nel mondo degli affari.

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Le Finals a Londra: i numeri di un successo globale

Si è chiusa la parentesi del torneo di fine stagione nella capitale britannica. Nonostante il coronavirus è stato un successo. Che testimonia la crescita della ATP nell’ultimo decennio

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Daniil Medvedev con il trofeo - ATP Finals 2020 (via Twitter, @atptour)

Con l’edizione di quest’anno, conclusasi con il trionfo del russo Daniil Medvedev, le ATP Finals hanno salutato la O2 Arena di Londra dopo 12 anni. Un periodo lunghissimo. Basti pensare che nel 2008, anno del battesimo dell’evento nella metropoli britannica, Novak Djokovic aveva vinto un solo titolo Slam dei suoi 17 attuali. Oppure che Jannik Sinner a 8 anni doveva ancora decidere se diventare un tennista o uno sciatore. Un periodo che ha visto compiere al circuito ATP un enorme balzo in avanti in termini di popolarità in tutto il mondo, grazie anche alla presenza contemporanea di tre giocatori che dal punto di vista di molte statistiche occupano il podio dei migliori di sempre. 

E grazie a loro, ad altri grandissimi protagonisti, al lavoro della ATP e di tutti colori che sono coinvolti nell’organizzazione dei tornei, le Finals sono diventare un evento sportivo di primissimo piano, capace di richiamare l’attenzione di milioni di spettatori. Nonostante le problematiche legate al coronavirus, anche quest’anno le ATP Finals si sono svolte regolarmente, pur senza pubblico. È stata così l’occasione per incrementare la presenza sui nuovi media attraverso i quali oggi tante persone fruiscono dei contenuti video, come Facebook, Instagram e Twitch. Questo successo costruito a Londra è testimoniato dai numeri, riportati di seguito. E siamo sicuri che questo percorso di crescita continuerà anche a Torino a partire dal 2021.

Nel 2020:

 
  • 131 milioni di visualizzazioni sui canali media ATP (+88%)
  • 9 milioni e mezzo in più di contenuti legati alle ATP Finals (+229%)
  • 1.910.138 partite viste in streaming (+21%)
  • 1,2 milioni di visite in streaming dello show di Monfils legato all’evento
  • 8mila mascherine utilizzate dallo Staff 
  • 2.353 test Covid-19 fatti nel corso dell’evento

Dal 2009 al 2020:

  • 850 milioni di persone che hanno cumulativamente guardato il torneo
  • 78.840.000 dollari di montepremi ai giocatori
  • 2.803.964 spettatori
  • oltre 2 milioni di dollari donati in beneficenza, ad istituzioni come Save the Children e UNICEF
  • 50.336 punti giocati
  • 163 minuti giocati nella finale più lunga, quella di quest’anno tra Medvedev e Thiem
  • 101 partecipanti 
  • 36 le nazionalità diverse rappresentate dai giocatori
  • 21 come gli anni del vincitore più giovane, Tsitisipas lo scorso anno
  • 4 come i numero uno incoronati (Djokovic, Nadal, Federer e Murray)

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Del Potro: “Maradona mi ha dato emozioni uniche. Voglio tornare e giocare le Olimpiadi”

Il ricordo e il saluto della ‘Torre di Tandil’ al suo connazionale: “Trasmetteva una forza e un’energia che non ho mai ricevuto da nessuno”. Sul rientro: “È difficile, ma la voglia è tanta”

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Juan Martin del Potro - Coppa Davis 2016

L’impatto della morte di Diego Armando Maradona sul mondo sportivo è stato devastante. Non solo per i tifosi e gli appassionati che si sono legati indissolubilmente a lui sin dal primo momento in cui l’hanno visto. Anche tanti sportivi possono dire di aver legato in maniera profonda con El Pibe de Oro, su tutti gli argentini, i suoi connazionali. La Coppa Davis era per lui un appuntamento fisso, forse per via delle corrispondenze con la Coppa del Mondo di calcio, vinta nel 1986. Non voleva perdersi i grandi appuntamenti della Selecciòn (tennistica) e sfruttava il suo enorme carisma per motivare i giocatori.

Maradona era a Zagabria il giorno in cui l’Argentina ha vinto la sua prima Insalatiera, nel 2016. Con la Croazia avanti 2-1, la domenica del Potro vinse contro Cilic nonostante avesse un dito della mano rotto e poi Delbonis firmò il punto decisivo contro Karlovic. È l’emozione più bella che ho vissuto negli ultimi anni” disse Maradona mentre festeggiava la vittoria. Dopo i festeggiamenti Delpo gli regalò anche la racchetta di quel match storico. Contattò personalmente ‘El Diez’ per farlo arrivare a Zagabria: “Organizzai tutto, era quasi più importante il fatto che ci fosse lui delle nostre partite ha raccontato del Potro in un’intervista a ESPN riportata da Olé. “Nel tennis è meglio stare il più tranquilli possibili, ma con Diego vicino era difficile. Trasmetteva un’energia e una forza che non ho mai ricevuto da nessun’altra persona”.

Ora che un’icona come lui se n’è andata, il dolore è grande per il popolo argentino: “Fatico ancora a crederci” dice del Potro, “ho realizzato che se ne fosse andato solo mentre seguivo il suo funerale. Non ho potuto partecipare perché ero in viaggio. È stata la cosa più difficile. Lo incontrai quando ero giovane e iniziavo a viaggiare per giocare i tornei. Nel 2011 quando morì la madre, Dona Tota, mi disse che si ricordava di avermi incontrato a Tandil. Con lui avevo un rapporto unico e irripetibile“.

 

Non vediamo Juan Martin del Potro in campo in un torneo ufficiale dal giugno 2019 (vinse contro Denis Shapovalov sull’erba del Queen’s). Seguì l’ennesimo infortunio delle sua carriera, allora al ginocchio, dal quale ancora il campione dello US Open 2009 non si è ripreso. Ancora, però, non vuole mettere fine alla sua carriera: “Ho messo un limite dopo la terza operazione al polso, poi con la terza al ginocchio. Ma amo il tennis. Voglio incontrare di nuovo tutte le persone che mi hanno aiutato a fare questa carriera. E voglio farlo sui campi, non da fuori. È il mio posto naturale”.

Tuttavia ha ammesso cheè difficile ora tornare. Questa è la realtà. Ho combattuto con il mio ginocchio. Ho però ancora la voglia di giocare e non credo sia arrivata l’ora di chiudere questa fase. Voglio andare a giochi Olimpici, questo mi aiuta a sperare ancora. I Giochi sono stati spostati al 2021 per questa maledetta pandemia. Credo che sia un premio rappresentare l’Argentina un’ultima volta: perciò voglio continuare a lottare“.

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